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Cresciuto in una famiglia agiata, figlio di un costruttore e decoratore, ricevette le prime nozioni di disegno a Merate e nel 1905 entrò all’Accademia di Brera a Milano, dove seguì contemporaneamente i corsi di scultura, pittura e architettura, conseguendo le licenze in scultura nel 1908 e in pittura nel 1910. Questa formazione ampia gli lasciò un’attenzione costante alla struttura plastica dell’immagine, riconoscibile anche nei dipinti di paesaggio.
L’esordio pubblico avvenne nel 1910 e attirò subito l’attenzione di artisti già affermati dell’ambiente milanese. Determinante fu l’incontro, nello stesso anno, con Emilio Gola, che gli aprì una prospettiva più europea rispetto al realismo rigoroso della sua prima educazione. Frisia mantenne però sempre una posizione indipendente, restando estraneo tanto al divisionismo e al futurismo quanto all’adesione formale al Novecento italiano.
A partire dal 1914 fu presente con regolarità alla Biennale di Venezia, dove nel 1942 ottenne una sala personale, e partecipò alle principali rassegne nazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti tra gli anni Venti e Quaranta. Dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale intraprese lunghi viaggi, soprattutto a Parigi e, negli anni Trenta, nel Nord Africa, esperienze che si riflettono in una progressiva chiarificazione della luce.
La sua pittura matura si caratterizza per un impasto asciutto, costruito con biacca e terre naturali, e per una resa del paesaggio lombardo e alpino priva di compiacimenti descrittivi, in cui il dato naturale è ricondotto a volumi netti e a rapporti tonali misurati. Accanto al paesaggio praticò con continuità la natura morta e il ritratto.
Nel secondo dopoguerra organizzò annuali raduni di studio del paesaggio in alta quota, ai quali parteciparono diversi pittori lombardi, mantenendo fino all’ultimo un ruolo di riferimento per le generazioni più giovani. Morì a Merate nel 1953.