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RICERCA LOTTI

Asta 66 - Dipinti selezionati XIX e XX secolo

dettaglio asta
  • Lotto 1  

    Lavoro pomeridiano

    Bruto Mazzolani Bruto Mazzolani
    Ferrara 1880 - Milano 1949
    Olio su tavola cm 55x38 firmato in basso a dx Mazzolani

    Bruto Mazzolani nacque a Ferrara nel 1880 in una famiglia già legata al mondo dell’arte: il padre era pittore e restauratore, e fu lui il primo vero maestro del giovane Bruto. Cresciuto in un ambiente in cui il disegno e il colore erano parte della vita quotidiana, si formò presto un gusto per la pittura che lo portò a proseguire gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, sotto la guida di Domenico Ferri.
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    Dopo questo periodo di formazione accademica si trasferì a Milano, città più dinamica e stimolante, dove iniziò a costruire una carriera autonoma.

    La sua produzione si orientò fin dagli esordi verso due ambiti principali: la figura e il paesaggio. Nei ritratti e nei nudi femminili emergono un’attenzione marcata ai volumi, alle variazioni della luce sulla pelle e ai giochi di chiaroscuro che modellano le forme. Le pennellate, con il tempo sempre più libere e materiche, rivelano un progressivo distacco dai rigori accademici e una vicinanza alle ricerche più moderne del suo tempo.

    Parallelamente si dedicò con costanza al paesaggio, prediligendo ambienti lacustri e vedute serene. Il Lago di Como, le sue sponde e piccoli borghi come Lierna furono tra i soggetti più amati. In queste opere Mazzolani interpretò la natura con sensibilità luminosa, cercando il riflesso dell’acqua, la quiete dei cieli, le tonalità delicate che cambiano con le stagioni. Sono dipinti che uniscono realismo e poesia, costruiti su una tavolozza morbida, fatta di passaggi cromatici sfumati.

    Espose in diverse città italiane e trovò un pubblico attento soprattutto nella borghesia milanese, che apprezzava sia i suoi interni intimi sia le vedute paesaggistiche ricche di atmosfera. Mantenne per tutta la vita una produzione costante e coerente, capace di evolvere senza perdere il legame con le sue radici figurative.

    Bruto Mazzolani morì a Milano nel 1949.

    STIMA:
    min € 1200 - max € 1400
    Base Asta:
    € 600

  • Lotto 2  

    Albicocco fiorifo

    Anselmo Bucci Anselmo Bucci
    Fossombrone - 1887 - Monza 1955
    Olio su tavola cm 42x33 firmato in basso a dx Bucci

    Anselmo Bucci, figlio di Achille Muzio, nacque il 23 maggio 1887 a Fossombrone. Dopo aver completato gli studi classici al liceo Marco Foscarini di Venezia, si dedicò al disegno presso la scuola di Francesco Salvini a Este.
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    Nel 1904-05, fu allievo dell'Accademia di Brera a Milano e nel 1906 si trasferì a Parigi, rimanendovi fino al 1915 e concentrando la sua attenzione sull'incisione. Durante questo periodo, realizzò diverse raccolte di incisioni, ispirate alla cultura grafica francese post-impressionista, come "Le petit Paris qui bouge" (1908) e "Paris qui bouge" (1909), ottenendo anche una menzione onorevole al Salon des artistes français nel 1910.

    Il suo stile si rifletteva sia nelle influenze del post-impressionismo francese che nelle tracce dello studio del Fattori, mantenendo una maniera secca e evitando la retorica. Il periodo parigino segnò un momento significativo per l'arte di Bucci, in cui si avvicinò al gusto di artisti come Jean-François Raffaelli e Pierre Bonnard, influenze evidenti in opere come "L'écraseur," "Touaregs à Paris," "Avenue Rachel," e altre.

    Durante la prima guerra mondiale, Bucci fu volontario di guerra e documentò la vita sul fronte attraverso incisioni e litografie, come le "Croquis du front italien" (1918) e "Marina a terra" (1918). Dopo la guerra, la sua arte subì un cambiamento significativo. Pur essendo un abile incisore, Bucci decise di esplorare la pittura, orientandosi verso un ritorno al classicismo, in contrasto con le correnti avanguardiste.

    Nel 1922, Bucci fu il promotore del gruppo "Novecento italiano", che cercava di favorire un orientamento neoclassico. Il suo impegno maggiore in questo periodo fu il dipinto "I pittori" (1921-1924), che rappresentava il suo pensiero antitetico ai movimenti d'avanguardia. Bucci mantenne il suo distacco ideale dalla contemporaneità, sostenendo la preferenza per gli antichi rispetto ai moderni.

    Nel corso degli anni successivi, Bucci si affermò anche come scrittore, pubblicando opere come "Il libro della Bigia" (1942) e contribuendo con articoli al Corriere della Sera. Morì a Monza il 19 novembre 1955, lasciando un'impronta significativa nell'ambito artistico italiano, con la sua straordinaria vitalità, indipendenza morale e ironia che si manifestava sia nelle sue opere grafiche che nella sua produzione letteraria.

    STIMA:
    min € 1800 - max € 2000
    Base Asta:
    € 700

  • Lotto 3  

    Vicolo di Napoli

    Carlo Brancaccio Carlo Brancaccio
    Napoli 1861 - 1920
    Olio su tela cm 87x38 firmato in basso a dx C.Brancaccio

    Inizialmente aveva studiato matematica, ma a 22 anni abbandonò questi studi per dedicarsi alla pittura. Fu allievo di Eduardo Dalbono.
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    I suoi soggetti principali erano le strade cittadine, i paesaggi marini e terrestri, principalmente vedute di Napoli. Alla Promotrice di Napoli del 1887 espose "Passe-partout" e molti schizzi della città, inclusi gli interni delle chiese. Nel 1888 espose un grande Paesaggio marino di Capri; nel 1889, "Toledo sotto la pioggia"; e nello stesso anno all'Esposizione di Brera a Milano, presentò la "Piazza del Carmine di Napoli".

    STIMA:
    min € 2000 - max € 2500
    Base Asta:
    € 500

  • Camillo Besana Camillo Besana
    Malesco (VB) 1887 - 1941
    Olio su tavola cm 36x25 firmato in basso a dx C.Besana

    amillo Besana nacque a Malesco, in Valle Vigezzo, il 4 agosto 1887, e si affermò come uno dei principali interpreti del paesaggio alpino italiano dei primi decenni del Novecento. Figlio di Ferrario Balbina e Davide, sin da giovane mostrò una spiccata attitudine per la pittura e frequentò la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini a Santa Maria Maggiore, dove ebbe come maestri figure di rilievo come Pietro Maria Gennari, Dario Giorgis ed Enrico Cavalli.
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    Qui assimilò le tecniche del vero e l’influenza dell’impressionismo francese, sviluppando uno stile personale basato sulla sensibilità cromatica e sulla contemplazione della natura.

    Dopo gli studi, Besana lavorò come decoratore a Bologna e Torino, esperienze che arricchirono la sua formazione artistica, prima di tornare stabilmente in Valle Vigezzo, dove aprì il proprio studio. La sua produzione si concentrò principalmente sui paesaggi alpini, dalle vallate ai boschi, dai borghi montani ai riflessi mutevoli delle stagioni. Le sue tele trasmettono una calma contemplativa, in cui la natura non è semplicemente rappresentata ma vissuta con intensità emotiva, spesso con una lieve malinconia che ne accentua la poeticità.

    Oltre ai paesaggi, Besana si dedicò anche agli affreschi e ai ritratti, decorando cappelle votive sparse nella Valle Vigezzo, dove univa la devozione religiosa alla sensibilità artistica. La vita personale dell’artista fu segnata da difficoltà, tra cui la malattia della giovane moglie, che influenzò la sua produzione e il tono delle opere. Nonostante ciò, continuò a esporre con successo in Piemonte e Lombardia, in città come Milano, Torino, Varese, Busto Arsizio, Gallarate e Novara, nonché in località del vicino Canton Ticino.

    Camillo Besana morì a Malesco il 7 febbraio 1941

    STIMA:
    min € 1200 - max € 1400
    Base Asta:
    € 400

  • Lotto 5  

    Primavera 1908

    Francesco Lojacono Francesco Lojacono
    Palermo 1838 - 1915
    Olio su tela cm 39x27 firmato in basso a sx F.Lojacono

    Francesco Lojacono (Palermo, 16 maggio 1838 – 26 febbraio 1915) è stato uno dei più importanti pittori italiani del XIX secolo, riconosciuto tra i maggiori paesaggisti siciliani. La sua formazione artistica iniziò sotto la guida del padre Luigi, anch'egli pittore, e continuò con Salvatore Lo Forte, un pittore di storia.
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    Nel 1856, grazie a una medaglia d'oro vinta a Palermo, poté trasferirsi a Napoli per perfezionarsi nella scuola dei fratelli Giuseppe e Filippo Palizzi. A Napoli, entrò in contatto con la Scuola di Posillipo e le opere della Scuola di Barbizon, che influenzarono profondamente il suo stile, rendendolo più orientato verso un naturalismo delicato e una profonda attenzione alla luce.

    Nel 1860, Lojacono partecipò alla Spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi, combattendo in diverse battaglie, tra cui quella di Milazzo, dove subì una ferita. Nonostante ciò, continuò a combattere fino alla battaglia del Volturno, e nel 1862 fu catturato durante un tentativo di espugnare Roma, ma fu rilasciato poco dopo. Tornato a Palermo, Lojacono divenne un punto di riferimento nell’ambiente artistico locale e nazionale, partecipando a importanti esposizioni internazionali, tra cui quelle di Vienna, Parigi e Londra.

    Nel 1872, Lojacono divenne professore di paesaggio presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli e, successivamente, a Palermo, dove insegnò dal 1896 fino alla sua morte nel 1915. Le sue opere si concentrano principalmente su paesaggi e marine siciliane, dove la luce e l'atmosfera giocano un ruolo centrale. Tra i suoi innovativi metodi c'è l'uso della fotografia come riferimento per le sue composizioni, combinando studi dal vivo con immagini fotografiche per ottenere un realismo dettagliato e una resa atmosferica di grande impatto.

    Le opere di Lojacono, tra cui "L'arrivo inatteso" (1883), "Dopo la pioggia" (1886) e "Estate" (1891), sono testimonianze di un’artisticità che esalta la bellezza naturale e la vita quotidiana siciliana, senza enfatizzare le difficoltà sociali ma celebrando la bellezza della vita rurale. Molte delle sue opere sono conservate in importanti istituzioni, come la Galleria Civica di Agrigento e la Galleria d'Arte Moderna di Palermo, e hanno influenzato le generazioni successive di artisti siciliani, consolidando la sua posizione come uno dei protagonisti del panorama pittorico italiano del XIX secolo.

    STIMA:
    min € 2500 - max € 3000
    Base Asta:
    € 900

  • Lotto 6  

    Il porto di Genova

    Giuseppe Graziosi Giuseppe Graziosi
    Savignano sul Panaro 1879 - Firenze 1942
    Olio su tavola cm 47x57 firmato in basso a sx G.Graziosi

    Giuseppe Graziosi nacque il 25 gennaio 1879 a Savignano sul Panaro, in provincia di Modena, da Pietro e Angela Marchi. Fin da giovane manifestò una forte vocazione artistica, sostenuta dai mecenati locali, e intraprese gli studi al Regio Istituto di Belle Arti di Modena sotto la guida di Giuseppe Gibellini.
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    Nel 1898 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove approfondì la scultura con Augusto Rivalta e la pittura e l’incisione con Giovanni Fattori, entrando in contatto con artisti come Ardengo Soffici, Oscar Ghiglia, Enrico Sacchetti e Libero Andreotti. Qui maturò uno stile personale che univa la lezione impressionista francese all’osservazione attenta della realtà italiana.

    La sua carriera fu intensa e poliedrica: parallelamente all’attività di scultore, che gli valse fin da giovane premi importanti e la partecipazione regolare alla Biennale di Venezia, coltivò la pittura e l’incisione, prediligendo temi agresti, scene di vita contadina e ritratti di figure immerse nel paesaggio. La sua arte, aperta alle novità europee ma profondamente radicata nella tradizione italiana, trasmette una vitalità poetica e una sensibilità intensa, in cui la semplicità della vita quotidiana assume valore universale.

    Negli anni, Graziosi affrontò anche la dimensione monumentale e l’insegnamento, consolidando il suo ruolo nel panorama artistico nazionale della prima metà del Novecento. Le sue opere, caratterizzate da armonia formale e forza espressiva, mostrano l’influenza delle correnti rinascimentali unite a un linguaggio moderno e personale. Molte delle sue creazioni sono oggi conservate nella Gipsoteca “Giuseppe Graziosi” di Modena, che raccoglie sculture, dipinti e incisioni e testimonia la varietà del suo talento.

    Giuseppe Graziosi morì a Firenze il 2 luglio 1942Giuseppe Graziosi nacque il 25 gennaio 1879 a Savignano sul Panaro, in provincia di Modena, da Pietro e Angela Marchi. Fin da giovane manifestò una forte vocazione artistica, sostenuta dai mecenati locali, e intraprese gli studi al Regio Istituto di Belle Arti di Modena sotto la guida di Giuseppe Gibellini. Nel 1898 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove approfondì la scultura con Augusto Rivalta e la pittura e l’incisione con Giovanni Fattori, entrando in contatto con artisti come Ardengo Soffici, Oscar Ghiglia, Enrico Sacchetti e Libero Andreotti. Qui maturò uno stile personale che univa la lezione impressionista francese all’osservazione attenta della realtà italiana.

    La sua carriera fu intensa e poliedrica: parallelamente all’attività di scultore, che gli valse fin da giovane premi importanti e la partecipazione regolare alla Biennale di Venezia, coltivò la pittura e l’incisione, prediligendo temi agresti, scene di vita contadina e ritratti di figure immerse nel paesaggio. La sua arte, aperta alle novità europee ma profondamente radicata nella tradizione italiana, trasmette una vitalità poetica e una sensibilità intensa, in cui la semplicità della vita quotidiana assume valore universale.

    Negli anni, Graziosi affrontò anche la dimensione monumentale e l’insegnamento, consolidando il suo ruolo nel panorama artistico nazionale della prima metà del Novecento. Le sue opere, caratterizzate da armonia formale e forza espressiva, mostrano l’influenza delle correnti rinascimentali unite a un linguaggio moderno e personale. Molte delle sue creazioni sono oggi conservate nella Gipsoteca “Giuseppe Graziosi” di Modena, che raccoglie sculture, dipinti e incisioni e testimonia la varietà del suo talento.

    Giuseppe Graziosi morì a Firenze il 2 luglio 1942.

    STIMA:
    min € 2000 - max € 2500
    Base Asta:
    € 700

  • Leonardo Roda Leonardo Roda
    Racconigi 1868 - Torino 1933
    Olio su tavola cm 48x64 firmato in basso a dx L.Roda

    Leonardo Roda è nato nel 1868 a Racconigi, Italia. Cresciuto in una famiglia di alpinisti e artisti botanici, ha coltivato sin da giovane l'amore per la montagna e l'arte.
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    Ha iniziato la sua carriera artistica nel 1889, esponendo opere presso la Promotrice di Torino.

    Roda era noto per i suoi dipinti di paesaggi alpini e scene della vita di montagna, spesso ritraendo il maestoso Cervino. Ha anche dipinto paesaggi della pianura padana e del mare ligure. Nel corso della sua carriera, ha ricevuto riconoscimenti e premi per le sue opere, ma verso la fine degli anni '20 ha abbandonato l'attività espositiva e si è ritirato dall'ambiente artistico.

    La sua pittura è stata descritta come un equilibrio tra realismo e espressionismo, con un'attenzione particolare alla luce e ai cambiamenti atmosferici. Roda è stato elogiato per la sua capacità di catturare la bellezza della natura, sia nelle montagne che nella campagna.

    La sua salute ha iniziato a declinare negli anni '30, e Roda è morto nel 1933. Sebbene la critica dell'epoca non sia stata sempre gentile con lui, le sue opere sono ancora oggi ammirate e conservate in collezioni private e musei.

    STIMA:
    min € 1800 - max € 2000
    Base Asta:
    € 700

  • Mario Moretti Foggia Mario Moretti Foggia
    Mantova 1882 - Pecetto di Macugnaga VB 1954
    Olio su tavola cm 40x50 firmato in basso a dx Foggia

    Mario Moretti Foggia è stato un rinomato pittore italiano nato il 25 dicembre 1882 a Mantova. La sua formazione artistica lo ha portato ad apprendere presso prestigiose istituzioni, tra cui l'Accademia Cignaroli a Verona e l'Accademia di Brera a Milano.
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    Durante il suo percorso formativo, ha avuto la fortuna di essere istruito da eminenti maestri dell'arte come Mosè Bianchi, Giuseppe Mentessi e Cesare Tallone.

    Foggia si è distinto come un abile paesaggista e ritrattista, utilizzando varie tecniche pittoriche come olio, tempera, acquarello e fresco per esprimere la sua creatività. Il suo debutto ufficiale nel mondo dell'arte è avvenuto a Milano nel 1902. Nel corso della sua carriera, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui medaglie d'oro all'Esposizione di Mantova per l'insieme delle sue opere nel 1902, a Milano nel 1908 con l'opera "Fratellanza" e a Como nel 1909 grazie al dipinto "Fresca Mattinata". Nel 1925, ha ottenuto il prestigioso Premio Cassani a Milano per il dipinto "L'ora del rosario".

    Tra il 1920 e il 1926, Foggia ha esposto con successo a Venezia, presentando opere come "Nel cantuccio di Venezia", "Nel Campiello", "Nevicata" e "Compiacenze materne". Nel 1927, a Firenze, in occasione dell'ottantesima Esposizione Nazionale di Palazzo Pitti, ha presentato le opere "Vera" e "Sole invernale". Tra le sue opere più celebri si trova il "Trittico dei Magi" (Ecce sidus, Imus, Adoremus), conservato presso la Galleria d'Arte Moderna di Milano, e "Danza la circassa", esposta presso la Galleria del Palazzo Ducale di Mantova.

    Le opere di Mario Moretti Foggia sono state incluse in importanti collezioni, tra cui quella del Quirinale, e sono state esposte in gallerie pubbliche e private in Italia, Svizzera, Stati Uniti e America Latina. Foggia era un instancabile viaggiatore, che trascorreva lunghi periodi in Oriente per studiare costumi e paesaggi, le cui ricerche sono state esposte con successo a Londra, Parigi e Bruxelles.

    Partecipando a numerose mostre collettive nazionali e internazionali, Mario Moretti Foggia ha consolidato la sua reputazione come uno dei pittori più influenti della sua epoca. Nel corso della sua carriera, ha realizzato dieci mostre personali, tutte accolte con entusiasmo da parte di pubblico e critica.

    Mario Moretti Foggia si è spento nel 1954 a Pecetto di Macugnaga, lasciando dietro di sé un prezioso e duraturo contributo all'arte italiana.

    STIMA:
    min € 1200 - max € 1400
    Base Asta:
    € 600

  • Lotto 9  

    Giornata di caccia

    Sebastiano De Albertis Sebastiano De Albertis
    Milano 1828 - 1897
    Olio su tavola cm 24x45,5 firmato in basso a dx S.Albertis

    Nato a Milano il 14 gennaio 1828, Sebastiano De Albertis si formò all’Accademia di Belle Arti di Brera, frequentando gli studi dei pittori di storia Domenico Induno, Gerolamo Induno e Roberto Focosi. All’inizio la sua partecipazione alle esposizioni di Brera fu irregolare, perché in quegli anni prese parte come volontario ai moti risorgimentali e alle guerre d’indipendenza.
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    Nel 1855 decise di dedicarsi con decisione al genere militare e patriottico: scene di battaglie, assalti, cariche, soldati e eserciti divennero il fulcro della sua produzione artistica.

    Dopo il ritorno a Milano aderì alla “Società della Confusion”, che nel 1875 si trasformò nell’Circolo degli Artisti, trovando in quel contesto un clima culturale vivace e propenso al rinnovamento: in quegli anni sperimentò l’acquerello e realizzò scene meno solenni, legate alla vita quotidiana, alle corse di cavalli, a momenti di costume.

    Nel 1874 un evento tragico lo segnò profondamente: la morte del suo unico figlio lo spinse a tornare con forza alla pittura patriottica, a una rappresentazione della storia e del conflitto più intensa e meditata. Tra le sue opere più celebri figura La Carica di Pastrengo, dipinta nel 1880, che testimonia la sua capacità di rendere con realismo e drammaticità le vicende delle guerre d’indipendenza.

    La sua reputazione in ambito militare-storico gli valse numerosi riconoscimenti ufficiali e nel 1884 fu nominato membro della commissione incaricata di istituire il futuro Museo del Risorgimento di Milano. Continuò a dipingere fino agli ultimi anni di vita: nel 1887 realizzò una scena militare ora conservata al Museo Cantonale d'Arte di Lugano, e nel 1896 portò a termine un ritratto per l’Ospedale Maggiore di Milano.

    Morì a Milano il 29 novembre 1897.

    STIMA:
    min € 2000 - max € 2500
    Base Asta:
    € 700

  • Lotto 10  

    Liguria

    Luigi Clara Luigi Clara
    Torino ante 1875 - Genova 1925
    Olio su cartone cornice cm 54.5x154.5, sx cm 35x25.5, centro cm 35x70, dx 35x25.5 firmato in basso a sx L.Clara

    Luigi Clara nacque probabilmente tra il 1870 e il 1875 nella zona del Canavese, con molta probabilità a Montanaro Canavese o Torino, e si affermò come pittore sensibile e attento alla natura tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Fin da giovane dimostrò una spiccata vocazione artistica e iniziò a esporre i suoi primi lavori alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, partecipando con regolarità alle mostre locali e consolidando una reputazione nella scena piemontese.
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    Clara si formò in gran parte da autodidatta, pur restando ben inserito nel vivace ambiente artistico italiano, e si confrontò con le influenze della tradizione ottocentesca piemontese e della cosiddetta Scuola Grigia Genovese, sviluppando uno stile personale fondato sull’osservazione attenta del paesaggio e della vita quotidiana.

    All’inizio del Novecento si trasferì stabilmente a Genova, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui ampliò la gamma dei soggetti trattati, dedicandosi ai paesaggi marini, agli scorci dell’entroterra ligure e alle vedute urbane, rappresentati con delicatezza, atmosfere luminose e un senso di serenità contemplativa. La sua pittura si caratterizza per la cura dei dettagli naturali, per la resa della luce e delle sfumature del cielo, e per la capacità di trasmettere quiete e armonia, qualità che resero le sue opere apprezzate sia dal pubblico sia dai collezionisti.

    Nonostante la documentazione sulla sua vita e sulla sua produzione sia limitata, Luigi Clara partecipò regolarmente a mostre e rassegne artistiche in Piemonte e Liguria, consolidando la sua presenza nella cultura artistica del tempo. Morì a Genova nel 1925Luigi Clara nacque probabilmente tra il 1870 e il 1875 nella zona del Canavese, con molta probabilità a Montanaro Canavese o Torino, e si affermò come pittore sensibile e attento alla natura tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Fin da giovane dimostrò una spiccata vocazione artistica e iniziò a esporre i suoi primi lavori alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, partecipando con regolarità alle mostre locali e consolidando una reputazione nella scena piemontese. Clara si formò in gran parte da autodidatta, pur restando ben inserito nel vivace ambiente artistico italiano, e si confrontò con le influenze della tradizione ottocentesca piemontese e della cosiddetta Scuola Grigia Genovese, sviluppando uno stile personale fondato sull’osservazione attenta del paesaggio e della vita quotidiana.

    All’inizio del Novecento si trasferì stabilmente a Genova, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui ampliò la gamma dei soggetti trattati, dedicandosi ai paesaggi marini, agli scorci dell’entroterra ligure e alle vedute urbane, rappresentati con delicatezza, atmosfere luminose e un senso di serenità contemplativa. La sua pittura si caratterizza per la cura dei dettagli naturali, per la resa della luce e delle sfumature del cielo, e per la capacità di trasmettere quiete e armonia, qualità che resero le sue opere apprezzate sia dal pubblico sia dai collezionisti.

    Nonostante la documentazione sulla sua vita e sulla sua produzione sia limitata, Luigi Clara partecipò regolarmente a mostre e rassegne artistiche in Piemonte e Liguria, consolidando la sua presenza nella cultura artistica del tempo. Morì a Genova nel 1925.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 11  

    Toscana

    Lodovico Tommasi Lodovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 37,5x44,4 firmato in basso a dx L.Tommasi

    Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori.
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    Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.

    Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.

    Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.

    Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 12  

    Tra gli ulivi

    Giovanni Lomi Giovanni Lomi
    Livorno 1889 - 1969
    Olio su tavola cm 23,5x32 firmato in basso a sx G.Lomi

    Giovanni Lomi nacque a Livorno nel 1889 e morì nella stessa città nel 1969. Rimasto orfano in giovane età, fu affidato a una famiglia contadina, dove sviluppò una precoce passione per il disegno e la pittura.
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    Iniziò la sua carriera artistica intorno al 1918 e tenne la sua prima mostra personale a Firenze nel 1922. Nel corso della sua carriera, Lomi partecipò a numerose esposizioni, tra cui diverse edizioni della Biennale di Venezia e delle Quadriennali romane. Fu membro attivo del Gruppo Labronico, un'associazione di artisti livornesi, e le sue opere furono influenzate dalla corrente dei Macchiaioli, mostrando affinità con artisti come Telemaco Signorini e Giovanni Fattori. Parallelamente alla pittura, Lomi coltivò una carriera come baritono, esibendosi in ambito operistico. Tra le sue opere più note si annoverano paesaggi toscani e scene di vita quotidiana, caratterizzati da una tavolozza cromatica delicata e una tecnica pittorica che riflette l'influenza macchiaiola. Le sue opere sono state vendute in numerose aste, consolidando la sua reputazione nel panorama artistico italiano

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 13  

    Maternita'

    Lodovico Tommasi Lodovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 29x23 firmato in basso a dx Tommasi

    Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori.
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    Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.

    Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.

    Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.

    Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 250

  • Lotto 14  

    A passeggio

    Lodovico Tommasi Lodovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 20,5x16 firmato in basso a dx Tommasi

    Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori.
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    Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.

    Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.

    Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.

    Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 15  

    Pinerolo

    Alfredo Beisone Alfredo Beisone
    Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
    Olio su tavola cm 27x37,5 firmato in basso a dx A.Beisone

    Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione.
    Clicca per espandere

    Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.

    Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.

    Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.

    Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.

    La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 16  

    Paesaggio innevato

    Alfredo Beisone Alfredo Beisone
    Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
    Olio su tavola cm 28x37,5 firmato in basso a dx A.Beisone

    Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione.
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    Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.

    Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.

    Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.

    Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.

    La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 17  

    Paesaggio rurale

    Carlo Follini Carlo Follini
    Domodossola 1848 - Pegli 1939
    Olio su tavola cm 27x44,5 firmato in basso a sx C.Follini

    Carlo Follini nacque a Domodossola il 24 agosto 1848, figlio di Giorgio, colonnello dell’esercito, e di Teresa Portis. Fin dalla giovane età, il futuro artista manifestò un vivo interesse per l’arte, dedicandosi in maniera autodidatta alla pittura e alla scultura.
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    Inizialmente impegnato negli studi matematici a Torino, ben presto decise di seguire la sua vera vocazione, iscrivendosi all’Accademia Albertina. Qui ebbe l’opportunità di apprendere i fondamenti dell’arte sotto la guida di Antonio Fontanesi, rinomato pittore paesaggista, che influenzò profondamente il suo percorso creativo.

    Durante la sua carriera, Follini si fece notare esponendo numerosi studi dal vero, tra cui rilevanti partecipazioni in rassegne artistiche sia in Italia che all’estero. Le sue opere, caratterizzate da una pennellata sciolta e da un tratto elegante, riescono a catturare la bellezza dei paesaggi, testimonianza dell’influenza della Scuola di Rivara e dei contemporanei artisti francesi. Tra le opere più celebri si ricordano “Campagna napoletana”, “La siesta”, “Sui monti”, “Guado”, “Canal grande a Venezia”, “Frasche dorate”, “Silenzio verde” e “La dent du Geant”.

    Negli ultimi anni della sua vita, Follini si stabilì a Pegli, un caratteristico quartiere di Genova, dove continuò a lavorare e a contribuire al panorama artistico nazionale fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1938. La sua eredità artistica rimane viva grazie alla presenza delle sue opere in importanti collezioni private e pubbliche, che testimoniano un percorso artistico segnato da passione, dedizione e talento.

    STIMA:
    min € 1000 - max € 1200
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 18  

    Vetta innevata

    Giuseppe Carozzi Giuseppe Carozzi
    MIlano 1864-1938
    Olio su cartone cm 50x79,5 firmato in basso a dx G.Carozzi

    Giuseppe Carozzi nacque a Milano il 29 giugno 1864 e sin da giovane manifestò una spiccata attitudine per la pittura, coltivata parallelamente agli studi classici e universitari. Dopo aver frequentato il liceo Beccaria e aver intrapreso studi in medicina e giurisprudenza, decise di dedicarsi completamente all’arte, affascinato dai paesaggi osservati nei musei e dalla pittura di Antonio Fontanesi.
    Clicca per espandere

    A Milano entrò in contatto con artisti come Leonardo Bazzaro e Filippo Carcano, consolidando la propria formazione e partecipando alle prime esposizioni della Società Promotrice delle Belle Arti, dove fin da giovane si fece notare per la sensibilità e la qualità del disegno.

    Carozzi sviluppò una carriera poliedrica che lo portò a esporre regolarmente alla Triennale di Brera e alla Biennale di Venezia fin dalla prima edizione del 1895, partecipando anche a mostre all’estero, tra cui Monaco di Baviera, Berlino e Parigi, ottenendo riconoscimenti per la capacità di rappresentare la natura con fedeltà e poesia. La sua pittura si concentrò principalmente sul paesaggio: lagune, montagne, scene agresti e scorci urbani, resi con cura della luce, dei riflessi e delle atmosfere, in cui traspariva una profonda partecipazione emotiva al vero. Accanto ai paesaggi, Carozzi affrontò anche soggetti intimisti e effetti di luce particolari, come vedute notturne, innevate e sul mare, dimostrando una costante attenzione al mutare delle stagioni e all’armonia dei colori.

    Attivo anche nella vita culturale milanese, nel 1900 fu nominato direttore della Famiglia artistica di Milano e organizzò importanti esposizioni, promuovendo la pittura lombarda e contribuendo al fermento artistico della città. Nel primo dopoguerra continuò a dipingere, ispirandosi ai paesaggi alpini e alle atmosfere naturali che lo avevano accompagnato fin dall’inizio della carriera. Giuseppe Carozzi morì a Montecarlo il 17 febbraio 1938Giuseppe Carozzi nacque a Milano il 29 giugno 1864 e sin da giovane manifestò una spiccata attitudine per la pittura, coltivata parallelamente agli studi classici e universitari. Dopo aver frequentato il liceo Beccaria e aver intrapreso studi in medicina e giurisprudenza, decise di dedicarsi completamente all’arte, affascinato dai paesaggi osservati nei musei e dalla pittura di Antonio Fontanesi. A Milano entrò in contatto con artisti come Leonardo Bazzaro e Filippo Carcano, consolidando la propria formazione e partecipando alle prime esposizioni della Società Promotrice delle Belle Arti, dove fin da giovane si fece notare per la sensibilità e la qualità del disegno.

    Carozzi sviluppò una carriera poliedrica che lo portò a esporre regolarmente alla Triennale di Brera e alla Biennale di Venezia fin dalla prima edizione del 1895, partecipando anche a mostre all’estero, tra cui Monaco di Baviera, Berlino e Parigi, ottenendo riconoscimenti per la capacità di rappresentare la natura con fedeltà e poesia. La sua pittura si concentrò principalmente sul paesaggio: lagune, montagne, scene agresti e scorci urbani, resi con cura della luce, dei riflessi e delle atmosfere, in cui traspariva una profonda partecipazione emotiva al vero. Accanto ai paesaggi, Carozzi affrontò anche soggetti intimisti e effetti di luce particolari, come vedute notturne, innevate e sul mare, dimostrando una costante attenzione al mutare delle stagioni e all’armonia dei colori.

    Attivo anche nella vita culturale milanese, nel 1900 fu nominato direttore della Famiglia artistica di Milano e organizzò importanti esposizioni, promuovendo la pittura lombarda e contribuendo al fermento artistico della città. Nel primo dopoguerra continuò a dipingere, ispirandosi ai paesaggi alpini e alle atmosfere naturali che lo avevano accompagnato fin dall’inizio della carriera. Giuseppe Carozzi morì a Montecarlo il 17 febbraio 1938.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 250

  • Lotto 19  

    Sentiero montano

    Paolo Sala Paolo Sala
    Milano 1859 - 1924
    Olio su cartone cm 53x36 firmato in basso a sx Paolo Sala

    Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito.
    Clicca per espandere

    Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito. Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924.

    STIMA:
    min € 500 - max € 700
    Base Asta:
    € 200

  • Ottorino Campagnari Ottorino Campagnari
    Mestre 1910 - Torino 1982
    Olio su tela applicata cm 40x30 firmato in basso a dx O.Campagnari

    Ottorino Campagnari è stato un illustre artista paesaggista dello stile tardo ottocentesco, la cui carriera artistica ha inizio fin da giovane. Si specializzò nell'affresco di scene montane e nelle vibranti rappresentazioni delle mareggiate lungo la costa ligure, in particolare nelle vicinanze di Varigotti, dove spesso soggiornava per trarre ispirazione.
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    La sua presenza artistica è stata notevole, partecipando a numerose mostre nazionali, tra cui spicca la sua partecipazione alla Promotrice di belle arti di Torino nel 1942. Campagnari ha tenuto sia mostre personali che ha partecipato a esposizioni collettive in Italia e all'estero.

    Le sue composizioni si caratterizzano per la loro piacevolezza e per la capacità espressiva dell'artista. Questa capacità espressiva è indubbiamente degna di interesse, paragonabile ai suoi paesaggi. È sostenuta da una solida e attenta preparazione artistica, che gli ha permesso in molti casi di catturare in modo straordinario la bellezza e l'autenticità di un paesaggio, spesso accompagnato da figure umane, e il mondo circostante. Questa impostazione artistica è rimasta costante nel tempo, mantenendo la sua struttura e la sua suggestiva adesione alle montagne che erano care ad altri grandi maestri dell'arte come Maggi, Musso, Rolla e Angelo Abrate.

    È evidente che Campagnari ha mantenuto intatto il suo dialogo con la natura, preservando la genuinità delle sue immagini, la fedeltà all'ambiente e la coerenza nella testimonianza di un dipingere che ha conquistato il pubblico per il suo costante amore per l'antica "veduta" e per il suo sincero intento rappresentativo. La sua raffigurazione è sempre piacevole, pronta a catturare il profondo significato di una tradizione paesaggistica che sembra resistere a ogni cambiamento estetico. Questa tradizione è indissolubilmente legata alla cultura figurativa piemontese dell'Ottocento e del Primo Novecento.

    Campagnari ha sviluppato una linea espressiva distintiva e inconfondibile, dimostrando una notevole abilità nel rendere con leggerezza e delicatezza il candido manto della neve e nel catturare gli ultimi dettagli di un paesaggio in continua trasformazione con il passare delle stagioni. La sua opera è un tributo duraturo alla bellezza della natura e alla ricca tradizione artistica dell'Ottocento e del primo Novecento, che continua a influenzare e a ispirare gli amanti di un genere pittorico che, pur in un mondo in continua evoluzione, resta un richiamo sentito e rassicurante nelle giornate agitate della nostra esistenza.

    STIMA:
    min € 500 - max € 700
    Base Asta:
    € 100

  • Lodovico Zambelletti Lodovico Zambelletti
    Calolziocorte 1841 - Milano 1890
    Olio su tela cm 42x65 firmato in basso a dx L.Zambelletti

    Lodovico Zambelletti nacque a Milano nel 1881 in una famiglia benestante, nipote dell’imprenditore fondatore della nota casa farmaceutica che porta lo stesso cognome. Fin da giovane manifestò una forte inclinazione per le arti, dedicandosi alla pittura dopo aver completato gli studi classici e intrapreso un percorso di formazione accademica all’Accademia di Brera, dove fu allievo di Cesare Tallone, Camillo Rapetti, Vespasiano Bignami e Giuseppe Mentessi.
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    Qui Zambelletti sviluppò un linguaggio personale che, pur radicato nella tradizione accademica, si apriva alle suggestioni del primo Novecento, combinando sensibilità formale e attenzione all’atmosfera.

    Nel corso della sua carriera esplorò diverse tecniche e soggetti, spaziando dalla ritrattistica alla figura di genere, dai paesaggi alle scene di vita quotidiana. La sua opera, eseguita con olio, acquerello, pastello e carboncino, si distingue per la cura della luce, dei dettagli e dell’atmosfera, qualità che gli valsero ampi consensi sia in ambito nazionale sia internazionale. Partecipò regolarmente a esposizioni di rilievo, tra cui la XIV Biennale di Venezia nel 1924, e alla Società Permanente di Milano, consolidando la propria presenza nel panorama artistico italiano e distinguendosi soprattutto come ritrattista.

    Tra i suoi lavori più significativi si ricordano paesaggi come Riva Valdobbia – Mercato e numerosi ritratti di figure della borghesia milanese, molti dei quali oggi conservati nella Quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano, in linea con la volontà testamentaria dell’artista di lasciare un’eredità alla città e alla comunità che lo aveva formato. La sua pittura si caratterizza per la capacità di coniugare solidità formale e leggerezza luministica, catturando l’essenza dei soggetti con equilibrio tra realismo e sensibilità poetica.

    Lodovico Zambelletti morì a Milano nel 1966, all’età di 85 anniLodovico Zambelletti nacque a Milano nel 1881 in una famiglia benestante, nipote dell’imprenditore fondatore della nota casa farmaceutica che porta lo stesso cognome. Fin da giovane manifestò una forte inclinazione per le arti, dedicandosi alla pittura dopo aver completato gli studi classici e intrapreso un percorso di formazione accademica all’Accademia di Brera, dove fu allievo di Cesare Tallone, Camillo Rapetti, Vespasiano Bignami e Giuseppe Mentessi. Qui Zambelletti sviluppò un linguaggio personale che, pur radicato nella tradizione accademica, si apriva alle suggestioni del primo Novecento, combinando sensibilità formale e attenzione all’atmosfera.

    Nel corso della sua carriera esplorò diverse tecniche e soggetti, spaziando dalla ritrattistica alla figura di genere, dai paesaggi alle scene di vita quotidiana. La sua opera, eseguita con olio, acquerello, pastello e carboncino, si distingue per la cura della luce, dei dettagli e dell’atmosfera, qualità che gli valsero ampi consensi sia in ambito nazionale sia internazionale. Partecipò regolarmente a esposizioni di rilievo, tra cui la XIV Biennale di Venezia nel 1924, e alla Società Permanente di Milano, consolidando la propria presenza nel panorama artistico italiano e distinguendosi soprattutto come ritrattista.

    Tra i suoi lavori più significativi si ricordano paesaggi come Riva Valdobbia – Mercato e numerosi ritratti di figure della borghesia milanese, molti dei quali oggi conservati nella Quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano, in linea con la volontà testamentaria dell’artista di lasciare un’eredità alla città e alla comunità che lo aveva formato. La sua pittura si caratterizza per la capacità di coniugare solidità formale e leggerezza luministica, catturando l’essenza dei soggetti con equilibrio tra realismo e sensibilità poetica.

    Lodovico Zambelletti morì a Milano nel 1966, all’età di 85 anni.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 22  

    Venezia 1902

    Ascano Chiericati Ascano Chiericati
    Vicenza 1866 - Roma 1913
    Olio su tavola cm 23,5x39,5 firmato in basso a dx A.Chiericati

    Ascanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano.
    Clicca per espandere

    Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.

    Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.

    Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.

    Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anniAscanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano. Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.

    Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.

    Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.

    Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anni.

    STIMA:
    min € 1000 - max € 1200
    Base Asta:
    € 350

  • Lotto 23  

    Venezia 1902

    Ascano Chiericati Ascano Chiericati
    Vicenza 1866 - Roma 1913
    Olio su tavola cm 24x39 firmato in basso a sx A.Chiericati

    Ascanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano.
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    Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.

    Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.

    Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.

    Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anniAscanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano. Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.

    Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.

    Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.

    Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anni.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 350

  • Giuseppe Mentessi Giuseppe Mentessi
    Ferrara 1857 - Milano 1931
    Olio su tavola cm 24,5x33,5 firmato in basso a sx Giuseppe MentessiGiuseppe Mentessi, nato a Ferrara il 29 settembre 1857, proveniva da una famiglia di modesti commercianti, Michele e Teresa Bentini. La sua vita artistica fu segnata dalla povertà causata dalla morte del padre nel 1864, ma grazie ai sacrifici della madre, riuscì a avviare la propria formazione artistica.
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    Dal 1870 al 1872 frequentò la scuola d'ornato del Civico Ateneo ferrarese insieme a G. Previati, suo amico per tutta la vita. Nel 1872 ottenne una menzione onorevole in assonometria e collaborò con A. Barlaam nei corsi di disegno.

    Con il sostegno del Comune e dell'amministrazione provinciale di Ferrara, Mentessi continuò gli studi presso la Regia Accademia di Parma dal 1873 al 1876. Qui si dedicò anche al teatro Regio e nel 1876 vinse una medaglia d'oro per un saggio scenografico esposto a Parma. Nel 1878 si trasferì a Milano per studiare all'Accademia di Brera, vincendo una medaglia d'argento nel 1879.

    Durante il periodo milanese, Mentessi si unì al circolo artistico progressista, la Famiglia artistica, insieme a Previati, Longoni, Segantini e altri. Nel 1880 partecipò all'Esposizione nazionale di Torino e negli anni successivi espose regolarmente alle mostre dell'Accademia di Brera. Nel 1887 fu nominato professore di paesaggio presso la scuola di prospettiva di Brera.

    Negli anni successivi, Mentessi esplorò tematiche simboliste e si avvicinò al socialismo umanitario di F. Turati. Nel 1895 presentò "Panem nostrum quotidianum" alla Biennale di Venezia, un'opera che affrontava la pellagra nelle campagne del Ferrarese. Partecipò regolarmente alla Biennale fino al 1914, ad eccezione del 1910.

    Il periodo del maggio 1898 a Milano influenzò profondamente Mentessi, che realizzò opere come "L'arrestato" e "Lagrime". Intorno al 1900, si avvicinò al divisionismo con "Ora triste". Dal 1907, oltre alla pittura, si dedicò all'insegnamento, dirigendo la Scuola festiva di disegno professionale e successivamente insegnando prospettiva e scenografia a Brera.

    Negli anni successivi, Mentessi partecipò a varie esposizioni nazionali e internazionali, ricevendo riconoscimenti ufficiali per opere come "Madre operaia" e "Gloria!". Negli anni della prima guerra mondiale, dipinse opere ispirate al conflitto. Dopo il pensionamento nel 1924, ricevette la medaglia d'oro di benemerito dell'istruzione. Continuò a dipingere paesaggi e a dedicarsi all'istruzione fino alla sua morte il 14 giugno 1931 a Milano. Venne sepolto nel cimitero monumentale della certosa di Ferrara.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 25  

    paesaggio

    Luigi Brignoli Luigi Brignoli
    Palosco (Bg) 1881 - Bergamo 1952
    Olio su tavola cm 24x31 firmato in basso a dx L.Brignoli

    Luigi Brignoli nacque il 18 aprile 1881 a Palosco, in provincia di Bergamo, e morì a Bergamo nel 1952. Dopo aver frequentato l'Accademia Carrara di Bergamo, dove fu allievo di Cesare Tallone e Ponziano Loverini, proseguì la sua formazione all'Accademia di Brera a Milano, che frequentò per due anni.
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    La sua carriera artistica lo vide partecipare a numerose esposizioni. Nel 1907 prese parte alla VII Esposizione Internazionale d'Arte della Città di Venezia con il dipinto "Penombre". Nel 1918, durante la Biennale di Brera, presentò l'opera "1914", che gli valse la medaglia d'oro del Ministero della Pubblica Istruzione. Quest'opera, una rappresentazione simbolica dei lutti causati dall'invasione tedesca, fu acquistata dal governo belga e rimase esposta al Museo Reale di Bruxelles dal 1922 al 1930.

    Nel 1922, Brignoli intraprese un viaggio in Nord Africa, visitando l'Algeria e la Tunisia. Al suo ritorno, espose le opere realizzate durante il soggiorno africano al Circolo Artistico Bergamasco, ottenendo elogi sia dal pubblico che dalla critica. Nel 1926, succedette al suo maestro Ponziano Loverini nella direzione dell'Accademia Carrara di Bergamo, ruolo che mantenne fino al 1945, quando fu sostituito da Mario Sironi. Nello stesso anno, Brignoli sposò Anita Taramelli, compagna di viaggio in numerose sue esplorazioni artistiche, tra cui Belgio, Olanda, Sardegna e Africa.

    Oltre ai paesaggi, Brignoli si distinse come ritrattista, realizzando numerosi ritratti di notabili arabi. La sua pittura "africana" lo posiziona come pioniere di un tema che influenzò molti altri artisti bergamaschi, tra cui Giorgio Oprandi, Ernesto Quarti Marchiò e Romualdo Locatelli. Questi artisti, affascinati dal suo lavoro, intrapresero viaggi simili in Nord Africa, contribuendo all'espansione del movimento orientalista.

    Nel 1934, Brignoli organizzò una mostra personale intitolata "Tripolitania" al Circolo Artistico Bergamasco, presentando opere ispirate ai suoi viaggi in Africa. Nel 1942, partecipò a una mostra alla Permanente di Milano insieme ad altri artisti, tra cui Cugusiini e Della Foglia.

    Le opere di Luigi Brignoli sono state esposte in diverse sedi prestigiose, tra cui la Galleria Pesaro di Milano nel 1926, e hanno ricevuto riconoscimenti in mostre internazionali come quelle di Bruxelles e Buenos Aires nel 1911. La sua arte continua a essere apprezzata per la profondità emotiva e la precisione tecnica, offrendo uno sguardo intimo sulle culture e i paesaggi che ha rappresentato.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 26  

    Paesaggio montano

    Oreste Albertini Oreste Albertini
    Torre del Mangano (PV) 1887 - Besano (VA) 1953
    Olio su tavola cm 28,5x38,5 firmato in basso a dx O.Albertini

    Oreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese.
    Clicca per espandere

    La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a BesanoOreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a Besano.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 27  

    Brianza

    Arturo Ferrari Arturo Ferrari
    Milano 1861 - 1932
    Olio su tela cm 22x33 firmato in basso a dx A.Ferrari

    Arturo Ferrari nacque a Milano il 26 gennaio 1861 in una famiglia di artisti, e fin da ragazzo fu avviato alla pittura dal padre, che aveva lavorato come decoratore collaborando con pittori dell’epoca. Proseguì la sua formazione artistica all’Accademia di Brera a Milano dal 1877 al 1884 sotto la guida di Giuseppe Bertini, frequentando contemporaneamente lo studio di Gerolamo Induno, figura di spicco della pittura lombarda.
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    Debuttò nel 1879 all’Esposizione di Belle Arti di Brera con una veduta dell’interno del Duomo di Milano, dando avvio a un percorso artistico incentrato soprattutto sulla rappresentazione prospettica della città e dei suoi angoli caratteristici. Nel cuore della sua produzione si trovano soprattutto vedute architettoniche, scorci urbani, interni di chiese, navigli, piazze e paesaggi in cui rivive l’atmosfera poetica e sentimentale della “Vecchia Milano”, un volto della città destinato a scomparire con le profonde trasformazioni urbanistiche degli anni successivi. Questa capacità di coniugare rigore prospettico e sensibilità romantica lo rese presto tra i principali interpreti di questo filone pittorico.

    Ferrari mantenne uno stile coerente con la tradizione lombarda romantica, rimanendo sostanzialmente indifferente ai movimenti più avanguardisti dell’epoca e alle novità tecniche come il divisionismo, preferendo ritrarre il mondo con fedeltà e chiarezza narrativa. Partecipò con regolarità alle principali esposizioni artistiche italiane fino al 1932, anno della sua morte, ottenendo numerosi riconoscimenti ufficiali e un costante apprezzamento da parte del pubblico e della critica conservatrice.

    Nel corso della sua lunga attività dipinse e acquerellò non solo vedute milanesi ma anche scorci di altre città italiane come Como, Pavia e Venezia, e paesaggi più ampi di campagna e di montagna. Opere significative come Interno della chiesa di Sant’Antonio in Milano, Una via di Milano e L’aperta vita operosa sono testimonianze dell’attenzione con cui Ferrari seppe cogliere e fissare sulla tela frammenti di vita e di architettura urbana. Diverse sue tele sono conservate in istituzioni museali, tra cui la Galleria d’Arte Moderna di Milano e raccolte civiche, mentre molte altre fanno parte di collezioni private.

    Arturo Ferrari morì a Milano il 31 ottobre 1932 all’età di 71 anni

    STIMA:
    min € 500 - max € 700
    Base Asta:
    € 150

  • Lotto 28  

    Sulla panchina

    Luigi Lanza Luigi Lanza
    Venezia 1860-1913
    Olio su cartone cm 31,5x47,5 firmato in basso a dx Lanza

    Luigi Lanza nacque a Venezia nel 1860 e fin da giovane manifestò una forte vocazione per la pittura, coltivata all’Accademia di Belle Arti della sua città natale, dove affinò le tecniche del disegno e dell’olio, avvicinandosi alla tradizione del vedutismo veneziano. Fratello del pittore Giovanni Lanza, sviluppò un linguaggio pittorico incentrato sulla rappresentazione di vedute, marine e paesaggi lagunari, prestando particolare attenzione alla prospettiva, ai riflessi sull’acqua e all’atmosfera dei luoghi che ritraeva.
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    Nel corso della sua carriera espose regolarmente nelle principali rassegne artistiche italiane, tra cui le mostre di Torino, Firenze, Milano e Genova, proponendo opere che illustravano scorci di Venezia, del Lido, della Laguna e di altre città italiane come Napoli. La sua pittura si caratterizza per l’equilibrio tra la precisione prospettica e la resa luministica: le sue marine e vedute urbane trasmettono una vibrante presenza atmosferica, con riflessi sull’acqua e tonalità che suggeriscono il movimento e la vita silenziosa dei luoghi.

    Lanza partecipò anche a esposizioni internazionali, tra cui la Mostra d’Arte Italiana a Londra nel 1888, ampliando la propria visibilità oltre i confini nazionali. Tra le sue opere più note si ricordano Riva a Venezia, Al Lido, Sulla Laguna, Fondamenta della Misericordia e la Veduta di Castel dell’Ovo a Napoli, tutte esempi della sua capacità di combinare rigore tecnico e sensibilità poetica. La sua attività continuò almeno fino al 1913Luigi Lanza nacque a Venezia nel 1860 e fin da giovane manifestò una forte vocazione per la pittura, coltivata all’Accademia di Belle Arti della sua città natale, dove affinò le tecniche del disegno e dell’olio, avvicinandosi alla tradizione del vedutismo veneziano. Fratello del pittore Giovanni Lanza, sviluppò un linguaggio pittorico incentrato sulla rappresentazione di vedute, marine e paesaggi lagunari, prestando particolare attenzione alla prospettiva, ai riflessi sull’acqua e all’atmosfera dei luoghi che ritraeva.

    Nel corso della sua carriera espose regolarmente nelle principali rassegne artistiche italiane, tra cui le mostre di Torino, Firenze, Milano e Genova, proponendo opere che illustravano scorci di Venezia, del Lido, della Laguna e di altre città italiane come Napoli. La sua pittura si caratterizza per l’equilibrio tra la precisione prospettica e la resa luministica: le sue marine e vedute urbane trasmettono una vibrante presenza atmosferica, con riflessi sull’acqua e tonalità che suggeriscono il movimento e la vita silenziosa dei luoghi.

    Lanza partecipò anche a esposizioni internazionali, tra cui la Mostra d’Arte Italiana a Londra nel 1888, ampliando la propria visibilità oltre i confini nazionali. Tra le sue opere più note si ricordano Riva a Venezia, Al Lido, Sulla Laguna, Fondamenta della Misericordia e la Veduta di Castel dell’Ovo a Napoli, tutte esempi della sua capacità di combinare rigore tecnico e sensibilità poetica. La sua attività continuò almeno fino al 1913.

    STIMA:
    min € 400 - max € 500
    Base Asta:
    € 100

  • Lotto 29  

    Colori del tramonto

    Giuseppe Sorgiani Giuseppe Sorgiani
    Veneto 1889 - 1952
    Olio su cartone cm 40x49,5 firmato in basso a dx Sorgiani

    Giuseppe Sorgiani nacque nel 1889 in Veneto e si affermò come pittore, litografo, illustratore e cartellonista tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento. Formatosi in un contesto artistico veneto, sviluppò una solida tecnica pittorica e una sensibilità particolare per il paesaggio e le scene di vita quotidiana.
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    Sin dai primi anni prese parte a importanti esposizioni regionali e nazionali, tra cui la I Mostra d’Arte Trevigiana nel 1907 e l’Esposizione delle Tre Venezie alla Galleria Pesaro di Milano nel 1917, presentando opere che già rivelavano la padronanza della forma e la capacità di cogliere l’atmosfera dei luoghi.

    Negli anni successivi Sorgiani ampliò la propria attività artistica occupandosi anche di cartellonistica e illustrazione, realizzando targhe pubblicitarie per aziende veneziane e disegni promozionali per il Lido di Venezia, oltre a collaborazioni a volumi illustrati come L’Italia e la sua guerra. La sua pittura si distingue per la cura formale e l’attenzione alla luce e al colore, con una resa dei paesaggi, delle marine e delle vedute naturalistiche che fonde classicismo e sensibilità realistica, restituendo al tempo stesso l’atmosfera idilliaca dei luoghi ritratti. Tra le sue opere più note si ricordano Antiche mura e Notturno, esempi della sua capacità di coniugare precisione tecnica e interpretazione poetica della natura.

    Giuseppe Sorgiani morì nel 1952Giuseppe Sorgiani nacque nel 1889 in Veneto e si affermò come pittore, litografo, illustratore e cartellonista tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento. Formatosi in un contesto artistico veneto, sviluppò una solida tecnica pittorica e una sensibilità particolare per il paesaggio e le scene di vita quotidiana. Sin dai primi anni prese parte a importanti esposizioni regionali e nazionali, tra cui la I Mostra d’Arte Trevigiana nel 1907 e l’Esposizione delle Tre Venezie alla Galleria Pesaro di Milano nel 1917, presentando opere che già rivelavano la padronanza della forma e la capacità di cogliere l’atmosfera dei luoghi.

    Negli anni successivi Sorgiani ampliò la propria attività artistica occupandosi anche di cartellonistica e illustrazione, realizzando targhe pubblicitarie per aziende veneziane e disegni promozionali per il Lido di Venezia, oltre a collaborazioni a volumi illustrati come L’Italia e la sua guerra. La sua pittura si distingue per la cura formale e l’attenzione alla luce e al colore, con una resa dei paesaggi, delle marine e delle vedute naturalistiche che fonde classicismo e sensibilità realistica, restituendo al tempo stesso l’atmosfera idilliaca dei luoghi ritratti. Tra le sue opere più note si ricordano Antiche mura e Notturno, esempi della sua capacità di coniugare precisione tecnica e interpretazione poetica della natura.

    Giuseppe Sorgiani morì nel 1952.

    STIMA:
    min € 500 - max € 700
    Base Asta:
    € 100

  • Lotto 30  

    Natura morta

    Anonimo Siglato Anonimo siglato
    italia XIX - XX secolo
    Olio su tela cm 25x33 siglato in basso a dx F.R

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

  • Flaminio Penco Flaminio Penco
    Borgoforte ( MN ) 1892 - Iseo ( BS ) 1987
    Olio su tavola cm 29x41,5 firmato in basso a dx Flaminio Penco

    Flaminio Penco nacque il 5 giugno 1892 a Borgoforte, in provincia di Mantova, e si affermò come uno dei pittori lombardi più interessanti della prima metà del Novecento. Fin da giovane dimostrò un forte temperamento artistico, che lo portò a studiare pittura presso l’Accademia di Brera a Milano, dove perfezionò la tecnica e ricevette riconoscimenti che gli permisero anche di insegnare.
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    La sua formazione, solida e attenta, gli consentì di sviluppare uno stile incentrato sulla resa realistica della luce e dell’atmosfera, con particolare sensibilità per paesaggi, marine, scorci urbani e ritratti.

    Negli anni Venti Penco partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Mostra Nazionale di Belle Arti alla Permanente di Milano, presentando opere come il trittico “Paesaggi della Valsassina” e “Testa di ragazza”, che evidenziavano la sua capacità di coniugare rigore tecnico e sensibilità poetica. Fu invitato anche a mostre dedicate al ritratto femminile e presentò vedute di luoghi italiani come Camogli, Desenzano sul Garda e Milano, alternando dipinti a pastelli, e realizzando opere che catturavano la luce e l’atmosfera dei luoghi con precisione e delicatezza.

    La sua produzione si distingue per l’attenzione alla luce, ai riflessi sull’acqua e alla composizione spaziale, come si può osservare in opere quali Lago d’Iseo e Laguna veneta al tramonto e Milano – Vecchia Piazza della Stazione Nord. L’artista seppe trattare con uguale cura paesaggi e figure umane, rendendo la sua pittura varia, armoniosa e capace di evocare la realtà con vivida intensità.

    Flaminio Penco visse una lunga vita dedicata all’arte e morì nel 1987 a Iseo, in provincia di Brescia, all’età di 95 anni.

    STIMA:
    min € 500 - max € 700
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 32  

    Sulla spiaggia

    Firma Indecifrata Firma indecifrata
    Italia XX secolo
    Olio su cartone cm 22x32 firmato in basso a sx

    STIMA:
    min € 300 - max € 400
    Base Asta:
    € 100

  • Lotto 33  

    Fuori dalla chiesa

    Giuseppe Omio Giuseppe Omio
    Lovere (BG) 1881 - Milano 1955
    Olio su tavola cm 32,5x24,5 firmato in basso a dx G.Omio

    Giuseppe Omio nacque a Lovere, in provincia di Bergamo, nel 1881 e si affermò come pittore italiano attivo nella prima metà del Novecento, noto per le sue vedute paesaggistiche e i soggetti legati alla natura alpina. Cominciò la sua formazione artistica all’Accademia Carrara di Bergamo, sotto la guida di P.
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    Loverini, dove sviluppò solide basi tecniche, e proseguì gli studi all’Accademia di Brera a Milano con Cesare Tallone, affinando la padronanza del disegno e della pittura.

    Durante gli anni della sua attività espositiva partecipò con regolarità alle principali rassegne artistiche lombarde, tra cui la Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, presentando opere come Echi alpini e Fra i ghiacci, e fu presente anche alle esposizioni della Famiglia Artistica milanese con la serie Impressioni e con un autoritratto. La sua presenza si estese anche all’ambito internazionale: nel 1907 espose a Parigi al Salon des Peintres Divisionnistes Italiens e nel 1912 partecipò a una mostra internazionale ad Amsterdam, consolidando la sua reputazione di pittore attento alla luce e all’atmosfera dei paesaggi.

    La pittura di Omio si distingue per la capacità di rendere con sensibilità le montagne, i laghi e le vedute alpine, combinando rigore tecnico e suggestione poetica. Le sue opere mostrano un uso luminoso della tavolozza e un’attenzione ai mutamenti stagionali e atmosferici, catturando la quiete e la bellezza meditativa dei luoghi. Dipinti come Lago d’Iseo e paesaggi alpini testimoniano la sua abilità nel fondere tradizione e sensibilità moderna, confermandolo come interprete della pittura paesaggistica italiana di inizio Novecento.

    Giuseppe Omio visse e lavorò a Milano, dedicandosi all’arte fino alla sua morte nel 1956.

    STIMA:
    min € 500 - max € 700
    Base Asta:
    € 150

  • Cesare Monti Cesare Monti
    Brescia 1891 - Bellano 1959
    Olio su tela cm 40x63 firmato in basso a dx C.Monti

    Cesare Monti fu una delle figure più significative della pittura italiana della prima metà del Novecento, capace di attraversare linguaggi e stagioni artistiche mantenendo sempre una forte identità personale. Nacque a Brescia il 2 marzo 1891 in una famiglia modesta, figlio di un barbiere, e mostrò fin da giovanissimo una naturale inclinazione per il disegno e il colore.
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    Ancora adolescente ebbe l’opportunità di soggiornare a Parigi, esperienza decisiva per la sua formazione: tra il 1906 e il 1908 entrò in contatto con l’ambiente artistico della capitale francese, frequentò musei e atelier e si confrontò direttamente con l’impressionismo e il post-impressionismo, assimilando una nuova sensibilità luministica e cromatica.

    Rientrato in Italia, Monti si stabilì per un periodo in Val Sabbia, dove approfondì il proprio linguaggio pittorico in un contesto più raccolto e meditativo. Nel 1912 ottenne una borsa di studio che gli consentì di trasferirsi a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui aprì il suo studio in via Bagutta e iniziò a lavorare con continuità, inserendosi rapidamente nel vivace ambiente culturale milanese. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interruppe temporaneamente il suo percorso: Monti partecipò al conflitto, esperienza che segnò profondamente la sua sensibilità, ma al termine della guerra riprese a dipingere con rinnovata intensità.

    Negli anni Venti e Trenta la sua carriera conobbe una fase di piena maturità. Partecipò regolarmente alle principali esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come uno degli artisti più apprezzati del suo tempo. Pur non aderendo formalmente al movimento del Novecento Italiano, ne condivise alcune istanze, soprattutto il recupero della solidità formale e della centralità della figura, reinterpretate però attraverso una pittura più libera, vibrante e sensoriale. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante e culminò nel 1940 con una sala personale che sancì il riconoscimento ufficiale del suo valore artistico.

    La pittura di Cesare Monti si caratterizza per una continua tensione tra struttura e colore. Dopo le prime esperienze vicine al divisionismo, il suo linguaggio si fece progressivamente più fluido e materico, con una pennellata ampia e una tavolozza intensa. Affrontò con naturalezza una grande varietà di soggetti: paesaggi, nature morte, figure femminili, fiori e scorci urbani, sempre trattati con una profonda attenzione alla luce e all’atmosfera. Nei suoi dipinti la realtà non è mai descritta in modo puramente oggettivo, ma filtrata attraverso una sensibilità lirica che trasforma il dato visivo in esperienza emotiva.

    Negli ultimi anni continuò a lavorare con coerenza e passione, mantenendo viva la ricerca pittorica senza cedere alle mode effimere. Morì nel 1959 a Bellano, sul lago di ComoCesare Monti fu una delle figure più significative della pittura italiana della prima metà del Novecento, capace di attraversare linguaggi e stagioni artistiche mantenendo sempre una forte identità personale. Nacque a Brescia il 2 marzo 1891 in una famiglia modesta, figlio di un barbiere, e mostrò fin da giovanissimo una naturale inclinazione per il disegno e il colore. Ancora adolescente ebbe l’opportunità di soggiornare a Parigi, esperienza decisiva per la sua formazione: tra il 1906 e il 1908 entrò in contatto con l’ambiente artistico della capitale francese, frequentò musei e atelier e si confrontò direttamente con l’impressionismo e il post-impressionismo, assimilando una nuova sensibilità luministica e cromatica.

    Rientrato in Italia, Monti si stabilì per un periodo in Val Sabbia, dove approfondì il proprio linguaggio pittorico in un contesto più raccolto e meditativo. Nel 1912 ottenne una borsa di studio che gli consentì di trasferirsi a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui aprì il suo studio in via Bagutta e iniziò a lavorare con continuità, inserendosi rapidamente nel vivace ambiente culturale milanese. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interruppe temporaneamente il suo percorso: Monti partecipò al conflitto, esperienza che segnò profondamente la sua sensibilità, ma al termine della guerra riprese a dipingere con rinnovata intensità.

    Negli anni Venti e Trenta la sua carriera conobbe una fase di piena maturità. Partecipò regolarmente alle principali esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come uno degli artisti più apprezzati del suo tempo. Pur non aderendo formalmente al movimento del Novecento Italiano, ne condivise alcune istanze, soprattutto il recupero della solidità formale e della centralità della figura, reinterpretate però attraverso una pittura più libera, vibrante e sensoriale. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante e culminò nel 1940 con una sala personale che sancì il riconoscimento ufficiale del suo valore artistico.

    La pittura di Cesare Monti si caratterizza per una continua tensione tra struttura e colore. Dopo le prime esperienze vicine al divisionismo, il suo linguaggio si fece progressivamente più fluido e materico, con una pennellata ampia e una tavolozza intensa. Affrontò con naturalezza una grande varietà di soggetti: paesaggi, nature morte, figure femminili, fiori e scorci urbani, sempre trattati con una profonda attenzione alla luce e all’atmosfera. Nei suoi dipinti la realtà non è mai descritta in modo puramente oggettivo, ma filtrata attraverso una sensibilità lirica che trasforma il dato visivo in esperienza emotiva.

    Negli ultimi anni continuò a lavorare con coerenza e passione, mantenendo viva la ricerca pittorica senza cedere alle mode effimere. Morì nel 1959 a Bellano, sul lago di Como.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 35  

    Le tre zucche 1960

    Arnaldo Carpanetti Arnaldo Carpanetti
    Ancona 1898 - Milano 1969
    Olio su masonite cm 80x50 firmato in basso a dx A.Carpanetti

    Arnaldo Carpanetti nacque ad Ancona il 15 gennaio 1898 e si affermò come uno dei pittori italiani più significativi del Novecento, noto per la sua pittura figurativa e monumentale. La sua formazione iniziò in Brasile, a Manaus, dove da adolescente si fece notare decorando i saloni della “Casa degli Italiani”, ottenendo una borsa di studio per l’Accademia di Brera a Milano.
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    Qui fu allievo di Ambrogio Antonio Alciati, affinando la tecnica e sviluppando un interesse profondo per la grande composizione pittorica.

    Carpanetti si inserì tra gli esponenti della seconda ondata del Novecento Italiano, movimento che intendeva rinnovare la pittura restituendole una funzione civile e monumentale. Partecipò con regolarità alle principali esposizioni nazionali, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma, ottenendo riconoscimenti prestigiosi come il Premio del PNF alla Biennale veneziana del 1930 per l’opera Incipit Novus Ordo. La sua produzione spaziava dalle grandi scene corali alle pale monumentali, affrontando temi storici, religiosi e civili con vigore narrativo e forza plastica.

    Accanto alle opere monumentali, Carpanetti realizzò ritratti di personalità contemporanee, tra cui Nicola Romeo e Secondo Galtrucco, dimostrando la sua capacità di coniugare rappresentazione psicologica e resa formale. Dopo la Seconda guerra mondiale si dedicò anche a nature morte e paesaggi, pur mantenendo sempre coerenza nello stile e nella visione figurativa. La sua pittura si distingue per il rigore compositivo, la monumentalità e la capacità di trasmettere con vigore e armonia le emozioni dei soggetti rappresentati.

    Arnaldo Carpanetti morì a Milano il 5 aprile 1969Arnaldo Carpanetti nacque ad Ancona il 15 gennaio 1898 e si affermò come uno dei pittori italiani più significativi del Novecento, noto per la sua pittura figurativa e monumentale. La sua formazione iniziò in Brasile, a Manaus, dove da adolescente si fece notare decorando i saloni della “Casa degli Italiani”, ottenendo una borsa di studio per l’Accademia di Brera a Milano. Qui fu allievo di Ambrogio Antonio Alciati, affinando la tecnica e sviluppando un interesse profondo per la grande composizione pittorica.

    Carpanetti si inserì tra gli esponenti della seconda ondata del Novecento Italiano, movimento che intendeva rinnovare la pittura restituendole una funzione civile e monumentale. Partecipò con regolarità alle principali esposizioni nazionali, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma, ottenendo riconoscimenti prestigiosi come il Premio del PNF alla Biennale veneziana del 1930 per l’opera Incipit Novus Ordo. La sua produzione spaziava dalle grandi scene corali alle pale monumentali, affrontando temi storici, religiosi e civili con vigore narrativo e forza plastica.

    Accanto alle opere monumentali, Carpanetti realizzò ritratti di personalità contemporanee, tra cui Nicola Romeo e Secondo Galtrucco, dimostrando la sua capacità di coniugare rappresentazione psicologica e resa formale. Dopo la Seconda guerra mondiale si dedicò anche a nature morte e paesaggi, pur mantenendo sempre coerenza nello stile e nella visione figurativa. La sua pittura si distingue per il rigore compositivo, la monumentalità e la capacità di trasmettere con vigore e armonia le emozioni dei soggetti rappresentati.

    Arnaldo Carpanetti morì a Milano il 5 aprile 1969.

    STIMA:
    min € 500 - max € 700
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 36  

    Cabine di Palese

    Francesco Speranza Francesco Speranza
    Bitonto 1902 - Bari 1984
    Olio su tavola cm 30x40 firmato in basso a dx Speranza

    Francesco Speranza nacque a Bitonto il 19 ottobre 1902 e si affermò come uno dei pittori italiani più sensibili e raffinati del Novecento, noto per la sua adesione alla pittura figurativa e per i paesaggi della sua terra natale. Fin da giovane mostrò una spiccata vocazione artistica, che lo portò a frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Napoli sotto la guida di Vincenzo Migliaro, affinando la tecnica del disegno e della pittura.
    Clicca per espandere

    Successivamente si trasferì a Milano, dove completò la sua formazione all’Accademia di Brera, diplomandosi con il massimo dei voti e consolidando il suo legame tra tradizione e modernità.

    La sua carriera espositiva si sviluppò a partire dal 1926, con la partecipazione alla mostra della Società per le Belle Arti alla Permanente di Milano, e proseguì con regolarità nelle principali rassegne italiane, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma. La sua pittura si caratterizzò per la capacità di catturare la luce e le atmosfere dei luoghi, prediligendo paesaggi urbani e rurali, marine e scorci di Bitonto, dove la luminosità meridionale si combinava a una sensibilità figurativa meditativa.

    Accanto ai paesaggi, Speranza realizzò ritratti dei suoi familiari e di amici, dimostrando capacità di unire precisione tecnica e introspezione psicologica. Le sue opere, spesso eseguite con tecniche come la tempera elaborata alla maniera antica, si distinguono per le velature delicate e la resa luminosa dei soggetti, conferendo a ogni scena un lirismo contemplativo e una forte suggestione poetica. Dipinti come Paesaggio italico testimoniano il suo legame con la città natale e la capacità di trasformare scorci quotidiani in visioni poetiche e meditate.

    Parallelamente alla sua attività pittorica, Speranza insegnò disegno alla Scuola Media Tadino di Milano, mantenendo sempre vivo il filo con la sua terra d’origine, dove trascorreva le estati e traeva ispirazione per i suoi paesaggi e scorci urbani. Francesco Speranza morì il 2 agosto 1984 a Santo Spirito, nel quartiere di BariFrancesco Speranza nacque a Bitonto il 19 ottobre 1902 e si affermò come uno dei pittori italiani più sensibili e raffinati del Novecento, noto per la sua adesione alla pittura figurativa e per i paesaggi della sua terra natale. Fin da giovane mostrò una spiccata vocazione artistica, che lo portò a frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Napoli sotto la guida di Vincenzo Migliaro, affinando la tecnica del disegno e della pittura. Successivamente si trasferì a Milano, dove completò la sua formazione all’Accademia di Brera, diplomandosi con il massimo dei voti e consolidando il suo legame tra tradizione e modernità.

    La sua carriera espositiva si sviluppò a partire dal 1926, con la partecipazione alla mostra della Società per le Belle Arti alla Permanente di Milano, e proseguì con regolarità nelle principali rassegne italiane, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma. La sua pittura si caratterizzò per la capacità di catturare la luce e le atmosfere dei luoghi, prediligendo paesaggi urbani e rurali, marine e scorci di Bitonto, dove la luminosità meridionale si combinava a una sensibilità figurativa meditativa.

    Accanto ai paesaggi, Speranza realizzò ritratti dei suoi familiari e di amici, dimostrando capacità di unire precisione tecnica e introspezione psicologica. Le sue opere, spesso eseguite con tecniche come la tempera elaborata alla maniera antica, si distinguono per le velature delicate e la resa luminosa dei soggetti, conferendo a ogni scena un lirismo contemplativo e una forte suggestione poetica. Dipinti come Paesaggio italico testimoniano il suo legame con la città natale e la capacità di trasformare scorci quotidiani in visioni poetiche e meditate.

    Parallelamente alla sua attività pittorica, Speranza insegnò disegno alla Scuola Media Tadino di Milano, mantenendo sempre vivo il filo con la sua terra d’origine, dove trascorreva le estati e traeva ispirazione per i suoi paesaggi e scorci urbani. Francesco Speranza morì il 2 agosto 1984 a Santo Spirito, nel quartiere di Bari.

    STIMA:
    min € 600 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 37  

    Oriente

    Luigi Filocamo Luigi Filocamo
    Alessandria d'Egitto 1906 - Milano 1988
    Olio su tela cm 35x25,5 firmato in alto a dx Luigi Filocamo

    Luigi Filocamo nacque il 8 dicembre 1906 ad Alessandria d’Egitto da una famiglia di origini calabresi e trascorse l’adolescenza a Milano, dove si trasferì con la famiglia nel 1915. Nei primi anni della sua vita artistica lavorò come disegnatore ma ben presto la sua passione lo portò a dedicarsi completamente alla pittura, influenzato soprattutto dalla grande arte sacra italiana del Quattrocento, che studiò con grande attenzione per forma e colore.
    Clicca per espandere

    Dopo un breve periodo di frequenza all’Accademia di Belle Arti di Brera, Filocamo iniziò a esporre le sue opere già negli anni Trenta, partecipando alle rassegne più importanti dell’epoca come le Biennali di Venezia, le Quadriennali di Roma e le esposizioni lombarde della Permanente di Milano.

    La sua opera si caratterizzò sin dall’inizio per un profondo legame con i temi religiosi e la pittura sacra: Filocamo dedicò gran parte della sua produzione a pale d’altare, affreschi e vetrate concepiti per luoghi di culto e spazi religiosi, lavorando con intensità e slancio creativo in edifici come la chiesa di Giussano e il Santuario di Santa Rita da Cascia, nella basilica di Sant’Ambrogio e nel Duomo di Milano, nonché nella cappella privata di Paolo VI in Vaticano. Le sue composizioni riescono a fondere un linguaggio figurativo contemporaneo con influenze arcaicizzanti e riferimenti alla pittura quattrocentesca, dando vita a affreschi e dipinti dal forte impatto visivo e spirituale.

    Accanto al fervore religioso, Filocamo dedicò anche attenzione alla pittura da cavalletto e al ritratto, realizzando opere come Concertista (1937), Il racconto del poeta (1940), Donna con mele (1953) e ritratti di benefattori e personalità civiche che esprimono il suo interesse per la figura umana e il carattere dei soggetti rappresentati. In tutte le sue creazioni emerge un uso controllato del colore, una struttura compositiva solida e un gusto che, pur rimanendo fedele ai canoni tradizionali, si confronta con il linguaggio del Novecento.

    Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta Filocamo continuò a partecipare a esposizioni d’arte sacra e a personali che consolidarono la sua fama nell’ambito figurativo italiano, portando le sue opere anche nelle collezioni moderne e contemporanee. Il suo impegno decorativo e pittorico attraversò decenni di intensa attività, tra committenze ecclesiastiche, ritratti e dipinti di tema profano, confermando la sua versatilità e la sua capacità di interpretare con un linguaggio personale la tradizione religiosa e figurativa italiana.

    Luigi Filocamo morì il 24 febbraio 1988 a Novi LigureLuigi Filocamo nacque il 8 dicembre 1906 ad Alessandria d’Egitto da una famiglia di origini calabresi e trascorse l’adolescenza a Milano, dove si trasferì con la famiglia nel 1915. Nei primi anni della sua vita artistica lavorò come disegnatore ma ben presto la sua passione lo portò a dedicarsi completamente alla pittura, influenzato soprattutto dalla grande arte sacra italiana del Quattrocento, che studiò con grande attenzione per forma e colore. Dopo un breve periodo di frequenza all’Accademia di Belle Arti di Brera, Filocamo iniziò a esporre le sue opere già negli anni Trenta, partecipando alle rassegne più importanti dell’epoca come le Biennali di Venezia, le Quadriennali di Roma e le esposizioni lombarde della Permanente di Milano.

    La sua opera si caratterizzò sin dall’inizio per un profondo legame con i temi religiosi e la pittura sacra: Filocamo dedicò gran parte della sua produzione a pale d’altare, affreschi e vetrate concepiti per luoghi di culto e spazi religiosi, lavorando con intensità e slancio creativo in edifici come la chiesa di Giussano e il Santuario di Santa Rita da Cascia, nella basilica di Sant’Ambrogio e nel Duomo di Milano, nonché nella cappella privata di Paolo VI in Vaticano. Le sue composizioni riescono a fondere un linguaggio figurativo contemporaneo con influenze arcaicizzanti e riferimenti alla pittura quattrocentesca, dando vita a affreschi e dipinti dal forte impatto visivo e spirituale.

    Accanto al fervore religioso, Filocamo dedicò anche attenzione alla pittura da cavalletto e al ritratto, realizzando opere come Concertista (1937), Il racconto del poeta (1940), Donna con mele (1953) e ritratti di benefattori e personalità civiche che esprimono il suo interesse per la figura umana e il carattere dei soggetti rappresentati. In tutte le sue creazioni emerge un uso controllato del colore, una struttura compositiva solida e un gusto che, pur rimanendo fedele ai canoni tradizionali, si confronta con il linguaggio del Novecento.

    Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta Filocamo continuò a partecipare a esposizioni d’arte sacra e a personali che consolidarono la sua fama nell’ambito figurativo italiano, portando le sue opere anche nelle collezioni moderne e contemporanee. Il suo impegno decorativo e pittorico attraversò decenni di intensa attività, tra committenze ecclesiastiche, ritratti e dipinti di tema profano, confermando la sua versatilità e la sua capacità di interpretare con un linguaggio personale la tradizione religiosa e figurativa italiana.

    Luigi Filocamo morì il 24 febbraio 1988 a Novi Ligure.

    STIMA:
    min € 600 - max € 800
    Base Asta:
    € 150

  • Lotto 38  

    Primavera

    Giovanni Melarangelo Giovanni Melarangelo
    Teramo 1903 - Teramo 1978
    Olio su tavola cm 37,5x47,5 firmato in basso a dx Melarangelo

    Giovanni Melarangelo nacque a Teramo nel 1903 e si affermò come uno dei protagonisti della pittura abruzzese del Novecento. Fin da giovane si avvicinò all’arte come disegnatore e caricaturista, collaborando con giornali e riviste satiriche, e già negli anni Venti partecipava a mostre locali, sviluppando una formazione solida e una sensibilità particolare per la figura umana e la vita quotidiana.
    Clicca per espandere



    Negli anni successivi Melarangelo approfondì il suo linguaggio pittorico, combinando la tradizione figurativa italiana con aperture verso sperimentazioni stilistiche e influenze del verismo umanitario e della modernità europea. La sua produzione abbracciò ritratti, scene di vita rurale, paesaggi e, con grande attenzione ai dettagli e alla psicologia dei soggetti, il mondo del circo e del teatro di strada, che seppe raccontare con empatia e vitalità.

    Parallelamente all’attività artistica, Melarangelo dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento, lavorando presso l’Istituto d’Arte di Lanciano e il Liceo Artistico di Pescara, contribuendo alla formazione di giovani artisti e mantenendo stretti legami con gli ambienti culturali abruzzesi. Negli anni Cinquanta partecipò regolarmente a premi e mostre nazionali, mentre negli anni Sessanta fondò a Teramo la galleria Il Polittico, spazio di promozione culturale e di dialogo tra artisti, che testimoniò la sua attenzione alla comunità artistica e alla diffusione dell’arte contemporanea.

    Malgrado i problemi di salute degli ultimi anni, Melarangelo continuò a esporre e a essere celebrato nella sua città, dove morì nel 1978.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 39  

    Ritratto di fanciulla

    Giovanni Melarangelo Giovanni Melarangelo
    Teramo 1903 - Teramo 1978
    Olio su tavola cm 47,5x37,5 firmato in basso a sx Melarangelo

    Giovanni Melarangelo nacque a Teramo nel 1903 e si affermò come uno dei protagonisti della pittura abruzzese del Novecento. Fin da giovane si avvicinò all’arte come disegnatore e caricaturista, collaborando con giornali e riviste satiriche, e già negli anni Venti partecipava a mostre locali, sviluppando una formazione solida e una sensibilità particolare per la figura umana e la vita quotidiana.
    Clicca per espandere



    Negli anni successivi Melarangelo approfondì il suo linguaggio pittorico, combinando la tradizione figurativa italiana con aperture verso sperimentazioni stilistiche e influenze del verismo umanitario e della modernità europea. La sua produzione abbracciò ritratti, scene di vita rurale, paesaggi e, con grande attenzione ai dettagli e alla psicologia dei soggetti, il mondo del circo e del teatro di strada, che seppe raccontare con empatia e vitalità.

    Parallelamente all’attività artistica, Melarangelo dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento, lavorando presso l’Istituto d’Arte di Lanciano e il Liceo Artistico di Pescara, contribuendo alla formazione di giovani artisti e mantenendo stretti legami con gli ambienti culturali abruzzesi. Negli anni Cinquanta partecipò regolarmente a premi e mostre nazionali, mentre negli anni Sessanta fondò a Teramo la galleria Il Polittico, spazio di promozione culturale e di dialogo tra artisti, che testimoniò la sua attenzione alla comunità artistica e alla diffusione dell’arte contemporanea.

    Malgrado i problemi di salute degli ultimi anni, Melarangelo continuò a esporre e a essere celebrato nella sua città, dove morì nel 1978.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 40  

    Natura morta

    Giovanni Melarangelo Giovanni Melarangelo
    Teramo 1903 - Teramo 1978
    Olio su cartone cm 35,5x43,5 firmato in alto a dx Melarangelo

    Giovanni Melarangelo nacque a Teramo nel 1903 e si affermò come uno dei protagonisti della pittura abruzzese del Novecento. Fin da giovane si avvicinò all’arte come disegnatore e caricaturista, collaborando con giornali e riviste satiriche, e già negli anni Venti partecipava a mostre locali, sviluppando una formazione solida e una sensibilità particolare per la figura umana e la vita quotidiana.
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    Negli anni successivi Melarangelo approfondì il suo linguaggio pittorico, combinando la tradizione figurativa italiana con aperture verso sperimentazioni stilistiche e influenze del verismo umanitario e della modernità europea. La sua produzione abbracciò ritratti, scene di vita rurale, paesaggi e, con grande attenzione ai dettagli e alla psicologia dei soggetti, il mondo del circo e del teatro di strada, che seppe raccontare con empatia e vitalità.

    Parallelamente all’attività artistica, Melarangelo dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento, lavorando presso l’Istituto d’Arte di Lanciano e il Liceo Artistico di Pescara, contribuendo alla formazione di giovani artisti e mantenendo stretti legami con gli ambienti culturali abruzzesi. Negli anni Cinquanta partecipò regolarmente a premi e mostre nazionali, mentre negli anni Sessanta fondò a Teramo la galleria Il Polittico, spazio di promozione culturale e di dialogo tra artisti, che testimoniò la sua attenzione alla comunità artistica e alla diffusione dell’arte contemporanea.

    Malgrado i problemi di salute degli ultimi anni, Melarangelo continuò a esporre e a essere celebrato nella sua città, dove morì nel 1978.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 1  

    Lavoro pomeridiano

    Bruto Mazzolani
    Ferrara 1880 - Milano 1949
    Olio su tavola cm 55x38 firmato in basso a dx Mazzolani

    Bruto Mazzolani nacque a Ferrara nel 1880 in una famiglia già legata al mondo dell’arte: il padre era pittore e restauratore, e fu lui il primo vero maestro del giovane Bruto. Cresciuto in un ambiente in cui il disegno e il colore erano parte della vita quotidiana, si formò presto un gusto per la pittura che lo portò a proseguire gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, sotto la guida di Domenico Ferri.
    Clicca per espandere

    Dopo questo periodo di formazione accademica si trasferì a Milano, città più dinamica e stimolante, dove iniziò a costruire una carriera autonoma.

    La sua produzione si orientò fin dagli esordi verso due ambiti principali: la figura e il paesaggio. Nei ritratti e nei nudi femminili emergono un’attenzione marcata ai volumi, alle variazioni della luce sulla pelle e ai giochi di chiaroscuro che modellano le forme. Le pennellate, con il tempo sempre più libere e materiche, rivelano un progressivo distacco dai rigori accademici e una vicinanza alle ricerche più moderne del suo tempo.

    Parallelamente si dedicò con costanza al paesaggio, prediligendo ambienti lacustri e vedute serene. Il Lago di Como, le sue sponde e piccoli borghi come Lierna furono tra i soggetti più amati. In queste opere Mazzolani interpretò la natura con sensibilità luminosa, cercando il riflesso dell’acqua, la quiete dei cieli, le tonalità delicate che cambiano con le stagioni. Sono dipinti che uniscono realismo e poesia, costruiti su una tavolozza morbida, fatta di passaggi cromatici sfumati.

    Espose in diverse città italiane e trovò un pubblico attento soprattutto nella borghesia milanese, che apprezzava sia i suoi interni intimi sia le vedute paesaggistiche ricche di atmosfera. Mantenne per tutta la vita una produzione costante e coerente, capace di evolvere senza perdere il legame con le sue radici figurative.

    Bruto Mazzolani morì a Milano nel 1949.

    STIMA min € 1200 - max € 1400

    Lotto 1  

    Lavoro pomeridiano

    Bruto Mazzolani Bruto Mazzolani
    Ferrara 1880 - Milano 1949
    Olio su tavola cm 55x38 firmato in basso a dx Mazzolani

    Bruto Mazzolani nacque a Ferrara nel 1880 in una famiglia già legata al mondo dell’arte: il padre era pittore e restauratore, e fu lui il primo vero maestro del giovane Bruto. Cresciuto in un ambiente in cui il disegno e il colore erano parte della vita quotidiana, si formò presto un gusto per la pittura che lo portò a proseguire gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, sotto la guida di Domenico Ferri.
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    Dopo questo periodo di formazione accademica si trasferì a Milano, città più dinamica e stimolante, dove iniziò a costruire una carriera autonoma.

    La sua produzione si orientò fin dagli esordi verso due ambiti principali: la figura e il paesaggio. Nei ritratti e nei nudi femminili emergono un’attenzione marcata ai volumi, alle variazioni della luce sulla pelle e ai giochi di chiaroscuro che modellano le forme. Le pennellate, con il tempo sempre più libere e materiche, rivelano un progressivo distacco dai rigori accademici e una vicinanza alle ricerche più moderne del suo tempo.

    Parallelamente si dedicò con costanza al paesaggio, prediligendo ambienti lacustri e vedute serene. Il Lago di Como, le sue sponde e piccoli borghi come Lierna furono tra i soggetti più amati. In queste opere Mazzolani interpretò la natura con sensibilità luminosa, cercando il riflesso dell’acqua, la quiete dei cieli, le tonalità delicate che cambiano con le stagioni. Sono dipinti che uniscono realismo e poesia, costruiti su una tavolozza morbida, fatta di passaggi cromatici sfumati.

    Espose in diverse città italiane e trovò un pubblico attento soprattutto nella borghesia milanese, che apprezzava sia i suoi interni intimi sia le vedute paesaggistiche ricche di atmosfera. Mantenne per tutta la vita una produzione costante e coerente, capace di evolvere senza perdere il legame con le sue radici figurative.

    Bruto Mazzolani morì a Milano nel 1949.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 2  

    Albicocco fiorifo

    Anselmo Bucci
    Fossombrone - 1887 - Monza 1955
    Olio su tavola cm 42x33 firmato in basso a dx Bucci

    Anselmo Bucci, figlio di Achille Muzio, nacque il 23 maggio 1887 a Fossombrone. Dopo aver completato gli studi classici al liceo Marco Foscarini di Venezia, si dedicò al disegno presso la scuola di Francesco Salvini a Este.
    Clicca per espandere

    Nel 1904-05, fu allievo dell'Accademia di Brera a Milano e nel 1906 si trasferì a Parigi, rimanendovi fino al 1915 e concentrando la sua attenzione sull'incisione. Durante questo periodo, realizzò diverse raccolte di incisioni, ispirate alla cultura grafica francese post-impressionista, come "Le petit Paris qui bouge" (1908) e "Paris qui bouge" (1909), ottenendo anche una menzione onorevole al Salon des artistes français nel 1910.

    Il suo stile si rifletteva sia nelle influenze del post-impressionismo francese che nelle tracce dello studio del Fattori, mantenendo una maniera secca e evitando la retorica. Il periodo parigino segnò un momento significativo per l'arte di Bucci, in cui si avvicinò al gusto di artisti come Jean-François Raffaelli e Pierre Bonnard, influenze evidenti in opere come "L'écraseur," "Touaregs à Paris," "Avenue Rachel," e altre.

    Durante la prima guerra mondiale, Bucci fu volontario di guerra e documentò la vita sul fronte attraverso incisioni e litografie, come le "Croquis du front italien" (1918) e "Marina a terra" (1918). Dopo la guerra, la sua arte subì un cambiamento significativo. Pur essendo un abile incisore, Bucci decise di esplorare la pittura, orientandosi verso un ritorno al classicismo, in contrasto con le correnti avanguardiste.

    Nel 1922, Bucci fu il promotore del gruppo "Novecento italiano", che cercava di favorire un orientamento neoclassico. Il suo impegno maggiore in questo periodo fu il dipinto "I pittori" (1921-1924), che rappresentava il suo pensiero antitetico ai movimenti d'avanguardia. Bucci mantenne il suo distacco ideale dalla contemporaneità, sostenendo la preferenza per gli antichi rispetto ai moderni.

    Nel corso degli anni successivi, Bucci si affermò anche come scrittore, pubblicando opere come "Il libro della Bigia" (1942) e contribuendo con articoli al Corriere della Sera. Morì a Monza il 19 novembre 1955, lasciando un'impronta significativa nell'ambito artistico italiano, con la sua straordinaria vitalità, indipendenza morale e ironia che si manifestava sia nelle sue opere grafiche che nella sua produzione letteraria.

    STIMA min € 1800 - max € 2000

    Lotto 2  

    Albicocco fiorifo

    Anselmo Bucci Anselmo Bucci
    Fossombrone - 1887 - Monza 1955
    Olio su tavola cm 42x33 firmato in basso a dx Bucci

    Anselmo Bucci, figlio di Achille Muzio, nacque il 23 maggio 1887 a Fossombrone. Dopo aver completato gli studi classici al liceo Marco Foscarini di Venezia, si dedicò al disegno presso la scuola di Francesco Salvini a Este.
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    Nel 1904-05, fu allievo dell'Accademia di Brera a Milano e nel 1906 si trasferì a Parigi, rimanendovi fino al 1915 e concentrando la sua attenzione sull'incisione. Durante questo periodo, realizzò diverse raccolte di incisioni, ispirate alla cultura grafica francese post-impressionista, come "Le petit Paris qui bouge" (1908) e "Paris qui bouge" (1909), ottenendo anche una menzione onorevole al Salon des artistes français nel 1910.

    Il suo stile si rifletteva sia nelle influenze del post-impressionismo francese che nelle tracce dello studio del Fattori, mantenendo una maniera secca e evitando la retorica. Il periodo parigino segnò un momento significativo per l'arte di Bucci, in cui si avvicinò al gusto di artisti come Jean-François Raffaelli e Pierre Bonnard, influenze evidenti in opere come "L'écraseur," "Touaregs à Paris," "Avenue Rachel," e altre.

    Durante la prima guerra mondiale, Bucci fu volontario di guerra e documentò la vita sul fronte attraverso incisioni e litografie, come le "Croquis du front italien" (1918) e "Marina a terra" (1918). Dopo la guerra, la sua arte subì un cambiamento significativo. Pur essendo un abile incisore, Bucci decise di esplorare la pittura, orientandosi verso un ritorno al classicismo, in contrasto con le correnti avanguardiste.

    Nel 1922, Bucci fu il promotore del gruppo "Novecento italiano", che cercava di favorire un orientamento neoclassico. Il suo impegno maggiore in questo periodo fu il dipinto "I pittori" (1921-1924), che rappresentava il suo pensiero antitetico ai movimenti d'avanguardia. Bucci mantenne il suo distacco ideale dalla contemporaneità, sostenendo la preferenza per gli antichi rispetto ai moderni.

    Nel corso degli anni successivi, Bucci si affermò anche come scrittore, pubblicando opere come "Il libro della Bigia" (1942) e contribuendo con articoli al Corriere della Sera. Morì a Monza il 19 novembre 1955, lasciando un'impronta significativa nell'ambito artistico italiano, con la sua straordinaria vitalità, indipendenza morale e ironia che si manifestava sia nelle sue opere grafiche che nella sua produzione letteraria.



    5 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 3  

    Vicolo di Napoli

    Carlo Brancaccio
    Napoli 1861 - 1920
    Olio su tela cm 87x38 firmato in basso a dx C.Brancaccio

    Inizialmente aveva studiato matematica, ma a 22 anni abbandonò questi studi per dedicarsi alla pittura. Fu allievo di Eduardo Dalbono.
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    I suoi soggetti principali erano le strade cittadine, i paesaggi marini e terrestri, principalmente vedute di Napoli. Alla Promotrice di Napoli del 1887 espose "Passe-partout" e molti schizzi della città, inclusi gli interni delle chiese. Nel 1888 espose un grande Paesaggio marino di Capri; nel 1889, "Toledo sotto la pioggia"; e nello stesso anno all'Esposizione di Brera a Milano, presentò la "Piazza del Carmine di Napoli".

    STIMA min € 2000 - max € 2500

    Lotto 3  

    Vicolo di Napoli

    Carlo Brancaccio Carlo Brancaccio
    Napoli 1861 - 1920
    Olio su tela cm 87x38 firmato in basso a dx C.Brancaccio

    Inizialmente aveva studiato matematica, ma a 22 anni abbandonò questi studi per dedicarsi alla pittura. Fu allievo di Eduardo Dalbono.
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    I suoi soggetti principali erano le strade cittadine, i paesaggi marini e terrestri, principalmente vedute di Napoli. Alla Promotrice di Napoli del 1887 espose "Passe-partout" e molti schizzi della città, inclusi gli interni delle chiese. Nel 1888 espose un grande Paesaggio marino di Capri; nel 1889, "Toledo sotto la pioggia"; e nello stesso anno all'Esposizione di Brera a Milano, presentò la "Piazza del Carmine di Napoli".



    7 offerte pre-asta Dettaglio
  • Camillo Besana
    Malesco (VB) 1887 - 1941
    Olio su tavola cm 36x25 firmato in basso a dx C.Besana

    amillo Besana nacque a Malesco, in Valle Vigezzo, il 4 agosto 1887, e si affermò come uno dei principali interpreti del paesaggio alpino italiano dei primi decenni del Novecento. Figlio di Ferrario Balbina e Davide, sin da giovane mostrò una spiccata attitudine per la pittura e frequentò la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini a Santa Maria Maggiore, dove ebbe come maestri figure di rilievo come Pietro Maria Gennari, Dario Giorgis ed Enrico Cavalli.
    Clicca per espandere

    Qui assimilò le tecniche del vero e l’influenza dell’impressionismo francese, sviluppando uno stile personale basato sulla sensibilità cromatica e sulla contemplazione della natura.

    Dopo gli studi, Besana lavorò come decoratore a Bologna e Torino, esperienze che arricchirono la sua formazione artistica, prima di tornare stabilmente in Valle Vigezzo, dove aprì il proprio studio. La sua produzione si concentrò principalmente sui paesaggi alpini, dalle vallate ai boschi, dai borghi montani ai riflessi mutevoli delle stagioni. Le sue tele trasmettono una calma contemplativa, in cui la natura non è semplicemente rappresentata ma vissuta con intensità emotiva, spesso con una lieve malinconia che ne accentua la poeticità.

    Oltre ai paesaggi, Besana si dedicò anche agli affreschi e ai ritratti, decorando cappelle votive sparse nella Valle Vigezzo, dove univa la devozione religiosa alla sensibilità artistica. La vita personale dell’artista fu segnata da difficoltà, tra cui la malattia della giovane moglie, che influenzò la sua produzione e il tono delle opere. Nonostante ciò, continuò a esporre con successo in Piemonte e Lombardia, in città come Milano, Torino, Varese, Busto Arsizio, Gallarate e Novara, nonché in località del vicino Canton Ticino.

    Camillo Besana morì a Malesco il 7 febbraio 1941

    STIMA min € 1200 - max € 1400

    Camillo Besana Camillo Besana
    Malesco (VB) 1887 - 1941
    Olio su tavola cm 36x25 firmato in basso a dx C.Besana

    amillo Besana nacque a Malesco, in Valle Vigezzo, il 4 agosto 1887, e si affermò come uno dei principali interpreti del paesaggio alpino italiano dei primi decenni del Novecento. Figlio di Ferrario Balbina e Davide, sin da giovane mostrò una spiccata attitudine per la pittura e frequentò la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini a Santa Maria Maggiore, dove ebbe come maestri figure di rilievo come Pietro Maria Gennari, Dario Giorgis ed Enrico Cavalli.
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    Qui assimilò le tecniche del vero e l’influenza dell’impressionismo francese, sviluppando uno stile personale basato sulla sensibilità cromatica e sulla contemplazione della natura.

    Dopo gli studi, Besana lavorò come decoratore a Bologna e Torino, esperienze che arricchirono la sua formazione artistica, prima di tornare stabilmente in Valle Vigezzo, dove aprì il proprio studio. La sua produzione si concentrò principalmente sui paesaggi alpini, dalle vallate ai boschi, dai borghi montani ai riflessi mutevoli delle stagioni. Le sue tele trasmettono una calma contemplativa, in cui la natura non è semplicemente rappresentata ma vissuta con intensità emotiva, spesso con una lieve malinconia che ne accentua la poeticità.

    Oltre ai paesaggi, Besana si dedicò anche agli affreschi e ai ritratti, decorando cappelle votive sparse nella Valle Vigezzo, dove univa la devozione religiosa alla sensibilità artistica. La vita personale dell’artista fu segnata da difficoltà, tra cui la malattia della giovane moglie, che influenzò la sua produzione e il tono delle opere. Nonostante ciò, continuò a esporre con successo in Piemonte e Lombardia, in città come Milano, Torino, Varese, Busto Arsizio, Gallarate e Novara, nonché in località del vicino Canton Ticino.

    Camillo Besana morì a Malesco il 7 febbraio 1941



    21 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 5  

    Primavera 1908

    Francesco Lojacono
    Palermo 1838 - 1915
    Olio su tela cm 39x27 firmato in basso a sx F.Lojacono

    Francesco Lojacono (Palermo, 16 maggio 1838 – 26 febbraio 1915) è stato uno dei più importanti pittori italiani del XIX secolo, riconosciuto tra i maggiori paesaggisti siciliani. La sua formazione artistica iniziò sotto la guida del padre Luigi, anch'egli pittore, e continuò con Salvatore Lo Forte, un pittore di storia.
    Clicca per espandere

    Nel 1856, grazie a una medaglia d'oro vinta a Palermo, poté trasferirsi a Napoli per perfezionarsi nella scuola dei fratelli Giuseppe e Filippo Palizzi. A Napoli, entrò in contatto con la Scuola di Posillipo e le opere della Scuola di Barbizon, che influenzarono profondamente il suo stile, rendendolo più orientato verso un naturalismo delicato e una profonda attenzione alla luce.

    Nel 1860, Lojacono partecipò alla Spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi, combattendo in diverse battaglie, tra cui quella di Milazzo, dove subì una ferita. Nonostante ciò, continuò a combattere fino alla battaglia del Volturno, e nel 1862 fu catturato durante un tentativo di espugnare Roma, ma fu rilasciato poco dopo. Tornato a Palermo, Lojacono divenne un punto di riferimento nell’ambiente artistico locale e nazionale, partecipando a importanti esposizioni internazionali, tra cui quelle di Vienna, Parigi e Londra.

    Nel 1872, Lojacono divenne professore di paesaggio presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli e, successivamente, a Palermo, dove insegnò dal 1896 fino alla sua morte nel 1915. Le sue opere si concentrano principalmente su paesaggi e marine siciliane, dove la luce e l'atmosfera giocano un ruolo centrale. Tra i suoi innovativi metodi c'è l'uso della fotografia come riferimento per le sue composizioni, combinando studi dal vivo con immagini fotografiche per ottenere un realismo dettagliato e una resa atmosferica di grande impatto.

    Le opere di Lojacono, tra cui "L'arrivo inatteso" (1883), "Dopo la pioggia" (1886) e "Estate" (1891), sono testimonianze di un’artisticità che esalta la bellezza naturale e la vita quotidiana siciliana, senza enfatizzare le difficoltà sociali ma celebrando la bellezza della vita rurale. Molte delle sue opere sono conservate in importanti istituzioni, come la Galleria Civica di Agrigento e la Galleria d'Arte Moderna di Palermo, e hanno influenzato le generazioni successive di artisti siciliani, consolidando la sua posizione come uno dei protagonisti del panorama pittorico italiano del XIX secolo.

    STIMA min € 2500 - max € 3000

    Lotto 5  

    Primavera 1908

    Francesco Lojacono Francesco Lojacono
    Palermo 1838 - 1915
    Olio su tela cm 39x27 firmato in basso a sx F.Lojacono

    Francesco Lojacono (Palermo, 16 maggio 1838 – 26 febbraio 1915) è stato uno dei più importanti pittori italiani del XIX secolo, riconosciuto tra i maggiori paesaggisti siciliani. La sua formazione artistica iniziò sotto la guida del padre Luigi, anch'egli pittore, e continuò con Salvatore Lo Forte, un pittore di storia.
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    Nel 1856, grazie a una medaglia d'oro vinta a Palermo, poté trasferirsi a Napoli per perfezionarsi nella scuola dei fratelli Giuseppe e Filippo Palizzi. A Napoli, entrò in contatto con la Scuola di Posillipo e le opere della Scuola di Barbizon, che influenzarono profondamente il suo stile, rendendolo più orientato verso un naturalismo delicato e una profonda attenzione alla luce.

    Nel 1860, Lojacono partecipò alla Spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi, combattendo in diverse battaglie, tra cui quella di Milazzo, dove subì una ferita. Nonostante ciò, continuò a combattere fino alla battaglia del Volturno, e nel 1862 fu catturato durante un tentativo di espugnare Roma, ma fu rilasciato poco dopo. Tornato a Palermo, Lojacono divenne un punto di riferimento nell’ambiente artistico locale e nazionale, partecipando a importanti esposizioni internazionali, tra cui quelle di Vienna, Parigi e Londra.

    Nel 1872, Lojacono divenne professore di paesaggio presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli e, successivamente, a Palermo, dove insegnò dal 1896 fino alla sua morte nel 1915. Le sue opere si concentrano principalmente su paesaggi e marine siciliane, dove la luce e l'atmosfera giocano un ruolo centrale. Tra i suoi innovativi metodi c'è l'uso della fotografia come riferimento per le sue composizioni, combinando studi dal vivo con immagini fotografiche per ottenere un realismo dettagliato e una resa atmosferica di grande impatto.

    Le opere di Lojacono, tra cui "L'arrivo inatteso" (1883), "Dopo la pioggia" (1886) e "Estate" (1891), sono testimonianze di un’artisticità che esalta la bellezza naturale e la vita quotidiana siciliana, senza enfatizzare le difficoltà sociali ma celebrando la bellezza della vita rurale. Molte delle sue opere sono conservate in importanti istituzioni, come la Galleria Civica di Agrigento e la Galleria d'Arte Moderna di Palermo, e hanno influenzato le generazioni successive di artisti siciliani, consolidando la sua posizione come uno dei protagonisti del panorama pittorico italiano del XIX secolo.



    2 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 6  

    Il porto di Genova

    Giuseppe Graziosi
    Savignano sul Panaro 1879 - Firenze 1942
    Olio su tavola cm 47x57 firmato in basso a sx G.Graziosi

    Giuseppe Graziosi nacque il 25 gennaio 1879 a Savignano sul Panaro, in provincia di Modena, da Pietro e Angela Marchi. Fin da giovane manifestò una forte vocazione artistica, sostenuta dai mecenati locali, e intraprese gli studi al Regio Istituto di Belle Arti di Modena sotto la guida di Giuseppe Gibellini.
    Clicca per espandere

    Nel 1898 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove approfondì la scultura con Augusto Rivalta e la pittura e l’incisione con Giovanni Fattori, entrando in contatto con artisti come Ardengo Soffici, Oscar Ghiglia, Enrico Sacchetti e Libero Andreotti. Qui maturò uno stile personale che univa la lezione impressionista francese all’osservazione attenta della realtà italiana.

    La sua carriera fu intensa e poliedrica: parallelamente all’attività di scultore, che gli valse fin da giovane premi importanti e la partecipazione regolare alla Biennale di Venezia, coltivò la pittura e l’incisione, prediligendo temi agresti, scene di vita contadina e ritratti di figure immerse nel paesaggio. La sua arte, aperta alle novità europee ma profondamente radicata nella tradizione italiana, trasmette una vitalità poetica e una sensibilità intensa, in cui la semplicità della vita quotidiana assume valore universale.

    Negli anni, Graziosi affrontò anche la dimensione monumentale e l’insegnamento, consolidando il suo ruolo nel panorama artistico nazionale della prima metà del Novecento. Le sue opere, caratterizzate da armonia formale e forza espressiva, mostrano l’influenza delle correnti rinascimentali unite a un linguaggio moderno e personale. Molte delle sue creazioni sono oggi conservate nella Gipsoteca “Giuseppe Graziosi” di Modena, che raccoglie sculture, dipinti e incisioni e testimonia la varietà del suo talento.

    Giuseppe Graziosi morì a Firenze il 2 luglio 1942Giuseppe Graziosi nacque il 25 gennaio 1879 a Savignano sul Panaro, in provincia di Modena, da Pietro e Angela Marchi. Fin da giovane manifestò una forte vocazione artistica, sostenuta dai mecenati locali, e intraprese gli studi al Regio Istituto di Belle Arti di Modena sotto la guida di Giuseppe Gibellini. Nel 1898 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove approfondì la scultura con Augusto Rivalta e la pittura e l’incisione con Giovanni Fattori, entrando in contatto con artisti come Ardengo Soffici, Oscar Ghiglia, Enrico Sacchetti e Libero Andreotti. Qui maturò uno stile personale che univa la lezione impressionista francese all’osservazione attenta della realtà italiana.

    La sua carriera fu intensa e poliedrica: parallelamente all’attività di scultore, che gli valse fin da giovane premi importanti e la partecipazione regolare alla Biennale di Venezia, coltivò la pittura e l’incisione, prediligendo temi agresti, scene di vita contadina e ritratti di figure immerse nel paesaggio. La sua arte, aperta alle novità europee ma profondamente radicata nella tradizione italiana, trasmette una vitalità poetica e una sensibilità intensa, in cui la semplicità della vita quotidiana assume valore universale.

    Negli anni, Graziosi affrontò anche la dimensione monumentale e l’insegnamento, consolidando il suo ruolo nel panorama artistico nazionale della prima metà del Novecento. Le sue opere, caratterizzate da armonia formale e forza espressiva, mostrano l’influenza delle correnti rinascimentali unite a un linguaggio moderno e personale. Molte delle sue creazioni sono oggi conservate nella Gipsoteca “Giuseppe Graziosi” di Modena, che raccoglie sculture, dipinti e incisioni e testimonia la varietà del suo talento.

    Giuseppe Graziosi morì a Firenze il 2 luglio 1942.

    STIMA min € 2000 - max € 2500

    Lotto 6  

    Il porto di Genova

    Giuseppe Graziosi Giuseppe Graziosi
    Savignano sul Panaro 1879 - Firenze 1942
    Olio su tavola cm 47x57 firmato in basso a sx G.Graziosi

    Giuseppe Graziosi nacque il 25 gennaio 1879 a Savignano sul Panaro, in provincia di Modena, da Pietro e Angela Marchi. Fin da giovane manifestò una forte vocazione artistica, sostenuta dai mecenati locali, e intraprese gli studi al Regio Istituto di Belle Arti di Modena sotto la guida di Giuseppe Gibellini.
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    Nel 1898 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove approfondì la scultura con Augusto Rivalta e la pittura e l’incisione con Giovanni Fattori, entrando in contatto con artisti come Ardengo Soffici, Oscar Ghiglia, Enrico Sacchetti e Libero Andreotti. Qui maturò uno stile personale che univa la lezione impressionista francese all’osservazione attenta della realtà italiana.

    La sua carriera fu intensa e poliedrica: parallelamente all’attività di scultore, che gli valse fin da giovane premi importanti e la partecipazione regolare alla Biennale di Venezia, coltivò la pittura e l’incisione, prediligendo temi agresti, scene di vita contadina e ritratti di figure immerse nel paesaggio. La sua arte, aperta alle novità europee ma profondamente radicata nella tradizione italiana, trasmette una vitalità poetica e una sensibilità intensa, in cui la semplicità della vita quotidiana assume valore universale.

    Negli anni, Graziosi affrontò anche la dimensione monumentale e l’insegnamento, consolidando il suo ruolo nel panorama artistico nazionale della prima metà del Novecento. Le sue opere, caratterizzate da armonia formale e forza espressiva, mostrano l’influenza delle correnti rinascimentali unite a un linguaggio moderno e personale. Molte delle sue creazioni sono oggi conservate nella Gipsoteca “Giuseppe Graziosi” di Modena, che raccoglie sculture, dipinti e incisioni e testimonia la varietà del suo talento.

    Giuseppe Graziosi morì a Firenze il 2 luglio 1942Giuseppe Graziosi nacque il 25 gennaio 1879 a Savignano sul Panaro, in provincia di Modena, da Pietro e Angela Marchi. Fin da giovane manifestò una forte vocazione artistica, sostenuta dai mecenati locali, e intraprese gli studi al Regio Istituto di Belle Arti di Modena sotto la guida di Giuseppe Gibellini. Nel 1898 si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove approfondì la scultura con Augusto Rivalta e la pittura e l’incisione con Giovanni Fattori, entrando in contatto con artisti come Ardengo Soffici, Oscar Ghiglia, Enrico Sacchetti e Libero Andreotti. Qui maturò uno stile personale che univa la lezione impressionista francese all’osservazione attenta della realtà italiana.

    La sua carriera fu intensa e poliedrica: parallelamente all’attività di scultore, che gli valse fin da giovane premi importanti e la partecipazione regolare alla Biennale di Venezia, coltivò la pittura e l’incisione, prediligendo temi agresti, scene di vita contadina e ritratti di figure immerse nel paesaggio. La sua arte, aperta alle novità europee ma profondamente radicata nella tradizione italiana, trasmette una vitalità poetica e una sensibilità intensa, in cui la semplicità della vita quotidiana assume valore universale.

    Negli anni, Graziosi affrontò anche la dimensione monumentale e l’insegnamento, consolidando il suo ruolo nel panorama artistico nazionale della prima metà del Novecento. Le sue opere, caratterizzate da armonia formale e forza espressiva, mostrano l’influenza delle correnti rinascimentali unite a un linguaggio moderno e personale. Molte delle sue creazioni sono oggi conservate nella Gipsoteca “Giuseppe Graziosi” di Modena, che raccoglie sculture, dipinti e incisioni e testimonia la varietà del suo talento.

    Giuseppe Graziosi morì a Firenze il 2 luglio 1942.



    2 offerte pre-asta Dettaglio
  • Leonardo Roda
    Racconigi 1868 - Torino 1933
    Olio su tavola cm 48x64 firmato in basso a dx L.Roda

    Leonardo Roda è nato nel 1868 a Racconigi, Italia. Cresciuto in una famiglia di alpinisti e artisti botanici, ha coltivato sin da giovane l'amore per la montagna e l'arte.
    Clicca per espandere

    Ha iniziato la sua carriera artistica nel 1889, esponendo opere presso la Promotrice di Torino.

    Roda era noto per i suoi dipinti di paesaggi alpini e scene della vita di montagna, spesso ritraendo il maestoso Cervino. Ha anche dipinto paesaggi della pianura padana e del mare ligure. Nel corso della sua carriera, ha ricevuto riconoscimenti e premi per le sue opere, ma verso la fine degli anni '20 ha abbandonato l'attività espositiva e si è ritirato dall'ambiente artistico.

    La sua pittura è stata descritta come un equilibrio tra realismo e espressionismo, con un'attenzione particolare alla luce e ai cambiamenti atmosferici. Roda è stato elogiato per la sua capacità di catturare la bellezza della natura, sia nelle montagne che nella campagna.

    La sua salute ha iniziato a declinare negli anni '30, e Roda è morto nel 1933. Sebbene la critica dell'epoca non sia stata sempre gentile con lui, le sue opere sono ancora oggi ammirate e conservate in collezioni private e musei.

    STIMA min € 1800 - max € 2000

    Leonardo Roda Leonardo Roda
    Racconigi 1868 - Torino 1933
    Olio su tavola cm 48x64 firmato in basso a dx L.Roda

    Leonardo Roda è nato nel 1868 a Racconigi, Italia. Cresciuto in una famiglia di alpinisti e artisti botanici, ha coltivato sin da giovane l'amore per la montagna e l'arte.
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    Ha iniziato la sua carriera artistica nel 1889, esponendo opere presso la Promotrice di Torino.

    Roda era noto per i suoi dipinti di paesaggi alpini e scene della vita di montagna, spesso ritraendo il maestoso Cervino. Ha anche dipinto paesaggi della pianura padana e del mare ligure. Nel corso della sua carriera, ha ricevuto riconoscimenti e premi per le sue opere, ma verso la fine degli anni '20 ha abbandonato l'attività espositiva e si è ritirato dall'ambiente artistico.

    La sua pittura è stata descritta come un equilibrio tra realismo e espressionismo, con un'attenzione particolare alla luce e ai cambiamenti atmosferici. Roda è stato elogiato per la sua capacità di catturare la bellezza della natura, sia nelle montagne che nella campagna.

    La sua salute ha iniziato a declinare negli anni '30, e Roda è morto nel 1933. Sebbene la critica dell'epoca non sia stata sempre gentile con lui, le sue opere sono ancora oggi ammirate e conservate in collezioni private e musei.



    2 offerte pre-asta Dettaglio
  • Mario Moretti Foggia
    Mantova 1882 - Pecetto di Macugnaga VB 1954
    Olio su tavola cm 40x50 firmato in basso a dx Foggia

    Mario Moretti Foggia è stato un rinomato pittore italiano nato il 25 dicembre 1882 a Mantova. La sua formazione artistica lo ha portato ad apprendere presso prestigiose istituzioni, tra cui l'Accademia Cignaroli a Verona e l'Accademia di Brera a Milano.
    Clicca per espandere

    Durante il suo percorso formativo, ha avuto la fortuna di essere istruito da eminenti maestri dell'arte come Mosè Bianchi, Giuseppe Mentessi e Cesare Tallone.

    Foggia si è distinto come un abile paesaggista e ritrattista, utilizzando varie tecniche pittoriche come olio, tempera, acquarello e fresco per esprimere la sua creatività. Il suo debutto ufficiale nel mondo dell'arte è avvenuto a Milano nel 1902. Nel corso della sua carriera, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui medaglie d'oro all'Esposizione di Mantova per l'insieme delle sue opere nel 1902, a Milano nel 1908 con l'opera "Fratellanza" e a Como nel 1909 grazie al dipinto "Fresca Mattinata". Nel 1925, ha ottenuto il prestigioso Premio Cassani a Milano per il dipinto "L'ora del rosario".

    Tra il 1920 e il 1926, Foggia ha esposto con successo a Venezia, presentando opere come "Nel cantuccio di Venezia", "Nel Campiello", "Nevicata" e "Compiacenze materne". Nel 1927, a Firenze, in occasione dell'ottantesima Esposizione Nazionale di Palazzo Pitti, ha presentato le opere "Vera" e "Sole invernale". Tra le sue opere più celebri si trova il "Trittico dei Magi" (Ecce sidus, Imus, Adoremus), conservato presso la Galleria d'Arte Moderna di Milano, e "Danza la circassa", esposta presso la Galleria del Palazzo Ducale di Mantova.

    Le opere di Mario Moretti Foggia sono state incluse in importanti collezioni, tra cui quella del Quirinale, e sono state esposte in gallerie pubbliche e private in Italia, Svizzera, Stati Uniti e America Latina. Foggia era un instancabile viaggiatore, che trascorreva lunghi periodi in Oriente per studiare costumi e paesaggi, le cui ricerche sono state esposte con successo a Londra, Parigi e Bruxelles.

    Partecipando a numerose mostre collettive nazionali e internazionali, Mario Moretti Foggia ha consolidato la sua reputazione come uno dei pittori più influenti della sua epoca. Nel corso della sua carriera, ha realizzato dieci mostre personali, tutte accolte con entusiasmo da parte di pubblico e critica.

    Mario Moretti Foggia si è spento nel 1954 a Pecetto di Macugnaga, lasciando dietro di sé un prezioso e duraturo contributo all'arte italiana.

    STIMA min € 1200 - max € 1400

    Mario Moretti Foggia Mario Moretti Foggia
    Mantova 1882 - Pecetto di Macugnaga VB 1954
    Olio su tavola cm 40x50 firmato in basso a dx Foggia

    Mario Moretti Foggia è stato un rinomato pittore italiano nato il 25 dicembre 1882 a Mantova. La sua formazione artistica lo ha portato ad apprendere presso prestigiose istituzioni, tra cui l'Accademia Cignaroli a Verona e l'Accademia di Brera a Milano.
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    Durante il suo percorso formativo, ha avuto la fortuna di essere istruito da eminenti maestri dell'arte come Mosè Bianchi, Giuseppe Mentessi e Cesare Tallone.

    Foggia si è distinto come un abile paesaggista e ritrattista, utilizzando varie tecniche pittoriche come olio, tempera, acquarello e fresco per esprimere la sua creatività. Il suo debutto ufficiale nel mondo dell'arte è avvenuto a Milano nel 1902. Nel corso della sua carriera, ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui medaglie d'oro all'Esposizione di Mantova per l'insieme delle sue opere nel 1902, a Milano nel 1908 con l'opera "Fratellanza" e a Como nel 1909 grazie al dipinto "Fresca Mattinata". Nel 1925, ha ottenuto il prestigioso Premio Cassani a Milano per il dipinto "L'ora del rosario".

    Tra il 1920 e il 1926, Foggia ha esposto con successo a Venezia, presentando opere come "Nel cantuccio di Venezia", "Nel Campiello", "Nevicata" e "Compiacenze materne". Nel 1927, a Firenze, in occasione dell'ottantesima Esposizione Nazionale di Palazzo Pitti, ha presentato le opere "Vera" e "Sole invernale". Tra le sue opere più celebri si trova il "Trittico dei Magi" (Ecce sidus, Imus, Adoremus), conservato presso la Galleria d'Arte Moderna di Milano, e "Danza la circassa", esposta presso la Galleria del Palazzo Ducale di Mantova.

    Le opere di Mario Moretti Foggia sono state incluse in importanti collezioni, tra cui quella del Quirinale, e sono state esposte in gallerie pubbliche e private in Italia, Svizzera, Stati Uniti e America Latina. Foggia era un instancabile viaggiatore, che trascorreva lunghi periodi in Oriente per studiare costumi e paesaggi, le cui ricerche sono state esposte con successo a Londra, Parigi e Bruxelles.

    Partecipando a numerose mostre collettive nazionali e internazionali, Mario Moretti Foggia ha consolidato la sua reputazione come uno dei pittori più influenti della sua epoca. Nel corso della sua carriera, ha realizzato dieci mostre personali, tutte accolte con entusiasmo da parte di pubblico e critica.

    Mario Moretti Foggia si è spento nel 1954 a Pecetto di Macugnaga, lasciando dietro di sé un prezioso e duraturo contributo all'arte italiana.



    2 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 9  

    Giornata di caccia

    Sebastiano De Albertis
    Milano 1828 - 1897
    Olio su tavola cm 24x45,5 firmato in basso a dx S.Albertis

    Nato a Milano il 14 gennaio 1828, Sebastiano De Albertis si formò all’Accademia di Belle Arti di Brera, frequentando gli studi dei pittori di storia Domenico Induno, Gerolamo Induno e Roberto Focosi. All’inizio la sua partecipazione alle esposizioni di Brera fu irregolare, perché in quegli anni prese parte come volontario ai moti risorgimentali e alle guerre d’indipendenza.
    Clicca per espandere

    Nel 1855 decise di dedicarsi con decisione al genere militare e patriottico: scene di battaglie, assalti, cariche, soldati e eserciti divennero il fulcro della sua produzione artistica.

    Dopo il ritorno a Milano aderì alla “Società della Confusion”, che nel 1875 si trasformò nell’Circolo degli Artisti, trovando in quel contesto un clima culturale vivace e propenso al rinnovamento: in quegli anni sperimentò l’acquerello e realizzò scene meno solenni, legate alla vita quotidiana, alle corse di cavalli, a momenti di costume.

    Nel 1874 un evento tragico lo segnò profondamente: la morte del suo unico figlio lo spinse a tornare con forza alla pittura patriottica, a una rappresentazione della storia e del conflitto più intensa e meditata. Tra le sue opere più celebri figura La Carica di Pastrengo, dipinta nel 1880, che testimonia la sua capacità di rendere con realismo e drammaticità le vicende delle guerre d’indipendenza.

    La sua reputazione in ambito militare-storico gli valse numerosi riconoscimenti ufficiali e nel 1884 fu nominato membro della commissione incaricata di istituire il futuro Museo del Risorgimento di Milano. Continuò a dipingere fino agli ultimi anni di vita: nel 1887 realizzò una scena militare ora conservata al Museo Cantonale d'Arte di Lugano, e nel 1896 portò a termine un ritratto per l’Ospedale Maggiore di Milano.

    Morì a Milano il 29 novembre 1897.

    STIMA min € 2000 - max € 2500

    Lotto 9  

    Giornata di caccia

    Sebastiano De Albertis Sebastiano De Albertis
    Milano 1828 - 1897
    Olio su tavola cm 24x45,5 firmato in basso a dx S.Albertis

    Nato a Milano il 14 gennaio 1828, Sebastiano De Albertis si formò all’Accademia di Belle Arti di Brera, frequentando gli studi dei pittori di storia Domenico Induno, Gerolamo Induno e Roberto Focosi. All’inizio la sua partecipazione alle esposizioni di Brera fu irregolare, perché in quegli anni prese parte come volontario ai moti risorgimentali e alle guerre d’indipendenza.
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    Nel 1855 decise di dedicarsi con decisione al genere militare e patriottico: scene di battaglie, assalti, cariche, soldati e eserciti divennero il fulcro della sua produzione artistica.

    Dopo il ritorno a Milano aderì alla “Società della Confusion”, che nel 1875 si trasformò nell’Circolo degli Artisti, trovando in quel contesto un clima culturale vivace e propenso al rinnovamento: in quegli anni sperimentò l’acquerello e realizzò scene meno solenni, legate alla vita quotidiana, alle corse di cavalli, a momenti di costume.

    Nel 1874 un evento tragico lo segnò profondamente: la morte del suo unico figlio lo spinse a tornare con forza alla pittura patriottica, a una rappresentazione della storia e del conflitto più intensa e meditata. Tra le sue opere più celebri figura La Carica di Pastrengo, dipinta nel 1880, che testimonia la sua capacità di rendere con realismo e drammaticità le vicende delle guerre d’indipendenza.

    La sua reputazione in ambito militare-storico gli valse numerosi riconoscimenti ufficiali e nel 1884 fu nominato membro della commissione incaricata di istituire il futuro Museo del Risorgimento di Milano. Continuò a dipingere fino agli ultimi anni di vita: nel 1887 realizzò una scena militare ora conservata al Museo Cantonale d'Arte di Lugano, e nel 1896 portò a termine un ritratto per l’Ospedale Maggiore di Milano.

    Morì a Milano il 29 novembre 1897.



    2 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 10  

    Liguria

    Luigi Clara
    Torino ante 1875 - Genova 1925
    Olio su cartone cornice cm 54.5x154.5, sx cm 35x25.5, centro cm 35x70, dx 35x25.5 firmato in basso a sx L.Clara

    Luigi Clara nacque probabilmente tra il 1870 e il 1875 nella zona del Canavese, con molta probabilità a Montanaro Canavese o Torino, e si affermò come pittore sensibile e attento alla natura tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Fin da giovane dimostrò una spiccata vocazione artistica e iniziò a esporre i suoi primi lavori alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, partecipando con regolarità alle mostre locali e consolidando una reputazione nella scena piemontese.
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    Clara si formò in gran parte da autodidatta, pur restando ben inserito nel vivace ambiente artistico italiano, e si confrontò con le influenze della tradizione ottocentesca piemontese e della cosiddetta Scuola Grigia Genovese, sviluppando uno stile personale fondato sull’osservazione attenta del paesaggio e della vita quotidiana.

    All’inizio del Novecento si trasferì stabilmente a Genova, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui ampliò la gamma dei soggetti trattati, dedicandosi ai paesaggi marini, agli scorci dell’entroterra ligure e alle vedute urbane, rappresentati con delicatezza, atmosfere luminose e un senso di serenità contemplativa. La sua pittura si caratterizza per la cura dei dettagli naturali, per la resa della luce e delle sfumature del cielo, e per la capacità di trasmettere quiete e armonia, qualità che resero le sue opere apprezzate sia dal pubblico sia dai collezionisti.

    Nonostante la documentazione sulla sua vita e sulla sua produzione sia limitata, Luigi Clara partecipò regolarmente a mostre e rassegne artistiche in Piemonte e Liguria, consolidando la sua presenza nella cultura artistica del tempo. Morì a Genova nel 1925Luigi Clara nacque probabilmente tra il 1870 e il 1875 nella zona del Canavese, con molta probabilità a Montanaro Canavese o Torino, e si affermò come pittore sensibile e attento alla natura tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Fin da giovane dimostrò una spiccata vocazione artistica e iniziò a esporre i suoi primi lavori alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, partecipando con regolarità alle mostre locali e consolidando una reputazione nella scena piemontese. Clara si formò in gran parte da autodidatta, pur restando ben inserito nel vivace ambiente artistico italiano, e si confrontò con le influenze della tradizione ottocentesca piemontese e della cosiddetta Scuola Grigia Genovese, sviluppando uno stile personale fondato sull’osservazione attenta del paesaggio e della vita quotidiana.

    All’inizio del Novecento si trasferì stabilmente a Genova, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui ampliò la gamma dei soggetti trattati, dedicandosi ai paesaggi marini, agli scorci dell’entroterra ligure e alle vedute urbane, rappresentati con delicatezza, atmosfere luminose e un senso di serenità contemplativa. La sua pittura si caratterizza per la cura dei dettagli naturali, per la resa della luce e delle sfumature del cielo, e per la capacità di trasmettere quiete e armonia, qualità che resero le sue opere apprezzate sia dal pubblico sia dai collezionisti.

    Nonostante la documentazione sulla sua vita e sulla sua produzione sia limitata, Luigi Clara partecipò regolarmente a mostre e rassegne artistiche in Piemonte e Liguria, consolidando la sua presenza nella cultura artistica del tempo. Morì a Genova nel 1925.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 10  

    Liguria

    Luigi Clara Luigi Clara
    Torino ante 1875 - Genova 1925
    Olio su cartone cornice cm 54.5x154.5, sx cm 35x25.5, centro cm 35x70, dx 35x25.5 firmato in basso a sx L.Clara

    Luigi Clara nacque probabilmente tra il 1870 e il 1875 nella zona del Canavese, con molta probabilità a Montanaro Canavese o Torino, e si affermò come pittore sensibile e attento alla natura tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Fin da giovane dimostrò una spiccata vocazione artistica e iniziò a esporre i suoi primi lavori alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, partecipando con regolarità alle mostre locali e consolidando una reputazione nella scena piemontese.
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    Clara si formò in gran parte da autodidatta, pur restando ben inserito nel vivace ambiente artistico italiano, e si confrontò con le influenze della tradizione ottocentesca piemontese e della cosiddetta Scuola Grigia Genovese, sviluppando uno stile personale fondato sull’osservazione attenta del paesaggio e della vita quotidiana.

    All’inizio del Novecento si trasferì stabilmente a Genova, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui ampliò la gamma dei soggetti trattati, dedicandosi ai paesaggi marini, agli scorci dell’entroterra ligure e alle vedute urbane, rappresentati con delicatezza, atmosfere luminose e un senso di serenità contemplativa. La sua pittura si caratterizza per la cura dei dettagli naturali, per la resa della luce e delle sfumature del cielo, e per la capacità di trasmettere quiete e armonia, qualità che resero le sue opere apprezzate sia dal pubblico sia dai collezionisti.

    Nonostante la documentazione sulla sua vita e sulla sua produzione sia limitata, Luigi Clara partecipò regolarmente a mostre e rassegne artistiche in Piemonte e Liguria, consolidando la sua presenza nella cultura artistica del tempo. Morì a Genova nel 1925Luigi Clara nacque probabilmente tra il 1870 e il 1875 nella zona del Canavese, con molta probabilità a Montanaro Canavese o Torino, e si affermò come pittore sensibile e attento alla natura tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Fin da giovane dimostrò una spiccata vocazione artistica e iniziò a esporre i suoi primi lavori alla Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, partecipando con regolarità alle mostre locali e consolidando una reputazione nella scena piemontese. Clara si formò in gran parte da autodidatta, pur restando ben inserito nel vivace ambiente artistico italiano, e si confrontò con le influenze della tradizione ottocentesca piemontese e della cosiddetta Scuola Grigia Genovese, sviluppando uno stile personale fondato sull’osservazione attenta del paesaggio e della vita quotidiana.

    All’inizio del Novecento si trasferì stabilmente a Genova, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui ampliò la gamma dei soggetti trattati, dedicandosi ai paesaggi marini, agli scorci dell’entroterra ligure e alle vedute urbane, rappresentati con delicatezza, atmosfere luminose e un senso di serenità contemplativa. La sua pittura si caratterizza per la cura dei dettagli naturali, per la resa della luce e delle sfumature del cielo, e per la capacità di trasmettere quiete e armonia, qualità che resero le sue opere apprezzate sia dal pubblico sia dai collezionisti.

    Nonostante la documentazione sulla sua vita e sulla sua produzione sia limitata, Luigi Clara partecipò regolarmente a mostre e rassegne artistiche in Piemonte e Liguria, consolidando la sua presenza nella cultura artistica del tempo. Morì a Genova nel 1925.



    4 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 11  

    Toscana

    Lodovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 37,5x44,4 firmato in basso a dx L.Tommasi

    Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori.
    Clicca per espandere

    Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.

    Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.

    Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.

    Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 11  

    Toscana

    Lodovico Tommasi Lodovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 37,5x44,4 firmato in basso a dx L.Tommasi

    Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori.
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    Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.

    Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.

    Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.

    Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 12  

    Tra gli ulivi

    Giovanni Lomi
    Livorno 1889 - 1969
    Olio su tavola cm 23,5x32 firmato in basso a sx G.Lomi

    Giovanni Lomi nacque a Livorno nel 1889 e morì nella stessa città nel 1969. Rimasto orfano in giovane età, fu affidato a una famiglia contadina, dove sviluppò una precoce passione per il disegno e la pittura.
    Clicca per espandere

    Iniziò la sua carriera artistica intorno al 1918 e tenne la sua prima mostra personale a Firenze nel 1922. Nel corso della sua carriera, Lomi partecipò a numerose esposizioni, tra cui diverse edizioni della Biennale di Venezia e delle Quadriennali romane. Fu membro attivo del Gruppo Labronico, un'associazione di artisti livornesi, e le sue opere furono influenzate dalla corrente dei Macchiaioli, mostrando affinità con artisti come Telemaco Signorini e Giovanni Fattori. Parallelamente alla pittura, Lomi coltivò una carriera come baritono, esibendosi in ambito operistico. Tra le sue opere più note si annoverano paesaggi toscani e scene di vita quotidiana, caratterizzati da una tavolozza cromatica delicata e una tecnica pittorica che riflette l'influenza macchiaiola. Le sue opere sono state vendute in numerose aste, consolidando la sua reputazione nel panorama artistico italiano

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 12  

    Tra gli ulivi

    Giovanni Lomi Giovanni Lomi
    Livorno 1889 - 1969
    Olio su tavola cm 23,5x32 firmato in basso a sx G.Lomi

    Giovanni Lomi nacque a Livorno nel 1889 e morì nella stessa città nel 1969. Rimasto orfano in giovane età, fu affidato a una famiglia contadina, dove sviluppò una precoce passione per il disegno e la pittura.
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    Iniziò la sua carriera artistica intorno al 1918 e tenne la sua prima mostra personale a Firenze nel 1922. Nel corso della sua carriera, Lomi partecipò a numerose esposizioni, tra cui diverse edizioni della Biennale di Venezia e delle Quadriennali romane. Fu membro attivo del Gruppo Labronico, un'associazione di artisti livornesi, e le sue opere furono influenzate dalla corrente dei Macchiaioli, mostrando affinità con artisti come Telemaco Signorini e Giovanni Fattori. Parallelamente alla pittura, Lomi coltivò una carriera come baritono, esibendosi in ambito operistico. Tra le sue opere più note si annoverano paesaggi toscani e scene di vita quotidiana, caratterizzati da una tavolozza cromatica delicata e una tecnica pittorica che riflette l'influenza macchiaiola. Le sue opere sono state vendute in numerose aste, consolidando la sua reputazione nel panorama artistico italiano



    6 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 13  

    Maternita'

    Lodovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 29x23 firmato in basso a dx Tommasi

    Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori.
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    Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.

    Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.

    Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.

    Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 13  

    Maternita'

    Lodovico Tommasi Lodovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 29x23 firmato in basso a dx Tommasi

    Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori.
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    Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.

    Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.

    Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.

    Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante.



    2 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 14  

    A passeggio

    Lodovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 20,5x16 firmato in basso a dx Tommasi

    Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori.
    Clicca per espandere

    Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.

    Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.

    Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.

    Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 14  

    A passeggio

    Lodovico Tommasi Lodovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 20,5x16 firmato in basso a dx Tommasi

    Lodovico o Ludovico Tommasi è stato un pittore e incisore italiano, associato ai movimenti dei Macchiaioli e del Divisionismo. Proveniente da una famiglia di artisti, con il fratello Angiolo e il cugino Adolfo anch'essi pittori.
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    Inizialmente si dedicò alla musica, diplomandosi in violino al Conservatorio di Firenze sotto la guida di Ettore Martini. Tuttavia, l'ambiente familiare e la frequentazione di artisti come Silvestro Lega, ospite frequente nella villa di famiglia a Bellariva, lo indirizzarono verso la pittura.

    Esordì nel 1884 alla Promotrice Fiorentina con uno "Studio dal vero" e nel 1886 partecipò all'Esposizione di Belle Arti di Livorno con "Bellariva sull'Arno a Firenze". Durante il servizio militare a Milano (1888-1891), entrò in contatto con ambienti artistici lombardi. Successivamente, insieme al fratello Angiolo, frequentò il cenacolo artistico di Torre del Lago, legato al compositore Giacomo Puccini, dove conobbe esponenti dell'avanguardia toscana come Galileo Chini e Oscar Ghiglia.

    Verso la fine del XIX secolo, si avvicinò al Divisionismo, influenzato dall'amico Plinio Nomellini. Partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Biennale di Venezia del 1895 con l'opera "Notti umane". Nel 1905 fu tra i promotori della Prima Mostra d'Arte Toscana e nel 1907 aderì al gruppo "Giovane Etruria", che mirava a recuperare la tradizione naturalistica toscana in risposta alle avanguardie del periodo.

    Negli anni Dieci, Tommasi si dedicò all'incisione, studiando presso l'Accademia delle Arti e del Disegno di Ravenna con Vittorio Guaccimanni. Nel 1912 fondò una scuola libera di acquaforte a Firenze. Continuò a esporre regolarmente, partecipando alle Biennali di Venezia fino al 1936. Negli anni Trenta, realizzò opere di grandi dimensioni come "Vita semplice", esposta alla Biennale del 1930.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze nel 1941 ed è sepolto nel Cimitero delle Porte Sante.



    2 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 15  

    Pinerolo

    Alfredo Beisone
    Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
    Olio su tavola cm 27x37,5 firmato in basso a dx A.Beisone

    Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione.
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    Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.

    Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.

    Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.

    Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.

    La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana.

    STIMA min € 700 - max € 800

    Lotto 15  

    Pinerolo

    Alfredo Beisone Alfredo Beisone
    Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
    Olio su tavola cm 27x37,5 firmato in basso a dx A.Beisone

    Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione.
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    Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.

    Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.

    Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.

    Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.

    La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana.



    2 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 16  

    Paesaggio innevato

    Alfredo Beisone
    Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
    Olio su tavola cm 28x37,5 firmato in basso a dx A.Beisone

    Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione.
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    Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.

    Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.

    Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.

    Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.

    La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana.

    STIMA min € 700 - max € 800

    Lotto 16  

    Paesaggio innevato

    Alfredo Beisone Alfredo Beisone
    Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
    Olio su tavola cm 28x37,5 firmato in basso a dx A.Beisone

    Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione.
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    Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.

    Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.

    Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.

    Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.

    La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 17  

    Paesaggio rurale

    Carlo Follini
    Domodossola 1848 - Pegli 1939
    Olio su tavola cm 27x44,5 firmato in basso a sx C.Follini

    Carlo Follini nacque a Domodossola il 24 agosto 1848, figlio di Giorgio, colonnello dell’esercito, e di Teresa Portis. Fin dalla giovane età, il futuro artista manifestò un vivo interesse per l’arte, dedicandosi in maniera autodidatta alla pittura e alla scultura.
    Clicca per espandere

    Inizialmente impegnato negli studi matematici a Torino, ben presto decise di seguire la sua vera vocazione, iscrivendosi all’Accademia Albertina. Qui ebbe l’opportunità di apprendere i fondamenti dell’arte sotto la guida di Antonio Fontanesi, rinomato pittore paesaggista, che influenzò profondamente il suo percorso creativo.

    Durante la sua carriera, Follini si fece notare esponendo numerosi studi dal vero, tra cui rilevanti partecipazioni in rassegne artistiche sia in Italia che all’estero. Le sue opere, caratterizzate da una pennellata sciolta e da un tratto elegante, riescono a catturare la bellezza dei paesaggi, testimonianza dell’influenza della Scuola di Rivara e dei contemporanei artisti francesi. Tra le opere più celebri si ricordano “Campagna napoletana”, “La siesta”, “Sui monti”, “Guado”, “Canal grande a Venezia”, “Frasche dorate”, “Silenzio verde” e “La dent du Geant”.

    Negli ultimi anni della sua vita, Follini si stabilì a Pegli, un caratteristico quartiere di Genova, dove continuò a lavorare e a contribuire al panorama artistico nazionale fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1938. La sua eredità artistica rimane viva grazie alla presenza delle sue opere in importanti collezioni private e pubbliche, che testimoniano un percorso artistico segnato da passione, dedizione e talento.

    STIMA min € 1000 - max € 1200

    Lotto 17  

    Paesaggio rurale

    Carlo Follini Carlo Follini
    Domodossola 1848 - Pegli 1939
    Olio su tavola cm 27x44,5 firmato in basso a sx C.Follini

    Carlo Follini nacque a Domodossola il 24 agosto 1848, figlio di Giorgio, colonnello dell’esercito, e di Teresa Portis. Fin dalla giovane età, il futuro artista manifestò un vivo interesse per l’arte, dedicandosi in maniera autodidatta alla pittura e alla scultura.
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    Inizialmente impegnato negli studi matematici a Torino, ben presto decise di seguire la sua vera vocazione, iscrivendosi all’Accademia Albertina. Qui ebbe l’opportunità di apprendere i fondamenti dell’arte sotto la guida di Antonio Fontanesi, rinomato pittore paesaggista, che influenzò profondamente il suo percorso creativo.

    Durante la sua carriera, Follini si fece notare esponendo numerosi studi dal vero, tra cui rilevanti partecipazioni in rassegne artistiche sia in Italia che all’estero. Le sue opere, caratterizzate da una pennellata sciolta e da un tratto elegante, riescono a catturare la bellezza dei paesaggi, testimonianza dell’influenza della Scuola di Rivara e dei contemporanei artisti francesi. Tra le opere più celebri si ricordano “Campagna napoletana”, “La siesta”, “Sui monti”, “Guado”, “Canal grande a Venezia”, “Frasche dorate”, “Silenzio verde” e “La dent du Geant”.

    Negli ultimi anni della sua vita, Follini si stabilì a Pegli, un caratteristico quartiere di Genova, dove continuò a lavorare e a contribuire al panorama artistico nazionale fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1938. La sua eredità artistica rimane viva grazie alla presenza delle sue opere in importanti collezioni private e pubbliche, che testimoniano un percorso artistico segnato da passione, dedizione e talento.



    2 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 18  

    Vetta innevata

    Giuseppe Carozzi
    MIlano 1864-1938
    Olio su cartone cm 50x79,5 firmato in basso a dx G.Carozzi

    Giuseppe Carozzi nacque a Milano il 29 giugno 1864 e sin da giovane manifestò una spiccata attitudine per la pittura, coltivata parallelamente agli studi classici e universitari. Dopo aver frequentato il liceo Beccaria e aver intrapreso studi in medicina e giurisprudenza, decise di dedicarsi completamente all’arte, affascinato dai paesaggi osservati nei musei e dalla pittura di Antonio Fontanesi.
    Clicca per espandere

    A Milano entrò in contatto con artisti come Leonardo Bazzaro e Filippo Carcano, consolidando la propria formazione e partecipando alle prime esposizioni della Società Promotrice delle Belle Arti, dove fin da giovane si fece notare per la sensibilità e la qualità del disegno.

    Carozzi sviluppò una carriera poliedrica che lo portò a esporre regolarmente alla Triennale di Brera e alla Biennale di Venezia fin dalla prima edizione del 1895, partecipando anche a mostre all’estero, tra cui Monaco di Baviera, Berlino e Parigi, ottenendo riconoscimenti per la capacità di rappresentare la natura con fedeltà e poesia. La sua pittura si concentrò principalmente sul paesaggio: lagune, montagne, scene agresti e scorci urbani, resi con cura della luce, dei riflessi e delle atmosfere, in cui traspariva una profonda partecipazione emotiva al vero. Accanto ai paesaggi, Carozzi affrontò anche soggetti intimisti e effetti di luce particolari, come vedute notturne, innevate e sul mare, dimostrando una costante attenzione al mutare delle stagioni e all’armonia dei colori.

    Attivo anche nella vita culturale milanese, nel 1900 fu nominato direttore della Famiglia artistica di Milano e organizzò importanti esposizioni, promuovendo la pittura lombarda e contribuendo al fermento artistico della città. Nel primo dopoguerra continuò a dipingere, ispirandosi ai paesaggi alpini e alle atmosfere naturali che lo avevano accompagnato fin dall’inizio della carriera. Giuseppe Carozzi morì a Montecarlo il 17 febbraio 1938Giuseppe Carozzi nacque a Milano il 29 giugno 1864 e sin da giovane manifestò una spiccata attitudine per la pittura, coltivata parallelamente agli studi classici e universitari. Dopo aver frequentato il liceo Beccaria e aver intrapreso studi in medicina e giurisprudenza, decise di dedicarsi completamente all’arte, affascinato dai paesaggi osservati nei musei e dalla pittura di Antonio Fontanesi. A Milano entrò in contatto con artisti come Leonardo Bazzaro e Filippo Carcano, consolidando la propria formazione e partecipando alle prime esposizioni della Società Promotrice delle Belle Arti, dove fin da giovane si fece notare per la sensibilità e la qualità del disegno.

    Carozzi sviluppò una carriera poliedrica che lo portò a esporre regolarmente alla Triennale di Brera e alla Biennale di Venezia fin dalla prima edizione del 1895, partecipando anche a mostre all’estero, tra cui Monaco di Baviera, Berlino e Parigi, ottenendo riconoscimenti per la capacità di rappresentare la natura con fedeltà e poesia. La sua pittura si concentrò principalmente sul paesaggio: lagune, montagne, scene agresti e scorci urbani, resi con cura della luce, dei riflessi e delle atmosfere, in cui traspariva una profonda partecipazione emotiva al vero. Accanto ai paesaggi, Carozzi affrontò anche soggetti intimisti e effetti di luce particolari, come vedute notturne, innevate e sul mare, dimostrando una costante attenzione al mutare delle stagioni e all’armonia dei colori.

    Attivo anche nella vita culturale milanese, nel 1900 fu nominato direttore della Famiglia artistica di Milano e organizzò importanti esposizioni, promuovendo la pittura lombarda e contribuendo al fermento artistico della città. Nel primo dopoguerra continuò a dipingere, ispirandosi ai paesaggi alpini e alle atmosfere naturali che lo avevano accompagnato fin dall’inizio della carriera. Giuseppe Carozzi morì a Montecarlo il 17 febbraio 1938.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 18  

    Vetta innevata

    Giuseppe Carozzi Giuseppe Carozzi
    MIlano 1864-1938
    Olio su cartone cm 50x79,5 firmato in basso a dx G.Carozzi

    Giuseppe Carozzi nacque a Milano il 29 giugno 1864 e sin da giovane manifestò una spiccata attitudine per la pittura, coltivata parallelamente agli studi classici e universitari. Dopo aver frequentato il liceo Beccaria e aver intrapreso studi in medicina e giurisprudenza, decise di dedicarsi completamente all’arte, affascinato dai paesaggi osservati nei musei e dalla pittura di Antonio Fontanesi.
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    A Milano entrò in contatto con artisti come Leonardo Bazzaro e Filippo Carcano, consolidando la propria formazione e partecipando alle prime esposizioni della Società Promotrice delle Belle Arti, dove fin da giovane si fece notare per la sensibilità e la qualità del disegno.

    Carozzi sviluppò una carriera poliedrica che lo portò a esporre regolarmente alla Triennale di Brera e alla Biennale di Venezia fin dalla prima edizione del 1895, partecipando anche a mostre all’estero, tra cui Monaco di Baviera, Berlino e Parigi, ottenendo riconoscimenti per la capacità di rappresentare la natura con fedeltà e poesia. La sua pittura si concentrò principalmente sul paesaggio: lagune, montagne, scene agresti e scorci urbani, resi con cura della luce, dei riflessi e delle atmosfere, in cui traspariva una profonda partecipazione emotiva al vero. Accanto ai paesaggi, Carozzi affrontò anche soggetti intimisti e effetti di luce particolari, come vedute notturne, innevate e sul mare, dimostrando una costante attenzione al mutare delle stagioni e all’armonia dei colori.

    Attivo anche nella vita culturale milanese, nel 1900 fu nominato direttore della Famiglia artistica di Milano e organizzò importanti esposizioni, promuovendo la pittura lombarda e contribuendo al fermento artistico della città. Nel primo dopoguerra continuò a dipingere, ispirandosi ai paesaggi alpini e alle atmosfere naturali che lo avevano accompagnato fin dall’inizio della carriera. Giuseppe Carozzi morì a Montecarlo il 17 febbraio 1938Giuseppe Carozzi nacque a Milano il 29 giugno 1864 e sin da giovane manifestò una spiccata attitudine per la pittura, coltivata parallelamente agli studi classici e universitari. Dopo aver frequentato il liceo Beccaria e aver intrapreso studi in medicina e giurisprudenza, decise di dedicarsi completamente all’arte, affascinato dai paesaggi osservati nei musei e dalla pittura di Antonio Fontanesi. A Milano entrò in contatto con artisti come Leonardo Bazzaro e Filippo Carcano, consolidando la propria formazione e partecipando alle prime esposizioni della Società Promotrice delle Belle Arti, dove fin da giovane si fece notare per la sensibilità e la qualità del disegno.

    Carozzi sviluppò una carriera poliedrica che lo portò a esporre regolarmente alla Triennale di Brera e alla Biennale di Venezia fin dalla prima edizione del 1895, partecipando anche a mostre all’estero, tra cui Monaco di Baviera, Berlino e Parigi, ottenendo riconoscimenti per la capacità di rappresentare la natura con fedeltà e poesia. La sua pittura si concentrò principalmente sul paesaggio: lagune, montagne, scene agresti e scorci urbani, resi con cura della luce, dei riflessi e delle atmosfere, in cui traspariva una profonda partecipazione emotiva al vero. Accanto ai paesaggi, Carozzi affrontò anche soggetti intimisti e effetti di luce particolari, come vedute notturne, innevate e sul mare, dimostrando una costante attenzione al mutare delle stagioni e all’armonia dei colori.

    Attivo anche nella vita culturale milanese, nel 1900 fu nominato direttore della Famiglia artistica di Milano e organizzò importanti esposizioni, promuovendo la pittura lombarda e contribuendo al fermento artistico della città. Nel primo dopoguerra continuò a dipingere, ispirandosi ai paesaggi alpini e alle atmosfere naturali che lo avevano accompagnato fin dall’inizio della carriera. Giuseppe Carozzi morì a Montecarlo il 17 febbraio 1938.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 19  

    Sentiero montano

    Paolo Sala
    Milano 1859 - 1924
    Olio su cartone cm 53x36 firmato in basso a sx Paolo Sala

    Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito.
    Clicca per espandere

    Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito. Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924.

    STIMA min € 500 - max € 700

    Lotto 19  

    Sentiero montano

    Paolo Sala Paolo Sala
    Milano 1859 - 1924
    Olio su cartone cm 53x36 firmato in basso a sx Paolo Sala

    Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito.
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    Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito. Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Ottorino Campagnari
    Mestre 1910 - Torino 1982
    Olio su tela applicata cm 40x30 firmato in basso a dx O.Campagnari

    Ottorino Campagnari è stato un illustre artista paesaggista dello stile tardo ottocentesco, la cui carriera artistica ha inizio fin da giovane. Si specializzò nell'affresco di scene montane e nelle vibranti rappresentazioni delle mareggiate lungo la costa ligure, in particolare nelle vicinanze di Varigotti, dove spesso soggiornava per trarre ispirazione.
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    La sua presenza artistica è stata notevole, partecipando a numerose mostre nazionali, tra cui spicca la sua partecipazione alla Promotrice di belle arti di Torino nel 1942. Campagnari ha tenuto sia mostre personali che ha partecipato a esposizioni collettive in Italia e all'estero.

    Le sue composizioni si caratterizzano per la loro piacevolezza e per la capacità espressiva dell'artista. Questa capacità espressiva è indubbiamente degna di interesse, paragonabile ai suoi paesaggi. È sostenuta da una solida e attenta preparazione artistica, che gli ha permesso in molti casi di catturare in modo straordinario la bellezza e l'autenticità di un paesaggio, spesso accompagnato da figure umane, e il mondo circostante. Questa impostazione artistica è rimasta costante nel tempo, mantenendo la sua struttura e la sua suggestiva adesione alle montagne che erano care ad altri grandi maestri dell'arte come Maggi, Musso, Rolla e Angelo Abrate.

    È evidente che Campagnari ha mantenuto intatto il suo dialogo con la natura, preservando la genuinità delle sue immagini, la fedeltà all'ambiente e la coerenza nella testimonianza di un dipingere che ha conquistato il pubblico per il suo costante amore per l'antica "veduta" e per il suo sincero intento rappresentativo. La sua raffigurazione è sempre piacevole, pronta a catturare il profondo significato di una tradizione paesaggistica che sembra resistere a ogni cambiamento estetico. Questa tradizione è indissolubilmente legata alla cultura figurativa piemontese dell'Ottocento e del Primo Novecento.

    Campagnari ha sviluppato una linea espressiva distintiva e inconfondibile, dimostrando una notevole abilità nel rendere con leggerezza e delicatezza il candido manto della neve e nel catturare gli ultimi dettagli di un paesaggio in continua trasformazione con il passare delle stagioni. La sua opera è un tributo duraturo alla bellezza della natura e alla ricca tradizione artistica dell'Ottocento e del primo Novecento, che continua a influenzare e a ispirare gli amanti di un genere pittorico che, pur in un mondo in continua evoluzione, resta un richiamo sentito e rassicurante nelle giornate agitate della nostra esistenza.

    STIMA min € 500 - max € 700

    Ottorino Campagnari Ottorino Campagnari
    Mestre 1910 - Torino 1982
    Olio su tela applicata cm 40x30 firmato in basso a dx O.Campagnari

    Ottorino Campagnari è stato un illustre artista paesaggista dello stile tardo ottocentesco, la cui carriera artistica ha inizio fin da giovane. Si specializzò nell'affresco di scene montane e nelle vibranti rappresentazioni delle mareggiate lungo la costa ligure, in particolare nelle vicinanze di Varigotti, dove spesso soggiornava per trarre ispirazione.
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    La sua presenza artistica è stata notevole, partecipando a numerose mostre nazionali, tra cui spicca la sua partecipazione alla Promotrice di belle arti di Torino nel 1942. Campagnari ha tenuto sia mostre personali che ha partecipato a esposizioni collettive in Italia e all'estero.

    Le sue composizioni si caratterizzano per la loro piacevolezza e per la capacità espressiva dell'artista. Questa capacità espressiva è indubbiamente degna di interesse, paragonabile ai suoi paesaggi. È sostenuta da una solida e attenta preparazione artistica, che gli ha permesso in molti casi di catturare in modo straordinario la bellezza e l'autenticità di un paesaggio, spesso accompagnato da figure umane, e il mondo circostante. Questa impostazione artistica è rimasta costante nel tempo, mantenendo la sua struttura e la sua suggestiva adesione alle montagne che erano care ad altri grandi maestri dell'arte come Maggi, Musso, Rolla e Angelo Abrate.

    È evidente che Campagnari ha mantenuto intatto il suo dialogo con la natura, preservando la genuinità delle sue immagini, la fedeltà all'ambiente e la coerenza nella testimonianza di un dipingere che ha conquistato il pubblico per il suo costante amore per l'antica "veduta" e per il suo sincero intento rappresentativo. La sua raffigurazione è sempre piacevole, pronta a catturare il profondo significato di una tradizione paesaggistica che sembra resistere a ogni cambiamento estetico. Questa tradizione è indissolubilmente legata alla cultura figurativa piemontese dell'Ottocento e del Primo Novecento.

    Campagnari ha sviluppato una linea espressiva distintiva e inconfondibile, dimostrando una notevole abilità nel rendere con leggerezza e delicatezza il candido manto della neve e nel catturare gli ultimi dettagli di un paesaggio in continua trasformazione con il passare delle stagioni. La sua opera è un tributo duraturo alla bellezza della natura e alla ricca tradizione artistica dell'Ottocento e del primo Novecento, che continua a influenzare e a ispirare gli amanti di un genere pittorico che, pur in un mondo in continua evoluzione, resta un richiamo sentito e rassicurante nelle giornate agitate della nostra esistenza.



    8 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lodovico Zambelletti
    Calolziocorte 1841 - Milano 1890
    Olio su tela cm 42x65 firmato in basso a dx L.Zambelletti

    Lodovico Zambelletti nacque a Milano nel 1881 in una famiglia benestante, nipote dell’imprenditore fondatore della nota casa farmaceutica che porta lo stesso cognome. Fin da giovane manifestò una forte inclinazione per le arti, dedicandosi alla pittura dopo aver completato gli studi classici e intrapreso un percorso di formazione accademica all’Accademia di Brera, dove fu allievo di Cesare Tallone, Camillo Rapetti, Vespasiano Bignami e Giuseppe Mentessi.
    Clicca per espandere

    Qui Zambelletti sviluppò un linguaggio personale che, pur radicato nella tradizione accademica, si apriva alle suggestioni del primo Novecento, combinando sensibilità formale e attenzione all’atmosfera.

    Nel corso della sua carriera esplorò diverse tecniche e soggetti, spaziando dalla ritrattistica alla figura di genere, dai paesaggi alle scene di vita quotidiana. La sua opera, eseguita con olio, acquerello, pastello e carboncino, si distingue per la cura della luce, dei dettagli e dell’atmosfera, qualità che gli valsero ampi consensi sia in ambito nazionale sia internazionale. Partecipò regolarmente a esposizioni di rilievo, tra cui la XIV Biennale di Venezia nel 1924, e alla Società Permanente di Milano, consolidando la propria presenza nel panorama artistico italiano e distinguendosi soprattutto come ritrattista.

    Tra i suoi lavori più significativi si ricordano paesaggi come Riva Valdobbia – Mercato e numerosi ritratti di figure della borghesia milanese, molti dei quali oggi conservati nella Quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano, in linea con la volontà testamentaria dell’artista di lasciare un’eredità alla città e alla comunità che lo aveva formato. La sua pittura si caratterizza per la capacità di coniugare solidità formale e leggerezza luministica, catturando l’essenza dei soggetti con equilibrio tra realismo e sensibilità poetica.

    Lodovico Zambelletti morì a Milano nel 1966, all’età di 85 anniLodovico Zambelletti nacque a Milano nel 1881 in una famiglia benestante, nipote dell’imprenditore fondatore della nota casa farmaceutica che porta lo stesso cognome. Fin da giovane manifestò una forte inclinazione per le arti, dedicandosi alla pittura dopo aver completato gli studi classici e intrapreso un percorso di formazione accademica all’Accademia di Brera, dove fu allievo di Cesare Tallone, Camillo Rapetti, Vespasiano Bignami e Giuseppe Mentessi. Qui Zambelletti sviluppò un linguaggio personale che, pur radicato nella tradizione accademica, si apriva alle suggestioni del primo Novecento, combinando sensibilità formale e attenzione all’atmosfera.

    Nel corso della sua carriera esplorò diverse tecniche e soggetti, spaziando dalla ritrattistica alla figura di genere, dai paesaggi alle scene di vita quotidiana. La sua opera, eseguita con olio, acquerello, pastello e carboncino, si distingue per la cura della luce, dei dettagli e dell’atmosfera, qualità che gli valsero ampi consensi sia in ambito nazionale sia internazionale. Partecipò regolarmente a esposizioni di rilievo, tra cui la XIV Biennale di Venezia nel 1924, e alla Società Permanente di Milano, consolidando la propria presenza nel panorama artistico italiano e distinguendosi soprattutto come ritrattista.

    Tra i suoi lavori più significativi si ricordano paesaggi come Riva Valdobbia – Mercato e numerosi ritratti di figure della borghesia milanese, molti dei quali oggi conservati nella Quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano, in linea con la volontà testamentaria dell’artista di lasciare un’eredità alla città e alla comunità che lo aveva formato. La sua pittura si caratterizza per la capacità di coniugare solidità formale e leggerezza luministica, catturando l’essenza dei soggetti con equilibrio tra realismo e sensibilità poetica.

    Lodovico Zambelletti morì a Milano nel 1966, all’età di 85 anni.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lodovico Zambelletti Lodovico Zambelletti
    Calolziocorte 1841 - Milano 1890
    Olio su tela cm 42x65 firmato in basso a dx L.Zambelletti

    Lodovico Zambelletti nacque a Milano nel 1881 in una famiglia benestante, nipote dell’imprenditore fondatore della nota casa farmaceutica che porta lo stesso cognome. Fin da giovane manifestò una forte inclinazione per le arti, dedicandosi alla pittura dopo aver completato gli studi classici e intrapreso un percorso di formazione accademica all’Accademia di Brera, dove fu allievo di Cesare Tallone, Camillo Rapetti, Vespasiano Bignami e Giuseppe Mentessi.
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    Qui Zambelletti sviluppò un linguaggio personale che, pur radicato nella tradizione accademica, si apriva alle suggestioni del primo Novecento, combinando sensibilità formale e attenzione all’atmosfera.

    Nel corso della sua carriera esplorò diverse tecniche e soggetti, spaziando dalla ritrattistica alla figura di genere, dai paesaggi alle scene di vita quotidiana. La sua opera, eseguita con olio, acquerello, pastello e carboncino, si distingue per la cura della luce, dei dettagli e dell’atmosfera, qualità che gli valsero ampi consensi sia in ambito nazionale sia internazionale. Partecipò regolarmente a esposizioni di rilievo, tra cui la XIV Biennale di Venezia nel 1924, e alla Società Permanente di Milano, consolidando la propria presenza nel panorama artistico italiano e distinguendosi soprattutto come ritrattista.

    Tra i suoi lavori più significativi si ricordano paesaggi come Riva Valdobbia – Mercato e numerosi ritratti di figure della borghesia milanese, molti dei quali oggi conservati nella Quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano, in linea con la volontà testamentaria dell’artista di lasciare un’eredità alla città e alla comunità che lo aveva formato. La sua pittura si caratterizza per la capacità di coniugare solidità formale e leggerezza luministica, catturando l’essenza dei soggetti con equilibrio tra realismo e sensibilità poetica.

    Lodovico Zambelletti morì a Milano nel 1966, all’età di 85 anniLodovico Zambelletti nacque a Milano nel 1881 in una famiglia benestante, nipote dell’imprenditore fondatore della nota casa farmaceutica che porta lo stesso cognome. Fin da giovane manifestò una forte inclinazione per le arti, dedicandosi alla pittura dopo aver completato gli studi classici e intrapreso un percorso di formazione accademica all’Accademia di Brera, dove fu allievo di Cesare Tallone, Camillo Rapetti, Vespasiano Bignami e Giuseppe Mentessi. Qui Zambelletti sviluppò un linguaggio personale che, pur radicato nella tradizione accademica, si apriva alle suggestioni del primo Novecento, combinando sensibilità formale e attenzione all’atmosfera.

    Nel corso della sua carriera esplorò diverse tecniche e soggetti, spaziando dalla ritrattistica alla figura di genere, dai paesaggi alle scene di vita quotidiana. La sua opera, eseguita con olio, acquerello, pastello e carboncino, si distingue per la cura della luce, dei dettagli e dell’atmosfera, qualità che gli valsero ampi consensi sia in ambito nazionale sia internazionale. Partecipò regolarmente a esposizioni di rilievo, tra cui la XIV Biennale di Venezia nel 1924, e alla Società Permanente di Milano, consolidando la propria presenza nel panorama artistico italiano e distinguendosi soprattutto come ritrattista.

    Tra i suoi lavori più significativi si ricordano paesaggi come Riva Valdobbia – Mercato e numerosi ritratti di figure della borghesia milanese, molti dei quali oggi conservati nella Quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano, in linea con la volontà testamentaria dell’artista di lasciare un’eredità alla città e alla comunità che lo aveva formato. La sua pittura si caratterizza per la capacità di coniugare solidità formale e leggerezza luministica, catturando l’essenza dei soggetti con equilibrio tra realismo e sensibilità poetica.

    Lodovico Zambelletti morì a Milano nel 1966, all’età di 85 anni.



    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 22  

    Venezia 1902

    Ascano Chiericati
    Vicenza 1866 - Roma 1913
    Olio su tavola cm 23,5x39,5 firmato in basso a dx A.Chiericati

    Ascanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano.
    Clicca per espandere

    Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.

    Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.

    Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.

    Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anniAscanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano. Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.

    Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.

    Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.

    Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anni.

    STIMA min € 1000 - max € 1200

    Lotto 22  

    Venezia 1902

    Ascano Chiericati Ascano Chiericati
    Vicenza 1866 - Roma 1913
    Olio su tavola cm 23,5x39,5 firmato in basso a dx A.Chiericati

    Ascanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano.
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    Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.

    Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.

    Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.

    Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anniAscanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano. Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.

    Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.

    Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.

    Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anni.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 23  

    Venezia 1902

    Ascano Chiericati
    Vicenza 1866 - Roma 1913
    Olio su tavola cm 24x39 firmato in basso a sx A.Chiericati

    Ascanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano.
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    Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.

    Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.

    Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.

    Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anniAscanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano. Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.

    Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.

    Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.

    Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anni.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 23  

    Venezia 1902

    Ascano Chiericati Ascano Chiericati
    Vicenza 1866 - Roma 1913
    Olio su tavola cm 24x39 firmato in basso a sx A.Chiericati

    Ascanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano.
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    Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.

    Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.

    Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.

    Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anniAscanio Chiericati nacque a Vicenza nel 1866 e fu un pittore attivo tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Appartenente all’ambiente artistico veneto, compì i suoi studi nella città natale e sviluppò un linguaggio pittorico radicato nella tradizione italiana dell’epoca, pur mantenendo un proprio interesse per le prospettive moderne che si affermavano nel panorama culturale italiano. Dopo la formazione vicentina si trasferì a Roma, città in cui trascorse alcuni anni della sua vita artistica, confrontandosi con l’ambiente artistico della capitale e con le tendenze pittoriche che lambivano le nuove correnti europee.

    Chiericati espose le sue opere in diverse sedi importanti, partecipando alle Esposizioni Nazionali d’Arte e alle biennali della sua epoca. Tra le sue partecipazioni più rilevanti vi è quella alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, dove presentò opere di genere figurativo incentrate su fantasia e rappresentazioni realistiche, segno della sua capacità di spaziare nei soggetti pur mantenendo sempre un forte legame con la scuola pittorica italiana.

    Le sue opere, oggi conosciute anche attraverso passaggi in aste e collezioni private, mostrano una particolare attenzione alla figura umana e alle composizioni narrative, spesso accompagnate da una sensibilità per il colore e la forma che riflette la tensione tra la tradizione locale e le novità espressive dell’arte italiana di quell’epoca. Diversi dipinti attribuiti a Chiericati — tra cui ritratti e studi di figura — compaiono ancora sul mercato dell’arte, testimoniando l’interesse duraturo per la sua produzione.

    Nelle Raccolte Civiche del Comune di Vicenza è inoltre conservata un’opera che lo ritrae realizzata nel 1910 dal pittore Alessandro Milesi, segno della sua presenza nell’ambiente culturale dei suoi contemporanei. Chiericati morì nel 1913 all’età di 47 anni.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Giuseppe Mentessi
    Ferrara 1857 - Milano 1931
    Olio su tavola cm 24,5x33,5 firmato in basso a sx Giuseppe MentessiGiuseppe Mentessi, nato a Ferrara il 29 settembre 1857, proveniva da una famiglia di modesti commercianti, Michele e Teresa Bentini. La sua vita artistica fu segnata dalla povertà causata dalla morte del padre nel 1864, ma grazie ai sacrifici della madre, riuscì a avviare la propria formazione artistica.
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    Dal 1870 al 1872 frequentò la scuola d'ornato del Civico Ateneo ferrarese insieme a G. Previati, suo amico per tutta la vita. Nel 1872 ottenne una menzione onorevole in assonometria e collaborò con A. Barlaam nei corsi di disegno.

    Con il sostegno del Comune e dell'amministrazione provinciale di Ferrara, Mentessi continuò gli studi presso la Regia Accademia di Parma dal 1873 al 1876. Qui si dedicò anche al teatro Regio e nel 1876 vinse una medaglia d'oro per un saggio scenografico esposto a Parma. Nel 1878 si trasferì a Milano per studiare all'Accademia di Brera, vincendo una medaglia d'argento nel 1879.

    Durante il periodo milanese, Mentessi si unì al circolo artistico progressista, la Famiglia artistica, insieme a Previati, Longoni, Segantini e altri. Nel 1880 partecipò all'Esposizione nazionale di Torino e negli anni successivi espose regolarmente alle mostre dell'Accademia di Brera. Nel 1887 fu nominato professore di paesaggio presso la scuola di prospettiva di Brera.

    Negli anni successivi, Mentessi esplorò tematiche simboliste e si avvicinò al socialismo umanitario di F. Turati. Nel 1895 presentò "Panem nostrum quotidianum" alla Biennale di Venezia, un'opera che affrontava la pellagra nelle campagne del Ferrarese. Partecipò regolarmente alla Biennale fino al 1914, ad eccezione del 1910.

    Il periodo del maggio 1898 a Milano influenzò profondamente Mentessi, che realizzò opere come "L'arrestato" e "Lagrime". Intorno al 1900, si avvicinò al divisionismo con "Ora triste". Dal 1907, oltre alla pittura, si dedicò all'insegnamento, dirigendo la Scuola festiva di disegno professionale e successivamente insegnando prospettiva e scenografia a Brera.

    Negli anni successivi, Mentessi partecipò a varie esposizioni nazionali e internazionali, ricevendo riconoscimenti ufficiali per opere come "Madre operaia" e "Gloria!". Negli anni della prima guerra mondiale, dipinse opere ispirate al conflitto. Dopo il pensionamento nel 1924, ricevette la medaglia d'oro di benemerito dell'istruzione. Continuò a dipingere paesaggi e a dedicarsi all'istruzione fino alla sua morte il 14 giugno 1931 a Milano. Venne sepolto nel cimitero monumentale della certosa di Ferrara.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Giuseppe Mentessi Giuseppe Mentessi
    Ferrara 1857 - Milano 1931
    Olio su tavola cm 24,5x33,5 firmato in basso a sx Giuseppe MentessiGiuseppe Mentessi, nato a Ferrara il 29 settembre 1857, proveniva da una famiglia di modesti commercianti, Michele e Teresa Bentini. La sua vita artistica fu segnata dalla povertà causata dalla morte del padre nel 1864, ma grazie ai sacrifici della madre, riuscì a avviare la propria formazione artistica.
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    Dal 1870 al 1872 frequentò la scuola d'ornato del Civico Ateneo ferrarese insieme a G. Previati, suo amico per tutta la vita. Nel 1872 ottenne una menzione onorevole in assonometria e collaborò con A. Barlaam nei corsi di disegno.

    Con il sostegno del Comune e dell'amministrazione provinciale di Ferrara, Mentessi continuò gli studi presso la Regia Accademia di Parma dal 1873 al 1876. Qui si dedicò anche al teatro Regio e nel 1876 vinse una medaglia d'oro per un saggio scenografico esposto a Parma. Nel 1878 si trasferì a Milano per studiare all'Accademia di Brera, vincendo una medaglia d'argento nel 1879.

    Durante il periodo milanese, Mentessi si unì al circolo artistico progressista, la Famiglia artistica, insieme a Previati, Longoni, Segantini e altri. Nel 1880 partecipò all'Esposizione nazionale di Torino e negli anni successivi espose regolarmente alle mostre dell'Accademia di Brera. Nel 1887 fu nominato professore di paesaggio presso la scuola di prospettiva di Brera.

    Negli anni successivi, Mentessi esplorò tematiche simboliste e si avvicinò al socialismo umanitario di F. Turati. Nel 1895 presentò "Panem nostrum quotidianum" alla Biennale di Venezia, un'opera che affrontava la pellagra nelle campagne del Ferrarese. Partecipò regolarmente alla Biennale fino al 1914, ad eccezione del 1910.

    Il periodo del maggio 1898 a Milano influenzò profondamente Mentessi, che realizzò opere come "L'arrestato" e "Lagrime". Intorno al 1900, si avvicinò al divisionismo con "Ora triste". Dal 1907, oltre alla pittura, si dedicò all'insegnamento, dirigendo la Scuola festiva di disegno professionale e successivamente insegnando prospettiva e scenografia a Brera.

    Negli anni successivi, Mentessi partecipò a varie esposizioni nazionali e internazionali, ricevendo riconoscimenti ufficiali per opere come "Madre operaia" e "Gloria!". Negli anni della prima guerra mondiale, dipinse opere ispirate al conflitto. Dopo il pensionamento nel 1924, ricevette la medaglia d'oro di benemerito dell'istruzione. Continuò a dipingere paesaggi e a dedicarsi all'istruzione fino alla sua morte il 14 giugno 1931 a Milano. Venne sepolto nel cimitero monumentale della certosa di Ferrara.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 25  

    paesaggio

    Luigi Brignoli
    Palosco (Bg) 1881 - Bergamo 1952
    Olio su tavola cm 24x31 firmato in basso a dx L.Brignoli

    Luigi Brignoli nacque il 18 aprile 1881 a Palosco, in provincia di Bergamo, e morì a Bergamo nel 1952. Dopo aver frequentato l'Accademia Carrara di Bergamo, dove fu allievo di Cesare Tallone e Ponziano Loverini, proseguì la sua formazione all'Accademia di Brera a Milano, che frequentò per due anni.
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    La sua carriera artistica lo vide partecipare a numerose esposizioni. Nel 1907 prese parte alla VII Esposizione Internazionale d'Arte della Città di Venezia con il dipinto "Penombre". Nel 1918, durante la Biennale di Brera, presentò l'opera "1914", che gli valse la medaglia d'oro del Ministero della Pubblica Istruzione. Quest'opera, una rappresentazione simbolica dei lutti causati dall'invasione tedesca, fu acquistata dal governo belga e rimase esposta al Museo Reale di Bruxelles dal 1922 al 1930.

    Nel 1922, Brignoli intraprese un viaggio in Nord Africa, visitando l'Algeria e la Tunisia. Al suo ritorno, espose le opere realizzate durante il soggiorno africano al Circolo Artistico Bergamasco, ottenendo elogi sia dal pubblico che dalla critica. Nel 1926, succedette al suo maestro Ponziano Loverini nella direzione dell'Accademia Carrara di Bergamo, ruolo che mantenne fino al 1945, quando fu sostituito da Mario Sironi. Nello stesso anno, Brignoli sposò Anita Taramelli, compagna di viaggio in numerose sue esplorazioni artistiche, tra cui Belgio, Olanda, Sardegna e Africa.

    Oltre ai paesaggi, Brignoli si distinse come ritrattista, realizzando numerosi ritratti di notabili arabi. La sua pittura "africana" lo posiziona come pioniere di un tema che influenzò molti altri artisti bergamaschi, tra cui Giorgio Oprandi, Ernesto Quarti Marchiò e Romualdo Locatelli. Questi artisti, affascinati dal suo lavoro, intrapresero viaggi simili in Nord Africa, contribuendo all'espansione del movimento orientalista.

    Nel 1934, Brignoli organizzò una mostra personale intitolata "Tripolitania" al Circolo Artistico Bergamasco, presentando opere ispirate ai suoi viaggi in Africa. Nel 1942, partecipò a una mostra alla Permanente di Milano insieme ad altri artisti, tra cui Cugusiini e Della Foglia.

    Le opere di Luigi Brignoli sono state esposte in diverse sedi prestigiose, tra cui la Galleria Pesaro di Milano nel 1926, e hanno ricevuto riconoscimenti in mostre internazionali come quelle di Bruxelles e Buenos Aires nel 1911. La sua arte continua a essere apprezzata per la profondità emotiva e la precisione tecnica, offrendo uno sguardo intimo sulle culture e i paesaggi che ha rappresentato.

    STIMA min € 700 - max € 800

    Lotto 25  

    paesaggio

    Luigi Brignoli Luigi Brignoli
    Palosco (Bg) 1881 - Bergamo 1952
    Olio su tavola cm 24x31 firmato in basso a dx L.Brignoli

    Luigi Brignoli nacque il 18 aprile 1881 a Palosco, in provincia di Bergamo, e morì a Bergamo nel 1952. Dopo aver frequentato l'Accademia Carrara di Bergamo, dove fu allievo di Cesare Tallone e Ponziano Loverini, proseguì la sua formazione all'Accademia di Brera a Milano, che frequentò per due anni.
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    La sua carriera artistica lo vide partecipare a numerose esposizioni. Nel 1907 prese parte alla VII Esposizione Internazionale d'Arte della Città di Venezia con il dipinto "Penombre". Nel 1918, durante la Biennale di Brera, presentò l'opera "1914", che gli valse la medaglia d'oro del Ministero della Pubblica Istruzione. Quest'opera, una rappresentazione simbolica dei lutti causati dall'invasione tedesca, fu acquistata dal governo belga e rimase esposta al Museo Reale di Bruxelles dal 1922 al 1930.

    Nel 1922, Brignoli intraprese un viaggio in Nord Africa, visitando l'Algeria e la Tunisia. Al suo ritorno, espose le opere realizzate durante il soggiorno africano al Circolo Artistico Bergamasco, ottenendo elogi sia dal pubblico che dalla critica. Nel 1926, succedette al suo maestro Ponziano Loverini nella direzione dell'Accademia Carrara di Bergamo, ruolo che mantenne fino al 1945, quando fu sostituito da Mario Sironi. Nello stesso anno, Brignoli sposò Anita Taramelli, compagna di viaggio in numerose sue esplorazioni artistiche, tra cui Belgio, Olanda, Sardegna e Africa.

    Oltre ai paesaggi, Brignoli si distinse come ritrattista, realizzando numerosi ritratti di notabili arabi. La sua pittura "africana" lo posiziona come pioniere di un tema che influenzò molti altri artisti bergamaschi, tra cui Giorgio Oprandi, Ernesto Quarti Marchiò e Romualdo Locatelli. Questi artisti, affascinati dal suo lavoro, intrapresero viaggi simili in Nord Africa, contribuendo all'espansione del movimento orientalista.

    Nel 1934, Brignoli organizzò una mostra personale intitolata "Tripolitania" al Circolo Artistico Bergamasco, presentando opere ispirate ai suoi viaggi in Africa. Nel 1942, partecipò a una mostra alla Permanente di Milano insieme ad altri artisti, tra cui Cugusiini e Della Foglia.

    Le opere di Luigi Brignoli sono state esposte in diverse sedi prestigiose, tra cui la Galleria Pesaro di Milano nel 1926, e hanno ricevuto riconoscimenti in mostre internazionali come quelle di Bruxelles e Buenos Aires nel 1911. La sua arte continua a essere apprezzata per la profondità emotiva e la precisione tecnica, offrendo uno sguardo intimo sulle culture e i paesaggi che ha rappresentato.



    4 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 26  

    Paesaggio montano

    Oreste Albertini
    Torre del Mangano (PV) 1887 - Besano (VA) 1953
    Olio su tavola cm 28,5x38,5 firmato in basso a dx O.Albertini

    Oreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese.
    Clicca per espandere

    La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a BesanoOreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a Besano.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 26  

    Paesaggio montano

    Oreste Albertini Oreste Albertini
    Torre del Mangano (PV) 1887 - Besano (VA) 1953
    Olio su tavola cm 28,5x38,5 firmato in basso a dx O.Albertini

    Oreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese.
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    La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a BesanoOreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a Besano.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 27  

    Brianza

    Arturo Ferrari
    Milano 1861 - 1932
    Olio su tela cm 22x33 firmato in basso a dx A.Ferrari

    Arturo Ferrari nacque a Milano il 26 gennaio 1861 in una famiglia di artisti, e fin da ragazzo fu avviato alla pittura dal padre, che aveva lavorato come decoratore collaborando con pittori dell’epoca. Proseguì la sua formazione artistica all’Accademia di Brera a Milano dal 1877 al 1884 sotto la guida di Giuseppe Bertini, frequentando contemporaneamente lo studio di Gerolamo Induno, figura di spicco della pittura lombarda.
    Clicca per espandere



    Debuttò nel 1879 all’Esposizione di Belle Arti di Brera con una veduta dell’interno del Duomo di Milano, dando avvio a un percorso artistico incentrato soprattutto sulla rappresentazione prospettica della città e dei suoi angoli caratteristici. Nel cuore della sua produzione si trovano soprattutto vedute architettoniche, scorci urbani, interni di chiese, navigli, piazze e paesaggi in cui rivive l’atmosfera poetica e sentimentale della “Vecchia Milano”, un volto della città destinato a scomparire con le profonde trasformazioni urbanistiche degli anni successivi. Questa capacità di coniugare rigore prospettico e sensibilità romantica lo rese presto tra i principali interpreti di questo filone pittorico.

    Ferrari mantenne uno stile coerente con la tradizione lombarda romantica, rimanendo sostanzialmente indifferente ai movimenti più avanguardisti dell’epoca e alle novità tecniche come il divisionismo, preferendo ritrarre il mondo con fedeltà e chiarezza narrativa. Partecipò con regolarità alle principali esposizioni artistiche italiane fino al 1932, anno della sua morte, ottenendo numerosi riconoscimenti ufficiali e un costante apprezzamento da parte del pubblico e della critica conservatrice.

    Nel corso della sua lunga attività dipinse e acquerellò non solo vedute milanesi ma anche scorci di altre città italiane come Como, Pavia e Venezia, e paesaggi più ampi di campagna e di montagna. Opere significative come Interno della chiesa di Sant’Antonio in Milano, Una via di Milano e L’aperta vita operosa sono testimonianze dell’attenzione con cui Ferrari seppe cogliere e fissare sulla tela frammenti di vita e di architettura urbana. Diverse sue tele sono conservate in istituzioni museali, tra cui la Galleria d’Arte Moderna di Milano e raccolte civiche, mentre molte altre fanno parte di collezioni private.

    Arturo Ferrari morì a Milano il 31 ottobre 1932 all’età di 71 anni

    STIMA min € 500 - max € 700

    Lotto 27  

    Brianza

    Arturo Ferrari Arturo Ferrari
    Milano 1861 - 1932
    Olio su tela cm 22x33 firmato in basso a dx A.Ferrari

    Arturo Ferrari nacque a Milano il 26 gennaio 1861 in una famiglia di artisti, e fin da ragazzo fu avviato alla pittura dal padre, che aveva lavorato come decoratore collaborando con pittori dell’epoca. Proseguì la sua formazione artistica all’Accademia di Brera a Milano dal 1877 al 1884 sotto la guida di Giuseppe Bertini, frequentando contemporaneamente lo studio di Gerolamo Induno, figura di spicco della pittura lombarda.
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    Debuttò nel 1879 all’Esposizione di Belle Arti di Brera con una veduta dell’interno del Duomo di Milano, dando avvio a un percorso artistico incentrato soprattutto sulla rappresentazione prospettica della città e dei suoi angoli caratteristici. Nel cuore della sua produzione si trovano soprattutto vedute architettoniche, scorci urbani, interni di chiese, navigli, piazze e paesaggi in cui rivive l’atmosfera poetica e sentimentale della “Vecchia Milano”, un volto della città destinato a scomparire con le profonde trasformazioni urbanistiche degli anni successivi. Questa capacità di coniugare rigore prospettico e sensibilità romantica lo rese presto tra i principali interpreti di questo filone pittorico.

    Ferrari mantenne uno stile coerente con la tradizione lombarda romantica, rimanendo sostanzialmente indifferente ai movimenti più avanguardisti dell’epoca e alle novità tecniche come il divisionismo, preferendo ritrarre il mondo con fedeltà e chiarezza narrativa. Partecipò con regolarità alle principali esposizioni artistiche italiane fino al 1932, anno della sua morte, ottenendo numerosi riconoscimenti ufficiali e un costante apprezzamento da parte del pubblico e della critica conservatrice.

    Nel corso della sua lunga attività dipinse e acquerellò non solo vedute milanesi ma anche scorci di altre città italiane come Como, Pavia e Venezia, e paesaggi più ampi di campagna e di montagna. Opere significative come Interno della chiesa di Sant’Antonio in Milano, Una via di Milano e L’aperta vita operosa sono testimonianze dell’attenzione con cui Ferrari seppe cogliere e fissare sulla tela frammenti di vita e di architettura urbana. Diverse sue tele sono conservate in istituzioni museali, tra cui la Galleria d’Arte Moderna di Milano e raccolte civiche, mentre molte altre fanno parte di collezioni private.

    Arturo Ferrari morì a Milano il 31 ottobre 1932 all’età di 71 anni



    2 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 28  

    Sulla panchina

    Luigi Lanza
    Venezia 1860-1913
    Olio su cartone cm 31,5x47,5 firmato in basso a dx Lanza

    Luigi Lanza nacque a Venezia nel 1860 e fin da giovane manifestò una forte vocazione per la pittura, coltivata all’Accademia di Belle Arti della sua città natale, dove affinò le tecniche del disegno e dell’olio, avvicinandosi alla tradizione del vedutismo veneziano. Fratello del pittore Giovanni Lanza, sviluppò un linguaggio pittorico incentrato sulla rappresentazione di vedute, marine e paesaggi lagunari, prestando particolare attenzione alla prospettiva, ai riflessi sull’acqua e all’atmosfera dei luoghi che ritraeva.
    Clicca per espandere



    Nel corso della sua carriera espose regolarmente nelle principali rassegne artistiche italiane, tra cui le mostre di Torino, Firenze, Milano e Genova, proponendo opere che illustravano scorci di Venezia, del Lido, della Laguna e di altre città italiane come Napoli. La sua pittura si caratterizza per l’equilibrio tra la precisione prospettica e la resa luministica: le sue marine e vedute urbane trasmettono una vibrante presenza atmosferica, con riflessi sull’acqua e tonalità che suggeriscono il movimento e la vita silenziosa dei luoghi.

    Lanza partecipò anche a esposizioni internazionali, tra cui la Mostra d’Arte Italiana a Londra nel 1888, ampliando la propria visibilità oltre i confini nazionali. Tra le sue opere più note si ricordano Riva a Venezia, Al Lido, Sulla Laguna, Fondamenta della Misericordia e la Veduta di Castel dell’Ovo a Napoli, tutte esempi della sua capacità di combinare rigore tecnico e sensibilità poetica. La sua attività continuò almeno fino al 1913Luigi Lanza nacque a Venezia nel 1860 e fin da giovane manifestò una forte vocazione per la pittura, coltivata all’Accademia di Belle Arti della sua città natale, dove affinò le tecniche del disegno e dell’olio, avvicinandosi alla tradizione del vedutismo veneziano. Fratello del pittore Giovanni Lanza, sviluppò un linguaggio pittorico incentrato sulla rappresentazione di vedute, marine e paesaggi lagunari, prestando particolare attenzione alla prospettiva, ai riflessi sull’acqua e all’atmosfera dei luoghi che ritraeva.

    Nel corso della sua carriera espose regolarmente nelle principali rassegne artistiche italiane, tra cui le mostre di Torino, Firenze, Milano e Genova, proponendo opere che illustravano scorci di Venezia, del Lido, della Laguna e di altre città italiane come Napoli. La sua pittura si caratterizza per l’equilibrio tra la precisione prospettica e la resa luministica: le sue marine e vedute urbane trasmettono una vibrante presenza atmosferica, con riflessi sull’acqua e tonalità che suggeriscono il movimento e la vita silenziosa dei luoghi.

    Lanza partecipò anche a esposizioni internazionali, tra cui la Mostra d’Arte Italiana a Londra nel 1888, ampliando la propria visibilità oltre i confini nazionali. Tra le sue opere più note si ricordano Riva a Venezia, Al Lido, Sulla Laguna, Fondamenta della Misericordia e la Veduta di Castel dell’Ovo a Napoli, tutte esempi della sua capacità di combinare rigore tecnico e sensibilità poetica. La sua attività continuò almeno fino al 1913.

    STIMA min € 400 - max € 500

    Lotto 28  

    Sulla panchina

    Luigi Lanza Luigi Lanza
    Venezia 1860-1913
    Olio su cartone cm 31,5x47,5 firmato in basso a dx Lanza

    Luigi Lanza nacque a Venezia nel 1860 e fin da giovane manifestò una forte vocazione per la pittura, coltivata all’Accademia di Belle Arti della sua città natale, dove affinò le tecniche del disegno e dell’olio, avvicinandosi alla tradizione del vedutismo veneziano. Fratello del pittore Giovanni Lanza, sviluppò un linguaggio pittorico incentrato sulla rappresentazione di vedute, marine e paesaggi lagunari, prestando particolare attenzione alla prospettiva, ai riflessi sull’acqua e all’atmosfera dei luoghi che ritraeva.
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    Nel corso della sua carriera espose regolarmente nelle principali rassegne artistiche italiane, tra cui le mostre di Torino, Firenze, Milano e Genova, proponendo opere che illustravano scorci di Venezia, del Lido, della Laguna e di altre città italiane come Napoli. La sua pittura si caratterizza per l’equilibrio tra la precisione prospettica e la resa luministica: le sue marine e vedute urbane trasmettono una vibrante presenza atmosferica, con riflessi sull’acqua e tonalità che suggeriscono il movimento e la vita silenziosa dei luoghi.

    Lanza partecipò anche a esposizioni internazionali, tra cui la Mostra d’Arte Italiana a Londra nel 1888, ampliando la propria visibilità oltre i confini nazionali. Tra le sue opere più note si ricordano Riva a Venezia, Al Lido, Sulla Laguna, Fondamenta della Misericordia e la Veduta di Castel dell’Ovo a Napoli, tutte esempi della sua capacità di combinare rigore tecnico e sensibilità poetica. La sua attività continuò almeno fino al 1913Luigi Lanza nacque a Venezia nel 1860 e fin da giovane manifestò una forte vocazione per la pittura, coltivata all’Accademia di Belle Arti della sua città natale, dove affinò le tecniche del disegno e dell’olio, avvicinandosi alla tradizione del vedutismo veneziano. Fratello del pittore Giovanni Lanza, sviluppò un linguaggio pittorico incentrato sulla rappresentazione di vedute, marine e paesaggi lagunari, prestando particolare attenzione alla prospettiva, ai riflessi sull’acqua e all’atmosfera dei luoghi che ritraeva.

    Nel corso della sua carriera espose regolarmente nelle principali rassegne artistiche italiane, tra cui le mostre di Torino, Firenze, Milano e Genova, proponendo opere che illustravano scorci di Venezia, del Lido, della Laguna e di altre città italiane come Napoli. La sua pittura si caratterizza per l’equilibrio tra la precisione prospettica e la resa luministica: le sue marine e vedute urbane trasmettono una vibrante presenza atmosferica, con riflessi sull’acqua e tonalità che suggeriscono il movimento e la vita silenziosa dei luoghi.

    Lanza partecipò anche a esposizioni internazionali, tra cui la Mostra d’Arte Italiana a Londra nel 1888, ampliando la propria visibilità oltre i confini nazionali. Tra le sue opere più note si ricordano Riva a Venezia, Al Lido, Sulla Laguna, Fondamenta della Misericordia e la Veduta di Castel dell’Ovo a Napoli, tutte esempi della sua capacità di combinare rigore tecnico e sensibilità poetica. La sua attività continuò almeno fino al 1913.



    2 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 29  

    Colori del tramonto

    Giuseppe Sorgiani
    Veneto 1889 - 1952
    Olio su cartone cm 40x49,5 firmato in basso a dx Sorgiani

    Giuseppe Sorgiani nacque nel 1889 in Veneto e si affermò come pittore, litografo, illustratore e cartellonista tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento. Formatosi in un contesto artistico veneto, sviluppò una solida tecnica pittorica e una sensibilità particolare per il paesaggio e le scene di vita quotidiana.
    Clicca per espandere

    Sin dai primi anni prese parte a importanti esposizioni regionali e nazionali, tra cui la I Mostra d’Arte Trevigiana nel 1907 e l’Esposizione delle Tre Venezie alla Galleria Pesaro di Milano nel 1917, presentando opere che già rivelavano la padronanza della forma e la capacità di cogliere l’atmosfera dei luoghi.

    Negli anni successivi Sorgiani ampliò la propria attività artistica occupandosi anche di cartellonistica e illustrazione, realizzando targhe pubblicitarie per aziende veneziane e disegni promozionali per il Lido di Venezia, oltre a collaborazioni a volumi illustrati come L’Italia e la sua guerra. La sua pittura si distingue per la cura formale e l’attenzione alla luce e al colore, con una resa dei paesaggi, delle marine e delle vedute naturalistiche che fonde classicismo e sensibilità realistica, restituendo al tempo stesso l’atmosfera idilliaca dei luoghi ritratti. Tra le sue opere più note si ricordano Antiche mura e Notturno, esempi della sua capacità di coniugare precisione tecnica e interpretazione poetica della natura.

    Giuseppe Sorgiani morì nel 1952Giuseppe Sorgiani nacque nel 1889 in Veneto e si affermò come pittore, litografo, illustratore e cartellonista tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento. Formatosi in un contesto artistico veneto, sviluppò una solida tecnica pittorica e una sensibilità particolare per il paesaggio e le scene di vita quotidiana. Sin dai primi anni prese parte a importanti esposizioni regionali e nazionali, tra cui la I Mostra d’Arte Trevigiana nel 1907 e l’Esposizione delle Tre Venezie alla Galleria Pesaro di Milano nel 1917, presentando opere che già rivelavano la padronanza della forma e la capacità di cogliere l’atmosfera dei luoghi.

    Negli anni successivi Sorgiani ampliò la propria attività artistica occupandosi anche di cartellonistica e illustrazione, realizzando targhe pubblicitarie per aziende veneziane e disegni promozionali per il Lido di Venezia, oltre a collaborazioni a volumi illustrati come L’Italia e la sua guerra. La sua pittura si distingue per la cura formale e l’attenzione alla luce e al colore, con una resa dei paesaggi, delle marine e delle vedute naturalistiche che fonde classicismo e sensibilità realistica, restituendo al tempo stesso l’atmosfera idilliaca dei luoghi ritratti. Tra le sue opere più note si ricordano Antiche mura e Notturno, esempi della sua capacità di coniugare precisione tecnica e interpretazione poetica della natura.

    Giuseppe Sorgiani morì nel 1952.

    STIMA min € 500 - max € 700

    Lotto 29  

    Colori del tramonto

    Giuseppe Sorgiani Giuseppe Sorgiani
    Veneto 1889 - 1952
    Olio su cartone cm 40x49,5 firmato in basso a dx Sorgiani

    Giuseppe Sorgiani nacque nel 1889 in Veneto e si affermò come pittore, litografo, illustratore e cartellonista tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento. Formatosi in un contesto artistico veneto, sviluppò una solida tecnica pittorica e una sensibilità particolare per il paesaggio e le scene di vita quotidiana.
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    Sin dai primi anni prese parte a importanti esposizioni regionali e nazionali, tra cui la I Mostra d’Arte Trevigiana nel 1907 e l’Esposizione delle Tre Venezie alla Galleria Pesaro di Milano nel 1917, presentando opere che già rivelavano la padronanza della forma e la capacità di cogliere l’atmosfera dei luoghi.

    Negli anni successivi Sorgiani ampliò la propria attività artistica occupandosi anche di cartellonistica e illustrazione, realizzando targhe pubblicitarie per aziende veneziane e disegni promozionali per il Lido di Venezia, oltre a collaborazioni a volumi illustrati come L’Italia e la sua guerra. La sua pittura si distingue per la cura formale e l’attenzione alla luce e al colore, con una resa dei paesaggi, delle marine e delle vedute naturalistiche che fonde classicismo e sensibilità realistica, restituendo al tempo stesso l’atmosfera idilliaca dei luoghi ritratti. Tra le sue opere più note si ricordano Antiche mura e Notturno, esempi della sua capacità di coniugare precisione tecnica e interpretazione poetica della natura.

    Giuseppe Sorgiani morì nel 1952Giuseppe Sorgiani nacque nel 1889 in Veneto e si affermò come pittore, litografo, illustratore e cartellonista tra la fine dell’Ottocento e la metà del Novecento. Formatosi in un contesto artistico veneto, sviluppò una solida tecnica pittorica e una sensibilità particolare per il paesaggio e le scene di vita quotidiana. Sin dai primi anni prese parte a importanti esposizioni regionali e nazionali, tra cui la I Mostra d’Arte Trevigiana nel 1907 e l’Esposizione delle Tre Venezie alla Galleria Pesaro di Milano nel 1917, presentando opere che già rivelavano la padronanza della forma e la capacità di cogliere l’atmosfera dei luoghi.

    Negli anni successivi Sorgiani ampliò la propria attività artistica occupandosi anche di cartellonistica e illustrazione, realizzando targhe pubblicitarie per aziende veneziane e disegni promozionali per il Lido di Venezia, oltre a collaborazioni a volumi illustrati come L’Italia e la sua guerra. La sua pittura si distingue per la cura formale e l’attenzione alla luce e al colore, con una resa dei paesaggi, delle marine e delle vedute naturalistiche che fonde classicismo e sensibilità realistica, restituendo al tempo stesso l’atmosfera idilliaca dei luoghi ritratti. Tra le sue opere più note si ricordano Antiche mura e Notturno, esempi della sua capacità di coniugare precisione tecnica e interpretazione poetica della natura.

    Giuseppe Sorgiani morì nel 1952.



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  • Lotto 30  

    Natura morta

    Anonimo siglato
    italia XIX - XX secolo
    Olio su tela cm 25x33 siglato in basso a dx F.R

    STIMA min € 700 - max € 800

    Lotto 30  

    Natura morta

    Anonimo Siglato Anonimo siglato
    italia XIX - XX secolo
    Olio su tela cm 25x33 siglato in basso a dx F.R



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  • Flaminio Penco
    Borgoforte ( MN ) 1892 - Iseo ( BS ) 1987
    Olio su tavola cm 29x41,5 firmato in basso a dx Flaminio Penco

    Flaminio Penco nacque il 5 giugno 1892 a Borgoforte, in provincia di Mantova, e si affermò come uno dei pittori lombardi più interessanti della prima metà del Novecento. Fin da giovane dimostrò un forte temperamento artistico, che lo portò a studiare pittura presso l’Accademia di Brera a Milano, dove perfezionò la tecnica e ricevette riconoscimenti che gli permisero anche di insegnare.
    Clicca per espandere

    La sua formazione, solida e attenta, gli consentì di sviluppare uno stile incentrato sulla resa realistica della luce e dell’atmosfera, con particolare sensibilità per paesaggi, marine, scorci urbani e ritratti.

    Negli anni Venti Penco partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Mostra Nazionale di Belle Arti alla Permanente di Milano, presentando opere come il trittico “Paesaggi della Valsassina” e “Testa di ragazza”, che evidenziavano la sua capacità di coniugare rigore tecnico e sensibilità poetica. Fu invitato anche a mostre dedicate al ritratto femminile e presentò vedute di luoghi italiani come Camogli, Desenzano sul Garda e Milano, alternando dipinti a pastelli, e realizzando opere che catturavano la luce e l’atmosfera dei luoghi con precisione e delicatezza.

    La sua produzione si distingue per l’attenzione alla luce, ai riflessi sull’acqua e alla composizione spaziale, come si può osservare in opere quali Lago d’Iseo e Laguna veneta al tramonto e Milano – Vecchia Piazza della Stazione Nord. L’artista seppe trattare con uguale cura paesaggi e figure umane, rendendo la sua pittura varia, armoniosa e capace di evocare la realtà con vivida intensità.

    Flaminio Penco visse una lunga vita dedicata all’arte e morì nel 1987 a Iseo, in provincia di Brescia, all’età di 95 anni.

    STIMA min € 500 - max € 700

    Flaminio Penco Flaminio Penco
    Borgoforte ( MN ) 1892 - Iseo ( BS ) 1987
    Olio su tavola cm 29x41,5 firmato in basso a dx Flaminio Penco

    Flaminio Penco nacque il 5 giugno 1892 a Borgoforte, in provincia di Mantova, e si affermò come uno dei pittori lombardi più interessanti della prima metà del Novecento. Fin da giovane dimostrò un forte temperamento artistico, che lo portò a studiare pittura presso l’Accademia di Brera a Milano, dove perfezionò la tecnica e ricevette riconoscimenti che gli permisero anche di insegnare.
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    La sua formazione, solida e attenta, gli consentì di sviluppare uno stile incentrato sulla resa realistica della luce e dell’atmosfera, con particolare sensibilità per paesaggi, marine, scorci urbani e ritratti.

    Negli anni Venti Penco partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Mostra Nazionale di Belle Arti alla Permanente di Milano, presentando opere come il trittico “Paesaggi della Valsassina” e “Testa di ragazza”, che evidenziavano la sua capacità di coniugare rigore tecnico e sensibilità poetica. Fu invitato anche a mostre dedicate al ritratto femminile e presentò vedute di luoghi italiani come Camogli, Desenzano sul Garda e Milano, alternando dipinti a pastelli, e realizzando opere che catturavano la luce e l’atmosfera dei luoghi con precisione e delicatezza.

    La sua produzione si distingue per l’attenzione alla luce, ai riflessi sull’acqua e alla composizione spaziale, come si può osservare in opere quali Lago d’Iseo e Laguna veneta al tramonto e Milano – Vecchia Piazza della Stazione Nord. L’artista seppe trattare con uguale cura paesaggi e figure umane, rendendo la sua pittura varia, armoniosa e capace di evocare la realtà con vivida intensità.

    Flaminio Penco visse una lunga vita dedicata all’arte e morì nel 1987 a Iseo, in provincia di Brescia, all’età di 95 anni.



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  • Lotto 32  

    Sulla spiaggia

    Firma indecifrata
    Italia XX secolo
    Olio su cartone cm 22x32 firmato in basso a sx

    STIMA min € 300 - max € 400

    Lotto 32  

    Sulla spiaggia

    Firma Indecifrata Firma indecifrata
    Italia XX secolo
    Olio su cartone cm 22x32 firmato in basso a sx



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  • Lotto 33  

    Fuori dalla chiesa

    Giuseppe Omio
    Lovere (BG) 1881 - Milano 1955
    Olio su tavola cm 32,5x24,5 firmato in basso a dx G.Omio

    Giuseppe Omio nacque a Lovere, in provincia di Bergamo, nel 1881 e si affermò come pittore italiano attivo nella prima metà del Novecento, noto per le sue vedute paesaggistiche e i soggetti legati alla natura alpina. Cominciò la sua formazione artistica all’Accademia Carrara di Bergamo, sotto la guida di P.
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    Loverini, dove sviluppò solide basi tecniche, e proseguì gli studi all’Accademia di Brera a Milano con Cesare Tallone, affinando la padronanza del disegno e della pittura.

    Durante gli anni della sua attività espositiva partecipò con regolarità alle principali rassegne artistiche lombarde, tra cui la Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, presentando opere come Echi alpini e Fra i ghiacci, e fu presente anche alle esposizioni della Famiglia Artistica milanese con la serie Impressioni e con un autoritratto. La sua presenza si estese anche all’ambito internazionale: nel 1907 espose a Parigi al Salon des Peintres Divisionnistes Italiens e nel 1912 partecipò a una mostra internazionale ad Amsterdam, consolidando la sua reputazione di pittore attento alla luce e all’atmosfera dei paesaggi.

    La pittura di Omio si distingue per la capacità di rendere con sensibilità le montagne, i laghi e le vedute alpine, combinando rigore tecnico e suggestione poetica. Le sue opere mostrano un uso luminoso della tavolozza e un’attenzione ai mutamenti stagionali e atmosferici, catturando la quiete e la bellezza meditativa dei luoghi. Dipinti come Lago d’Iseo e paesaggi alpini testimoniano la sua abilità nel fondere tradizione e sensibilità moderna, confermandolo come interprete della pittura paesaggistica italiana di inizio Novecento.

    Giuseppe Omio visse e lavorò a Milano, dedicandosi all’arte fino alla sua morte nel 1956.

    STIMA min € 500 - max € 700

    Lotto 33  

    Fuori dalla chiesa

    Giuseppe Omio Giuseppe Omio
    Lovere (BG) 1881 - Milano 1955
    Olio su tavola cm 32,5x24,5 firmato in basso a dx G.Omio

    Giuseppe Omio nacque a Lovere, in provincia di Bergamo, nel 1881 e si affermò come pittore italiano attivo nella prima metà del Novecento, noto per le sue vedute paesaggistiche e i soggetti legati alla natura alpina. Cominciò la sua formazione artistica all’Accademia Carrara di Bergamo, sotto la guida di P.
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    Loverini, dove sviluppò solide basi tecniche, e proseguì gli studi all’Accademia di Brera a Milano con Cesare Tallone, affinando la padronanza del disegno e della pittura.

    Durante gli anni della sua attività espositiva partecipò con regolarità alle principali rassegne artistiche lombarde, tra cui la Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906, presentando opere come Echi alpini e Fra i ghiacci, e fu presente anche alle esposizioni della Famiglia Artistica milanese con la serie Impressioni e con un autoritratto. La sua presenza si estese anche all’ambito internazionale: nel 1907 espose a Parigi al Salon des Peintres Divisionnistes Italiens e nel 1912 partecipò a una mostra internazionale ad Amsterdam, consolidando la sua reputazione di pittore attento alla luce e all’atmosfera dei paesaggi.

    La pittura di Omio si distingue per la capacità di rendere con sensibilità le montagne, i laghi e le vedute alpine, combinando rigore tecnico e suggestione poetica. Le sue opere mostrano un uso luminoso della tavolozza e un’attenzione ai mutamenti stagionali e atmosferici, catturando la quiete e la bellezza meditativa dei luoghi. Dipinti come Lago d’Iseo e paesaggi alpini testimoniano la sua abilità nel fondere tradizione e sensibilità moderna, confermandolo come interprete della pittura paesaggistica italiana di inizio Novecento.

    Giuseppe Omio visse e lavorò a Milano, dedicandosi all’arte fino alla sua morte nel 1956.



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  • Cesare Monti
    Brescia 1891 - Bellano 1959
    Olio su tela cm 40x63 firmato in basso a dx C.Monti

    Cesare Monti fu una delle figure più significative della pittura italiana della prima metà del Novecento, capace di attraversare linguaggi e stagioni artistiche mantenendo sempre una forte identità personale. Nacque a Brescia il 2 marzo 1891 in una famiglia modesta, figlio di un barbiere, e mostrò fin da giovanissimo una naturale inclinazione per il disegno e il colore.
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    Ancora adolescente ebbe l’opportunità di soggiornare a Parigi, esperienza decisiva per la sua formazione: tra il 1906 e il 1908 entrò in contatto con l’ambiente artistico della capitale francese, frequentò musei e atelier e si confrontò direttamente con l’impressionismo e il post-impressionismo, assimilando una nuova sensibilità luministica e cromatica.

    Rientrato in Italia, Monti si stabilì per un periodo in Val Sabbia, dove approfondì il proprio linguaggio pittorico in un contesto più raccolto e meditativo. Nel 1912 ottenne una borsa di studio che gli consentì di trasferirsi a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui aprì il suo studio in via Bagutta e iniziò a lavorare con continuità, inserendosi rapidamente nel vivace ambiente culturale milanese. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interruppe temporaneamente il suo percorso: Monti partecipò al conflitto, esperienza che segnò profondamente la sua sensibilità, ma al termine della guerra riprese a dipingere con rinnovata intensità.

    Negli anni Venti e Trenta la sua carriera conobbe una fase di piena maturità. Partecipò regolarmente alle principali esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come uno degli artisti più apprezzati del suo tempo. Pur non aderendo formalmente al movimento del Novecento Italiano, ne condivise alcune istanze, soprattutto il recupero della solidità formale e della centralità della figura, reinterpretate però attraverso una pittura più libera, vibrante e sensoriale. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante e culminò nel 1940 con una sala personale che sancì il riconoscimento ufficiale del suo valore artistico.

    La pittura di Cesare Monti si caratterizza per una continua tensione tra struttura e colore. Dopo le prime esperienze vicine al divisionismo, il suo linguaggio si fece progressivamente più fluido e materico, con una pennellata ampia e una tavolozza intensa. Affrontò con naturalezza una grande varietà di soggetti: paesaggi, nature morte, figure femminili, fiori e scorci urbani, sempre trattati con una profonda attenzione alla luce e all’atmosfera. Nei suoi dipinti la realtà non è mai descritta in modo puramente oggettivo, ma filtrata attraverso una sensibilità lirica che trasforma il dato visivo in esperienza emotiva.

    Negli ultimi anni continuò a lavorare con coerenza e passione, mantenendo viva la ricerca pittorica senza cedere alle mode effimere. Morì nel 1959 a Bellano, sul lago di ComoCesare Monti fu una delle figure più significative della pittura italiana della prima metà del Novecento, capace di attraversare linguaggi e stagioni artistiche mantenendo sempre una forte identità personale. Nacque a Brescia il 2 marzo 1891 in una famiglia modesta, figlio di un barbiere, e mostrò fin da giovanissimo una naturale inclinazione per il disegno e il colore. Ancora adolescente ebbe l’opportunità di soggiornare a Parigi, esperienza decisiva per la sua formazione: tra il 1906 e il 1908 entrò in contatto con l’ambiente artistico della capitale francese, frequentò musei e atelier e si confrontò direttamente con l’impressionismo e il post-impressionismo, assimilando una nuova sensibilità luministica e cromatica.

    Rientrato in Italia, Monti si stabilì per un periodo in Val Sabbia, dove approfondì il proprio linguaggio pittorico in un contesto più raccolto e meditativo. Nel 1912 ottenne una borsa di studio che gli consentì di trasferirsi a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui aprì il suo studio in via Bagutta e iniziò a lavorare con continuità, inserendosi rapidamente nel vivace ambiente culturale milanese. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interruppe temporaneamente il suo percorso: Monti partecipò al conflitto, esperienza che segnò profondamente la sua sensibilità, ma al termine della guerra riprese a dipingere con rinnovata intensità.

    Negli anni Venti e Trenta la sua carriera conobbe una fase di piena maturità. Partecipò regolarmente alle principali esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come uno degli artisti più apprezzati del suo tempo. Pur non aderendo formalmente al movimento del Novecento Italiano, ne condivise alcune istanze, soprattutto il recupero della solidità formale e della centralità della figura, reinterpretate però attraverso una pittura più libera, vibrante e sensoriale. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante e culminò nel 1940 con una sala personale che sancì il riconoscimento ufficiale del suo valore artistico.

    La pittura di Cesare Monti si caratterizza per una continua tensione tra struttura e colore. Dopo le prime esperienze vicine al divisionismo, il suo linguaggio si fece progressivamente più fluido e materico, con una pennellata ampia e una tavolozza intensa. Affrontò con naturalezza una grande varietà di soggetti: paesaggi, nature morte, figure femminili, fiori e scorci urbani, sempre trattati con una profonda attenzione alla luce e all’atmosfera. Nei suoi dipinti la realtà non è mai descritta in modo puramente oggettivo, ma filtrata attraverso una sensibilità lirica che trasforma il dato visivo in esperienza emotiva.

    Negli ultimi anni continuò a lavorare con coerenza e passione, mantenendo viva la ricerca pittorica senza cedere alle mode effimere. Morì nel 1959 a Bellano, sul lago di Como.

    STIMA min € 700 - max € 800

    Cesare Monti Cesare Monti
    Brescia 1891 - Bellano 1959
    Olio su tela cm 40x63 firmato in basso a dx C.Monti

    Cesare Monti fu una delle figure più significative della pittura italiana della prima metà del Novecento, capace di attraversare linguaggi e stagioni artistiche mantenendo sempre una forte identità personale. Nacque a Brescia il 2 marzo 1891 in una famiglia modesta, figlio di un barbiere, e mostrò fin da giovanissimo una naturale inclinazione per il disegno e il colore.
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    Ancora adolescente ebbe l’opportunità di soggiornare a Parigi, esperienza decisiva per la sua formazione: tra il 1906 e il 1908 entrò in contatto con l’ambiente artistico della capitale francese, frequentò musei e atelier e si confrontò direttamente con l’impressionismo e il post-impressionismo, assimilando una nuova sensibilità luministica e cromatica.

    Rientrato in Italia, Monti si stabilì per un periodo in Val Sabbia, dove approfondì il proprio linguaggio pittorico in un contesto più raccolto e meditativo. Nel 1912 ottenne una borsa di studio che gli consentì di trasferirsi a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui aprì il suo studio in via Bagutta e iniziò a lavorare con continuità, inserendosi rapidamente nel vivace ambiente culturale milanese. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interruppe temporaneamente il suo percorso: Monti partecipò al conflitto, esperienza che segnò profondamente la sua sensibilità, ma al termine della guerra riprese a dipingere con rinnovata intensità.

    Negli anni Venti e Trenta la sua carriera conobbe una fase di piena maturità. Partecipò regolarmente alle principali esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come uno degli artisti più apprezzati del suo tempo. Pur non aderendo formalmente al movimento del Novecento Italiano, ne condivise alcune istanze, soprattutto il recupero della solidità formale e della centralità della figura, reinterpretate però attraverso una pittura più libera, vibrante e sensoriale. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante e culminò nel 1940 con una sala personale che sancì il riconoscimento ufficiale del suo valore artistico.

    La pittura di Cesare Monti si caratterizza per una continua tensione tra struttura e colore. Dopo le prime esperienze vicine al divisionismo, il suo linguaggio si fece progressivamente più fluido e materico, con una pennellata ampia e una tavolozza intensa. Affrontò con naturalezza una grande varietà di soggetti: paesaggi, nature morte, figure femminili, fiori e scorci urbani, sempre trattati con una profonda attenzione alla luce e all’atmosfera. Nei suoi dipinti la realtà non è mai descritta in modo puramente oggettivo, ma filtrata attraverso una sensibilità lirica che trasforma il dato visivo in esperienza emotiva.

    Negli ultimi anni continuò a lavorare con coerenza e passione, mantenendo viva la ricerca pittorica senza cedere alle mode effimere. Morì nel 1959 a Bellano, sul lago di ComoCesare Monti fu una delle figure più significative della pittura italiana della prima metà del Novecento, capace di attraversare linguaggi e stagioni artistiche mantenendo sempre una forte identità personale. Nacque a Brescia il 2 marzo 1891 in una famiglia modesta, figlio di un barbiere, e mostrò fin da giovanissimo una naturale inclinazione per il disegno e il colore. Ancora adolescente ebbe l’opportunità di soggiornare a Parigi, esperienza decisiva per la sua formazione: tra il 1906 e il 1908 entrò in contatto con l’ambiente artistico della capitale francese, frequentò musei e atelier e si confrontò direttamente con l’impressionismo e il post-impressionismo, assimilando una nuova sensibilità luministica e cromatica.

    Rientrato in Italia, Monti si stabilì per un periodo in Val Sabbia, dove approfondì il proprio linguaggio pittorico in un contesto più raccolto e meditativo. Nel 1912 ottenne una borsa di studio che gli consentì di trasferirsi a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui aprì il suo studio in via Bagutta e iniziò a lavorare con continuità, inserendosi rapidamente nel vivace ambiente culturale milanese. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interruppe temporaneamente il suo percorso: Monti partecipò al conflitto, esperienza che segnò profondamente la sua sensibilità, ma al termine della guerra riprese a dipingere con rinnovata intensità.

    Negli anni Venti e Trenta la sua carriera conobbe una fase di piena maturità. Partecipò regolarmente alle principali esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come uno degli artisti più apprezzati del suo tempo. Pur non aderendo formalmente al movimento del Novecento Italiano, ne condivise alcune istanze, soprattutto il recupero della solidità formale e della centralità della figura, reinterpretate però attraverso una pittura più libera, vibrante e sensoriale. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante e culminò nel 1940 con una sala personale che sancì il riconoscimento ufficiale del suo valore artistico.

    La pittura di Cesare Monti si caratterizza per una continua tensione tra struttura e colore. Dopo le prime esperienze vicine al divisionismo, il suo linguaggio si fece progressivamente più fluido e materico, con una pennellata ampia e una tavolozza intensa. Affrontò con naturalezza una grande varietà di soggetti: paesaggi, nature morte, figure femminili, fiori e scorci urbani, sempre trattati con una profonda attenzione alla luce e all’atmosfera. Nei suoi dipinti la realtà non è mai descritta in modo puramente oggettivo, ma filtrata attraverso una sensibilità lirica che trasforma il dato visivo in esperienza emotiva.

    Negli ultimi anni continuò a lavorare con coerenza e passione, mantenendo viva la ricerca pittorica senza cedere alle mode effimere. Morì nel 1959 a Bellano, sul lago di Como.



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  • Lotto 35  

    Le tre zucche 1960

    Arnaldo Carpanetti
    Ancona 1898 - Milano 1969
    Olio su masonite cm 80x50 firmato in basso a dx A.Carpanetti

    Arnaldo Carpanetti nacque ad Ancona il 15 gennaio 1898 e si affermò come uno dei pittori italiani più significativi del Novecento, noto per la sua pittura figurativa e monumentale. La sua formazione iniziò in Brasile, a Manaus, dove da adolescente si fece notare decorando i saloni della “Casa degli Italiani”, ottenendo una borsa di studio per l’Accademia di Brera a Milano.
    Clicca per espandere

    Qui fu allievo di Ambrogio Antonio Alciati, affinando la tecnica e sviluppando un interesse profondo per la grande composizione pittorica.

    Carpanetti si inserì tra gli esponenti della seconda ondata del Novecento Italiano, movimento che intendeva rinnovare la pittura restituendole una funzione civile e monumentale. Partecipò con regolarità alle principali esposizioni nazionali, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma, ottenendo riconoscimenti prestigiosi come il Premio del PNF alla Biennale veneziana del 1930 per l’opera Incipit Novus Ordo. La sua produzione spaziava dalle grandi scene corali alle pale monumentali, affrontando temi storici, religiosi e civili con vigore narrativo e forza plastica.

    Accanto alle opere monumentali, Carpanetti realizzò ritratti di personalità contemporanee, tra cui Nicola Romeo e Secondo Galtrucco, dimostrando la sua capacità di coniugare rappresentazione psicologica e resa formale. Dopo la Seconda guerra mondiale si dedicò anche a nature morte e paesaggi, pur mantenendo sempre coerenza nello stile e nella visione figurativa. La sua pittura si distingue per il rigore compositivo, la monumentalità e la capacità di trasmettere con vigore e armonia le emozioni dei soggetti rappresentati.

    Arnaldo Carpanetti morì a Milano il 5 aprile 1969Arnaldo Carpanetti nacque ad Ancona il 15 gennaio 1898 e si affermò come uno dei pittori italiani più significativi del Novecento, noto per la sua pittura figurativa e monumentale. La sua formazione iniziò in Brasile, a Manaus, dove da adolescente si fece notare decorando i saloni della “Casa degli Italiani”, ottenendo una borsa di studio per l’Accademia di Brera a Milano. Qui fu allievo di Ambrogio Antonio Alciati, affinando la tecnica e sviluppando un interesse profondo per la grande composizione pittorica.

    Carpanetti si inserì tra gli esponenti della seconda ondata del Novecento Italiano, movimento che intendeva rinnovare la pittura restituendole una funzione civile e monumentale. Partecipò con regolarità alle principali esposizioni nazionali, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma, ottenendo riconoscimenti prestigiosi come il Premio del PNF alla Biennale veneziana del 1930 per l’opera Incipit Novus Ordo. La sua produzione spaziava dalle grandi scene corali alle pale monumentali, affrontando temi storici, religiosi e civili con vigore narrativo e forza plastica.

    Accanto alle opere monumentali, Carpanetti realizzò ritratti di personalità contemporanee, tra cui Nicola Romeo e Secondo Galtrucco, dimostrando la sua capacità di coniugare rappresentazione psicologica e resa formale. Dopo la Seconda guerra mondiale si dedicò anche a nature morte e paesaggi, pur mantenendo sempre coerenza nello stile e nella visione figurativa. La sua pittura si distingue per il rigore compositivo, la monumentalità e la capacità di trasmettere con vigore e armonia le emozioni dei soggetti rappresentati.

    Arnaldo Carpanetti morì a Milano il 5 aprile 1969.

    STIMA min € 500 - max € 700

    Lotto 35  

    Le tre zucche 1960

    Arnaldo Carpanetti Arnaldo Carpanetti
    Ancona 1898 - Milano 1969
    Olio su masonite cm 80x50 firmato in basso a dx A.Carpanetti

    Arnaldo Carpanetti nacque ad Ancona il 15 gennaio 1898 e si affermò come uno dei pittori italiani più significativi del Novecento, noto per la sua pittura figurativa e monumentale. La sua formazione iniziò in Brasile, a Manaus, dove da adolescente si fece notare decorando i saloni della “Casa degli Italiani”, ottenendo una borsa di studio per l’Accademia di Brera a Milano.
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    Qui fu allievo di Ambrogio Antonio Alciati, affinando la tecnica e sviluppando un interesse profondo per la grande composizione pittorica.

    Carpanetti si inserì tra gli esponenti della seconda ondata del Novecento Italiano, movimento che intendeva rinnovare la pittura restituendole una funzione civile e monumentale. Partecipò con regolarità alle principali esposizioni nazionali, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma, ottenendo riconoscimenti prestigiosi come il Premio del PNF alla Biennale veneziana del 1930 per l’opera Incipit Novus Ordo. La sua produzione spaziava dalle grandi scene corali alle pale monumentali, affrontando temi storici, religiosi e civili con vigore narrativo e forza plastica.

    Accanto alle opere monumentali, Carpanetti realizzò ritratti di personalità contemporanee, tra cui Nicola Romeo e Secondo Galtrucco, dimostrando la sua capacità di coniugare rappresentazione psicologica e resa formale. Dopo la Seconda guerra mondiale si dedicò anche a nature morte e paesaggi, pur mantenendo sempre coerenza nello stile e nella visione figurativa. La sua pittura si distingue per il rigore compositivo, la monumentalità e la capacità di trasmettere con vigore e armonia le emozioni dei soggetti rappresentati.

    Arnaldo Carpanetti morì a Milano il 5 aprile 1969Arnaldo Carpanetti nacque ad Ancona il 15 gennaio 1898 e si affermò come uno dei pittori italiani più significativi del Novecento, noto per la sua pittura figurativa e monumentale. La sua formazione iniziò in Brasile, a Manaus, dove da adolescente si fece notare decorando i saloni della “Casa degli Italiani”, ottenendo una borsa di studio per l’Accademia di Brera a Milano. Qui fu allievo di Ambrogio Antonio Alciati, affinando la tecnica e sviluppando un interesse profondo per la grande composizione pittorica.

    Carpanetti si inserì tra gli esponenti della seconda ondata del Novecento Italiano, movimento che intendeva rinnovare la pittura restituendole una funzione civile e monumentale. Partecipò con regolarità alle principali esposizioni nazionali, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma, ottenendo riconoscimenti prestigiosi come il Premio del PNF alla Biennale veneziana del 1930 per l’opera Incipit Novus Ordo. La sua produzione spaziava dalle grandi scene corali alle pale monumentali, affrontando temi storici, religiosi e civili con vigore narrativo e forza plastica.

    Accanto alle opere monumentali, Carpanetti realizzò ritratti di personalità contemporanee, tra cui Nicola Romeo e Secondo Galtrucco, dimostrando la sua capacità di coniugare rappresentazione psicologica e resa formale. Dopo la Seconda guerra mondiale si dedicò anche a nature morte e paesaggi, pur mantenendo sempre coerenza nello stile e nella visione figurativa. La sua pittura si distingue per il rigore compositivo, la monumentalità e la capacità di trasmettere con vigore e armonia le emozioni dei soggetti rappresentati.

    Arnaldo Carpanetti morì a Milano il 5 aprile 1969.



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  • Lotto 36  

    Cabine di Palese

    Francesco Speranza
    Bitonto 1902 - Bari 1984
    Olio su tavola cm 30x40 firmato in basso a dx Speranza

    Francesco Speranza nacque a Bitonto il 19 ottobre 1902 e si affermò come uno dei pittori italiani più sensibili e raffinati del Novecento, noto per la sua adesione alla pittura figurativa e per i paesaggi della sua terra natale. Fin da giovane mostrò una spiccata vocazione artistica, che lo portò a frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Napoli sotto la guida di Vincenzo Migliaro, affinando la tecnica del disegno e della pittura.
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    Successivamente si trasferì a Milano, dove completò la sua formazione all’Accademia di Brera, diplomandosi con il massimo dei voti e consolidando il suo legame tra tradizione e modernità.

    La sua carriera espositiva si sviluppò a partire dal 1926, con la partecipazione alla mostra della Società per le Belle Arti alla Permanente di Milano, e proseguì con regolarità nelle principali rassegne italiane, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma. La sua pittura si caratterizzò per la capacità di catturare la luce e le atmosfere dei luoghi, prediligendo paesaggi urbani e rurali, marine e scorci di Bitonto, dove la luminosità meridionale si combinava a una sensibilità figurativa meditativa.

    Accanto ai paesaggi, Speranza realizzò ritratti dei suoi familiari e di amici, dimostrando capacità di unire precisione tecnica e introspezione psicologica. Le sue opere, spesso eseguite con tecniche come la tempera elaborata alla maniera antica, si distinguono per le velature delicate e la resa luminosa dei soggetti, conferendo a ogni scena un lirismo contemplativo e una forte suggestione poetica. Dipinti come Paesaggio italico testimoniano il suo legame con la città natale e la capacità di trasformare scorci quotidiani in visioni poetiche e meditate.

    Parallelamente alla sua attività pittorica, Speranza insegnò disegno alla Scuola Media Tadino di Milano, mantenendo sempre vivo il filo con la sua terra d’origine, dove trascorreva le estati e traeva ispirazione per i suoi paesaggi e scorci urbani. Francesco Speranza morì il 2 agosto 1984 a Santo Spirito, nel quartiere di BariFrancesco Speranza nacque a Bitonto il 19 ottobre 1902 e si affermò come uno dei pittori italiani più sensibili e raffinati del Novecento, noto per la sua adesione alla pittura figurativa e per i paesaggi della sua terra natale. Fin da giovane mostrò una spiccata vocazione artistica, che lo portò a frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Napoli sotto la guida di Vincenzo Migliaro, affinando la tecnica del disegno e della pittura. Successivamente si trasferì a Milano, dove completò la sua formazione all’Accademia di Brera, diplomandosi con il massimo dei voti e consolidando il suo legame tra tradizione e modernità.

    La sua carriera espositiva si sviluppò a partire dal 1926, con la partecipazione alla mostra della Società per le Belle Arti alla Permanente di Milano, e proseguì con regolarità nelle principali rassegne italiane, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma. La sua pittura si caratterizzò per la capacità di catturare la luce e le atmosfere dei luoghi, prediligendo paesaggi urbani e rurali, marine e scorci di Bitonto, dove la luminosità meridionale si combinava a una sensibilità figurativa meditativa.

    Accanto ai paesaggi, Speranza realizzò ritratti dei suoi familiari e di amici, dimostrando capacità di unire precisione tecnica e introspezione psicologica. Le sue opere, spesso eseguite con tecniche come la tempera elaborata alla maniera antica, si distinguono per le velature delicate e la resa luminosa dei soggetti, conferendo a ogni scena un lirismo contemplativo e una forte suggestione poetica. Dipinti come Paesaggio italico testimoniano il suo legame con la città natale e la capacità di trasformare scorci quotidiani in visioni poetiche e meditate.

    Parallelamente alla sua attività pittorica, Speranza insegnò disegno alla Scuola Media Tadino di Milano, mantenendo sempre vivo il filo con la sua terra d’origine, dove trascorreva le estati e traeva ispirazione per i suoi paesaggi e scorci urbani. Francesco Speranza morì il 2 agosto 1984 a Santo Spirito, nel quartiere di Bari.

    STIMA min € 600 - max € 800

    Lotto 36  

    Cabine di Palese

    Francesco Speranza Francesco Speranza
    Bitonto 1902 - Bari 1984
    Olio su tavola cm 30x40 firmato in basso a dx Speranza

    Francesco Speranza nacque a Bitonto il 19 ottobre 1902 e si affermò come uno dei pittori italiani più sensibili e raffinati del Novecento, noto per la sua adesione alla pittura figurativa e per i paesaggi della sua terra natale. Fin da giovane mostrò una spiccata vocazione artistica, che lo portò a frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Napoli sotto la guida di Vincenzo Migliaro, affinando la tecnica del disegno e della pittura.
    Clicca per espandere

    Successivamente si trasferì a Milano, dove completò la sua formazione all’Accademia di Brera, diplomandosi con il massimo dei voti e consolidando il suo legame tra tradizione e modernità.

    La sua carriera espositiva si sviluppò a partire dal 1926, con la partecipazione alla mostra della Società per le Belle Arti alla Permanente di Milano, e proseguì con regolarità nelle principali rassegne italiane, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma. La sua pittura si caratterizzò per la capacità di catturare la luce e le atmosfere dei luoghi, prediligendo paesaggi urbani e rurali, marine e scorci di Bitonto, dove la luminosità meridionale si combinava a una sensibilità figurativa meditativa.

    Accanto ai paesaggi, Speranza realizzò ritratti dei suoi familiari e di amici, dimostrando capacità di unire precisione tecnica e introspezione psicologica. Le sue opere, spesso eseguite con tecniche come la tempera elaborata alla maniera antica, si distinguono per le velature delicate e la resa luminosa dei soggetti, conferendo a ogni scena un lirismo contemplativo e una forte suggestione poetica. Dipinti come Paesaggio italico testimoniano il suo legame con la città natale e la capacità di trasformare scorci quotidiani in visioni poetiche e meditate.

    Parallelamente alla sua attività pittorica, Speranza insegnò disegno alla Scuola Media Tadino di Milano, mantenendo sempre vivo il filo con la sua terra d’origine, dove trascorreva le estati e traeva ispirazione per i suoi paesaggi e scorci urbani. Francesco Speranza morì il 2 agosto 1984 a Santo Spirito, nel quartiere di BariFrancesco Speranza nacque a Bitonto il 19 ottobre 1902 e si affermò come uno dei pittori italiani più sensibili e raffinati del Novecento, noto per la sua adesione alla pittura figurativa e per i paesaggi della sua terra natale. Fin da giovane mostrò una spiccata vocazione artistica, che lo portò a frequentare l’Accademia delle Belle Arti di Napoli sotto la guida di Vincenzo Migliaro, affinando la tecnica del disegno e della pittura. Successivamente si trasferì a Milano, dove completò la sua formazione all’Accademia di Brera, diplomandosi con il massimo dei voti e consolidando il suo legame tra tradizione e modernità.

    La sua carriera espositiva si sviluppò a partire dal 1926, con la partecipazione alla mostra della Società per le Belle Arti alla Permanente di Milano, e proseguì con regolarità nelle principali rassegne italiane, tra cui le Biennali di Venezia e le Quadriennali di Roma. La sua pittura si caratterizzò per la capacità di catturare la luce e le atmosfere dei luoghi, prediligendo paesaggi urbani e rurali, marine e scorci di Bitonto, dove la luminosità meridionale si combinava a una sensibilità figurativa meditativa.

    Accanto ai paesaggi, Speranza realizzò ritratti dei suoi familiari e di amici, dimostrando capacità di unire precisione tecnica e introspezione psicologica. Le sue opere, spesso eseguite con tecniche come la tempera elaborata alla maniera antica, si distinguono per le velature delicate e la resa luminosa dei soggetti, conferendo a ogni scena un lirismo contemplativo e una forte suggestione poetica. Dipinti come Paesaggio italico testimoniano il suo legame con la città natale e la capacità di trasformare scorci quotidiani in visioni poetiche e meditate.

    Parallelamente alla sua attività pittorica, Speranza insegnò disegno alla Scuola Media Tadino di Milano, mantenendo sempre vivo il filo con la sua terra d’origine, dove trascorreva le estati e traeva ispirazione per i suoi paesaggi e scorci urbani. Francesco Speranza morì il 2 agosto 1984 a Santo Spirito, nel quartiere di Bari.



    8 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 37  

    Oriente

    Luigi Filocamo
    Alessandria d'Egitto 1906 - Milano 1988
    Olio su tela cm 35x25,5 firmato in alto a dx Luigi Filocamo

    Luigi Filocamo nacque il 8 dicembre 1906 ad Alessandria d’Egitto da una famiglia di origini calabresi e trascorse l’adolescenza a Milano, dove si trasferì con la famiglia nel 1915. Nei primi anni della sua vita artistica lavorò come disegnatore ma ben presto la sua passione lo portò a dedicarsi completamente alla pittura, influenzato soprattutto dalla grande arte sacra italiana del Quattrocento, che studiò con grande attenzione per forma e colore.
    Clicca per espandere

    Dopo un breve periodo di frequenza all’Accademia di Belle Arti di Brera, Filocamo iniziò a esporre le sue opere già negli anni Trenta, partecipando alle rassegne più importanti dell’epoca come le Biennali di Venezia, le Quadriennali di Roma e le esposizioni lombarde della Permanente di Milano.

    La sua opera si caratterizzò sin dall’inizio per un profondo legame con i temi religiosi e la pittura sacra: Filocamo dedicò gran parte della sua produzione a pale d’altare, affreschi e vetrate concepiti per luoghi di culto e spazi religiosi, lavorando con intensità e slancio creativo in edifici come la chiesa di Giussano e il Santuario di Santa Rita da Cascia, nella basilica di Sant’Ambrogio e nel Duomo di Milano, nonché nella cappella privata di Paolo VI in Vaticano. Le sue composizioni riescono a fondere un linguaggio figurativo contemporaneo con influenze arcaicizzanti e riferimenti alla pittura quattrocentesca, dando vita a affreschi e dipinti dal forte impatto visivo e spirituale.

    Accanto al fervore religioso, Filocamo dedicò anche attenzione alla pittura da cavalletto e al ritratto, realizzando opere come Concertista (1937), Il racconto del poeta (1940), Donna con mele (1953) e ritratti di benefattori e personalità civiche che esprimono il suo interesse per la figura umana e il carattere dei soggetti rappresentati. In tutte le sue creazioni emerge un uso controllato del colore, una struttura compositiva solida e un gusto che, pur rimanendo fedele ai canoni tradizionali, si confronta con il linguaggio del Novecento.

    Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta Filocamo continuò a partecipare a esposizioni d’arte sacra e a personali che consolidarono la sua fama nell’ambito figurativo italiano, portando le sue opere anche nelle collezioni moderne e contemporanee. Il suo impegno decorativo e pittorico attraversò decenni di intensa attività, tra committenze ecclesiastiche, ritratti e dipinti di tema profano, confermando la sua versatilità e la sua capacità di interpretare con un linguaggio personale la tradizione religiosa e figurativa italiana.

    Luigi Filocamo morì il 24 febbraio 1988 a Novi LigureLuigi Filocamo nacque il 8 dicembre 1906 ad Alessandria d’Egitto da una famiglia di origini calabresi e trascorse l’adolescenza a Milano, dove si trasferì con la famiglia nel 1915. Nei primi anni della sua vita artistica lavorò come disegnatore ma ben presto la sua passione lo portò a dedicarsi completamente alla pittura, influenzato soprattutto dalla grande arte sacra italiana del Quattrocento, che studiò con grande attenzione per forma e colore. Dopo un breve periodo di frequenza all’Accademia di Belle Arti di Brera, Filocamo iniziò a esporre le sue opere già negli anni Trenta, partecipando alle rassegne più importanti dell’epoca come le Biennali di Venezia, le Quadriennali di Roma e le esposizioni lombarde della Permanente di Milano.

    La sua opera si caratterizzò sin dall’inizio per un profondo legame con i temi religiosi e la pittura sacra: Filocamo dedicò gran parte della sua produzione a pale d’altare, affreschi e vetrate concepiti per luoghi di culto e spazi religiosi, lavorando con intensità e slancio creativo in edifici come la chiesa di Giussano e il Santuario di Santa Rita da Cascia, nella basilica di Sant’Ambrogio e nel Duomo di Milano, nonché nella cappella privata di Paolo VI in Vaticano. Le sue composizioni riescono a fondere un linguaggio figurativo contemporaneo con influenze arcaicizzanti e riferimenti alla pittura quattrocentesca, dando vita a affreschi e dipinti dal forte impatto visivo e spirituale.

    Accanto al fervore religioso, Filocamo dedicò anche attenzione alla pittura da cavalletto e al ritratto, realizzando opere come Concertista (1937), Il racconto del poeta (1940), Donna con mele (1953) e ritratti di benefattori e personalità civiche che esprimono il suo interesse per la figura umana e il carattere dei soggetti rappresentati. In tutte le sue creazioni emerge un uso controllato del colore, una struttura compositiva solida e un gusto che, pur rimanendo fedele ai canoni tradizionali, si confronta con il linguaggio del Novecento.

    Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta Filocamo continuò a partecipare a esposizioni d’arte sacra e a personali che consolidarono la sua fama nell’ambito figurativo italiano, portando le sue opere anche nelle collezioni moderne e contemporanee. Il suo impegno decorativo e pittorico attraversò decenni di intensa attività, tra committenze ecclesiastiche, ritratti e dipinti di tema profano, confermando la sua versatilità e la sua capacità di interpretare con un linguaggio personale la tradizione religiosa e figurativa italiana.

    Luigi Filocamo morì il 24 febbraio 1988 a Novi Ligure.

    STIMA min € 600 - max € 800

    Lotto 37  

    Oriente

    Luigi Filocamo Luigi Filocamo
    Alessandria d'Egitto 1906 - Milano 1988
    Olio su tela cm 35x25,5 firmato in alto a dx Luigi Filocamo

    Luigi Filocamo nacque il 8 dicembre 1906 ad Alessandria d’Egitto da una famiglia di origini calabresi e trascorse l’adolescenza a Milano, dove si trasferì con la famiglia nel 1915. Nei primi anni della sua vita artistica lavorò come disegnatore ma ben presto la sua passione lo portò a dedicarsi completamente alla pittura, influenzato soprattutto dalla grande arte sacra italiana del Quattrocento, che studiò con grande attenzione per forma e colore.
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    Dopo un breve periodo di frequenza all’Accademia di Belle Arti di Brera, Filocamo iniziò a esporre le sue opere già negli anni Trenta, partecipando alle rassegne più importanti dell’epoca come le Biennali di Venezia, le Quadriennali di Roma e le esposizioni lombarde della Permanente di Milano.

    La sua opera si caratterizzò sin dall’inizio per un profondo legame con i temi religiosi e la pittura sacra: Filocamo dedicò gran parte della sua produzione a pale d’altare, affreschi e vetrate concepiti per luoghi di culto e spazi religiosi, lavorando con intensità e slancio creativo in edifici come la chiesa di Giussano e il Santuario di Santa Rita da Cascia, nella basilica di Sant’Ambrogio e nel Duomo di Milano, nonché nella cappella privata di Paolo VI in Vaticano. Le sue composizioni riescono a fondere un linguaggio figurativo contemporaneo con influenze arcaicizzanti e riferimenti alla pittura quattrocentesca, dando vita a affreschi e dipinti dal forte impatto visivo e spirituale.

    Accanto al fervore religioso, Filocamo dedicò anche attenzione alla pittura da cavalletto e al ritratto, realizzando opere come Concertista (1937), Il racconto del poeta (1940), Donna con mele (1953) e ritratti di benefattori e personalità civiche che esprimono il suo interesse per la figura umana e il carattere dei soggetti rappresentati. In tutte le sue creazioni emerge un uso controllato del colore, una struttura compositiva solida e un gusto che, pur rimanendo fedele ai canoni tradizionali, si confronta con il linguaggio del Novecento.

    Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta Filocamo continuò a partecipare a esposizioni d’arte sacra e a personali che consolidarono la sua fama nell’ambito figurativo italiano, portando le sue opere anche nelle collezioni moderne e contemporanee. Il suo impegno decorativo e pittorico attraversò decenni di intensa attività, tra committenze ecclesiastiche, ritratti e dipinti di tema profano, confermando la sua versatilità e la sua capacità di interpretare con un linguaggio personale la tradizione religiosa e figurativa italiana.

    Luigi Filocamo morì il 24 febbraio 1988 a Novi LigureLuigi Filocamo nacque il 8 dicembre 1906 ad Alessandria d’Egitto da una famiglia di origini calabresi e trascorse l’adolescenza a Milano, dove si trasferì con la famiglia nel 1915. Nei primi anni della sua vita artistica lavorò come disegnatore ma ben presto la sua passione lo portò a dedicarsi completamente alla pittura, influenzato soprattutto dalla grande arte sacra italiana del Quattrocento, che studiò con grande attenzione per forma e colore. Dopo un breve periodo di frequenza all’Accademia di Belle Arti di Brera, Filocamo iniziò a esporre le sue opere già negli anni Trenta, partecipando alle rassegne più importanti dell’epoca come le Biennali di Venezia, le Quadriennali di Roma e le esposizioni lombarde della Permanente di Milano.

    La sua opera si caratterizzò sin dall’inizio per un profondo legame con i temi religiosi e la pittura sacra: Filocamo dedicò gran parte della sua produzione a pale d’altare, affreschi e vetrate concepiti per luoghi di culto e spazi religiosi, lavorando con intensità e slancio creativo in edifici come la chiesa di Giussano e il Santuario di Santa Rita da Cascia, nella basilica di Sant’Ambrogio e nel Duomo di Milano, nonché nella cappella privata di Paolo VI in Vaticano. Le sue composizioni riescono a fondere un linguaggio figurativo contemporaneo con influenze arcaicizzanti e riferimenti alla pittura quattrocentesca, dando vita a affreschi e dipinti dal forte impatto visivo e spirituale.

    Accanto al fervore religioso, Filocamo dedicò anche attenzione alla pittura da cavalletto e al ritratto, realizzando opere come Concertista (1937), Il racconto del poeta (1940), Donna con mele (1953) e ritratti di benefattori e personalità civiche che esprimono il suo interesse per la figura umana e il carattere dei soggetti rappresentati. In tutte le sue creazioni emerge un uso controllato del colore, una struttura compositiva solida e un gusto che, pur rimanendo fedele ai canoni tradizionali, si confronta con il linguaggio del Novecento.

    Nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta Filocamo continuò a partecipare a esposizioni d’arte sacra e a personali che consolidarono la sua fama nell’ambito figurativo italiano, portando le sue opere anche nelle collezioni moderne e contemporanee. Il suo impegno decorativo e pittorico attraversò decenni di intensa attività, tra committenze ecclesiastiche, ritratti e dipinti di tema profano, confermando la sua versatilità e la sua capacità di interpretare con un linguaggio personale la tradizione religiosa e figurativa italiana.

    Luigi Filocamo morì il 24 febbraio 1988 a Novi Ligure.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 38  

    Primavera

    Giovanni Melarangelo
    Teramo 1903 - Teramo 1978
    Olio su tavola cm 37,5x47,5 firmato in basso a dx Melarangelo

    Giovanni Melarangelo nacque a Teramo nel 1903 e si affermò come uno dei protagonisti della pittura abruzzese del Novecento. Fin da giovane si avvicinò all’arte come disegnatore e caricaturista, collaborando con giornali e riviste satiriche, e già negli anni Venti partecipava a mostre locali, sviluppando una formazione solida e una sensibilità particolare per la figura umana e la vita quotidiana.
    Clicca per espandere



    Negli anni successivi Melarangelo approfondì il suo linguaggio pittorico, combinando la tradizione figurativa italiana con aperture verso sperimentazioni stilistiche e influenze del verismo umanitario e della modernità europea. La sua produzione abbracciò ritratti, scene di vita rurale, paesaggi e, con grande attenzione ai dettagli e alla psicologia dei soggetti, il mondo del circo e del teatro di strada, che seppe raccontare con empatia e vitalità.

    Parallelamente all’attività artistica, Melarangelo dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento, lavorando presso l’Istituto d’Arte di Lanciano e il Liceo Artistico di Pescara, contribuendo alla formazione di giovani artisti e mantenendo stretti legami con gli ambienti culturali abruzzesi. Negli anni Cinquanta partecipò regolarmente a premi e mostre nazionali, mentre negli anni Sessanta fondò a Teramo la galleria Il Polittico, spazio di promozione culturale e di dialogo tra artisti, che testimoniò la sua attenzione alla comunità artistica e alla diffusione dell’arte contemporanea.

    Malgrado i problemi di salute degli ultimi anni, Melarangelo continuò a esporre e a essere celebrato nella sua città, dove morì nel 1978.

    STIMA min € 700 - max € 800

    Lotto 38  

    Primavera

    Giovanni Melarangelo Giovanni Melarangelo
    Teramo 1903 - Teramo 1978
    Olio su tavola cm 37,5x47,5 firmato in basso a dx Melarangelo

    Giovanni Melarangelo nacque a Teramo nel 1903 e si affermò come uno dei protagonisti della pittura abruzzese del Novecento. Fin da giovane si avvicinò all’arte come disegnatore e caricaturista, collaborando con giornali e riviste satiriche, e già negli anni Venti partecipava a mostre locali, sviluppando una formazione solida e una sensibilità particolare per la figura umana e la vita quotidiana.
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    Negli anni successivi Melarangelo approfondì il suo linguaggio pittorico, combinando la tradizione figurativa italiana con aperture verso sperimentazioni stilistiche e influenze del verismo umanitario e della modernità europea. La sua produzione abbracciò ritratti, scene di vita rurale, paesaggi e, con grande attenzione ai dettagli e alla psicologia dei soggetti, il mondo del circo e del teatro di strada, che seppe raccontare con empatia e vitalità.

    Parallelamente all’attività artistica, Melarangelo dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento, lavorando presso l’Istituto d’Arte di Lanciano e il Liceo Artistico di Pescara, contribuendo alla formazione di giovani artisti e mantenendo stretti legami con gli ambienti culturali abruzzesi. Negli anni Cinquanta partecipò regolarmente a premi e mostre nazionali, mentre negli anni Sessanta fondò a Teramo la galleria Il Polittico, spazio di promozione culturale e di dialogo tra artisti, che testimoniò la sua attenzione alla comunità artistica e alla diffusione dell’arte contemporanea.

    Malgrado i problemi di salute degli ultimi anni, Melarangelo continuò a esporre e a essere celebrato nella sua città, dove morì nel 1978.



    5 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 39  

    Ritratto di fanciulla

    Giovanni Melarangelo
    Teramo 1903 - Teramo 1978
    Olio su tavola cm 47,5x37,5 firmato in basso a sx Melarangelo

    Giovanni Melarangelo nacque a Teramo nel 1903 e si affermò come uno dei protagonisti della pittura abruzzese del Novecento. Fin da giovane si avvicinò all’arte come disegnatore e caricaturista, collaborando con giornali e riviste satiriche, e già negli anni Venti partecipava a mostre locali, sviluppando una formazione solida e una sensibilità particolare per la figura umana e la vita quotidiana.
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    Negli anni successivi Melarangelo approfondì il suo linguaggio pittorico, combinando la tradizione figurativa italiana con aperture verso sperimentazioni stilistiche e influenze del verismo umanitario e della modernità europea. La sua produzione abbracciò ritratti, scene di vita rurale, paesaggi e, con grande attenzione ai dettagli e alla psicologia dei soggetti, il mondo del circo e del teatro di strada, che seppe raccontare con empatia e vitalità.

    Parallelamente all’attività artistica, Melarangelo dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento, lavorando presso l’Istituto d’Arte di Lanciano e il Liceo Artistico di Pescara, contribuendo alla formazione di giovani artisti e mantenendo stretti legami con gli ambienti culturali abruzzesi. Negli anni Cinquanta partecipò regolarmente a premi e mostre nazionali, mentre negli anni Sessanta fondò a Teramo la galleria Il Polittico, spazio di promozione culturale e di dialogo tra artisti, che testimoniò la sua attenzione alla comunità artistica e alla diffusione dell’arte contemporanea.

    Malgrado i problemi di salute degli ultimi anni, Melarangelo continuò a esporre e a essere celebrato nella sua città, dove morì nel 1978.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 39  

    Ritratto di fanciulla

    Giovanni Melarangelo Giovanni Melarangelo
    Teramo 1903 - Teramo 1978
    Olio su tavola cm 47,5x37,5 firmato in basso a sx Melarangelo

    Giovanni Melarangelo nacque a Teramo nel 1903 e si affermò come uno dei protagonisti della pittura abruzzese del Novecento. Fin da giovane si avvicinò all’arte come disegnatore e caricaturista, collaborando con giornali e riviste satiriche, e già negli anni Venti partecipava a mostre locali, sviluppando una formazione solida e una sensibilità particolare per la figura umana e la vita quotidiana.
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    Negli anni successivi Melarangelo approfondì il suo linguaggio pittorico, combinando la tradizione figurativa italiana con aperture verso sperimentazioni stilistiche e influenze del verismo umanitario e della modernità europea. La sua produzione abbracciò ritratti, scene di vita rurale, paesaggi e, con grande attenzione ai dettagli e alla psicologia dei soggetti, il mondo del circo e del teatro di strada, che seppe raccontare con empatia e vitalità.

    Parallelamente all’attività artistica, Melarangelo dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento, lavorando presso l’Istituto d’Arte di Lanciano e il Liceo Artistico di Pescara, contribuendo alla formazione di giovani artisti e mantenendo stretti legami con gli ambienti culturali abruzzesi. Negli anni Cinquanta partecipò regolarmente a premi e mostre nazionali, mentre negli anni Sessanta fondò a Teramo la galleria Il Polittico, spazio di promozione culturale e di dialogo tra artisti, che testimoniò la sua attenzione alla comunità artistica e alla diffusione dell’arte contemporanea.

    Malgrado i problemi di salute degli ultimi anni, Melarangelo continuò a esporre e a essere celebrato nella sua città, dove morì nel 1978.



    3 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 40  

    Natura morta

    Giovanni Melarangelo
    Teramo 1903 - Teramo 1978
    Olio su cartone cm 35,5x43,5 firmato in alto a dx Melarangelo

    Giovanni Melarangelo nacque a Teramo nel 1903 e si affermò come uno dei protagonisti della pittura abruzzese del Novecento. Fin da giovane si avvicinò all’arte come disegnatore e caricaturista, collaborando con giornali e riviste satiriche, e già negli anni Venti partecipava a mostre locali, sviluppando una formazione solida e una sensibilità particolare per la figura umana e la vita quotidiana.
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    Negli anni successivi Melarangelo approfondì il suo linguaggio pittorico, combinando la tradizione figurativa italiana con aperture verso sperimentazioni stilistiche e influenze del verismo umanitario e della modernità europea. La sua produzione abbracciò ritratti, scene di vita rurale, paesaggi e, con grande attenzione ai dettagli e alla psicologia dei soggetti, il mondo del circo e del teatro di strada, che seppe raccontare con empatia e vitalità.

    Parallelamente all’attività artistica, Melarangelo dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento, lavorando presso l’Istituto d’Arte di Lanciano e il Liceo Artistico di Pescara, contribuendo alla formazione di giovani artisti e mantenendo stretti legami con gli ambienti culturali abruzzesi. Negli anni Cinquanta partecipò regolarmente a premi e mostre nazionali, mentre negli anni Sessanta fondò a Teramo la galleria Il Polittico, spazio di promozione culturale e di dialogo tra artisti, che testimoniò la sua attenzione alla comunità artistica e alla diffusione dell’arte contemporanea.

    Malgrado i problemi di salute degli ultimi anni, Melarangelo continuò a esporre e a essere celebrato nella sua città, dove morì nel 1978.

    STIMA min € 700 - max € 800

    Lotto 40  

    Natura morta

    Giovanni Melarangelo Giovanni Melarangelo
    Teramo 1903 - Teramo 1978
    Olio su cartone cm 35,5x43,5 firmato in alto a dx Melarangelo

    Giovanni Melarangelo nacque a Teramo nel 1903 e si affermò come uno dei protagonisti della pittura abruzzese del Novecento. Fin da giovane si avvicinò all’arte come disegnatore e caricaturista, collaborando con giornali e riviste satiriche, e già negli anni Venti partecipava a mostre locali, sviluppando una formazione solida e una sensibilità particolare per la figura umana e la vita quotidiana.
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    Negli anni successivi Melarangelo approfondì il suo linguaggio pittorico, combinando la tradizione figurativa italiana con aperture verso sperimentazioni stilistiche e influenze del verismo umanitario e della modernità europea. La sua produzione abbracciò ritratti, scene di vita rurale, paesaggi e, con grande attenzione ai dettagli e alla psicologia dei soggetti, il mondo del circo e del teatro di strada, che seppe raccontare con empatia e vitalità.

    Parallelamente all’attività artistica, Melarangelo dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento, lavorando presso l’Istituto d’Arte di Lanciano e il Liceo Artistico di Pescara, contribuendo alla formazione di giovani artisti e mantenendo stretti legami con gli ambienti culturali abruzzesi. Negli anni Cinquanta partecipò regolarmente a premi e mostre nazionali, mentre negli anni Sessanta fondò a Teramo la galleria Il Polittico, spazio di promozione culturale e di dialogo tra artisti, che testimoniò la sua attenzione alla comunità artistica e alla diffusione dell’arte contemporanea.

    Malgrado i problemi di salute degli ultimi anni, Melarangelo continuò a esporre e a essere celebrato nella sua città, dove morì nel 1978.



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