Clicca per espandere
Figlio di Luigi Menin e Pasqua Rinaldi, studiò all’istituto d’arte di Padova, dove poi insegnò dopo il diploma conseguito a Venezia. Le prime opere, come un Compianto sul Cristo morto, mostrano toni arcaizzanti e un realismo magico vicino a Felice Casorati. Chiamato alle armi nel 1915, l’anno successivo conobbe Filippo Tommaso Marinetti, che acquistò un suo disegno.
Nel 1935 partì volontario per l’Africa orientale, dove ritrovò Marinetti, avviando un sodalizio che durò fino alla morte di quest’ultimo. Su suggerimento di Marinetti dipinse dal vero grandi scene di battaglia dai colori accesi, costruite su linee di forza dinamiche, accanto a paesaggi etiopici e scene di vita militare. Alla Biennale di Venezia del 1936 espose nel padiglione futurista, dove il suo Combattimento Debrambà fu acquistato da Mussolini; Autocarrette nel Tembien è oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
Negli anni successivi partecipò alle mostre di aeropittura futurista, alle Biennali del 1938 e del 1942, alle Quadriennali romane del 1939 e del 1943 e alla Triennale delle Terre italiane d’oltremare di Napoli. Nel 1939 lavorò con A. G. Ambrosi al restauro delle lunette del chiostro di Sant’Andrea delle Fratte a Roma, eseguendo poi gli affreschi dell’abside.
Nel dopoguerra abbandonò lo stile futurista e i soggetti bellici, lavorando in modo appartato a scene sacre, nature morte e scene di genere, con forme semplificate e richiami a Gauguin. Trascorse gli ultimi anni a Lissone, dove espose alla Famiglia Artistica Lissonese, e dove morì nel 1961.