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Di famiglia contadina, da ragazzo conobbe il pittore Pino Conti, ospite dell’abbazia di Santa Maria del Monte a Cesena, incontro che gli aprì la strada verso l’arte. Dopo aver lavorato come falegname, si iscrisse al Liceo artistico di Bologna e frequentò la Scuola libera del nudo dell’Accademia di Belle Arti, sotto la guida di Virgilio Guidi. Con Alberto Sughi e Luciano Caldari è considerato tra i fondatori della cosiddetta scuola cesenate.
Nel 1947 si trasferì a Torino per raggiungere l’amico Sughi e nel 1949 a Roma, dove entrò in contatto con il Gruppo Arte Sociale e con i pittori del Portonaccio, tra cui Renzo Vespignani. Le opere di questi anni, di convinta adesione neorealista, sono dedicate al mondo contadino e al lavoro, con richiami a Fattori e a Viani.
Nel 1953 tenne la prima personale alla Galleria Bergamini di Milano, con la quale espose più volte fino al 1966. Partecipò alla Biennale di Venezia del 1956 e alla Quadriennale di Roma del 1963, e fu presente alle rassegne di arte italiana a Mosca, Leningrado, Varsavia, dove ottenne un secondo premio alla mostra della giovane pittura europea del 1957, e Sydney. Vinse inoltre il Premio Vado Ligure nel 1954, un premio al Premio Suzzara nel 1957 e un secondo premio alla Biennale di Alessandria d’Egitto nel 1970.
Nel 1959 si stabilì a Milano, dove visse e lavorò fino alla fine. L’amicizia con Giuseppe Banchieri, Gianfranco Ferroni e Tino Vaglieri lo avvicinò al realismo esistenziale: i temi rurali lasciarono il posto alla realtà metropolitana, con un’attenzione a Giacometti e a Francis Bacon, e in seguito a una riflessione più introspettiva, con una pittura che tende verso l’informale. Si dedicò anche alla pittura sacra, con pale d’altare per chiese del Cesenate. Nel 1977 fu tra i promotori della cooperativa Coop. 77 Arti Visive.
Tra le mostre più importanti figura la personale al Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1989. Sue opere sono conservate in collezioni italiane e straniere, da Budapest a New York, da Berna a Mosca e San Pietroburgo. Morì nel 1994.