italiano
english

RICERCA LOTTI

Asta 65 - Dipinti selezionati XIX e XX secolo

dettaglio asta
  • Lotto 1  

    Piazza San Marco

    Attilio Achille Bozzato Attilio Achille Bozzato
    Chioggia 1886 - Cremona 1954
    Olio su tavola cm 71x102 firmato in basso a sx A.B.

    Attilio Achille Bozzato (1886-1954) è stato un pittore italiano noto per le sue rappresentazioni vivide e dettagliate di Chioggia e Venezia. Nato a Chioggia, Bozzato ha dedicato gran parte della sua carriera artistica a immortalare scorci caratteristici della sua città natale e della laguna veneta.
    Clicca per espandere



    Le sue opere si distinguono per l'accuratezza nella rappresentazione dei paesaggi urbani e marini, spesso arricchite da scene di vita quotidiana che conferiscono un'atmosfera autentica e suggestiva. Tra i suoi soggetti preferiti vi erano i canali di Chioggia, le piazze di Venezia e le attività dei pescatori.

    Bozzato ha partecipato a numerose esposizioni, ottenendo riconoscimenti per la sua abilità nel catturare la luce e l'atmosfera dei luoghi rappresentati. Le sue opere sono oggi conservate in collezioni pubbliche e private, testimoniando l'importanza del suo contributo all'arte paesaggistica italiana.

    STIMA:
    min € 1000 - max € 1200
    Base Asta:
    € 600

  • Italo Mus Italo Mus
    Chatillon AO 1892 - Saint Vincent AO 1967
    Olio su tavola cm 35x49,5 firmato in basso a dx I.Mus

    Italo Mus nacque il 4 aprile 1892 a Châtillon, un piccolo villaggio della Valle d'Aosta. Cresciuto in una famiglia di artisti, suo padre Eugenio Mus era uno scultore che lo avviò sin da giovane allo studio del disegno e della scultura in legno nella sua bottega.
    Clicca per espandere

    Sebbene inizialmente si dedicasse all'intaglio, il giovane Italo si orientò verso la pittura, grazie anche all'incoraggiamento di Lorenzo Delleani, pittore di fama, che lo indirizzò verso una formazione accademica.

    Frequentò l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove approfondì la sua preparazione sotto la guida di maestri come Paolo Gaidano, Andrea Marchisio, Giacomo Grosso e Luigi Onetti. La sua carriera artistica ebbe una svolta importante nel 1912, quando partecipò al Salone dei Giovani Pittori, ottenendo il primo premio, un riconoscimento che segnò l'inizio di una carriera brillante.

    Nel 1913, Mus ampliò la sua esperienza artistica collaborando alla realizzazione di decorazioni a fresco in città come Lione e Losanna. Ma fu la sua Valle d'Aosta, con i suoi paesaggi montani e le tradizioni rurali, a diventare la principale fonte di ispirazione per le sue opere. Le sue tele spesso raccontano scene di vita quotidiana, come il lavoro dei pastori, dei contadini e le peculiarità degli antichi edifici rurali come i rascard, tipiche costruzioni in legno e pietra delle Alpi.

    Tra le sue opere più celebri si ricordano "Pastore al lavoro", "Contadini: la semina" e "Rascard", che testimoniano la sua capacità di catturare la bellezza e la semplicità della vita montana. Con una tavolozza che riflette i toni caldi e terrosi dei paesaggi alpini, Mus riusciva a trasmettere un forte senso di identità e appartenenza alla sua terra.

    Italo Mus morì il 15 maggio 1967 a Saint-VincentItalo Mus nacque il 4 aprile 1892 a Châtillon, un piccolo villaggio della Valle d'Aosta. Cresciuto in una famiglia di artisti, suo padre Eugenio Mus era uno scultore che lo avviò sin da giovane allo studio del disegno e della scultura in legno nella sua bottega. Sebbene inizialmente si dedicasse all'intaglio, il giovane Italo si orientò verso la pittura, grazie anche all'incoraggiamento di Lorenzo Delleani, pittore di fama, che lo indirizzò verso una formazione accademica.

    Frequentò l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove approfondì la sua preparazione sotto la guida di maestri come Paolo Gaidano, Andrea Marchisio, Giacomo Grosso e Luigi Onetti. La sua carriera artistica ebbe una svolta importante nel 1912, quando partecipò al Salone dei Giovani Pittori, ottenendo il primo premio, un riconoscimento che segnò l'inizio di una carriera brillante.

    Nel 1913, Mus ampliò la sua esperienza artistica collaborando alla realizzazione di decorazioni a fresco in città come Lione e Losanna. Ma fu la sua Valle d'Aosta, con i suoi paesaggi montani e le tradizioni rurali, a diventare la principale fonte di ispirazione per le sue opere. Le sue tele spesso raccontano scene di vita quotidiana, come il lavoro dei pastori, dei contadini e le peculiarità degli antichi edifici rurali come i rascard, tipiche costruzioni in legno e pietra delle Alpi.

    Tra le sue opere più celebri si ricordano "Pastore al lavoro", "Contadini: la semina" e "Rascard", che testimoniano la sua capacità di catturare la bellezza e la semplicità della vita montana. Con una tavolozza che riflette i toni caldi e terrosi dei paesaggi alpini, Mus riusciva a trasmettere un forte senso di identità e appartenenza alla sua terra.

    Italo Mus morì il 15 maggio 1967 a Saint-Vincent.

    STIMA:
    min € 3500 - max € 4000
    Base Asta:
    € 1000

  • Carlo Costantino Tagliabue Carlo Costantino Tagliabue
    Bresso (MI) 1880 - Milano 1960
    Olio su tavola cm 56x60 firmato in basso a sx C.Tagliabue

    Il pittore Carlo Costantino Tagliabue e' nato ad Affori (Milano) nel 1880 e morto a Milano nel 1960. Appreso il disegno nelle Scuole di decorazione di Milano, fu dapprima decoratore, poi copista nelle varie pinacoteche e gallerie studiando e riproducendo prevalentemente i maestri dell'antichita'.
    Clicca per espandere

    Dopo queste esperienze, si dedico' soltanto al paesaggio ed alle marine. Esordi' alla Permanente milanese, nel 1905; poi partecipo' frequentemente alle Biennali di Brera e ad altre esposizioni nazionali. Predilige il paesaggio di montagna, che rende con tendenza segantiniana, e due lavori di questo genere sono stati acquistati dalla Banca Commerciale Italiana; alcune marine, fra le quali "La mareggiata" furono acquistate dal Re. Altri dipinti sono conservati in Italia ed all'estero, presso enti e privati. Citansi di lui anche "Sotto le nubi", e parecchi affreschi di carattere religioso. Alla Galleria d'Arte Moderna di Milano esistono: "Notturno" e "Plenilunio a Venezia".

    Note biografiche tratte dal Dizionario Illustrato dei Pittori, Disegnatori ed Incisori Italiani A. M. Comanducci.

    STIMA:
    min € 1500 - max € 1700
    Base Asta:
    € 700

  • Lotto 4  

    Lungo il Canal Grande

    Erma Zago Erma Zago
    Bovolone VR 1880 - Milano 1942
    Olio su tavola cm 45x60 firmato in basso a dx E.Zago

    Erma Zago, pittore tra '800 e '900, emerge come figura chiave nell'affermazione dell'arte moderna nel contesto di un secolo intriso di rivoluzionarie innovazioni in tutti i campi del sapere, della tecnica e dell'arte. La sua storia personale e artistica si snoda attraverso i momenti cruciali della formazione, del trasferimento a Milano e del prestigioso riconoscimento come Socio Onorario della Regia Accademia.
    Clicca per espandere



    Nato in una famiglia che supporta con entusiasmo la sua inclinazione artistica, Erma Zago inizia il percorso formativo frequentando la scuola di disegno nel suo paese natale. Fin da giovane dimostra una straordinaria predisposizione artistica e, a tredici anni, decide di dedicarsi interamente alla pittura, superando con successo l'esame di ammissione all'Accademia Cignaroli di Verona, dove completa gli studi nel 1887.

    Il 1901 segna una svolta nella sua vita, quando Erma Zago decide di trasferirsi a Milano, epicentro culturale e artistico dell'epoca. Qui, la sua osservazione attenta e appassionata si manifesta quotidianamente nel disegno di volti ed espressioni umane sempre mutevoli. La sua tavolozza vivace e festosa trova espressione in dipinti che ritraggono con maestria balie e bambini, documentando con precisione l'evoluzione della moda sia femminile che maschile.

    Le opere di Erma Zago conquistano le sedi espositive più prestigiose di Milano, tra cui La Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, le Esposizioni Annuali dell'Accademia di Brera e la Famiglia Artistica Milanese. Nel 1923, il Re Vittorio Emanuele III acquisisce uno dei suoi dipinti, "La vasca dei Giardini Pubblici di Milano", destinandolo alle collezioni d'arte del Quirinale.

    Per ampliare il proprio repertorio, l'artista intraprende viaggi in numerose città d'arte italiane, tra cui Roma, Venezia, Napoli e Verona, catturando scorci e vedute in fotografie che poi trasforma in dipinti. Le commissioni per ritratti, sia a olio che fotografici, diventano sempre più numerose, testimonianza della crescente notorietà di Erma Zago.

    Il punto culminante della sua carriera arriva nel 1924, quando il Consiglio Accademico dell'Accademia di Brera lo elegge Socio Onorario della Regia Accademia, riconoscendone il valore artistico eccezionale. Questo prestigioso riconoscimento sottolinea il contributo significativo di Erma Zago al panorama artistico del '900, confermando la sua posizione di rilievo nella storia dell'arte italiana.

    STIMA:
    min € 1200 - max € 1400
    Base Asta:
    € 600

  • Lotto 5  

    Arando i campi

    Eugenio Scorzelli Eugenio Scorzelli
    Buenos Aires 1890 - Napoli 1957
    Olio su tela cm 30,5x70 firmato in basso a sx E.Scorzelli

    Eugenio Scorzelli fu un pittore italiano dalla vicenda biografica singolare e profondamente intrecciata con il tema del viaggio, dell’identità e della formazione culturale. Nacque a Buenos Aires il 15 aprile 1890, da una famiglia di origine italiana emigrata in Argentina in cerca di migliori condizioni di vita.
    Clicca per espandere

    Il suo nome di nascita era Arturo, ma sarebbe stato destinato a cambiarlo qualche anno più tardi, in un passaggio simbolico che segnò anche l’inizio della sua vera vita artistica.

    Nel 1906, ancora giovanissimo, si trasferì in Italia insieme al padre e si stabilì nel Cilento, a Roccadaspide. Qui venne accolto e sostenuto da uno zio di nome Eugenio, figura per lui decisiva sia sul piano umano sia su quello esistenziale. In segno di riconoscenza, Arturo assunse il nome di Eugenio, che mantenne per tutta la vita e con il quale firmò le sue opere, quasi a sancire una rinascita personale e culturale.

    Dotato di un talento precoce per il disegno e la pittura, Scorzelli si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ricevette una formazione solida e rigorosa. Frequentò l’ambiente artistico napoletano nei primi decenni del Novecento, studiando sotto la guida di maestri di primo piano e assorbendo la grande tradizione figurativa dell’Ottocento partenopeo. In questi anni entrò in contatto con artisti, intellettuali e collezionisti, iniziando a esporre le proprie opere e a farsi apprezzare per la sensibilità luministica e l’eleganza del segno.

    Concluso il periodo di studi, Scorzelli intraprese una fase di intensa mobilità. Tornò in Argentina, dove ottenne un buon successo commerciale che gli garantì una relativa stabilità economica. Questo gli permise di viaggiare a lungo in Europa, soggiornando in città come Parigi e Londra, luoghi fondamentali per il suo arricchimento culturale. Qui entrò in contatto con la pittura francese tra Otto e Novecento, maturando una particolare affinità con la poetica di Giuseppe De Nittis, di cui condivise l’attenzione per la vita moderna, le vedute urbane e la resa atmosferica della luce.

    La sua pittura si sviluppò come una sintesi personale tra tradizione e modernità. Scorzelli fu un raffinato interprete del realismo lirico: dipinse ritratti, scene di vita quotidiana, paesaggi e scorci cittadini con uno sguardo partecipe ma mai retorico, capace di cogliere l’intimità dei gesti e la poesia dei momenti ordinari. La luce, spesso vibrante e mutevole, divenne uno degli elementi centrali della sua ricerca, così come il colore, usato con equilibrio e sensibilità tonale.

    Nel corso della sua carriera partecipò a importanti rassegne artistiche nazionali, tra cui la Biennale di Napoli e la Biennale di Venezia, consolidando la propria reputazione nel panorama italiano. Parallelamente all’attività espositiva, intraprese anche la carriera accademica: nel 1937 fu chiamato a insegnare all’Accademia di Brera a Milano, dove rimase per quindici anni, per poi rientrare a Napoli e continuare l’insegnamento presso l’Accademia di Belle Arti.

    Nel 1940 gli venne affidata la realizzazione di un ciclo di affreschi per la Mostra d’Oltremare di Napoli, opera purtroppo distrutta durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Nonostante le ferite del conflitto, Scorzelli continuò a dipingere con costanza fino agli ultimi anni, mantenendo una pittura coerente, colta e profondamente umana.

    Morì a Napoli nel 1958Eugenio Scorzelli fu un pittore italiano dalla vicenda biografica singolare e profondamente intrecciata con il tema del viaggio, dell’identità e della formazione culturale. Nacque a Buenos Aires il 15 aprile 1890, da una famiglia di origine italiana emigrata in Argentina in cerca di migliori condizioni di vita. Il suo nome di nascita era Arturo, ma sarebbe stato destinato a cambiarlo qualche anno più tardi, in un passaggio simbolico che segnò anche l’inizio della sua vera vita artistica.

    Nel 1906, ancora giovanissimo, si trasferì in Italia insieme al padre e si stabilì nel Cilento, a Roccadaspide. Qui venne accolto e sostenuto da uno zio di nome Eugenio, figura per lui decisiva sia sul piano umano sia su quello esistenziale. In segno di riconoscenza, Arturo assunse il nome di Eugenio, che mantenne per tutta la vita e con il quale firmò le sue opere, quasi a sancire una rinascita personale e culturale.

    Dotato di un talento precoce per il disegno e la pittura, Scorzelli si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ricevette una formazione solida e rigorosa. Frequentò l’ambiente artistico napoletano nei primi decenni del Novecento, studiando sotto la guida di maestri di primo piano e assorbendo la grande tradizione figurativa dell’Ottocento partenopeo. In questi anni entrò in contatto con artisti, intellettuali e collezionisti, iniziando a esporre le proprie opere e a farsi apprezzare per la sensibilità luministica e l’eleganza del segno.

    Concluso il periodo di studi, Scorzelli intraprese una fase di intensa mobilità. Tornò in Argentina, dove ottenne un buon successo commerciale che gli garantì una relativa stabilità economica. Questo gli permise di viaggiare a lungo in Europa, soggiornando in città come Parigi e Londra, luoghi fondamentali per il suo arricchimento culturale. Qui entrò in contatto con la pittura francese tra Otto e Novecento, maturando una particolare affinità con la poetica di Giuseppe De Nittis, di cui condivise l’attenzione per la vita moderna, le vedute urbane e la resa atmosferica della luce.

    La sua pittura si sviluppò come una sintesi personale tra tradizione e modernità. Scorzelli fu un raffinato interprete del realismo lirico: dipinse ritratti, scene di vita quotidiana, paesaggi e scorci cittadini con uno sguardo partecipe ma mai retorico, capace di cogliere l’intimità dei gesti e la poesia dei momenti ordinari. La luce, spesso vibrante e mutevole, divenne uno degli elementi centrali della sua ricerca, così come il colore, usato con equilibrio e sensibilità tonale.

    Nel corso della sua carriera partecipò a importanti rassegne artistiche nazionali, tra cui la Biennale di Napoli e la Biennale di Venezia, consolidando la propria reputazione nel panorama italiano. Parallelamente all’attività espositiva, intraprese anche la carriera accademica: nel 1937 fu chiamato a insegnare all’Accademia di Brera a Milano, dove rimase per quindici anni, per poi rientrare a Napoli e continuare l’insegnamento presso l’Accademia di Belle Arti.

    Nel 1940 gli venne affidata la realizzazione di un ciclo di affreschi per la Mostra d’Oltremare di Napoli, opera purtroppo distrutta durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Nonostante le ferite del conflitto, Scorzelli continuò a dipingere con costanza fino agli ultimi anni, mantenendo una pittura coerente, colta e profondamente umana.

    Morì a Napoli nel 1958.

    STIMA:
    min € 1800 - max € 2000
    Base Asta:
    € 800

  • Lotto 6  

    Chiacchiere

    Paolo Sala Paolo Sala
    Milano 1859 - 1924
    Acquarello su carta cm 56,5x75 firmato in basso a sx Paolo Sala

    Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito.
    Clicca per espandere

    Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito. Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924.

    STIMA:
    min € 1800 - max € 2000
    Base Asta:
    € 700

  • Lotto 7  

    Il Parco

    Achille Befani Formis Achille Befani Formis
    Napoli 1832 - Milano 1906
    Olio su tavola cm 53,5x78 firmato in basso a sx A.Formis

    Achille Formis, nato Achille Befani il 15 settembre 1832 a Napoli, è stato un pittore italiano di grande rilievo nel XIX secolo. Figlio di Vincenzo Befani e Antonia Formis, iniziò la sua carriera come cantante lirico, esibendosi nei principali teatri italiani.
    Clicca per espandere

    Tuttavia, negli anni '60 dell'Ottocento, abbandonò il canto per dedicarsi completamente alla pittura, trasferendosi a Milano, dove frequentò l'Accademia di Belle Arti di Brera, assumendo lo pseudonimo di Formis.
    Il suo viaggio in Egitto e Turchia nel 1868 ebbe una notevole influenza sulla sua arte, portandolo a dipingere soggetti orientali che arricchirono il suo repertorio. Rientrato in Lombardia, si specializzò in paesaggi lacustri e fluviali, in particolare del Lago Maggiore, ottenendo riconoscimenti importanti, tra cui la medaglia di bronzo alla Mostra Nazionale di Parma nel 1870. Marcatamente attivo nell’ambito delle esposizioni, partecipò a eventi prestigiosi, tra cui l'Esposizione Universale di Vienna nel 1873.
    Accanto ai paesaggi, realizzò anche scene di genere, raffiguranti la vita rurale lombarda, come nel caso di "Lavori agricoli nel mantovano". Nel corso della sua carriera, collaborò con il compositore Giuseppe Verdi, creando dipinti e litografie ispirati alle sue opere, tra cui celebri scene tratte dall'opera "Aida". Nel 1899, partecipò ancora all'Esposizione Internazionale d'Arte con la sua celebre opera "Lavori agricoli nel mantovano".
    Achille Formis morì il 28 ottobre 1906 a Milano, lasciando un'importante eredità artistica che continua a essere apprezzata nel panorama artistico italiano del XIX secolo.

    STIMA:
    min € 2500 - max € 3000
    Base Asta:
    € 800

  • Lotto 8  

    Canale Veneziano

    Vittore Zanetti Zilla Vittore Zanetti Zilla
    Venezia 1864 - Milano 1946
    Acquarello su carta cm 88x51,5 firmato in basso a sx V.Zilla

    Vittore Zanetti Zilla nacque a Venezia il 21 marzo 1864 in una famiglia agiata, e si spense a Milano il 6 febbraio 1946. Fin da giovane frequentò scuole tecniche nella città lagunare e, parallelamente, iniziò a coltivare l’interesse per la pittura, frequentando lo studio del pittore veneziano Giacomo Favretto, amico di famiglia.
    Clicca per espandere

    Ottenuto il diploma di scuola superiore nel 1882, si avvicinò agli studi d’arte sotto la guida di Egisto Lancerotto, apprendendo le basi tecniche del disegno e della composizione. Successivamente visse per un periodo a Napoli e in Sicilia durante il servizio militare, per poi tornare a Venezia e trasferirsi con la famiglia in Abruzzo, dove lavorò come insegnante pur senza mai abbandonare la sua ricerca artistica.

    Nel 1898 intraprese un viaggio europeo che lo mise in contatto con i paesaggisti francesi e con le tendenze decorative dell’arte internazionale: da questo momento la sua pittura mutò diventando sempre di più veicolo di atmosfere, luce e colore anziché mera descrizione. Fin dalla prima edizione della Biennale di Venezia, a partire dal 1895, Zanetti Zilla prese parte con assiduità alle grandi esposizioni d’arte, consolidando la propria fama nel panorama italiano e oltre­confine.

    La sua poetica visiva si concentra soprattutto sulla laguna veneziana, sui suoi canali, barche, albe e tramonti. Tuttavia la tradizione veneziana si fonde in lui con influssi post-impressionisti e con un gusto elegante per la decorazione: nei suoi dipinti emerge un uso del colore puro e intenso, una pennellata che talvolta sembra sfiorare la ceramica, e una resa luminosa che evoca la superficie riflettente dell’acqua, la bruma mattutina e la quiete del paesaggio lagunare. Sperimentiò anche acquerello e tempera verniciata, tecniche che gli permisero di ottenere cromie brillanti e un tratto leggero, quasi grafico.

    Negli anni della Prima guerra mondiale si trasferì a Milano, dove rimase stabilmente fino alla morte. Qui, nel contesto meneghino, partecipò a mostre personali e continuò a esporre alla Galleria Pesaro e in altre sedi, mantenendo una produzione regolare e coerente. Lo stile di Zanetti Zilla rifiutava l’esibizione di mode d’avanguardia, preferendo al contrario una via personale fatta di colore, atmosfera e modulazione della luce. Le sue vedute veneziane, pur non rompendo con la tradizione, ne rivelano una maturità stilistica che le rende riconoscibili: la laguna non è soltanto tema geografico, ma luogo mentale, riflesso visivo e meditazione silenziosa.

    STIMA:
    min € 1200 - max € 1400
    Base Asta:
    € 500

  • Lotto 9  

    Sotto i portici

    Attilio Achille Bozzato Attilio Achille Bozzato
    Chioggia 1886 - Cremona 1954
    Olio su tela cm 40x50 firmato in basso a dx A.Bozzato

    Attilio Achille Bozzato (1886-1954) è stato un pittore italiano noto per le sue rappresentazioni vivide e dettagliate di Chioggia e Venezia. Nato a Chioggia, Bozzato ha dedicato gran parte della sua carriera artistica a immortalare scorci caratteristici della sua città natale e della laguna veneta.
    Clicca per espandere



    Le sue opere si distinguono per l'accuratezza nella rappresentazione dei paesaggi urbani e marini, spesso arricchite da scene di vita quotidiana che conferiscono un'atmosfera autentica e suggestiva. Tra i suoi soggetti preferiti vi erano i canali di Chioggia, le piazze di Venezia e le attività dei pescatori.

    Bozzato ha partecipato a numerose esposizioni, ottenendo riconoscimenti per la sua abilità nel catturare la luce e l'atmosfera dei luoghi rappresentati. Le sue opere sono oggi conservate in collezioni pubbliche e private, testimoniando l'importanza del suo contributo all'arte paesaggistica italiana.

    STIMA:
    min € 600 - max € 700
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 10  

    Vaso di fiori 1958

    Cesare Monti Cesare Monti
    Brescia 1891 - Bellano 1959
    Olio su tela cm 80x60 firmato in alto a sx Monti

    Cesare Monti fu una delle figure più significative della pittura italiana della prima metà del Novecento, capace di attraversare linguaggi e stagioni artistiche mantenendo sempre una forte identità personale. Nacque a Brescia il 2 marzo 1891 in una famiglia modesta, figlio di un barbiere, e mostrò fin da giovanissimo una naturale inclinazione per il disegno e il colore.
    Clicca per espandere

    Ancora adolescente ebbe l’opportunità di soggiornare a Parigi, esperienza decisiva per la sua formazione: tra il 1906 e il 1908 entrò in contatto con l’ambiente artistico della capitale francese, frequentò musei e atelier e si confrontò direttamente con l’impressionismo e il post-impressionismo, assimilando una nuova sensibilità luministica e cromatica.

    Rientrato in Italia, Monti si stabilì per un periodo in Val Sabbia, dove approfondì il proprio linguaggio pittorico in un contesto più raccolto e meditativo. Nel 1912 ottenne una borsa di studio che gli consentì di trasferirsi a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui aprì il suo studio in via Bagutta e iniziò a lavorare con continuità, inserendosi rapidamente nel vivace ambiente culturale milanese. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interruppe temporaneamente il suo percorso: Monti partecipò al conflitto, esperienza che segnò profondamente la sua sensibilità, ma al termine della guerra riprese a dipingere con rinnovata intensità.

    Negli anni Venti e Trenta la sua carriera conobbe una fase di piena maturità. Partecipò regolarmente alle principali esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come uno degli artisti più apprezzati del suo tempo. Pur non aderendo formalmente al movimento del Novecento Italiano, ne condivise alcune istanze, soprattutto il recupero della solidità formale e della centralità della figura, reinterpretate però attraverso una pittura più libera, vibrante e sensoriale. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante e culminò nel 1940 con una sala personale che sancì il riconoscimento ufficiale del suo valore artistico.

    La pittura di Cesare Monti si caratterizza per una continua tensione tra struttura e colore. Dopo le prime esperienze vicine al divisionismo, il suo linguaggio si fece progressivamente più fluido e materico, con una pennellata ampia e una tavolozza intensa. Affrontò con naturalezza una grande varietà di soggetti: paesaggi, nature morte, figure femminili, fiori e scorci urbani, sempre trattati con una profonda attenzione alla luce e all’atmosfera. Nei suoi dipinti la realtà non è mai descritta in modo puramente oggettivo, ma filtrata attraverso una sensibilità lirica che trasforma il dato visivo in esperienza emotiva.

    Negli ultimi anni continuò a lavorare con coerenza e passione, mantenendo viva la ricerca pittorica senza cedere alle mode effimere. Morì nel 1959 a Bellano, sul lago di ComoCesare Monti fu una delle figure più significative della pittura italiana della prima metà del Novecento, capace di attraversare linguaggi e stagioni artistiche mantenendo sempre una forte identità personale. Nacque a Brescia il 2 marzo 1891 in una famiglia modesta, figlio di un barbiere, e mostrò fin da giovanissimo una naturale inclinazione per il disegno e il colore. Ancora adolescente ebbe l’opportunità di soggiornare a Parigi, esperienza decisiva per la sua formazione: tra il 1906 e il 1908 entrò in contatto con l’ambiente artistico della capitale francese, frequentò musei e atelier e si confrontò direttamente con l’impressionismo e il post-impressionismo, assimilando una nuova sensibilità luministica e cromatica.

    Rientrato in Italia, Monti si stabilì per un periodo in Val Sabbia, dove approfondì il proprio linguaggio pittorico in un contesto più raccolto e meditativo. Nel 1912 ottenne una borsa di studio che gli consentì di trasferirsi a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui aprì il suo studio in via Bagutta e iniziò a lavorare con continuità, inserendosi rapidamente nel vivace ambiente culturale milanese. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interruppe temporaneamente il suo percorso: Monti partecipò al conflitto, esperienza che segnò profondamente la sua sensibilità, ma al termine della guerra riprese a dipingere con rinnovata intensità.

    Negli anni Venti e Trenta la sua carriera conobbe una fase di piena maturità. Partecipò regolarmente alle principali esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come uno degli artisti più apprezzati del suo tempo. Pur non aderendo formalmente al movimento del Novecento Italiano, ne condivise alcune istanze, soprattutto il recupero della solidità formale e della centralità della figura, reinterpretate però attraverso una pittura più libera, vibrante e sensoriale. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante e culminò nel 1940 con una sala personale che sancì il riconoscimento ufficiale del suo valore artistico.

    La pittura di Cesare Monti si caratterizza per una continua tensione tra struttura e colore. Dopo le prime esperienze vicine al divisionismo, il suo linguaggio si fece progressivamente più fluido e materico, con una pennellata ampia e una tavolozza intensa. Affrontò con naturalezza una grande varietà di soggetti: paesaggi, nature morte, figure femminili, fiori e scorci urbani, sempre trattati con una profonda attenzione alla luce e all’atmosfera. Nei suoi dipinti la realtà non è mai descritta in modo puramente oggettivo, ma filtrata attraverso una sensibilità lirica che trasforma il dato visivo in esperienza emotiva.

    Negli ultimi anni continuò a lavorare con coerenza e passione, mantenendo viva la ricerca pittorica senza cedere alle mode effimere. Morì nel 1959 a Bellano, sul lago di Como.

    STIMA:
    min € 1200 - max € 1400
    Base Asta:
    € 500

  • Lotto 11  

    Ortaglia 1928

    Gilda Pansiotti Cambon D'Amico Gilda Pansiotti Cambon D'Amico
    Milano 1891 - Castropignano 1986
    Olio su tavola cm 51x61 firmato in basso a sx G.Pansiotti

    Gilda Pansiotti Cambon d’Amico fu una pittrice italiana di notevole rilievo nel panorama artistico del Novecento, capace di unire solidità formale, sensibilità cromatica e una profonda attenzione alla dimensione umana dei suoi soggetti. Nacque a Milano il 16 febbraio 1891 in una famiglia colta e benestante, contesto che le permise di intraprendere fin da giovane un percorso di formazione artistica strutturato.
    Clicca per espandere

    Studiò all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove assimilò una preparazione rigorosa sotto la guida di maestri di primo piano e dove maturò una pittura consapevole, attenta tanto al disegno quanto al colore. Il legame con Brera rimase forte nel tempo, al punto che venne riconosciuta come socia onoraria dell’Accademia, segno della stima di cui godeva nell’ambiente artistico milanese.

    Fin dagli anni Dieci iniziò a partecipare con continuità alle principali esposizioni italiane, imponendosi come una voce autorevole e autonoma. Espose più volte alle Biennali di Venezia e ad altre rassegne nazionali, presentando opere che spaziavano dal ritratto alla scena di genere, dalla natura morta alle composizioni di ambiente. La sua pittura si distingueva per una pennellata decisa, per l’uso intenso e vibrante del colore e per una particolare capacità di cogliere l’atmosfera emotiva dei soggetti, senza mai indulgere nel decorativismo fine a se stesso.

    Nel corso della sua vita personale e artistica, il nome con cui firmò le opere mutò seguendo le vicende familiari. Sposata inizialmente con il pittore Glauco Cambon, adottò per un periodo il cognome del marito, con il quale condivise una parte importante del suo percorso umano e creativo. Rimasta vedova nel 1930, in seguito si unì al magistrato Tommaso D’Amico, assumendo definitivamente il nome di Gilda Pansiotti D’Amico, con cui è oggi maggiormente conosciuta.

    Un momento decisivo della sua maturità artistica fu il legame con il Molise, dove trascorse lunghi periodi a partire dalla fine degli anni Trenta. I paesaggi di Duronia e Castropignano, la vita contadina, le figure umili e i ritmi della quotidianità rurale divennero temi centrali della sua pittura. In queste opere la luce si fa più calda, il colore più libero e la composizione più immediata, rivelando una pittura partecipe, intensa e profondamente empatica. La sua attenzione per il mondo rurale non fu mai descrittiva, ma sempre filtrata da uno sguardo sensibile, capace di trasformare la realtà in racconto pittorico.

    Parallelamente all’attività espositiva in Italia, la sua opera fu apprezzata anche all’estero, con mostre personali e collettive in diverse città europee e negli Stati Uniti. Critici e intellettuali del tempo ne sottolinearono la forza espressiva, la coerenza stilistica e l’autonomia del linguaggio, riconoscendole un ruolo significativo in un contesto artistico ancora fortemente dominato da figure maschili.

    Negli ultimi anni della sua vita continuò a dipingere con costanza, dividendosi tra Roma e il Molise, fino alla morte avvenuta il 26 ottobre 1986 a Castropignano.

    STIMA:
    min € 1000 - max € 1200
    Base Asta:
    € 400

  • Lotto 12  

    Natura morta 1932

    Leo Masinelli Leo Masinelli
    Modena 1902 - Venezia 1983
    Olio su tela cm 67x49 firmato in basso a sx L.Masinelli

    Leo Masinelli nacque a Modena nel 1902 e dedicò la sua vita alla pittura con passione e sensibilità, lasciando un segno nel panorama artistico italiano del secolo scorso. Fin dalla giovinezza coltivò l’interesse per l’arte, sviluppando un linguaggio visivo che, pur radicato nella tradizione figurativa, seppe accogliere stimoli e rinnovamenti stilistici lungo l’arco della sua carriera.
    Clicca per espandere



    Negli anni Venti e Trenta la sua produzione si orientò verso forme di post-impressionismo in uso nella sua città natale, con opere che spaziavano dalle nature morte alle figure e alle vedute, caratterizzate da una tavolozza attenta alle variazioni luminose e a un equilibrio compositivo elegante. In questo periodo Masinelli partecipò attivamente a rassegne e mostre, esponendo le sue opere in contesti regionali e consolidando la sua presenza nella vita artistica dell’Emilia-Romagna.

    Nel corso degli anni Quaranta il suo stile si arricchì di influssi più luminosi e pastorali, dovuti in parte al suo dialogo con la cosiddetta “scuola di Burano”, corrente che privilegiava sfumature vibrazionali e atmosfere lagunari. Dopo il secondo dopoguerra Masinelli si trasferì stabilmente a Venezia, città che divenne la sua casa e il luogo principale della sua ispirazione; qui allestì il suo studio di fronte alla Chiesa della Salute, luogo simbolico da cui trasse suggestioni per molte delle sue vedute lagunari e marine.

    La pittura di Masinelli si caratterizza per la ricerca di un equilibrio tra struttura e colore, dove la solidità del disegno convive con una materia pittorica ricca e una luce vibrante che accende le superfici. Numerosi suoi dipinti ritraggono canali veneziani, barche al porto, scorci di città e scene di vita quotidiana, dimostrando una costante attenzione al rapporto tra uomo e paesaggio. Le sue opere sono state apprezzate sia in ambito locale che nel mercato delle aste, dove dipinti come “Canal a Chioggia” e altri scorci veneziani compaiono con regolarità, segno della continuità di interesse verso la sua produzione.

    Masinelli partecipò a mostre d’arte fin dagli anni Trenta, presentando opere anche in importanti esposizioni regionali e nazionali, e contribuì a diffondere la conoscenza della pittura emiliana del Novecento. Pur non essendo tra gli artisti più celebri a livello internazionale, la sua opera testimonia il lavoro di un pittore rigoroso, curioso e profondamente legato alle proprie radici artistiche e ai luoghi che lo ispirarono.

    Morì nel 1983 a VeneziaLeo Masinelli nacque a Modena nel 1902 e dedicò la sua vita alla pittura con passione e sensibilità, lasciando un segno nel panorama artistico italiano del secolo scorso. Fin dalla giovinezza coltivò l’interesse per l’arte, sviluppando un linguaggio visivo che, pur radicato nella tradizione figurativa, seppe accogliere stimoli e rinnovamenti stilistici lungo l’arco della sua carriera.

    Negli anni Venti e Trenta la sua produzione si orientò verso forme di post-impressionismo in uso nella sua città natale, con opere che spaziavano dalle nature morte alle figure e alle vedute, caratterizzate da una tavolozza attenta alle variazioni luminose e a un equilibrio compositivo elegante. In questo periodo Masinelli partecipò attivamente a rassegne e mostre, esponendo le sue opere in contesti regionali e consolidando la sua presenza nella vita artistica dell’Emilia-Romagna.

    Nel corso degli anni Quaranta il suo stile si arricchì di influssi più luminosi e pastorali, dovuti in parte al suo dialogo con la cosiddetta “scuola di Burano”, corrente che privilegiava sfumature vibrazionali e atmosfere lagunari. Dopo il secondo dopoguerra Masinelli si trasferì stabilmente a Venezia, città che divenne la sua casa e il luogo principale della sua ispirazione; qui allestì il suo studio di fronte alla Chiesa della Salute, luogo simbolico da cui trasse suggestioni per molte delle sue vedute lagunari e marine.

    La pittura di Masinelli si caratterizza per la ricerca di un equilibrio tra struttura e colore, dove la solidità del disegno convive con una materia pittorica ricca e una luce vibrante che accende le superfici. Numerosi suoi dipinti ritraggono canali veneziani, barche al porto, scorci di città e scene di vita quotidiana, dimostrando una costante attenzione al rapporto tra uomo e paesaggio. Le sue opere sono state apprezzate sia in ambito locale che nel mercato delle aste, dove dipinti come “Canal a Chioggia” e altri scorci veneziani compaiono con regolarità, segno della continuità di interesse verso la sua produzione.

    Masinelli partecipò a mostre d’arte fin dagli anni Trenta, presentando opere anche in importanti esposizioni regionali e nazionali, e contribuì a diffondere la conoscenza della pittura emiliana del Novecento. Pur non essendo tra gli artisti più celebri a livello internazionale, la sua opera testimonia il lavoro di un pittore rigoroso, curioso e profondamente legato alle proprie radici artistiche e ai luoghi che lo ispirarono.

    Morì nel 1983 a Venezia.

    STIMA:
    min € 600 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 13  

    Nuvole sul mare

    Guido Ricci Guido Ricci
    Casorate Primo ( PV ) 1836 - 1897 Gurone ( VA )
    Olio su tela cm 41x62 firmato in basso a sx G.Ricci

    Guido Ricci fu un pittore italiano dell’Ottocento, tra i più sensibili interpreti del paesaggio lombardo, capace di coniugare osservazione diretta della natura e rigore formale. Nacque a Casorate Primo, in provincia di Pavia, il 6 ottobre 1836 e manifestò fin da giovane una spiccata inclinazione per il disegno e la pittura.
    Clicca per espandere

    La sua formazione avvenne all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, dove assimilò i principi della pittura dal vero e maturò un interesse profondo per la resa atmosferica del paesaggio, sotto l’influenza di un insegnamento che privilegiava il contatto diretto con la natura.

    Il suo esordio pubblico risale ai primi anni Sessanta dell’Ottocento, quando iniziò a partecipare alle esposizioni di Belle Arti, attirando l’attenzione per la freschezza della visione e la sincerità dell’impianto pittorico. I suoi primi lavori, dedicati soprattutto alla vita rurale e ai paesaggi di campagna, rivelavano già una particolare sensibilità per la luce e per l’equilibrio compositivo. Nel corso degli anni Ricci prese parte con continuità alle rassegne artistiche milanesi e nazionali, affermandosi come uno dei paesaggisti più apprezzati del suo tempo.

    La sua pittura si concentrò prevalentemente sui paesaggi della Lombardia e dell’Italia settentrionale: campagne, rive fluviali, pascoli alpini, boschi e scorci montani. A questi soggetti affiancò talvolta marine e scene di vita all’aperto, sempre caratterizzate da un approccio sobrio e meditato. Con il passare del tempo il suo stile si fece più libero e luminoso, abbandonando gradualmente l’impostazione più accademica per una pennellata più sciolta, capace di restituire l’atmosfera mutevole dei luoghi e delle stagioni.

    Ricci lavorò con costanza e dedizione per tutta la vita, mantenendo un legame profondo con la natura e con i luoghi che dipingeva. La sua ricerca non fu mai orientata alla spettacolarità, ma piuttosto alla verità del paesaggio, colto nei suoi aspetti più autentici e quotidiani. Questo atteggiamento gli valse il rispetto dei contemporanei e il favore di collezionisti e istituzioni.

    Morì il 20 agosto 1897 a Gurone, in provincia di Varese.

    STIMA:
    min € 2000 - max € 2500
    Base Asta:
    € 800

  • Lotto 14  

    Maternita'

    Pietro Gaudenzi Pietro Gaudenzi
    Genova 1880 - Anticoli Corrado 1955
    Olio su tavola cm 50x60 firmato in basso a dx P.Gaudenzi

    Pietro Gaudenzi fu un pittore italiano di grande rilievo nella prima metà del Novecento, noto per la sua raffinata sensibilità figurativa e per la versatilità dei soggetti trattati, che spaziarono dal ritratto alla scena di genere, dalla natura morta alla pittura sacra. Nacque a Genova il 18 gennaio 1880, figlio di un musicista, e fin da giovane dimostrò un forte interesse per l’arte.
    Clicca per espandere

    Dopo i primi studi con Felice Del Santo a La Spezia, proseguì la sua formazione all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, sotto la guida di Cesare Viazzi, approfondendo le tecniche pittoriche e consolidando una solida preparazione accademica.

    Nel 1903 vinse il premio‑pensionato “Duchessa di Galliera”, che gli permise di trasferirsi a Roma, dove visse per cinque anni studiando i grandi maestri del Rinascimento e confrontandosi con la vivace scena artistica della capitale. A Roma entrò in contatto con artisti come Antonio Mancini, Armando Spadini e Francesco Paolo Michetti e sposò Candida Toppi, modella di Anticoli Corrado, con la quale ebbe diversi figli. Le esperienze personali, tra gioie e lutti, influenzarono profondamente il tono e i soggetti della sua pittura, rendendola più intima e riflessiva.

    Nei decenni successivi Gaudenzi consolidò la sua carriera espositiva: partecipò regolarmente alle Biennali di Venezia e alle principali Quadriennali di Roma, ottenendo riconoscimenti anche all’estero. Tra le sue opere più note si ricordano scene familiari, maternità, nature morte e lavori di carattere narrativo, tra cui I priori, acquistata dal Comune di Roma per la Galleria d’Arte Moderna. Durante gli anni Trenta la sua pittura si avvicinò ai modi del Novecento Italiano, pur mantenendo un linguaggio chiaro e una forte adesione alla realtà osservata. In questo periodo si dedicò anche a importanti affreschi e pitture sacre, come quelli realizzati per il Castello dei Cavalieri a Rodi.

    Dopo la Seconda guerra mondiale, pur di fronte al mutamento dei gusti artistici, Gaudenzi continuò a lavorare con passione, assumendo nel 1951 la direzione della Scuola vaticana di mosaico, contribuendo con le sue competenze a decorazioni in diverse chiese italiane. Negli ultimi anni visse ad Anticoli Corrado, borgo amato dagli artisti, dove continuò a dipingere fino alla morte, avvenuta il 23 dicembre 1955.

    STIMA:
    min € 2500 - max € 3000
    Base Asta:
    € 800

  • Lotto 15  

    Il porto

    Alfonso Muzii Alfonso Muzii
    Castellammare Adriatico (PS) 1856 - Pescara 1946
    Olio su tela cm 31x48 firmato in basso a sx A.Muzii

    Alfonso Muzii fu un pittore italiano nato a Castellammare Adriatico, in provincia di Pescara, nel 1856, e qui morì nel 1946, lasciando un’eredità artistica caratterizzata da profonda sensibilità figurativa e attenzione alla realtà quotidiana. Fin da giovane mostrò una naturale inclinazione per la pittura, che lo portò a studiare all’Accademia di Belle Arti di Firenze con Stefano Ussi e a perfezionarsi a Napoli sotto l’influenza di Filippo Palizzi e Domenico Morelli, sviluppando una solida preparazione tecnica e una particolare attenzione alla luce e al colore.
    Clicca per espandere



    Nei primi anni della sua carriera entrò in contatto con il cenacolo mchiettiano di Francavilla al Mare, fondato da Francesco Paolo Michetti, esperienza che segnò profondamente la sua maturazione artistica e lo spinse a un linguaggio pittorico figurativo, attento tanto al paesaggio quanto alle figure umane. La sua pittura si caratterizzò per un profilo verista, in cui i contadini, le scene di vita quotidiana e i paesaggi abruzzesi e liguri venivano rappresentati con autenticità e delicatezza tonale.

    Muzii partecipò con regolarità alle principali esposizioni artistiche del tempo, dalle mostre della Società Amatori e Cultori d’Arte a Roma, alle Promotrici di Napoli, fino alla Biennale di Venezia, dove presentò opere come Le due sorelline. La sua ricerca pittorica si sviluppò in equilibrio tra naturalismo e attenzione al dettaglio, con pennellate misurate e una forte capacità narrativa che permetteva allo spettatore di immergersi nelle atmosfere rappresentate.

    Negli anni successivi visse anche in Liguria e in Piemonte, approfondendo la pittura di paesaggio, ma mantenendo sempre un legame stretto con le proprie radici abruzzesi, che continuarono a ispirarlo per tutta la vita. I suoi ultimi anni furono trascorsi nella sua terra natale, in una vita più appartata, ma sempre dedicata all’arte. Alfonso Muzii morì a Pescara nel 1946Alfonso Muzii fu un pittore italiano nato a Castellammare Adriatico, in provincia di Pescara, nel 1856, e qui morì nel 1946, lasciando un’eredità artistica caratterizzata da profonda sensibilità figurativa e attenzione alla realtà quotidiana. Fin da giovane mostrò una naturale inclinazione per la pittura, che lo portò a studiare all’Accademia di Belle Arti di Firenze con Stefano Ussi e a perfezionarsi a Napoli sotto l’influenza di Filippo Palizzi e Domenico Morelli, sviluppando una solida preparazione tecnica e una particolare attenzione alla luce e al colore.

    Nei primi anni della sua carriera entrò in contatto con il cenacolo mchiettiano di Francavilla al Mare, fondato da Francesco Paolo Michetti, esperienza che segnò profondamente la sua maturazione artistica e lo spinse a un linguaggio pittorico figurativo, attento tanto al paesaggio quanto alle figure umane. La sua pittura si caratterizzò per un profilo verista, in cui i contadini, le scene di vita quotidiana e i paesaggi abruzzesi e liguri venivano rappresentati con autenticità e delicatezza tonale.

    Muzii partecipò con regolarità alle principali esposizioni artistiche del tempo, dalle mostre della Società Amatori e Cultori d’Arte a Roma, alle Promotrici di Napoli, fino alla Biennale di Venezia, dove presentò opere come Le due sorelline. La sua ricerca pittorica si sviluppò in equilibrio tra naturalismo e attenzione al dettaglio, con pennellate misurate e una forte capacità narrativa che permetteva allo spettatore di immergersi nelle atmosfere rappresentate.

    Negli anni successivi visse anche in Liguria e in Piemonte, approfondendo la pittura di paesaggio, ma mantenendo sempre un legame stretto con le proprie radici abruzzesi, che continuarono a ispirarlo per tutta la vita. I suoi ultimi anni furono trascorsi nella sua terra natale, in una vita più appartata, ma sempre dedicata all’arte. Alfonso Muzii morì a Pescara nel 1946.

    STIMA:
    min € 1200 - max € 1400
    Base Asta:
    € 500

  • Lotto 16  

    Via di paese

    Ludovico Tommasi Ludovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 39x32 firmato in basso a dx Tommasi

    Ludovico Tommasi nacque a Livorno il 16 luglio 1866 da Luigi e Isolina Vivoli. In famiglia la musica aveva un ruolo importante: egli studiò violino al Conservatorio di Firenze, mostrando fin da giovane una sensibilità per le arti.
    Clicca per espandere

    Sebbene non avesse una formazione pittorica accademica tradizionale, la presenza frequente del maestro Silvestro Lega nella villa di famiglia a Bellariva attirò Ludovico verso la pittura. Seguendo l’esempio del fratello Angiolo e grazie agli insegnamenti informali, iniziò a dipingere copiando dal vero, lavorando all’aperto, coltivando un rapporto diretto con la natura.

    Il suo debutto in pubblico come pittore risale al 1884, quando espose un “studio dal vero” alla Promotrice fiorentina. Nei primi anni varcò la soglia di diverse esposizioni, incluso un esordio nel 1886 all’Esposizione di Belle Arti di Livorno. Dopo un periodo passato a Milano per il servizio militare, durante il quale affinò la sua mano attraverso il disegno, tornò in Toscana e riprese a dedicarsi prevalentemente alla pittura di paesaggio e alla scena di vita rurale, ispirandosi alle colline, alle campagne, ai borghi toscani e agli scorci dell’Arno.

    Negli anni Novanta del XIX secolo e nei primi del Novecento si avvicinò, insieme al cerchio di artisti che frequentava (tra i quali Plinio Nomellini), alle ricerche divisioniste, reinterpretandole secondo una sensibilità personale: nella sua tavolozza comparvero giochi di luce e colore, pennellate più libere, un’intensità luminosa che ben si adattava ai paesaggi toscani. Partecipò con regolarità a importanti mostre italiane, nel 1905 contribuì alla decorazione della I Mostra d’Arte Toscana ospitata a Firenze e negli anni successivi aderì al gruppo Giovane Etruria, impegnato nella rivitalizzazione della tradizione naturalistica toscana.

    Nel 1912, sentendosi sempre più attratto dalla grafica, fondò con un collega la Libera Scuola di Acquaforte a Firenze, dedicandosi con passione all’incisione, all’acquaforte e alla litografia. Il suo versante di incisore divenne complementare alla pittura, offrendo nuove possibilità espressive e un diverso rapporto con la luce e il tratto.

    Con il passare degli anni il suo stile si fece più meditativo e contenuto. Le sue opere mature restituiscono armonie delicate, atmosfere tranquille, paesaggi rurali, scorci di campagna, scene di vita quotidiana con figure semplici e quotidiane, prive di retorica, dove la natura e l’uomo convivono in equilibro. Tommasi riuscì a coniugare la lezione della macchia, l’esperienza divisionista e una sensibilità intima, dando vita a un linguaggio personale che riflette un attaccamento profondo alla terra toscana e al paesaggio come humus dell’animo.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze il 7 febbraio 1941.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 17  

    Casa padronale

    Ludovico Tommasi Ludovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 30,5x23 firmato in basso a dx Tommasi

    Ludovico Tommasi nacque a Livorno il 16 luglio 1866 da Luigi e Isolina Vivoli. In famiglia la musica aveva un ruolo importante: egli studiò violino al Conservatorio di Firenze, mostrando fin da giovane una sensibilità per le arti.
    Clicca per espandere

    Sebbene non avesse una formazione pittorica accademica tradizionale, la presenza frequente del maestro Silvestro Lega nella villa di famiglia a Bellariva attirò Ludovico verso la pittura. Seguendo l’esempio del fratello Angiolo e grazie agli insegnamenti informali, iniziò a dipingere copiando dal vero, lavorando all’aperto, coltivando un rapporto diretto con la natura.

    Il suo debutto in pubblico come pittore risale al 1884, quando espose un “studio dal vero” alla Promotrice fiorentina. Nei primi anni varcò la soglia di diverse esposizioni, incluso un esordio nel 1886 all’Esposizione di Belle Arti di Livorno. Dopo un periodo passato a Milano per il servizio militare, durante il quale affinò la sua mano attraverso il disegno, tornò in Toscana e riprese a dedicarsi prevalentemente alla pittura di paesaggio e alla scena di vita rurale, ispirandosi alle colline, alle campagne, ai borghi toscani e agli scorci dell’Arno.

    Negli anni Novanta del XIX secolo e nei primi del Novecento si avvicinò, insieme al cerchio di artisti che frequentava (tra i quali Plinio Nomellini), alle ricerche divisioniste, reinterpretandole secondo una sensibilità personale: nella sua tavolozza comparvero giochi di luce e colore, pennellate più libere, un’intensità luminosa che ben si adattava ai paesaggi toscani. Partecipò con regolarità a importanti mostre italiane, nel 1905 contribuì alla decorazione della I Mostra d’Arte Toscana ospitata a Firenze e negli anni successivi aderì al gruppo Giovane Etruria, impegnato nella rivitalizzazione della tradizione naturalistica toscana.

    Nel 1912, sentendosi sempre più attratto dalla grafica, fondò con un collega la Libera Scuola di Acquaforte a Firenze, dedicandosi con passione all’incisione, all’acquaforte e alla litografia. Il suo versante di incisore divenne complementare alla pittura, offrendo nuove possibilità espressive e un diverso rapporto con la luce e il tratto.

    Con il passare degli anni il suo stile si fece più meditativo e contenuto. Le sue opere mature restituiscono armonie delicate, atmosfere tranquille, paesaggi rurali, scorci di campagna, scene di vita quotidiana con figure semplici e quotidiane, prive di retorica, dove la natura e l’uomo convivono in equilibro. Tommasi riuscì a coniugare la lezione della macchia, l’esperienza divisionista e una sensibilità intima, dando vita a un linguaggio personale che riflette un attaccamento profondo alla terra toscana e al paesaggio come humus dell’animo.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze il 7 febbraio 1941.

    STIMA:
    min € 1200 - max € 1400
    Base Asta:
    € 400

  • Lotto 18  

    Colline Toscane

    Giovanni Lomi Giovanni Lomi
    Livorno 1889 - 1969
    Olio su tavola cm 27,5x36 firmato in basso a dx G.Lomi

    Giovanni Lomi nacque a Livorno nel 1889 e morì nella stessa città nel 1969. Rimasto orfano in giovane età, fu affidato a una famiglia contadina, dove sviluppò una precoce passione per il disegno e la pittura.
    Clicca per espandere

    Iniziò la sua carriera artistica intorno al 1918 e tenne la sua prima mostra personale a Firenze nel 1922. Nel corso della sua carriera, Lomi partecipò a numerose esposizioni, tra cui diverse edizioni della Biennale di Venezia e delle Quadriennali romane. Fu membro attivo del Gruppo Labronico, un'associazione di artisti livornesi, e le sue opere furono influenzate dalla corrente dei Macchiaioli, mostrando affinità con artisti come Telemaco Signorini e Giovanni Fattori. Parallelamente alla pittura, Lomi coltivò una carriera come baritono, esibendosi in ambito operistico. Tra le sue opere più note si annoverano paesaggi toscani e scene di vita quotidiana, caratterizzati da una tavolozza cromatica delicata e una tecnica pittorica che riflette l'influenza macchiaiola. Le sue opere sono state vendute in numerose aste, consolidando la sua reputazione nel panorama artistico italiano

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 19  

    Cantiere 1920

    Domenico De Bernardi Domenico De Bernardi
    Besozzo (VA) 1892 - 1963
    Olio su tavola cm 24x29 siglato in basso a sx A.D.B 1920

    Domenico De Bernardi nacque a Besozzo (in provincia di Varese) il 21 febbraio 1892. Inizialmente si iscrisse alla facoltà di ingegneria presso l’Università di Pavia, su richiesta del padre, ma dopo qualche tempo abbandonò gli studi per seguire la sua vera inclinazione: la pittura.
    Clicca per espandere

    Pur senza una formazione accademica formale, De Bernardi ricevette consigli e stimoli da artisti come Lodovico Cavaleri che, insieme ad altri, lo incoraggiarono a percorrere la strada dell’arte.

    Dopo questo passaggio decisivo, De Bernardi iniziò a dedicarsi con passione alla pittura, prediligendo il paesaggio e il “genere paese”: per lui le campagne, i borghi, i paesaggi lacustri e rurali del Varesotto e dintorni divennero soggetti ricorrenti. Nonostante la sua base rimanesse Besozzo, viaggiò spesso, anche lungo la riviera ligure, in cerca di stimoli e spunti nuovi.

    Tra le sue prime affermazioni importanti c’è la partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia, con il dipinto intitolato «Nebbie». Da allora la sua carriera prese una piega espositiva regolare: prese parte a numerose edizioni delle Biennali di Venezia, alla Quadriennale di Roma e a molte rassegne nazionali. Nel corso degli anni Trenta, con alcuni lavori, affinò la sua tavolozza, rendendola più luminosa e ricca di vibrazioni, segno evidente dell’influenza del viaggio che fece in Libia: quello fu un momento di svolta per il suo linguaggio cromatico.

    De Bernardi non si limitò al paesaggio: si confrontò anche con nature morte, scene di paese e scorci urbani. Tra le sue opere più conosciute c’è «Mattino», un paesaggio sereno che rappresenta un borgo immerso in una luce chiara e nitida, esempio della sua capacità di cogliere l’atmosfera del luogo con delicatezza.

    Dopo la Seconda guerra mondiale si ritirò a vita privata a Besozzo, continuando a dipingere ma limitando le sue partecipazioni pubbliche. Pur vivendo in tempi di profondi cambiamenti nell’arte, mantenne una coerenza stilistica e non si lasciò attrarre da mode di avanguardia, concentrandosi piuttosto sulla sincerità della propria visione.

    Morì a Besozzo il 13 luglio 1963.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 20  

    Varese

    Oreste Albertini Oreste Albertini
    Torre del Mangano (PV) 1887 - Besano (VA) 1953
    Olio su tela cm 40x49,5 firmato in basso a dx O.Albertini

    Oreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese.
    Clicca per espandere

    La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a BesanoOreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a Besano.

    STIMA:
    min € 1200 - max € 1400
    Base Asta:
    € 400

  • Lotto 21  

    Vista da Viconago

    Lucio Lecchi Lucio Lecchi
    Viconago 1913 - Ivi 1985
    Olio su masonite cm 60x50 firmato in basso a dx L.Lecchi

    Lucio Lecchi fu un pittore italiano nato a Viconago, in provincia di Varese, nel 1913 e scomparso nel 1985, noto soprattutto per le sue vedute urbane, paesaggistiche e scene di vita quotidiana. Fin dai primi anni della sua attività, Lecchi si dedicò alla pittura figurativa con grande attenzione al reale, prediligendo soggetti che gli permettessero di studiare la luce, i dettagli architettonici e le atmosfere dei luoghi.
    Clicca per espandere

    Le sue opere spaziano dai tetti di Milano ai paesaggi lacustri del Lago di Lugano, fino a scorci di città europee come Basilea, rivelando una capacità di osservazione acuta e un equilibrio tra precisione descrittiva e resa atmosferica.

    Pur non essendo un artista di grande notorietà nazionale, Lecchi partecipò con regolarità a mostre e le sue opere sono oggi apprezzate sul mercato dell’arte, dove emergono per la qualità del disegno, la misura della tavolozza e la sensibilità nel rappresentare la vita quotidiana. La sua pittura si caratterizza per la capacità di coniugare rigore tecnico e poesia visiva, trasformando soggetti apparentemente ordinari in composizioni armoniose e suggestive.

    Lucio Lecchi trascorse tutta la sua vita dedicandosi alla pittura e studiando i paesaggi e le città che amava ritrarre, fino alla sua morte, avvenuta nel 1985.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 300

  • Giovanni Scolari Giovanni Scolari
    Seniga 1882 - Milano 1956
    Olio su tavola cm 35x50 firmato in basso a sx G.Scolari

    Giovanni Scolari fu un artista e illustratore italiano nato il 26 novembre 1882 a Seniga, in provincia di Brescia, e morto a Milano il 25 marzo 1956. La sua carriera artistica ebbe inizio nel campo dell’illustrazione grafica: nei primi anni lavorò per libri per ragazzi e realizzò disegni pubblicitari, manifestando fin da subito una spiccata abilità nel tratto e nella narrazione visiva.
    Clicca per espandere



    Negli anni Trenta Scolari fece il suo ingresso nel mondo dei fumetti, collaborando con case editrici come Cartoccino di Monza e, soprattutto, con Arnoldo Mondadori Editore. Per Mondadori iniziò a disegnare la saga di fantascienza Saturno contro la Terra, pubblicata tra il 1936 e il 1946 su riviste e supplementi per ragazzi quali I tre porcellini, Topolino e Paperino. Questa serie, con soggetti ideati da Federico Pedrocchi e sviluppati con sceneggiature e contributi di Cesare Zavattini, lo rese celebre nel panorama italiano dei fumetti e influenzò poi generazioni successive di autori del genere.

    Oltre a Saturno contro la Terra, Scolari realizzò numerose altre storie a fumetti negli anni prebellici e durante la guerra, con titoli come La galea dalle vele d’argento, L’aquila fulva, Nelle viscere della Terra e La nube di gelo, tutti caratterizzati da un linguaggio grafico narrativo e avventuroso. Dopo la Seconda guerra mondiale tornò brevemente al fumetto con lavori quali Un uomo contro il mondo, sceneggiato da Mario Gentilini su soggetto di Zavattini, e proseguì la saga di Saturno contro la Terra con gli episodi conclusivi.

    Scolari firmò anche alcune vignette con lo pseudonimo “G. Da Brescia” per pubblicazioni della casa editrice Alpe, dimostrando versatilità tra illustrazione e fumetto. Pur non essendo noto primariamente come pittore nel senso tradizionale della parola, la sua attività grafica pone Giovanni Scolari tra gli artisti italiani che seppero fondere abilità narrativa e capacità visiva, contribuendo allo sviluppo delle prime avventure a fumetti in Italia e lasciando nella memoria di appassionati e collezionisti un segno riconoscibile nel periodo pionieristico del medium.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 23  

    Sul molo ( difetti )

    Aleksandr Gerasimov Aleksandr Gerasimov
    Kozlov 1881 - Mosca 1963
    Olio su cartone cm 22x33,5 firmato in basso a dx Aleksandr Gerasimov

    Aleksandr Mikhailovich Gerasimov nacque il 12 agosto 1881 a Kozlov, oggi Michurinsk, in Russia, e morì il 23 luglio 1963 a Mosca. Fin da giovane mostrò un talento naturale per la pittura, che lo portò a iscriversi alla prestigiosa Moscow School of Painting, Sculpture and Architecture, dove studiò sotto maestri come Abram Arkhipov, Konstantin Korovin e Valentin Serov, sviluppando una solida formazione tecnica e una profonda sensibilità per la figura e il paesaggio.
    Clicca per espandere



    Nei primi anni della sua carriera si dedicò a scenografie teatrali, paesaggi e nature morte, avvicinandosi inizialmente al realismo naturalistico e ricevendo influenze impressioniste. Con l’ascesa del nuovo regime sovietico, negli anni Venti e Trenta, Gerasimov abbracciò il linguaggio del realismo socialista, diventando uno dei principali interpreti ufficiali del movimento. Realizzò numerosi ritratti di Lenin, Stalin e altri leader sovietici, opere cariche di valore ideologico che ne consolidarono la fama e lo posero al centro della vita artistica dell’Unione Sovietica.

    Pur impegnato nella pittura ufficiale, Gerasimov continuò a lavorare anche su paesaggi, nature morte e scene di vita rurale, mantenendo una sensibilità personale nella resa della luce e della materia. La sua tecnica combinava rigore accademico e capacità narrativa, rendendo le sue opere riconoscibili e coerenti con la tradizione figurativa russa.

    Negli anni Trenta e Quaranta ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso Stalin Prize, e nel 1947 fu nominato primo Presidente dell’Accademia delle Arti dell’URSS, incarico che mantenne fino al 1957, guidando la direzione ufficiale delle arti visive nel periodo postbellico. Gerasimov morì a Mosca nel 1963Aleksandr Mikhailovich Gerasimov nacque il 12 agosto 1881 a Kozlov, oggi Michurinsk, in Russia, e morì il 23 luglio 1963 a Mosca. Fin da giovane mostrò un talento naturale per la pittura, che lo portò a iscriversi alla prestigiosa Moscow School of Painting, Sculpture and Architecture, dove studiò sotto maestri come Abram Arkhipov, Konstantin Korovin e Valentin Serov, sviluppando una solida formazione tecnica e una profonda sensibilità per la figura e il paesaggio.

    Nei primi anni della sua carriera si dedicò a scenografie teatrali, paesaggi e nature morte, avvicinandosi inizialmente al realismo naturalistico e ricevendo influenze impressioniste. Con l’ascesa del nuovo regime sovietico, negli anni Venti e Trenta, Gerasimov abbracciò il linguaggio del realismo socialista, diventando uno dei principali interpreti ufficiali del movimento. Realizzò numerosi ritratti di Lenin, Stalin e altri leader sovietici, opere cariche di valore ideologico che ne consolidarono la fama e lo posero al centro della vita artistica dell’Unione Sovietica.

    Pur impegnato nella pittura ufficiale, Gerasimov continuò a lavorare anche su paesaggi, nature morte e scene di vita rurale, mantenendo una sensibilità personale nella resa della luce e della materia. La sua tecnica combinava rigore accademico e capacità narrativa, rendendo le sue opere riconoscibili e coerenti con la tradizione figurativa russa.

    Negli anni Trenta e Quaranta ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso Stalin Prize, e nel 1947 fu nominato primo Presidente dell’Accademia delle Arti dell’URSS, incarico che mantenne fino al 1957, guidando la direzione ufficiale delle arti visive nel periodo postbellico. Gerasimov morì a Mosca nel 1963.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 24  

    Vecchie case sul fiume

    Guido Somelli Guido Somelli
    Firenze 1881 - Firenze 1940
    Olio su tavola cm 42,5x58 firmato in basso a dx G.Somelli

    Guido Somelli nacque a Firenze nel 1881 e qui morì nel 1940, dedicando la sua vita alla pittura figurativa con particolare attenzione ai paesaggi, alle vedute urbane e alle scene di vita quotidiana. Fin da giovane dimostrò talento e passione per l’arte, iniziando a dipingere nella sua città natale e partecipando presto a mostre e rassegne che gli permisero di farsi conoscere, sia in Italia sia, occasionalmente, all’estero.
    Clicca per espandere



    La sua produzione spaziò tra paesaggi della campagna toscana, scorci di Firenze e del suo territorio, nature morte e scene di vita quotidiana, sempre caratterizzate da un’attenzione alla luce, all’atmosfera e ai dettagli. Nel 1913 Somelli partecipò alla Prima Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione a Roma, presentando una figura femminile nuda che rivelava la sua apertura verso i linguaggi artistici più ampi e il confronto con i fermenti culturali italiani ed europei.

    Negli anni Venti e Trenta espose in varie manifestazioni artistiche in Toscana, presentando opere che spaziavano dai paesaggi di campagna a scene di vita rurale, con uno stile che univa precisione descrittiva e sensibilità poetica. Le sue opere mostrano una tavolozza misurata, un tratto sicuro e la capacità di cogliere l’essenza dei luoghi, dalle sponde dell’Arno ai borghi e alle colline toscane, sempre con grande rispetto per l’atmosfera naturale e urbana.

    Somelli rimase coerente nella sua ricerca di una pittura figurativa radicata nella realtà osservata, convinto che la verità visiva fosse anche espressione di bellezza e poesia.

    STIMA:
    min € 600 - max € 800
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 25  

    Rustici a Poffabro

    Arnaldo Nussi Arnaldo Nussi
    Cividale del Friuli (UD) 1902 - 1977
    Olio su tavola cm 35x49,5 firmato in basso a dx A.Nussi

    Arnaldo Nussi nacque a Cividale del Friuli nel 1902, ma la sua formazione e il suo percorso artistico si svilupparono principalmente a Milano, dove si trasferì all'età di dodici anni. Crescendo in un ambiente cittadino, la sua passione per la pittura prese piede durante gli anni milanesi, anche se il suo legame con il Friuli, la sua terra d'origine, rimase forte.
    Clicca per espandere

    Dopo aver vissuto per molti anni a Milano, si trasferì a Maniago e poi definitivamente a Cividale, dove la sua arte trovò nuove ispirazioni.
    Nussi si avvicinò al movimento divisionista, una corrente che poneva l'accento sull'uso di colori puri e sulla pennellata separata. Tuttavia, la sua arte non si limitò a riprodurre pedissequamente le influenze del movimento; egli sviluppò una sua personale interpretazione del paesaggio, in particolare di quello friulano, che si rivelava nelle sue opere come un paesaggio filtrato attraverso la sua sensibilità e intelligenza. Le sue tele raccontano una natura che Nussi sapeva osservare con una profondità straordinaria, riuscendo a restituirne l'intensità emotiva e visiva.
    Nel corso della sua carriera, partecipò a numerose mostre personali sia in Italia che all'estero, in città come Milano, Udine e in Svizzera, dove le sue opere furono molto apprezzate. Nussi si distinse per la capacità di unire tradizione e innovazione, fondendo la rappresentazione della natura con un linguaggio pittorico personale, che lo rese una figura importante nel panorama artistico del suo tempo. Arnaldo Nussi morì nel 1977 a Cividale del Friuli, lasciando un’eredità che continua a suscitare ammirazione per la sua unicità e il suo raffinato approccio alla pittura.

    STIMA:
    min € 500 - max € 700
    Base Asta:
    € 200

  • Giuseppe Guindani Giuseppe Guindani
    Mantova 1886 - Mantova 1946
    Olio su cartone cm 47x34 firmato in basso a sx G.Guindani

    Giuseppe Guindani nacque a Mantova il 29 marzo 1886 e trascorse gran parte della sua vita nella città natale, dedicandosi con passione alla pittura. Dopo aver iniziato gli studi tecnici voluti dal padre, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove ebbe come maestri Cesare Tallone, Giuseppe Mentessi ed Enrico Buti, stringendo legami con artisti come Carrà, Funi e Nebbia.
    Clicca per espandere

    Successivamente approfondì la sua formazione alla Scuola libera di nudo dell’Istituto di Belle Arti di Venezia, confrontandosi con le nuove tendenze artistiche legate alla Secessione e al linguaggio europeo contemporaneo.

    Tornato a Mantova nel 1911, Guindani cercò di distaccarsi dalla tradizione naturalista lombarda, sviluppando un linguaggio personale che univa attenzione al colore e alla luce con una forte tensione verso la realtà emotiva dei soggetti. Partecipò attivamente alla vita espositiva italiana tra le due guerre, presentando opere in manifestazioni come la Mostra Artistica Mantovana dedicata ai mutilati e orfani di guerra, la Permanente di Milano e la Biennale di Venezia, dove il suo stile già distintivo emergeva per la sintesi tra linea, colore e immagine.

    La sua produzione spaziò tra ritratti intensi, nature morte, scene di vita quotidiana e paesaggi della campagna e del lago di Garda, opere in cui la luce e la composizione dialogavano armoniosamente con i soggetti. Tra i dipinti più noti si ricordano Mantova dalla finestra dello studio, Il cieco all’osteria e Le amiche, che testimoniano la sua capacità di unire realismo e sensibilità poetica. Negli anni Trenta e Quaranta continuò a esporre regolarmente e, al termine della Seconda guerra mondiale, fu nominato commissario dell’Associazione Artisti Mantovani dal Comitato di Liberazione, a testimonianza del rispetto e della stima di cui godeva tra i colleghi.

    Giuseppe Guindani morì improvvisamente a Mantova il 17 dicembre 1946Giuseppe Guindani nacque a Mantova il 29 marzo 1886 e trascorse gran parte della sua vita nella città natale, dedicandosi con passione alla pittura. Dopo aver iniziato gli studi tecnici voluti dal padre, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove ebbe come maestri Cesare Tallone, Giuseppe Mentessi ed Enrico Buti, stringendo legami con artisti come Carrà, Funi e Nebbia. Successivamente approfondì la sua formazione alla Scuola libera di nudo dell’Istituto di Belle Arti di Venezia, confrontandosi con le nuove tendenze artistiche legate alla Secessione e al linguaggio europeo contemporaneo.

    Tornato a Mantova nel 1911, Guindani cercò di distaccarsi dalla tradizione naturalista lombarda, sviluppando un linguaggio personale che univa attenzione al colore e alla luce con una forte tensione verso la realtà emotiva dei soggetti. Partecipò attivamente alla vita espositiva italiana tra le due guerre, presentando opere in manifestazioni come la Mostra Artistica Mantovana dedicata ai mutilati e orfani di guerra, la Permanente di Milano e la Biennale di Venezia, dove il suo stile già distintivo emergeva per la sintesi tra linea, colore e immagine.

    La sua produzione spaziò tra ritratti intensi, nature morte, scene di vita quotidiana e paesaggi della campagna e del lago di Garda, opere in cui la luce e la composizione dialogavano armoniosamente con i soggetti. Tra i dipinti più noti si ricordano Mantova dalla finestra dello studio, Il cieco all’osteria e Le amiche, che testimoniano la sua capacità di unire realismo e sensibilità poetica. Negli anni Trenta e Quaranta continuò a esporre regolarmente e, al termine della Seconda guerra mondiale, fu nominato commissario dell’Associazione Artisti Mantovani dal Comitato di Liberazione, a testimonianza del rispetto e della stima di cui godeva tra i colleghi.

    Giuseppe Guindani morì improvvisamente a Mantova il 17 dicembre 1946.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 27  

    Come le foglie 1913

    Romano Valori Romano Valori
    Milano 1886 - Povolaro (VI) 1918
    Olio su tavola cm 24,5x35 firmato in alto a dx Valori

    Romano Valori nacque a Milano il 28 giugno 1886 e mostrò fin da giovane un talento naturale per la pittura, che lo portò a iscriversi all’Accademia di Brera, dove fu allievo del celebre ritrattista Cesare Tallone. Durante gli anni di studio sviluppò una solida formazione tecnica e un’attenzione particolare alla figura umana, avvicinandosi anche alle ricerche luministiche e tonali della tradizione divisionista e della scapigliatura lombarda.
    Clicca per espandere



    Giovanissimo, Valori si distinse nel panorama artistico italiano: nel 1907 vinse il prestigioso saggio per il Pensionato Francesco Hayez con il suo autoritratto, ottenendo il riconoscimento della sua opera da parte dell’Accademia di Brera. Partecipò regolarmente a mostre ufficiali, tra cui quelle dell’Accademia e de La Permanente di Milano, e ricevette il sostegno di collezionisti privati, tra cui l’imprenditore francese Fernand du Chène de Vère. Nel 1912 fu eletto socio onorario dell’Accademia di Brera, a testimonianza della stima di cui godeva tra colleghi e critici.

    La produzione di Valori comprendeva ritratti intensi, paesaggi e scene di vita quotidiana, opere in cui la precisione del disegno si univa a una sensibilità luministica e compositiva notevole. I suoi ritratti sono apprezzati per la capacità di cogliere la psicologia dei soggetti, mentre i paesaggi e le vedute cittadine rivelano uno sguardo attento alla realtà osservata e alle atmosfere dei luoghi. Diverse sue opere sono oggi conservate nelle collezioni della Quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano e nelle Gallerie d’Arte Moderna di Milano e Novara.

    La carriera di Romano Valori, promettente e in crescita, fu tragicamente interrotta dalla Prima guerra mondiale. Chiamato alle armi, morì il 24 ottobre 1918 all’ospedale militare di Povolaro, vicino a Vicenza, a causa delle ferite riportate al fronte.

    STIMA:
    min € 600 - max € 800
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 28  

    Scena biblica

    Bruto Mazzolani Bruto Mazzolani
    Ferrara 1880 - Milano 1949
    Olio su tela cm 44x44 firmato in basso a dx Mazzolani

    Bruto Mazzolani nacque a Ferrara nel 1880 in una famiglia già legata al mondo dell’arte: il padre era pittore e restauratore, e fu lui il primo vero maestro del giovane Bruto. Cresciuto in un ambiente in cui il disegno e il colore erano parte della vita quotidiana, si formò presto un gusto per la pittura che lo portò a proseguire gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, sotto la guida di Domenico Ferri.
    Clicca per espandere

    Dopo questo periodo di formazione accademica si trasferì a Milano, città più dinamica e stimolante, dove iniziò a costruire una carriera autonoma.

    La sua produzione si orientò fin dagli esordi verso due ambiti principali: la figura e il paesaggio. Nei ritratti e nei nudi femminili emergono un’attenzione marcata ai volumi, alle variazioni della luce sulla pelle e ai giochi di chiaroscuro che modellano le forme. Le pennellate, con il tempo sempre più libere e materiche, rivelano un progressivo distacco dai rigori accademici e una vicinanza alle ricerche più moderne del suo tempo.

    Parallelamente si dedicò con costanza al paesaggio, prediligendo ambienti lacustri e vedute serene. Il Lago di Como, le sue sponde e piccoli borghi come Lierna furono tra i soggetti più amati. In queste opere Mazzolani interpretò la natura con sensibilità luminosa, cercando il riflesso dell’acqua, la quiete dei cieli, le tonalità delicate che cambiano con le stagioni. Sono dipinti che uniscono realismo e poesia, costruiti su una tavolozza morbida, fatta di passaggi cromatici sfumati.

    Espose in diverse città italiane e trovò un pubblico attento soprattutto nella borghesia milanese, che apprezzava sia i suoi interni intimi sia le vedute paesaggistiche ricche di atmosfera. Mantenne per tutta la vita una produzione costante e coerente, capace di evolvere senza perdere il legame con le sue radici figurative.

    Bruto Mazzolani morì a Milano nel 1949.

    STIMA:
    min € 800 - max € 1000
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 29  

    Camogli estate 1953

    Carlo Bonafedi Carlo Bonafedi
    Firenze 1891 -
    Olio su tavola cm 94x75 firmato in basso a dx C.Bonafedi

    Carlo Bonafedi nacque a Firenze nel 1891 e si formò artisticamente nel clima vivace della scena pittorica toscana, dove entrò in contatto con le opere di Telemaco Signorini e approfondì lo studio della figura e del paesaggio. Fin da giovane sviluppò una pittura figurativa personale, caratterizzata da una tavolozza ricca e da una pennellata attenta all’equilibrio tra colore e forma, capace di rendere con sensibilità sia i paesaggi naturali sia le scene di vita quotidiana.
    Clicca per espandere



    Nel corso della sua carriera si dedicò anche all’arte sacra, realizzando affreschi per la chiesa di San Francesco a Fiesole tra il 1909 e il 1910, raffigurando santi, angeli e motivi decorativi, in collaborazione con l’architetto Giuseppe Castellucci. La sua produzione si distingue per la capacità di coniugare osservazione realistica e composizione armonica, sia nei dipinti paesaggistici che nelle opere di figura, come testimoniano lavori quali Ingresso di levante a Terma (Apuania) e Maldicenza nera.

    Bonafedi partecipò regolarmente alle mostre ufficiali italiane del primo Novecento, inserendosi nella tradizione dei pittori figurativi che, pur confrontandosi con le tendenze artistiche contemporanee, mantennero una profonda attenzione alla realtà osservata e alla resa poetica dei soggetti. Nonostante i dettagli sulla sua vita successiva siano frammentari e l’anno della sua morte non sia noto con certezza, le sue opere continuano a testimoniare una carriera coerente e sensibileCarlo Bonafedi nacque a Firenze nel 1891 e si formò artisticamente nel clima vivace della scena pittorica toscana, dove entrò in contatto con le opere di Telemaco Signorini e approfondì lo studio della figura e del paesaggio. Fin da giovane sviluppò una pittura figurativa personale, caratterizzata da una tavolozza ricca e da una pennellata attenta all’equilibrio tra colore e forma, capace di rendere con sensibilità sia i paesaggi naturali sia le scene di vita quotidiana.

    Nel corso della sua carriera si dedicò anche all’arte sacra, realizzando affreschi per la chiesa di San Francesco a Fiesole tra il 1909 e il 1910, raffigurando santi, angeli e motivi decorativi, in collaborazione con l’architetto Giuseppe Castellucci. La sua produzione si distingue per la capacità di coniugare osservazione realistica e composizione armonica, sia nei dipinti paesaggistici che nelle opere di figura, come testimoniano lavori quali Ingresso di levante a Terma (Apuania) e Maldicenza nera.

    Bonafedi partecipò regolarmente alle mostre ufficiali italiane del primo Novecento, inserendosi nella tradizione dei pittori figurativi che, pur confrontandosi con le tendenze artistiche contemporanee, mantennero una profonda attenzione alla realtà osservata e alla resa poetica dei soggetti. Nonostante i dettagli sulla sua vita successiva siano frammentari e l’anno della sua morte non sia noto con certezza, le sue opere continuano a testimoniare una carriera coerente e sensibile.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 150

  • Lotto 30  

    Vecchio cascinale

    Giovanni Melarangelo Giovanni Melarangelo
    Teramo 1903 - Teramo 1978
    Olio su cartone cm 36x45,5 firmato in basso a sx G.Melarangelo

    Giovanni Melarangelo nacque a Teramo nel 1903 e si affermò come uno dei protagonisti della pittura abruzzese del Novecento. Fin da giovane si avvicinò all’arte come disegnatore e caricaturista, collaborando con giornali e riviste satiriche, e già negli anni Venti partecipava a mostre locali, sviluppando una formazione solida e una sensibilità particolare per la figura umana e la vita quotidiana.
    Clicca per espandere



    Negli anni successivi Melarangelo approfondì il suo linguaggio pittorico, combinando la tradizione figurativa italiana con aperture verso sperimentazioni stilistiche e influenze del verismo umanitario e della modernità europea. La sua produzione abbracciò ritratti, scene di vita rurale, paesaggi e, con grande attenzione ai dettagli e alla psicologia dei soggetti, il mondo del circo e del teatro di strada, che seppe raccontare con empatia e vitalità.

    Parallelamente all’attività artistica, Melarangelo dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento, lavorando presso l’Istituto d’Arte di Lanciano e il Liceo Artistico di Pescara, contribuendo alla formazione di giovani artisti e mantenendo stretti legami con gli ambienti culturali abruzzesi. Negli anni Cinquanta partecipò regolarmente a premi e mostre nazionali, mentre negli anni Sessanta fondò a Teramo la galleria Il Polittico, spazio di promozione culturale e di dialogo tra artisti, che testimoniò la sua attenzione alla comunità artistica e alla diffusione dell’arte contemporanea.

    Malgrado i problemi di salute degli ultimi anni, Melarangelo continuò a esporre e a essere celebrato nella sua città, dove morì nel 1978.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 31  

    Giornata di sole 1945

    Giovanni Cappa Legora Giovanni Cappa Legora
    Giovanni Cappa Legora Torino 1887 - Stresa 1980
    Olio su cartone cm 35x45 firmato in basso a dx G.Legora

    Giovanni Cappa Legora nacque a Torino nel 1826 e si spense nella stessa città nel 1892. Figlio del pittore Luigi Cappa, fu avviato fin da giovane alla carriera artistica, studiando all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove si distinse per il suo talento e la sua dedizione.
    Clicca per espandere



    La sua formazione fu influenzata dalle correnti artistiche del suo tempo, in particolare dal Romanticismo, ma Cappa Legora sviluppò uno stile personale caratterizzato da una raffinata tecnica pittorica e da una spiccata attenzione ai dettagli. Le sue opere spaziano tra vari generi, tra cui il ritratto, la pittura storica e la scena di genere, sempre con un'attenzione particolare alla resa emotiva e psicologica dei soggetti rappresentati.

    Durante la sua carriera, Cappa Legora partecipò a numerose esposizioni, ottenendo riconoscimenti e apprezzamenti per la qualità delle sue opere. La sua produzione artistica contribuì significativamente al panorama culturale torinese dell'Ottocento, consolidando la sua reputazione come uno dei pittori più apprezzati della sua generazione.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 32  

    Nell'estuario

    Attilio Achille Bozzato Attilio Achille Bozzato
    Chioggia 1886 - Cremona 1954
    Olio su tavola cm 30x39,5 firmato in basso a dx A.Bozzato

    Attilio Achille Bozzato (1886-1954) è stato un pittore italiano noto per le sue rappresentazioni vivide e dettagliate di Chioggia e Venezia. Nato a Chioggia, Bozzato ha dedicato gran parte della sua carriera artistica a immortalare scorci caratteristici della sua città natale e della laguna veneta.
    Clicca per espandere



    Le sue opere si distinguono per l'accuratezza nella rappresentazione dei paesaggi urbani e marini, spesso arricchite da scene di vita quotidiana che conferiscono un'atmosfera autentica e suggestiva. Tra i suoi soggetti preferiti vi erano i canali di Chioggia, le piazze di Venezia e le attività dei pescatori.

    Bozzato ha partecipato a numerose esposizioni, ottenendo riconoscimenti per la sua abilità nel catturare la luce e l'atmosfera dei luoghi rappresentati. Le sue opere sono oggi conservate in collezioni pubbliche e private, testimoniando l'importanza del suo contributo all'arte paesaggistica italiana.

    STIMA:
    min € 400 - max € 500
    Base Asta:
    € 150

  • Lotto 33  

    Venezia

    Fioravante Seibezzi Fioravante Seibezzi
    Venezia 1906-1974
    Olio su tela cm 45,5x35 firmato in basso a dx F.Seibezzi

    Fioravante Seibezzi nacque a Venezia nel 1906 e qui trascorse gran parte della sua vita, affermandosi come una figura di rilievo nella pittura italiana del Novecento. Autodidatta, fin da giovane si dedicò con passione alla pittura e si avvicinò alla seconda generazione della Scuola di Burano, un gruppo di artisti veneziani che rinnovarono la pittura del paesaggio lagunare con una sensibilità luminosa e un uso libero del colore.
    Clicca per espandere



    Seibezzi partecipò per la prima volta alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia nel 1926, ricevendo un premio che segnò l’inizio di una presenza costante alla manifestazione per dodici edizioni. Nel corso della sua carriera espose anche alla Quadriennale di Roma e in numerose mostre in Italia e all’estero, ricevendo riconoscimenti a Parigi, Londra e negli Stati Uniti. La sua pittura si caratterizzò per la capacità di cogliere la luce e i colori della laguna veneziana, interpretando vedute urbane, paesaggi lacustri e scorci di città con pennellate rapide e un linguaggio personale che univa osservazione diretta e partecipazione emotiva.

    Le opere di Seibezzi testimoniano un equilibrio tra tradizione e modernità e sono presenti in importanti collezioni pubbliche, tra cui le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Morì nella sua città natale nel 1974Fioravante Seibezzi nacque a Venezia nel 1906 e qui trascorse gran parte della sua vita, affermandosi come una figura di rilievo nella pittura italiana del Novecento. Autodidatta, fin da giovane si dedicò con passione alla pittura e si avvicinò alla seconda generazione della Scuola di Burano, un gruppo di artisti veneziani che rinnovarono la pittura del paesaggio lagunare con una sensibilità luminosa e un uso libero del colore.

    Seibezzi partecipò per la prima volta alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia nel 1926, ricevendo un premio che segnò l’inizio di una presenza costante alla manifestazione per dodici edizioni. Nel corso della sua carriera espose anche alla Quadriennale di Roma e in numerose mostre in Italia e all’estero, ricevendo riconoscimenti a Parigi, Londra e negli Stati Uniti. La sua pittura si caratterizzò per la capacità di cogliere la luce e i colori della laguna veneziana, interpretando vedute urbane, paesaggi lacustri e scorci di città con pennellate rapide e un linguaggio personale che univa osservazione diretta e partecipazione emotiva.

    Le opere di Seibezzi testimoniano un equilibrio tra tradizione e modernità e sono presenti in importanti collezioni pubbliche, tra cui le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Morì nella sua città natale nel 1974.

    STIMA:
    min € 500 - max € 700
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 34  

    La Grande Roche

    Alfredo Beisone Alfredo Beisone
    Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
    Olio su tavola cm 27x37,5 firmato in basso a dx A.Beisone

    Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione.
    Clicca per espandere

    Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.

    Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.

    Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.

    Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.

    La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana.

    STIMA:
    min € 600 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 35  

    Nevicata

    Alfredo Beisone Alfredo Beisone
    Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
    Olio su tavola cm 27,5x37 firmato in basso a sx A.Beisone

    Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione.
    Clicca per espandere

    Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.

    Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.

    Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.

    Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.

    La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana.

    STIMA:
    min € 600 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 36  

    La passeggiata

    Vittorio Gussoni Vittorio Gussoni
    Milano 1893 - San Remo 1968
    Olio su tavola cm 16x12 firmato in basso a sx V.Gussoni

    Vittorio Gussoni è stato un pittore italiano del XX secolo, noto per la sua abilità nel ritrarre figure femminili con eleganza e sensualità. Nato a Milano nel 1893, ha studiato all'Accademia di Brera, dove è stato allievo di Cesare Tallone e successivamente di Ambrogio Alciati.
    Clicca per espandere

    Sin dai suoi esordi, ha dimostrato una solida formazione figurativa, con uno stile che, pur mantenendo una forte identità personale, non è stato insensibile alle influenze del Novecento.

    Nel 1922, Gussoni ha esposto per la prima volta alla Biennale di Brera, ottenendo il titolo di socio onorario dell'Accademia. Nello stesso anno, ha presentato l'opera "La Spagnola" alla Famiglia Artistica di Milano. L'anno successivo, ha partecipato nuovamente alla Famiglia Artistica con diverse opere, tra cui un autoritratto, e ha esposto "Mantilla" alla Permanente di Milano. I suoi ritratti, in particolare quelli di donne, hanno riscosso apprezzamenti anche all'estero, soprattutto negli Stati Uniti.

    Oltre ai ritratti, Gussoni ha affrontato con maestria anche paesaggi, nature morte e scene di genere, dimostrando una versatilità che lo ha reso un artista completo. Le sue figure femminili, spesso caratterizzate da pose eleganti e sinuose, talvolta con richiami spagnoleggianti, sono tra le sue opere più apprezzate. Una delle sue modelle preferite lo ha accompagnato negli anni, influenzando molte delle sue composizioni.

    Nel corso della sua carriera, Gussoni ha coltivato amicizie con personalità del mondo dell'arte e della cultura, tra cui Giuseppe di Stefano, Giovanni Barrella, Carlo Dapporto, Carlo Carrà, Aligi Sassu e Orio Vergani. Molti dei suoi ritratti e altre opere sono conservati in collezioni e gallerie private. Un suo autoritratto è esposto alla Galleria degli Uffizi a Firenze.

    Nonostante una produzione di alta qualità tecnica e cromatica, le sue opere sono state spesso trattate con quotazioni basse sul mercato. Tuttavia, dopo il 2000, sono state organizzate numerose mostre volte a valorizzare la sua arte. Nel 2005, Gussoni è stato uno degli artisti scelti per la I° Esposizione Annuale Collettiva delle Arti del Novecento al Chiostro di Voltorre di Gavirate, con il patrocinio della Provincia di Varese e del comune di Gavirate. Nel 2007, è stata organizzata una mostra retrospettiva al Castello Visconteo di Pavia, con il patrocinio della Regione Lombardia.

    Vittorio Gussoni è scomparso a Sanremo nel 1968. Nonostante il riconoscimento postumo, la sua opera continua a essere apprezzata per la sua eleganza, la tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza della figura femminile.

    STIMA:
    min € 600 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 37  

    Il broncio

    Vittorio Gussoni Vittorio Gussoni
    Milano 1893 - San Remo 1968
    Olio su tavola cm 14,5x12 firmato in basso a sx V.Gussoni

    Vittorio Gussoni è stato un pittore italiano del XX secolo, noto per la sua abilità nel ritrarre figure femminili con eleganza e sensualità. Nato a Milano nel 1893, ha studiato all'Accademia di Brera, dove è stato allievo di Cesare Tallone e successivamente di Ambrogio Alciati.
    Clicca per espandere

    Sin dai suoi esordi, ha dimostrato una solida formazione figurativa, con uno stile che, pur mantenendo una forte identità personale, non è stato insensibile alle influenze del Novecento.

    Nel 1922, Gussoni ha esposto per la prima volta alla Biennale di Brera, ottenendo il titolo di socio onorario dell'Accademia. Nello stesso anno, ha presentato l'opera "La Spagnola" alla Famiglia Artistica di Milano. L'anno successivo, ha partecipato nuovamente alla Famiglia Artistica con diverse opere, tra cui un autoritratto, e ha esposto "Mantilla" alla Permanente di Milano. I suoi ritratti, in particolare quelli di donne, hanno riscosso apprezzamenti anche all'estero, soprattutto negli Stati Uniti.

    Oltre ai ritratti, Gussoni ha affrontato con maestria anche paesaggi, nature morte e scene di genere, dimostrando una versatilità che lo ha reso un artista completo. Le sue figure femminili, spesso caratterizzate da pose eleganti e sinuose, talvolta con richiami spagnoleggianti, sono tra le sue opere più apprezzate. Una delle sue modelle preferite lo ha accompagnato negli anni, influenzando molte delle sue composizioni.

    Nel corso della sua carriera, Gussoni ha coltivato amicizie con personalità del mondo dell'arte e della cultura, tra cui Giuseppe di Stefano, Giovanni Barrella, Carlo Dapporto, Carlo Carrà, Aligi Sassu e Orio Vergani. Molti dei suoi ritratti e altre opere sono conservati in collezioni e gallerie private. Un suo autoritratto è esposto alla Galleria degli Uffizi a Firenze.

    Nonostante una produzione di alta qualità tecnica e cromatica, le sue opere sono state spesso trattate con quotazioni basse sul mercato. Tuttavia, dopo il 2000, sono state organizzate numerose mostre volte a valorizzare la sua arte. Nel 2005, Gussoni è stato uno degli artisti scelti per la I° Esposizione Annuale Collettiva delle Arti del Novecento al Chiostro di Voltorre di Gavirate, con il patrocinio della Provincia di Varese e del comune di Gavirate. Nel 2007, è stata organizzata una mostra retrospettiva al Castello Visconteo di Pavia, con il patrocinio della Regione Lombardia.

    Vittorio Gussoni è scomparso a Sanremo nel 1968. Nonostante il riconoscimento postumo, la sua opera continua a essere apprezzata per la sua eleganza, la tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza della figura femminile.

    STIMA:
    min € 400 - max € 500
    Base Asta:
    € 100

  • Lotto 38  

    Mattina d'inverno

    Vespasiano Quarenghi Vespasiano Quarenghi
    Milano 1888-1955
    Olio su tavola cm 70x60 firmato in basso a dx V.Quarenghi

    Vespasiano Quarenghi nacque a Milano nel 1888 e dedicò gran parte della sua vita alla pittura, affermandosi come figura rappresentativa della tradizione figurativa lombarda del Novecento. Formatosi in un periodo di grandi fermenti artistici, sviluppò uno stile personale caratterizzato da un’attenta osservazione della realtà, un uso armonioso del colore e una sensibilità particolare per la luce e le atmosfere paesaggistiche.
    Clicca per espandere



    La sua produzione comprende prevalentemente paesaggi, vedute urbane e scene che riflettono la vita e l’ambiente della sua città natale, Milano, e dei dintorni. Quarenghi partecipò attivamente alla vita artistica locale, esponendo le sue opere e consolidando una coerenza stilistica che testimonia il suo impegno nel mantenere vivo il dialogo tra tradizione e modernità nella pittura italiana del suo tempo.

    Morì a Milano nel 1955Vespasiano Quarenghi nacque a Milano nel 1888 e dedicò gran parte della sua vita alla pittura, affermandosi come figura rappresentativa della tradizione figurativa lombarda del Novecento. Formatosi in un periodo di grandi fermenti artistici, sviluppò uno stile personale caratterizzato da un’attenta osservazione della realtà, un uso armonioso del colore e una sensibilità particolare per la luce e le atmosfere paesaggistiche.

    La sua produzione comprende prevalentemente paesaggi, vedute urbane e scene che riflettono la vita e l’ambiente della sua città natale, Milano, e dei dintorni. Quarenghi partecipò attivamente alla vita artistica locale, esponendo le sue opere e consolidando una coerenza stilistica che testimonia il suo impegno nel mantenere vivo il dialogo tra tradizione e modernità nella pittura italiana del suo tempo.

    Morì a Milano nel 1955.

    STIMA:
    min € 500 - max € 700
    Base Asta:
    € 100

  • Lotto 39  

    All'imbrunire

    Giuseppe Buscaglione Giuseppe Buscaglione
    Ariano di Puglia 1868 - Rivoli Torinese 1928
    Olio su tavola cm 31,5x44,5 firmato in basso a dx G.Buscaglione

    Giuseppe Buscaglione nacque il 17 ottobre 1868 ad Ariano di Puglia, in una famiglia originaria di Biella, e si trasferì giovanissimo in Piemonte per seguire la sua vocazione artistica. Qui frequentò l’Accademia Albertina di Torino, dove fu allievo di Lorenzo Delleani, uno dei maggiori paesaggisti italiani dell’Ottocento, e sviluppò una passione profonda per il paesaggio, destinato a diventare il tema centrale della sua produzione.
    Clicca per espandere



    La pittura di Buscaglione si distingue per l’attenzione alla luce, all’atmosfera e alla resa poetica della natura, con opere realizzate spesso dal vero e annotate sul retro con la località, la data e persino l’ora e le condizioni meteorologiche. Esplorò i paesaggi della Liguria, della Riviera di Ponente, delle campagne e delle montagne piemontesi, catturandone colori, stagioni e suggestioni con una sensibilità unica.

    Buscaglione partecipò regolarmente alle principali esposizioni italiane, tra cui la Promotrice di Torino, le mostre di Milano, Genova, Roma e Firenze e la Biennale di Venezia, consolidando la sua reputazione di interprete attento e originale della pittura di paesaggio. Pur inizialmente considerato un continuatore della lezione di Delleani, oggi è riconosciuto per la sua capacità di fondere osservazione realistica e sensibilità poetica, lasciando opere presenti in collezioni private di Piemonte, Liguria e Lombardia.

    Morì il 30 marzo 1928 a Rivoli TorineseGiuseppe Buscaglione nacque il 17 ottobre 1868 ad Ariano di Puglia, in una famiglia originaria di Biella, e si trasferì giovanissimo in Piemonte per seguire la sua vocazione artistica. Qui frequentò l’Accademia Albertina di Torino, dove fu allievo di Lorenzo Delleani, uno dei maggiori paesaggisti italiani dell’Ottocento, e sviluppò una passione profonda per il paesaggio, destinato a diventare il tema centrale della sua produzione.

    La pittura di Buscaglione si distingue per l’attenzione alla luce, all’atmosfera e alla resa poetica della natura, con opere realizzate spesso dal vero e annotate sul retro con la località, la data e persino l’ora e le condizioni meteorologiche. Esplorò i paesaggi della Liguria, della Riviera di Ponente, delle campagne e delle montagne piemontesi, catturandone colori, stagioni e suggestioni con una sensibilità unica.

    Buscaglione partecipò regolarmente alle principali esposizioni italiane, tra cui la Promotrice di Torino, le mostre di Milano, Genova, Roma e Firenze e la Biennale di Venezia, consolidando la sua reputazione di interprete attento e originale della pittura di paesaggio. Pur inizialmente considerato un continuatore della lezione di Delleani, oggi è riconosciuto per la sua capacità di fondere osservazione realistica e sensibilità poetica, lasciando opere presenti in collezioni private di Piemonte, Liguria e Lombardia.

    Morì il 30 marzo 1928 a Rivoli Torinese.

    STIMA:
    min € 500 - max € 700
    Base Asta:
    € 100

  • Lotto 40  

    Paesaggio Alpino

    Ottorino Campagnari Ottorino Campagnari
    Mestre 1910 - Torino 1982
    Olio su tavola cm 50x40 firmato in basso a dx O.Campagnari

    Ottorino Campagnari è stato un illustre artista paesaggista dello stile tardo ottocentesco, la cui carriera artistica ha inizio fin da giovane. Si specializzò nell'affresco di scene montane e nelle vibranti rappresentazioni delle mareggiate lungo la costa ligure, in particolare nelle vicinanze di Varigotti, dove spesso soggiornava per trarre ispirazione.
    Clicca per espandere



    La sua presenza artistica è stata notevole, partecipando a numerose mostre nazionali, tra cui spicca la sua partecipazione alla Promotrice di belle arti di Torino nel 1942. Campagnari ha tenuto sia mostre personali che ha partecipato a esposizioni collettive in Italia e all'estero.

    Le sue composizioni si caratterizzano per la loro piacevolezza e per la capacità espressiva dell'artista. Questa capacità espressiva è indubbiamente degna di interesse, paragonabile ai suoi paesaggi. È sostenuta da una solida e attenta preparazione artistica, che gli ha permesso in molti casi di catturare in modo straordinario la bellezza e l'autenticità di un paesaggio, spesso accompagnato da figure umane, e il mondo circostante. Questa impostazione artistica è rimasta costante nel tempo, mantenendo la sua struttura e la sua suggestiva adesione alle montagne che erano care ad altri grandi maestri dell'arte come Maggi, Musso, Rolla e Angelo Abrate.

    È evidente che Campagnari ha mantenuto intatto il suo dialogo con la natura, preservando la genuinità delle sue immagini, la fedeltà all'ambiente e la coerenza nella testimonianza di un dipingere che ha conquistato il pubblico per il suo costante amore per l'antica "veduta" e per il suo sincero intento rappresentativo. La sua raffigurazione è sempre piacevole, pronta a catturare il profondo significato di una tradizione paesaggistica che sembra resistere a ogni cambiamento estetico. Questa tradizione è indissolubilmente legata alla cultura figurativa piemontese dell'Ottocento e del Primo Novecento.

    Campagnari ha sviluppato una linea espressiva distintiva e inconfondibile, dimostrando una notevole abilità nel rendere con leggerezza e delicatezza il candido manto della neve e nel catturare gli ultimi dettagli di un paesaggio in continua trasformazione con il passare delle stagioni. La sua opera è un tributo duraturo alla bellezza della natura e alla ricca tradizione artistica dell'Ottocento e del primo Novecento, che continua a influenzare e a ispirare gli amanti di un genere pittorico che, pur in un mondo in continua evoluzione, resta un richiamo sentito e rassicurante nelle giornate agitate della nostra esistenza.

    STIMA:
    min € 400 - max € 500
    Base Asta:
    € 100

  • Lotto 1  

    Piazza San Marco

    Attilio Achille Bozzato
    Chioggia 1886 - Cremona 1954
    Olio su tavola cm 71x102 firmato in basso a sx A.B.

    Attilio Achille Bozzato (1886-1954) è stato un pittore italiano noto per le sue rappresentazioni vivide e dettagliate di Chioggia e Venezia. Nato a Chioggia, Bozzato ha dedicato gran parte della sua carriera artistica a immortalare scorci caratteristici della sua città natale e della laguna veneta.
    Clicca per espandere



    Le sue opere si distinguono per l'accuratezza nella rappresentazione dei paesaggi urbani e marini, spesso arricchite da scene di vita quotidiana che conferiscono un'atmosfera autentica e suggestiva. Tra i suoi soggetti preferiti vi erano i canali di Chioggia, le piazze di Venezia e le attività dei pescatori.

    Bozzato ha partecipato a numerose esposizioni, ottenendo riconoscimenti per la sua abilità nel catturare la luce e l'atmosfera dei luoghi rappresentati. Le sue opere sono oggi conservate in collezioni pubbliche e private, testimoniando l'importanza del suo contributo all'arte paesaggistica italiana.

    STIMA min € 1000 - max € 1200

    Lotto 1  

    Piazza San Marco

    Attilio Achille Bozzato Attilio Achille Bozzato
    Chioggia 1886 - Cremona 1954
    Olio su tavola cm 71x102 firmato in basso a sx A.B.

    Attilio Achille Bozzato (1886-1954) è stato un pittore italiano noto per le sue rappresentazioni vivide e dettagliate di Chioggia e Venezia. Nato a Chioggia, Bozzato ha dedicato gran parte della sua carriera artistica a immortalare scorci caratteristici della sua città natale e della laguna veneta.
    Clicca per espandere



    Le sue opere si distinguono per l'accuratezza nella rappresentazione dei paesaggi urbani e marini, spesso arricchite da scene di vita quotidiana che conferiscono un'atmosfera autentica e suggestiva. Tra i suoi soggetti preferiti vi erano i canali di Chioggia, le piazze di Venezia e le attività dei pescatori.

    Bozzato ha partecipato a numerose esposizioni, ottenendo riconoscimenti per la sua abilità nel catturare la luce e l'atmosfera dei luoghi rappresentati. Le sue opere sono oggi conservate in collezioni pubbliche e private, testimoniando l'importanza del suo contributo all'arte paesaggistica italiana.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Italo Mus
    Chatillon AO 1892 - Saint Vincent AO 1967
    Olio su tavola cm 35x49,5 firmato in basso a dx I.Mus

    Italo Mus nacque il 4 aprile 1892 a Châtillon, un piccolo villaggio della Valle d'Aosta. Cresciuto in una famiglia di artisti, suo padre Eugenio Mus era uno scultore che lo avviò sin da giovane allo studio del disegno e della scultura in legno nella sua bottega.
    Clicca per espandere

    Sebbene inizialmente si dedicasse all'intaglio, il giovane Italo si orientò verso la pittura, grazie anche all'incoraggiamento di Lorenzo Delleani, pittore di fama, che lo indirizzò verso una formazione accademica.

    Frequentò l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove approfondì la sua preparazione sotto la guida di maestri come Paolo Gaidano, Andrea Marchisio, Giacomo Grosso e Luigi Onetti. La sua carriera artistica ebbe una svolta importante nel 1912, quando partecipò al Salone dei Giovani Pittori, ottenendo il primo premio, un riconoscimento che segnò l'inizio di una carriera brillante.

    Nel 1913, Mus ampliò la sua esperienza artistica collaborando alla realizzazione di decorazioni a fresco in città come Lione e Losanna. Ma fu la sua Valle d'Aosta, con i suoi paesaggi montani e le tradizioni rurali, a diventare la principale fonte di ispirazione per le sue opere. Le sue tele spesso raccontano scene di vita quotidiana, come il lavoro dei pastori, dei contadini e le peculiarità degli antichi edifici rurali come i rascard, tipiche costruzioni in legno e pietra delle Alpi.

    Tra le sue opere più celebri si ricordano "Pastore al lavoro", "Contadini: la semina" e "Rascard", che testimoniano la sua capacità di catturare la bellezza e la semplicità della vita montana. Con una tavolozza che riflette i toni caldi e terrosi dei paesaggi alpini, Mus riusciva a trasmettere un forte senso di identità e appartenenza alla sua terra.

    Italo Mus morì il 15 maggio 1967 a Saint-VincentItalo Mus nacque il 4 aprile 1892 a Châtillon, un piccolo villaggio della Valle d'Aosta. Cresciuto in una famiglia di artisti, suo padre Eugenio Mus era uno scultore che lo avviò sin da giovane allo studio del disegno e della scultura in legno nella sua bottega. Sebbene inizialmente si dedicasse all'intaglio, il giovane Italo si orientò verso la pittura, grazie anche all'incoraggiamento di Lorenzo Delleani, pittore di fama, che lo indirizzò verso una formazione accademica.

    Frequentò l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove approfondì la sua preparazione sotto la guida di maestri come Paolo Gaidano, Andrea Marchisio, Giacomo Grosso e Luigi Onetti. La sua carriera artistica ebbe una svolta importante nel 1912, quando partecipò al Salone dei Giovani Pittori, ottenendo il primo premio, un riconoscimento che segnò l'inizio di una carriera brillante.

    Nel 1913, Mus ampliò la sua esperienza artistica collaborando alla realizzazione di decorazioni a fresco in città come Lione e Losanna. Ma fu la sua Valle d'Aosta, con i suoi paesaggi montani e le tradizioni rurali, a diventare la principale fonte di ispirazione per le sue opere. Le sue tele spesso raccontano scene di vita quotidiana, come il lavoro dei pastori, dei contadini e le peculiarità degli antichi edifici rurali come i rascard, tipiche costruzioni in legno e pietra delle Alpi.

    Tra le sue opere più celebri si ricordano "Pastore al lavoro", "Contadini: la semina" e "Rascard", che testimoniano la sua capacità di catturare la bellezza e la semplicità della vita montana. Con una tavolozza che riflette i toni caldi e terrosi dei paesaggi alpini, Mus riusciva a trasmettere un forte senso di identità e appartenenza alla sua terra.

    Italo Mus morì il 15 maggio 1967 a Saint-Vincent.

    STIMA min € 3500 - max € 4000

    Italo Mus Italo Mus
    Chatillon AO 1892 - Saint Vincent AO 1967
    Olio su tavola cm 35x49,5 firmato in basso a dx I.Mus

    Italo Mus nacque il 4 aprile 1892 a Châtillon, un piccolo villaggio della Valle d'Aosta. Cresciuto in una famiglia di artisti, suo padre Eugenio Mus era uno scultore che lo avviò sin da giovane allo studio del disegno e della scultura in legno nella sua bottega.
    Clicca per espandere

    Sebbene inizialmente si dedicasse all'intaglio, il giovane Italo si orientò verso la pittura, grazie anche all'incoraggiamento di Lorenzo Delleani, pittore di fama, che lo indirizzò verso una formazione accademica.

    Frequentò l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove approfondì la sua preparazione sotto la guida di maestri come Paolo Gaidano, Andrea Marchisio, Giacomo Grosso e Luigi Onetti. La sua carriera artistica ebbe una svolta importante nel 1912, quando partecipò al Salone dei Giovani Pittori, ottenendo il primo premio, un riconoscimento che segnò l'inizio di una carriera brillante.

    Nel 1913, Mus ampliò la sua esperienza artistica collaborando alla realizzazione di decorazioni a fresco in città come Lione e Losanna. Ma fu la sua Valle d'Aosta, con i suoi paesaggi montani e le tradizioni rurali, a diventare la principale fonte di ispirazione per le sue opere. Le sue tele spesso raccontano scene di vita quotidiana, come il lavoro dei pastori, dei contadini e le peculiarità degli antichi edifici rurali come i rascard, tipiche costruzioni in legno e pietra delle Alpi.

    Tra le sue opere più celebri si ricordano "Pastore al lavoro", "Contadini: la semina" e "Rascard", che testimoniano la sua capacità di catturare la bellezza e la semplicità della vita montana. Con una tavolozza che riflette i toni caldi e terrosi dei paesaggi alpini, Mus riusciva a trasmettere un forte senso di identità e appartenenza alla sua terra.

    Italo Mus morì il 15 maggio 1967 a Saint-VincentItalo Mus nacque il 4 aprile 1892 a Châtillon, un piccolo villaggio della Valle d'Aosta. Cresciuto in una famiglia di artisti, suo padre Eugenio Mus era uno scultore che lo avviò sin da giovane allo studio del disegno e della scultura in legno nella sua bottega. Sebbene inizialmente si dedicasse all'intaglio, il giovane Italo si orientò verso la pittura, grazie anche all'incoraggiamento di Lorenzo Delleani, pittore di fama, che lo indirizzò verso una formazione accademica.

    Frequentò l'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove approfondì la sua preparazione sotto la guida di maestri come Paolo Gaidano, Andrea Marchisio, Giacomo Grosso e Luigi Onetti. La sua carriera artistica ebbe una svolta importante nel 1912, quando partecipò al Salone dei Giovani Pittori, ottenendo il primo premio, un riconoscimento che segnò l'inizio di una carriera brillante.

    Nel 1913, Mus ampliò la sua esperienza artistica collaborando alla realizzazione di decorazioni a fresco in città come Lione e Losanna. Ma fu la sua Valle d'Aosta, con i suoi paesaggi montani e le tradizioni rurali, a diventare la principale fonte di ispirazione per le sue opere. Le sue tele spesso raccontano scene di vita quotidiana, come il lavoro dei pastori, dei contadini e le peculiarità degli antichi edifici rurali come i rascard, tipiche costruzioni in legno e pietra delle Alpi.

    Tra le sue opere più celebri si ricordano "Pastore al lavoro", "Contadini: la semina" e "Rascard", che testimoniano la sua capacità di catturare la bellezza e la semplicità della vita montana. Con una tavolozza che riflette i toni caldi e terrosi dei paesaggi alpini, Mus riusciva a trasmettere un forte senso di identità e appartenenza alla sua terra.

    Italo Mus morì il 15 maggio 1967 a Saint-Vincent.



    11 offerte pre-asta Dettaglio
  • Carlo Costantino Tagliabue
    Bresso (MI) 1880 - Milano 1960
    Olio su tavola cm 56x60 firmato in basso a sx C.Tagliabue

    Il pittore Carlo Costantino Tagliabue e' nato ad Affori (Milano) nel 1880 e morto a Milano nel 1960. Appreso il disegno nelle Scuole di decorazione di Milano, fu dapprima decoratore, poi copista nelle varie pinacoteche e gallerie studiando e riproducendo prevalentemente i maestri dell'antichita'.
    Clicca per espandere

    Dopo queste esperienze, si dedico' soltanto al paesaggio ed alle marine. Esordi' alla Permanente milanese, nel 1905; poi partecipo' frequentemente alle Biennali di Brera e ad altre esposizioni nazionali. Predilige il paesaggio di montagna, che rende con tendenza segantiniana, e due lavori di questo genere sono stati acquistati dalla Banca Commerciale Italiana; alcune marine, fra le quali "La mareggiata" furono acquistate dal Re. Altri dipinti sono conservati in Italia ed all'estero, presso enti e privati. Citansi di lui anche "Sotto le nubi", e parecchi affreschi di carattere religioso. Alla Galleria d'Arte Moderna di Milano esistono: "Notturno" e "Plenilunio a Venezia".

    Note biografiche tratte dal Dizionario Illustrato dei Pittori, Disegnatori ed Incisori Italiani A. M. Comanducci.

    STIMA min € 1500 - max € 1700

    Carlo Costantino Tagliabue Carlo Costantino Tagliabue
    Bresso (MI) 1880 - Milano 1960
    Olio su tavola cm 56x60 firmato in basso a sx C.Tagliabue

    Il pittore Carlo Costantino Tagliabue e' nato ad Affori (Milano) nel 1880 e morto a Milano nel 1960. Appreso il disegno nelle Scuole di decorazione di Milano, fu dapprima decoratore, poi copista nelle varie pinacoteche e gallerie studiando e riproducendo prevalentemente i maestri dell'antichita'.
    Clicca per espandere

    Dopo queste esperienze, si dedico' soltanto al paesaggio ed alle marine. Esordi' alla Permanente milanese, nel 1905; poi partecipo' frequentemente alle Biennali di Brera e ad altre esposizioni nazionali. Predilige il paesaggio di montagna, che rende con tendenza segantiniana, e due lavori di questo genere sono stati acquistati dalla Banca Commerciale Italiana; alcune marine, fra le quali "La mareggiata" furono acquistate dal Re. Altri dipinti sono conservati in Italia ed all'estero, presso enti e privati. Citansi di lui anche "Sotto le nubi", e parecchi affreschi di carattere religioso. Alla Galleria d'Arte Moderna di Milano esistono: "Notturno" e "Plenilunio a Venezia".

    Note biografiche tratte dal Dizionario Illustrato dei Pittori, Disegnatori ed Incisori Italiani A. M. Comanducci.



    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 4  

    Lungo il Canal Grande

    Erma Zago
    Bovolone VR 1880 - Milano 1942
    Olio su tavola cm 45x60 firmato in basso a dx E.Zago

    Erma Zago, pittore tra '800 e '900, emerge come figura chiave nell'affermazione dell'arte moderna nel contesto di un secolo intriso di rivoluzionarie innovazioni in tutti i campi del sapere, della tecnica e dell'arte. La sua storia personale e artistica si snoda attraverso i momenti cruciali della formazione, del trasferimento a Milano e del prestigioso riconoscimento come Socio Onorario della Regia Accademia.
    Clicca per espandere



    Nato in una famiglia che supporta con entusiasmo la sua inclinazione artistica, Erma Zago inizia il percorso formativo frequentando la scuola di disegno nel suo paese natale. Fin da giovane dimostra una straordinaria predisposizione artistica e, a tredici anni, decide di dedicarsi interamente alla pittura, superando con successo l'esame di ammissione all'Accademia Cignaroli di Verona, dove completa gli studi nel 1887.

    Il 1901 segna una svolta nella sua vita, quando Erma Zago decide di trasferirsi a Milano, epicentro culturale e artistico dell'epoca. Qui, la sua osservazione attenta e appassionata si manifesta quotidianamente nel disegno di volti ed espressioni umane sempre mutevoli. La sua tavolozza vivace e festosa trova espressione in dipinti che ritraggono con maestria balie e bambini, documentando con precisione l'evoluzione della moda sia femminile che maschile.

    Le opere di Erma Zago conquistano le sedi espositive più prestigiose di Milano, tra cui La Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, le Esposizioni Annuali dell'Accademia di Brera e la Famiglia Artistica Milanese. Nel 1923, il Re Vittorio Emanuele III acquisisce uno dei suoi dipinti, "La vasca dei Giardini Pubblici di Milano", destinandolo alle collezioni d'arte del Quirinale.

    Per ampliare il proprio repertorio, l'artista intraprende viaggi in numerose città d'arte italiane, tra cui Roma, Venezia, Napoli e Verona, catturando scorci e vedute in fotografie che poi trasforma in dipinti. Le commissioni per ritratti, sia a olio che fotografici, diventano sempre più numerose, testimonianza della crescente notorietà di Erma Zago.

    Il punto culminante della sua carriera arriva nel 1924, quando il Consiglio Accademico dell'Accademia di Brera lo elegge Socio Onorario della Regia Accademia, riconoscendone il valore artistico eccezionale. Questo prestigioso riconoscimento sottolinea il contributo significativo di Erma Zago al panorama artistico del '900, confermando la sua posizione di rilievo nella storia dell'arte italiana.

    STIMA min € 1200 - max € 1400

    Lotto 4  

    Lungo il Canal Grande

    Erma Zago Erma Zago
    Bovolone VR 1880 - Milano 1942
    Olio su tavola cm 45x60 firmato in basso a dx E.Zago

    Erma Zago, pittore tra '800 e '900, emerge come figura chiave nell'affermazione dell'arte moderna nel contesto di un secolo intriso di rivoluzionarie innovazioni in tutti i campi del sapere, della tecnica e dell'arte. La sua storia personale e artistica si snoda attraverso i momenti cruciali della formazione, del trasferimento a Milano e del prestigioso riconoscimento come Socio Onorario della Regia Accademia.
    Clicca per espandere



    Nato in una famiglia che supporta con entusiasmo la sua inclinazione artistica, Erma Zago inizia il percorso formativo frequentando la scuola di disegno nel suo paese natale. Fin da giovane dimostra una straordinaria predisposizione artistica e, a tredici anni, decide di dedicarsi interamente alla pittura, superando con successo l'esame di ammissione all'Accademia Cignaroli di Verona, dove completa gli studi nel 1887.

    Il 1901 segna una svolta nella sua vita, quando Erma Zago decide di trasferirsi a Milano, epicentro culturale e artistico dell'epoca. Qui, la sua osservazione attenta e appassionata si manifesta quotidianamente nel disegno di volti ed espressioni umane sempre mutevoli. La sua tavolozza vivace e festosa trova espressione in dipinti che ritraggono con maestria balie e bambini, documentando con precisione l'evoluzione della moda sia femminile che maschile.

    Le opere di Erma Zago conquistano le sedi espositive più prestigiose di Milano, tra cui La Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente, le Esposizioni Annuali dell'Accademia di Brera e la Famiglia Artistica Milanese. Nel 1923, il Re Vittorio Emanuele III acquisisce uno dei suoi dipinti, "La vasca dei Giardini Pubblici di Milano", destinandolo alle collezioni d'arte del Quirinale.

    Per ampliare il proprio repertorio, l'artista intraprende viaggi in numerose città d'arte italiane, tra cui Roma, Venezia, Napoli e Verona, catturando scorci e vedute in fotografie che poi trasforma in dipinti. Le commissioni per ritratti, sia a olio che fotografici, diventano sempre più numerose, testimonianza della crescente notorietà di Erma Zago.

    Il punto culminante della sua carriera arriva nel 1924, quando il Consiglio Accademico dell'Accademia di Brera lo elegge Socio Onorario della Regia Accademia, riconoscendone il valore artistico eccezionale. Questo prestigioso riconoscimento sottolinea il contributo significativo di Erma Zago al panorama artistico del '900, confermando la sua posizione di rilievo nella storia dell'arte italiana.



    4 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 5  

    Arando i campi

    Eugenio Scorzelli
    Buenos Aires 1890 - Napoli 1957
    Olio su tela cm 30,5x70 firmato in basso a sx E.Scorzelli

    Eugenio Scorzelli fu un pittore italiano dalla vicenda biografica singolare e profondamente intrecciata con il tema del viaggio, dell’identità e della formazione culturale. Nacque a Buenos Aires il 15 aprile 1890, da una famiglia di origine italiana emigrata in Argentina in cerca di migliori condizioni di vita.
    Clicca per espandere

    Il suo nome di nascita era Arturo, ma sarebbe stato destinato a cambiarlo qualche anno più tardi, in un passaggio simbolico che segnò anche l’inizio della sua vera vita artistica.

    Nel 1906, ancora giovanissimo, si trasferì in Italia insieme al padre e si stabilì nel Cilento, a Roccadaspide. Qui venne accolto e sostenuto da uno zio di nome Eugenio, figura per lui decisiva sia sul piano umano sia su quello esistenziale. In segno di riconoscenza, Arturo assunse il nome di Eugenio, che mantenne per tutta la vita e con il quale firmò le sue opere, quasi a sancire una rinascita personale e culturale.

    Dotato di un talento precoce per il disegno e la pittura, Scorzelli si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ricevette una formazione solida e rigorosa. Frequentò l’ambiente artistico napoletano nei primi decenni del Novecento, studiando sotto la guida di maestri di primo piano e assorbendo la grande tradizione figurativa dell’Ottocento partenopeo. In questi anni entrò in contatto con artisti, intellettuali e collezionisti, iniziando a esporre le proprie opere e a farsi apprezzare per la sensibilità luministica e l’eleganza del segno.

    Concluso il periodo di studi, Scorzelli intraprese una fase di intensa mobilità. Tornò in Argentina, dove ottenne un buon successo commerciale che gli garantì una relativa stabilità economica. Questo gli permise di viaggiare a lungo in Europa, soggiornando in città come Parigi e Londra, luoghi fondamentali per il suo arricchimento culturale. Qui entrò in contatto con la pittura francese tra Otto e Novecento, maturando una particolare affinità con la poetica di Giuseppe De Nittis, di cui condivise l’attenzione per la vita moderna, le vedute urbane e la resa atmosferica della luce.

    La sua pittura si sviluppò come una sintesi personale tra tradizione e modernità. Scorzelli fu un raffinato interprete del realismo lirico: dipinse ritratti, scene di vita quotidiana, paesaggi e scorci cittadini con uno sguardo partecipe ma mai retorico, capace di cogliere l’intimità dei gesti e la poesia dei momenti ordinari. La luce, spesso vibrante e mutevole, divenne uno degli elementi centrali della sua ricerca, così come il colore, usato con equilibrio e sensibilità tonale.

    Nel corso della sua carriera partecipò a importanti rassegne artistiche nazionali, tra cui la Biennale di Napoli e la Biennale di Venezia, consolidando la propria reputazione nel panorama italiano. Parallelamente all’attività espositiva, intraprese anche la carriera accademica: nel 1937 fu chiamato a insegnare all’Accademia di Brera a Milano, dove rimase per quindici anni, per poi rientrare a Napoli e continuare l’insegnamento presso l’Accademia di Belle Arti.

    Nel 1940 gli venne affidata la realizzazione di un ciclo di affreschi per la Mostra d’Oltremare di Napoli, opera purtroppo distrutta durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Nonostante le ferite del conflitto, Scorzelli continuò a dipingere con costanza fino agli ultimi anni, mantenendo una pittura coerente, colta e profondamente umana.

    Morì a Napoli nel 1958Eugenio Scorzelli fu un pittore italiano dalla vicenda biografica singolare e profondamente intrecciata con il tema del viaggio, dell’identità e della formazione culturale. Nacque a Buenos Aires il 15 aprile 1890, da una famiglia di origine italiana emigrata in Argentina in cerca di migliori condizioni di vita. Il suo nome di nascita era Arturo, ma sarebbe stato destinato a cambiarlo qualche anno più tardi, in un passaggio simbolico che segnò anche l’inizio della sua vera vita artistica.

    Nel 1906, ancora giovanissimo, si trasferì in Italia insieme al padre e si stabilì nel Cilento, a Roccadaspide. Qui venne accolto e sostenuto da uno zio di nome Eugenio, figura per lui decisiva sia sul piano umano sia su quello esistenziale. In segno di riconoscenza, Arturo assunse il nome di Eugenio, che mantenne per tutta la vita e con il quale firmò le sue opere, quasi a sancire una rinascita personale e culturale.

    Dotato di un talento precoce per il disegno e la pittura, Scorzelli si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ricevette una formazione solida e rigorosa. Frequentò l’ambiente artistico napoletano nei primi decenni del Novecento, studiando sotto la guida di maestri di primo piano e assorbendo la grande tradizione figurativa dell’Ottocento partenopeo. In questi anni entrò in contatto con artisti, intellettuali e collezionisti, iniziando a esporre le proprie opere e a farsi apprezzare per la sensibilità luministica e l’eleganza del segno.

    Concluso il periodo di studi, Scorzelli intraprese una fase di intensa mobilità. Tornò in Argentina, dove ottenne un buon successo commerciale che gli garantì una relativa stabilità economica. Questo gli permise di viaggiare a lungo in Europa, soggiornando in città come Parigi e Londra, luoghi fondamentali per il suo arricchimento culturale. Qui entrò in contatto con la pittura francese tra Otto e Novecento, maturando una particolare affinità con la poetica di Giuseppe De Nittis, di cui condivise l’attenzione per la vita moderna, le vedute urbane e la resa atmosferica della luce.

    La sua pittura si sviluppò come una sintesi personale tra tradizione e modernità. Scorzelli fu un raffinato interprete del realismo lirico: dipinse ritratti, scene di vita quotidiana, paesaggi e scorci cittadini con uno sguardo partecipe ma mai retorico, capace di cogliere l’intimità dei gesti e la poesia dei momenti ordinari. La luce, spesso vibrante e mutevole, divenne uno degli elementi centrali della sua ricerca, così come il colore, usato con equilibrio e sensibilità tonale.

    Nel corso della sua carriera partecipò a importanti rassegne artistiche nazionali, tra cui la Biennale di Napoli e la Biennale di Venezia, consolidando la propria reputazione nel panorama italiano. Parallelamente all’attività espositiva, intraprese anche la carriera accademica: nel 1937 fu chiamato a insegnare all’Accademia di Brera a Milano, dove rimase per quindici anni, per poi rientrare a Napoli e continuare l’insegnamento presso l’Accademia di Belle Arti.

    Nel 1940 gli venne affidata la realizzazione di un ciclo di affreschi per la Mostra d’Oltremare di Napoli, opera purtroppo distrutta durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Nonostante le ferite del conflitto, Scorzelli continuò a dipingere con costanza fino agli ultimi anni, mantenendo una pittura coerente, colta e profondamente umana.

    Morì a Napoli nel 1958.

    STIMA min € 1800 - max € 2000

    Lotto 5  

    Arando i campi

    Eugenio Scorzelli Eugenio Scorzelli
    Buenos Aires 1890 - Napoli 1957
    Olio su tela cm 30,5x70 firmato in basso a sx E.Scorzelli

    Eugenio Scorzelli fu un pittore italiano dalla vicenda biografica singolare e profondamente intrecciata con il tema del viaggio, dell’identità e della formazione culturale. Nacque a Buenos Aires il 15 aprile 1890, da una famiglia di origine italiana emigrata in Argentina in cerca di migliori condizioni di vita.
    Clicca per espandere

    Il suo nome di nascita era Arturo, ma sarebbe stato destinato a cambiarlo qualche anno più tardi, in un passaggio simbolico che segnò anche l’inizio della sua vera vita artistica.

    Nel 1906, ancora giovanissimo, si trasferì in Italia insieme al padre e si stabilì nel Cilento, a Roccadaspide. Qui venne accolto e sostenuto da uno zio di nome Eugenio, figura per lui decisiva sia sul piano umano sia su quello esistenziale. In segno di riconoscenza, Arturo assunse il nome di Eugenio, che mantenne per tutta la vita e con il quale firmò le sue opere, quasi a sancire una rinascita personale e culturale.

    Dotato di un talento precoce per il disegno e la pittura, Scorzelli si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ricevette una formazione solida e rigorosa. Frequentò l’ambiente artistico napoletano nei primi decenni del Novecento, studiando sotto la guida di maestri di primo piano e assorbendo la grande tradizione figurativa dell’Ottocento partenopeo. In questi anni entrò in contatto con artisti, intellettuali e collezionisti, iniziando a esporre le proprie opere e a farsi apprezzare per la sensibilità luministica e l’eleganza del segno.

    Concluso il periodo di studi, Scorzelli intraprese una fase di intensa mobilità. Tornò in Argentina, dove ottenne un buon successo commerciale che gli garantì una relativa stabilità economica. Questo gli permise di viaggiare a lungo in Europa, soggiornando in città come Parigi e Londra, luoghi fondamentali per il suo arricchimento culturale. Qui entrò in contatto con la pittura francese tra Otto e Novecento, maturando una particolare affinità con la poetica di Giuseppe De Nittis, di cui condivise l’attenzione per la vita moderna, le vedute urbane e la resa atmosferica della luce.

    La sua pittura si sviluppò come una sintesi personale tra tradizione e modernità. Scorzelli fu un raffinato interprete del realismo lirico: dipinse ritratti, scene di vita quotidiana, paesaggi e scorci cittadini con uno sguardo partecipe ma mai retorico, capace di cogliere l’intimità dei gesti e la poesia dei momenti ordinari. La luce, spesso vibrante e mutevole, divenne uno degli elementi centrali della sua ricerca, così come il colore, usato con equilibrio e sensibilità tonale.

    Nel corso della sua carriera partecipò a importanti rassegne artistiche nazionali, tra cui la Biennale di Napoli e la Biennale di Venezia, consolidando la propria reputazione nel panorama italiano. Parallelamente all’attività espositiva, intraprese anche la carriera accademica: nel 1937 fu chiamato a insegnare all’Accademia di Brera a Milano, dove rimase per quindici anni, per poi rientrare a Napoli e continuare l’insegnamento presso l’Accademia di Belle Arti.

    Nel 1940 gli venne affidata la realizzazione di un ciclo di affreschi per la Mostra d’Oltremare di Napoli, opera purtroppo distrutta durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Nonostante le ferite del conflitto, Scorzelli continuò a dipingere con costanza fino agli ultimi anni, mantenendo una pittura coerente, colta e profondamente umana.

    Morì a Napoli nel 1958Eugenio Scorzelli fu un pittore italiano dalla vicenda biografica singolare e profondamente intrecciata con il tema del viaggio, dell’identità e della formazione culturale. Nacque a Buenos Aires il 15 aprile 1890, da una famiglia di origine italiana emigrata in Argentina in cerca di migliori condizioni di vita. Il suo nome di nascita era Arturo, ma sarebbe stato destinato a cambiarlo qualche anno più tardi, in un passaggio simbolico che segnò anche l’inizio della sua vera vita artistica.

    Nel 1906, ancora giovanissimo, si trasferì in Italia insieme al padre e si stabilì nel Cilento, a Roccadaspide. Qui venne accolto e sostenuto da uno zio di nome Eugenio, figura per lui decisiva sia sul piano umano sia su quello esistenziale. In segno di riconoscenza, Arturo assunse il nome di Eugenio, che mantenne per tutta la vita e con il quale firmò le sue opere, quasi a sancire una rinascita personale e culturale.

    Dotato di un talento precoce per il disegno e la pittura, Scorzelli si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ricevette una formazione solida e rigorosa. Frequentò l’ambiente artistico napoletano nei primi decenni del Novecento, studiando sotto la guida di maestri di primo piano e assorbendo la grande tradizione figurativa dell’Ottocento partenopeo. In questi anni entrò in contatto con artisti, intellettuali e collezionisti, iniziando a esporre le proprie opere e a farsi apprezzare per la sensibilità luministica e l’eleganza del segno.

    Concluso il periodo di studi, Scorzelli intraprese una fase di intensa mobilità. Tornò in Argentina, dove ottenne un buon successo commerciale che gli garantì una relativa stabilità economica. Questo gli permise di viaggiare a lungo in Europa, soggiornando in città come Parigi e Londra, luoghi fondamentali per il suo arricchimento culturale. Qui entrò in contatto con la pittura francese tra Otto e Novecento, maturando una particolare affinità con la poetica di Giuseppe De Nittis, di cui condivise l’attenzione per la vita moderna, le vedute urbane e la resa atmosferica della luce.

    La sua pittura si sviluppò come una sintesi personale tra tradizione e modernità. Scorzelli fu un raffinato interprete del realismo lirico: dipinse ritratti, scene di vita quotidiana, paesaggi e scorci cittadini con uno sguardo partecipe ma mai retorico, capace di cogliere l’intimità dei gesti e la poesia dei momenti ordinari. La luce, spesso vibrante e mutevole, divenne uno degli elementi centrali della sua ricerca, così come il colore, usato con equilibrio e sensibilità tonale.

    Nel corso della sua carriera partecipò a importanti rassegne artistiche nazionali, tra cui la Biennale di Napoli e la Biennale di Venezia, consolidando la propria reputazione nel panorama italiano. Parallelamente all’attività espositiva, intraprese anche la carriera accademica: nel 1937 fu chiamato a insegnare all’Accademia di Brera a Milano, dove rimase per quindici anni, per poi rientrare a Napoli e continuare l’insegnamento presso l’Accademia di Belle Arti.

    Nel 1940 gli venne affidata la realizzazione di un ciclo di affreschi per la Mostra d’Oltremare di Napoli, opera purtroppo distrutta durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale. Nonostante le ferite del conflitto, Scorzelli continuò a dipingere con costanza fino agli ultimi anni, mantenendo una pittura coerente, colta e profondamente umana.

    Morì a Napoli nel 1958.



    4 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 6  

    Chiacchiere

    Paolo Sala
    Milano 1859 - 1924
    Acquarello su carta cm 56,5x75 firmato in basso a sx Paolo Sala

    Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito.
    Clicca per espandere

    Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito. Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924.

    STIMA min € 1800 - max € 2000

    Lotto 6  

    Chiacchiere

    Paolo Sala Paolo Sala
    Milano 1859 - 1924
    Acquarello su carta cm 56,5x75 firmato in basso a sx Paolo Sala

    Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito.
    Clicca per espandere

    Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito. Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924.



    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 7  

    Il Parco

    Achille Befani Formis
    Napoli 1832 - Milano 1906
    Olio su tavola cm 53,5x78 firmato in basso a sx A.Formis

    Achille Formis, nato Achille Befani il 15 settembre 1832 a Napoli, è stato un pittore italiano di grande rilievo nel XIX secolo. Figlio di Vincenzo Befani e Antonia Formis, iniziò la sua carriera come cantante lirico, esibendosi nei principali teatri italiani.
    Clicca per espandere

    Tuttavia, negli anni '60 dell'Ottocento, abbandonò il canto per dedicarsi completamente alla pittura, trasferendosi a Milano, dove frequentò l'Accademia di Belle Arti di Brera, assumendo lo pseudonimo di Formis.
    Il suo viaggio in Egitto e Turchia nel 1868 ebbe una notevole influenza sulla sua arte, portandolo a dipingere soggetti orientali che arricchirono il suo repertorio. Rientrato in Lombardia, si specializzò in paesaggi lacustri e fluviali, in particolare del Lago Maggiore, ottenendo riconoscimenti importanti, tra cui la medaglia di bronzo alla Mostra Nazionale di Parma nel 1870. Marcatamente attivo nell’ambito delle esposizioni, partecipò a eventi prestigiosi, tra cui l'Esposizione Universale di Vienna nel 1873.
    Accanto ai paesaggi, realizzò anche scene di genere, raffiguranti la vita rurale lombarda, come nel caso di "Lavori agricoli nel mantovano". Nel corso della sua carriera, collaborò con il compositore Giuseppe Verdi, creando dipinti e litografie ispirati alle sue opere, tra cui celebri scene tratte dall'opera "Aida". Nel 1899, partecipò ancora all'Esposizione Internazionale d'Arte con la sua celebre opera "Lavori agricoli nel mantovano".
    Achille Formis morì il 28 ottobre 1906 a Milano, lasciando un'importante eredità artistica che continua a essere apprezzata nel panorama artistico italiano del XIX secolo.

    STIMA min € 2500 - max € 3000

    Lotto 7  

    Il Parco

    Achille Befani Formis Achille Befani Formis
    Napoli 1832 - Milano 1906
    Olio su tavola cm 53,5x78 firmato in basso a sx A.Formis

    Achille Formis, nato Achille Befani il 15 settembre 1832 a Napoli, è stato un pittore italiano di grande rilievo nel XIX secolo. Figlio di Vincenzo Befani e Antonia Formis, iniziò la sua carriera come cantante lirico, esibendosi nei principali teatri italiani.
    Clicca per espandere

    Tuttavia, negli anni '60 dell'Ottocento, abbandonò il canto per dedicarsi completamente alla pittura, trasferendosi a Milano, dove frequentò l'Accademia di Belle Arti di Brera, assumendo lo pseudonimo di Formis.
    Il suo viaggio in Egitto e Turchia nel 1868 ebbe una notevole influenza sulla sua arte, portandolo a dipingere soggetti orientali che arricchirono il suo repertorio. Rientrato in Lombardia, si specializzò in paesaggi lacustri e fluviali, in particolare del Lago Maggiore, ottenendo riconoscimenti importanti, tra cui la medaglia di bronzo alla Mostra Nazionale di Parma nel 1870. Marcatamente attivo nell’ambito delle esposizioni, partecipò a eventi prestigiosi, tra cui l'Esposizione Universale di Vienna nel 1873.
    Accanto ai paesaggi, realizzò anche scene di genere, raffiguranti la vita rurale lombarda, come nel caso di "Lavori agricoli nel mantovano". Nel corso della sua carriera, collaborò con il compositore Giuseppe Verdi, creando dipinti e litografie ispirati alle sue opere, tra cui celebri scene tratte dall'opera "Aida". Nel 1899, partecipò ancora all'Esposizione Internazionale d'Arte con la sua celebre opera "Lavori agricoli nel mantovano".
    Achille Formis morì il 28 ottobre 1906 a Milano, lasciando un'importante eredità artistica che continua a essere apprezzata nel panorama artistico italiano del XIX secolo.



    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 8  

    Canale Veneziano

    Vittore Zanetti Zilla
    Venezia 1864 - Milano 1946
    Acquarello su carta cm 88x51,5 firmato in basso a sx V.Zilla

    Vittore Zanetti Zilla nacque a Venezia il 21 marzo 1864 in una famiglia agiata, e si spense a Milano il 6 febbraio 1946. Fin da giovane frequentò scuole tecniche nella città lagunare e, parallelamente, iniziò a coltivare l’interesse per la pittura, frequentando lo studio del pittore veneziano Giacomo Favretto, amico di famiglia.
    Clicca per espandere

    Ottenuto il diploma di scuola superiore nel 1882, si avvicinò agli studi d’arte sotto la guida di Egisto Lancerotto, apprendendo le basi tecniche del disegno e della composizione. Successivamente visse per un periodo a Napoli e in Sicilia durante il servizio militare, per poi tornare a Venezia e trasferirsi con la famiglia in Abruzzo, dove lavorò come insegnante pur senza mai abbandonare la sua ricerca artistica.

    Nel 1898 intraprese un viaggio europeo che lo mise in contatto con i paesaggisti francesi e con le tendenze decorative dell’arte internazionale: da questo momento la sua pittura mutò diventando sempre di più veicolo di atmosfere, luce e colore anziché mera descrizione. Fin dalla prima edizione della Biennale di Venezia, a partire dal 1895, Zanetti Zilla prese parte con assiduità alle grandi esposizioni d’arte, consolidando la propria fama nel panorama italiano e oltre­confine.

    La sua poetica visiva si concentra soprattutto sulla laguna veneziana, sui suoi canali, barche, albe e tramonti. Tuttavia la tradizione veneziana si fonde in lui con influssi post-impressionisti e con un gusto elegante per la decorazione: nei suoi dipinti emerge un uso del colore puro e intenso, una pennellata che talvolta sembra sfiorare la ceramica, e una resa luminosa che evoca la superficie riflettente dell’acqua, la bruma mattutina e la quiete del paesaggio lagunare. Sperimentiò anche acquerello e tempera verniciata, tecniche che gli permisero di ottenere cromie brillanti e un tratto leggero, quasi grafico.

    Negli anni della Prima guerra mondiale si trasferì a Milano, dove rimase stabilmente fino alla morte. Qui, nel contesto meneghino, partecipò a mostre personali e continuò a esporre alla Galleria Pesaro e in altre sedi, mantenendo una produzione regolare e coerente. Lo stile di Zanetti Zilla rifiutava l’esibizione di mode d’avanguardia, preferendo al contrario una via personale fatta di colore, atmosfera e modulazione della luce. Le sue vedute veneziane, pur non rompendo con la tradizione, ne rivelano una maturità stilistica che le rende riconoscibili: la laguna non è soltanto tema geografico, ma luogo mentale, riflesso visivo e meditazione silenziosa.

    STIMA min € 1200 - max € 1400

    Lotto 8  

    Canale Veneziano

    Vittore Zanetti Zilla Vittore Zanetti Zilla
    Venezia 1864 - Milano 1946
    Acquarello su carta cm 88x51,5 firmato in basso a sx V.Zilla

    Vittore Zanetti Zilla nacque a Venezia il 21 marzo 1864 in una famiglia agiata, e si spense a Milano il 6 febbraio 1946. Fin da giovane frequentò scuole tecniche nella città lagunare e, parallelamente, iniziò a coltivare l’interesse per la pittura, frequentando lo studio del pittore veneziano Giacomo Favretto, amico di famiglia.
    Clicca per espandere

    Ottenuto il diploma di scuola superiore nel 1882, si avvicinò agli studi d’arte sotto la guida di Egisto Lancerotto, apprendendo le basi tecniche del disegno e della composizione. Successivamente visse per un periodo a Napoli e in Sicilia durante il servizio militare, per poi tornare a Venezia e trasferirsi con la famiglia in Abruzzo, dove lavorò come insegnante pur senza mai abbandonare la sua ricerca artistica.

    Nel 1898 intraprese un viaggio europeo che lo mise in contatto con i paesaggisti francesi e con le tendenze decorative dell’arte internazionale: da questo momento la sua pittura mutò diventando sempre di più veicolo di atmosfere, luce e colore anziché mera descrizione. Fin dalla prima edizione della Biennale di Venezia, a partire dal 1895, Zanetti Zilla prese parte con assiduità alle grandi esposizioni d’arte, consolidando la propria fama nel panorama italiano e oltre­confine.

    La sua poetica visiva si concentra soprattutto sulla laguna veneziana, sui suoi canali, barche, albe e tramonti. Tuttavia la tradizione veneziana si fonde in lui con influssi post-impressionisti e con un gusto elegante per la decorazione: nei suoi dipinti emerge un uso del colore puro e intenso, una pennellata che talvolta sembra sfiorare la ceramica, e una resa luminosa che evoca la superficie riflettente dell’acqua, la bruma mattutina e la quiete del paesaggio lagunare. Sperimentiò anche acquerello e tempera verniciata, tecniche che gli permisero di ottenere cromie brillanti e un tratto leggero, quasi grafico.

    Negli anni della Prima guerra mondiale si trasferì a Milano, dove rimase stabilmente fino alla morte. Qui, nel contesto meneghino, partecipò a mostre personali e continuò a esporre alla Galleria Pesaro e in altre sedi, mantenendo una produzione regolare e coerente. Lo stile di Zanetti Zilla rifiutava l’esibizione di mode d’avanguardia, preferendo al contrario una via personale fatta di colore, atmosfera e modulazione della luce. Le sue vedute veneziane, pur non rompendo con la tradizione, ne rivelano una maturità stilistica che le rende riconoscibili: la laguna non è soltanto tema geografico, ma luogo mentale, riflesso visivo e meditazione silenziosa.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 9  

    Sotto i portici

    Attilio Achille Bozzato
    Chioggia 1886 - Cremona 1954
    Olio su tela cm 40x50 firmato in basso a dx A.Bozzato

    Attilio Achille Bozzato (1886-1954) è stato un pittore italiano noto per le sue rappresentazioni vivide e dettagliate di Chioggia e Venezia. Nato a Chioggia, Bozzato ha dedicato gran parte della sua carriera artistica a immortalare scorci caratteristici della sua città natale e della laguna veneta.
    Clicca per espandere



    Le sue opere si distinguono per l'accuratezza nella rappresentazione dei paesaggi urbani e marini, spesso arricchite da scene di vita quotidiana che conferiscono un'atmosfera autentica e suggestiva. Tra i suoi soggetti preferiti vi erano i canali di Chioggia, le piazze di Venezia e le attività dei pescatori.

    Bozzato ha partecipato a numerose esposizioni, ottenendo riconoscimenti per la sua abilità nel catturare la luce e l'atmosfera dei luoghi rappresentati. Le sue opere sono oggi conservate in collezioni pubbliche e private, testimoniando l'importanza del suo contributo all'arte paesaggistica italiana.

    STIMA min € 600 - max € 700

    Lotto 9  

    Sotto i portici

    Attilio Achille Bozzato Attilio Achille Bozzato
    Chioggia 1886 - Cremona 1954
    Olio su tela cm 40x50 firmato in basso a dx A.Bozzato

    Attilio Achille Bozzato (1886-1954) è stato un pittore italiano noto per le sue rappresentazioni vivide e dettagliate di Chioggia e Venezia. Nato a Chioggia, Bozzato ha dedicato gran parte della sua carriera artistica a immortalare scorci caratteristici della sua città natale e della laguna veneta.
    Clicca per espandere



    Le sue opere si distinguono per l'accuratezza nella rappresentazione dei paesaggi urbani e marini, spesso arricchite da scene di vita quotidiana che conferiscono un'atmosfera autentica e suggestiva. Tra i suoi soggetti preferiti vi erano i canali di Chioggia, le piazze di Venezia e le attività dei pescatori.

    Bozzato ha partecipato a numerose esposizioni, ottenendo riconoscimenti per la sua abilità nel catturare la luce e l'atmosfera dei luoghi rappresentati. Le sue opere sono oggi conservate in collezioni pubbliche e private, testimoniando l'importanza del suo contributo all'arte paesaggistica italiana.



    2 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 10  

    Vaso di fiori 1958

    Cesare Monti
    Brescia 1891 - Bellano 1959
    Olio su tela cm 80x60 firmato in alto a sx Monti

    Cesare Monti fu una delle figure più significative della pittura italiana della prima metà del Novecento, capace di attraversare linguaggi e stagioni artistiche mantenendo sempre una forte identità personale. Nacque a Brescia il 2 marzo 1891 in una famiglia modesta, figlio di un barbiere, e mostrò fin da giovanissimo una naturale inclinazione per il disegno e il colore.
    Clicca per espandere

    Ancora adolescente ebbe l’opportunità di soggiornare a Parigi, esperienza decisiva per la sua formazione: tra il 1906 e il 1908 entrò in contatto con l’ambiente artistico della capitale francese, frequentò musei e atelier e si confrontò direttamente con l’impressionismo e il post-impressionismo, assimilando una nuova sensibilità luministica e cromatica.

    Rientrato in Italia, Monti si stabilì per un periodo in Val Sabbia, dove approfondì il proprio linguaggio pittorico in un contesto più raccolto e meditativo. Nel 1912 ottenne una borsa di studio che gli consentì di trasferirsi a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui aprì il suo studio in via Bagutta e iniziò a lavorare con continuità, inserendosi rapidamente nel vivace ambiente culturale milanese. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interruppe temporaneamente il suo percorso: Monti partecipò al conflitto, esperienza che segnò profondamente la sua sensibilità, ma al termine della guerra riprese a dipingere con rinnovata intensità.

    Negli anni Venti e Trenta la sua carriera conobbe una fase di piena maturità. Partecipò regolarmente alle principali esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come uno degli artisti più apprezzati del suo tempo. Pur non aderendo formalmente al movimento del Novecento Italiano, ne condivise alcune istanze, soprattutto il recupero della solidità formale e della centralità della figura, reinterpretate però attraverso una pittura più libera, vibrante e sensoriale. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante e culminò nel 1940 con una sala personale che sancì il riconoscimento ufficiale del suo valore artistico.

    La pittura di Cesare Monti si caratterizza per una continua tensione tra struttura e colore. Dopo le prime esperienze vicine al divisionismo, il suo linguaggio si fece progressivamente più fluido e materico, con una pennellata ampia e una tavolozza intensa. Affrontò con naturalezza una grande varietà di soggetti: paesaggi, nature morte, figure femminili, fiori e scorci urbani, sempre trattati con una profonda attenzione alla luce e all’atmosfera. Nei suoi dipinti la realtà non è mai descritta in modo puramente oggettivo, ma filtrata attraverso una sensibilità lirica che trasforma il dato visivo in esperienza emotiva.

    Negli ultimi anni continuò a lavorare con coerenza e passione, mantenendo viva la ricerca pittorica senza cedere alle mode effimere. Morì nel 1959 a Bellano, sul lago di ComoCesare Monti fu una delle figure più significative della pittura italiana della prima metà del Novecento, capace di attraversare linguaggi e stagioni artistiche mantenendo sempre una forte identità personale. Nacque a Brescia il 2 marzo 1891 in una famiglia modesta, figlio di un barbiere, e mostrò fin da giovanissimo una naturale inclinazione per il disegno e il colore. Ancora adolescente ebbe l’opportunità di soggiornare a Parigi, esperienza decisiva per la sua formazione: tra il 1906 e il 1908 entrò in contatto con l’ambiente artistico della capitale francese, frequentò musei e atelier e si confrontò direttamente con l’impressionismo e il post-impressionismo, assimilando una nuova sensibilità luministica e cromatica.

    Rientrato in Italia, Monti si stabilì per un periodo in Val Sabbia, dove approfondì il proprio linguaggio pittorico in un contesto più raccolto e meditativo. Nel 1912 ottenne una borsa di studio che gli consentì di trasferirsi a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui aprì il suo studio in via Bagutta e iniziò a lavorare con continuità, inserendosi rapidamente nel vivace ambiente culturale milanese. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interruppe temporaneamente il suo percorso: Monti partecipò al conflitto, esperienza che segnò profondamente la sua sensibilità, ma al termine della guerra riprese a dipingere con rinnovata intensità.

    Negli anni Venti e Trenta la sua carriera conobbe una fase di piena maturità. Partecipò regolarmente alle principali esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come uno degli artisti più apprezzati del suo tempo. Pur non aderendo formalmente al movimento del Novecento Italiano, ne condivise alcune istanze, soprattutto il recupero della solidità formale e della centralità della figura, reinterpretate però attraverso una pittura più libera, vibrante e sensoriale. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante e culminò nel 1940 con una sala personale che sancì il riconoscimento ufficiale del suo valore artistico.

    La pittura di Cesare Monti si caratterizza per una continua tensione tra struttura e colore. Dopo le prime esperienze vicine al divisionismo, il suo linguaggio si fece progressivamente più fluido e materico, con una pennellata ampia e una tavolozza intensa. Affrontò con naturalezza una grande varietà di soggetti: paesaggi, nature morte, figure femminili, fiori e scorci urbani, sempre trattati con una profonda attenzione alla luce e all’atmosfera. Nei suoi dipinti la realtà non è mai descritta in modo puramente oggettivo, ma filtrata attraverso una sensibilità lirica che trasforma il dato visivo in esperienza emotiva.

    Negli ultimi anni continuò a lavorare con coerenza e passione, mantenendo viva la ricerca pittorica senza cedere alle mode effimere. Morì nel 1959 a Bellano, sul lago di Como.

    STIMA min € 1200 - max € 1400

    Lotto 10  

    Vaso di fiori 1958

    Cesare Monti Cesare Monti
    Brescia 1891 - Bellano 1959
    Olio su tela cm 80x60 firmato in alto a sx Monti

    Cesare Monti fu una delle figure più significative della pittura italiana della prima metà del Novecento, capace di attraversare linguaggi e stagioni artistiche mantenendo sempre una forte identità personale. Nacque a Brescia il 2 marzo 1891 in una famiglia modesta, figlio di un barbiere, e mostrò fin da giovanissimo una naturale inclinazione per il disegno e il colore.
    Clicca per espandere

    Ancora adolescente ebbe l’opportunità di soggiornare a Parigi, esperienza decisiva per la sua formazione: tra il 1906 e il 1908 entrò in contatto con l’ambiente artistico della capitale francese, frequentò musei e atelier e si confrontò direttamente con l’impressionismo e il post-impressionismo, assimilando una nuova sensibilità luministica e cromatica.

    Rientrato in Italia, Monti si stabilì per un periodo in Val Sabbia, dove approfondì il proprio linguaggio pittorico in un contesto più raccolto e meditativo. Nel 1912 ottenne una borsa di studio che gli consentì di trasferirsi a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui aprì il suo studio in via Bagutta e iniziò a lavorare con continuità, inserendosi rapidamente nel vivace ambiente culturale milanese. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interruppe temporaneamente il suo percorso: Monti partecipò al conflitto, esperienza che segnò profondamente la sua sensibilità, ma al termine della guerra riprese a dipingere con rinnovata intensità.

    Negli anni Venti e Trenta la sua carriera conobbe una fase di piena maturità. Partecipò regolarmente alle principali esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come uno degli artisti più apprezzati del suo tempo. Pur non aderendo formalmente al movimento del Novecento Italiano, ne condivise alcune istanze, soprattutto il recupero della solidità formale e della centralità della figura, reinterpretate però attraverso una pittura più libera, vibrante e sensoriale. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante e culminò nel 1940 con una sala personale che sancì il riconoscimento ufficiale del suo valore artistico.

    La pittura di Cesare Monti si caratterizza per una continua tensione tra struttura e colore. Dopo le prime esperienze vicine al divisionismo, il suo linguaggio si fece progressivamente più fluido e materico, con una pennellata ampia e una tavolozza intensa. Affrontò con naturalezza una grande varietà di soggetti: paesaggi, nature morte, figure femminili, fiori e scorci urbani, sempre trattati con una profonda attenzione alla luce e all’atmosfera. Nei suoi dipinti la realtà non è mai descritta in modo puramente oggettivo, ma filtrata attraverso una sensibilità lirica che trasforma il dato visivo in esperienza emotiva.

    Negli ultimi anni continuò a lavorare con coerenza e passione, mantenendo viva la ricerca pittorica senza cedere alle mode effimere. Morì nel 1959 a Bellano, sul lago di ComoCesare Monti fu una delle figure più significative della pittura italiana della prima metà del Novecento, capace di attraversare linguaggi e stagioni artistiche mantenendo sempre una forte identità personale. Nacque a Brescia il 2 marzo 1891 in una famiglia modesta, figlio di un barbiere, e mostrò fin da giovanissimo una naturale inclinazione per il disegno e il colore. Ancora adolescente ebbe l’opportunità di soggiornare a Parigi, esperienza decisiva per la sua formazione: tra il 1906 e il 1908 entrò in contatto con l’ambiente artistico della capitale francese, frequentò musei e atelier e si confrontò direttamente con l’impressionismo e il post-impressionismo, assimilando una nuova sensibilità luministica e cromatica.

    Rientrato in Italia, Monti si stabilì per un periodo in Val Sabbia, dove approfondì il proprio linguaggio pittorico in un contesto più raccolto e meditativo. Nel 1912 ottenne una borsa di studio che gli consentì di trasferirsi a Milano, città che divenne il centro della sua attività artistica. Qui aprì il suo studio in via Bagutta e iniziò a lavorare con continuità, inserendosi rapidamente nel vivace ambiente culturale milanese. Lo scoppio della Prima guerra mondiale interruppe temporaneamente il suo percorso: Monti partecipò al conflitto, esperienza che segnò profondamente la sua sensibilità, ma al termine della guerra riprese a dipingere con rinnovata intensità.

    Negli anni Venti e Trenta la sua carriera conobbe una fase di piena maturità. Partecipò regolarmente alle principali esposizioni nazionali e internazionali, affermandosi come uno degli artisti più apprezzati del suo tempo. Pur non aderendo formalmente al movimento del Novecento Italiano, ne condivise alcune istanze, soprattutto il recupero della solidità formale e della centralità della figura, reinterpretate però attraverso una pittura più libera, vibrante e sensoriale. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu costante e culminò nel 1940 con una sala personale che sancì il riconoscimento ufficiale del suo valore artistico.

    La pittura di Cesare Monti si caratterizza per una continua tensione tra struttura e colore. Dopo le prime esperienze vicine al divisionismo, il suo linguaggio si fece progressivamente più fluido e materico, con una pennellata ampia e una tavolozza intensa. Affrontò con naturalezza una grande varietà di soggetti: paesaggi, nature morte, figure femminili, fiori e scorci urbani, sempre trattati con una profonda attenzione alla luce e all’atmosfera. Nei suoi dipinti la realtà non è mai descritta in modo puramente oggettivo, ma filtrata attraverso una sensibilità lirica che trasforma il dato visivo in esperienza emotiva.

    Negli ultimi anni continuò a lavorare con coerenza e passione, mantenendo viva la ricerca pittorica senza cedere alle mode effimere. Morì nel 1959 a Bellano, sul lago di Como.



    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 11  

    Ortaglia 1928

    Gilda Pansiotti Cambon D'Amico
    Milano 1891 - Castropignano 1986
    Olio su tavola cm 51x61 firmato in basso a sx G.Pansiotti

    Gilda Pansiotti Cambon d’Amico fu una pittrice italiana di notevole rilievo nel panorama artistico del Novecento, capace di unire solidità formale, sensibilità cromatica e una profonda attenzione alla dimensione umana dei suoi soggetti. Nacque a Milano il 16 febbraio 1891 in una famiglia colta e benestante, contesto che le permise di intraprendere fin da giovane un percorso di formazione artistica strutturato.
    Clicca per espandere

    Studiò all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove assimilò una preparazione rigorosa sotto la guida di maestri di primo piano e dove maturò una pittura consapevole, attenta tanto al disegno quanto al colore. Il legame con Brera rimase forte nel tempo, al punto che venne riconosciuta come socia onoraria dell’Accademia, segno della stima di cui godeva nell’ambiente artistico milanese.

    Fin dagli anni Dieci iniziò a partecipare con continuità alle principali esposizioni italiane, imponendosi come una voce autorevole e autonoma. Espose più volte alle Biennali di Venezia e ad altre rassegne nazionali, presentando opere che spaziavano dal ritratto alla scena di genere, dalla natura morta alle composizioni di ambiente. La sua pittura si distingueva per una pennellata decisa, per l’uso intenso e vibrante del colore e per una particolare capacità di cogliere l’atmosfera emotiva dei soggetti, senza mai indulgere nel decorativismo fine a se stesso.

    Nel corso della sua vita personale e artistica, il nome con cui firmò le opere mutò seguendo le vicende familiari. Sposata inizialmente con il pittore Glauco Cambon, adottò per un periodo il cognome del marito, con il quale condivise una parte importante del suo percorso umano e creativo. Rimasta vedova nel 1930, in seguito si unì al magistrato Tommaso D’Amico, assumendo definitivamente il nome di Gilda Pansiotti D’Amico, con cui è oggi maggiormente conosciuta.

    Un momento decisivo della sua maturità artistica fu il legame con il Molise, dove trascorse lunghi periodi a partire dalla fine degli anni Trenta. I paesaggi di Duronia e Castropignano, la vita contadina, le figure umili e i ritmi della quotidianità rurale divennero temi centrali della sua pittura. In queste opere la luce si fa più calda, il colore più libero e la composizione più immediata, rivelando una pittura partecipe, intensa e profondamente empatica. La sua attenzione per il mondo rurale non fu mai descrittiva, ma sempre filtrata da uno sguardo sensibile, capace di trasformare la realtà in racconto pittorico.

    Parallelamente all’attività espositiva in Italia, la sua opera fu apprezzata anche all’estero, con mostre personali e collettive in diverse città europee e negli Stati Uniti. Critici e intellettuali del tempo ne sottolinearono la forza espressiva, la coerenza stilistica e l’autonomia del linguaggio, riconoscendole un ruolo significativo in un contesto artistico ancora fortemente dominato da figure maschili.

    Negli ultimi anni della sua vita continuò a dipingere con costanza, dividendosi tra Roma e il Molise, fino alla morte avvenuta il 26 ottobre 1986 a Castropignano.

    STIMA min € 1000 - max € 1200

    Lotto 11  

    Ortaglia 1928

    Gilda Pansiotti Cambon D'Amico Gilda Pansiotti Cambon D'Amico
    Milano 1891 - Castropignano 1986
    Olio su tavola cm 51x61 firmato in basso a sx G.Pansiotti

    Gilda Pansiotti Cambon d’Amico fu una pittrice italiana di notevole rilievo nel panorama artistico del Novecento, capace di unire solidità formale, sensibilità cromatica e una profonda attenzione alla dimensione umana dei suoi soggetti. Nacque a Milano il 16 febbraio 1891 in una famiglia colta e benestante, contesto che le permise di intraprendere fin da giovane un percorso di formazione artistica strutturato.
    Clicca per espandere

    Studiò all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove assimilò una preparazione rigorosa sotto la guida di maestri di primo piano e dove maturò una pittura consapevole, attenta tanto al disegno quanto al colore. Il legame con Brera rimase forte nel tempo, al punto che venne riconosciuta come socia onoraria dell’Accademia, segno della stima di cui godeva nell’ambiente artistico milanese.

    Fin dagli anni Dieci iniziò a partecipare con continuità alle principali esposizioni italiane, imponendosi come una voce autorevole e autonoma. Espose più volte alle Biennali di Venezia e ad altre rassegne nazionali, presentando opere che spaziavano dal ritratto alla scena di genere, dalla natura morta alle composizioni di ambiente. La sua pittura si distingueva per una pennellata decisa, per l’uso intenso e vibrante del colore e per una particolare capacità di cogliere l’atmosfera emotiva dei soggetti, senza mai indulgere nel decorativismo fine a se stesso.

    Nel corso della sua vita personale e artistica, il nome con cui firmò le opere mutò seguendo le vicende familiari. Sposata inizialmente con il pittore Glauco Cambon, adottò per un periodo il cognome del marito, con il quale condivise una parte importante del suo percorso umano e creativo. Rimasta vedova nel 1930, in seguito si unì al magistrato Tommaso D’Amico, assumendo definitivamente il nome di Gilda Pansiotti D’Amico, con cui è oggi maggiormente conosciuta.

    Un momento decisivo della sua maturità artistica fu il legame con il Molise, dove trascorse lunghi periodi a partire dalla fine degli anni Trenta. I paesaggi di Duronia e Castropignano, la vita contadina, le figure umili e i ritmi della quotidianità rurale divennero temi centrali della sua pittura. In queste opere la luce si fa più calda, il colore più libero e la composizione più immediata, rivelando una pittura partecipe, intensa e profondamente empatica. La sua attenzione per il mondo rurale non fu mai descrittiva, ma sempre filtrata da uno sguardo sensibile, capace di trasformare la realtà in racconto pittorico.

    Parallelamente all’attività espositiva in Italia, la sua opera fu apprezzata anche all’estero, con mostre personali e collettive in diverse città europee e negli Stati Uniti. Critici e intellettuali del tempo ne sottolinearono la forza espressiva, la coerenza stilistica e l’autonomia del linguaggio, riconoscendole un ruolo significativo in un contesto artistico ancora fortemente dominato da figure maschili.

    Negli ultimi anni della sua vita continuò a dipingere con costanza, dividendosi tra Roma e il Molise, fino alla morte avvenuta il 26 ottobre 1986 a Castropignano.



    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 12  

    Natura morta 1932

    Leo Masinelli
    Modena 1902 - Venezia 1983
    Olio su tela cm 67x49 firmato in basso a sx L.Masinelli

    Leo Masinelli nacque a Modena nel 1902 e dedicò la sua vita alla pittura con passione e sensibilità, lasciando un segno nel panorama artistico italiano del secolo scorso. Fin dalla giovinezza coltivò l’interesse per l’arte, sviluppando un linguaggio visivo che, pur radicato nella tradizione figurativa, seppe accogliere stimoli e rinnovamenti stilistici lungo l’arco della sua carriera.
    Clicca per espandere



    Negli anni Venti e Trenta la sua produzione si orientò verso forme di post-impressionismo in uso nella sua città natale, con opere che spaziavano dalle nature morte alle figure e alle vedute, caratterizzate da una tavolozza attenta alle variazioni luminose e a un equilibrio compositivo elegante. In questo periodo Masinelli partecipò attivamente a rassegne e mostre, esponendo le sue opere in contesti regionali e consolidando la sua presenza nella vita artistica dell’Emilia-Romagna.

    Nel corso degli anni Quaranta il suo stile si arricchì di influssi più luminosi e pastorali, dovuti in parte al suo dialogo con la cosiddetta “scuola di Burano”, corrente che privilegiava sfumature vibrazionali e atmosfere lagunari. Dopo il secondo dopoguerra Masinelli si trasferì stabilmente a Venezia, città che divenne la sua casa e il luogo principale della sua ispirazione; qui allestì il suo studio di fronte alla Chiesa della Salute, luogo simbolico da cui trasse suggestioni per molte delle sue vedute lagunari e marine.

    La pittura di Masinelli si caratterizza per la ricerca di un equilibrio tra struttura e colore, dove la solidità del disegno convive con una materia pittorica ricca e una luce vibrante che accende le superfici. Numerosi suoi dipinti ritraggono canali veneziani, barche al porto, scorci di città e scene di vita quotidiana, dimostrando una costante attenzione al rapporto tra uomo e paesaggio. Le sue opere sono state apprezzate sia in ambito locale che nel mercato delle aste, dove dipinti come “Canal a Chioggia” e altri scorci veneziani compaiono con regolarità, segno della continuità di interesse verso la sua produzione.

    Masinelli partecipò a mostre d’arte fin dagli anni Trenta, presentando opere anche in importanti esposizioni regionali e nazionali, e contribuì a diffondere la conoscenza della pittura emiliana del Novecento. Pur non essendo tra gli artisti più celebri a livello internazionale, la sua opera testimonia il lavoro di un pittore rigoroso, curioso e profondamente legato alle proprie radici artistiche e ai luoghi che lo ispirarono.

    Morì nel 1983 a VeneziaLeo Masinelli nacque a Modena nel 1902 e dedicò la sua vita alla pittura con passione e sensibilità, lasciando un segno nel panorama artistico italiano del secolo scorso. Fin dalla giovinezza coltivò l’interesse per l’arte, sviluppando un linguaggio visivo che, pur radicato nella tradizione figurativa, seppe accogliere stimoli e rinnovamenti stilistici lungo l’arco della sua carriera.

    Negli anni Venti e Trenta la sua produzione si orientò verso forme di post-impressionismo in uso nella sua città natale, con opere che spaziavano dalle nature morte alle figure e alle vedute, caratterizzate da una tavolozza attenta alle variazioni luminose e a un equilibrio compositivo elegante. In questo periodo Masinelli partecipò attivamente a rassegne e mostre, esponendo le sue opere in contesti regionali e consolidando la sua presenza nella vita artistica dell’Emilia-Romagna.

    Nel corso degli anni Quaranta il suo stile si arricchì di influssi più luminosi e pastorali, dovuti in parte al suo dialogo con la cosiddetta “scuola di Burano”, corrente che privilegiava sfumature vibrazionali e atmosfere lagunari. Dopo il secondo dopoguerra Masinelli si trasferì stabilmente a Venezia, città che divenne la sua casa e il luogo principale della sua ispirazione; qui allestì il suo studio di fronte alla Chiesa della Salute, luogo simbolico da cui trasse suggestioni per molte delle sue vedute lagunari e marine.

    La pittura di Masinelli si caratterizza per la ricerca di un equilibrio tra struttura e colore, dove la solidità del disegno convive con una materia pittorica ricca e una luce vibrante che accende le superfici. Numerosi suoi dipinti ritraggono canali veneziani, barche al porto, scorci di città e scene di vita quotidiana, dimostrando una costante attenzione al rapporto tra uomo e paesaggio. Le sue opere sono state apprezzate sia in ambito locale che nel mercato delle aste, dove dipinti come “Canal a Chioggia” e altri scorci veneziani compaiono con regolarità, segno della continuità di interesse verso la sua produzione.

    Masinelli partecipò a mostre d’arte fin dagli anni Trenta, presentando opere anche in importanti esposizioni regionali e nazionali, e contribuì a diffondere la conoscenza della pittura emiliana del Novecento. Pur non essendo tra gli artisti più celebri a livello internazionale, la sua opera testimonia il lavoro di un pittore rigoroso, curioso e profondamente legato alle proprie radici artistiche e ai luoghi che lo ispirarono.

    Morì nel 1983 a Venezia.

    STIMA min € 600 - max € 800

    Lotto 12  

    Natura morta 1932

    Leo Masinelli Leo Masinelli
    Modena 1902 - Venezia 1983
    Olio su tela cm 67x49 firmato in basso a sx L.Masinelli

    Leo Masinelli nacque a Modena nel 1902 e dedicò la sua vita alla pittura con passione e sensibilità, lasciando un segno nel panorama artistico italiano del secolo scorso. Fin dalla giovinezza coltivò l’interesse per l’arte, sviluppando un linguaggio visivo che, pur radicato nella tradizione figurativa, seppe accogliere stimoli e rinnovamenti stilistici lungo l’arco della sua carriera.
    Clicca per espandere



    Negli anni Venti e Trenta la sua produzione si orientò verso forme di post-impressionismo in uso nella sua città natale, con opere che spaziavano dalle nature morte alle figure e alle vedute, caratterizzate da una tavolozza attenta alle variazioni luminose e a un equilibrio compositivo elegante. In questo periodo Masinelli partecipò attivamente a rassegne e mostre, esponendo le sue opere in contesti regionali e consolidando la sua presenza nella vita artistica dell’Emilia-Romagna.

    Nel corso degli anni Quaranta il suo stile si arricchì di influssi più luminosi e pastorali, dovuti in parte al suo dialogo con la cosiddetta “scuola di Burano”, corrente che privilegiava sfumature vibrazionali e atmosfere lagunari. Dopo il secondo dopoguerra Masinelli si trasferì stabilmente a Venezia, città che divenne la sua casa e il luogo principale della sua ispirazione; qui allestì il suo studio di fronte alla Chiesa della Salute, luogo simbolico da cui trasse suggestioni per molte delle sue vedute lagunari e marine.

    La pittura di Masinelli si caratterizza per la ricerca di un equilibrio tra struttura e colore, dove la solidità del disegno convive con una materia pittorica ricca e una luce vibrante che accende le superfici. Numerosi suoi dipinti ritraggono canali veneziani, barche al porto, scorci di città e scene di vita quotidiana, dimostrando una costante attenzione al rapporto tra uomo e paesaggio. Le sue opere sono state apprezzate sia in ambito locale che nel mercato delle aste, dove dipinti come “Canal a Chioggia” e altri scorci veneziani compaiono con regolarità, segno della continuità di interesse verso la sua produzione.

    Masinelli partecipò a mostre d’arte fin dagli anni Trenta, presentando opere anche in importanti esposizioni regionali e nazionali, e contribuì a diffondere la conoscenza della pittura emiliana del Novecento. Pur non essendo tra gli artisti più celebri a livello internazionale, la sua opera testimonia il lavoro di un pittore rigoroso, curioso e profondamente legato alle proprie radici artistiche e ai luoghi che lo ispirarono.

    Morì nel 1983 a VeneziaLeo Masinelli nacque a Modena nel 1902 e dedicò la sua vita alla pittura con passione e sensibilità, lasciando un segno nel panorama artistico italiano del secolo scorso. Fin dalla giovinezza coltivò l’interesse per l’arte, sviluppando un linguaggio visivo che, pur radicato nella tradizione figurativa, seppe accogliere stimoli e rinnovamenti stilistici lungo l’arco della sua carriera.

    Negli anni Venti e Trenta la sua produzione si orientò verso forme di post-impressionismo in uso nella sua città natale, con opere che spaziavano dalle nature morte alle figure e alle vedute, caratterizzate da una tavolozza attenta alle variazioni luminose e a un equilibrio compositivo elegante. In questo periodo Masinelli partecipò attivamente a rassegne e mostre, esponendo le sue opere in contesti regionali e consolidando la sua presenza nella vita artistica dell’Emilia-Romagna.

    Nel corso degli anni Quaranta il suo stile si arricchì di influssi più luminosi e pastorali, dovuti in parte al suo dialogo con la cosiddetta “scuola di Burano”, corrente che privilegiava sfumature vibrazionali e atmosfere lagunari. Dopo il secondo dopoguerra Masinelli si trasferì stabilmente a Venezia, città che divenne la sua casa e il luogo principale della sua ispirazione; qui allestì il suo studio di fronte alla Chiesa della Salute, luogo simbolico da cui trasse suggestioni per molte delle sue vedute lagunari e marine.

    La pittura di Masinelli si caratterizza per la ricerca di un equilibrio tra struttura e colore, dove la solidità del disegno convive con una materia pittorica ricca e una luce vibrante che accende le superfici. Numerosi suoi dipinti ritraggono canali veneziani, barche al porto, scorci di città e scene di vita quotidiana, dimostrando una costante attenzione al rapporto tra uomo e paesaggio. Le sue opere sono state apprezzate sia in ambito locale che nel mercato delle aste, dove dipinti come “Canal a Chioggia” e altri scorci veneziani compaiono con regolarità, segno della continuità di interesse verso la sua produzione.

    Masinelli partecipò a mostre d’arte fin dagli anni Trenta, presentando opere anche in importanti esposizioni regionali e nazionali, e contribuì a diffondere la conoscenza della pittura emiliana del Novecento. Pur non essendo tra gli artisti più celebri a livello internazionale, la sua opera testimonia il lavoro di un pittore rigoroso, curioso e profondamente legato alle proprie radici artistiche e ai luoghi che lo ispirarono.

    Morì nel 1983 a Venezia.



    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 13  

    Nuvole sul mare

    Guido Ricci
    Casorate Primo ( PV ) 1836 - 1897 Gurone ( VA )
    Olio su tela cm 41x62 firmato in basso a sx G.Ricci

    Guido Ricci fu un pittore italiano dell’Ottocento, tra i più sensibili interpreti del paesaggio lombardo, capace di coniugare osservazione diretta della natura e rigore formale. Nacque a Casorate Primo, in provincia di Pavia, il 6 ottobre 1836 e manifestò fin da giovane una spiccata inclinazione per il disegno e la pittura.
    Clicca per espandere

    La sua formazione avvenne all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, dove assimilò i principi della pittura dal vero e maturò un interesse profondo per la resa atmosferica del paesaggio, sotto l’influenza di un insegnamento che privilegiava il contatto diretto con la natura.

    Il suo esordio pubblico risale ai primi anni Sessanta dell’Ottocento, quando iniziò a partecipare alle esposizioni di Belle Arti, attirando l’attenzione per la freschezza della visione e la sincerità dell’impianto pittorico. I suoi primi lavori, dedicati soprattutto alla vita rurale e ai paesaggi di campagna, rivelavano già una particolare sensibilità per la luce e per l’equilibrio compositivo. Nel corso degli anni Ricci prese parte con continuità alle rassegne artistiche milanesi e nazionali, affermandosi come uno dei paesaggisti più apprezzati del suo tempo.

    La sua pittura si concentrò prevalentemente sui paesaggi della Lombardia e dell’Italia settentrionale: campagne, rive fluviali, pascoli alpini, boschi e scorci montani. A questi soggetti affiancò talvolta marine e scene di vita all’aperto, sempre caratterizzate da un approccio sobrio e meditato. Con il passare del tempo il suo stile si fece più libero e luminoso, abbandonando gradualmente l’impostazione più accademica per una pennellata più sciolta, capace di restituire l’atmosfera mutevole dei luoghi e delle stagioni.

    Ricci lavorò con costanza e dedizione per tutta la vita, mantenendo un legame profondo con la natura e con i luoghi che dipingeva. La sua ricerca non fu mai orientata alla spettacolarità, ma piuttosto alla verità del paesaggio, colto nei suoi aspetti più autentici e quotidiani. Questo atteggiamento gli valse il rispetto dei contemporanei e il favore di collezionisti e istituzioni.

    Morì il 20 agosto 1897 a Gurone, in provincia di Varese.

    STIMA min € 2000 - max € 2500

    Lotto 13  

    Nuvole sul mare

    Guido Ricci Guido Ricci
    Casorate Primo ( PV ) 1836 - 1897 Gurone ( VA )
    Olio su tela cm 41x62 firmato in basso a sx G.Ricci

    Guido Ricci fu un pittore italiano dell’Ottocento, tra i più sensibili interpreti del paesaggio lombardo, capace di coniugare osservazione diretta della natura e rigore formale. Nacque a Casorate Primo, in provincia di Pavia, il 6 ottobre 1836 e manifestò fin da giovane una spiccata inclinazione per il disegno e la pittura.
    Clicca per espandere

    La sua formazione avvenne all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano, dove assimilò i principi della pittura dal vero e maturò un interesse profondo per la resa atmosferica del paesaggio, sotto l’influenza di un insegnamento che privilegiava il contatto diretto con la natura.

    Il suo esordio pubblico risale ai primi anni Sessanta dell’Ottocento, quando iniziò a partecipare alle esposizioni di Belle Arti, attirando l’attenzione per la freschezza della visione e la sincerità dell’impianto pittorico. I suoi primi lavori, dedicati soprattutto alla vita rurale e ai paesaggi di campagna, rivelavano già una particolare sensibilità per la luce e per l’equilibrio compositivo. Nel corso degli anni Ricci prese parte con continuità alle rassegne artistiche milanesi e nazionali, affermandosi come uno dei paesaggisti più apprezzati del suo tempo.

    La sua pittura si concentrò prevalentemente sui paesaggi della Lombardia e dell’Italia settentrionale: campagne, rive fluviali, pascoli alpini, boschi e scorci montani. A questi soggetti affiancò talvolta marine e scene di vita all’aperto, sempre caratterizzate da un approccio sobrio e meditato. Con il passare del tempo il suo stile si fece più libero e luminoso, abbandonando gradualmente l’impostazione più accademica per una pennellata più sciolta, capace di restituire l’atmosfera mutevole dei luoghi e delle stagioni.

    Ricci lavorò con costanza e dedizione per tutta la vita, mantenendo un legame profondo con la natura e con i luoghi che dipingeva. La sua ricerca non fu mai orientata alla spettacolarità, ma piuttosto alla verità del paesaggio, colto nei suoi aspetti più autentici e quotidiani. Questo atteggiamento gli valse il rispetto dei contemporanei e il favore di collezionisti e istituzioni.

    Morì il 20 agosto 1897 a Gurone, in provincia di Varese.



    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 14  

    Maternita'

    Pietro Gaudenzi
    Genova 1880 - Anticoli Corrado 1955
    Olio su tavola cm 50x60 firmato in basso a dx P.Gaudenzi

    Pietro Gaudenzi fu un pittore italiano di grande rilievo nella prima metà del Novecento, noto per la sua raffinata sensibilità figurativa e per la versatilità dei soggetti trattati, che spaziarono dal ritratto alla scena di genere, dalla natura morta alla pittura sacra. Nacque a Genova il 18 gennaio 1880, figlio di un musicista, e fin da giovane dimostrò un forte interesse per l’arte.
    Clicca per espandere

    Dopo i primi studi con Felice Del Santo a La Spezia, proseguì la sua formazione all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, sotto la guida di Cesare Viazzi, approfondendo le tecniche pittoriche e consolidando una solida preparazione accademica.

    Nel 1903 vinse il premio‑pensionato “Duchessa di Galliera”, che gli permise di trasferirsi a Roma, dove visse per cinque anni studiando i grandi maestri del Rinascimento e confrontandosi con la vivace scena artistica della capitale. A Roma entrò in contatto con artisti come Antonio Mancini, Armando Spadini e Francesco Paolo Michetti e sposò Candida Toppi, modella di Anticoli Corrado, con la quale ebbe diversi figli. Le esperienze personali, tra gioie e lutti, influenzarono profondamente il tono e i soggetti della sua pittura, rendendola più intima e riflessiva.

    Nei decenni successivi Gaudenzi consolidò la sua carriera espositiva: partecipò regolarmente alle Biennali di Venezia e alle principali Quadriennali di Roma, ottenendo riconoscimenti anche all’estero. Tra le sue opere più note si ricordano scene familiari, maternità, nature morte e lavori di carattere narrativo, tra cui I priori, acquistata dal Comune di Roma per la Galleria d’Arte Moderna. Durante gli anni Trenta la sua pittura si avvicinò ai modi del Novecento Italiano, pur mantenendo un linguaggio chiaro e una forte adesione alla realtà osservata. In questo periodo si dedicò anche a importanti affreschi e pitture sacre, come quelli realizzati per il Castello dei Cavalieri a Rodi.

    Dopo la Seconda guerra mondiale, pur di fronte al mutamento dei gusti artistici, Gaudenzi continuò a lavorare con passione, assumendo nel 1951 la direzione della Scuola vaticana di mosaico, contribuendo con le sue competenze a decorazioni in diverse chiese italiane. Negli ultimi anni visse ad Anticoli Corrado, borgo amato dagli artisti, dove continuò a dipingere fino alla morte, avvenuta il 23 dicembre 1955.

    STIMA min € 2500 - max € 3000

    Lotto 14  

    Maternita'

    Pietro Gaudenzi Pietro Gaudenzi
    Genova 1880 - Anticoli Corrado 1955
    Olio su tavola cm 50x60 firmato in basso a dx P.Gaudenzi

    Pietro Gaudenzi fu un pittore italiano di grande rilievo nella prima metà del Novecento, noto per la sua raffinata sensibilità figurativa e per la versatilità dei soggetti trattati, che spaziarono dal ritratto alla scena di genere, dalla natura morta alla pittura sacra. Nacque a Genova il 18 gennaio 1880, figlio di un musicista, e fin da giovane dimostrò un forte interesse per l’arte.
    Clicca per espandere

    Dopo i primi studi con Felice Del Santo a La Spezia, proseguì la sua formazione all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova, sotto la guida di Cesare Viazzi, approfondendo le tecniche pittoriche e consolidando una solida preparazione accademica.

    Nel 1903 vinse il premio‑pensionato “Duchessa di Galliera”, che gli permise di trasferirsi a Roma, dove visse per cinque anni studiando i grandi maestri del Rinascimento e confrontandosi con la vivace scena artistica della capitale. A Roma entrò in contatto con artisti come Antonio Mancini, Armando Spadini e Francesco Paolo Michetti e sposò Candida Toppi, modella di Anticoli Corrado, con la quale ebbe diversi figli. Le esperienze personali, tra gioie e lutti, influenzarono profondamente il tono e i soggetti della sua pittura, rendendola più intima e riflessiva.

    Nei decenni successivi Gaudenzi consolidò la sua carriera espositiva: partecipò regolarmente alle Biennali di Venezia e alle principali Quadriennali di Roma, ottenendo riconoscimenti anche all’estero. Tra le sue opere più note si ricordano scene familiari, maternità, nature morte e lavori di carattere narrativo, tra cui I priori, acquistata dal Comune di Roma per la Galleria d’Arte Moderna. Durante gli anni Trenta la sua pittura si avvicinò ai modi del Novecento Italiano, pur mantenendo un linguaggio chiaro e una forte adesione alla realtà osservata. In questo periodo si dedicò anche a importanti affreschi e pitture sacre, come quelli realizzati per il Castello dei Cavalieri a Rodi.

    Dopo la Seconda guerra mondiale, pur di fronte al mutamento dei gusti artistici, Gaudenzi continuò a lavorare con passione, assumendo nel 1951 la direzione della Scuola vaticana di mosaico, contribuendo con le sue competenze a decorazioni in diverse chiese italiane. Negli ultimi anni visse ad Anticoli Corrado, borgo amato dagli artisti, dove continuò a dipingere fino alla morte, avvenuta il 23 dicembre 1955.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 15  

    Il porto

    Alfonso Muzii
    Castellammare Adriatico (PS) 1856 - Pescara 1946
    Olio su tela cm 31x48 firmato in basso a sx A.Muzii

    Alfonso Muzii fu un pittore italiano nato a Castellammare Adriatico, in provincia di Pescara, nel 1856, e qui morì nel 1946, lasciando un’eredità artistica caratterizzata da profonda sensibilità figurativa e attenzione alla realtà quotidiana. Fin da giovane mostrò una naturale inclinazione per la pittura, che lo portò a studiare all’Accademia di Belle Arti di Firenze con Stefano Ussi e a perfezionarsi a Napoli sotto l’influenza di Filippo Palizzi e Domenico Morelli, sviluppando una solida preparazione tecnica e una particolare attenzione alla luce e al colore.
    Clicca per espandere



    Nei primi anni della sua carriera entrò in contatto con il cenacolo mchiettiano di Francavilla al Mare, fondato da Francesco Paolo Michetti, esperienza che segnò profondamente la sua maturazione artistica e lo spinse a un linguaggio pittorico figurativo, attento tanto al paesaggio quanto alle figure umane. La sua pittura si caratterizzò per un profilo verista, in cui i contadini, le scene di vita quotidiana e i paesaggi abruzzesi e liguri venivano rappresentati con autenticità e delicatezza tonale.

    Muzii partecipò con regolarità alle principali esposizioni artistiche del tempo, dalle mostre della Società Amatori e Cultori d’Arte a Roma, alle Promotrici di Napoli, fino alla Biennale di Venezia, dove presentò opere come Le due sorelline. La sua ricerca pittorica si sviluppò in equilibrio tra naturalismo e attenzione al dettaglio, con pennellate misurate e una forte capacità narrativa che permetteva allo spettatore di immergersi nelle atmosfere rappresentate.

    Negli anni successivi visse anche in Liguria e in Piemonte, approfondendo la pittura di paesaggio, ma mantenendo sempre un legame stretto con le proprie radici abruzzesi, che continuarono a ispirarlo per tutta la vita. I suoi ultimi anni furono trascorsi nella sua terra natale, in una vita più appartata, ma sempre dedicata all’arte. Alfonso Muzii morì a Pescara nel 1946Alfonso Muzii fu un pittore italiano nato a Castellammare Adriatico, in provincia di Pescara, nel 1856, e qui morì nel 1946, lasciando un’eredità artistica caratterizzata da profonda sensibilità figurativa e attenzione alla realtà quotidiana. Fin da giovane mostrò una naturale inclinazione per la pittura, che lo portò a studiare all’Accademia di Belle Arti di Firenze con Stefano Ussi e a perfezionarsi a Napoli sotto l’influenza di Filippo Palizzi e Domenico Morelli, sviluppando una solida preparazione tecnica e una particolare attenzione alla luce e al colore.

    Nei primi anni della sua carriera entrò in contatto con il cenacolo mchiettiano di Francavilla al Mare, fondato da Francesco Paolo Michetti, esperienza che segnò profondamente la sua maturazione artistica e lo spinse a un linguaggio pittorico figurativo, attento tanto al paesaggio quanto alle figure umane. La sua pittura si caratterizzò per un profilo verista, in cui i contadini, le scene di vita quotidiana e i paesaggi abruzzesi e liguri venivano rappresentati con autenticità e delicatezza tonale.

    Muzii partecipò con regolarità alle principali esposizioni artistiche del tempo, dalle mostre della Società Amatori e Cultori d’Arte a Roma, alle Promotrici di Napoli, fino alla Biennale di Venezia, dove presentò opere come Le due sorelline. La sua ricerca pittorica si sviluppò in equilibrio tra naturalismo e attenzione al dettaglio, con pennellate misurate e una forte capacità narrativa che permetteva allo spettatore di immergersi nelle atmosfere rappresentate.

    Negli anni successivi visse anche in Liguria e in Piemonte, approfondendo la pittura di paesaggio, ma mantenendo sempre un legame stretto con le proprie radici abruzzesi, che continuarono a ispirarlo per tutta la vita. I suoi ultimi anni furono trascorsi nella sua terra natale, in una vita più appartata, ma sempre dedicata all’arte. Alfonso Muzii morì a Pescara nel 1946.

    STIMA min € 1200 - max € 1400

    Lotto 15  

    Il porto

    Alfonso Muzii Alfonso Muzii
    Castellammare Adriatico (PS) 1856 - Pescara 1946
    Olio su tela cm 31x48 firmato in basso a sx A.Muzii

    Alfonso Muzii fu un pittore italiano nato a Castellammare Adriatico, in provincia di Pescara, nel 1856, e qui morì nel 1946, lasciando un’eredità artistica caratterizzata da profonda sensibilità figurativa e attenzione alla realtà quotidiana. Fin da giovane mostrò una naturale inclinazione per la pittura, che lo portò a studiare all’Accademia di Belle Arti di Firenze con Stefano Ussi e a perfezionarsi a Napoli sotto l’influenza di Filippo Palizzi e Domenico Morelli, sviluppando una solida preparazione tecnica e una particolare attenzione alla luce e al colore.
    Clicca per espandere



    Nei primi anni della sua carriera entrò in contatto con il cenacolo mchiettiano di Francavilla al Mare, fondato da Francesco Paolo Michetti, esperienza che segnò profondamente la sua maturazione artistica e lo spinse a un linguaggio pittorico figurativo, attento tanto al paesaggio quanto alle figure umane. La sua pittura si caratterizzò per un profilo verista, in cui i contadini, le scene di vita quotidiana e i paesaggi abruzzesi e liguri venivano rappresentati con autenticità e delicatezza tonale.

    Muzii partecipò con regolarità alle principali esposizioni artistiche del tempo, dalle mostre della Società Amatori e Cultori d’Arte a Roma, alle Promotrici di Napoli, fino alla Biennale di Venezia, dove presentò opere come Le due sorelline. La sua ricerca pittorica si sviluppò in equilibrio tra naturalismo e attenzione al dettaglio, con pennellate misurate e una forte capacità narrativa che permetteva allo spettatore di immergersi nelle atmosfere rappresentate.

    Negli anni successivi visse anche in Liguria e in Piemonte, approfondendo la pittura di paesaggio, ma mantenendo sempre un legame stretto con le proprie radici abruzzesi, che continuarono a ispirarlo per tutta la vita. I suoi ultimi anni furono trascorsi nella sua terra natale, in una vita più appartata, ma sempre dedicata all’arte. Alfonso Muzii morì a Pescara nel 1946Alfonso Muzii fu un pittore italiano nato a Castellammare Adriatico, in provincia di Pescara, nel 1856, e qui morì nel 1946, lasciando un’eredità artistica caratterizzata da profonda sensibilità figurativa e attenzione alla realtà quotidiana. Fin da giovane mostrò una naturale inclinazione per la pittura, che lo portò a studiare all’Accademia di Belle Arti di Firenze con Stefano Ussi e a perfezionarsi a Napoli sotto l’influenza di Filippo Palizzi e Domenico Morelli, sviluppando una solida preparazione tecnica e una particolare attenzione alla luce e al colore.

    Nei primi anni della sua carriera entrò in contatto con il cenacolo mchiettiano di Francavilla al Mare, fondato da Francesco Paolo Michetti, esperienza che segnò profondamente la sua maturazione artistica e lo spinse a un linguaggio pittorico figurativo, attento tanto al paesaggio quanto alle figure umane. La sua pittura si caratterizzò per un profilo verista, in cui i contadini, le scene di vita quotidiana e i paesaggi abruzzesi e liguri venivano rappresentati con autenticità e delicatezza tonale.

    Muzii partecipò con regolarità alle principali esposizioni artistiche del tempo, dalle mostre della Società Amatori e Cultori d’Arte a Roma, alle Promotrici di Napoli, fino alla Biennale di Venezia, dove presentò opere come Le due sorelline. La sua ricerca pittorica si sviluppò in equilibrio tra naturalismo e attenzione al dettaglio, con pennellate misurate e una forte capacità narrativa che permetteva allo spettatore di immergersi nelle atmosfere rappresentate.

    Negli anni successivi visse anche in Liguria e in Piemonte, approfondendo la pittura di paesaggio, ma mantenendo sempre un legame stretto con le proprie radici abruzzesi, che continuarono a ispirarlo per tutta la vita. I suoi ultimi anni furono trascorsi nella sua terra natale, in una vita più appartata, ma sempre dedicata all’arte. Alfonso Muzii morì a Pescara nel 1946.



    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 16  

    Via di paese

    Ludovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 39x32 firmato in basso a dx Tommasi

    Ludovico Tommasi nacque a Livorno il 16 luglio 1866 da Luigi e Isolina Vivoli. In famiglia la musica aveva un ruolo importante: egli studiò violino al Conservatorio di Firenze, mostrando fin da giovane una sensibilità per le arti.
    Clicca per espandere

    Sebbene non avesse una formazione pittorica accademica tradizionale, la presenza frequente del maestro Silvestro Lega nella villa di famiglia a Bellariva attirò Ludovico verso la pittura. Seguendo l’esempio del fratello Angiolo e grazie agli insegnamenti informali, iniziò a dipingere copiando dal vero, lavorando all’aperto, coltivando un rapporto diretto con la natura.

    Il suo debutto in pubblico come pittore risale al 1884, quando espose un “studio dal vero” alla Promotrice fiorentina. Nei primi anni varcò la soglia di diverse esposizioni, incluso un esordio nel 1886 all’Esposizione di Belle Arti di Livorno. Dopo un periodo passato a Milano per il servizio militare, durante il quale affinò la sua mano attraverso il disegno, tornò in Toscana e riprese a dedicarsi prevalentemente alla pittura di paesaggio e alla scena di vita rurale, ispirandosi alle colline, alle campagne, ai borghi toscani e agli scorci dell’Arno.

    Negli anni Novanta del XIX secolo e nei primi del Novecento si avvicinò, insieme al cerchio di artisti che frequentava (tra i quali Plinio Nomellini), alle ricerche divisioniste, reinterpretandole secondo una sensibilità personale: nella sua tavolozza comparvero giochi di luce e colore, pennellate più libere, un’intensità luminosa che ben si adattava ai paesaggi toscani. Partecipò con regolarità a importanti mostre italiane, nel 1905 contribuì alla decorazione della I Mostra d’Arte Toscana ospitata a Firenze e negli anni successivi aderì al gruppo Giovane Etruria, impegnato nella rivitalizzazione della tradizione naturalistica toscana.

    Nel 1912, sentendosi sempre più attratto dalla grafica, fondò con un collega la Libera Scuola di Acquaforte a Firenze, dedicandosi con passione all’incisione, all’acquaforte e alla litografia. Il suo versante di incisore divenne complementare alla pittura, offrendo nuove possibilità espressive e un diverso rapporto con la luce e il tratto.

    Con il passare degli anni il suo stile si fece più meditativo e contenuto. Le sue opere mature restituiscono armonie delicate, atmosfere tranquille, paesaggi rurali, scorci di campagna, scene di vita quotidiana con figure semplici e quotidiane, prive di retorica, dove la natura e l’uomo convivono in equilibro. Tommasi riuscì a coniugare la lezione della macchia, l’esperienza divisionista e una sensibilità intima, dando vita a un linguaggio personale che riflette un attaccamento profondo alla terra toscana e al paesaggio come humus dell’animo.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze il 7 febbraio 1941.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 16  

    Via di paese

    Ludovico Tommasi Ludovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 39x32 firmato in basso a dx Tommasi

    Ludovico Tommasi nacque a Livorno il 16 luglio 1866 da Luigi e Isolina Vivoli. In famiglia la musica aveva un ruolo importante: egli studiò violino al Conservatorio di Firenze, mostrando fin da giovane una sensibilità per le arti.
    Clicca per espandere

    Sebbene non avesse una formazione pittorica accademica tradizionale, la presenza frequente del maestro Silvestro Lega nella villa di famiglia a Bellariva attirò Ludovico verso la pittura. Seguendo l’esempio del fratello Angiolo e grazie agli insegnamenti informali, iniziò a dipingere copiando dal vero, lavorando all’aperto, coltivando un rapporto diretto con la natura.

    Il suo debutto in pubblico come pittore risale al 1884, quando espose un “studio dal vero” alla Promotrice fiorentina. Nei primi anni varcò la soglia di diverse esposizioni, incluso un esordio nel 1886 all’Esposizione di Belle Arti di Livorno. Dopo un periodo passato a Milano per il servizio militare, durante il quale affinò la sua mano attraverso il disegno, tornò in Toscana e riprese a dedicarsi prevalentemente alla pittura di paesaggio e alla scena di vita rurale, ispirandosi alle colline, alle campagne, ai borghi toscani e agli scorci dell’Arno.

    Negli anni Novanta del XIX secolo e nei primi del Novecento si avvicinò, insieme al cerchio di artisti che frequentava (tra i quali Plinio Nomellini), alle ricerche divisioniste, reinterpretandole secondo una sensibilità personale: nella sua tavolozza comparvero giochi di luce e colore, pennellate più libere, un’intensità luminosa che ben si adattava ai paesaggi toscani. Partecipò con regolarità a importanti mostre italiane, nel 1905 contribuì alla decorazione della I Mostra d’Arte Toscana ospitata a Firenze e negli anni successivi aderì al gruppo Giovane Etruria, impegnato nella rivitalizzazione della tradizione naturalistica toscana.

    Nel 1912, sentendosi sempre più attratto dalla grafica, fondò con un collega la Libera Scuola di Acquaforte a Firenze, dedicandosi con passione all’incisione, all’acquaforte e alla litografia. Il suo versante di incisore divenne complementare alla pittura, offrendo nuove possibilità espressive e un diverso rapporto con la luce e il tratto.

    Con il passare degli anni il suo stile si fece più meditativo e contenuto. Le sue opere mature restituiscono armonie delicate, atmosfere tranquille, paesaggi rurali, scorci di campagna, scene di vita quotidiana con figure semplici e quotidiane, prive di retorica, dove la natura e l’uomo convivono in equilibro. Tommasi riuscì a coniugare la lezione della macchia, l’esperienza divisionista e una sensibilità intima, dando vita a un linguaggio personale che riflette un attaccamento profondo alla terra toscana e al paesaggio come humus dell’animo.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze il 7 febbraio 1941.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 17  

    Casa padronale

    Ludovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 30,5x23 firmato in basso a dx Tommasi

    Ludovico Tommasi nacque a Livorno il 16 luglio 1866 da Luigi e Isolina Vivoli. In famiglia la musica aveva un ruolo importante: egli studiò violino al Conservatorio di Firenze, mostrando fin da giovane una sensibilità per le arti.
    Clicca per espandere

    Sebbene non avesse una formazione pittorica accademica tradizionale, la presenza frequente del maestro Silvestro Lega nella villa di famiglia a Bellariva attirò Ludovico verso la pittura. Seguendo l’esempio del fratello Angiolo e grazie agli insegnamenti informali, iniziò a dipingere copiando dal vero, lavorando all’aperto, coltivando un rapporto diretto con la natura.

    Il suo debutto in pubblico come pittore risale al 1884, quando espose un “studio dal vero” alla Promotrice fiorentina. Nei primi anni varcò la soglia di diverse esposizioni, incluso un esordio nel 1886 all’Esposizione di Belle Arti di Livorno. Dopo un periodo passato a Milano per il servizio militare, durante il quale affinò la sua mano attraverso il disegno, tornò in Toscana e riprese a dedicarsi prevalentemente alla pittura di paesaggio e alla scena di vita rurale, ispirandosi alle colline, alle campagne, ai borghi toscani e agli scorci dell’Arno.

    Negli anni Novanta del XIX secolo e nei primi del Novecento si avvicinò, insieme al cerchio di artisti che frequentava (tra i quali Plinio Nomellini), alle ricerche divisioniste, reinterpretandole secondo una sensibilità personale: nella sua tavolozza comparvero giochi di luce e colore, pennellate più libere, un’intensità luminosa che ben si adattava ai paesaggi toscani. Partecipò con regolarità a importanti mostre italiane, nel 1905 contribuì alla decorazione della I Mostra d’Arte Toscana ospitata a Firenze e negli anni successivi aderì al gruppo Giovane Etruria, impegnato nella rivitalizzazione della tradizione naturalistica toscana.

    Nel 1912, sentendosi sempre più attratto dalla grafica, fondò con un collega la Libera Scuola di Acquaforte a Firenze, dedicandosi con passione all’incisione, all’acquaforte e alla litografia. Il suo versante di incisore divenne complementare alla pittura, offrendo nuove possibilità espressive e un diverso rapporto con la luce e il tratto.

    Con il passare degli anni il suo stile si fece più meditativo e contenuto. Le sue opere mature restituiscono armonie delicate, atmosfere tranquille, paesaggi rurali, scorci di campagna, scene di vita quotidiana con figure semplici e quotidiane, prive di retorica, dove la natura e l’uomo convivono in equilibro. Tommasi riuscì a coniugare la lezione della macchia, l’esperienza divisionista e una sensibilità intima, dando vita a un linguaggio personale che riflette un attaccamento profondo alla terra toscana e al paesaggio come humus dell’animo.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze il 7 febbraio 1941.

    STIMA min € 1200 - max € 1400

    Lotto 17  

    Casa padronale

    Ludovico Tommasi Ludovico Tommasi
    Livorno 1866 - Firenze 1941
    Olio su cartone cm 30,5x23 firmato in basso a dx Tommasi

    Ludovico Tommasi nacque a Livorno il 16 luglio 1866 da Luigi e Isolina Vivoli. In famiglia la musica aveva un ruolo importante: egli studiò violino al Conservatorio di Firenze, mostrando fin da giovane una sensibilità per le arti.
    Clicca per espandere

    Sebbene non avesse una formazione pittorica accademica tradizionale, la presenza frequente del maestro Silvestro Lega nella villa di famiglia a Bellariva attirò Ludovico verso la pittura. Seguendo l’esempio del fratello Angiolo e grazie agli insegnamenti informali, iniziò a dipingere copiando dal vero, lavorando all’aperto, coltivando un rapporto diretto con la natura.

    Il suo debutto in pubblico come pittore risale al 1884, quando espose un “studio dal vero” alla Promotrice fiorentina. Nei primi anni varcò la soglia di diverse esposizioni, incluso un esordio nel 1886 all’Esposizione di Belle Arti di Livorno. Dopo un periodo passato a Milano per il servizio militare, durante il quale affinò la sua mano attraverso il disegno, tornò in Toscana e riprese a dedicarsi prevalentemente alla pittura di paesaggio e alla scena di vita rurale, ispirandosi alle colline, alle campagne, ai borghi toscani e agli scorci dell’Arno.

    Negli anni Novanta del XIX secolo e nei primi del Novecento si avvicinò, insieme al cerchio di artisti che frequentava (tra i quali Plinio Nomellini), alle ricerche divisioniste, reinterpretandole secondo una sensibilità personale: nella sua tavolozza comparvero giochi di luce e colore, pennellate più libere, un’intensità luminosa che ben si adattava ai paesaggi toscani. Partecipò con regolarità a importanti mostre italiane, nel 1905 contribuì alla decorazione della I Mostra d’Arte Toscana ospitata a Firenze e negli anni successivi aderì al gruppo Giovane Etruria, impegnato nella rivitalizzazione della tradizione naturalistica toscana.

    Nel 1912, sentendosi sempre più attratto dalla grafica, fondò con un collega la Libera Scuola di Acquaforte a Firenze, dedicandosi con passione all’incisione, all’acquaforte e alla litografia. Il suo versante di incisore divenne complementare alla pittura, offrendo nuove possibilità espressive e un diverso rapporto con la luce e il tratto.

    Con il passare degli anni il suo stile si fece più meditativo e contenuto. Le sue opere mature restituiscono armonie delicate, atmosfere tranquille, paesaggi rurali, scorci di campagna, scene di vita quotidiana con figure semplici e quotidiane, prive di retorica, dove la natura e l’uomo convivono in equilibro. Tommasi riuscì a coniugare la lezione della macchia, l’esperienza divisionista e una sensibilità intima, dando vita a un linguaggio personale che riflette un attaccamento profondo alla terra toscana e al paesaggio come humus dell’animo.

    Ludovico Tommasi morì a Firenze il 7 febbraio 1941.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 18  

    Colline Toscane

    Giovanni Lomi
    Livorno 1889 - 1969
    Olio su tavola cm 27,5x36 firmato in basso a dx G.Lomi

    Giovanni Lomi nacque a Livorno nel 1889 e morì nella stessa città nel 1969. Rimasto orfano in giovane età, fu affidato a una famiglia contadina, dove sviluppò una precoce passione per il disegno e la pittura.
    Clicca per espandere

    Iniziò la sua carriera artistica intorno al 1918 e tenne la sua prima mostra personale a Firenze nel 1922. Nel corso della sua carriera, Lomi partecipò a numerose esposizioni, tra cui diverse edizioni della Biennale di Venezia e delle Quadriennali romane. Fu membro attivo del Gruppo Labronico, un'associazione di artisti livornesi, e le sue opere furono influenzate dalla corrente dei Macchiaioli, mostrando affinità con artisti come Telemaco Signorini e Giovanni Fattori. Parallelamente alla pittura, Lomi coltivò una carriera come baritono, esibendosi in ambito operistico. Tra le sue opere più note si annoverano paesaggi toscani e scene di vita quotidiana, caratterizzati da una tavolozza cromatica delicata e una tecnica pittorica che riflette l'influenza macchiaiola. Le sue opere sono state vendute in numerose aste, consolidando la sua reputazione nel panorama artistico italiano

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 18  

    Colline Toscane

    Giovanni Lomi Giovanni Lomi
    Livorno 1889 - 1969
    Olio su tavola cm 27,5x36 firmato in basso a dx G.Lomi

    Giovanni Lomi nacque a Livorno nel 1889 e morì nella stessa città nel 1969. Rimasto orfano in giovane età, fu affidato a una famiglia contadina, dove sviluppò una precoce passione per il disegno e la pittura.
    Clicca per espandere

    Iniziò la sua carriera artistica intorno al 1918 e tenne la sua prima mostra personale a Firenze nel 1922. Nel corso della sua carriera, Lomi partecipò a numerose esposizioni, tra cui diverse edizioni della Biennale di Venezia e delle Quadriennali romane. Fu membro attivo del Gruppo Labronico, un'associazione di artisti livornesi, e le sue opere furono influenzate dalla corrente dei Macchiaioli, mostrando affinità con artisti come Telemaco Signorini e Giovanni Fattori. Parallelamente alla pittura, Lomi coltivò una carriera come baritono, esibendosi in ambito operistico. Tra le sue opere più note si annoverano paesaggi toscani e scene di vita quotidiana, caratterizzati da una tavolozza cromatica delicata e una tecnica pittorica che riflette l'influenza macchiaiola. Le sue opere sono state vendute in numerose aste, consolidando la sua reputazione nel panorama artistico italiano



    2 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 19  

    Cantiere 1920

    Domenico De Bernardi
    Besozzo (VA) 1892 - 1963
    Olio su tavola cm 24x29 siglato in basso a sx A.D.B 1920

    Domenico De Bernardi nacque a Besozzo (in provincia di Varese) il 21 febbraio 1892. Inizialmente si iscrisse alla facoltà di ingegneria presso l’Università di Pavia, su richiesta del padre, ma dopo qualche tempo abbandonò gli studi per seguire la sua vera inclinazione: la pittura.
    Clicca per espandere

    Pur senza una formazione accademica formale, De Bernardi ricevette consigli e stimoli da artisti come Lodovico Cavaleri che, insieme ad altri, lo incoraggiarono a percorrere la strada dell’arte.

    Dopo questo passaggio decisivo, De Bernardi iniziò a dedicarsi con passione alla pittura, prediligendo il paesaggio e il “genere paese”: per lui le campagne, i borghi, i paesaggi lacustri e rurali del Varesotto e dintorni divennero soggetti ricorrenti. Nonostante la sua base rimanesse Besozzo, viaggiò spesso, anche lungo la riviera ligure, in cerca di stimoli e spunti nuovi.

    Tra le sue prime affermazioni importanti c’è la partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia, con il dipinto intitolato «Nebbie». Da allora la sua carriera prese una piega espositiva regolare: prese parte a numerose edizioni delle Biennali di Venezia, alla Quadriennale di Roma e a molte rassegne nazionali. Nel corso degli anni Trenta, con alcuni lavori, affinò la sua tavolozza, rendendola più luminosa e ricca di vibrazioni, segno evidente dell’influenza del viaggio che fece in Libia: quello fu un momento di svolta per il suo linguaggio cromatico.

    De Bernardi non si limitò al paesaggio: si confrontò anche con nature morte, scene di paese e scorci urbani. Tra le sue opere più conosciute c’è «Mattino», un paesaggio sereno che rappresenta un borgo immerso in una luce chiara e nitida, esempio della sua capacità di cogliere l’atmosfera del luogo con delicatezza.

    Dopo la Seconda guerra mondiale si ritirò a vita privata a Besozzo, continuando a dipingere ma limitando le sue partecipazioni pubbliche. Pur vivendo in tempi di profondi cambiamenti nell’arte, mantenne una coerenza stilistica e non si lasciò attrarre da mode di avanguardia, concentrandosi piuttosto sulla sincerità della propria visione.

    Morì a Besozzo il 13 luglio 1963.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 19  

    Cantiere 1920

    Domenico De Bernardi Domenico De Bernardi
    Besozzo (VA) 1892 - 1963
    Olio su tavola cm 24x29 siglato in basso a sx A.D.B 1920

    Domenico De Bernardi nacque a Besozzo (in provincia di Varese) il 21 febbraio 1892. Inizialmente si iscrisse alla facoltà di ingegneria presso l’Università di Pavia, su richiesta del padre, ma dopo qualche tempo abbandonò gli studi per seguire la sua vera inclinazione: la pittura.
    Clicca per espandere

    Pur senza una formazione accademica formale, De Bernardi ricevette consigli e stimoli da artisti come Lodovico Cavaleri che, insieme ad altri, lo incoraggiarono a percorrere la strada dell’arte.

    Dopo questo passaggio decisivo, De Bernardi iniziò a dedicarsi con passione alla pittura, prediligendo il paesaggio e il “genere paese”: per lui le campagne, i borghi, i paesaggi lacustri e rurali del Varesotto e dintorni divennero soggetti ricorrenti. Nonostante la sua base rimanesse Besozzo, viaggiò spesso, anche lungo la riviera ligure, in cerca di stimoli e spunti nuovi.

    Tra le sue prime affermazioni importanti c’è la partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia, con il dipinto intitolato «Nebbie». Da allora la sua carriera prese una piega espositiva regolare: prese parte a numerose edizioni delle Biennali di Venezia, alla Quadriennale di Roma e a molte rassegne nazionali. Nel corso degli anni Trenta, con alcuni lavori, affinò la sua tavolozza, rendendola più luminosa e ricca di vibrazioni, segno evidente dell’influenza del viaggio che fece in Libia: quello fu un momento di svolta per il suo linguaggio cromatico.

    De Bernardi non si limitò al paesaggio: si confrontò anche con nature morte, scene di paese e scorci urbani. Tra le sue opere più conosciute c’è «Mattino», un paesaggio sereno che rappresenta un borgo immerso in una luce chiara e nitida, esempio della sua capacità di cogliere l’atmosfera del luogo con delicatezza.

    Dopo la Seconda guerra mondiale si ritirò a vita privata a Besozzo, continuando a dipingere ma limitando le sue partecipazioni pubbliche. Pur vivendo in tempi di profondi cambiamenti nell’arte, mantenne una coerenza stilistica e non si lasciò attrarre da mode di avanguardia, concentrandosi piuttosto sulla sincerità della propria visione.

    Morì a Besozzo il 13 luglio 1963.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 20  

    Varese

    Oreste Albertini
    Torre del Mangano (PV) 1887 - Besano (VA) 1953
    Olio su tela cm 40x49,5 firmato in basso a dx O.Albertini

    Oreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese.
    Clicca per espandere

    La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a BesanoOreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a Besano.

    STIMA min € 1200 - max € 1400

    Lotto 20  

    Varese

    Oreste Albertini Oreste Albertini
    Torre del Mangano (PV) 1887 - Besano (VA) 1953
    Olio su tela cm 40x49,5 firmato in basso a dx O.Albertini

    Oreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese.
    Clicca per espandere

    La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a BesanoOreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a Besano.



    6 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 21  

    Vista da Viconago

    Lucio Lecchi
    Viconago 1913 - Ivi 1985
    Olio su masonite cm 60x50 firmato in basso a dx L.Lecchi

    Lucio Lecchi fu un pittore italiano nato a Viconago, in provincia di Varese, nel 1913 e scomparso nel 1985, noto soprattutto per le sue vedute urbane, paesaggistiche e scene di vita quotidiana. Fin dai primi anni della sua attività, Lecchi si dedicò alla pittura figurativa con grande attenzione al reale, prediligendo soggetti che gli permettessero di studiare la luce, i dettagli architettonici e le atmosfere dei luoghi.
    Clicca per espandere

    Le sue opere spaziano dai tetti di Milano ai paesaggi lacustri del Lago di Lugano, fino a scorci di città europee come Basilea, rivelando una capacità di osservazione acuta e un equilibrio tra precisione descrittiva e resa atmosferica.

    Pur non essendo un artista di grande notorietà nazionale, Lecchi partecipò con regolarità a mostre e le sue opere sono oggi apprezzate sul mercato dell’arte, dove emergono per la qualità del disegno, la misura della tavolozza e la sensibilità nel rappresentare la vita quotidiana. La sua pittura si caratterizza per la capacità di coniugare rigore tecnico e poesia visiva, trasformando soggetti apparentemente ordinari in composizioni armoniose e suggestive.

    Lucio Lecchi trascorse tutta la sua vita dedicandosi alla pittura e studiando i paesaggi e le città che amava ritrarre, fino alla sua morte, avvenuta nel 1985.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 21  

    Vista da Viconago

    Lucio Lecchi Lucio Lecchi
    Viconago 1913 - Ivi 1985
    Olio su masonite cm 60x50 firmato in basso a dx L.Lecchi

    Lucio Lecchi fu un pittore italiano nato a Viconago, in provincia di Varese, nel 1913 e scomparso nel 1985, noto soprattutto per le sue vedute urbane, paesaggistiche e scene di vita quotidiana. Fin dai primi anni della sua attività, Lecchi si dedicò alla pittura figurativa con grande attenzione al reale, prediligendo soggetti che gli permettessero di studiare la luce, i dettagli architettonici e le atmosfere dei luoghi.
    Clicca per espandere

    Le sue opere spaziano dai tetti di Milano ai paesaggi lacustri del Lago di Lugano, fino a scorci di città europee come Basilea, rivelando una capacità di osservazione acuta e un equilibrio tra precisione descrittiva e resa atmosferica.

    Pur non essendo un artista di grande notorietà nazionale, Lecchi partecipò con regolarità a mostre e le sue opere sono oggi apprezzate sul mercato dell’arte, dove emergono per la qualità del disegno, la misura della tavolozza e la sensibilità nel rappresentare la vita quotidiana. La sua pittura si caratterizza per la capacità di coniugare rigore tecnico e poesia visiva, trasformando soggetti apparentemente ordinari in composizioni armoniose e suggestive.

    Lucio Lecchi trascorse tutta la sua vita dedicandosi alla pittura e studiando i paesaggi e le città che amava ritrarre, fino alla sua morte, avvenuta nel 1985.



    3 offerte pre-asta Dettaglio
  • Giovanni Scolari
    Seniga 1882 - Milano 1956
    Olio su tavola cm 35x50 firmato in basso a sx G.Scolari

    Giovanni Scolari fu un artista e illustratore italiano nato il 26 novembre 1882 a Seniga, in provincia di Brescia, e morto a Milano il 25 marzo 1956. La sua carriera artistica ebbe inizio nel campo dell’illustrazione grafica: nei primi anni lavorò per libri per ragazzi e realizzò disegni pubblicitari, manifestando fin da subito una spiccata abilità nel tratto e nella narrazione visiva.
    Clicca per espandere



    Negli anni Trenta Scolari fece il suo ingresso nel mondo dei fumetti, collaborando con case editrici come Cartoccino di Monza e, soprattutto, con Arnoldo Mondadori Editore. Per Mondadori iniziò a disegnare la saga di fantascienza Saturno contro la Terra, pubblicata tra il 1936 e il 1946 su riviste e supplementi per ragazzi quali I tre porcellini, Topolino e Paperino. Questa serie, con soggetti ideati da Federico Pedrocchi e sviluppati con sceneggiature e contributi di Cesare Zavattini, lo rese celebre nel panorama italiano dei fumetti e influenzò poi generazioni successive di autori del genere.

    Oltre a Saturno contro la Terra, Scolari realizzò numerose altre storie a fumetti negli anni prebellici e durante la guerra, con titoli come La galea dalle vele d’argento, L’aquila fulva, Nelle viscere della Terra e La nube di gelo, tutti caratterizzati da un linguaggio grafico narrativo e avventuroso. Dopo la Seconda guerra mondiale tornò brevemente al fumetto con lavori quali Un uomo contro il mondo, sceneggiato da Mario Gentilini su soggetto di Zavattini, e proseguì la saga di Saturno contro la Terra con gli episodi conclusivi.

    Scolari firmò anche alcune vignette con lo pseudonimo “G. Da Brescia” per pubblicazioni della casa editrice Alpe, dimostrando versatilità tra illustrazione e fumetto. Pur non essendo noto primariamente come pittore nel senso tradizionale della parola, la sua attività grafica pone Giovanni Scolari tra gli artisti italiani che seppero fondere abilità narrativa e capacità visiva, contribuendo allo sviluppo delle prime avventure a fumetti in Italia e lasciando nella memoria di appassionati e collezionisti un segno riconoscibile nel periodo pionieristico del medium.

    STIMA min € 700 - max € 800

    Giovanni Scolari Giovanni Scolari
    Seniga 1882 - Milano 1956
    Olio su tavola cm 35x50 firmato in basso a sx G.Scolari

    Giovanni Scolari fu un artista e illustratore italiano nato il 26 novembre 1882 a Seniga, in provincia di Brescia, e morto a Milano il 25 marzo 1956. La sua carriera artistica ebbe inizio nel campo dell’illustrazione grafica: nei primi anni lavorò per libri per ragazzi e realizzò disegni pubblicitari, manifestando fin da subito una spiccata abilità nel tratto e nella narrazione visiva.
    Clicca per espandere



    Negli anni Trenta Scolari fece il suo ingresso nel mondo dei fumetti, collaborando con case editrici come Cartoccino di Monza e, soprattutto, con Arnoldo Mondadori Editore. Per Mondadori iniziò a disegnare la saga di fantascienza Saturno contro la Terra, pubblicata tra il 1936 e il 1946 su riviste e supplementi per ragazzi quali I tre porcellini, Topolino e Paperino. Questa serie, con soggetti ideati da Federico Pedrocchi e sviluppati con sceneggiature e contributi di Cesare Zavattini, lo rese celebre nel panorama italiano dei fumetti e influenzò poi generazioni successive di autori del genere.

    Oltre a Saturno contro la Terra, Scolari realizzò numerose altre storie a fumetti negli anni prebellici e durante la guerra, con titoli come La galea dalle vele d’argento, L’aquila fulva, Nelle viscere della Terra e La nube di gelo, tutti caratterizzati da un linguaggio grafico narrativo e avventuroso. Dopo la Seconda guerra mondiale tornò brevemente al fumetto con lavori quali Un uomo contro il mondo, sceneggiato da Mario Gentilini su soggetto di Zavattini, e proseguì la saga di Saturno contro la Terra con gli episodi conclusivi.

    Scolari firmò anche alcune vignette con lo pseudonimo “G. Da Brescia” per pubblicazioni della casa editrice Alpe, dimostrando versatilità tra illustrazione e fumetto. Pur non essendo noto primariamente come pittore nel senso tradizionale della parola, la sua attività grafica pone Giovanni Scolari tra gli artisti italiani che seppero fondere abilità narrativa e capacità visiva, contribuendo allo sviluppo delle prime avventure a fumetti in Italia e lasciando nella memoria di appassionati e collezionisti un segno riconoscibile nel periodo pionieristico del medium.



    4 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 23  

    Sul molo ( difetti )

    Aleksandr Gerasimov
    Kozlov 1881 - Mosca 1963
    Olio su cartone cm 22x33,5 firmato in basso a dx Aleksandr Gerasimov

    Aleksandr Mikhailovich Gerasimov nacque il 12 agosto 1881 a Kozlov, oggi Michurinsk, in Russia, e morì il 23 luglio 1963 a Mosca. Fin da giovane mostrò un talento naturale per la pittura, che lo portò a iscriversi alla prestigiosa Moscow School of Painting, Sculpture and Architecture, dove studiò sotto maestri come Abram Arkhipov, Konstantin Korovin e Valentin Serov, sviluppando una solida formazione tecnica e una profonda sensibilità per la figura e il paesaggio.
    Clicca per espandere



    Nei primi anni della sua carriera si dedicò a scenografie teatrali, paesaggi e nature morte, avvicinandosi inizialmente al realismo naturalistico e ricevendo influenze impressioniste. Con l’ascesa del nuovo regime sovietico, negli anni Venti e Trenta, Gerasimov abbracciò il linguaggio del realismo socialista, diventando uno dei principali interpreti ufficiali del movimento. Realizzò numerosi ritratti di Lenin, Stalin e altri leader sovietici, opere cariche di valore ideologico che ne consolidarono la fama e lo posero al centro della vita artistica dell’Unione Sovietica.

    Pur impegnato nella pittura ufficiale, Gerasimov continuò a lavorare anche su paesaggi, nature morte e scene di vita rurale, mantenendo una sensibilità personale nella resa della luce e della materia. La sua tecnica combinava rigore accademico e capacità narrativa, rendendo le sue opere riconoscibili e coerenti con la tradizione figurativa russa.

    Negli anni Trenta e Quaranta ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso Stalin Prize, e nel 1947 fu nominato primo Presidente dell’Accademia delle Arti dell’URSS, incarico che mantenne fino al 1957, guidando la direzione ufficiale delle arti visive nel periodo postbellico. Gerasimov morì a Mosca nel 1963Aleksandr Mikhailovich Gerasimov nacque il 12 agosto 1881 a Kozlov, oggi Michurinsk, in Russia, e morì il 23 luglio 1963 a Mosca. Fin da giovane mostrò un talento naturale per la pittura, che lo portò a iscriversi alla prestigiosa Moscow School of Painting, Sculpture and Architecture, dove studiò sotto maestri come Abram Arkhipov, Konstantin Korovin e Valentin Serov, sviluppando una solida formazione tecnica e una profonda sensibilità per la figura e il paesaggio.

    Nei primi anni della sua carriera si dedicò a scenografie teatrali, paesaggi e nature morte, avvicinandosi inizialmente al realismo naturalistico e ricevendo influenze impressioniste. Con l’ascesa del nuovo regime sovietico, negli anni Venti e Trenta, Gerasimov abbracciò il linguaggio del realismo socialista, diventando uno dei principali interpreti ufficiali del movimento. Realizzò numerosi ritratti di Lenin, Stalin e altri leader sovietici, opere cariche di valore ideologico che ne consolidarono la fama e lo posero al centro della vita artistica dell’Unione Sovietica.

    Pur impegnato nella pittura ufficiale, Gerasimov continuò a lavorare anche su paesaggi, nature morte e scene di vita rurale, mantenendo una sensibilità personale nella resa della luce e della materia. La sua tecnica combinava rigore accademico e capacità narrativa, rendendo le sue opere riconoscibili e coerenti con la tradizione figurativa russa.

    Negli anni Trenta e Quaranta ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso Stalin Prize, e nel 1947 fu nominato primo Presidente dell’Accademia delle Arti dell’URSS, incarico che mantenne fino al 1957, guidando la direzione ufficiale delle arti visive nel periodo postbellico. Gerasimov morì a Mosca nel 1963.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 23  

    Sul molo ( difetti )

    Aleksandr Gerasimov Aleksandr Gerasimov
    Kozlov 1881 - Mosca 1963
    Olio su cartone cm 22x33,5 firmato in basso a dx Aleksandr Gerasimov

    Aleksandr Mikhailovich Gerasimov nacque il 12 agosto 1881 a Kozlov, oggi Michurinsk, in Russia, e morì il 23 luglio 1963 a Mosca. Fin da giovane mostrò un talento naturale per la pittura, che lo portò a iscriversi alla prestigiosa Moscow School of Painting, Sculpture and Architecture, dove studiò sotto maestri come Abram Arkhipov, Konstantin Korovin e Valentin Serov, sviluppando una solida formazione tecnica e una profonda sensibilità per la figura e il paesaggio.
    Clicca per espandere



    Nei primi anni della sua carriera si dedicò a scenografie teatrali, paesaggi e nature morte, avvicinandosi inizialmente al realismo naturalistico e ricevendo influenze impressioniste. Con l’ascesa del nuovo regime sovietico, negli anni Venti e Trenta, Gerasimov abbracciò il linguaggio del realismo socialista, diventando uno dei principali interpreti ufficiali del movimento. Realizzò numerosi ritratti di Lenin, Stalin e altri leader sovietici, opere cariche di valore ideologico che ne consolidarono la fama e lo posero al centro della vita artistica dell’Unione Sovietica.

    Pur impegnato nella pittura ufficiale, Gerasimov continuò a lavorare anche su paesaggi, nature morte e scene di vita rurale, mantenendo una sensibilità personale nella resa della luce e della materia. La sua tecnica combinava rigore accademico e capacità narrativa, rendendo le sue opere riconoscibili e coerenti con la tradizione figurativa russa.

    Negli anni Trenta e Quaranta ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso Stalin Prize, e nel 1947 fu nominato primo Presidente dell’Accademia delle Arti dell’URSS, incarico che mantenne fino al 1957, guidando la direzione ufficiale delle arti visive nel periodo postbellico. Gerasimov morì a Mosca nel 1963Aleksandr Mikhailovich Gerasimov nacque il 12 agosto 1881 a Kozlov, oggi Michurinsk, in Russia, e morì il 23 luglio 1963 a Mosca. Fin da giovane mostrò un talento naturale per la pittura, che lo portò a iscriversi alla prestigiosa Moscow School of Painting, Sculpture and Architecture, dove studiò sotto maestri come Abram Arkhipov, Konstantin Korovin e Valentin Serov, sviluppando una solida formazione tecnica e una profonda sensibilità per la figura e il paesaggio.

    Nei primi anni della sua carriera si dedicò a scenografie teatrali, paesaggi e nature morte, avvicinandosi inizialmente al realismo naturalistico e ricevendo influenze impressioniste. Con l’ascesa del nuovo regime sovietico, negli anni Venti e Trenta, Gerasimov abbracciò il linguaggio del realismo socialista, diventando uno dei principali interpreti ufficiali del movimento. Realizzò numerosi ritratti di Lenin, Stalin e altri leader sovietici, opere cariche di valore ideologico che ne consolidarono la fama e lo posero al centro della vita artistica dell’Unione Sovietica.

    Pur impegnato nella pittura ufficiale, Gerasimov continuò a lavorare anche su paesaggi, nature morte e scene di vita rurale, mantenendo una sensibilità personale nella resa della luce e della materia. La sua tecnica combinava rigore accademico e capacità narrativa, rendendo le sue opere riconoscibili e coerenti con la tradizione figurativa russa.

    Negli anni Trenta e Quaranta ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso Stalin Prize, e nel 1947 fu nominato primo Presidente dell’Accademia delle Arti dell’URSS, incarico che mantenne fino al 1957, guidando la direzione ufficiale delle arti visive nel periodo postbellico. Gerasimov morì a Mosca nel 1963.



    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 24  

    Vecchie case sul fiume

    Guido Somelli
    Firenze 1881 - Firenze 1940
    Olio su tavola cm 42,5x58 firmato in basso a dx G.Somelli

    Guido Somelli nacque a Firenze nel 1881 e qui morì nel 1940, dedicando la sua vita alla pittura figurativa con particolare attenzione ai paesaggi, alle vedute urbane e alle scene di vita quotidiana. Fin da giovane dimostrò talento e passione per l’arte, iniziando a dipingere nella sua città natale e partecipando presto a mostre e rassegne che gli permisero di farsi conoscere, sia in Italia sia, occasionalmente, all’estero.
    Clicca per espandere



    La sua produzione spaziò tra paesaggi della campagna toscana, scorci di Firenze e del suo territorio, nature morte e scene di vita quotidiana, sempre caratterizzate da un’attenzione alla luce, all’atmosfera e ai dettagli. Nel 1913 Somelli partecipò alla Prima Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione a Roma, presentando una figura femminile nuda che rivelava la sua apertura verso i linguaggi artistici più ampi e il confronto con i fermenti culturali italiani ed europei.

    Negli anni Venti e Trenta espose in varie manifestazioni artistiche in Toscana, presentando opere che spaziavano dai paesaggi di campagna a scene di vita rurale, con uno stile che univa precisione descrittiva e sensibilità poetica. Le sue opere mostrano una tavolozza misurata, un tratto sicuro e la capacità di cogliere l’essenza dei luoghi, dalle sponde dell’Arno ai borghi e alle colline toscane, sempre con grande rispetto per l’atmosfera naturale e urbana.

    Somelli rimase coerente nella sua ricerca di una pittura figurativa radicata nella realtà osservata, convinto che la verità visiva fosse anche espressione di bellezza e poesia.

    STIMA min € 600 - max € 800

    Lotto 24  

    Vecchie case sul fiume

    Guido Somelli Guido Somelli
    Firenze 1881 - Firenze 1940
    Olio su tavola cm 42,5x58 firmato in basso a dx G.Somelli

    Guido Somelli nacque a Firenze nel 1881 e qui morì nel 1940, dedicando la sua vita alla pittura figurativa con particolare attenzione ai paesaggi, alle vedute urbane e alle scene di vita quotidiana. Fin da giovane dimostrò talento e passione per l’arte, iniziando a dipingere nella sua città natale e partecipando presto a mostre e rassegne che gli permisero di farsi conoscere, sia in Italia sia, occasionalmente, all’estero.
    Clicca per espandere



    La sua produzione spaziò tra paesaggi della campagna toscana, scorci di Firenze e del suo territorio, nature morte e scene di vita quotidiana, sempre caratterizzate da un’attenzione alla luce, all’atmosfera e ai dettagli. Nel 1913 Somelli partecipò alla Prima Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione a Roma, presentando una figura femminile nuda che rivelava la sua apertura verso i linguaggi artistici più ampi e il confronto con i fermenti culturali italiani ed europei.

    Negli anni Venti e Trenta espose in varie manifestazioni artistiche in Toscana, presentando opere che spaziavano dai paesaggi di campagna a scene di vita rurale, con uno stile che univa precisione descrittiva e sensibilità poetica. Le sue opere mostrano una tavolozza misurata, un tratto sicuro e la capacità di cogliere l’essenza dei luoghi, dalle sponde dell’Arno ai borghi e alle colline toscane, sempre con grande rispetto per l’atmosfera naturale e urbana.

    Somelli rimase coerente nella sua ricerca di una pittura figurativa radicata nella realtà osservata, convinto che la verità visiva fosse anche espressione di bellezza e poesia.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 25  

    Rustici a Poffabro

    Arnaldo Nussi
    Cividale del Friuli (UD) 1902 - 1977
    Olio su tavola cm 35x49,5 firmato in basso a dx A.Nussi

    Arnaldo Nussi nacque a Cividale del Friuli nel 1902, ma la sua formazione e il suo percorso artistico si svilupparono principalmente a Milano, dove si trasferì all'età di dodici anni. Crescendo in un ambiente cittadino, la sua passione per la pittura prese piede durante gli anni milanesi, anche se il suo legame con il Friuli, la sua terra d'origine, rimase forte.
    Clicca per espandere

    Dopo aver vissuto per molti anni a Milano, si trasferì a Maniago e poi definitivamente a Cividale, dove la sua arte trovò nuove ispirazioni.
    Nussi si avvicinò al movimento divisionista, una corrente che poneva l'accento sull'uso di colori puri e sulla pennellata separata. Tuttavia, la sua arte non si limitò a riprodurre pedissequamente le influenze del movimento; egli sviluppò una sua personale interpretazione del paesaggio, in particolare di quello friulano, che si rivelava nelle sue opere come un paesaggio filtrato attraverso la sua sensibilità e intelligenza. Le sue tele raccontano una natura che Nussi sapeva osservare con una profondità straordinaria, riuscendo a restituirne l'intensità emotiva e visiva.
    Nel corso della sua carriera, partecipò a numerose mostre personali sia in Italia che all'estero, in città come Milano, Udine e in Svizzera, dove le sue opere furono molto apprezzate. Nussi si distinse per la capacità di unire tradizione e innovazione, fondendo la rappresentazione della natura con un linguaggio pittorico personale, che lo rese una figura importante nel panorama artistico del suo tempo. Arnaldo Nussi morì nel 1977 a Cividale del Friuli, lasciando un’eredità che continua a suscitare ammirazione per la sua unicità e il suo raffinato approccio alla pittura.

    STIMA min € 500 - max € 700

    Lotto 25  

    Rustici a Poffabro

    Arnaldo Nussi Arnaldo Nussi
    Cividale del Friuli (UD) 1902 - 1977
    Olio su tavola cm 35x49,5 firmato in basso a dx A.Nussi

    Arnaldo Nussi nacque a Cividale del Friuli nel 1902, ma la sua formazione e il suo percorso artistico si svilupparono principalmente a Milano, dove si trasferì all'età di dodici anni. Crescendo in un ambiente cittadino, la sua passione per la pittura prese piede durante gli anni milanesi, anche se il suo legame con il Friuli, la sua terra d'origine, rimase forte.
    Clicca per espandere

    Dopo aver vissuto per molti anni a Milano, si trasferì a Maniago e poi definitivamente a Cividale, dove la sua arte trovò nuove ispirazioni.
    Nussi si avvicinò al movimento divisionista, una corrente che poneva l'accento sull'uso di colori puri e sulla pennellata separata. Tuttavia, la sua arte non si limitò a riprodurre pedissequamente le influenze del movimento; egli sviluppò una sua personale interpretazione del paesaggio, in particolare di quello friulano, che si rivelava nelle sue opere come un paesaggio filtrato attraverso la sua sensibilità e intelligenza. Le sue tele raccontano una natura che Nussi sapeva osservare con una profondità straordinaria, riuscendo a restituirne l'intensità emotiva e visiva.
    Nel corso della sua carriera, partecipò a numerose mostre personali sia in Italia che all'estero, in città come Milano, Udine e in Svizzera, dove le sue opere furono molto apprezzate. Nussi si distinse per la capacità di unire tradizione e innovazione, fondendo la rappresentazione della natura con un linguaggio pittorico personale, che lo rese una figura importante nel panorama artistico del suo tempo. Arnaldo Nussi morì nel 1977 a Cividale del Friuli, lasciando un’eredità che continua a suscitare ammirazione per la sua unicità e il suo raffinato approccio alla pittura.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Giuseppe Guindani
    Mantova 1886 - Mantova 1946
    Olio su cartone cm 47x34 firmato in basso a sx G.Guindani

    Giuseppe Guindani nacque a Mantova il 29 marzo 1886 e trascorse gran parte della sua vita nella città natale, dedicandosi con passione alla pittura. Dopo aver iniziato gli studi tecnici voluti dal padre, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove ebbe come maestri Cesare Tallone, Giuseppe Mentessi ed Enrico Buti, stringendo legami con artisti come Carrà, Funi e Nebbia.
    Clicca per espandere

    Successivamente approfondì la sua formazione alla Scuola libera di nudo dell’Istituto di Belle Arti di Venezia, confrontandosi con le nuove tendenze artistiche legate alla Secessione e al linguaggio europeo contemporaneo.

    Tornato a Mantova nel 1911, Guindani cercò di distaccarsi dalla tradizione naturalista lombarda, sviluppando un linguaggio personale che univa attenzione al colore e alla luce con una forte tensione verso la realtà emotiva dei soggetti. Partecipò attivamente alla vita espositiva italiana tra le due guerre, presentando opere in manifestazioni come la Mostra Artistica Mantovana dedicata ai mutilati e orfani di guerra, la Permanente di Milano e la Biennale di Venezia, dove il suo stile già distintivo emergeva per la sintesi tra linea, colore e immagine.

    La sua produzione spaziò tra ritratti intensi, nature morte, scene di vita quotidiana e paesaggi della campagna e del lago di Garda, opere in cui la luce e la composizione dialogavano armoniosamente con i soggetti. Tra i dipinti più noti si ricordano Mantova dalla finestra dello studio, Il cieco all’osteria e Le amiche, che testimoniano la sua capacità di unire realismo e sensibilità poetica. Negli anni Trenta e Quaranta continuò a esporre regolarmente e, al termine della Seconda guerra mondiale, fu nominato commissario dell’Associazione Artisti Mantovani dal Comitato di Liberazione, a testimonianza del rispetto e della stima di cui godeva tra i colleghi.

    Giuseppe Guindani morì improvvisamente a Mantova il 17 dicembre 1946Giuseppe Guindani nacque a Mantova il 29 marzo 1886 e trascorse gran parte della sua vita nella città natale, dedicandosi con passione alla pittura. Dopo aver iniziato gli studi tecnici voluti dal padre, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove ebbe come maestri Cesare Tallone, Giuseppe Mentessi ed Enrico Buti, stringendo legami con artisti come Carrà, Funi e Nebbia. Successivamente approfondì la sua formazione alla Scuola libera di nudo dell’Istituto di Belle Arti di Venezia, confrontandosi con le nuove tendenze artistiche legate alla Secessione e al linguaggio europeo contemporaneo.

    Tornato a Mantova nel 1911, Guindani cercò di distaccarsi dalla tradizione naturalista lombarda, sviluppando un linguaggio personale che univa attenzione al colore e alla luce con una forte tensione verso la realtà emotiva dei soggetti. Partecipò attivamente alla vita espositiva italiana tra le due guerre, presentando opere in manifestazioni come la Mostra Artistica Mantovana dedicata ai mutilati e orfani di guerra, la Permanente di Milano e la Biennale di Venezia, dove il suo stile già distintivo emergeva per la sintesi tra linea, colore e immagine.

    La sua produzione spaziò tra ritratti intensi, nature morte, scene di vita quotidiana e paesaggi della campagna e del lago di Garda, opere in cui la luce e la composizione dialogavano armoniosamente con i soggetti. Tra i dipinti più noti si ricordano Mantova dalla finestra dello studio, Il cieco all’osteria e Le amiche, che testimoniano la sua capacità di unire realismo e sensibilità poetica. Negli anni Trenta e Quaranta continuò a esporre regolarmente e, al termine della Seconda guerra mondiale, fu nominato commissario dell’Associazione Artisti Mantovani dal Comitato di Liberazione, a testimonianza del rispetto e della stima di cui godeva tra i colleghi.

    Giuseppe Guindani morì improvvisamente a Mantova il 17 dicembre 1946.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Giuseppe Guindani Giuseppe Guindani
    Mantova 1886 - Mantova 1946
    Olio su cartone cm 47x34 firmato in basso a sx G.Guindani

    Giuseppe Guindani nacque a Mantova il 29 marzo 1886 e trascorse gran parte della sua vita nella città natale, dedicandosi con passione alla pittura. Dopo aver iniziato gli studi tecnici voluti dal padre, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove ebbe come maestri Cesare Tallone, Giuseppe Mentessi ed Enrico Buti, stringendo legami con artisti come Carrà, Funi e Nebbia.
    Clicca per espandere

    Successivamente approfondì la sua formazione alla Scuola libera di nudo dell’Istituto di Belle Arti di Venezia, confrontandosi con le nuove tendenze artistiche legate alla Secessione e al linguaggio europeo contemporaneo.

    Tornato a Mantova nel 1911, Guindani cercò di distaccarsi dalla tradizione naturalista lombarda, sviluppando un linguaggio personale che univa attenzione al colore e alla luce con una forte tensione verso la realtà emotiva dei soggetti. Partecipò attivamente alla vita espositiva italiana tra le due guerre, presentando opere in manifestazioni come la Mostra Artistica Mantovana dedicata ai mutilati e orfani di guerra, la Permanente di Milano e la Biennale di Venezia, dove il suo stile già distintivo emergeva per la sintesi tra linea, colore e immagine.

    La sua produzione spaziò tra ritratti intensi, nature morte, scene di vita quotidiana e paesaggi della campagna e del lago di Garda, opere in cui la luce e la composizione dialogavano armoniosamente con i soggetti. Tra i dipinti più noti si ricordano Mantova dalla finestra dello studio, Il cieco all’osteria e Le amiche, che testimoniano la sua capacità di unire realismo e sensibilità poetica. Negli anni Trenta e Quaranta continuò a esporre regolarmente e, al termine della Seconda guerra mondiale, fu nominato commissario dell’Associazione Artisti Mantovani dal Comitato di Liberazione, a testimonianza del rispetto e della stima di cui godeva tra i colleghi.

    Giuseppe Guindani morì improvvisamente a Mantova il 17 dicembre 1946Giuseppe Guindani nacque a Mantova il 29 marzo 1886 e trascorse gran parte della sua vita nella città natale, dedicandosi con passione alla pittura. Dopo aver iniziato gli studi tecnici voluti dal padre, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, dove ebbe come maestri Cesare Tallone, Giuseppe Mentessi ed Enrico Buti, stringendo legami con artisti come Carrà, Funi e Nebbia. Successivamente approfondì la sua formazione alla Scuola libera di nudo dell’Istituto di Belle Arti di Venezia, confrontandosi con le nuove tendenze artistiche legate alla Secessione e al linguaggio europeo contemporaneo.

    Tornato a Mantova nel 1911, Guindani cercò di distaccarsi dalla tradizione naturalista lombarda, sviluppando un linguaggio personale che univa attenzione al colore e alla luce con una forte tensione verso la realtà emotiva dei soggetti. Partecipò attivamente alla vita espositiva italiana tra le due guerre, presentando opere in manifestazioni come la Mostra Artistica Mantovana dedicata ai mutilati e orfani di guerra, la Permanente di Milano e la Biennale di Venezia, dove il suo stile già distintivo emergeva per la sintesi tra linea, colore e immagine.

    La sua produzione spaziò tra ritratti intensi, nature morte, scene di vita quotidiana e paesaggi della campagna e del lago di Garda, opere in cui la luce e la composizione dialogavano armoniosamente con i soggetti. Tra i dipinti più noti si ricordano Mantova dalla finestra dello studio, Il cieco all’osteria e Le amiche, che testimoniano la sua capacità di unire realismo e sensibilità poetica. Negli anni Trenta e Quaranta continuò a esporre regolarmente e, al termine della Seconda guerra mondiale, fu nominato commissario dell’Associazione Artisti Mantovani dal Comitato di Liberazione, a testimonianza del rispetto e della stima di cui godeva tra i colleghi.

    Giuseppe Guindani morì improvvisamente a Mantova il 17 dicembre 1946.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 27  

    Come le foglie 1913

    Romano Valori
    Milano 1886 - Povolaro (VI) 1918
    Olio su tavola cm 24,5x35 firmato in alto a dx Valori

    Romano Valori nacque a Milano il 28 giugno 1886 e mostrò fin da giovane un talento naturale per la pittura, che lo portò a iscriversi all’Accademia di Brera, dove fu allievo del celebre ritrattista Cesare Tallone. Durante gli anni di studio sviluppò una solida formazione tecnica e un’attenzione particolare alla figura umana, avvicinandosi anche alle ricerche luministiche e tonali della tradizione divisionista e della scapigliatura lombarda.
    Clicca per espandere



    Giovanissimo, Valori si distinse nel panorama artistico italiano: nel 1907 vinse il prestigioso saggio per il Pensionato Francesco Hayez con il suo autoritratto, ottenendo il riconoscimento della sua opera da parte dell’Accademia di Brera. Partecipò regolarmente a mostre ufficiali, tra cui quelle dell’Accademia e de La Permanente di Milano, e ricevette il sostegno di collezionisti privati, tra cui l’imprenditore francese Fernand du Chène de Vère. Nel 1912 fu eletto socio onorario dell’Accademia di Brera, a testimonianza della stima di cui godeva tra colleghi e critici.

    La produzione di Valori comprendeva ritratti intensi, paesaggi e scene di vita quotidiana, opere in cui la precisione del disegno si univa a una sensibilità luministica e compositiva notevole. I suoi ritratti sono apprezzati per la capacità di cogliere la psicologia dei soggetti, mentre i paesaggi e le vedute cittadine rivelano uno sguardo attento alla realtà osservata e alle atmosfere dei luoghi. Diverse sue opere sono oggi conservate nelle collezioni della Quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano e nelle Gallerie d’Arte Moderna di Milano e Novara.

    La carriera di Romano Valori, promettente e in crescita, fu tragicamente interrotta dalla Prima guerra mondiale. Chiamato alle armi, morì il 24 ottobre 1918 all’ospedale militare di Povolaro, vicino a Vicenza, a causa delle ferite riportate al fronte.

    STIMA min € 600 - max € 800

    Lotto 27  

    Come le foglie 1913

    Romano Valori Romano Valori
    Milano 1886 - Povolaro (VI) 1918
    Olio su tavola cm 24,5x35 firmato in alto a dx Valori

    Romano Valori nacque a Milano il 28 giugno 1886 e mostrò fin da giovane un talento naturale per la pittura, che lo portò a iscriversi all’Accademia di Brera, dove fu allievo del celebre ritrattista Cesare Tallone. Durante gli anni di studio sviluppò una solida formazione tecnica e un’attenzione particolare alla figura umana, avvicinandosi anche alle ricerche luministiche e tonali della tradizione divisionista e della scapigliatura lombarda.
    Clicca per espandere



    Giovanissimo, Valori si distinse nel panorama artistico italiano: nel 1907 vinse il prestigioso saggio per il Pensionato Francesco Hayez con il suo autoritratto, ottenendo il riconoscimento della sua opera da parte dell’Accademia di Brera. Partecipò regolarmente a mostre ufficiali, tra cui quelle dell’Accademia e de La Permanente di Milano, e ricevette il sostegno di collezionisti privati, tra cui l’imprenditore francese Fernand du Chène de Vère. Nel 1912 fu eletto socio onorario dell’Accademia di Brera, a testimonianza della stima di cui godeva tra colleghi e critici.

    La produzione di Valori comprendeva ritratti intensi, paesaggi e scene di vita quotidiana, opere in cui la precisione del disegno si univa a una sensibilità luministica e compositiva notevole. I suoi ritratti sono apprezzati per la capacità di cogliere la psicologia dei soggetti, mentre i paesaggi e le vedute cittadine rivelano uno sguardo attento alla realtà osservata e alle atmosfere dei luoghi. Diverse sue opere sono oggi conservate nelle collezioni della Quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano e nelle Gallerie d’Arte Moderna di Milano e Novara.

    La carriera di Romano Valori, promettente e in crescita, fu tragicamente interrotta dalla Prima guerra mondiale. Chiamato alle armi, morì il 24 ottobre 1918 all’ospedale militare di Povolaro, vicino a Vicenza, a causa delle ferite riportate al fronte.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 28  

    Scena biblica

    Bruto Mazzolani
    Ferrara 1880 - Milano 1949
    Olio su tela cm 44x44 firmato in basso a dx Mazzolani

    Bruto Mazzolani nacque a Ferrara nel 1880 in una famiglia già legata al mondo dell’arte: il padre era pittore e restauratore, e fu lui il primo vero maestro del giovane Bruto. Cresciuto in un ambiente in cui il disegno e il colore erano parte della vita quotidiana, si formò presto un gusto per la pittura che lo portò a proseguire gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, sotto la guida di Domenico Ferri.
    Clicca per espandere

    Dopo questo periodo di formazione accademica si trasferì a Milano, città più dinamica e stimolante, dove iniziò a costruire una carriera autonoma.

    La sua produzione si orientò fin dagli esordi verso due ambiti principali: la figura e il paesaggio. Nei ritratti e nei nudi femminili emergono un’attenzione marcata ai volumi, alle variazioni della luce sulla pelle e ai giochi di chiaroscuro che modellano le forme. Le pennellate, con il tempo sempre più libere e materiche, rivelano un progressivo distacco dai rigori accademici e una vicinanza alle ricerche più moderne del suo tempo.

    Parallelamente si dedicò con costanza al paesaggio, prediligendo ambienti lacustri e vedute serene. Il Lago di Como, le sue sponde e piccoli borghi come Lierna furono tra i soggetti più amati. In queste opere Mazzolani interpretò la natura con sensibilità luminosa, cercando il riflesso dell’acqua, la quiete dei cieli, le tonalità delicate che cambiano con le stagioni. Sono dipinti che uniscono realismo e poesia, costruiti su una tavolozza morbida, fatta di passaggi cromatici sfumati.

    Espose in diverse città italiane e trovò un pubblico attento soprattutto nella borghesia milanese, che apprezzava sia i suoi interni intimi sia le vedute paesaggistiche ricche di atmosfera. Mantenne per tutta la vita una produzione costante e coerente, capace di evolvere senza perdere il legame con le sue radici figurative.

    Bruto Mazzolani morì a Milano nel 1949.

    STIMA min € 800 - max € 1000

    Lotto 28  

    Scena biblica

    Bruto Mazzolani Bruto Mazzolani
    Ferrara 1880 - Milano 1949
    Olio su tela cm 44x44 firmato in basso a dx Mazzolani

    Bruto Mazzolani nacque a Ferrara nel 1880 in una famiglia già legata al mondo dell’arte: il padre era pittore e restauratore, e fu lui il primo vero maestro del giovane Bruto. Cresciuto in un ambiente in cui il disegno e il colore erano parte della vita quotidiana, si formò presto un gusto per la pittura che lo portò a proseguire gli studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna, sotto la guida di Domenico Ferri.
    Clicca per espandere

    Dopo questo periodo di formazione accademica si trasferì a Milano, città più dinamica e stimolante, dove iniziò a costruire una carriera autonoma.

    La sua produzione si orientò fin dagli esordi verso due ambiti principali: la figura e il paesaggio. Nei ritratti e nei nudi femminili emergono un’attenzione marcata ai volumi, alle variazioni della luce sulla pelle e ai giochi di chiaroscuro che modellano le forme. Le pennellate, con il tempo sempre più libere e materiche, rivelano un progressivo distacco dai rigori accademici e una vicinanza alle ricerche più moderne del suo tempo.

    Parallelamente si dedicò con costanza al paesaggio, prediligendo ambienti lacustri e vedute serene. Il Lago di Como, le sue sponde e piccoli borghi come Lierna furono tra i soggetti più amati. In queste opere Mazzolani interpretò la natura con sensibilità luminosa, cercando il riflesso dell’acqua, la quiete dei cieli, le tonalità delicate che cambiano con le stagioni. Sono dipinti che uniscono realismo e poesia, costruiti su una tavolozza morbida, fatta di passaggi cromatici sfumati.

    Espose in diverse città italiane e trovò un pubblico attento soprattutto nella borghesia milanese, che apprezzava sia i suoi interni intimi sia le vedute paesaggistiche ricche di atmosfera. Mantenne per tutta la vita una produzione costante e coerente, capace di evolvere senza perdere il legame con le sue radici figurative.

    Bruto Mazzolani morì a Milano nel 1949.



    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 29  

    Camogli estate 1953

    Carlo Bonafedi
    Firenze 1891 -
    Olio su tavola cm 94x75 firmato in basso a dx C.Bonafedi

    Carlo Bonafedi nacque a Firenze nel 1891 e si formò artisticamente nel clima vivace della scena pittorica toscana, dove entrò in contatto con le opere di Telemaco Signorini e approfondì lo studio della figura e del paesaggio. Fin da giovane sviluppò una pittura figurativa personale, caratterizzata da una tavolozza ricca e da una pennellata attenta all’equilibrio tra colore e forma, capace di rendere con sensibilità sia i paesaggi naturali sia le scene di vita quotidiana.
    Clicca per espandere



    Nel corso della sua carriera si dedicò anche all’arte sacra, realizzando affreschi per la chiesa di San Francesco a Fiesole tra il 1909 e il 1910, raffigurando santi, angeli e motivi decorativi, in collaborazione con l’architetto Giuseppe Castellucci. La sua produzione si distingue per la capacità di coniugare osservazione realistica e composizione armonica, sia nei dipinti paesaggistici che nelle opere di figura, come testimoniano lavori quali Ingresso di levante a Terma (Apuania) e Maldicenza nera.

    Bonafedi partecipò regolarmente alle mostre ufficiali italiane del primo Novecento, inserendosi nella tradizione dei pittori figurativi che, pur confrontandosi con le tendenze artistiche contemporanee, mantennero una profonda attenzione alla realtà osservata e alla resa poetica dei soggetti. Nonostante i dettagli sulla sua vita successiva siano frammentari e l’anno della sua morte non sia noto con certezza, le sue opere continuano a testimoniare una carriera coerente e sensibileCarlo Bonafedi nacque a Firenze nel 1891 e si formò artisticamente nel clima vivace della scena pittorica toscana, dove entrò in contatto con le opere di Telemaco Signorini e approfondì lo studio della figura e del paesaggio. Fin da giovane sviluppò una pittura figurativa personale, caratterizzata da una tavolozza ricca e da una pennellata attenta all’equilibrio tra colore e forma, capace di rendere con sensibilità sia i paesaggi naturali sia le scene di vita quotidiana.

    Nel corso della sua carriera si dedicò anche all’arte sacra, realizzando affreschi per la chiesa di San Francesco a Fiesole tra il 1909 e il 1910, raffigurando santi, angeli e motivi decorativi, in collaborazione con l’architetto Giuseppe Castellucci. La sua produzione si distingue per la capacità di coniugare osservazione realistica e composizione armonica, sia nei dipinti paesaggistici che nelle opere di figura, come testimoniano lavori quali Ingresso di levante a Terma (Apuania) e Maldicenza nera.

    Bonafedi partecipò regolarmente alle mostre ufficiali italiane del primo Novecento, inserendosi nella tradizione dei pittori figurativi che, pur confrontandosi con le tendenze artistiche contemporanee, mantennero una profonda attenzione alla realtà osservata e alla resa poetica dei soggetti. Nonostante i dettagli sulla sua vita successiva siano frammentari e l’anno della sua morte non sia noto con certezza, le sue opere continuano a testimoniare una carriera coerente e sensibile.

    STIMA min € 700 - max € 800

    Lotto 29  

    Camogli estate 1953

    Carlo Bonafedi Carlo Bonafedi
    Firenze 1891 -
    Olio su tavola cm 94x75 firmato in basso a dx C.Bonafedi

    Carlo Bonafedi nacque a Firenze nel 1891 e si formò artisticamente nel clima vivace della scena pittorica toscana, dove entrò in contatto con le opere di Telemaco Signorini e approfondì lo studio della figura e del paesaggio. Fin da giovane sviluppò una pittura figurativa personale, caratterizzata da una tavolozza ricca e da una pennellata attenta all’equilibrio tra colore e forma, capace di rendere con sensibilità sia i paesaggi naturali sia le scene di vita quotidiana.
    Clicca per espandere



    Nel corso della sua carriera si dedicò anche all’arte sacra, realizzando affreschi per la chiesa di San Francesco a Fiesole tra il 1909 e il 1910, raffigurando santi, angeli e motivi decorativi, in collaborazione con l’architetto Giuseppe Castellucci. La sua produzione si distingue per la capacità di coniugare osservazione realistica e composizione armonica, sia nei dipinti paesaggistici che nelle opere di figura, come testimoniano lavori quali Ingresso di levante a Terma (Apuania) e Maldicenza nera.

    Bonafedi partecipò regolarmente alle mostre ufficiali italiane del primo Novecento, inserendosi nella tradizione dei pittori figurativi che, pur confrontandosi con le tendenze artistiche contemporanee, mantennero una profonda attenzione alla realtà osservata e alla resa poetica dei soggetti. Nonostante i dettagli sulla sua vita successiva siano frammentari e l’anno della sua morte non sia noto con certezza, le sue opere continuano a testimoniare una carriera coerente e sensibileCarlo Bonafedi nacque a Firenze nel 1891 e si formò artisticamente nel clima vivace della scena pittorica toscana, dove entrò in contatto con le opere di Telemaco Signorini e approfondì lo studio della figura e del paesaggio. Fin da giovane sviluppò una pittura figurativa personale, caratterizzata da una tavolozza ricca e da una pennellata attenta all’equilibrio tra colore e forma, capace di rendere con sensibilità sia i paesaggi naturali sia le scene di vita quotidiana.

    Nel corso della sua carriera si dedicò anche all’arte sacra, realizzando affreschi per la chiesa di San Francesco a Fiesole tra il 1909 e il 1910, raffigurando santi, angeli e motivi decorativi, in collaborazione con l’architetto Giuseppe Castellucci. La sua produzione si distingue per la capacità di coniugare osservazione realistica e composizione armonica, sia nei dipinti paesaggistici che nelle opere di figura, come testimoniano lavori quali Ingresso di levante a Terma (Apuania) e Maldicenza nera.

    Bonafedi partecipò regolarmente alle mostre ufficiali italiane del primo Novecento, inserendosi nella tradizione dei pittori figurativi che, pur confrontandosi con le tendenze artistiche contemporanee, mantennero una profonda attenzione alla realtà osservata e alla resa poetica dei soggetti. Nonostante i dettagli sulla sua vita successiva siano frammentari e l’anno della sua morte non sia noto con certezza, le sue opere continuano a testimoniare una carriera coerente e sensibile.



    6 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 30  

    Vecchio cascinale

    Giovanni Melarangelo
    Teramo 1903 - Teramo 1978
    Olio su cartone cm 36x45,5 firmato in basso a sx G.Melarangelo

    Giovanni Melarangelo nacque a Teramo nel 1903 e si affermò come uno dei protagonisti della pittura abruzzese del Novecento. Fin da giovane si avvicinò all’arte come disegnatore e caricaturista, collaborando con giornali e riviste satiriche, e già negli anni Venti partecipava a mostre locali, sviluppando una formazione solida e una sensibilità particolare per la figura umana e la vita quotidiana.
    Clicca per espandere



    Negli anni successivi Melarangelo approfondì il suo linguaggio pittorico, combinando la tradizione figurativa italiana con aperture verso sperimentazioni stilistiche e influenze del verismo umanitario e della modernità europea. La sua produzione abbracciò ritratti, scene di vita rurale, paesaggi e, con grande attenzione ai dettagli e alla psicologia dei soggetti, il mondo del circo e del teatro di strada, che seppe raccontare con empatia e vitalità.

    Parallelamente all’attività artistica, Melarangelo dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento, lavorando presso l’Istituto d’Arte di Lanciano e il Liceo Artistico di Pescara, contribuendo alla formazione di giovani artisti e mantenendo stretti legami con gli ambienti culturali abruzzesi. Negli anni Cinquanta partecipò regolarmente a premi e mostre nazionali, mentre negli anni Sessanta fondò a Teramo la galleria Il Polittico, spazio di promozione culturale e di dialogo tra artisti, che testimoniò la sua attenzione alla comunità artistica e alla diffusione dell’arte contemporanea.

    Malgrado i problemi di salute degli ultimi anni, Melarangelo continuò a esporre e a essere celebrato nella sua città, dove morì nel 1978.

    STIMA min € 700 - max € 800

    Lotto 30  

    Vecchio cascinale

    Giovanni Melarangelo Giovanni Melarangelo
    Teramo 1903 - Teramo 1978
    Olio su cartone cm 36x45,5 firmato in basso a sx G.Melarangelo

    Giovanni Melarangelo nacque a Teramo nel 1903 e si affermò come uno dei protagonisti della pittura abruzzese del Novecento. Fin da giovane si avvicinò all’arte come disegnatore e caricaturista, collaborando con giornali e riviste satiriche, e già negli anni Venti partecipava a mostre locali, sviluppando una formazione solida e una sensibilità particolare per la figura umana e la vita quotidiana.
    Clicca per espandere



    Negli anni successivi Melarangelo approfondì il suo linguaggio pittorico, combinando la tradizione figurativa italiana con aperture verso sperimentazioni stilistiche e influenze del verismo umanitario e della modernità europea. La sua produzione abbracciò ritratti, scene di vita rurale, paesaggi e, con grande attenzione ai dettagli e alla psicologia dei soggetti, il mondo del circo e del teatro di strada, che seppe raccontare con empatia e vitalità.

    Parallelamente all’attività artistica, Melarangelo dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento, lavorando presso l’Istituto d’Arte di Lanciano e il Liceo Artistico di Pescara, contribuendo alla formazione di giovani artisti e mantenendo stretti legami con gli ambienti culturali abruzzesi. Negli anni Cinquanta partecipò regolarmente a premi e mostre nazionali, mentre negli anni Sessanta fondò a Teramo la galleria Il Polittico, spazio di promozione culturale e di dialogo tra artisti, che testimoniò la sua attenzione alla comunità artistica e alla diffusione dell’arte contemporanea.

    Malgrado i problemi di salute degli ultimi anni, Melarangelo continuò a esporre e a essere celebrato nella sua città, dove morì nel 1978.



    4 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 31  

    Giornata di sole 1945

    Giovanni Cappa Legora
    Giovanni Cappa Legora Torino 1887 - Stresa 1980
    Olio su cartone cm 35x45 firmato in basso a dx G.Legora

    Giovanni Cappa Legora nacque a Torino nel 1826 e si spense nella stessa città nel 1892. Figlio del pittore Luigi Cappa, fu avviato fin da giovane alla carriera artistica, studiando all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove si distinse per il suo talento e la sua dedizione.
    Clicca per espandere



    La sua formazione fu influenzata dalle correnti artistiche del suo tempo, in particolare dal Romanticismo, ma Cappa Legora sviluppò uno stile personale caratterizzato da una raffinata tecnica pittorica e da una spiccata attenzione ai dettagli. Le sue opere spaziano tra vari generi, tra cui il ritratto, la pittura storica e la scena di genere, sempre con un'attenzione particolare alla resa emotiva e psicologica dei soggetti rappresentati.

    Durante la sua carriera, Cappa Legora partecipò a numerose esposizioni, ottenendo riconoscimenti e apprezzamenti per la qualità delle sue opere. La sua produzione artistica contribuì significativamente al panorama culturale torinese dell'Ottocento, consolidando la sua reputazione come uno dei pittori più apprezzati della sua generazione.

    STIMA min € 700 - max € 800

    Lotto 31  

    Giornata di sole 1945

    Giovanni Cappa Legora Giovanni Cappa Legora
    Giovanni Cappa Legora Torino 1887 - Stresa 1980
    Olio su cartone cm 35x45 firmato in basso a dx G.Legora

    Giovanni Cappa Legora nacque a Torino nel 1826 e si spense nella stessa città nel 1892. Figlio del pittore Luigi Cappa, fu avviato fin da giovane alla carriera artistica, studiando all'Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove si distinse per il suo talento e la sua dedizione.
    Clicca per espandere



    La sua formazione fu influenzata dalle correnti artistiche del suo tempo, in particolare dal Romanticismo, ma Cappa Legora sviluppò uno stile personale caratterizzato da una raffinata tecnica pittorica e da una spiccata attenzione ai dettagli. Le sue opere spaziano tra vari generi, tra cui il ritratto, la pittura storica e la scena di genere, sempre con un'attenzione particolare alla resa emotiva e psicologica dei soggetti rappresentati.

    Durante la sua carriera, Cappa Legora partecipò a numerose esposizioni, ottenendo riconoscimenti e apprezzamenti per la qualità delle sue opere. La sua produzione artistica contribuì significativamente al panorama culturale torinese dell'Ottocento, consolidando la sua reputazione come uno dei pittori più apprezzati della sua generazione.



    5 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 32  

    Nell'estuario

    Attilio Achille Bozzato
    Chioggia 1886 - Cremona 1954
    Olio su tavola cm 30x39,5 firmato in basso a dx A.Bozzato

    Attilio Achille Bozzato (1886-1954) è stato un pittore italiano noto per le sue rappresentazioni vivide e dettagliate di Chioggia e Venezia. Nato a Chioggia, Bozzato ha dedicato gran parte della sua carriera artistica a immortalare scorci caratteristici della sua città natale e della laguna veneta.
    Clicca per espandere



    Le sue opere si distinguono per l'accuratezza nella rappresentazione dei paesaggi urbani e marini, spesso arricchite da scene di vita quotidiana che conferiscono un'atmosfera autentica e suggestiva. Tra i suoi soggetti preferiti vi erano i canali di Chioggia, le piazze di Venezia e le attività dei pescatori.

    Bozzato ha partecipato a numerose esposizioni, ottenendo riconoscimenti per la sua abilità nel catturare la luce e l'atmosfera dei luoghi rappresentati. Le sue opere sono oggi conservate in collezioni pubbliche e private, testimoniando l'importanza del suo contributo all'arte paesaggistica italiana.

    STIMA min € 400 - max € 500

    Lotto 32  

    Nell'estuario

    Attilio Achille Bozzato Attilio Achille Bozzato
    Chioggia 1886 - Cremona 1954
    Olio su tavola cm 30x39,5 firmato in basso a dx A.Bozzato

    Attilio Achille Bozzato (1886-1954) è stato un pittore italiano noto per le sue rappresentazioni vivide e dettagliate di Chioggia e Venezia. Nato a Chioggia, Bozzato ha dedicato gran parte della sua carriera artistica a immortalare scorci caratteristici della sua città natale e della laguna veneta.
    Clicca per espandere



    Le sue opere si distinguono per l'accuratezza nella rappresentazione dei paesaggi urbani e marini, spesso arricchite da scene di vita quotidiana che conferiscono un'atmosfera autentica e suggestiva. Tra i suoi soggetti preferiti vi erano i canali di Chioggia, le piazze di Venezia e le attività dei pescatori.

    Bozzato ha partecipato a numerose esposizioni, ottenendo riconoscimenti per la sua abilità nel catturare la luce e l'atmosfera dei luoghi rappresentati. Le sue opere sono oggi conservate in collezioni pubbliche e private, testimoniando l'importanza del suo contributo all'arte paesaggistica italiana.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 33  

    Venezia

    Fioravante Seibezzi
    Venezia 1906-1974
    Olio su tela cm 45,5x35 firmato in basso a dx F.Seibezzi

    Fioravante Seibezzi nacque a Venezia nel 1906 e qui trascorse gran parte della sua vita, affermandosi come una figura di rilievo nella pittura italiana del Novecento. Autodidatta, fin da giovane si dedicò con passione alla pittura e si avvicinò alla seconda generazione della Scuola di Burano, un gruppo di artisti veneziani che rinnovarono la pittura del paesaggio lagunare con una sensibilità luminosa e un uso libero del colore.
    Clicca per espandere



    Seibezzi partecipò per la prima volta alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia nel 1926, ricevendo un premio che segnò l’inizio di una presenza costante alla manifestazione per dodici edizioni. Nel corso della sua carriera espose anche alla Quadriennale di Roma e in numerose mostre in Italia e all’estero, ricevendo riconoscimenti a Parigi, Londra e negli Stati Uniti. La sua pittura si caratterizzò per la capacità di cogliere la luce e i colori della laguna veneziana, interpretando vedute urbane, paesaggi lacustri e scorci di città con pennellate rapide e un linguaggio personale che univa osservazione diretta e partecipazione emotiva.

    Le opere di Seibezzi testimoniano un equilibrio tra tradizione e modernità e sono presenti in importanti collezioni pubbliche, tra cui le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Morì nella sua città natale nel 1974Fioravante Seibezzi nacque a Venezia nel 1906 e qui trascorse gran parte della sua vita, affermandosi come una figura di rilievo nella pittura italiana del Novecento. Autodidatta, fin da giovane si dedicò con passione alla pittura e si avvicinò alla seconda generazione della Scuola di Burano, un gruppo di artisti veneziani che rinnovarono la pittura del paesaggio lagunare con una sensibilità luminosa e un uso libero del colore.

    Seibezzi partecipò per la prima volta alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia nel 1926, ricevendo un premio che segnò l’inizio di una presenza costante alla manifestazione per dodici edizioni. Nel corso della sua carriera espose anche alla Quadriennale di Roma e in numerose mostre in Italia e all’estero, ricevendo riconoscimenti a Parigi, Londra e negli Stati Uniti. La sua pittura si caratterizzò per la capacità di cogliere la luce e i colori della laguna veneziana, interpretando vedute urbane, paesaggi lacustri e scorci di città con pennellate rapide e un linguaggio personale che univa osservazione diretta e partecipazione emotiva.

    Le opere di Seibezzi testimoniano un equilibrio tra tradizione e modernità e sono presenti in importanti collezioni pubbliche, tra cui le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Morì nella sua città natale nel 1974.

    STIMA min € 500 - max € 700

    Lotto 33  

    Venezia

    Fioravante Seibezzi Fioravante Seibezzi
    Venezia 1906-1974
    Olio su tela cm 45,5x35 firmato in basso a dx F.Seibezzi

    Fioravante Seibezzi nacque a Venezia nel 1906 e qui trascorse gran parte della sua vita, affermandosi come una figura di rilievo nella pittura italiana del Novecento. Autodidatta, fin da giovane si dedicò con passione alla pittura e si avvicinò alla seconda generazione della Scuola di Burano, un gruppo di artisti veneziani che rinnovarono la pittura del paesaggio lagunare con una sensibilità luminosa e un uso libero del colore.
    Clicca per espandere



    Seibezzi partecipò per la prima volta alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia nel 1926, ricevendo un premio che segnò l’inizio di una presenza costante alla manifestazione per dodici edizioni. Nel corso della sua carriera espose anche alla Quadriennale di Roma e in numerose mostre in Italia e all’estero, ricevendo riconoscimenti a Parigi, Londra e negli Stati Uniti. La sua pittura si caratterizzò per la capacità di cogliere la luce e i colori della laguna veneziana, interpretando vedute urbane, paesaggi lacustri e scorci di città con pennellate rapide e un linguaggio personale che univa osservazione diretta e partecipazione emotiva.

    Le opere di Seibezzi testimoniano un equilibrio tra tradizione e modernità e sono presenti in importanti collezioni pubbliche, tra cui le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Morì nella sua città natale nel 1974Fioravante Seibezzi nacque a Venezia nel 1906 e qui trascorse gran parte della sua vita, affermandosi come una figura di rilievo nella pittura italiana del Novecento. Autodidatta, fin da giovane si dedicò con passione alla pittura e si avvicinò alla seconda generazione della Scuola di Burano, un gruppo di artisti veneziani che rinnovarono la pittura del paesaggio lagunare con una sensibilità luminosa e un uso libero del colore.

    Seibezzi partecipò per la prima volta alla Biennale Internazionale d’Arte di Venezia nel 1926, ricevendo un premio che segnò l’inizio di una presenza costante alla manifestazione per dodici edizioni. Nel corso della sua carriera espose anche alla Quadriennale di Roma e in numerose mostre in Italia e all’estero, ricevendo riconoscimenti a Parigi, Londra e negli Stati Uniti. La sua pittura si caratterizzò per la capacità di cogliere la luce e i colori della laguna veneziana, interpretando vedute urbane, paesaggi lacustri e scorci di città con pennellate rapide e un linguaggio personale che univa osservazione diretta e partecipazione emotiva.

    Le opere di Seibezzi testimoniano un equilibrio tra tradizione e modernità e sono presenti in importanti collezioni pubbliche, tra cui le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Morì nella sua città natale nel 1974.



    4 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 34  

    La Grande Roche

    Alfredo Beisone
    Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
    Olio su tavola cm 27x37,5 firmato in basso a dx A.Beisone

    Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione.
    Clicca per espandere

    Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.

    Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.

    Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.

    Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.

    La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana.

    STIMA min € 600 - max € 800

    Lotto 34  

    La Grande Roche

    Alfredo Beisone Alfredo Beisone
    Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
    Olio su tavola cm 27x37,5 firmato in basso a dx A.Beisone

    Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione.
    Clicca per espandere

    Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.

    Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.

    Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.

    Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.

    La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana.



    6 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 35  

    Nevicata

    Alfredo Beisone
    Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
    Olio su tavola cm 27,5x37 firmato in basso a sx A.Beisone

    Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione.
    Clicca per espandere

    Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.

    Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.

    Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.

    Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.

    La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana.

    STIMA min € 600 - max € 800

    Lotto 35  

    Nevicata

    Alfredo Beisone Alfredo Beisone
    Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
    Olio su tavola cm 27,5x37 firmato in basso a sx A.Beisone

    Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione.
    Clicca per espandere

    Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.

    Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.

    Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.

    Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.

    La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana.



    0 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 36  

    La passeggiata

    Vittorio Gussoni
    Milano 1893 - San Remo 1968
    Olio su tavola cm 16x12 firmato in basso a sx V.Gussoni

    Vittorio Gussoni è stato un pittore italiano del XX secolo, noto per la sua abilità nel ritrarre figure femminili con eleganza e sensualità. Nato a Milano nel 1893, ha studiato all'Accademia di Brera, dove è stato allievo di Cesare Tallone e successivamente di Ambrogio Alciati.
    Clicca per espandere

    Sin dai suoi esordi, ha dimostrato una solida formazione figurativa, con uno stile che, pur mantenendo una forte identità personale, non è stato insensibile alle influenze del Novecento.

    Nel 1922, Gussoni ha esposto per la prima volta alla Biennale di Brera, ottenendo il titolo di socio onorario dell'Accademia. Nello stesso anno, ha presentato l'opera "La Spagnola" alla Famiglia Artistica di Milano. L'anno successivo, ha partecipato nuovamente alla Famiglia Artistica con diverse opere, tra cui un autoritratto, e ha esposto "Mantilla" alla Permanente di Milano. I suoi ritratti, in particolare quelli di donne, hanno riscosso apprezzamenti anche all'estero, soprattutto negli Stati Uniti.

    Oltre ai ritratti, Gussoni ha affrontato con maestria anche paesaggi, nature morte e scene di genere, dimostrando una versatilità che lo ha reso un artista completo. Le sue figure femminili, spesso caratterizzate da pose eleganti e sinuose, talvolta con richiami spagnoleggianti, sono tra le sue opere più apprezzate. Una delle sue modelle preferite lo ha accompagnato negli anni, influenzando molte delle sue composizioni.

    Nel corso della sua carriera, Gussoni ha coltivato amicizie con personalità del mondo dell'arte e della cultura, tra cui Giuseppe di Stefano, Giovanni Barrella, Carlo Dapporto, Carlo Carrà, Aligi Sassu e Orio Vergani. Molti dei suoi ritratti e altre opere sono conservati in collezioni e gallerie private. Un suo autoritratto è esposto alla Galleria degli Uffizi a Firenze.

    Nonostante una produzione di alta qualità tecnica e cromatica, le sue opere sono state spesso trattate con quotazioni basse sul mercato. Tuttavia, dopo il 2000, sono state organizzate numerose mostre volte a valorizzare la sua arte. Nel 2005, Gussoni è stato uno degli artisti scelti per la I° Esposizione Annuale Collettiva delle Arti del Novecento al Chiostro di Voltorre di Gavirate, con il patrocinio della Provincia di Varese e del comune di Gavirate. Nel 2007, è stata organizzata una mostra retrospettiva al Castello Visconteo di Pavia, con il patrocinio della Regione Lombardia.

    Vittorio Gussoni è scomparso a Sanremo nel 1968. Nonostante il riconoscimento postumo, la sua opera continua a essere apprezzata per la sua eleganza, la tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza della figura femminile.

    STIMA min € 600 - max € 800

    Lotto 36  

    La passeggiata

    Vittorio Gussoni Vittorio Gussoni
    Milano 1893 - San Remo 1968
    Olio su tavola cm 16x12 firmato in basso a sx V.Gussoni

    Vittorio Gussoni è stato un pittore italiano del XX secolo, noto per la sua abilità nel ritrarre figure femminili con eleganza e sensualità. Nato a Milano nel 1893, ha studiato all'Accademia di Brera, dove è stato allievo di Cesare Tallone e successivamente di Ambrogio Alciati.
    Clicca per espandere

    Sin dai suoi esordi, ha dimostrato una solida formazione figurativa, con uno stile che, pur mantenendo una forte identità personale, non è stato insensibile alle influenze del Novecento.

    Nel 1922, Gussoni ha esposto per la prima volta alla Biennale di Brera, ottenendo il titolo di socio onorario dell'Accademia. Nello stesso anno, ha presentato l'opera "La Spagnola" alla Famiglia Artistica di Milano. L'anno successivo, ha partecipato nuovamente alla Famiglia Artistica con diverse opere, tra cui un autoritratto, e ha esposto "Mantilla" alla Permanente di Milano. I suoi ritratti, in particolare quelli di donne, hanno riscosso apprezzamenti anche all'estero, soprattutto negli Stati Uniti.

    Oltre ai ritratti, Gussoni ha affrontato con maestria anche paesaggi, nature morte e scene di genere, dimostrando una versatilità che lo ha reso un artista completo. Le sue figure femminili, spesso caratterizzate da pose eleganti e sinuose, talvolta con richiami spagnoleggianti, sono tra le sue opere più apprezzate. Una delle sue modelle preferite lo ha accompagnato negli anni, influenzando molte delle sue composizioni.

    Nel corso della sua carriera, Gussoni ha coltivato amicizie con personalità del mondo dell'arte e della cultura, tra cui Giuseppe di Stefano, Giovanni Barrella, Carlo Dapporto, Carlo Carrà, Aligi Sassu e Orio Vergani. Molti dei suoi ritratti e altre opere sono conservati in collezioni e gallerie private. Un suo autoritratto è esposto alla Galleria degli Uffizi a Firenze.

    Nonostante una produzione di alta qualità tecnica e cromatica, le sue opere sono state spesso trattate con quotazioni basse sul mercato. Tuttavia, dopo il 2000, sono state organizzate numerose mostre volte a valorizzare la sua arte. Nel 2005, Gussoni è stato uno degli artisti scelti per la I° Esposizione Annuale Collettiva delle Arti del Novecento al Chiostro di Voltorre di Gavirate, con il patrocinio della Provincia di Varese e del comune di Gavirate. Nel 2007, è stata organizzata una mostra retrospettiva al Castello Visconteo di Pavia, con il patrocinio della Regione Lombardia.

    Vittorio Gussoni è scomparso a Sanremo nel 1968. Nonostante il riconoscimento postumo, la sua opera continua a essere apprezzata per la sua eleganza, la tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza della figura femminile.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 37  

    Il broncio

    Vittorio Gussoni
    Milano 1893 - San Remo 1968
    Olio su tavola cm 14,5x12 firmato in basso a sx V.Gussoni

    Vittorio Gussoni è stato un pittore italiano del XX secolo, noto per la sua abilità nel ritrarre figure femminili con eleganza e sensualità. Nato a Milano nel 1893, ha studiato all'Accademia di Brera, dove è stato allievo di Cesare Tallone e successivamente di Ambrogio Alciati.
    Clicca per espandere

    Sin dai suoi esordi, ha dimostrato una solida formazione figurativa, con uno stile che, pur mantenendo una forte identità personale, non è stato insensibile alle influenze del Novecento.

    Nel 1922, Gussoni ha esposto per la prima volta alla Biennale di Brera, ottenendo il titolo di socio onorario dell'Accademia. Nello stesso anno, ha presentato l'opera "La Spagnola" alla Famiglia Artistica di Milano. L'anno successivo, ha partecipato nuovamente alla Famiglia Artistica con diverse opere, tra cui un autoritratto, e ha esposto "Mantilla" alla Permanente di Milano. I suoi ritratti, in particolare quelli di donne, hanno riscosso apprezzamenti anche all'estero, soprattutto negli Stati Uniti.

    Oltre ai ritratti, Gussoni ha affrontato con maestria anche paesaggi, nature morte e scene di genere, dimostrando una versatilità che lo ha reso un artista completo. Le sue figure femminili, spesso caratterizzate da pose eleganti e sinuose, talvolta con richiami spagnoleggianti, sono tra le sue opere più apprezzate. Una delle sue modelle preferite lo ha accompagnato negli anni, influenzando molte delle sue composizioni.

    Nel corso della sua carriera, Gussoni ha coltivato amicizie con personalità del mondo dell'arte e della cultura, tra cui Giuseppe di Stefano, Giovanni Barrella, Carlo Dapporto, Carlo Carrà, Aligi Sassu e Orio Vergani. Molti dei suoi ritratti e altre opere sono conservati in collezioni e gallerie private. Un suo autoritratto è esposto alla Galleria degli Uffizi a Firenze.

    Nonostante una produzione di alta qualità tecnica e cromatica, le sue opere sono state spesso trattate con quotazioni basse sul mercato. Tuttavia, dopo il 2000, sono state organizzate numerose mostre volte a valorizzare la sua arte. Nel 2005, Gussoni è stato uno degli artisti scelti per la I° Esposizione Annuale Collettiva delle Arti del Novecento al Chiostro di Voltorre di Gavirate, con il patrocinio della Provincia di Varese e del comune di Gavirate. Nel 2007, è stata organizzata una mostra retrospettiva al Castello Visconteo di Pavia, con il patrocinio della Regione Lombardia.

    Vittorio Gussoni è scomparso a Sanremo nel 1968. Nonostante il riconoscimento postumo, la sua opera continua a essere apprezzata per la sua eleganza, la tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza della figura femminile.

    STIMA min € 400 - max € 500

    Lotto 37  

    Il broncio

    Vittorio Gussoni Vittorio Gussoni
    Milano 1893 - San Remo 1968
    Olio su tavola cm 14,5x12 firmato in basso a sx V.Gussoni

    Vittorio Gussoni è stato un pittore italiano del XX secolo, noto per la sua abilità nel ritrarre figure femminili con eleganza e sensualità. Nato a Milano nel 1893, ha studiato all'Accademia di Brera, dove è stato allievo di Cesare Tallone e successivamente di Ambrogio Alciati.
    Clicca per espandere

    Sin dai suoi esordi, ha dimostrato una solida formazione figurativa, con uno stile che, pur mantenendo una forte identità personale, non è stato insensibile alle influenze del Novecento.

    Nel 1922, Gussoni ha esposto per la prima volta alla Biennale di Brera, ottenendo il titolo di socio onorario dell'Accademia. Nello stesso anno, ha presentato l'opera "La Spagnola" alla Famiglia Artistica di Milano. L'anno successivo, ha partecipato nuovamente alla Famiglia Artistica con diverse opere, tra cui un autoritratto, e ha esposto "Mantilla" alla Permanente di Milano. I suoi ritratti, in particolare quelli di donne, hanno riscosso apprezzamenti anche all'estero, soprattutto negli Stati Uniti.

    Oltre ai ritratti, Gussoni ha affrontato con maestria anche paesaggi, nature morte e scene di genere, dimostrando una versatilità che lo ha reso un artista completo. Le sue figure femminili, spesso caratterizzate da pose eleganti e sinuose, talvolta con richiami spagnoleggianti, sono tra le sue opere più apprezzate. Una delle sue modelle preferite lo ha accompagnato negli anni, influenzando molte delle sue composizioni.

    Nel corso della sua carriera, Gussoni ha coltivato amicizie con personalità del mondo dell'arte e della cultura, tra cui Giuseppe di Stefano, Giovanni Barrella, Carlo Dapporto, Carlo Carrà, Aligi Sassu e Orio Vergani. Molti dei suoi ritratti e altre opere sono conservati in collezioni e gallerie private. Un suo autoritratto è esposto alla Galleria degli Uffizi a Firenze.

    Nonostante una produzione di alta qualità tecnica e cromatica, le sue opere sono state spesso trattate con quotazioni basse sul mercato. Tuttavia, dopo il 2000, sono state organizzate numerose mostre volte a valorizzare la sua arte. Nel 2005, Gussoni è stato uno degli artisti scelti per la I° Esposizione Annuale Collettiva delle Arti del Novecento al Chiostro di Voltorre di Gavirate, con il patrocinio della Provincia di Varese e del comune di Gavirate. Nel 2007, è stata organizzata una mostra retrospettiva al Castello Visconteo di Pavia, con il patrocinio della Regione Lombardia.

    Vittorio Gussoni è scomparso a Sanremo nel 1968. Nonostante il riconoscimento postumo, la sua opera continua a essere apprezzata per la sua eleganza, la tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza della figura femminile.



    1 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 38  

    Mattina d'inverno

    Vespasiano Quarenghi
    Milano 1888-1955
    Olio su tavola cm 70x60 firmato in basso a dx V.Quarenghi

    Vespasiano Quarenghi nacque a Milano nel 1888 e dedicò gran parte della sua vita alla pittura, affermandosi come figura rappresentativa della tradizione figurativa lombarda del Novecento. Formatosi in un periodo di grandi fermenti artistici, sviluppò uno stile personale caratterizzato da un’attenta osservazione della realtà, un uso armonioso del colore e una sensibilità particolare per la luce e le atmosfere paesaggistiche.
    Clicca per espandere



    La sua produzione comprende prevalentemente paesaggi, vedute urbane e scene che riflettono la vita e l’ambiente della sua città natale, Milano, e dei dintorni. Quarenghi partecipò attivamente alla vita artistica locale, esponendo le sue opere e consolidando una coerenza stilistica che testimonia il suo impegno nel mantenere vivo il dialogo tra tradizione e modernità nella pittura italiana del suo tempo.

    Morì a Milano nel 1955Vespasiano Quarenghi nacque a Milano nel 1888 e dedicò gran parte della sua vita alla pittura, affermandosi come figura rappresentativa della tradizione figurativa lombarda del Novecento. Formatosi in un periodo di grandi fermenti artistici, sviluppò uno stile personale caratterizzato da un’attenta osservazione della realtà, un uso armonioso del colore e una sensibilità particolare per la luce e le atmosfere paesaggistiche.

    La sua produzione comprende prevalentemente paesaggi, vedute urbane e scene che riflettono la vita e l’ambiente della sua città natale, Milano, e dei dintorni. Quarenghi partecipò attivamente alla vita artistica locale, esponendo le sue opere e consolidando una coerenza stilistica che testimonia il suo impegno nel mantenere vivo il dialogo tra tradizione e modernità nella pittura italiana del suo tempo.

    Morì a Milano nel 1955.

    STIMA min € 500 - max € 700

    Lotto 38  

    Mattina d'inverno

    Vespasiano Quarenghi Vespasiano Quarenghi
    Milano 1888-1955
    Olio su tavola cm 70x60 firmato in basso a dx V.Quarenghi

    Vespasiano Quarenghi nacque a Milano nel 1888 e dedicò gran parte della sua vita alla pittura, affermandosi come figura rappresentativa della tradizione figurativa lombarda del Novecento. Formatosi in un periodo di grandi fermenti artistici, sviluppò uno stile personale caratterizzato da un’attenta osservazione della realtà, un uso armonioso del colore e una sensibilità particolare per la luce e le atmosfere paesaggistiche.
    Clicca per espandere



    La sua produzione comprende prevalentemente paesaggi, vedute urbane e scene che riflettono la vita e l’ambiente della sua città natale, Milano, e dei dintorni. Quarenghi partecipò attivamente alla vita artistica locale, esponendo le sue opere e consolidando una coerenza stilistica che testimonia il suo impegno nel mantenere vivo il dialogo tra tradizione e modernità nella pittura italiana del suo tempo.

    Morì a Milano nel 1955Vespasiano Quarenghi nacque a Milano nel 1888 e dedicò gran parte della sua vita alla pittura, affermandosi come figura rappresentativa della tradizione figurativa lombarda del Novecento. Formatosi in un periodo di grandi fermenti artistici, sviluppò uno stile personale caratterizzato da un’attenta osservazione della realtà, un uso armonioso del colore e una sensibilità particolare per la luce e le atmosfere paesaggistiche.

    La sua produzione comprende prevalentemente paesaggi, vedute urbane e scene che riflettono la vita e l’ambiente della sua città natale, Milano, e dei dintorni. Quarenghi partecipò attivamente alla vita artistica locale, esponendo le sue opere e consolidando una coerenza stilistica che testimonia il suo impegno nel mantenere vivo il dialogo tra tradizione e modernità nella pittura italiana del suo tempo.

    Morì a Milano nel 1955.



    5 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 39  

    All'imbrunire

    Giuseppe Buscaglione
    Ariano di Puglia 1868 - Rivoli Torinese 1928
    Olio su tavola cm 31,5x44,5 firmato in basso a dx G.Buscaglione

    Giuseppe Buscaglione nacque il 17 ottobre 1868 ad Ariano di Puglia, in una famiglia originaria di Biella, e si trasferì giovanissimo in Piemonte per seguire la sua vocazione artistica. Qui frequentò l’Accademia Albertina di Torino, dove fu allievo di Lorenzo Delleani, uno dei maggiori paesaggisti italiani dell’Ottocento, e sviluppò una passione profonda per il paesaggio, destinato a diventare il tema centrale della sua produzione.
    Clicca per espandere



    La pittura di Buscaglione si distingue per l’attenzione alla luce, all’atmosfera e alla resa poetica della natura, con opere realizzate spesso dal vero e annotate sul retro con la località, la data e persino l’ora e le condizioni meteorologiche. Esplorò i paesaggi della Liguria, della Riviera di Ponente, delle campagne e delle montagne piemontesi, catturandone colori, stagioni e suggestioni con una sensibilità unica.

    Buscaglione partecipò regolarmente alle principali esposizioni italiane, tra cui la Promotrice di Torino, le mostre di Milano, Genova, Roma e Firenze e la Biennale di Venezia, consolidando la sua reputazione di interprete attento e originale della pittura di paesaggio. Pur inizialmente considerato un continuatore della lezione di Delleani, oggi è riconosciuto per la sua capacità di fondere osservazione realistica e sensibilità poetica, lasciando opere presenti in collezioni private di Piemonte, Liguria e Lombardia.

    Morì il 30 marzo 1928 a Rivoli TorineseGiuseppe Buscaglione nacque il 17 ottobre 1868 ad Ariano di Puglia, in una famiglia originaria di Biella, e si trasferì giovanissimo in Piemonte per seguire la sua vocazione artistica. Qui frequentò l’Accademia Albertina di Torino, dove fu allievo di Lorenzo Delleani, uno dei maggiori paesaggisti italiani dell’Ottocento, e sviluppò una passione profonda per il paesaggio, destinato a diventare il tema centrale della sua produzione.

    La pittura di Buscaglione si distingue per l’attenzione alla luce, all’atmosfera e alla resa poetica della natura, con opere realizzate spesso dal vero e annotate sul retro con la località, la data e persino l’ora e le condizioni meteorologiche. Esplorò i paesaggi della Liguria, della Riviera di Ponente, delle campagne e delle montagne piemontesi, catturandone colori, stagioni e suggestioni con una sensibilità unica.

    Buscaglione partecipò regolarmente alle principali esposizioni italiane, tra cui la Promotrice di Torino, le mostre di Milano, Genova, Roma e Firenze e la Biennale di Venezia, consolidando la sua reputazione di interprete attento e originale della pittura di paesaggio. Pur inizialmente considerato un continuatore della lezione di Delleani, oggi è riconosciuto per la sua capacità di fondere osservazione realistica e sensibilità poetica, lasciando opere presenti in collezioni private di Piemonte, Liguria e Lombardia.

    Morì il 30 marzo 1928 a Rivoli Torinese.

    STIMA min € 500 - max € 700

    Lotto 39  

    All'imbrunire

    Giuseppe Buscaglione Giuseppe Buscaglione
    Ariano di Puglia 1868 - Rivoli Torinese 1928
    Olio su tavola cm 31,5x44,5 firmato in basso a dx G.Buscaglione

    Giuseppe Buscaglione nacque il 17 ottobre 1868 ad Ariano di Puglia, in una famiglia originaria di Biella, e si trasferì giovanissimo in Piemonte per seguire la sua vocazione artistica. Qui frequentò l’Accademia Albertina di Torino, dove fu allievo di Lorenzo Delleani, uno dei maggiori paesaggisti italiani dell’Ottocento, e sviluppò una passione profonda per il paesaggio, destinato a diventare il tema centrale della sua produzione.
    Clicca per espandere



    La pittura di Buscaglione si distingue per l’attenzione alla luce, all’atmosfera e alla resa poetica della natura, con opere realizzate spesso dal vero e annotate sul retro con la località, la data e persino l’ora e le condizioni meteorologiche. Esplorò i paesaggi della Liguria, della Riviera di Ponente, delle campagne e delle montagne piemontesi, catturandone colori, stagioni e suggestioni con una sensibilità unica.

    Buscaglione partecipò regolarmente alle principali esposizioni italiane, tra cui la Promotrice di Torino, le mostre di Milano, Genova, Roma e Firenze e la Biennale di Venezia, consolidando la sua reputazione di interprete attento e originale della pittura di paesaggio. Pur inizialmente considerato un continuatore della lezione di Delleani, oggi è riconosciuto per la sua capacità di fondere osservazione realistica e sensibilità poetica, lasciando opere presenti in collezioni private di Piemonte, Liguria e Lombardia.

    Morì il 30 marzo 1928 a Rivoli TorineseGiuseppe Buscaglione nacque il 17 ottobre 1868 ad Ariano di Puglia, in una famiglia originaria di Biella, e si trasferì giovanissimo in Piemonte per seguire la sua vocazione artistica. Qui frequentò l’Accademia Albertina di Torino, dove fu allievo di Lorenzo Delleani, uno dei maggiori paesaggisti italiani dell’Ottocento, e sviluppò una passione profonda per il paesaggio, destinato a diventare il tema centrale della sua produzione.

    La pittura di Buscaglione si distingue per l’attenzione alla luce, all’atmosfera e alla resa poetica della natura, con opere realizzate spesso dal vero e annotate sul retro con la località, la data e persino l’ora e le condizioni meteorologiche. Esplorò i paesaggi della Liguria, della Riviera di Ponente, delle campagne e delle montagne piemontesi, catturandone colori, stagioni e suggestioni con una sensibilità unica.

    Buscaglione partecipò regolarmente alle principali esposizioni italiane, tra cui la Promotrice di Torino, le mostre di Milano, Genova, Roma e Firenze e la Biennale di Venezia, consolidando la sua reputazione di interprete attento e originale della pittura di paesaggio. Pur inizialmente considerato un continuatore della lezione di Delleani, oggi è riconosciuto per la sua capacità di fondere osservazione realistica e sensibilità poetica, lasciando opere presenti in collezioni private di Piemonte, Liguria e Lombardia.

    Morì il 30 marzo 1928 a Rivoli Torinese.



    6 offerte pre-asta Dettaglio
  • Lotto 40  

    Paesaggio Alpino

    Ottorino Campagnari
    Mestre 1910 - Torino 1982
    Olio su tavola cm 50x40 firmato in basso a dx O.Campagnari

    Ottorino Campagnari è stato un illustre artista paesaggista dello stile tardo ottocentesco, la cui carriera artistica ha inizio fin da giovane. Si specializzò nell'affresco di scene montane e nelle vibranti rappresentazioni delle mareggiate lungo la costa ligure, in particolare nelle vicinanze di Varigotti, dove spesso soggiornava per trarre ispirazione.
    Clicca per espandere



    La sua presenza artistica è stata notevole, partecipando a numerose mostre nazionali, tra cui spicca la sua partecipazione alla Promotrice di belle arti di Torino nel 1942. Campagnari ha tenuto sia mostre personali che ha partecipato a esposizioni collettive in Italia e all'estero.

    Le sue composizioni si caratterizzano per la loro piacevolezza e per la capacità espressiva dell'artista. Questa capacità espressiva è indubbiamente degna di interesse, paragonabile ai suoi paesaggi. È sostenuta da una solida e attenta preparazione artistica, che gli ha permesso in molti casi di catturare in modo straordinario la bellezza e l'autenticità di un paesaggio, spesso accompagnato da figure umane, e il mondo circostante. Questa impostazione artistica è rimasta costante nel tempo, mantenendo la sua struttura e la sua suggestiva adesione alle montagne che erano care ad altri grandi maestri dell'arte come Maggi, Musso, Rolla e Angelo Abrate.

    È evidente che Campagnari ha mantenuto intatto il suo dialogo con la natura, preservando la genuinità delle sue immagini, la fedeltà all'ambiente e la coerenza nella testimonianza di un dipingere che ha conquistato il pubblico per il suo costante amore per l'antica "veduta" e per il suo sincero intento rappresentativo. La sua raffigurazione è sempre piacevole, pronta a catturare il profondo significato di una tradizione paesaggistica che sembra resistere a ogni cambiamento estetico. Questa tradizione è indissolubilmente legata alla cultura figurativa piemontese dell'Ottocento e del Primo Novecento.

    Campagnari ha sviluppato una linea espressiva distintiva e inconfondibile, dimostrando una notevole abilità nel rendere con leggerezza e delicatezza il candido manto della neve e nel catturare gli ultimi dettagli di un paesaggio in continua trasformazione con il passare delle stagioni. La sua opera è un tributo duraturo alla bellezza della natura e alla ricca tradizione artistica dell'Ottocento e del primo Novecento, che continua a influenzare e a ispirare gli amanti di un genere pittorico che, pur in un mondo in continua evoluzione, resta un richiamo sentito e rassicurante nelle giornate agitate della nostra esistenza.

    STIMA min € 400 - max € 500

    Lotto 40  

    Paesaggio Alpino

    Ottorino Campagnari Ottorino Campagnari
    Mestre 1910 - Torino 1982
    Olio su tavola cm 50x40 firmato in basso a dx O.Campagnari

    Ottorino Campagnari è stato un illustre artista paesaggista dello stile tardo ottocentesco, la cui carriera artistica ha inizio fin da giovane. Si specializzò nell'affresco di scene montane e nelle vibranti rappresentazioni delle mareggiate lungo la costa ligure, in particolare nelle vicinanze di Varigotti, dove spesso soggiornava per trarre ispirazione.
    Clicca per espandere



    La sua presenza artistica è stata notevole, partecipando a numerose mostre nazionali, tra cui spicca la sua partecipazione alla Promotrice di belle arti di Torino nel 1942. Campagnari ha tenuto sia mostre personali che ha partecipato a esposizioni collettive in Italia e all'estero.

    Le sue composizioni si caratterizzano per la loro piacevolezza e per la capacità espressiva dell'artista. Questa capacità espressiva è indubbiamente degna di interesse, paragonabile ai suoi paesaggi. È sostenuta da una solida e attenta preparazione artistica, che gli ha permesso in molti casi di catturare in modo straordinario la bellezza e l'autenticità di un paesaggio, spesso accompagnato da figure umane, e il mondo circostante. Questa impostazione artistica è rimasta costante nel tempo, mantenendo la sua struttura e la sua suggestiva adesione alle montagne che erano care ad altri grandi maestri dell'arte come Maggi, Musso, Rolla e Angelo Abrate.

    È evidente che Campagnari ha mantenuto intatto il suo dialogo con la natura, preservando la genuinità delle sue immagini, la fedeltà all'ambiente e la coerenza nella testimonianza di un dipingere che ha conquistato il pubblico per il suo costante amore per l'antica "veduta" e per il suo sincero intento rappresentativo. La sua raffigurazione è sempre piacevole, pronta a catturare il profondo significato di una tradizione paesaggistica che sembra resistere a ogni cambiamento estetico. Questa tradizione è indissolubilmente legata alla cultura figurativa piemontese dell'Ottocento e del Primo Novecento.

    Campagnari ha sviluppato una linea espressiva distintiva e inconfondibile, dimostrando una notevole abilità nel rendere con leggerezza e delicatezza il candido manto della neve e nel catturare gli ultimi dettagli di un paesaggio in continua trasformazione con il passare delle stagioni. La sua opera è un tributo duraturo alla bellezza della natura e alla ricca tradizione artistica dell'Ottocento e del primo Novecento, che continua a influenzare e a ispirare gli amanti di un genere pittorico che, pur in un mondo in continua evoluzione, resta un richiamo sentito e rassicurante nelle giornate agitate della nostra esistenza.



    4 offerte pre-asta Dettaglio
Slide Show di tutti i lotti