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  • Lotto 1  

    Lago di Garda

    Guido Farina Guido Farina
    Verona 1896 - Padova 1957
    Olio su tavola cm 50,5 x 60,5 firmato in basso sx G.Farina

    Guido Farina è stato un pittore italiano nato a Verona nel 1896 e morto a Padova nel 1957. La sua opera si colloca nella pittura veneta tra le due guerre, in un percorso che dalla stagione di Ca’ Pesaro conduce al clima del Novecento italiano.
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    Si formò all’Accademia Cignaroli di Verona, alla quale si iscrisse nel 1910, ed esordì nel 1918 in una mostra promossa a Verona dalla Pro Assistenza Civica. Nei primi anni Venti si legò all’ambiente della cosiddetta Scuola di Burano e presentò vedute urbane e paesaggi alle rassegne degli artisti dissidenti di Ca’ Pesaro, che raccoglievano a Venezia le voci più giovani e indipendenti della pittura lagunare.

    Dal 1924 fu invitato alla Biennale di Venezia, dove espose con continuità. Fu vicino al movimento del Novecento italiano, partecipando alla prima e alla seconda mostra del gruppo, a Milano nel 1926 e nel 1929, e nel 1931 tenne la sua prima personale alla Galleria del Milione di Milano. Nello stesso anno fu presente alla prima Quadriennale d’arte nazionale di Roma, dove una sua opera venne acquistata per le collezioni pubbliche.

    Accanto alla pittura da cavalletto si dedicò alla decorazione murale, lavorando agli affreschi del Museo di Castelvecchio a Verona tra il 1925 e il 1929 e a quelli del Palazzo del Podestà tra il 1929 e il 1930. Viaggiò con frequenza in Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera e Austria, esperienze che ampliarono il suo repertorio di vedute.

    La sua produzione è dedicata soprattutto al paesaggio e alla veduta, dai centri urbani alle colline del Garda e ai borghi della campagna veronese, affrontati con una costruzione solida e misurata della forma. Morì a Padova nel 1957.

    ESTIMATE:
    min € 1800 - max € 2000
    Starting Price:
    € 700

  • Lotto 2  

    Natura morta

    Luigi Zago Luigi Zago
    Villafranca di Verona (VR) 1894 - Mendoza 1952
    Olio su tavola cm 61x75 firmato in basso a dx Luigi Zago

    Luigi Zago nacque il 14 febbraio 1894 a Villafranca di Verona, in Italia. Fin da giovane, mostrò una spiccata inclinazione per l'arte, iniziando a dipingere come autodidatta.
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    Nel 1924, sotto la guida del pittore Vettore Zanetti Zilla, affinò ulteriormente le sue capacità artistiche.
    La sua carriera espositiva ebbe inizio nel 1924 al Lyceum di Milano, dove le sue opere catturarono l'attenzione di critici e artisti, tra cui Carlo Carrà. Nel 1925, partecipò alla Biennale di Roma, ottenendo riconoscimenti significativi. Continuò a esporre in importanti sedi come la Quadriennale di Torino e in altre città italiane, tra cui Milano, Firenze e Bologna. Nel 1926, in occasione del Centenario Francescano, Zago realizzò ottanta opere dedicate ai luoghi legati a San Francesco d'Assisi. Questi dipinti furono pubblicati nei tre volumi dei "Santuari Francescani" di Padre Vittorino Facchinetti. L'anno successivo, dipinse una serie di cinquanta opere ispirate ai luoghi e alle atmosfere dei "Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni, raffigurando scene come quelle di Don Abbondio e Pescarenico.
    Nel 1928, Zago allestì una mostra personale alla Galleria Micheli di Milano, presentando opere che ritraevano i luoghi della Prima Guerra Mondiale. Nello stesso anno, partecipò alla Biennale di Venezia con i dipinti "La Fonte" e "Finestra". Per il ventennale della Vittoria, intraprese un viaggio a piedi attraverso i luoghi dove aveva combattuto, creando una serie di opere esposte nella "Mostra dei campi di battaglia – dal Timavo all'Adamello" a Milano. Queste opere gli valsero il titolo di "pittore delle visioni di pace sui luoghi di guerra".
    Nel 1929, Zago vinse il primo premio alla Mostra del Paesaggio di Baveno e, nel 1942, ottenne lo stesso riconoscimento alla Mostra Sindacale di Milano con il dipinto "Alto Lago di Como", successivamente acquisito dalla Provincia di Milano. Tuttavia, nel 1943, un bombardamento distrusse gran parte del suo studio a Milano, perdendo numerose opere. Nonostante ciò, organizzò una mostra con i lavori rimasti e continuò a esporre in città come Biella, Bergamo e Como.
    Nel 1946, Zago ricevette il primo premio alla "Mostra del Mare" di San Remo. L'anno seguente, la moglie Magda Martinelli portò alcune sue opere in Sud America, presentandole in musei e gallerie. Nel 1949, Zago si trasferì a Buenos Aires, in Argentina, dove lavorò per il Ministero delle Belle Arti. In Sud America, ottenne numerosi successi, esponendo in città come Rosario, Mendoza, Cordoba, Punta del Este e Montevideo. Il governo della provincia di Cordoba gli commissionò cinquanta tele raffiguranti la città e i suoi paesaggi, pubblicate nel catalogo "Cordoba y sus Sierras en su poesía de colores".
    Noto anche come "il pittore di Evita Perón", Zago morì improvvisamente a Buenos Aires l'8 luglio 1952, prima di poter completare un ulteriore incarico a Posadas, nella provincia di Misiones. Nel 1953, Villafranca di Verona gli rese omaggio con una grande mostra postuma, seguita nel 1954 dalla posa di una lapide commemorativa sulla sua casa natale in via Pace. Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private, sia in Italia che all'estero, tra cui musei a Buenos Aires, Montevideo, Rosario e Santiago.

    ESTIMATE:
    min € 1200 - max € 1400
    Starting Price:
    € 400

  • Lotto 3  

    Paesaggio flegreo

    Oscar Ricciardi Oscar Ricciardi
    Napoli 1864-1935
    Olio su tela cm 49,5x69,5 firmato in basso a dx Ricciardi

    Oscar Ricciardi (Napoli, 24 febbraio 1864 – 1935) è stato un pittore impressionista italiano, noto per le sue marine e vedute urbane che catturano l’essenza della vita quotidiana con un uso sapiente del colore e della luce. Autodidatta, Ricciardi fu inizialmente influenzato dallo stile di Domenico Morelli.
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    Inizialmente si dedicò a scene di genere, ma ben presto orientò la sua arte verso paesaggi e marine, trovando un ampio riscontro commerciale grazie alla sua capacità di tradurre la bellezza naturale in composizioni piene di vitalità.

    La sua carriera lo vide protagonista in numerose esposizioni, tra cui quella Nazionale di Palermo del 1892, quella di Milano del 1894, e quelle di Torino (1896, 1902, 1908). Le sue opere furono esposte anche all'Esposizione Nazionale d'Arte di Napoli nel 1916. Inoltre, le sue creazioni sono conservate in prestigiosi musei come la Galleria Nazionale di Capodimonte a Napoli e il Musée des Beaux-Arts di Mulhouse, in Francia.

    Il suo stile, fortemente influenzato dall'impressionismo, si caratterizzava per il trattamento della luce e dei colori, elementi che gli consentivano di restituire l’atmosfera vivace delle strade di Napoli, dei mercatini e delle scene di vita quotidiana. Le sue opere, spesso di piccolo formato, venivano destinate non solo al pubblico locale, ma anche ai numerosi turisti che visitavano la città partenopea. La sua abilità nel fondere tradizione e innovazione gli ha permesso di emergere come una figura di spicco nell'arte napoletana del XIX secolo, contribuendo a definire un’epoca artistica che ha saputo riflettere la modernità pur rimanendo ancorata alla tradizione.

    ESTIMATE:
    min € 1600 - max € 1800
    Starting Price:
    € 400

  • Lotto 4  

    Il grano maturo

    Giuseppe Casciaro Giuseppe Casciaro
    Ortelle 1863 - Napoli 1941
    Tecnica mista pastelli su carta cm 31x51 firmato in basso a sx Giuseppe Casciaro

    Giuseppe Casciaro nacque il 9 marzo 1863 a Ortelle, un piccolo comune della Puglia. Rimasto orfano da giovane, fu accolto dallo zio sacerdote, che gli permise di frequentare il liceo classico, ma la sua passione per l'arte lo portò presto verso gli studi pittorici.
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    Si iscrisse alla scuola di disegno di Paolo Emilio Stasi a Spongano, che riconobbe il suo talento e lo indirizzò a frequentare il Real Istituto di Belle Arti di Napoli. A Napoli, studiò sotto la guida di Gioacchino Toma e dello scultore Stanislao Lista, ma fu l'incontro con Francesco Paolo Michetti a segnare un punto di svolta nella sua carriera, insegnandogli a usare il pastello.

    Il suo debutto artistico avvenne nel 1887 alla Promotrice "Salvator Rosa" di Napoli, dove espose undici paesaggi che gli valsero lodi e riconoscimenti. Da quel momento, partecipò a numerose esposizioni in Italia e all'estero, tra cui quelle di Palermo, Roma, Torino, Milano, Parigi, Bruxelles, Berlino e Vienna. Nel 1893, al Salon de Paris, vinse una medaglia d'oro, consolidando la sua fama. Tra il 1895 e il 1932, Casciaro partecipò quasi senza interruzione alla Biennale di Venezia, dove il suo talento fu ampiamente apprezzato.

    Nel 1906, presentò un ciclo di opere intitolato "Castro e dintorni" all'Esposizione internazionale di Milano, suscitando l'interesse della famiglia reale. La regina Elena, appassionata di pittura, lo nominò suo maestro, un riconoscimento che accrebbe ulteriormente la sua notorietà. Oltre alla pittura, Casciaro si dedicò all'insegnamento, ricoprendo ruoli accademici e contribuendo alla formazione di numerosi giovani artisti. Nel 1929 fu candidato alla Reale Accademia d'Italia, un altro traguardo significativo nella sua carriera.

    Nel 1934, partecipò alla mostra d'arte coloniale di Napoli, avendo l'opportunità di recarsi in Libia per realizzare un ciclo di opere ispirato a quelle terre. Giuseppe Casciaro nacque il 9 marzo 1863 a Ortelle, un piccolo comune della Puglia. Rimasto orfano da giovane, fu accolto dallo zio sacerdote, che gli permise di frequentare il liceo classico, ma la sua passione per l'arte lo portò presto verso gli studi pittorici. Si iscrisse alla scuola di disegno di Paolo Emilio Stasi a Spongano, che riconobbe il suo talento e lo indirizzò a frequentare il Real Istituto di Belle Arti di Napoli. A Napoli, studiò sotto la guida di Gioacchino Toma e dello scultore Stanislao Lista, ma fu l'incontro con Francesco Paolo Michetti a segnare un punto di svolta nella sua carriera, insegnandogli a usare il pastello.

    Il suo debutto artistico avvenne nel 1887 alla Promotrice "Salvator Rosa" di Napoli, dove espose undici paesaggi che gli valsero lodi e riconoscimenti. Da quel momento, partecipò a numerose esposizioni in Italia e all'estero, tra cui quelle di Palermo, Roma, Torino, Milano, Parigi, Bruxelles, Berlino e Vienna. Nel 1893, al Salon de Paris, vinse una medaglia d'oro, consolidando la sua fama. Tra il 1895 e il 1932, Casciaro partecipò quasi senza interruzione alla Biennale di Venezia, dove il suo talento fu ampiamente apprezzato.

    Nel 1906, presentò un ciclo di opere intitolato "Castro e dintorni" all'Esposizione internazionale di Milano, suscitando l'interesse della famiglia reale. La regina Elena, appassionata di pittura, lo nominò suo maestro, un riconoscimento che accrebbe ulteriormente la sua notorietà. Oltre alla pittura, Casciaro si dedicò all'insegnamento, ricoprendo ruoli accademici e contribuendo alla formazione di numerosi giovani artisti. Nel 1929 fu candidato alla Reale Accademia d'Italia, un altro traguardo significativo nella sua carriera.

    Nel 1934, partecipò alla mostra d'arte coloniale di Napoli, avendo l'opportunità di recarsi in Libia per realizzare un ciclo di opere ispirato a quelle terre.
    Giuseppe Casciaro morì a Napoli nel 1945.

    ESTIMATE:
    min € 800 - max € 900
    Starting Price:
    € 300

  • Lotto 5  

    Sotto il pergolato

    Giuseppe Casciaro Giuseppe Casciaro
    Ortelle 1863 - Napoli 1941
    Tecnica mista pastelli su carta cm 30x52 firmato in basso a sx Giuseppe Casciaro

    Giuseppe Casciaro nacque il 9 marzo 1863 a Ortelle, un piccolo comune della Puglia. Rimasto orfano da giovane, fu accolto dallo zio sacerdote, che gli permise di frequentare il liceo classico, ma la sua passione per l'arte lo portò presto verso gli studi pittorici.
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    Si iscrisse alla scuola di disegno di Paolo Emilio Stasi a Spongano, che riconobbe il suo talento e lo indirizzò a frequentare il Real Istituto di Belle Arti di Napoli. A Napoli, studiò sotto la guida di Gioacchino Toma e dello scultore Stanislao Lista, ma fu l'incontro con Francesco Paolo Michetti a segnare un punto di svolta nella sua carriera, insegnandogli a usare il pastello.

    Il suo debutto artistico avvenne nel 1887 alla Promotrice "Salvator Rosa" di Napoli, dove espose undici paesaggi che gli valsero lodi e riconoscimenti. Da quel momento, partecipò a numerose esposizioni in Italia e all'estero, tra cui quelle di Palermo, Roma, Torino, Milano, Parigi, Bruxelles, Berlino e Vienna. Nel 1893, al Salon de Paris, vinse una medaglia d'oro, consolidando la sua fama. Tra il 1895 e il 1932, Casciaro partecipò quasi senza interruzione alla Biennale di Venezia, dove il suo talento fu ampiamente apprezzato.

    Nel 1906, presentò un ciclo di opere intitolato "Castro e dintorni" all'Esposizione internazionale di Milano, suscitando l'interesse della famiglia reale. La regina Elena, appassionata di pittura, lo nominò suo maestro, un riconoscimento che accrebbe ulteriormente la sua notorietà. Oltre alla pittura, Casciaro si dedicò all'insegnamento, ricoprendo ruoli accademici e contribuendo alla formazione di numerosi giovani artisti. Nel 1929 fu candidato alla Reale Accademia d'Italia, un altro traguardo significativo nella sua carriera.

    Nel 1934, partecipò alla mostra d'arte coloniale di Napoli, avendo l'opportunità di recarsi in Libia per realizzare un ciclo di opere ispirato a quelle terre. Giuseppe Casciaro nacque il 9 marzo 1863 a Ortelle, un piccolo comune della Puglia. Rimasto orfano da giovane, fu accolto dallo zio sacerdote, che gli permise di frequentare il liceo classico, ma la sua passione per l'arte lo portò presto verso gli studi pittorici. Si iscrisse alla scuola di disegno di Paolo Emilio Stasi a Spongano, che riconobbe il suo talento e lo indirizzò a frequentare il Real Istituto di Belle Arti di Napoli. A Napoli, studiò sotto la guida di Gioacchino Toma e dello scultore Stanislao Lista, ma fu l'incontro con Francesco Paolo Michetti a segnare un punto di svolta nella sua carriera, insegnandogli a usare il pastello.

    Il suo debutto artistico avvenne nel 1887 alla Promotrice "Salvator Rosa" di Napoli, dove espose undici paesaggi che gli valsero lodi e riconoscimenti. Da quel momento, partecipò a numerose esposizioni in Italia e all'estero, tra cui quelle di Palermo, Roma, Torino, Milano, Parigi, Bruxelles, Berlino e Vienna. Nel 1893, al Salon de Paris, vinse una medaglia d'oro, consolidando la sua fama. Tra il 1895 e il 1932, Casciaro partecipò quasi senza interruzione alla Biennale di Venezia, dove il suo talento fu ampiamente apprezzato.

    Nel 1906, presentò un ciclo di opere intitolato "Castro e dintorni" all'Esposizione internazionale di Milano, suscitando l'interesse della famiglia reale. La regina Elena, appassionata di pittura, lo nominò suo maestro, un riconoscimento che accrebbe ulteriormente la sua notorietà. Oltre alla pittura, Casciaro si dedicò all'insegnamento, ricoprendo ruoli accademici e contribuendo alla formazione di numerosi giovani artisti. Nel 1929 fu candidato alla Reale Accademia d'Italia, un altro traguardo significativo nella sua carriera.

    Nel 1934, partecipò alla mostra d'arte coloniale di Napoli, avendo l'opportunità di recarsi in Libia per realizzare un ciclo di opere ispirato a quelle terre.
    Giuseppe Casciaro morì a Napoli nel 1945.

    ESTIMATE:
    min € 800 - max € 900
    Starting Price:
    € 300

  • Lotto 6  

    Il Cervino

    Leonardo Roda Leonardo Roda
    Racconigi 1868 - Torino 1933
    Olio su cartone cm 24x63,5 firmato in basso a dx L.Roda

    Leonardo Roda è nato nel 1868 a Racconigi, Italia. Cresciuto in una famiglia di alpinisti e artisti botanici, ha coltivato sin da giovane l'amore per la montagna e l'arte.
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    Ha iniziato la sua carriera artistica nel 1889, esponendo opere presso la Promotrice di Torino.

    Roda era noto per i suoi dipinti di paesaggi alpini e scene della vita di montagna, spesso ritraendo il maestoso Cervino. Ha anche dipinto paesaggi della pianura padana e del mare ligure. Nel corso della sua carriera, ha ricevuto riconoscimenti e premi per le sue opere, ma verso la fine degli anni '20 ha abbandonato l'attività espositiva e si è ritirato dall'ambiente artistico.

    La sua pittura è stata descritta come un equilibrio tra realismo e espressionismo, con un'attenzione particolare alla luce e ai cambiamenti atmosferici. Roda è stato elogiato per la sua capacità di catturare la bellezza della natura, sia nelle montagne che nella campagna.

    La sua salute ha iniziato a declinare negli anni '30, e Roda è morto nel 1933. Sebbene la critica dell'epoca non sia stata sempre gentile con lui, le sue opere sono ancora oggi ammirate e conservate in collezioni private e musei.

    ESTIMATE:
    min € 1800 - max € 2000
    Starting Price:
    € 600

  • Riccardo Galli Riccardo Galli
    Milano 1869 - Barzio (LC) 1944
    Olio su tela cm 69,5x85 firmato in basso a dx Riccardo Galli

    Riccardo Galli è stato un pittore, illustratore e cartellonista italiano nato a Milano nel 1869, da una famiglia di origine piemontese, e morto a Barzio nel 1944. La sua opera attraversa la cultura figurativa milanese tra Otto e Novecento, unendo il ritratto, il paesaggio e la grafica pubblicitaria.
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    Si formò all’Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini. Giovanissimo, lavorò accanto a pittori già affermati come Filippo Carcano, Gaetano Previati, Luigi Conconi ed Emilio Longoni alla realizzazione di una grande tela panoramica destinata all’Esposizione universale di Chicago, esperienza che lo inserì presto nell’ambiente artistico cittadino.

    Nel 1896 presentò alla Biennale di Brera un grande ritratto a pastello della moglie, che gli valse a soli ventisette anni la nomina a socio onorario dell’Accademia; l’opera è oggi conservata nella quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Da allora fu invitato con regolarità alle principali esposizioni italiane e straniere, tra cui quelle di Milano e di Venezia e la Quadriennale di Torino del 1928.

    Fu tra i fondatori dell’Associazione Acquarellisti Lombardi insieme a Paolo Sala e Filippo Carcano. Parallelamente si affermò come cartellonista, realizzando manifesti pubblicitari anche per le Officine Ricordi, e come illustratore per periodici come Il Giornalino della Domenica, L’Illustrazione Italiana e Novissima, con un segno personale che risente del gusto liberty.

    Eclettico nelle tecniche, alternò olio, pastello e acquerello, dedicandosi alla figura e al ritratto ma anche al paesaggio di montagna e alle vedute delle capitali europee. Negli ultimi anni la sua pittura si allontanò dalle formule ottocentesche verso un realismo moderno e misurato. Morì a Barzio, in Valsassina, nel 1944.

    ESTIMATE:
    min € 2500 - max € 3000
    Starting Price:
    € 1000

  • Angelo Abrate Angelo Abrate
    Torino 1900 - Sallanches 1985
    Olio su tavola cm 34x44 firmato in basso a dx A.Abrate

    Angelo Abrate è stato un pittore e alpinista italiano nato a Torino nel 1900 e morto nel 1985. È ricordato come uno dei più importanti interpreti del paesaggio d’alta montagna del Novecento, tanto da essere conosciuto come il pittore del Monte Bianco.
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    Figlio di un calzolaio, trascorse parte dell’infanzia a Marsiglia, dove la famiglia si era trasferita, e iniziò presto a lavorare. Tornato a Torino nell’adolescenza, fu impiegato come meccanico e completò da autodidatta la propria formazione culturale. In pittura fu sostanzialmente autodidatta: decisivo fu l’incontro a Sauze d’Oulx con il divisionista Cesare Maggi, che divenne suo maestro e amico, mentre tra i propri riferimenti indicò sempre Giovanni Segantini e Ferdinand Hodler.

    Alpinista di valore, nel 1923 entrò nel Club Alpino Accademico Italiano e alcuni anni dopo nel Groupe de Haute Montagne francese. Nel luglio dello stesso 1923 raggiunse la vetta dell’Aiguille de Leschaux con Francesco Ravelli e Guido Alberto Rivetti, e in seguito salì spesso da solo in quota per dipingere direttamente davanti al soggetto.

    A metà degli anni Venti tenne la prima personale a Torino, seguita da mostre a Chamonix, Milano e Parigi. Nel 1927 sposò Gemma e lasciò il lavoro per dedicarsi interamente alla pittura, stabilendosi in Alta Savoia, prima a Chamonix e poi a Sallanches. La morte della moglie nel 1942 segnò un mutamento anche nel linguaggio: dalla spatola degli anni giovanili passò al pennello, con passaggi tonali più sottili.

    La sua produzione, stimata in circa milleottocento tele, è dedicata al massiccio del Monte Bianco e alle sue cime, dal Dente del Gigante alle Grandes Jorasses, dai Drus alla Verte, fino ai crepacci della Mer de Glace. Nel 1973 pubblicò l’autobiografia L’ultima tela. Continuò a dipingere fino agli ultimi anni, nonostante i problemi alla vista, e morì nel 1985.

    ESTIMATE:
    min € 2500 - max € 3000
    Starting Price:
    € 800

  • Camillo Besana Camillo Besana
    Malesco (VB) 1887 - 1941
    Olio su tavola cm 25x31 firmato in basso a dx C.Besana

    amillo Besana nacque a Malesco, in Valle Vigezzo, il 4 agosto 1887, e si affermò come uno dei principali interpreti del paesaggio alpino italiano dei primi decenni del Novecento. Figlio di Ferrario Balbina e Davide, sin da giovane mostrò una spiccata attitudine per la pittura e frequentò la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini a Santa Maria Maggiore, dove ebbe come maestri figure di rilievo come Pietro Maria Gennari, Dario Giorgis ed Enrico Cavalli.
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    Qui assimilò le tecniche del vero e l’influenza dell’impressionismo francese, sviluppando uno stile personale basato sulla sensibilità cromatica e sulla contemplazione della natura.

    Dopo gli studi, Besana lavorò come decoratore a Bologna e Torino, esperienze che arricchirono la sua formazione artistica, prima di tornare stabilmente in Valle Vigezzo, dove aprì il proprio studio. La sua produzione si concentrò principalmente sui paesaggi alpini, dalle vallate ai boschi, dai borghi montani ai riflessi mutevoli delle stagioni. Le sue tele trasmettono una calma contemplativa, in cui la natura non è semplicemente rappresentata ma vissuta con intensità emotiva, spesso con una lieve malinconia che ne accentua la poeticità.

    Oltre ai paesaggi, Besana si dedicò anche agli affreschi e ai ritratti, decorando cappelle votive sparse nella Valle Vigezzo, dove univa la devozione religiosa alla sensibilità artistica. La vita personale dell’artista fu segnata da difficoltà, tra cui la malattia della giovane moglie, che influenzò la sua produzione e il tono delle opere. Nonostante ciò, continuò a esporre con successo in Piemonte e Lombardia, in città come Milano, Torino, Varese, Busto Arsizio, Gallarate e Novara, nonché in località del vicino Canton Ticino.

    Camillo Besana morì a Malesco il 7 febbraio 1941

    ESTIMATE:
    min € 1400 - max € 1600
    Starting Price:
    € 400

  • Lotto 10  

    Tramonto 1941 Moena

    Oreste Albertini Oreste Albertini
    Torre del Mangano (PV) 1887 - Besano (VA) 1953
    Olio su tavola cm 49,5x59 firmato in basso a dx O.Albertini

    Oreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese.
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    La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a BesanoOreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a Besano.

    ESTIMATE:
    min € 1600 - max € 1800
    Starting Price:
    € 500

  • Lotto 11  

    Casa rossa 1944

    Domenico De Bernardi Domenico De Bernardi
    Besozzo (VA) 1892 - 1963
    Olio su tavola cm 50x59,5 firmato in basso a sx D.Bernardi

    Domenico De Bernardi nacque a Besozzo (in provincia di Varese) il 21 febbraio 1892. Inizialmente si iscrisse alla facoltà di ingegneria presso l’Università di Pavia, su richiesta del padre, ma dopo qualche tempo abbandonò gli studi per seguire la sua vera inclinazione: la pittura.
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    Pur senza una formazione accademica formale, De Bernardi ricevette consigli e stimoli da artisti come Lodovico Cavaleri che, insieme ad altri, lo incoraggiarono a percorrere la strada dell’arte.

    Dopo questo passaggio decisivo, De Bernardi iniziò a dedicarsi con passione alla pittura, prediligendo il paesaggio e il “genere paese”: per lui le campagne, i borghi, i paesaggi lacustri e rurali del Varesotto e dintorni divennero soggetti ricorrenti. Nonostante la sua base rimanesse Besozzo, viaggiò spesso, anche lungo la riviera ligure, in cerca di stimoli e spunti nuovi.

    Tra le sue prime affermazioni importanti c’è la partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia, con il dipinto intitolato «Nebbie». Da allora la sua carriera prese una piega espositiva regolare: prese parte a numerose edizioni delle Biennali di Venezia, alla Quadriennale di Roma e a molte rassegne nazionali. Nel corso degli anni Trenta, con alcuni lavori, affinò la sua tavolozza, rendendola più luminosa e ricca di vibrazioni, segno evidente dell’influenza del viaggio che fece in Libia: quello fu un momento di svolta per il suo linguaggio cromatico.

    De Bernardi non si limitò al paesaggio: si confrontò anche con nature morte, scene di paese e scorci urbani. Tra le sue opere più conosciute c’è «Mattino», un paesaggio sereno che rappresenta un borgo immerso in una luce chiara e nitida, esempio della sua capacità di cogliere l’atmosfera del luogo con delicatezza.

    Dopo la Seconda guerra mondiale si ritirò a vita privata a Besozzo, continuando a dipingere ma limitando le sue partecipazioni pubbliche. Pur vivendo in tempi di profondi cambiamenti nell’arte, mantenne una coerenza stilistica e non si lasciò attrarre da mode di avanguardia, concentrandosi piuttosto sulla sincerità della propria visione.

    Morì a Besozzo il 13 luglio 1963.

    ESTIMATE:
    min € 2500 - max € 3000
    Starting Price:
    € 700

  • Lotto 12  

    Ritorno a casa

    Ruggero Focardi Ruggero Focardi
    Firenze 1864 - Quercianella (LI) 1934
    Olio su tavola cm 28,5x39,5 firmato in basso a dx R.Focardi

    Ruggero Focardi è stato un pittore italiano nato a Firenze il 16 luglio 1864 e morto a Quercianella, presso Livorno, il 25 febbraio 1934. La sua opera si colloca nella tradizione toscana post-macchiaiola, con una produzione dedicata al paesaggio e alla vita dei campi.
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    Proveniva da una famiglia di artisti: il padre e il fratello maggiore John erano scultori. Iniziò a dipingere da giovanissimo, in gran parte da autodidatta, e nel 1881 raggiunse il fratello a Londra, dove frequentò la Royal Academy. Tornato in Italia, si avvicinò al gruppo dei Macchiaioli grazie all’amicizia con Telemaco Signorini, che ne influenzò profondamente gli esordi, sia nell’uso della macchia sia nell’impostazione descrittiva e analitica della composizione.

    Espose alla Promotrice fiorentina dal 1884 e all’Esposizione universale di Parigi del 1889. Nel 1921 partecipò alle Biennali di Napoli e di Roma e l’anno successivo gli fu dedicata una mostra personale; fu poi presente alla Biennale di Venezia nel 1924 e nel 1926 e alle tre edizioni della Mostra nazionale d’arte marinara tra il 1926 e il 1929.

    Intorno al 1901 si accostò a temi di gusto preraffaellita e alla tecnica divisionista di Previati, senza però che il suo linguaggio ne fosse sostanzialmente modificato. La sua pittura resta legata al vero, con pennellate calde e precise, toni ocra e terrosi, forme semplificate e forti contrasti di luce, al servizio di soggetti rurali rappresentati senza idealizzazione, come nei Contadini di Padenghe, ambientati sulle rive del Garda.

    Eseguì un affresco nella Villa medicea di Cerreto Guidi, insegnò all’Accademia di Belle Arti di Firenze e collaborò a riviste d’arte e a periodici di orientamento socialista e umanitario. Morì a Quercianella nel 1934.

    ESTIMATE:
    min € 1400 - max € 1600
    Starting Price:
    € 400

  • Lotto 13  

    Via di paese 1927

    Gino Romiti Gino Romiti
    Livorno 1881 - 1967
    Olio su tavola cm 40x60 firmato in basso a dx Gino Romiti

    La vita di Gino Romiti, nato a Livorno nel 1881 e scomparso nel 1967, è una storia di determinazione e passione che ha attraversato il mondo dell'arte con notevole impatto. Cresciuto in una famiglia modesta, Romiti si trovò presto ad affrontare le sfide finanziarie, ma non abbandonò mai la sua innata passione per la pittura.
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    A soli sedici anni, riuscì a entrare alla Scuola di Guglielmo Micheli a Livorno, una vera e propria fucina d'arte, dove ebbe l'opportunità di interagire con artisti di spicco come Llewelyn Lloyd, Amedeo Modigliani e Giovanni Fattori. Questo periodo formativo fu fondamentale per plasmare la sua carriera artistica.

    Sin dall'inizio, Romiti partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Permanente di Milano, la Biennale di Venezia e l'Internazionale di Bruxelles. Nel 1920 fu uno dei fondatori del Gruppo Labronico, un'associazione artistica che nacque proprio nel suo studio e di cui fu presidente dal 1943 al 1967. Durante questo periodo, le sue opere subirono un'importante influenza dall'esperienza divisionista, concentrandosi su tematiche legate alla sua città natale, come le pinete di Ardenza e i paesaggi marini. Grazie al suo profondo interesse per il mare, creò anche opere singolari che ritraevano il fondo marino.

    Purtroppo, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale lo portò ad arruolarsi e combattere in Albania, dove realizzò numerosi disegni ispirati al paesaggio e alla vita militare. La sua intensa attività espositiva continuò nel 1922 con la partecipazione alla prima edizione della Primavera Fiorentina. L'ultima sua personale, la quarantacinquesima, si tenne a Siena presso la Galleria "La Balzana" nel 1964, e molte furono le sue retrospettive.

    Gino Romiti era non solo un talentuoso artista ma anche un uomo di profonda spiritualità e religiosità. La sua interpretazione pittorica della vita rifletteva il suo spirito cristiano di accettazione e fede. Le sue opere trasmettevano una luce "vera" che eguagliava la luce di Dio. La natura era la sua fonte d'ispirazione, e in essa trovava purezza, pace e serenità, rappresentando con semplicità ed entusiasmo ogni aspetto cromatico.

    I suoi quadri erano spesso caratterizzati da luminosità e cromatismi intensi. La rappresentazione della luce era centrale in tutte le sue opere, rendendo ogni forma e contenuto dorati e vibranti. Questi giochi di luce e colori si fondevano in una sinfonia che invitava alla riflessione e talvolta alla preghiera. La sua abilità nel catturare la luce in modo magistrale induceva alla meditazione e suggeriva una pausa nell'agitazione umana, incoraggiando le persone a riflettere sulla loro esistenza in rapporto all'Universo. Questo Universo era simbolicamente rappresentato dalla bellezza della natura, vista come l'elemento perfetto e sublime della creazione divina, e Romiti, con umiltà, portava rispetto a questa grandezza. Le opere di Gino Romiti erano veri e propri inno alla vita, una testimonianza della sua profonda connessione con il mondo che lo circondava e con la spiritualità che permeava ogni aspetto della sua arte.

    ESTIMATE:
    min € 1600 - max € 1800
    Starting Price:
    € 700

  • Harry Brooker Harry Brooker
    Londra Inghilterra 1848 - 1940
    Olio su tela cm 71x91 firmato in basso a dx Harry Brooker

    Harry Brooker (1848–1940) è stato un pittore britannico specializzato nella pittura di genere, attivo soprattutto tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. La sua produzione si inserisce pienamente nel gusto vittoriano per la rappresentazione della vita domestica e dell’infanzia, con scene spesso ambientate in interni borghesi o in contesti quotidiani, caratterizzate da un tono narrativo semplice e da una forte attenzione al dettaglio realistico.
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    Nato a Londra nel 1848 in una famiglia legata al mondo artistico, Brooker si formò probabilmente anche grazie all’influenza del suo ambiente familiare, in particolare dello zio Charles Hunt, anch’egli pittore. Fin da giovane si dedicò alla pittura di soggetti di genere, trovando presto una propria collocazione nel circuito espositivo britannico. A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento iniziò infatti a esporre presso importanti istituzioni come la Royal Academy e la Royal Society of British Artists, ottenendo una discreta visibilità.

    La sua carriera fu segnata da una costante attenzione per il mondo dell’infanzia, che rappresentò il nucleo centrale della sua produzione. Bambini impegnati nel gioco, momenti di vita familiare e scene domestiche costituiscono i soggetti più ricorrenti delle sue opere, trattati con un linguaggio pittorico misurato e narrativo, vicino alla tradizione della cosiddetta Cranbrook Colony, un gruppo di artisti che celebrava la vita familiare idealizzata dell’Inghilterra vittoriana. In questo contesto, Brooker sviluppò uno stile riconoscibile per la sua capacità di combinare realismo descrittivo e sentimento affettuoso, spesso con una sottile vena narrativa o moraleggiante.

    Nel corso della sua vita si sposò e si trasferì per un periodo a Southport, lavorando anche come insegnante privato di disegno prima di tornare a Londra, dove continuò la sua attività artistica ed espositiva fino ai primi decenni del Novecento. Le sue opere furono esposte anche in sedi provinciali e continuarono a circolare nel mercato dell’arte anche dopo la sua morte.

    Harry Brooker morì a Londra nel 1940, lasciando un corpus di opere che oggi viene ricordato soprattutto per la sua capacità di restituire con sensibilità e precisione l’immaginario domestico e infantile dell’età vittoriana, contribuendo alla tradizione della pittura di genere inglese.

    ESTIMATE:
    min € 2300 - max € 2500
    Starting Price:
    € 800

  • Lotto 15  

    Foliage autunnale

    Guilhermo Carlos Tasset Guilhermo Carlos Tasset
    Lima Peru' 1843 - Nizza Francia 1925
    Olio su tela cm 80x110 firmato in basso a dx G.Tasset

    Guilhermo Carlos Tasset, noto in Francia come Guillaume Charles Tasset, è stato un pittore e mercante di colori francese nato a Lima, in Perù, nel 1843 da padre francese, e morto a Nizza nel 1925. La sua figura è legata in modo particolare alla Parigi degli impressionisti e dei post-impressionisti, ai quali fornì tele e colori.
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    Stabilitosi a Parigi, aprì al numero 31 di rue Fontaine, nel quartiere di Montmartre, il negozio di materiali per artisti Tasset et Lhote, gestito in società con Lhote, specializzato nella preparazione di tele e nella vendita di colori. L’attività si estese poi anche al materiale fotografico, agli ingrandimenti e alle stampe, con la collaborazione della figlia Delphine.

    Il negozio fu frequentato da numerosi pittori del tempo, tra cui Paul Signac, Alfred Sisley ed Edgar Degas, del quale Tasset fu amico. Vincent van Gogh vi acquistò con regolarità tele preparate e colori durante il soggiorno parigino tra il 1886 e il 1888, e continuò a ordinarli anche dopo il trasferimento ad Arles, tramite il fratello Theo; le tele preparate di Tasset et Lhote sono state oggetto di specifici studi tecnici sulla pittura di Van Gogh.

    Accanto all’attività commerciale, Tasset coltivò la pittura, dedicandosi al paesaggio e alle scene di vita rurale nella tradizione della scuola di Barbizon, con soggetti tratti anche dai dintorni di Marlotte, il borgo ai margini della foresta di Fontainebleau frequentato dai paesaggisti francesi.

    Trascorse gli ultimi anni nel sud della Francia e morì a Nizza nel 1925.

    ESTIMATE:
    min € 1600 - max € 1800
    Starting Price:
    € 400

  • Lotto 16  

    Il sonno della donna

    Maria Colzani Maria Colzani
    Milano 1879 - Gornate Olona (VA) 1977
    Pastello su carta cm 60x100 firmato in basso a sx M.Colzani

    Maria Colzani è stata una pittrice italiana nata a Milano nel 1879 e morta a Gornate Olona, in provincia di Varese, nel 1977. La sua opera si inserisce nella pittura lombarda di fine Ottocento e primo Novecento, in un percorso che dalla figura conduce al paesaggio.
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    Nata in una famiglia milanese di piccoli industriali, si formò presso l’Accademia libera di pittura di Filippo Carcano. Espose con regolarità alla Permanente di Milano a partire dal 1899 e nel 1900 presentò due pastelli, Nuda e Primavera, alla quarta Triennale di Brera, partecipando nello stesso anno all’esposizione nazionale di Verona.

    Negli anni successivi fu presente all’Esposizione nazionale di Milano del 1906, alle mostre femminili di Torino del 1910-11 e del 1913, al Lyceum femminile di Milano, alla Famiglia Artistica milanese nel 1918 e all’Umanitaria nel 1919. A Torino ottenne inoltre un riconoscimento per la caricatura. Un suo dipinto eseguito all’interno del gasometro di Milano, con gli operai intenti all’estrazione del coke incandescente, fu esposto alla Famiglia Artistica e giudicato degno del Museo del Lavoro.

    La prima produzione è dedicata alla figura, in particolare all’infanzia, e ai ritratti dei familiari; in seguito, sotto l’influenza di Leonardo Bazzaro ed Emilio Gola, si orientò verso il paesaggio, con una pittura sempre più vigorosa e intensa, segnata da una sincera ricerca dell’essenza della natura.

    Durante il ventennio si ritirò dalle esposizioni ufficiali a causa del suo convinto socialismo, tornando a esporre negli anni Cinquanta. Continuò a dipingere fino a tarda età, quasi cieca, scrivendo anche poesie in dialetto milanese. Nel 1969 si trasferì a Gornate Olona, dove morì nel 1977.

    ESTIMATE:
    min € 1200 - max € 1400
    Starting Price:
    € 400

  • Lotto 17  

    Colori d'autunno

    Augusto Laforet Augusto Laforet
    Milano 1881 - Ghiffa 1970 ( Verbano-Cusio-Ossola )
    Olio su cartone cm 49x35 firmato in basso a dx Augusto Laforet

    Augusto Laforêt è stato un pittore italiano nato nel 1881 e morto nel 1970, attivo soprattutto in ambito milanese nella prima metà del Novecento. Le fonti lo ricordano principalmente come paesaggista.
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    La sua produzione è dedicata in larga parte al paesaggio di montagna e di lago, con scorci alpini, baite e vedute lacustri, eseguiti a olio su tela e su tavola con una pennellata rapida e attenta agli effetti atmosferici.

    Accanto al paesaggio praticò anche il ritratto. Eseguì alcuni ritratti per la quadreria dell’Istituto dei Ciechi di Milano e, nel 1930, ricevette dall’Ospedale Maggiore la commissione del ritratto della benefattrice Adele Zacchi Fornoni, cantante lirica e insegnante di pianoforte. L’opera, di grande formato, fu approvata all’inizio dell’anno successivo ed entrò nelle collezioni dell’ospedale, dove è tuttora conservata; la critica vi ha sottolineato la pennellata veloce dello sfondo, in cui ombre e cielo creano un’atmosfera quasi drammatica.

    Augusto Laforêt morì nel 1970.

    ESTIMATE:
    min € 1400 - max € 1600
    Starting Price:
    € 500

  • Achille Jemoli Achille Jemoli
    Lecco 1878 - 1960
    Olio su tavola cm 48x60 firmato in basso a dx A.Jemoli

    Achille Jemoli è stato un pittore e incisore italiano nato a Lecco il 28 settembre 1878 e morto a Milano il 16 dicembre 1960. La sua opera si colloca nella pittura lombarda del primo Novecento, divisa tra il ritratto e il paesaggio di montagna.
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    Si formò all’Accademia di Brera come allievo di Cesare Tallone, dal quale assimilò la solidità del disegno e la sensibilità per la resa del carattere nella figura. Esordì nel 1910 a Torino con un autoritratto e una veduta del Monte Rosa all’alba e nello stesso anno presentò alcune puntesecche all’Esposizione nazionale di Belle Arti di Milano. Nel 1912 espose L’Alpe del sogno alla mostra dei rifiutati allestita alla Cova di Milano e nello stesso anno fu nominato socio onorario dell’Accademia di Brera.

    Partecipò con regolarità alle esposizioni nazionali e tenne mostre personali in diverse città italiane. Nel 1923 fu presente alla Quadriennale di Torino con Mattino sull’alpe e nel 1928 ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione d’arte montana.

    Come ritrattista eseguì le effigi di numerose personalità del suo tempo, tra cui il professor Murri, il professor De Agostini e don Luigi Guanella, e lavorò anche per la quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Si dedicò inoltre alla pittura sacra, con pale per chiese e conventi e affreschi per una cappella a Cadenabbia.

    Il paesaggio alpino resta il cuore della sua produzione, affrontato con attenzione alla luce e alle variazioni del giorno, tema al quale dedicò un ciclo di ventiquattro studi sulle ore della giornata. Due suoi dipinti, La morte di Nerone e Tramonto sul Catinaccio, sono legati alla Galleria d’Arte Moderna di Milano. Morì a Milano nel 1960; negli anni successivi gli furono dedicate mostre a Milano e a Piacenza.

    ESTIMATE:
    min € 800 - max € 1000
    Starting Price:
    € 350

  • Lotto 19  

    Betulla montana 1944

    Achille Jemoli Achille Jemoli
    Lecco 1878 - 1960
    Olio su tavola cm 50x65 firmato in basso a dx Achille Jemoli

    Achille Jemoli è stato un pittore e incisore italiano nato a Lecco il 28 settembre 1878 e morto a Milano il 16 dicembre 1960. La sua opera si colloca nella pittura lombarda del primo Novecento, divisa tra il ritratto e il paesaggio di montagna.
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    Si formò all’Accademia di Brera come allievo di Cesare Tallone, dal quale assimilò la solidità del disegno e la sensibilità per la resa del carattere nella figura. Esordì nel 1910 a Torino con un autoritratto e una veduta del Monte Rosa all’alba e nello stesso anno presentò alcune puntesecche all’Esposizione nazionale di Belle Arti di Milano. Nel 1912 espose L’Alpe del sogno alla mostra dei rifiutati allestita alla Cova di Milano e nello stesso anno fu nominato socio onorario dell’Accademia di Brera.

    Partecipò con regolarità alle esposizioni nazionali e tenne mostre personali in diverse città italiane. Nel 1923 fu presente alla Quadriennale di Torino con Mattino sull’alpe e nel 1928 ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione d’arte montana.

    Come ritrattista eseguì le effigi di numerose personalità del suo tempo, tra cui il professor Murri, il professor De Agostini e don Luigi Guanella, e lavorò anche per la quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Si dedicò inoltre alla pittura sacra, con pale per chiese e conventi e affreschi per una cappella a Cadenabbia.

    Il paesaggio alpino resta il cuore della sua produzione, affrontato con attenzione alla luce e alle variazioni del giorno, tema al quale dedicò un ciclo di ventiquattro studi sulle ore della giornata. Due suoi dipinti, La morte di Nerone e Tramonto sul Catinaccio, sono legati alla Galleria d’Arte Moderna di Milano. Morì a Milano nel 1960; negli anni successivi gli furono dedicate mostre a Milano e a Piacenza.

    ESTIMATE:
    min € 800 - max € 1000
    Starting Price:
    € 350

  • Lotto 20  

    Paesaggio Montano 1932

    Mario Ornati Mario Ornati
    Vigevano 1887 - Milano 1955
    Olio su tela cm 95x110 firmato in basso a dx M.Ornati

    Mario Ornati è stato un pittore italiano nato a Vigevano nel 1887 e morto a Milano nel 1955. La sua opera si colloca nella pittura lombarda della prima metà del Novecento, con una produzione divisa tra il ritratto, il paesaggio e la decorazione.
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    Si formò all’Accademia di Brera a Milano e proseguì gli studi a Roma sotto la guida di Giulio Aristide Sartorio, dal quale assimilò il gusto per la grande decorazione e una solida impostazione disegnativa. Esordì all’Esposizione internazionale di Roma e fu poi presente alle Nazionali di Brera del 1910 e del 1912 e alle esposizioni di Torino e Vercelli.

    Nel 1914 eseguì un fregio allegorico per il padiglione italiano alla fiera di Lipsia e nello stesso anno il re acquistò il suo dipinto Lago Maggiore. Nel 1920 ottenne il premio Mylius per un affresco, a conferma della sua abilità anche nella pittura murale.

    Fu un ritrattista molto richiesto nell’ambiente milanese e lavorò a lungo per la quadreria dell’Ospedale Maggiore, alla quale consegnò diversi ritratti di benefattori, tra cui quello della contessa Maria Scala Branca del 1932. Nei ritratti degli anni Trenta adottò spesso un’impaginazione scenografica, con una stesura fluida e un’interpretazione misurata della fisionomia, lontana dalle formule del Novecento.

    Accanto al ritratto coltivò il paesaggio, in particolare le vedute lacustri e lombarde. Morì a Milano nel 1955.

    ESTIMATE:
    min € 1600 - max € 1800
    Starting Price:
    € 500

  • Lotto 21  

    Nipoti in campagna

    Rito Baccarini Rito Baccarini
    Gonzaga (MN) 1895 - Milano 1970
    Olio su masonite cm 80x64,5 firmato in basso a sx Rito Boscarini

    ESTIMATE:
    min € 1000 - max € 1200
    Starting Price:
    € 300

  • Lotto 22  

    Chiacchiere

    Paolo Sala Paolo Sala
    Milano 1859 - 1924
    Acquarello su carta cm 56,5x75 firmato in basso a sx Paolo Sala

    Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito.
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    Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito. Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924.

    ESTIMATE:
    min € 1800 - max € 2000
    Starting Price:
    € 500

  • Lotto 23  

    Ritratto

    Emilio Gola Emilio Gola
    Milano 1851 - 1923
    Olio su tela cm 52x39 firmato in basso a sx E.Gola

    Emilio Gola è stato un pittore italiano nato a Milano il 22 febbraio 1851 e morto nella stessa città il 21 dicembre 1923. È considerato uno dei protagonisti della pittura lombarda tra Otto e Novecento, interprete di un naturalismo di respiro europeo.
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    Nato in una famiglia nobile milanese, fu incoraggiato alla pittura dal padre, pittore dilettante. Nel 1873 si laureò in ingegneria industriale al Politecnico di Milano e non frequentò l’Accademia di Brera, preferendo le lezioni private di Sebastiano De Albertis. Guardò con interesse alla pittura di Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni, mentre i viaggi in Francia, Olanda e Inghilterra, resi possibili dalla condizione agiata della famiglia, lo misero in contatto con la pittura straniera.

    Esordì all’esposizione annuale di Brera nel 1879 e partecipò poi con regolarità alle rassegne nazionali, ottenendo i riconoscimenti più importanti in ambito europeo. Negli anni Ottanta era già un ritrattista apprezzato dell’aristocrazia milanese.

    La sua pittura, dal colore acceso e dalla pennellata energica, deriva dalla lezione scapigliata delle pennellate accostate e sovrapposte, ma la porta verso una tavolozza più chiara e una stesura più libera, talvolta a scapito della definizione della forma. Accanto al ritratto si dedicò al paesaggio con figure, soprattutto in Brianza, come nelle diverse versioni delle Lavandaie a Mondonico, ai Navigli milanesi e, negli ultimi anni, alle marine di Alassio e della laguna veneta.

    Fu un punto di riferimento per i pittori più giovani dell’ambiente milanese. Le sue opere sono conservate alla Galleria d’Arte Moderna di Milano e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Morì a Milano nel 1923.

    ESTIMATE:
    min € 2000 - max € 2500
    Starting Price:
    € 400

  • Lotto 24  

    La contessa 1902

    Leonardo Bazzaro Leonardo Bazzaro
    Milano 1853 - 1937
    Olio su tavola cm 46x34 firmato in basso a dx L.Bazzaro

    Leonardo Bazzaro fu un pittore italiano attivo tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, noto soprattutto per i suoi paesaggi, i ritratti e le scene di vita quotidiana. La sua formazione artistica ebbe inizio in un periodo di fermento culturale, in cui le correnti del realismo e del verismo esercitarono una notevole influenza sui giovani artisti italiani.
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    Durante la sua carriera, Bazzaro si distinse per la capacità di catturare la luce e l'atmosfera, elementi che rendono le sue opere particolarmente evocative e ricche di dettagli naturalistici .

    Il percorso espositivo del pittore lo vide protagonista in numerose mostre sia in Italia che all’estero, contribuendo così a diffondere il suo stile personale e a consolidare la sua reputazione nell’ambito della pittura di genere e del paesaggio. Pur rimanendo ancorato ai canoni del realismo, Bazzaro sperimentò progressivamente nuove tecniche e linguaggi pittorici, integrando elementi modernisti che evidenziarono la sua capacità di interpretare in chiave personale la realtà circostante .

    Oggi, le opere di Leonardo Bazzaro sono apprezzate non solo per la loro bellezza formale, ma anche per il valore storico e culturale che rappresentano, testimonianza di un’epoca di importanti trasformazioni artistiche e sociali in Italia. Molte delle sue creazioni sono custodite in collezioni museali e private, continuando a suscitare interesse e ammirazione tra collezionisti e studiosi d’arte.

    Questa breve biografia intende offrire una panoramica della vita e dell’opera di un artista che, pur essendo stato apprezzato nel suo tempo, oggi rappresenta un importante capitolo della storia della pittura italiana.

    ESTIMATE:
    min € 1400 - max € 1600
    Starting Price:
    € 500

  • Luigi Bisi Luigi Bisi
    Milano 1814 - Milano 1886
    Olio su tela cm 27,5x23 firmato in basso a sx L.Bisi

    Luigi Bisi nacque a Milano il 10 maggio 1814 in una famiglia di artisti: suo padre Michele e suo zio Giuseppe erano anch'essi pittori. Iniziò la sua formazione artistica sotto la guida del padre e dello zio, per poi perfezionarsi all'Accademia di Brera, dove fu allievo di Francesco Durelli.
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    La sua carriera si distinse per una specializzazione nella pittura prospettica, un'arte che lo portò a dedicarsi principalmente alla rappresentazione di interni ed esterni di chiese, con una particolare predilezione per il Duomo di Milano. La precisione tecnica e l'uso sapiente della luce caratterizzarono le sue opere, che riscuosero apprezzamenti in tutta Europa.

    Nel 1851, Luigi Bisi succedette a Francesco Durelli nella cattedra di prospettiva all'Accademia di Brera, un incarico che mantenne fino alla morte. Oltre alla sua attività artistica, collaborò anche ai restauri del Duomo di Milano, lavorando insieme all'architetto Giovanni Brocca. La sua attività di insegnante e la qualità delle sue opere contribuirono a consolidare il suo nome nel panorama artistico dell'epoca.

    Morì a Milano l'11 settembre 1886Luigi Bisi nacque a Milano il 10 maggio 1814 in una famiglia di artisti: suo padre Michele e suo zio Giuseppe erano anch'essi pittori. Iniziò la sua formazione artistica sotto la guida del padre e dello zio, per poi perfezionarsi all'Accademia di Brera, dove fu allievo di Francesco Durelli. La sua carriera si distinse per una specializzazione nella pittura prospettica, un'arte che lo portò a dedicarsi principalmente alla rappresentazione di interni ed esterni di chiese, con una particolare predilezione per il Duomo di Milano. La precisione tecnica e l'uso sapiente della luce caratterizzarono le sue opere, che riscuosero apprezzamenti in tutta Europa.

    Nel 1851, Luigi Bisi succedette a Francesco Durelli nella cattedra di prospettiva all'Accademia di Brera, un incarico che mantenne fino alla morte. Oltre alla sua attività artistica, collaborò anche ai restauri del Duomo di Milano, lavorando insieme all'architetto Giovanni Brocca. La sua attività di insegnante e la qualità delle sue opere contribuirono a consolidare il suo nome nel panorama artistico dell'epoca.

    Morì a Milano l'11 settembre 1886.

    ESTIMATE:
    min € 2300 - max € 2500
    Starting Price:
    € 600

  • Lotto 26  

    Scalinata di paese

    Ambrogio Fermini Ambrogio Fermini
    Cernusco sul Naviglio 1811 - Milano 1883
    Olio su tela cm 50x37 firmato in basso a dx A.Fermini

    Ambrogio Fermini è stato un pittore italiano nato a Cernusco sul Naviglio, presso Milano, nel 1811 e morto a Milano nel 1883. La sua opera si colloca nella pittura lombarda di veduta e di paesaggio dell’età romantica.
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    Si formò all’Accademia di Brera e a partire dal 1838 espose con regolarità alle mostre braidensi, presentando vedute e paesaggi animati da figure. Nel 1860 partecipò all’esposizione di Brera con cinque paesaggi, a conferma di una presenza costante nella vita artistica milanese.

    Le sue vedute della campagna lombarda hanno un carattere romantico, con ampi orizzonti, luci morbide e piccole figure inserite nel paesaggio. Accanto ad esse si dedicò alla veduta urbana e agli interni delle chiese milanesi, come quello di Sant’Antonio, datato 1879.

    Al Museo del Risorgimento di Milano è conservato un dipinto firmato Fermini e datato 1860 che rappresenta il combattimento alle Colonne di San Lorenzo durante le Cinque giornate del 1848, entrato nelle collezioni civiche nel 1884. Una sua Veduta di Riva del Garda si trova al Museo Civico di Riva del Garda.

    Ambrogio Fermini morì a Milano nel 1883.

    ESTIMATE:
    min € 1200 - max € 1400
    Starting Price:
    € 400

  • Lotto 27  

    Il gentiluomo 1882

    Domenico Pennacchini Domenico Pennacchini
    Roma 1860 - 1917
    Acquerello su carta cm 53,5x76,5 firmato in basso a dx D.Pennacchini ( difetti )

    Domenico Pennacchini è stato un pittore italiano nato a Roma nel 1860 e morto nel 1917. La sua opera si inserisce nella pittura romana di fine Ottocento, con una produzione dedicata al paesaggio, alla veduta e alla scena di genere.
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    Si formò all’Accademia di Belle Arti di Roma e si affermò presto come acquerellista e pastellista, tecniche che predilesse per tutta la carriera. Tra i primi lavori noti figurano Ozio e lavoro, del 1882, e Il ritorno al villaggio, presentato a Milano nel 1885.

    Partecipò con assiduità alle rassegne romane: espose alla Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti nel 1886, con Un bacio devoto, e di nuovo nel 1895-96 con Molto le sarà perdonato; alla Società degli Acquarellisti nel 1891, nel 1900 e nel 1906; e dal 1901 alle mostre del gruppo In Arte Libertas, che riuniva intorno a Nino Costa i paesaggisti più attenti allo studio dal vero della campagna romana.

    Fu presente anche fuori Roma, a Venezia nel 1887, a Berlino nel 1896 e a San Pietroburgo nel 1902, dove espose l’Arco di Tito al Foro romano. Tra i soggetti ricorrenti della sua produzione figurano le vedute di Villa Borghese, della via Appia e dei monumenti antichi della città.

    I suoi paesaggi sono conservati a Roma alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e alla Galleria Comunale d’Arte Moderna. Domenico Pennacchini morì nel 1917.

    ESTIMATE:
    min € 1800 - max € 2000
    Starting Price:
    € 700

  • Ulderico Marotto Ulderico Marotto
    San Michele Extra VR 1890 - 1985
    Acquerello su carta cm 55x45 firmato in basso a sx Indecifrata

    Ulderico Marotto è stato un pittore italiano nato a San Michele Extra, alle porte di Verona, il 22 agosto 1890 e morto nella stessa località il 27 febbraio 1985. È ricordato come uno dei più sensibili interpreti della Verona del Novecento, in particolare attraverso l’acquerello.
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    Figlio di una famiglia modesta che gestiva una piccola osteria, dovette lasciare presto la scuola e lavorare come garzone, magazziniere e cameriere, finché la madre non gli trovò un posto di apprendista presso una bottega di decorazione. Frequentò la Scuola serale di Arti e Mestieri di Verona e, dopo il trasferimento della famiglia a Milano nel 1906, seguì i corsi dell’Accademia di Brera e una scuola serale al Castello Sforzesco.

    Gli studi furono interrotti dal servizio militare, che lo tenne impegnato tra la guerra di Libia e la Prima guerra mondiale fino al 1919. Tornato a Milano aprì uno studio e conobbe il pittore Vincenzo Castelli, che lo avvicinò all’acquerello e con il quale lavorò a lungo; per vivere si dedicò anche alla grafica pubblicitaria.

    Nel 1942, a causa dei bombardamenti su Milano, si trasferì con la famiglia a Verona, dove aprì uno studio in via Fogge e si concentrò sul paesaggio. Lavorò a tempera e a olio, ma soprattutto ad acquerello, ritraendo piazze, ponti, palazzi e vicoli della città, scorci oggi scomparsi come i ponti provvisori, i mulini e i barconi sull’Adige, i paesi del Garda e i soggiorni estivi in Liguria, sull’Adriatico e a Chioggia. Accanto alle vedute rappresentò la vita quotidiana e i mestieri del tempo, dai sabbiaroli ai traghettatori, dagli spazzacamini alle lavandaie.

    Uomo schivo e riservato, espose poco e non partecipò mai a concorsi. La sua pittura, realista e luminosa, è stata riscoperta negli ultimi anni con diverse mostre a Verona, tra cui la retrospettiva alla Gran Guardia del 2014. Morì a San Michele Extra nel 1985.

    ESTIMATE:
    min € 800 - max € 1000
    Starting Price:
    € 200

  • Lotto 29  

    Canale Veneziano

    Alessandro Milesi Alessandro Milesi
    Venezia 1856-1945
    Olio su tela applicata cm 54x38 firmato in basso a dx A.Milesi

    Alessandro Milesi, figlio di Giovanni Maria, un commerciante all'ingrosso di granaglie, e della sua seconda moglie Lucia Viola, vide la luce a Venezia il 29 aprile 1856. Fu battezzato il 4 maggio nella parrocchia di S.
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    Trovaso, contribuendo così alla ricca tradizione artistica di questa città lagunare.

    La sua giovinezza fu segnata da sfide economiche a causa della malattia del padre, che lo spinsero a iniziare a lavorare come tabaccaio nei pressi di S. Simeone. Tuttavia, la sua passione per l'arte lo spinse a perseguire una carriera artistica.

    A soli tredici anni, il 15 novembre 1869, Alessandro si iscrisse all'Accademia di belle arti di Venezia, un importante passo nella sua formazione. Qui studiò con impegno e ottenne risultati lodevoli, come attestato dai documenti conservati negli Archivi dell'Accademia.

    Il suo percorso artistico lo portò successivamente a Verona, dove seguì il suo insegnante Napoleone Nani. Grazie all'aiuto di Nani, ottenne commissioni importanti, tra cui il dipinto del soffitto di una chiesa a Isola della Scala e altri lavori significativi.

    Tornato a Venezia, Alessandro Milesi creò opere notevoli, tra cui i ritratti del padre e della madre, esposti in importanti gallerie d'arte. Espose in diverse mostre nazionali ed internazionali, guadagnandosi una crescente reputazione.

    Le sue opere spesso rappresentavano scene di vita quotidiana veneziana, con gruppi di persone intente al lavoro o alla conversazione, influenzate dalla tendenza artistica di quegli anni. Le sue composizioni richiamavano l'attenzione di collezionisti e artisti stranieri.

    Nel 1886, Alessandro Milesi si sposò con Maria Ciardi, anch'essa proveniente da una famiglia di artisti. Continuò a dipingere con passione, realizzando ritratti e opere di grande impegno sociale.

    Partecipò regolarmente alla Biennale di Venezia, esponendo diverse opere che ottennero apprezzamento e premi. Il suo contributo all'arte veneziana fu significativo, con opere che riflettevano la vita e la cultura della città.

    Nel 1934, realizzò una pala d'altare per la chiesa di S. Teresa a Venezia, una delle rare opere a soggetto religioso della sua carriera.

    Alessandro Milesi trascorse gran parte della sua vita a Venezia, contribuendo in modo significativo alla scena artistica della città. Morì il 29 ottobre 1945 a Venezia, lasciando un eredità duratura nel mondo dell'arte veneziana. Le sue opere continuano a essere ammirate e studiate per la loro bellezza e autenticità.

    ESTIMATE:
    min € 1600 - max € 1800
    Starting Price:
    € 700

  • Lotto 30  

    Dall'Antiquario

    Cosimo Privato Cosimo Privato
    Venezia 1899-1971
    Olio su masonite cm 48x33 firmato in basso a dx C.Privato

    Cosimo Privato è stato un pittore italiano nato a Venezia il 18 settembre 1899 e morto nella stessa città il 28 marzo 1971. La sua opera si inserisce nella pittura veneziana tra le due guerre, con una produzione dedicata alla figura, al paesaggio lagunare e alla marina.
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    Si mise in luce già dalla metà degli anni Venti, ottenendo attenzione sia in ambito locale sia nazionale. Fu tra i più giovani espositori della Biennale di Venezia, alla quale partecipò dal 1926 al 1938, e prese parte alle mostre d’arte italiana organizzate all’estero dalla Biennale, tra cui quella del 1933 alla Künstlerhaus di Vienna.

    Fu presente inoltre alla terza Biennale romana del 1925, alla seconda Quadriennale di Roma del 1935, alle Esposizioni internazionali di Belle Arti di Fiume del 1925 e del 1927, alla Società per le Belle Arti di Milano e alle mostre sindacali delle Tre Venezie. Sue opere furono acquistate dal re Vittorio Emanuele III, dal Comune di Venezia, dalla Città di Bari, dal Ministero dell’Educazione Nazionale e dalla Banca d’Italia.

    Nel 1928 vinse il concorso per i cartoni di una decorazione a mosaico destinata al salone di ricevimento del Palazzo Reale del Cairo, lavoro che gli valse l’apprezzamento del re Fuad I. Nel 1935 compì con il pittore Domenico Mori un viaggio per mare a bordo di una petroliera diretta a Costanza, da cui nacque un ciclo di marine e vedute di viaggio, dal Mar Nero ai Dardanelli fino alla costa dalmata.

    La sua pittura restituisce con freschezza la vita dei canali e della laguna, con figure e bambini colti nella quotidianità veneziana. Morì a Venezia nel 1971.

    ESTIMATE:
    min € 700 - max € 800
    Starting Price:
    € 250

  • Lotto 31  

    Canal grande Venezia

    Emanuele Brugnoli Emanuele Brugnoli
    Bologna 1859 - Venezia 1944
    Acquerello su carta cm 46x61,5 firmato in basso a dx E.BrugnoliEmanuele Brugnoli, nato a Bologna il 2 settembre 1859, fu uno stimato pittore italiano noto soprattutto per le sue straordinarie opere realizzate con la tecnica dell'acquerello. Dopo aver studiato all'Accademia della sua città sotto la guida dello scenografo Valentino Solmi, divenne l'allievo prediletto di quest'ultimo.
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    La sua carriera artistica fu fortemente influenzata dalla sua permanenza a Venezia, iniziata nel 1880 dopo aver trascorso alcune settimane nella città della laguna.

    A Venezia, Brugnoli entrò in contatto con artisti del calibro di Tito, Serena, Favretto e Milesi, e si dedicò principalmente alla rappresentazione di vedute e paesaggi lagunari. La sua abilità straordinaria nell'uso dell'acquerello divenne evidente, definendo gran parte della sua produzione artistica. Nel 1861, si recò a Londra per partecipare all'Esposizione degli acquerellisti italiani, e da allora partecipò a numerose mostre internazionali.

    Nel 1886, prese parte alla Promotrice fiorentina, seguita nel 1888 dalla partecipazione all'Esposizione Emiliana di Bologna. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu notevole, partecipando alla seconda edizione nel 1899 e a quelle successive dal 1901 al 1907 e dal 1920 al 1934.

    Nel 1912, Brugnoli ottenne il titolo di professore di acquerello e incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dirigendo la Scuola Libera di Incisione fino al 1932. Nonostante la sua fama fosse principalmente legata agli acquerelli, dimostrò grande passione anche per l'acquaforte, prendendo ispirazione soprattutto da James McNeill Whistler.

    La sua notorietà crebbe ulteriormente grazie all'acquisto da parte dell'Imperatore di Germania Guglielmo II di uno dei suoi acquerelli, "Un canale di Venezia". Brugnoli continuò a esporre regolarmente alle Internazionali veneziane, guadagnandosi l'attenzione critica per la sua maestria artistica.

    Emanuele Brugnoli si spense a Venezia il 22 marzo 1944, lasciando un lascito duraturo nel mondo dell'arte, soprattutto per la sua abilità distintiva nell'uso dell'acquerello e dell'acquaforte.

    ESTIMATE:
    min € 800 - max € 900
    Starting Price:
    € 400

  • Lotto 32  

    Contadini

    Alessio Issupoff Alessio Issupoff
    Viatka 1889 - Roma 1957
    Olio su tavola cm 30x50 firmato in basso a dx Alessio Issupoff

    Alessio Issupoff, nome italianizzato di Aleksej Vladimirovič Isupov, è stato un pittore russo nato a Vjatka, l’attuale Kirov, il 10 marzo 1889 e morto a Roma il 17 luglio 1957. La sua opera unisce la tradizione realista russa a una pittura luminosa di matrice impressionista, sviluppata in gran parte in Italia.
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    Figlio di un incisore e doratore di icone, ricevette le prime nozioni dagli artigiani che lavoravano con il padre. Studiò poi alla Scuola di pittura, scultura e architettura di Mosca, dove fu seguito da Apollinarij Vasnecov ed ebbe come insegnanti Valentin Serov e Konstantin Korovin, diplomandosi nel 1912.

    Richiamato alle armi nel 1915, fu destinato a Taškent, e il contatto con il Turkestan, in particolare con Samarcanda, segnò profondamente la sua pittura. Congedato nel 1917, si stabilì a Samarcanda, dove diresse un comitato per la tutela e il restauro dei monumenti e dipinse mercati, case da tè e architetture. Tornato a Mosca nel 1921, attraversò un periodo di difficoltà economiche.

    Nel 1926 si recò in Italia per motivi di salute e vi rimase per il resto della vita. Nello stesso anno tenne la prima personale a Roma, seguita da mostre in altre città italiane, e nel 1930 partecipò alla Biennale di Venezia, dove ottenne un riconoscimento che segnò il culmine della sua carriera. In Italia dipinse spesso a memoria la Russia prerivoluzionaria, con betulle, paesaggi innevati, cavalli, slitte e scene di vita contadina, ma anche paesaggi italiani trasfigurati in chiave russa.

    La sua pittura si distingue per la pennellata larga, il primato del colore sul disegno e la delicatezza della gamma cromatica; sviluppò inoltre una tecnica a tempera su tavola ispirata all’icona e alla miniatura orientale. Morì a Roma nel 1957 e fu sepolto nel cimitero acattolico del Testaccio. Le sue opere sono conservate al Museo d’arte di Vjatka, alla Galleria Tret’jakov e in collezioni italiane ed europee.

    ESTIMATE:
    min € 2000 - max € 2500
    Starting Price:
    € 700

  • Lotto 33  

    Cascinale rustico

    Norberto Pazzini Norberto Pazzini
    Verucchio (Rimini) 1856 - 1937
    Olio su tavola cm 23x45 firmato in basso a dx N.Pazzini

    Norberto Pazzini è stato un pittore italiano nato a Verucchio, in Romagna, il 2 giugno 1856 e morto nella stessa località il 1° aprile 1937. La sua opera si colloca nella pittura di paesaggio romana di fine Ottocento, nell’ambito della cerchia di Nino Costa.
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    Di famiglia modesta, nel 1874 si trasferì a Roma, dove studiò fino al 1879 alla Scuola del Museo artistico industriale, mantenendosi con l’esecuzione di tavole anatomiche per l’Ospedale di Santo Spirito. Nell’estate del 1879 tornò per alcuni mesi a Verucchio e dipinse Rimini dopo la pioggia, opera che ebbe un’influenza sugli artisti riminesi che in quegli anni si avvicinavano alla pittura dal vero.

    Rientrato a Roma, si inserì rapidamente nell’ambiente artistico della capitale, stringendo rapporti con Napoleone Parisani e Giulio Aristide Sartorio. Dal 1884 fu legato da amicizia a Nino Costa, che considerò sempre il suo maestro e che lo coinvolse nella Scuola Etrusca e nella società In Arte Libertas, con la quale espose fin dalla fondazione nel 1886. Partecipò inoltre alle mostre degli Amatori e Cultori dal 1885 e a quelle degli Acquarellisti dal 1903 al 1913.

    Su suggerimento di Costa soggiornò in Umbria, in Toscana e in Campania, studiò la pittura del Quattrocento e si avvicinò al gusto preraffaellita. La sua produzione, dedicata quasi interamente al paesaggio, ha un carattere lirico e pastorale, con un colore fresco e vivace e una costante attenzione allo studio dal vero.

    Tenne personali a Milano nel 1922 e a Roma nel 1934. Sue opere sono conservate alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, tra cui Aratura del 1899, all’Accademia di San Luca e alla Pinacoteca comunale di Ravenna. Morì a Verucchio nel 1937.

    ESTIMATE:
    min € 1200 - max € 1400
    Starting Price:
    € 500

  • Lotto 34  

    Figura 1961

    Giovanni Cappelli Giovanni Cappelli
    Cesena 1923 - 1994
    Olio su tela cm 40x50 firmato in basso a sx Cappelli

    Giovanni Cappelli è stato un pittore italiano nato a Cesena il 17 febbraio 1923 e morto nel 1994. La sua opera si colloca nella pittura italiana del secondo dopoguerra, in un percorso che dal neorealismo conduce al realismo esistenziale.
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    Di famiglia contadina, da ragazzo conobbe il pittore Pino Conti, ospite dell’abbazia di Santa Maria del Monte a Cesena, incontro che gli aprì la strada verso l’arte. Dopo aver lavorato come falegname, si iscrisse al Liceo artistico di Bologna e frequentò la Scuola libera del nudo dell’Accademia di Belle Arti, sotto la guida di Virgilio Guidi. Con Alberto Sughi e Luciano Caldari è considerato tra i fondatori della cosiddetta scuola cesenate.

    Nel 1947 si trasferì a Torino per raggiungere l’amico Sughi e nel 1949 a Roma, dove entrò in contatto con il Gruppo Arte Sociale e con i pittori del Portonaccio, tra cui Renzo Vespignani. Le opere di questi anni, di convinta adesione neorealista, sono dedicate al mondo contadino e al lavoro, con richiami a Fattori e a Viani.

    Nel 1953 tenne la prima personale alla Galleria Bergamini di Milano, con la quale espose più volte fino al 1966. Partecipò alla Biennale di Venezia del 1956 e alla Quadriennale di Roma del 1963, e fu presente alle rassegne di arte italiana a Mosca, Leningrado, Varsavia, dove ottenne un secondo premio alla mostra della giovane pittura europea del 1957, e Sydney. Vinse inoltre il Premio Vado Ligure nel 1954, un premio al Premio Suzzara nel 1957 e un secondo premio alla Biennale di Alessandria d’Egitto nel 1970.

    Nel 1959 si stabilì a Milano, dove visse e lavorò fino alla fine. L’amicizia con Giuseppe Banchieri, Gianfranco Ferroni e Tino Vaglieri lo avvicinò al realismo esistenziale: i temi rurali lasciarono il posto alla realtà metropolitana, con un’attenzione a Giacometti e a Francis Bacon, e in seguito a una riflessione più introspettiva, con una pittura che tende verso l’informale. Si dedicò anche alla pittura sacra, con pale d’altare per chiese del Cesenate. Nel 1977 fu tra i promotori della cooperativa Coop. 77 Arti Visive.

    Tra le mostre più importanti figura la personale al Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1989. Sue opere sono conservate in collezioni italiane e straniere, da Budapest a New York, da Berna a Mosca e San Pietroburgo. Morì nel 1994.

    ESTIMATE:
    min € 800 - max € 900
    Starting Price:
    € 300

  • Lotto 35  

    Zinnie 1944

    Anselmo Bucci Anselmo Bucci
    Fossombrone - 1887 - Monza 1955
    Olio su tavola cm 60x50 firmato in basso a dx Bucci

    Anselmo Bucci, figlio di Achille Muzio, nacque il 23 maggio 1887 a Fossombrone. Dopo aver completato gli studi classici al liceo Marco Foscarini di Venezia, si dedicò al disegno presso la scuola di Francesco Salvini a Este.
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    Nel 1904-05, fu allievo dell'Accademia di Brera a Milano e nel 1906 si trasferì a Parigi, rimanendovi fino al 1915 e concentrando la sua attenzione sull'incisione. Durante questo periodo, realizzò diverse raccolte di incisioni, ispirate alla cultura grafica francese post-impressionista, come "Le petit Paris qui bouge" (1908) e "Paris qui bouge" (1909), ottenendo anche una menzione onorevole al Salon des artistes français nel 1910.

    Il suo stile si rifletteva sia nelle influenze del post-impressionismo francese che nelle tracce dello studio del Fattori, mantenendo una maniera secca e evitando la retorica. Il periodo parigino segnò un momento significativo per l'arte di Bucci, in cui si avvicinò al gusto di artisti come Jean-François Raffaelli e Pierre Bonnard, influenze evidenti in opere come "L'écraseur," "Touaregs à Paris," "Avenue Rachel," e altre.

    Durante la prima guerra mondiale, Bucci fu volontario di guerra e documentò la vita sul fronte attraverso incisioni e litografie, come le "Croquis du front italien" (1918) e "Marina a terra" (1918). Dopo la guerra, la sua arte subì un cambiamento significativo. Pur essendo un abile incisore, Bucci decise di esplorare la pittura, orientandosi verso un ritorno al classicismo, in contrasto con le correnti avanguardiste.

    Nel 1922, Bucci fu il promotore del gruppo "Novecento italiano", che cercava di favorire un orientamento neoclassico. Il suo impegno maggiore in questo periodo fu il dipinto "I pittori" (1921-1924), che rappresentava il suo pensiero antitetico ai movimenti d'avanguardia. Bucci mantenne il suo distacco ideale dalla contemporaneità, sostenendo la preferenza per gli antichi rispetto ai moderni.

    Nel corso degli anni successivi, Bucci si affermò anche come scrittore, pubblicando opere come "Il libro della Bigia" (1942) e contribuendo con articoli al Corriere della Sera. Morì a Monza il 19 novembre 1955, lasciando un'impronta significativa nell'ambito artistico italiano, con la sua straordinaria vitalità, indipendenza morale e ironia che si manifestava sia nelle sue opere grafiche che nella sua produzione letteraria.

    ESTIMATE:
    min € 2500 - max € 3000
    Starting Price:
    € 900

  • Lotto 36  

    Natura morta

    Carlo Cherubini Carlo Cherubini
    Ancona, 1897 - Venezia, 1978
    Olio su tela cm 32x44,5 firmato in alto a sx Carlo Cherubini

    Carlo Cherubini nacque ad Ancona il 27 luglio 1897 da Giuseppe Cherubini, anch'egli pittore, e Adelia Ceroni. Ancora bambino, si trasferì con la famiglia a Venezia, stabilendosi in campo Santo Stefano al piano nobile di Palazzo Pisani.
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    Primogenito di quattro fratelli, frequentò il liceo classico e, da studente, compì un viaggio significativo in Germania.

    La sua carriera artistica ebbe inizio precoce: nel 1913 partecipò all'ottava mostra collettiva di Ca' Pesaro a Venezia e, l'anno successivo, espose alla Biennale di Venezia con l'opera "Bambino pensoso", risultando l'artista più giovane in esposizione. In seguito, partecipò ad altre tre edizioni della Biennale di Venezia nel 1922, 1924 e 1926.

    Nel 1927 si trasferì a Parigi, dove decorò il Lido des Champs-Élysées. Nel 1929, presso la Galerie de la Renaissance della capitale francese, venne organizzata una sua personale. Nel 1930 ricevette la Mention Honorable e nel 1932 la Médaille d'Argent. A Parigi dipinse inoltre l'opera "Si jeunesse savait" e il ritratto di Gorge de la Fouchardière.

    Nel 1933 si recò a New York, dove dipinse per il Lido Club di Long Island. Nel 1937 espose a Pittsburgh. Nel 1940 tornò a Venezia, dove eseguì una decorazione al ristorante Al Colombo.

    I soggetti riconoscibili e caratteristici della sua produzione artistica includono il nudo femminile, le figure in maschera e il paesaggio veneziano. La sua stesura pittorica vibrante e luminosa, caratterizzata da colori vivaci, è di particolare suggestione e identificativa del pittore .

    Diverse mostre sono state dedicate a Carlo Cherubini: nel 2012 si è tenuta la mostra "Carlo Cherubini. Un pittore veneziano a Parigi" alla Galleria Nuova Arcadia di Padova, e nel 2015, a Scorzè, Villa Orsini, si è svolta un'altra mostra omonima. Nel 2011 è stato pubblicato un catalogo delle sue opere, a cura di Guido Moro e Michele Rovoletto.

    Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui la Pinacoteca di Ascoli Piceno e la Galleria d'Arte Moderna Marangoni di Udine .

    Carlo Cherubini morì a Venezia nel 1978.

    ESTIMATE:
    min € 600 - max € 800
    Starting Price:
    € 250

  • Lotto 37  

    Pentole in rame 1960

    Donato Frisia Donato Frisia
    Merate (LC) 1883-1953
    Olio su tela cm 62x102 firmato in basso a dx Frisia

    Donato Frisia è stato un pittore italiano nato a Merate il 30 agosto 1883 e morto nella stessa località il 13 dicembre 1953. La sua opera si colloca nel Novecento lombardo come una delle voci più autonome del rinnovato naturalismo, fondata su una costruzione solida della forma e su una tavolozza volutamente sobria.
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    Cresciuto in una famiglia agiata, figlio di un costruttore e decoratore, ricevette le prime nozioni di disegno a Merate e nel 1905 entrò all’Accademia di Brera a Milano, dove seguì contemporaneamente i corsi di scultura, pittura e architettura, conseguendo le licenze in scultura nel 1908 e in pittura nel 1910. Questa formazione ampia gli lasciò un’attenzione costante alla struttura plastica dell’immagine, riconoscibile anche nei dipinti di paesaggio.

    L’esordio pubblico avvenne nel 1910 e attirò subito l’attenzione di artisti già affermati dell’ambiente milanese. Determinante fu l’incontro, nello stesso anno, con Emilio Gola, che gli aprì una prospettiva più europea rispetto al realismo rigoroso della sua prima educazione. Frisia mantenne però sempre una posizione indipendente, restando estraneo tanto al divisionismo e al futurismo quanto all’adesione formale al Novecento italiano.

    A partire dal 1914 fu presente con regolarità alla Biennale di Venezia, dove nel 1942 ottenne una sala personale, e partecipò alle principali rassegne nazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti tra gli anni Venti e Quaranta. Dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale intraprese lunghi viaggi, soprattutto a Parigi e, negli anni Trenta, nel Nord Africa, esperienze che si riflettono in una progressiva chiarificazione della luce.

    La sua pittura matura si caratterizza per un impasto asciutto, costruito con biacca e terre naturali, e per una resa del paesaggio lombardo e alpino priva di compiacimenti descrittivi, in cui il dato naturale è ricondotto a volumi netti e a rapporti tonali misurati. Accanto al paesaggio praticò con continuità la natura morta e il ritratto.

    Nel secondo dopoguerra organizzò annuali raduni di studio del paesaggio in alta quota, ai quali parteciparono diversi pittori lombardi, mantenendo fino all’ultimo un ruolo di riferimento per le generazioni più giovani. Morì a Merate nel 1953.

    ESTIMATE:
    min € 800 - max € 1000
    Starting Price:
    € 350

  • Donato Frisia Donato Frisia
    Merate (LC) 1883-1953
    Pastello su carta cm 38,5x48,5 firmato in basso a dx D.Frisia

    Donato Frisia è stato un pittore italiano nato a Merate il 30 agosto 1883 e morto nella stessa località il 13 dicembre 1953. La sua opera si colloca nel Novecento lombardo come una delle voci più autonome del rinnovato naturalismo, fondata su una costruzione solida della forma e su una tavolozza volutamente sobria.
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    Cresciuto in una famiglia agiata, figlio di un costruttore e decoratore, ricevette le prime nozioni di disegno a Merate e nel 1905 entrò all’Accademia di Brera a Milano, dove seguì contemporaneamente i corsi di scultura, pittura e architettura, conseguendo le licenze in scultura nel 1908 e in pittura nel 1910. Questa formazione ampia gli lasciò un’attenzione costante alla struttura plastica dell’immagine, riconoscibile anche nei dipinti di paesaggio.

    L’esordio pubblico avvenne nel 1910 e attirò subito l’attenzione di artisti già affermati dell’ambiente milanese. Determinante fu l’incontro, nello stesso anno, con Emilio Gola, che gli aprì una prospettiva più europea rispetto al realismo rigoroso della sua prima educazione. Frisia mantenne però sempre una posizione indipendente, restando estraneo tanto al divisionismo e al futurismo quanto all’adesione formale al Novecento italiano.

    A partire dal 1914 fu presente con regolarità alla Biennale di Venezia, dove nel 1942 ottenne una sala personale, e partecipò alle principali rassegne nazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti tra gli anni Venti e Quaranta. Dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale intraprese lunghi viaggi, soprattutto a Parigi e, negli anni Trenta, nel Nord Africa, esperienze che si riflettono in una progressiva chiarificazione della luce.

    La sua pittura matura si caratterizza per un impasto asciutto, costruito con biacca e terre naturali, e per una resa del paesaggio lombardo e alpino priva di compiacimenti descrittivi, in cui il dato naturale è ricondotto a volumi netti e a rapporti tonali misurati. Accanto al paesaggio praticò con continuità la natura morta e il ritratto.

    Nel secondo dopoguerra organizzò annuali raduni di studio del paesaggio in alta quota, ai quali parteciparono diversi pittori lombardi, mantenendo fino all’ultimo un ruolo di riferimento per le generazioni più giovani. Morì a Merate nel 1953.

    ESTIMATE:
    min € 400 - max € 500
    Starting Price:
    € 75

  • Francesco Domeneghini Francesco Domeneghini
    Breno ( BS ) 1860 - Bergamo 1950
    Olio su tavola diametro cm 50 firmato in basso a sx F.Domeneghini

    Francesco Domeneghini è stato un pittore e decoratore italiano nato a Breno, in Valle Camonica, il 5 ottobre 1860 e morto a Bergamo il 10 maggio 1950. La sua opera si divide tra la decorazione d’interni e la pittura da cavalletto, tra la Lombardia e il Sud America.
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    Si formò nella bottega del pittore Giuseppe Rota, attivo nella decorazione di dimore aristocratiche, e proseguì gli studi a Roma, dove frequentò la Scuola del costume per lo studio dal vero della figura.

    Nel 1888 si trasferì in Sud America, dove svolse un’intensa attività di decoratore. Le commissioni di questo periodo sono documentate da un diario conservato dagli eredi, anche se la maggior parte delle opere è andata perduta.

    Rientrato in Italia, si stabilì a Bergamo, dove insegnò per molti anni all’Istituto Andrea Fantoni, contribuendo alla formazione di numerosi giovani decoratori e artigiani. Parallelamente realizzò un’ampia produzione di dipinti da cavalletto, dedicati al paesaggio, alla veduta urbana e al ritratto.

    Morì a Bergamo nel 1950, lasciando in eredità al paese natale la sua collezione di opere di artisti bergamaschi dal Cinquecento al Settecento.

    ESTIMATE:
    min € 1200 - max € 1400
    Starting Price:
    € 500

  • Lotto 40  

    Parigi a Montmartre

    Riccardo Galli Riccardo Galli
    Milano 1869 - Barzio (LC) 1944
    Olio su tela cm 35x43,5 firmato in basso a dx Riccardo Galli

    Riccardo Galli è stato un pittore, illustratore e cartellonista italiano nato a Milano nel 1869, da una famiglia di origine piemontese, e morto a Barzio nel 1944. La sua opera attraversa la cultura figurativa milanese tra Otto e Novecento, unendo il ritratto, il paesaggio e la grafica pubblicitaria.
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    Si formò all’Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini. Giovanissimo, lavorò accanto a pittori già affermati come Filippo Carcano, Gaetano Previati, Luigi Conconi ed Emilio Longoni alla realizzazione di una grande tela panoramica destinata all’Esposizione universale di Chicago, esperienza che lo inserì presto nell’ambiente artistico cittadino.

    Nel 1896 presentò alla Biennale di Brera un grande ritratto a pastello della moglie, che gli valse a soli ventisette anni la nomina a socio onorario dell’Accademia; l’opera è oggi conservata nella quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Da allora fu invitato con regolarità alle principali esposizioni italiane e straniere, tra cui quelle di Milano e di Venezia e la Quadriennale di Torino del 1928.

    Fu tra i fondatori dell’Associazione Acquarellisti Lombardi insieme a Paolo Sala e Filippo Carcano. Parallelamente si affermò come cartellonista, realizzando manifesti pubblicitari anche per le Officine Ricordi, e come illustratore per periodici come Il Giornalino della Domenica, L’Illustrazione Italiana e Novissima, con un segno personale che risente del gusto liberty.

    Eclettico nelle tecniche, alternò olio, pastello e acquerello, dedicandosi alla figura e al ritratto ma anche al paesaggio di montagna e alle vedute delle capitali europee. Negli ultimi anni la sua pittura si allontanò dalle formule ottocentesche verso un realismo moderno e misurato. Morì a Barzio, in Valsassina, nel 1944.

    ESTIMATE:
    min € 800 - max € 900
    Starting Price:
    € 250

  • Lotto 41  

    Traghetto a Bergen

    Riccardo Galli Riccardo Galli
    Milano 1869 - Barzio (LC) 1944
    Olio su tavola cm 43x36 firmato in basso a sx Riccardo Galli

    Riccardo Galli è stato un pittore, illustratore e cartellonista italiano nato a Milano nel 1869, da una famiglia di origine piemontese, e morto a Barzio nel 1944. La sua opera attraversa la cultura figurativa milanese tra Otto e Novecento, unendo il ritratto, il paesaggio e la grafica pubblicitaria.
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    Si formò all’Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini. Giovanissimo, lavorò accanto a pittori già affermati come Filippo Carcano, Gaetano Previati, Luigi Conconi ed Emilio Longoni alla realizzazione di una grande tela panoramica destinata all’Esposizione universale di Chicago, esperienza che lo inserì presto nell’ambiente artistico cittadino.

    Nel 1896 presentò alla Biennale di Brera un grande ritratto a pastello della moglie, che gli valse a soli ventisette anni la nomina a socio onorario dell’Accademia; l’opera è oggi conservata nella quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Da allora fu invitato con regolarità alle principali esposizioni italiane e straniere, tra cui quelle di Milano e di Venezia e la Quadriennale di Torino del 1928.

    Fu tra i fondatori dell’Associazione Acquarellisti Lombardi insieme a Paolo Sala e Filippo Carcano. Parallelamente si affermò come cartellonista, realizzando manifesti pubblicitari anche per le Officine Ricordi, e come illustratore per periodici come Il Giornalino della Domenica, L’Illustrazione Italiana e Novissima, con un segno personale che risente del gusto liberty.

    Eclettico nelle tecniche, alternò olio, pastello e acquerello, dedicandosi alla figura e al ritratto ma anche al paesaggio di montagna e alle vedute delle capitali europee. Negli ultimi anni la sua pittura si allontanò dalle formule ottocentesche verso un realismo moderno e misurato. Morì a Barzio, in Valsassina, nel 1944.

    ESTIMATE:
    min € 600 - max € 800
    Starting Price:
    € 250

  • Lotto 42  

    Il raccolto

    Antonio Pasinetti Antonio Pasinetti
    Montichiari 1863 - Milano 1940
    Olio su tela cm 33x48 firmato in basso a sx A.Pasinetti

    Antonio Pasinetti è stato un pittore italiano nato a Montichiari, in provincia di Brescia, il 2 agosto 1863 e morto a Milano il 13 maggio 1940. La sua opera si colloca nella pittura lombarda tra Otto e Novecento, in un percorso che dal naturalismo attraversa il simbolismo e il divisionismo fino al clima del Novecento.
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    Figlio di commercianti di seta e filati, ricevette le prime nozioni dal pittore Faustino Zanini a Montichiari e frequentò poi a Brescia lo studio di Luigi Campini e la scuola civica di disegno. Nel 1880 entrò all’Accademia di Brera come allievo di Vespasiano Bignami e tra il 1882 e il 1883 studiò a Verona con Napoleone Nani. Tornato a Montichiari, fondò una scuola di arti e mestieri e insegnò disegno a Salò.

    Esordì a Brera nel 1884 con una Veduta del Garda che attirò l’attenzione della critica. Nel 1889 si stabilì definitivamente a Milano, dividendo inizialmente lo studio con lo scultore Paolo Troubetzkoy, e strinse amicizia con Mosè Bianchi, Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Leonardo Bistolfi e Antonio Mancini, frequentando la Famiglia Artistica.

    Espose alle Triennali di Brera, alla Permanente, a Torino, Brescia, San Pietroburgo, San Francisco, alla Biennale di Venezia del 1926, a Roma e a Firenze. Fu soprattutto un ritrattista molto richiesto dalla borghesia lombarda, autore tra gli altri dei ritratti di Giuseppe Zanardelli, Ruggero Leoncavallo e Giosuè Carducci. Accanto al ritratto si dedicò al paesaggio, dai laghi lombardi alle Alpi e alla Val Seriana, alle vedute di Venezia, dove soggiornò quasi ogni anno, e al Trittico di Caprera del 1915, oggi alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.

    Negli anni Venti, attraverso l’amicizia con Margherita Sarfatti, Gian Emilio Malerba e Arturo Tosi, si avvicinò al Novecento, acquisendo una maggiore solidità dei volumi. Morì improvvisamente nel suo studio milanese nel 1940, mentre lavorava a Il Bacio. Dal 2007 la Pinacoteca civica Antonio e Laura Pasinetti di Montichiari conserva circa cinquecento sue opere insieme ai materiali dello studio.

    ESTIMATE:
    min € 1400 - max € 1600
    Starting Price:
    € 500

  • Giovanni Salviati / Ferdinando Silvani Giovanni Salviati / Ferdinando Silvani
    Venezia 1881 – 1950
    Olio su tavola cm 23,5x38 firmato in basso a sx F.Silvani

    è stato un pittore vedutista italiano, particolarmente celebre per i suoi paesaggi e noto sul mercato dell'arte anche per aver firmato gran parte della sua produzione con lo pseudonimo F. Silvani (e, più raramente, S. Giovannini). Nato e cresciuto in un ambiente culturale ricchissimo, si formò all'Accademia di Belle Arti di Venezia sotto la guida del grande maestro Guglielmo Ciardi, dal quale ereditò una straordinaria sensibilità per lo studio della luce e per la resa atmosferica della natura. Dietro la scelta del suo celebre pseudonimo si cela una singolare curiosità biografica: Salviati scelse di firmarsi "Silvani" a causa dei forti e costanti conflitti con la moglie; l'espediente del nome d'arte nacque dal preciso intento di nascondere i propri guadagni ed evitare così di doverle versare parte delle rendite derivanti dalla vendita dei dipinti.
    ESTIMATE:
    min € 1400 - max € 1600
    Starting Price:
    € 500

  • Lotto 44  

    L'ora della frutta

    Pompilio Seveso Pompilio Seveso
    Milano 1877 - 1949
    Olio su tela cm 77x58,5 firmato in basso a sx P.Seveso

    Pompilio Seveso è stato un pittore italiano nato a Milano nel 1877 e morto nella stessa città il 3 settembre 1949. La sua opera si inserisce nella pittura lombarda di paesaggio tra Otto e Novecento, in un percorso che dal divisionismo conduce a un naturalismo di matrice post-scapigliata.
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    Nato in una famiglia modesta, iniziò a dipingere giovanissimo e frequentò l’Accademia di Brera tra il 1893 e il 1895, seguendo poi la scuola del nudo dal 1904 al 1909 e di nuovo tra il 1915 e il 1916. Per il resto si formò da autodidatta, studiando l’opera di Leonardo Bazzaro, Emilio Longoni e Filippo Carcano, con i quali strinse rapporti di amicizia.

    Determinante fu in particolare il legame con Longoni, con il quale dipinse spesso in montagna. Nei primi anni del Novecento adottò per un lungo periodo la tecnica divisionista, in sintonia con la cerchia di Angelo Morbelli e di Sallustio Fornara; a questa fase appartengono opere come I pastorelli, Sottobosco, In Valtellina e Primo sole, considerato il suo capolavoro.

    In seguito la sua pittura assunse un carattere più vicino alla tradizione post-scapigliata, accostandosi ai modi di Bazzaro e di Eugenio Gignous. Tutte le sue opere nascono dall’osservazione diretta della natura, soprattutto nei luoghi dei suoi soggiorni a Feriolo sul Lago Maggiore, in Valmalenco e in Valtellina.

    Espose tra l’altro alla Mostra di Belle Arti di Milano del 1924. Morì a Milano nel 1949; la sua stagione divisionista è stata riscoperta nella mostra La luce nel colore, tenuta a Brescia nel 2006.

    ESTIMATE:
    min € 700 - max € 800
    Starting Price:
    € 250

  • Lotto 45  

    Maternita' rurale

    Mario Menin Mario Menin
    Padova 1896 - 1962
    Olio su tela cm 70x100 firmato in basso a dx M.Menin

    Mario Menin è stato un pittore italiano nato a Padova il 9 dicembre 1896 e morto a Lissone il 12 dicembre 1961. È ricordato soprattutto per la pittura di battaglia legata al futurismo, ma la sua produzione attraversa fasi molto diverse.
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    Figlio di Luigi Menin e Pasqua Rinaldi, studiò all’istituto d’arte di Padova, dove poi insegnò dopo il diploma conseguito a Venezia. Le prime opere, come un Compianto sul Cristo morto, mostrano toni arcaizzanti e un realismo magico vicino a Felice Casorati. Chiamato alle armi nel 1915, l’anno successivo conobbe Filippo Tommaso Marinetti, che acquistò un suo disegno.

    Nel 1935 partì volontario per l’Africa orientale, dove ritrovò Marinetti, avviando un sodalizio che durò fino alla morte di quest’ultimo. Su suggerimento di Marinetti dipinse dal vero grandi scene di battaglia dai colori accesi, costruite su linee di forza dinamiche, accanto a paesaggi etiopici e scene di vita militare. Alla Biennale di Venezia del 1936 espose nel padiglione futurista, dove il suo Combattimento Debrambà fu acquistato da Mussolini; Autocarrette nel Tembien è oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

    Negli anni successivi partecipò alle mostre di aeropittura futurista, alle Biennali del 1938 e del 1942, alle Quadriennali romane del 1939 e del 1943 e alla Triennale delle Terre italiane d’oltremare di Napoli. Nel 1939 lavorò con A. G. Ambrosi al restauro delle lunette del chiostro di Sant’Andrea delle Fratte a Roma, eseguendo poi gli affreschi dell’abside.

    Nel dopoguerra abbandonò lo stile futurista e i soggetti bellici, lavorando in modo appartato a scene sacre, nature morte e scene di genere, con forme semplificate e richiami a Gauguin. Trascorse gli ultimi anni a Lissone, dove espose alla Famiglia Artistica Lissonese, e dove morì nel 1961.

    ESTIMATE:
    min € 800 - max € 900
    Starting Price:
    € 250

  • ESTIMATE min € 1800 - max € 2000

    Lotto 1  

    Lago di Garda

    Guido Farina Guido Farina
    Verona 1896 - Padova 1957
    Olio su tavola cm 50,5 x 60,5 firmato in basso sx G.Farina

    Guido Farina è stato un pittore italiano nato a Verona nel 1896 e morto a Padova nel 1957. La sua opera si colloca nella pittura veneta tra le due guerre, in un percorso che dalla stagione di Ca’ Pesaro conduce al clima del Novecento italiano.
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    Si formò all’Accademia Cignaroli di Verona, alla quale si iscrisse nel 1910, ed esordì nel 1918 in una mostra promossa a Verona dalla Pro Assistenza Civica. Nei primi anni Venti si legò all’ambiente della cosiddetta Scuola di Burano e presentò vedute urbane e paesaggi alle rassegne degli artisti dissidenti di Ca’ Pesaro, che raccoglievano a Venezia le voci più giovani e indipendenti della pittura lagunare.

    Dal 1924 fu invitato alla Biennale di Venezia, dove espose con continuità. Fu vicino al movimento del Novecento italiano, partecipando alla prima e alla seconda mostra del gruppo, a Milano nel 1926 e nel 1929, e nel 1931 tenne la sua prima personale alla Galleria del Milione di Milano. Nello stesso anno fu presente alla prima Quadriennale d’arte nazionale di Roma, dove una sua opera venne acquistata per le collezioni pubbliche.

    Accanto alla pittura da cavalletto si dedicò alla decorazione murale, lavorando agli affreschi del Museo di Castelvecchio a Verona tra il 1925 e il 1929 e a quelli del Palazzo del Podestà tra il 1929 e il 1930. Viaggiò con frequenza in Francia, Inghilterra, Germania, Svizzera e Austria, esperienze che ampliarono il suo repertorio di vedute.

    La sua produzione è dedicata soprattutto al paesaggio e alla veduta, dai centri urbani alle colline del Garda e ai borghi della campagna veronese, affrontati con una costruzione solida e misurata della forma. Morì a Padova nel 1957.



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    Dettaglio
  • ESTIMATE min € 1200 - max € 1400

    Lotto 2  

    Natura morta

    Luigi Zago Luigi Zago
    Villafranca di Verona (VR) 1894 - Mendoza 1952
    Olio su tavola cm 61x75 firmato in basso a dx Luigi Zago

    Luigi Zago nacque il 14 febbraio 1894 a Villafranca di Verona, in Italia. Fin da giovane, mostrò una spiccata inclinazione per l'arte, iniziando a dipingere come autodidatta.
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    Nel 1924, sotto la guida del pittore Vettore Zanetti Zilla, affinò ulteriormente le sue capacità artistiche.
    La sua carriera espositiva ebbe inizio nel 1924 al Lyceum di Milano, dove le sue opere catturarono l'attenzione di critici e artisti, tra cui Carlo Carrà. Nel 1925, partecipò alla Biennale di Roma, ottenendo riconoscimenti significativi. Continuò a esporre in importanti sedi come la Quadriennale di Torino e in altre città italiane, tra cui Milano, Firenze e Bologna. Nel 1926, in occasione del Centenario Francescano, Zago realizzò ottanta opere dedicate ai luoghi legati a San Francesco d'Assisi. Questi dipinti furono pubblicati nei tre volumi dei "Santuari Francescani" di Padre Vittorino Facchinetti. L'anno successivo, dipinse una serie di cinquanta opere ispirate ai luoghi e alle atmosfere dei "Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni, raffigurando scene come quelle di Don Abbondio e Pescarenico.
    Nel 1928, Zago allestì una mostra personale alla Galleria Micheli di Milano, presentando opere che ritraevano i luoghi della Prima Guerra Mondiale. Nello stesso anno, partecipò alla Biennale di Venezia con i dipinti "La Fonte" e "Finestra". Per il ventennale della Vittoria, intraprese un viaggio a piedi attraverso i luoghi dove aveva combattuto, creando una serie di opere esposte nella "Mostra dei campi di battaglia – dal Timavo all'Adamello" a Milano. Queste opere gli valsero il titolo di "pittore delle visioni di pace sui luoghi di guerra".
    Nel 1929, Zago vinse il primo premio alla Mostra del Paesaggio di Baveno e, nel 1942, ottenne lo stesso riconoscimento alla Mostra Sindacale di Milano con il dipinto "Alto Lago di Como", successivamente acquisito dalla Provincia di Milano. Tuttavia, nel 1943, un bombardamento distrusse gran parte del suo studio a Milano, perdendo numerose opere. Nonostante ciò, organizzò una mostra con i lavori rimasti e continuò a esporre in città come Biella, Bergamo e Como.
    Nel 1946, Zago ricevette il primo premio alla "Mostra del Mare" di San Remo. L'anno seguente, la moglie Magda Martinelli portò alcune sue opere in Sud America, presentandole in musei e gallerie. Nel 1949, Zago si trasferì a Buenos Aires, in Argentina, dove lavorò per il Ministero delle Belle Arti. In Sud America, ottenne numerosi successi, esponendo in città come Rosario, Mendoza, Cordoba, Punta del Este e Montevideo. Il governo della provincia di Cordoba gli commissionò cinquanta tele raffiguranti la città e i suoi paesaggi, pubblicate nel catalogo "Cordoba y sus Sierras en su poesía de colores".
    Noto anche come "il pittore di Evita Perón", Zago morì improvvisamente a Buenos Aires l'8 luglio 1952, prima di poter completare un ulteriore incarico a Posadas, nella provincia di Misiones. Nel 1953, Villafranca di Verona gli rese omaggio con una grande mostra postuma, seguita nel 1954 dalla posa di una lapide commemorativa sulla sua casa natale in via Pace. Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private, sia in Italia che all'estero, tra cui musei a Buenos Aires, Montevideo, Rosario e Santiago.



    4 pre-auction offers
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  • ESTIMATE min € 1600 - max € 1800

    Lotto 3  

    Paesaggio flegreo

    Oscar Ricciardi Oscar Ricciardi
    Napoli 1864-1935
    Olio su tela cm 49,5x69,5 firmato in basso a dx Ricciardi

    Oscar Ricciardi (Napoli, 24 febbraio 1864 – 1935) è stato un pittore impressionista italiano, noto per le sue marine e vedute urbane che catturano l’essenza della vita quotidiana con un uso sapiente del colore e della luce. Autodidatta, Ricciardi fu inizialmente influenzato dallo stile di Domenico Morelli.
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    Inizialmente si dedicò a scene di genere, ma ben presto orientò la sua arte verso paesaggi e marine, trovando un ampio riscontro commerciale grazie alla sua capacità di tradurre la bellezza naturale in composizioni piene di vitalità.

    La sua carriera lo vide protagonista in numerose esposizioni, tra cui quella Nazionale di Palermo del 1892, quella di Milano del 1894, e quelle di Torino (1896, 1902, 1908). Le sue opere furono esposte anche all'Esposizione Nazionale d'Arte di Napoli nel 1916. Inoltre, le sue creazioni sono conservate in prestigiosi musei come la Galleria Nazionale di Capodimonte a Napoli e il Musée des Beaux-Arts di Mulhouse, in Francia.

    Il suo stile, fortemente influenzato dall'impressionismo, si caratterizzava per il trattamento della luce e dei colori, elementi che gli consentivano di restituire l’atmosfera vivace delle strade di Napoli, dei mercatini e delle scene di vita quotidiana. Le sue opere, spesso di piccolo formato, venivano destinate non solo al pubblico locale, ma anche ai numerosi turisti che visitavano la città partenopea. La sua abilità nel fondere tradizione e innovazione gli ha permesso di emergere come una figura di spicco nell'arte napoletana del XIX secolo, contribuendo a definire un’epoca artistica che ha saputo riflettere la modernità pur rimanendo ancorata alla tradizione.



    3 pre-auction offers
    Dettaglio
  • ESTIMATE min € 800 - max € 900

    Lotto 4  

    Il grano maturo

    Giuseppe Casciaro Giuseppe Casciaro
    Ortelle 1863 - Napoli 1941
    Tecnica mista pastelli su carta cm 31x51 firmato in basso a sx Giuseppe Casciaro

    Giuseppe Casciaro nacque il 9 marzo 1863 a Ortelle, un piccolo comune della Puglia. Rimasto orfano da giovane, fu accolto dallo zio sacerdote, che gli permise di frequentare il liceo classico, ma la sua passione per l'arte lo portò presto verso gli studi pittorici.
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    Si iscrisse alla scuola di disegno di Paolo Emilio Stasi a Spongano, che riconobbe il suo talento e lo indirizzò a frequentare il Real Istituto di Belle Arti di Napoli. A Napoli, studiò sotto la guida di Gioacchino Toma e dello scultore Stanislao Lista, ma fu l'incontro con Francesco Paolo Michetti a segnare un punto di svolta nella sua carriera, insegnandogli a usare il pastello.

    Il suo debutto artistico avvenne nel 1887 alla Promotrice "Salvator Rosa" di Napoli, dove espose undici paesaggi che gli valsero lodi e riconoscimenti. Da quel momento, partecipò a numerose esposizioni in Italia e all'estero, tra cui quelle di Palermo, Roma, Torino, Milano, Parigi, Bruxelles, Berlino e Vienna. Nel 1893, al Salon de Paris, vinse una medaglia d'oro, consolidando la sua fama. Tra il 1895 e il 1932, Casciaro partecipò quasi senza interruzione alla Biennale di Venezia, dove il suo talento fu ampiamente apprezzato.

    Nel 1906, presentò un ciclo di opere intitolato "Castro e dintorni" all'Esposizione internazionale di Milano, suscitando l'interesse della famiglia reale. La regina Elena, appassionata di pittura, lo nominò suo maestro, un riconoscimento che accrebbe ulteriormente la sua notorietà. Oltre alla pittura, Casciaro si dedicò all'insegnamento, ricoprendo ruoli accademici e contribuendo alla formazione di numerosi giovani artisti. Nel 1929 fu candidato alla Reale Accademia d'Italia, un altro traguardo significativo nella sua carriera.

    Nel 1934, partecipò alla mostra d'arte coloniale di Napoli, avendo l'opportunità di recarsi in Libia per realizzare un ciclo di opere ispirato a quelle terre. Giuseppe Casciaro nacque il 9 marzo 1863 a Ortelle, un piccolo comune della Puglia. Rimasto orfano da giovane, fu accolto dallo zio sacerdote, che gli permise di frequentare il liceo classico, ma la sua passione per l'arte lo portò presto verso gli studi pittorici. Si iscrisse alla scuola di disegno di Paolo Emilio Stasi a Spongano, che riconobbe il suo talento e lo indirizzò a frequentare il Real Istituto di Belle Arti di Napoli. A Napoli, studiò sotto la guida di Gioacchino Toma e dello scultore Stanislao Lista, ma fu l'incontro con Francesco Paolo Michetti a segnare un punto di svolta nella sua carriera, insegnandogli a usare il pastello.

    Il suo debutto artistico avvenne nel 1887 alla Promotrice "Salvator Rosa" di Napoli, dove espose undici paesaggi che gli valsero lodi e riconoscimenti. Da quel momento, partecipò a numerose esposizioni in Italia e all'estero, tra cui quelle di Palermo, Roma, Torino, Milano, Parigi, Bruxelles, Berlino e Vienna. Nel 1893, al Salon de Paris, vinse una medaglia d'oro, consolidando la sua fama. Tra il 1895 e il 1932, Casciaro partecipò quasi senza interruzione alla Biennale di Venezia, dove il suo talento fu ampiamente apprezzato.

    Nel 1906, presentò un ciclo di opere intitolato "Castro e dintorni" all'Esposizione internazionale di Milano, suscitando l'interesse della famiglia reale. La regina Elena, appassionata di pittura, lo nominò suo maestro, un riconoscimento che accrebbe ulteriormente la sua notorietà. Oltre alla pittura, Casciaro si dedicò all'insegnamento, ricoprendo ruoli accademici e contribuendo alla formazione di numerosi giovani artisti. Nel 1929 fu candidato alla Reale Accademia d'Italia, un altro traguardo significativo nella sua carriera.

    Nel 1934, partecipò alla mostra d'arte coloniale di Napoli, avendo l'opportunità di recarsi in Libia per realizzare un ciclo di opere ispirato a quelle terre.
    Giuseppe Casciaro morì a Napoli nel 1945.



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    Lotto 5  

    Sotto il pergolato

    Giuseppe Casciaro Giuseppe Casciaro
    Ortelle 1863 - Napoli 1941
    Tecnica mista pastelli su carta cm 30x52 firmato in basso a sx Giuseppe Casciaro

    Giuseppe Casciaro nacque il 9 marzo 1863 a Ortelle, un piccolo comune della Puglia. Rimasto orfano da giovane, fu accolto dallo zio sacerdote, che gli permise di frequentare il liceo classico, ma la sua passione per l'arte lo portò presto verso gli studi pittorici.
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    Si iscrisse alla scuola di disegno di Paolo Emilio Stasi a Spongano, che riconobbe il suo talento e lo indirizzò a frequentare il Real Istituto di Belle Arti di Napoli. A Napoli, studiò sotto la guida di Gioacchino Toma e dello scultore Stanislao Lista, ma fu l'incontro con Francesco Paolo Michetti a segnare un punto di svolta nella sua carriera, insegnandogli a usare il pastello.

    Il suo debutto artistico avvenne nel 1887 alla Promotrice "Salvator Rosa" di Napoli, dove espose undici paesaggi che gli valsero lodi e riconoscimenti. Da quel momento, partecipò a numerose esposizioni in Italia e all'estero, tra cui quelle di Palermo, Roma, Torino, Milano, Parigi, Bruxelles, Berlino e Vienna. Nel 1893, al Salon de Paris, vinse una medaglia d'oro, consolidando la sua fama. Tra il 1895 e il 1932, Casciaro partecipò quasi senza interruzione alla Biennale di Venezia, dove il suo talento fu ampiamente apprezzato.

    Nel 1906, presentò un ciclo di opere intitolato "Castro e dintorni" all'Esposizione internazionale di Milano, suscitando l'interesse della famiglia reale. La regina Elena, appassionata di pittura, lo nominò suo maestro, un riconoscimento che accrebbe ulteriormente la sua notorietà. Oltre alla pittura, Casciaro si dedicò all'insegnamento, ricoprendo ruoli accademici e contribuendo alla formazione di numerosi giovani artisti. Nel 1929 fu candidato alla Reale Accademia d'Italia, un altro traguardo significativo nella sua carriera.

    Nel 1934, partecipò alla mostra d'arte coloniale di Napoli, avendo l'opportunità di recarsi in Libia per realizzare un ciclo di opere ispirato a quelle terre. Giuseppe Casciaro nacque il 9 marzo 1863 a Ortelle, un piccolo comune della Puglia. Rimasto orfano da giovane, fu accolto dallo zio sacerdote, che gli permise di frequentare il liceo classico, ma la sua passione per l'arte lo portò presto verso gli studi pittorici. Si iscrisse alla scuola di disegno di Paolo Emilio Stasi a Spongano, che riconobbe il suo talento e lo indirizzò a frequentare il Real Istituto di Belle Arti di Napoli. A Napoli, studiò sotto la guida di Gioacchino Toma e dello scultore Stanislao Lista, ma fu l'incontro con Francesco Paolo Michetti a segnare un punto di svolta nella sua carriera, insegnandogli a usare il pastello.

    Il suo debutto artistico avvenne nel 1887 alla Promotrice "Salvator Rosa" di Napoli, dove espose undici paesaggi che gli valsero lodi e riconoscimenti. Da quel momento, partecipò a numerose esposizioni in Italia e all'estero, tra cui quelle di Palermo, Roma, Torino, Milano, Parigi, Bruxelles, Berlino e Vienna. Nel 1893, al Salon de Paris, vinse una medaglia d'oro, consolidando la sua fama. Tra il 1895 e il 1932, Casciaro partecipò quasi senza interruzione alla Biennale di Venezia, dove il suo talento fu ampiamente apprezzato.

    Nel 1906, presentò un ciclo di opere intitolato "Castro e dintorni" all'Esposizione internazionale di Milano, suscitando l'interesse della famiglia reale. La regina Elena, appassionata di pittura, lo nominò suo maestro, un riconoscimento che accrebbe ulteriormente la sua notorietà. Oltre alla pittura, Casciaro si dedicò all'insegnamento, ricoprendo ruoli accademici e contribuendo alla formazione di numerosi giovani artisti. Nel 1929 fu candidato alla Reale Accademia d'Italia, un altro traguardo significativo nella sua carriera.

    Nel 1934, partecipò alla mostra d'arte coloniale di Napoli, avendo l'opportunità di recarsi in Libia per realizzare un ciclo di opere ispirato a quelle terre.
    Giuseppe Casciaro morì a Napoli nel 1945.



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    Lotto 6  

    Il Cervino

    Leonardo Roda Leonardo Roda
    Racconigi 1868 - Torino 1933
    Olio su cartone cm 24x63,5 firmato in basso a dx L.Roda

    Leonardo Roda è nato nel 1868 a Racconigi, Italia. Cresciuto in una famiglia di alpinisti e artisti botanici, ha coltivato sin da giovane l'amore per la montagna e l'arte.
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    Ha iniziato la sua carriera artistica nel 1889, esponendo opere presso la Promotrice di Torino.

    Roda era noto per i suoi dipinti di paesaggi alpini e scene della vita di montagna, spesso ritraendo il maestoso Cervino. Ha anche dipinto paesaggi della pianura padana e del mare ligure. Nel corso della sua carriera, ha ricevuto riconoscimenti e premi per le sue opere, ma verso la fine degli anni '20 ha abbandonato l'attività espositiva e si è ritirato dall'ambiente artistico.

    La sua pittura è stata descritta come un equilibrio tra realismo e espressionismo, con un'attenzione particolare alla luce e ai cambiamenti atmosferici. Roda è stato elogiato per la sua capacità di catturare la bellezza della natura, sia nelle montagne che nella campagna.

    La sua salute ha iniziato a declinare negli anni '30, e Roda è morto nel 1933. Sebbene la critica dell'epoca non sia stata sempre gentile con lui, le sue opere sono ancora oggi ammirate e conservate in collezioni private e musei.



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    Riccardo Galli Riccardo Galli
    Milano 1869 - Barzio (LC) 1944
    Olio su tela cm 69,5x85 firmato in basso a dx Riccardo Galli

    Riccardo Galli è stato un pittore, illustratore e cartellonista italiano nato a Milano nel 1869, da una famiglia di origine piemontese, e morto a Barzio nel 1944. La sua opera attraversa la cultura figurativa milanese tra Otto e Novecento, unendo il ritratto, il paesaggio e la grafica pubblicitaria.
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    Si formò all’Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini. Giovanissimo, lavorò accanto a pittori già affermati come Filippo Carcano, Gaetano Previati, Luigi Conconi ed Emilio Longoni alla realizzazione di una grande tela panoramica destinata all’Esposizione universale di Chicago, esperienza che lo inserì presto nell’ambiente artistico cittadino.

    Nel 1896 presentò alla Biennale di Brera un grande ritratto a pastello della moglie, che gli valse a soli ventisette anni la nomina a socio onorario dell’Accademia; l’opera è oggi conservata nella quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Da allora fu invitato con regolarità alle principali esposizioni italiane e straniere, tra cui quelle di Milano e di Venezia e la Quadriennale di Torino del 1928.

    Fu tra i fondatori dell’Associazione Acquarellisti Lombardi insieme a Paolo Sala e Filippo Carcano. Parallelamente si affermò come cartellonista, realizzando manifesti pubblicitari anche per le Officine Ricordi, e come illustratore per periodici come Il Giornalino della Domenica, L’Illustrazione Italiana e Novissima, con un segno personale che risente del gusto liberty.

    Eclettico nelle tecniche, alternò olio, pastello e acquerello, dedicandosi alla figura e al ritratto ma anche al paesaggio di montagna e alle vedute delle capitali europee. Negli ultimi anni la sua pittura si allontanò dalle formule ottocentesche verso un realismo moderno e misurato. Morì a Barzio, in Valsassina, nel 1944.



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    Angelo Abrate Angelo Abrate
    Torino 1900 - Sallanches 1985
    Olio su tavola cm 34x44 firmato in basso a dx A.Abrate

    Angelo Abrate è stato un pittore e alpinista italiano nato a Torino nel 1900 e morto nel 1985. È ricordato come uno dei più importanti interpreti del paesaggio d’alta montagna del Novecento, tanto da essere conosciuto come il pittore del Monte Bianco.
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    Figlio di un calzolaio, trascorse parte dell’infanzia a Marsiglia, dove la famiglia si era trasferita, e iniziò presto a lavorare. Tornato a Torino nell’adolescenza, fu impiegato come meccanico e completò da autodidatta la propria formazione culturale. In pittura fu sostanzialmente autodidatta: decisivo fu l’incontro a Sauze d’Oulx con il divisionista Cesare Maggi, che divenne suo maestro e amico, mentre tra i propri riferimenti indicò sempre Giovanni Segantini e Ferdinand Hodler.

    Alpinista di valore, nel 1923 entrò nel Club Alpino Accademico Italiano e alcuni anni dopo nel Groupe de Haute Montagne francese. Nel luglio dello stesso 1923 raggiunse la vetta dell’Aiguille de Leschaux con Francesco Ravelli e Guido Alberto Rivetti, e in seguito salì spesso da solo in quota per dipingere direttamente davanti al soggetto.

    A metà degli anni Venti tenne la prima personale a Torino, seguita da mostre a Chamonix, Milano e Parigi. Nel 1927 sposò Gemma e lasciò il lavoro per dedicarsi interamente alla pittura, stabilendosi in Alta Savoia, prima a Chamonix e poi a Sallanches. La morte della moglie nel 1942 segnò un mutamento anche nel linguaggio: dalla spatola degli anni giovanili passò al pennello, con passaggi tonali più sottili.

    La sua produzione, stimata in circa milleottocento tele, è dedicata al massiccio del Monte Bianco e alle sue cime, dal Dente del Gigante alle Grandes Jorasses, dai Drus alla Verte, fino ai crepacci della Mer de Glace. Nel 1973 pubblicò l’autobiografia L’ultima tela. Continuò a dipingere fino agli ultimi anni, nonostante i problemi alla vista, e morì nel 1985.



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    Camillo Besana Camillo Besana
    Malesco (VB) 1887 - 1941
    Olio su tavola cm 25x31 firmato in basso a dx C.Besana

    amillo Besana nacque a Malesco, in Valle Vigezzo, il 4 agosto 1887, e si affermò come uno dei principali interpreti del paesaggio alpino italiano dei primi decenni del Novecento. Figlio di Ferrario Balbina e Davide, sin da giovane mostrò una spiccata attitudine per la pittura e frequentò la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini a Santa Maria Maggiore, dove ebbe come maestri figure di rilievo come Pietro Maria Gennari, Dario Giorgis ed Enrico Cavalli.
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    Qui assimilò le tecniche del vero e l’influenza dell’impressionismo francese, sviluppando uno stile personale basato sulla sensibilità cromatica e sulla contemplazione della natura.

    Dopo gli studi, Besana lavorò come decoratore a Bologna e Torino, esperienze che arricchirono la sua formazione artistica, prima di tornare stabilmente in Valle Vigezzo, dove aprì il proprio studio. La sua produzione si concentrò principalmente sui paesaggi alpini, dalle vallate ai boschi, dai borghi montani ai riflessi mutevoli delle stagioni. Le sue tele trasmettono una calma contemplativa, in cui la natura non è semplicemente rappresentata ma vissuta con intensità emotiva, spesso con una lieve malinconia che ne accentua la poeticità.

    Oltre ai paesaggi, Besana si dedicò anche agli affreschi e ai ritratti, decorando cappelle votive sparse nella Valle Vigezzo, dove univa la devozione religiosa alla sensibilità artistica. La vita personale dell’artista fu segnata da difficoltà, tra cui la malattia della giovane moglie, che influenzò la sua produzione e il tono delle opere. Nonostante ciò, continuò a esporre con successo in Piemonte e Lombardia, in città come Milano, Torino, Varese, Busto Arsizio, Gallarate e Novara, nonché in località del vicino Canton Ticino.

    Camillo Besana morì a Malesco il 7 febbraio 1941



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    Lotto 10  

    Tramonto 1941 Moena

    Oreste Albertini Oreste Albertini
    Torre del Mangano (PV) 1887 - Besano (VA) 1953
    Olio su tavola cm 49,5x59 firmato in basso a dx O.Albertini

    Oreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese.
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    La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a BesanoOreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a Besano.



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    Lotto 11  

    Casa rossa 1944

    Domenico De Bernardi Domenico De Bernardi
    Besozzo (VA) 1892 - 1963
    Olio su tavola cm 50x59,5 firmato in basso a sx D.Bernardi

    Domenico De Bernardi nacque a Besozzo (in provincia di Varese) il 21 febbraio 1892. Inizialmente si iscrisse alla facoltà di ingegneria presso l’Università di Pavia, su richiesta del padre, ma dopo qualche tempo abbandonò gli studi per seguire la sua vera inclinazione: la pittura.
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    Pur senza una formazione accademica formale, De Bernardi ricevette consigli e stimoli da artisti come Lodovico Cavaleri che, insieme ad altri, lo incoraggiarono a percorrere la strada dell’arte.

    Dopo questo passaggio decisivo, De Bernardi iniziò a dedicarsi con passione alla pittura, prediligendo il paesaggio e il “genere paese”: per lui le campagne, i borghi, i paesaggi lacustri e rurali del Varesotto e dintorni divennero soggetti ricorrenti. Nonostante la sua base rimanesse Besozzo, viaggiò spesso, anche lungo la riviera ligure, in cerca di stimoli e spunti nuovi.

    Tra le sue prime affermazioni importanti c’è la partecipazione, nel 1920, alla Biennale di Venezia, con il dipinto intitolato «Nebbie». Da allora la sua carriera prese una piega espositiva regolare: prese parte a numerose edizioni delle Biennali di Venezia, alla Quadriennale di Roma e a molte rassegne nazionali. Nel corso degli anni Trenta, con alcuni lavori, affinò la sua tavolozza, rendendola più luminosa e ricca di vibrazioni, segno evidente dell’influenza del viaggio che fece in Libia: quello fu un momento di svolta per il suo linguaggio cromatico.

    De Bernardi non si limitò al paesaggio: si confrontò anche con nature morte, scene di paese e scorci urbani. Tra le sue opere più conosciute c’è «Mattino», un paesaggio sereno che rappresenta un borgo immerso in una luce chiara e nitida, esempio della sua capacità di cogliere l’atmosfera del luogo con delicatezza.

    Dopo la Seconda guerra mondiale si ritirò a vita privata a Besozzo, continuando a dipingere ma limitando le sue partecipazioni pubbliche. Pur vivendo in tempi di profondi cambiamenti nell’arte, mantenne una coerenza stilistica e non si lasciò attrarre da mode di avanguardia, concentrandosi piuttosto sulla sincerità della propria visione.

    Morì a Besozzo il 13 luglio 1963.



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    Lotto 12  

    Ritorno a casa

    Ruggero Focardi Ruggero Focardi
    Firenze 1864 - Quercianella (LI) 1934
    Olio su tavola cm 28,5x39,5 firmato in basso a dx R.Focardi

    Ruggero Focardi è stato un pittore italiano nato a Firenze il 16 luglio 1864 e morto a Quercianella, presso Livorno, il 25 febbraio 1934. La sua opera si colloca nella tradizione toscana post-macchiaiola, con una produzione dedicata al paesaggio e alla vita dei campi.
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    Proveniva da una famiglia di artisti: il padre e il fratello maggiore John erano scultori. Iniziò a dipingere da giovanissimo, in gran parte da autodidatta, e nel 1881 raggiunse il fratello a Londra, dove frequentò la Royal Academy. Tornato in Italia, si avvicinò al gruppo dei Macchiaioli grazie all’amicizia con Telemaco Signorini, che ne influenzò profondamente gli esordi, sia nell’uso della macchia sia nell’impostazione descrittiva e analitica della composizione.

    Espose alla Promotrice fiorentina dal 1884 e all’Esposizione universale di Parigi del 1889. Nel 1921 partecipò alle Biennali di Napoli e di Roma e l’anno successivo gli fu dedicata una mostra personale; fu poi presente alla Biennale di Venezia nel 1924 e nel 1926 e alle tre edizioni della Mostra nazionale d’arte marinara tra il 1926 e il 1929.

    Intorno al 1901 si accostò a temi di gusto preraffaellita e alla tecnica divisionista di Previati, senza però che il suo linguaggio ne fosse sostanzialmente modificato. La sua pittura resta legata al vero, con pennellate calde e precise, toni ocra e terrosi, forme semplificate e forti contrasti di luce, al servizio di soggetti rurali rappresentati senza idealizzazione, come nei Contadini di Padenghe, ambientati sulle rive del Garda.

    Eseguì un affresco nella Villa medicea di Cerreto Guidi, insegnò all’Accademia di Belle Arti di Firenze e collaborò a riviste d’arte e a periodici di orientamento socialista e umanitario. Morì a Quercianella nel 1934.



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    Lotto 13  

    Via di paese 1927

    Gino Romiti Gino Romiti
    Livorno 1881 - 1967
    Olio su tavola cm 40x60 firmato in basso a dx Gino Romiti

    La vita di Gino Romiti, nato a Livorno nel 1881 e scomparso nel 1967, è una storia di determinazione e passione che ha attraversato il mondo dell'arte con notevole impatto. Cresciuto in una famiglia modesta, Romiti si trovò presto ad affrontare le sfide finanziarie, ma non abbandonò mai la sua innata passione per la pittura.
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    A soli sedici anni, riuscì a entrare alla Scuola di Guglielmo Micheli a Livorno, una vera e propria fucina d'arte, dove ebbe l'opportunità di interagire con artisti di spicco come Llewelyn Lloyd, Amedeo Modigliani e Giovanni Fattori. Questo periodo formativo fu fondamentale per plasmare la sua carriera artistica.

    Sin dall'inizio, Romiti partecipò a importanti esposizioni, tra cui la Permanente di Milano, la Biennale di Venezia e l'Internazionale di Bruxelles. Nel 1920 fu uno dei fondatori del Gruppo Labronico, un'associazione artistica che nacque proprio nel suo studio e di cui fu presidente dal 1943 al 1967. Durante questo periodo, le sue opere subirono un'importante influenza dall'esperienza divisionista, concentrandosi su tematiche legate alla sua città natale, come le pinete di Ardenza e i paesaggi marini. Grazie al suo profondo interesse per il mare, creò anche opere singolari che ritraevano il fondo marino.

    Purtroppo, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale lo portò ad arruolarsi e combattere in Albania, dove realizzò numerosi disegni ispirati al paesaggio e alla vita militare. La sua intensa attività espositiva continuò nel 1922 con la partecipazione alla prima edizione della Primavera Fiorentina. L'ultima sua personale, la quarantacinquesima, si tenne a Siena presso la Galleria "La Balzana" nel 1964, e molte furono le sue retrospettive.

    Gino Romiti era non solo un talentuoso artista ma anche un uomo di profonda spiritualità e religiosità. La sua interpretazione pittorica della vita rifletteva il suo spirito cristiano di accettazione e fede. Le sue opere trasmettevano una luce "vera" che eguagliava la luce di Dio. La natura era la sua fonte d'ispirazione, e in essa trovava purezza, pace e serenità, rappresentando con semplicità ed entusiasmo ogni aspetto cromatico.

    I suoi quadri erano spesso caratterizzati da luminosità e cromatismi intensi. La rappresentazione della luce era centrale in tutte le sue opere, rendendo ogni forma e contenuto dorati e vibranti. Questi giochi di luce e colori si fondevano in una sinfonia che invitava alla riflessione e talvolta alla preghiera. La sua abilità nel catturare la luce in modo magistrale induceva alla meditazione e suggeriva una pausa nell'agitazione umana, incoraggiando le persone a riflettere sulla loro esistenza in rapporto all'Universo. Questo Universo era simbolicamente rappresentato dalla bellezza della natura, vista come l'elemento perfetto e sublime della creazione divina, e Romiti, con umiltà, portava rispetto a questa grandezza. Le opere di Gino Romiti erano veri e propri inno alla vita, una testimonianza della sua profonda connessione con il mondo che lo circondava e con la spiritualità che permeava ogni aspetto della sua arte.



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    Harry Brooker Harry Brooker
    Londra Inghilterra 1848 - 1940
    Olio su tela cm 71x91 firmato in basso a dx Harry Brooker

    Harry Brooker (1848–1940) è stato un pittore britannico specializzato nella pittura di genere, attivo soprattutto tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. La sua produzione si inserisce pienamente nel gusto vittoriano per la rappresentazione della vita domestica e dell’infanzia, con scene spesso ambientate in interni borghesi o in contesti quotidiani, caratterizzate da un tono narrativo semplice e da una forte attenzione al dettaglio realistico.
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    Nato a Londra nel 1848 in una famiglia legata al mondo artistico, Brooker si formò probabilmente anche grazie all’influenza del suo ambiente familiare, in particolare dello zio Charles Hunt, anch’egli pittore. Fin da giovane si dedicò alla pittura di soggetti di genere, trovando presto una propria collocazione nel circuito espositivo britannico. A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento iniziò infatti a esporre presso importanti istituzioni come la Royal Academy e la Royal Society of British Artists, ottenendo una discreta visibilità.

    La sua carriera fu segnata da una costante attenzione per il mondo dell’infanzia, che rappresentò il nucleo centrale della sua produzione. Bambini impegnati nel gioco, momenti di vita familiare e scene domestiche costituiscono i soggetti più ricorrenti delle sue opere, trattati con un linguaggio pittorico misurato e narrativo, vicino alla tradizione della cosiddetta Cranbrook Colony, un gruppo di artisti che celebrava la vita familiare idealizzata dell’Inghilterra vittoriana. In questo contesto, Brooker sviluppò uno stile riconoscibile per la sua capacità di combinare realismo descrittivo e sentimento affettuoso, spesso con una sottile vena narrativa o moraleggiante.

    Nel corso della sua vita si sposò e si trasferì per un periodo a Southport, lavorando anche come insegnante privato di disegno prima di tornare a Londra, dove continuò la sua attività artistica ed espositiva fino ai primi decenni del Novecento. Le sue opere furono esposte anche in sedi provinciali e continuarono a circolare nel mercato dell’arte anche dopo la sua morte.

    Harry Brooker morì a Londra nel 1940, lasciando un corpus di opere che oggi viene ricordato soprattutto per la sua capacità di restituire con sensibilità e precisione l’immaginario domestico e infantile dell’età vittoriana, contribuendo alla tradizione della pittura di genere inglese.



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    Lotto 15  

    Foliage autunnale

    Guilhermo Carlos Tasset Guilhermo Carlos Tasset
    Lima Peru' 1843 - Nizza Francia 1925
    Olio su tela cm 80x110 firmato in basso a dx G.Tasset

    Guilhermo Carlos Tasset, noto in Francia come Guillaume Charles Tasset, è stato un pittore e mercante di colori francese nato a Lima, in Perù, nel 1843 da padre francese, e morto a Nizza nel 1925. La sua figura è legata in modo particolare alla Parigi degli impressionisti e dei post-impressionisti, ai quali fornì tele e colori.
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    Stabilitosi a Parigi, aprì al numero 31 di rue Fontaine, nel quartiere di Montmartre, il negozio di materiali per artisti Tasset et Lhote, gestito in società con Lhote, specializzato nella preparazione di tele e nella vendita di colori. L’attività si estese poi anche al materiale fotografico, agli ingrandimenti e alle stampe, con la collaborazione della figlia Delphine.

    Il negozio fu frequentato da numerosi pittori del tempo, tra cui Paul Signac, Alfred Sisley ed Edgar Degas, del quale Tasset fu amico. Vincent van Gogh vi acquistò con regolarità tele preparate e colori durante il soggiorno parigino tra il 1886 e il 1888, e continuò a ordinarli anche dopo il trasferimento ad Arles, tramite il fratello Theo; le tele preparate di Tasset et Lhote sono state oggetto di specifici studi tecnici sulla pittura di Van Gogh.

    Accanto all’attività commerciale, Tasset coltivò la pittura, dedicandosi al paesaggio e alle scene di vita rurale nella tradizione della scuola di Barbizon, con soggetti tratti anche dai dintorni di Marlotte, il borgo ai margini della foresta di Fontainebleau frequentato dai paesaggisti francesi.

    Trascorse gli ultimi anni nel sud della Francia e morì a Nizza nel 1925.



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    Lotto 16  

    Il sonno della donna

    Maria Colzani Maria Colzani
    Milano 1879 - Gornate Olona (VA) 1977
    Pastello su carta cm 60x100 firmato in basso a sx M.Colzani

    Maria Colzani è stata una pittrice italiana nata a Milano nel 1879 e morta a Gornate Olona, in provincia di Varese, nel 1977. La sua opera si inserisce nella pittura lombarda di fine Ottocento e primo Novecento, in un percorso che dalla figura conduce al paesaggio.
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    Nata in una famiglia milanese di piccoli industriali, si formò presso l’Accademia libera di pittura di Filippo Carcano. Espose con regolarità alla Permanente di Milano a partire dal 1899 e nel 1900 presentò due pastelli, Nuda e Primavera, alla quarta Triennale di Brera, partecipando nello stesso anno all’esposizione nazionale di Verona.

    Negli anni successivi fu presente all’Esposizione nazionale di Milano del 1906, alle mostre femminili di Torino del 1910-11 e del 1913, al Lyceum femminile di Milano, alla Famiglia Artistica milanese nel 1918 e all’Umanitaria nel 1919. A Torino ottenne inoltre un riconoscimento per la caricatura. Un suo dipinto eseguito all’interno del gasometro di Milano, con gli operai intenti all’estrazione del coke incandescente, fu esposto alla Famiglia Artistica e giudicato degno del Museo del Lavoro.

    La prima produzione è dedicata alla figura, in particolare all’infanzia, e ai ritratti dei familiari; in seguito, sotto l’influenza di Leonardo Bazzaro ed Emilio Gola, si orientò verso il paesaggio, con una pittura sempre più vigorosa e intensa, segnata da una sincera ricerca dell’essenza della natura.

    Durante il ventennio si ritirò dalle esposizioni ufficiali a causa del suo convinto socialismo, tornando a esporre negli anni Cinquanta. Continuò a dipingere fino a tarda età, quasi cieca, scrivendo anche poesie in dialetto milanese. Nel 1969 si trasferì a Gornate Olona, dove morì nel 1977.



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    Lotto 17  

    Colori d'autunno

    Augusto Laforet Augusto Laforet
    Milano 1881 - Ghiffa 1970 ( Verbano-Cusio-Ossola )
    Olio su cartone cm 49x35 firmato in basso a dx Augusto Laforet

    Augusto Laforêt è stato un pittore italiano nato nel 1881 e morto nel 1970, attivo soprattutto in ambito milanese nella prima metà del Novecento. Le fonti lo ricordano principalmente come paesaggista.
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    La sua produzione è dedicata in larga parte al paesaggio di montagna e di lago, con scorci alpini, baite e vedute lacustri, eseguiti a olio su tela e su tavola con una pennellata rapida e attenta agli effetti atmosferici.

    Accanto al paesaggio praticò anche il ritratto. Eseguì alcuni ritratti per la quadreria dell’Istituto dei Ciechi di Milano e, nel 1930, ricevette dall’Ospedale Maggiore la commissione del ritratto della benefattrice Adele Zacchi Fornoni, cantante lirica e insegnante di pianoforte. L’opera, di grande formato, fu approvata all’inizio dell’anno successivo ed entrò nelle collezioni dell’ospedale, dove è tuttora conservata; la critica vi ha sottolineato la pennellata veloce dello sfondo, in cui ombre e cielo creano un’atmosfera quasi drammatica.

    Augusto Laforêt morì nel 1970.



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    Achille Jemoli Achille Jemoli
    Lecco 1878 - 1960
    Olio su tavola cm 48x60 firmato in basso a dx A.Jemoli

    Achille Jemoli è stato un pittore e incisore italiano nato a Lecco il 28 settembre 1878 e morto a Milano il 16 dicembre 1960. La sua opera si colloca nella pittura lombarda del primo Novecento, divisa tra il ritratto e il paesaggio di montagna.
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    Si formò all’Accademia di Brera come allievo di Cesare Tallone, dal quale assimilò la solidità del disegno e la sensibilità per la resa del carattere nella figura. Esordì nel 1910 a Torino con un autoritratto e una veduta del Monte Rosa all’alba e nello stesso anno presentò alcune puntesecche all’Esposizione nazionale di Belle Arti di Milano. Nel 1912 espose L’Alpe del sogno alla mostra dei rifiutati allestita alla Cova di Milano e nello stesso anno fu nominato socio onorario dell’Accademia di Brera.

    Partecipò con regolarità alle esposizioni nazionali e tenne mostre personali in diverse città italiane. Nel 1923 fu presente alla Quadriennale di Torino con Mattino sull’alpe e nel 1928 ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione d’arte montana.

    Come ritrattista eseguì le effigi di numerose personalità del suo tempo, tra cui il professor Murri, il professor De Agostini e don Luigi Guanella, e lavorò anche per la quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Si dedicò inoltre alla pittura sacra, con pale per chiese e conventi e affreschi per una cappella a Cadenabbia.

    Il paesaggio alpino resta il cuore della sua produzione, affrontato con attenzione alla luce e alle variazioni del giorno, tema al quale dedicò un ciclo di ventiquattro studi sulle ore della giornata. Due suoi dipinti, La morte di Nerone e Tramonto sul Catinaccio, sono legati alla Galleria d’Arte Moderna di Milano. Morì a Milano nel 1960; negli anni successivi gli furono dedicate mostre a Milano e a Piacenza.



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    Lotto 19  

    Betulla montana 1944

    Achille Jemoli Achille Jemoli
    Lecco 1878 - 1960
    Olio su tavola cm 50x65 firmato in basso a dx Achille Jemoli

    Achille Jemoli è stato un pittore e incisore italiano nato a Lecco il 28 settembre 1878 e morto a Milano il 16 dicembre 1960. La sua opera si colloca nella pittura lombarda del primo Novecento, divisa tra il ritratto e il paesaggio di montagna.
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    Si formò all’Accademia di Brera come allievo di Cesare Tallone, dal quale assimilò la solidità del disegno e la sensibilità per la resa del carattere nella figura. Esordì nel 1910 a Torino con un autoritratto e una veduta del Monte Rosa all’alba e nello stesso anno presentò alcune puntesecche all’Esposizione nazionale di Belle Arti di Milano. Nel 1912 espose L’Alpe del sogno alla mostra dei rifiutati allestita alla Cova di Milano e nello stesso anno fu nominato socio onorario dell’Accademia di Brera.

    Partecipò con regolarità alle esposizioni nazionali e tenne mostre personali in diverse città italiane. Nel 1923 fu presente alla Quadriennale di Torino con Mattino sull’alpe e nel 1928 ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione d’arte montana.

    Come ritrattista eseguì le effigi di numerose personalità del suo tempo, tra cui il professor Murri, il professor De Agostini e don Luigi Guanella, e lavorò anche per la quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Si dedicò inoltre alla pittura sacra, con pale per chiese e conventi e affreschi per una cappella a Cadenabbia.

    Il paesaggio alpino resta il cuore della sua produzione, affrontato con attenzione alla luce e alle variazioni del giorno, tema al quale dedicò un ciclo di ventiquattro studi sulle ore della giornata. Due suoi dipinti, La morte di Nerone e Tramonto sul Catinaccio, sono legati alla Galleria d’Arte Moderna di Milano. Morì a Milano nel 1960; negli anni successivi gli furono dedicate mostre a Milano e a Piacenza.



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    Lotto 20  

    Paesaggio Montano 1932

    Mario Ornati Mario Ornati
    Vigevano 1887 - Milano 1955
    Olio su tela cm 95x110 firmato in basso a dx M.Ornati

    Mario Ornati è stato un pittore italiano nato a Vigevano nel 1887 e morto a Milano nel 1955. La sua opera si colloca nella pittura lombarda della prima metà del Novecento, con una produzione divisa tra il ritratto, il paesaggio e la decorazione.
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    Si formò all’Accademia di Brera a Milano e proseguì gli studi a Roma sotto la guida di Giulio Aristide Sartorio, dal quale assimilò il gusto per la grande decorazione e una solida impostazione disegnativa. Esordì all’Esposizione internazionale di Roma e fu poi presente alle Nazionali di Brera del 1910 e del 1912 e alle esposizioni di Torino e Vercelli.

    Nel 1914 eseguì un fregio allegorico per il padiglione italiano alla fiera di Lipsia e nello stesso anno il re acquistò il suo dipinto Lago Maggiore. Nel 1920 ottenne il premio Mylius per un affresco, a conferma della sua abilità anche nella pittura murale.

    Fu un ritrattista molto richiesto nell’ambiente milanese e lavorò a lungo per la quadreria dell’Ospedale Maggiore, alla quale consegnò diversi ritratti di benefattori, tra cui quello della contessa Maria Scala Branca del 1932. Nei ritratti degli anni Trenta adottò spesso un’impaginazione scenografica, con una stesura fluida e un’interpretazione misurata della fisionomia, lontana dalle formule del Novecento.

    Accanto al ritratto coltivò il paesaggio, in particolare le vedute lacustri e lombarde. Morì a Milano nel 1955.



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    Lotto 21  

    Nipoti in campagna

    Rito Baccarini Rito Baccarini
    Gonzaga (MN) 1895 - Milano 1970
    Olio su masonite cm 80x64,5 firmato in basso a sx Rito Boscarini



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    Lotto 22  

    Chiacchiere

    Paolo Sala Paolo Sala
    Milano 1859 - 1924
    Acquarello su carta cm 56,5x75 firmato in basso a sx Paolo Sala

    Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito.
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    Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924Paolo Sala nacque a Milano il 24 gennaio 1859 in una famiglia di origine brianzola e fin da giovane dimostrò una spiccata inclinazione per le arti. Inizialmente studiò architettura all’Accademia di Belle Arti di Brera per volere del padre, ma ben presto la sua passione per la pittura prese il sopravvento e lo portò a dedicarsi completamente a questa disciplina sotto la guida di Camillo Boito. Sala si affermò rapidamente come uno dei protagonisti della pittura paesaggistica italiana del suo tempo, distinguendosi per la capacità di ritrarre vedute, scene di genere e scorci urbani con eleganza e sensibilità.

    Il suo debutto espositivo avvenne alla Promotrice di Napoli nel 1880, dove presentò un’opera a olio che attirò l’attenzione della critica. Nei decenni successivi partecipò con regolarità a rassegne artistiche in tutta Italia, da Milano a Venezia, da Roma a Torino, consolidando la sua reputazione in ambito nazionale. Sala amava dipingere dal vero, all’aperto, cercando di cogliere la luce e l’atmosfera dei luoghi che visitava, e questo suo approccio lo avvicinò alle istanze più vitali della ricerca visiva dell’epoca.

    Artista dal respiro internazionale, Sala viaggiò molto, spingendosi oltre i confini italiani per visitare città e paesi in Francia, Inghilterra, Olanda, Sudamerica e Russia. In particolare in Russia ottenne incarichi prestigiosi, tra cui decorazioni per edifici importanti come il Palazzo d’Inverno e il conservatorio imperiale di San Pietroburgo, e ricoprì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Mosca. Questi spostamenti arricchirono il suo linguaggio visivo e incrementarono la sua fama, tanto da rendere le sue opere apprezzate da collezionisti e nobiltà europee.

    Sala fu anche un abile organizzatore e promotore dell’arte: nel 1911 fondò a Milano la Società degli Acquarellisti Lombardi, di cui fu presidente, dando impulso alla diffusione dell’acquarello come tecnica di rilievo tra gli artisti della sua generazione. Predilesse particolarmente questa tecnica, con cui realizzò molte vedute cittadine, paesaggi naturali e scene di vita quotidiana, ma lavorò con uguale maestria anche a olio e a pastello.

    La sua pittura, spesso caratterizzata da una pennellata vivace e da un’attenzione raffinata alla luce e all’atmosfera, testimoniò un profondo amore per la natura e per i luoghi che incontrò lungo il suo percorso. Paolo Sala morì a Milano il 13 giugno 1924.



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    Lotto 23  

    Ritratto

    Emilio Gola Emilio Gola
    Milano 1851 - 1923
    Olio su tela cm 52x39 firmato in basso a sx E.Gola

    Emilio Gola è stato un pittore italiano nato a Milano il 22 febbraio 1851 e morto nella stessa città il 21 dicembre 1923. È considerato uno dei protagonisti della pittura lombarda tra Otto e Novecento, interprete di un naturalismo di respiro europeo.
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    Nato in una famiglia nobile milanese, fu incoraggiato alla pittura dal padre, pittore dilettante. Nel 1873 si laureò in ingegneria industriale al Politecnico di Milano e non frequentò l’Accademia di Brera, preferendo le lezioni private di Sebastiano De Albertis. Guardò con interesse alla pittura di Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni, mentre i viaggi in Francia, Olanda e Inghilterra, resi possibili dalla condizione agiata della famiglia, lo misero in contatto con la pittura straniera.

    Esordì all’esposizione annuale di Brera nel 1879 e partecipò poi con regolarità alle rassegne nazionali, ottenendo i riconoscimenti più importanti in ambito europeo. Negli anni Ottanta era già un ritrattista apprezzato dell’aristocrazia milanese.

    La sua pittura, dal colore acceso e dalla pennellata energica, deriva dalla lezione scapigliata delle pennellate accostate e sovrapposte, ma la porta verso una tavolozza più chiara e una stesura più libera, talvolta a scapito della definizione della forma. Accanto al ritratto si dedicò al paesaggio con figure, soprattutto in Brianza, come nelle diverse versioni delle Lavandaie a Mondonico, ai Navigli milanesi e, negli ultimi anni, alle marine di Alassio e della laguna veneta.

    Fu un punto di riferimento per i pittori più giovani dell’ambiente milanese. Le sue opere sono conservate alla Galleria d’Arte Moderna di Milano e alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Morì a Milano nel 1923.



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    Lotto 24  

    La contessa 1902

    Leonardo Bazzaro Leonardo Bazzaro
    Milano 1853 - 1937
    Olio su tavola cm 46x34 firmato in basso a dx L.Bazzaro

    Leonardo Bazzaro fu un pittore italiano attivo tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, noto soprattutto per i suoi paesaggi, i ritratti e le scene di vita quotidiana. La sua formazione artistica ebbe inizio in un periodo di fermento culturale, in cui le correnti del realismo e del verismo esercitarono una notevole influenza sui giovani artisti italiani.
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    Durante la sua carriera, Bazzaro si distinse per la capacità di catturare la luce e l'atmosfera, elementi che rendono le sue opere particolarmente evocative e ricche di dettagli naturalistici .

    Il percorso espositivo del pittore lo vide protagonista in numerose mostre sia in Italia che all’estero, contribuendo così a diffondere il suo stile personale e a consolidare la sua reputazione nell’ambito della pittura di genere e del paesaggio. Pur rimanendo ancorato ai canoni del realismo, Bazzaro sperimentò progressivamente nuove tecniche e linguaggi pittorici, integrando elementi modernisti che evidenziarono la sua capacità di interpretare in chiave personale la realtà circostante .

    Oggi, le opere di Leonardo Bazzaro sono apprezzate non solo per la loro bellezza formale, ma anche per il valore storico e culturale che rappresentano, testimonianza di un’epoca di importanti trasformazioni artistiche e sociali in Italia. Molte delle sue creazioni sono custodite in collezioni museali e private, continuando a suscitare interesse e ammirazione tra collezionisti e studiosi d’arte.

    Questa breve biografia intende offrire una panoramica della vita e dell’opera di un artista che, pur essendo stato apprezzato nel suo tempo, oggi rappresenta un importante capitolo della storia della pittura italiana.



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    Luigi Bisi Luigi Bisi
    Milano 1814 - Milano 1886
    Olio su tela cm 27,5x23 firmato in basso a sx L.Bisi

    Luigi Bisi nacque a Milano il 10 maggio 1814 in una famiglia di artisti: suo padre Michele e suo zio Giuseppe erano anch'essi pittori. Iniziò la sua formazione artistica sotto la guida del padre e dello zio, per poi perfezionarsi all'Accademia di Brera, dove fu allievo di Francesco Durelli.
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    La sua carriera si distinse per una specializzazione nella pittura prospettica, un'arte che lo portò a dedicarsi principalmente alla rappresentazione di interni ed esterni di chiese, con una particolare predilezione per il Duomo di Milano. La precisione tecnica e l'uso sapiente della luce caratterizzarono le sue opere, che riscuosero apprezzamenti in tutta Europa.

    Nel 1851, Luigi Bisi succedette a Francesco Durelli nella cattedra di prospettiva all'Accademia di Brera, un incarico che mantenne fino alla morte. Oltre alla sua attività artistica, collaborò anche ai restauri del Duomo di Milano, lavorando insieme all'architetto Giovanni Brocca. La sua attività di insegnante e la qualità delle sue opere contribuirono a consolidare il suo nome nel panorama artistico dell'epoca.

    Morì a Milano l'11 settembre 1886Luigi Bisi nacque a Milano il 10 maggio 1814 in una famiglia di artisti: suo padre Michele e suo zio Giuseppe erano anch'essi pittori. Iniziò la sua formazione artistica sotto la guida del padre e dello zio, per poi perfezionarsi all'Accademia di Brera, dove fu allievo di Francesco Durelli. La sua carriera si distinse per una specializzazione nella pittura prospettica, un'arte che lo portò a dedicarsi principalmente alla rappresentazione di interni ed esterni di chiese, con una particolare predilezione per il Duomo di Milano. La precisione tecnica e l'uso sapiente della luce caratterizzarono le sue opere, che riscuosero apprezzamenti in tutta Europa.

    Nel 1851, Luigi Bisi succedette a Francesco Durelli nella cattedra di prospettiva all'Accademia di Brera, un incarico che mantenne fino alla morte. Oltre alla sua attività artistica, collaborò anche ai restauri del Duomo di Milano, lavorando insieme all'architetto Giovanni Brocca. La sua attività di insegnante e la qualità delle sue opere contribuirono a consolidare il suo nome nel panorama artistico dell'epoca.

    Morì a Milano l'11 settembre 1886.



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    Lotto 26  

    Scalinata di paese

    Ambrogio Fermini Ambrogio Fermini
    Cernusco sul Naviglio 1811 - Milano 1883
    Olio su tela cm 50x37 firmato in basso a dx A.Fermini

    Ambrogio Fermini è stato un pittore italiano nato a Cernusco sul Naviglio, presso Milano, nel 1811 e morto a Milano nel 1883. La sua opera si colloca nella pittura lombarda di veduta e di paesaggio dell’età romantica.
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    Si formò all’Accademia di Brera e a partire dal 1838 espose con regolarità alle mostre braidensi, presentando vedute e paesaggi animati da figure. Nel 1860 partecipò all’esposizione di Brera con cinque paesaggi, a conferma di una presenza costante nella vita artistica milanese.

    Le sue vedute della campagna lombarda hanno un carattere romantico, con ampi orizzonti, luci morbide e piccole figure inserite nel paesaggio. Accanto ad esse si dedicò alla veduta urbana e agli interni delle chiese milanesi, come quello di Sant’Antonio, datato 1879.

    Al Museo del Risorgimento di Milano è conservato un dipinto firmato Fermini e datato 1860 che rappresenta il combattimento alle Colonne di San Lorenzo durante le Cinque giornate del 1848, entrato nelle collezioni civiche nel 1884. Una sua Veduta di Riva del Garda si trova al Museo Civico di Riva del Garda.

    Ambrogio Fermini morì a Milano nel 1883.



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    Lotto 27  

    Il gentiluomo 1882

    Domenico Pennacchini Domenico Pennacchini
    Roma 1860 - 1917
    Acquerello su carta cm 53,5x76,5 firmato in basso a dx D.Pennacchini ( difetti )

    Domenico Pennacchini è stato un pittore italiano nato a Roma nel 1860 e morto nel 1917. La sua opera si inserisce nella pittura romana di fine Ottocento, con una produzione dedicata al paesaggio, alla veduta e alla scena di genere.
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    Si formò all’Accademia di Belle Arti di Roma e si affermò presto come acquerellista e pastellista, tecniche che predilesse per tutta la carriera. Tra i primi lavori noti figurano Ozio e lavoro, del 1882, e Il ritorno al villaggio, presentato a Milano nel 1885.

    Partecipò con assiduità alle rassegne romane: espose alla Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti nel 1886, con Un bacio devoto, e di nuovo nel 1895-96 con Molto le sarà perdonato; alla Società degli Acquarellisti nel 1891, nel 1900 e nel 1906; e dal 1901 alle mostre del gruppo In Arte Libertas, che riuniva intorno a Nino Costa i paesaggisti più attenti allo studio dal vero della campagna romana.

    Fu presente anche fuori Roma, a Venezia nel 1887, a Berlino nel 1896 e a San Pietroburgo nel 1902, dove espose l’Arco di Tito al Foro romano. Tra i soggetti ricorrenti della sua produzione figurano le vedute di Villa Borghese, della via Appia e dei monumenti antichi della città.

    I suoi paesaggi sono conservati a Roma alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e alla Galleria Comunale d’Arte Moderna. Domenico Pennacchini morì nel 1917.



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    Ulderico Marotto Ulderico Marotto
    San Michele Extra VR 1890 - 1985
    Acquerello su carta cm 55x45 firmato in basso a sx Indecifrata

    Ulderico Marotto è stato un pittore italiano nato a San Michele Extra, alle porte di Verona, il 22 agosto 1890 e morto nella stessa località il 27 febbraio 1985. È ricordato come uno dei più sensibili interpreti della Verona del Novecento, in particolare attraverso l’acquerello.
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    Figlio di una famiglia modesta che gestiva una piccola osteria, dovette lasciare presto la scuola e lavorare come garzone, magazziniere e cameriere, finché la madre non gli trovò un posto di apprendista presso una bottega di decorazione. Frequentò la Scuola serale di Arti e Mestieri di Verona e, dopo il trasferimento della famiglia a Milano nel 1906, seguì i corsi dell’Accademia di Brera e una scuola serale al Castello Sforzesco.

    Gli studi furono interrotti dal servizio militare, che lo tenne impegnato tra la guerra di Libia e la Prima guerra mondiale fino al 1919. Tornato a Milano aprì uno studio e conobbe il pittore Vincenzo Castelli, che lo avvicinò all’acquerello e con il quale lavorò a lungo; per vivere si dedicò anche alla grafica pubblicitaria.

    Nel 1942, a causa dei bombardamenti su Milano, si trasferì con la famiglia a Verona, dove aprì uno studio in via Fogge e si concentrò sul paesaggio. Lavorò a tempera e a olio, ma soprattutto ad acquerello, ritraendo piazze, ponti, palazzi e vicoli della città, scorci oggi scomparsi come i ponti provvisori, i mulini e i barconi sull’Adige, i paesi del Garda e i soggiorni estivi in Liguria, sull’Adriatico e a Chioggia. Accanto alle vedute rappresentò la vita quotidiana e i mestieri del tempo, dai sabbiaroli ai traghettatori, dagli spazzacamini alle lavandaie.

    Uomo schivo e riservato, espose poco e non partecipò mai a concorsi. La sua pittura, realista e luminosa, è stata riscoperta negli ultimi anni con diverse mostre a Verona, tra cui la retrospettiva alla Gran Guardia del 2014. Morì a San Michele Extra nel 1985.



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    Lotto 29  

    Canale Veneziano

    Alessandro Milesi Alessandro Milesi
    Venezia 1856-1945
    Olio su tela applicata cm 54x38 firmato in basso a dx A.Milesi

    Alessandro Milesi, figlio di Giovanni Maria, un commerciante all'ingrosso di granaglie, e della sua seconda moglie Lucia Viola, vide la luce a Venezia il 29 aprile 1856. Fu battezzato il 4 maggio nella parrocchia di S.
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    Trovaso, contribuendo così alla ricca tradizione artistica di questa città lagunare.

    La sua giovinezza fu segnata da sfide economiche a causa della malattia del padre, che lo spinsero a iniziare a lavorare come tabaccaio nei pressi di S. Simeone. Tuttavia, la sua passione per l'arte lo spinse a perseguire una carriera artistica.

    A soli tredici anni, il 15 novembre 1869, Alessandro si iscrisse all'Accademia di belle arti di Venezia, un importante passo nella sua formazione. Qui studiò con impegno e ottenne risultati lodevoli, come attestato dai documenti conservati negli Archivi dell'Accademia.

    Il suo percorso artistico lo portò successivamente a Verona, dove seguì il suo insegnante Napoleone Nani. Grazie all'aiuto di Nani, ottenne commissioni importanti, tra cui il dipinto del soffitto di una chiesa a Isola della Scala e altri lavori significativi.

    Tornato a Venezia, Alessandro Milesi creò opere notevoli, tra cui i ritratti del padre e della madre, esposti in importanti gallerie d'arte. Espose in diverse mostre nazionali ed internazionali, guadagnandosi una crescente reputazione.

    Le sue opere spesso rappresentavano scene di vita quotidiana veneziana, con gruppi di persone intente al lavoro o alla conversazione, influenzate dalla tendenza artistica di quegli anni. Le sue composizioni richiamavano l'attenzione di collezionisti e artisti stranieri.

    Nel 1886, Alessandro Milesi si sposò con Maria Ciardi, anch'essa proveniente da una famiglia di artisti. Continuò a dipingere con passione, realizzando ritratti e opere di grande impegno sociale.

    Partecipò regolarmente alla Biennale di Venezia, esponendo diverse opere che ottennero apprezzamento e premi. Il suo contributo all'arte veneziana fu significativo, con opere che riflettevano la vita e la cultura della città.

    Nel 1934, realizzò una pala d'altare per la chiesa di S. Teresa a Venezia, una delle rare opere a soggetto religioso della sua carriera.

    Alessandro Milesi trascorse gran parte della sua vita a Venezia, contribuendo in modo significativo alla scena artistica della città. Morì il 29 ottobre 1945 a Venezia, lasciando un eredità duratura nel mondo dell'arte veneziana. Le sue opere continuano a essere ammirate e studiate per la loro bellezza e autenticità.



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    Lotto 30  

    Dall'Antiquario

    Cosimo Privato Cosimo Privato
    Venezia 1899-1971
    Olio su masonite cm 48x33 firmato in basso a dx C.Privato

    Cosimo Privato è stato un pittore italiano nato a Venezia il 18 settembre 1899 e morto nella stessa città il 28 marzo 1971. La sua opera si inserisce nella pittura veneziana tra le due guerre, con una produzione dedicata alla figura, al paesaggio lagunare e alla marina.
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    Si mise in luce già dalla metà degli anni Venti, ottenendo attenzione sia in ambito locale sia nazionale. Fu tra i più giovani espositori della Biennale di Venezia, alla quale partecipò dal 1926 al 1938, e prese parte alle mostre d’arte italiana organizzate all’estero dalla Biennale, tra cui quella del 1933 alla Künstlerhaus di Vienna.

    Fu presente inoltre alla terza Biennale romana del 1925, alla seconda Quadriennale di Roma del 1935, alle Esposizioni internazionali di Belle Arti di Fiume del 1925 e del 1927, alla Società per le Belle Arti di Milano e alle mostre sindacali delle Tre Venezie. Sue opere furono acquistate dal re Vittorio Emanuele III, dal Comune di Venezia, dalla Città di Bari, dal Ministero dell’Educazione Nazionale e dalla Banca d’Italia.

    Nel 1928 vinse il concorso per i cartoni di una decorazione a mosaico destinata al salone di ricevimento del Palazzo Reale del Cairo, lavoro che gli valse l’apprezzamento del re Fuad I. Nel 1935 compì con il pittore Domenico Mori un viaggio per mare a bordo di una petroliera diretta a Costanza, da cui nacque un ciclo di marine e vedute di viaggio, dal Mar Nero ai Dardanelli fino alla costa dalmata.

    La sua pittura restituisce con freschezza la vita dei canali e della laguna, con figure e bambini colti nella quotidianità veneziana. Morì a Venezia nel 1971.



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    Lotto 31  

    Canal grande Venezia

    Emanuele Brugnoli Emanuele Brugnoli
    Bologna 1859 - Venezia 1944
    Acquerello su carta cm 46x61,5 firmato in basso a dx E.BrugnoliEmanuele Brugnoli, nato a Bologna il 2 settembre 1859, fu uno stimato pittore italiano noto soprattutto per le sue straordinarie opere realizzate con la tecnica dell'acquerello. Dopo aver studiato all'Accademia della sua città sotto la guida dello scenografo Valentino Solmi, divenne l'allievo prediletto di quest'ultimo.
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    La sua carriera artistica fu fortemente influenzata dalla sua permanenza a Venezia, iniziata nel 1880 dopo aver trascorso alcune settimane nella città della laguna.

    A Venezia, Brugnoli entrò in contatto con artisti del calibro di Tito, Serena, Favretto e Milesi, e si dedicò principalmente alla rappresentazione di vedute e paesaggi lagunari. La sua abilità straordinaria nell'uso dell'acquerello divenne evidente, definendo gran parte della sua produzione artistica. Nel 1861, si recò a Londra per partecipare all'Esposizione degli acquerellisti italiani, e da allora partecipò a numerose mostre internazionali.

    Nel 1886, prese parte alla Promotrice fiorentina, seguita nel 1888 dalla partecipazione all'Esposizione Emiliana di Bologna. La sua presenza alla Biennale di Venezia fu notevole, partecipando alla seconda edizione nel 1899 e a quelle successive dal 1901 al 1907 e dal 1920 al 1934.

    Nel 1912, Brugnoli ottenne il titolo di professore di acquerello e incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, dirigendo la Scuola Libera di Incisione fino al 1932. Nonostante la sua fama fosse principalmente legata agli acquerelli, dimostrò grande passione anche per l'acquaforte, prendendo ispirazione soprattutto da James McNeill Whistler.

    La sua notorietà crebbe ulteriormente grazie all'acquisto da parte dell'Imperatore di Germania Guglielmo II di uno dei suoi acquerelli, "Un canale di Venezia". Brugnoli continuò a esporre regolarmente alle Internazionali veneziane, guadagnandosi l'attenzione critica per la sua maestria artistica.

    Emanuele Brugnoli si spense a Venezia il 22 marzo 1944, lasciando un lascito duraturo nel mondo dell'arte, soprattutto per la sua abilità distintiva nell'uso dell'acquerello e dell'acquaforte.



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    Lotto 32  

    Contadini

    Alessio Issupoff Alessio Issupoff
    Viatka 1889 - Roma 1957
    Olio su tavola cm 30x50 firmato in basso a dx Alessio Issupoff

    Alessio Issupoff, nome italianizzato di Aleksej Vladimirovič Isupov, è stato un pittore russo nato a Vjatka, l’attuale Kirov, il 10 marzo 1889 e morto a Roma il 17 luglio 1957. La sua opera unisce la tradizione realista russa a una pittura luminosa di matrice impressionista, sviluppata in gran parte in Italia.
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    Figlio di un incisore e doratore di icone, ricevette le prime nozioni dagli artigiani che lavoravano con il padre. Studiò poi alla Scuola di pittura, scultura e architettura di Mosca, dove fu seguito da Apollinarij Vasnecov ed ebbe come insegnanti Valentin Serov e Konstantin Korovin, diplomandosi nel 1912.

    Richiamato alle armi nel 1915, fu destinato a Taškent, e il contatto con il Turkestan, in particolare con Samarcanda, segnò profondamente la sua pittura. Congedato nel 1917, si stabilì a Samarcanda, dove diresse un comitato per la tutela e il restauro dei monumenti e dipinse mercati, case da tè e architetture. Tornato a Mosca nel 1921, attraversò un periodo di difficoltà economiche.

    Nel 1926 si recò in Italia per motivi di salute e vi rimase per il resto della vita. Nello stesso anno tenne la prima personale a Roma, seguita da mostre in altre città italiane, e nel 1930 partecipò alla Biennale di Venezia, dove ottenne un riconoscimento che segnò il culmine della sua carriera. In Italia dipinse spesso a memoria la Russia prerivoluzionaria, con betulle, paesaggi innevati, cavalli, slitte e scene di vita contadina, ma anche paesaggi italiani trasfigurati in chiave russa.

    La sua pittura si distingue per la pennellata larga, il primato del colore sul disegno e la delicatezza della gamma cromatica; sviluppò inoltre una tecnica a tempera su tavola ispirata all’icona e alla miniatura orientale. Morì a Roma nel 1957 e fu sepolto nel cimitero acattolico del Testaccio. Le sue opere sono conservate al Museo d’arte di Vjatka, alla Galleria Tret’jakov e in collezioni italiane ed europee.



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    Lotto 33  

    Cascinale rustico

    Norberto Pazzini Norberto Pazzini
    Verucchio (Rimini) 1856 - 1937
    Olio su tavola cm 23x45 firmato in basso a dx N.Pazzini

    Norberto Pazzini è stato un pittore italiano nato a Verucchio, in Romagna, il 2 giugno 1856 e morto nella stessa località il 1° aprile 1937. La sua opera si colloca nella pittura di paesaggio romana di fine Ottocento, nell’ambito della cerchia di Nino Costa.
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    Di famiglia modesta, nel 1874 si trasferì a Roma, dove studiò fino al 1879 alla Scuola del Museo artistico industriale, mantenendosi con l’esecuzione di tavole anatomiche per l’Ospedale di Santo Spirito. Nell’estate del 1879 tornò per alcuni mesi a Verucchio e dipinse Rimini dopo la pioggia, opera che ebbe un’influenza sugli artisti riminesi che in quegli anni si avvicinavano alla pittura dal vero.

    Rientrato a Roma, si inserì rapidamente nell’ambiente artistico della capitale, stringendo rapporti con Napoleone Parisani e Giulio Aristide Sartorio. Dal 1884 fu legato da amicizia a Nino Costa, che considerò sempre il suo maestro e che lo coinvolse nella Scuola Etrusca e nella società In Arte Libertas, con la quale espose fin dalla fondazione nel 1886. Partecipò inoltre alle mostre degli Amatori e Cultori dal 1885 e a quelle degli Acquarellisti dal 1903 al 1913.

    Su suggerimento di Costa soggiornò in Umbria, in Toscana e in Campania, studiò la pittura del Quattrocento e si avvicinò al gusto preraffaellita. La sua produzione, dedicata quasi interamente al paesaggio, ha un carattere lirico e pastorale, con un colore fresco e vivace e una costante attenzione allo studio dal vero.

    Tenne personali a Milano nel 1922 e a Roma nel 1934. Sue opere sono conservate alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, tra cui Aratura del 1899, all’Accademia di San Luca e alla Pinacoteca comunale di Ravenna. Morì a Verucchio nel 1937.



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    Lotto 34  

    Figura 1961

    Giovanni Cappelli Giovanni Cappelli
    Cesena 1923 - 1994
    Olio su tela cm 40x50 firmato in basso a sx Cappelli

    Giovanni Cappelli è stato un pittore italiano nato a Cesena il 17 febbraio 1923 e morto nel 1994. La sua opera si colloca nella pittura italiana del secondo dopoguerra, in un percorso che dal neorealismo conduce al realismo esistenziale.
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    Di famiglia contadina, da ragazzo conobbe il pittore Pino Conti, ospite dell’abbazia di Santa Maria del Monte a Cesena, incontro che gli aprì la strada verso l’arte. Dopo aver lavorato come falegname, si iscrisse al Liceo artistico di Bologna e frequentò la Scuola libera del nudo dell’Accademia di Belle Arti, sotto la guida di Virgilio Guidi. Con Alberto Sughi e Luciano Caldari è considerato tra i fondatori della cosiddetta scuola cesenate.

    Nel 1947 si trasferì a Torino per raggiungere l’amico Sughi e nel 1949 a Roma, dove entrò in contatto con il Gruppo Arte Sociale e con i pittori del Portonaccio, tra cui Renzo Vespignani. Le opere di questi anni, di convinta adesione neorealista, sono dedicate al mondo contadino e al lavoro, con richiami a Fattori e a Viani.

    Nel 1953 tenne la prima personale alla Galleria Bergamini di Milano, con la quale espose più volte fino al 1966. Partecipò alla Biennale di Venezia del 1956 e alla Quadriennale di Roma del 1963, e fu presente alle rassegne di arte italiana a Mosca, Leningrado, Varsavia, dove ottenne un secondo premio alla mostra della giovane pittura europea del 1957, e Sydney. Vinse inoltre il Premio Vado Ligure nel 1954, un premio al Premio Suzzara nel 1957 e un secondo premio alla Biennale di Alessandria d’Egitto nel 1970.

    Nel 1959 si stabilì a Milano, dove visse e lavorò fino alla fine. L’amicizia con Giuseppe Banchieri, Gianfranco Ferroni e Tino Vaglieri lo avvicinò al realismo esistenziale: i temi rurali lasciarono il posto alla realtà metropolitana, con un’attenzione a Giacometti e a Francis Bacon, e in seguito a una riflessione più introspettiva, con una pittura che tende verso l’informale. Si dedicò anche alla pittura sacra, con pale d’altare per chiese del Cesenate. Nel 1977 fu tra i promotori della cooperativa Coop. 77 Arti Visive.

    Tra le mostre più importanti figura la personale al Palazzo dei Diamanti di Ferrara nel 1989. Sue opere sono conservate in collezioni italiane e straniere, da Budapest a New York, da Berna a Mosca e San Pietroburgo. Morì nel 1994.



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    Lotto 35  

    Zinnie 1944

    Anselmo Bucci Anselmo Bucci
    Fossombrone - 1887 - Monza 1955
    Olio su tavola cm 60x50 firmato in basso a dx Bucci

    Anselmo Bucci, figlio di Achille Muzio, nacque il 23 maggio 1887 a Fossombrone. Dopo aver completato gli studi classici al liceo Marco Foscarini di Venezia, si dedicò al disegno presso la scuola di Francesco Salvini a Este.
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    Nel 1904-05, fu allievo dell'Accademia di Brera a Milano e nel 1906 si trasferì a Parigi, rimanendovi fino al 1915 e concentrando la sua attenzione sull'incisione. Durante questo periodo, realizzò diverse raccolte di incisioni, ispirate alla cultura grafica francese post-impressionista, come "Le petit Paris qui bouge" (1908) e "Paris qui bouge" (1909), ottenendo anche una menzione onorevole al Salon des artistes français nel 1910.

    Il suo stile si rifletteva sia nelle influenze del post-impressionismo francese che nelle tracce dello studio del Fattori, mantenendo una maniera secca e evitando la retorica. Il periodo parigino segnò un momento significativo per l'arte di Bucci, in cui si avvicinò al gusto di artisti come Jean-François Raffaelli e Pierre Bonnard, influenze evidenti in opere come "L'écraseur," "Touaregs à Paris," "Avenue Rachel," e altre.

    Durante la prima guerra mondiale, Bucci fu volontario di guerra e documentò la vita sul fronte attraverso incisioni e litografie, come le "Croquis du front italien" (1918) e "Marina a terra" (1918). Dopo la guerra, la sua arte subì un cambiamento significativo. Pur essendo un abile incisore, Bucci decise di esplorare la pittura, orientandosi verso un ritorno al classicismo, in contrasto con le correnti avanguardiste.

    Nel 1922, Bucci fu il promotore del gruppo "Novecento italiano", che cercava di favorire un orientamento neoclassico. Il suo impegno maggiore in questo periodo fu il dipinto "I pittori" (1921-1924), che rappresentava il suo pensiero antitetico ai movimenti d'avanguardia. Bucci mantenne il suo distacco ideale dalla contemporaneità, sostenendo la preferenza per gli antichi rispetto ai moderni.

    Nel corso degli anni successivi, Bucci si affermò anche come scrittore, pubblicando opere come "Il libro della Bigia" (1942) e contribuendo con articoli al Corriere della Sera. Morì a Monza il 19 novembre 1955, lasciando un'impronta significativa nell'ambito artistico italiano, con la sua straordinaria vitalità, indipendenza morale e ironia che si manifestava sia nelle sue opere grafiche che nella sua produzione letteraria.



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    Lotto 36  

    Natura morta

    Carlo Cherubini Carlo Cherubini
    Ancona, 1897 - Venezia, 1978
    Olio su tela cm 32x44,5 firmato in alto a sx Carlo Cherubini

    Carlo Cherubini nacque ad Ancona il 27 luglio 1897 da Giuseppe Cherubini, anch'egli pittore, e Adelia Ceroni. Ancora bambino, si trasferì con la famiglia a Venezia, stabilendosi in campo Santo Stefano al piano nobile di Palazzo Pisani.
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    Primogenito di quattro fratelli, frequentò il liceo classico e, da studente, compì un viaggio significativo in Germania.

    La sua carriera artistica ebbe inizio precoce: nel 1913 partecipò all'ottava mostra collettiva di Ca' Pesaro a Venezia e, l'anno successivo, espose alla Biennale di Venezia con l'opera "Bambino pensoso", risultando l'artista più giovane in esposizione. In seguito, partecipò ad altre tre edizioni della Biennale di Venezia nel 1922, 1924 e 1926.

    Nel 1927 si trasferì a Parigi, dove decorò il Lido des Champs-Élysées. Nel 1929, presso la Galerie de la Renaissance della capitale francese, venne organizzata una sua personale. Nel 1930 ricevette la Mention Honorable e nel 1932 la Médaille d'Argent. A Parigi dipinse inoltre l'opera "Si jeunesse savait" e il ritratto di Gorge de la Fouchardière.

    Nel 1933 si recò a New York, dove dipinse per il Lido Club di Long Island. Nel 1937 espose a Pittsburgh. Nel 1940 tornò a Venezia, dove eseguì una decorazione al ristorante Al Colombo.

    I soggetti riconoscibili e caratteristici della sua produzione artistica includono il nudo femminile, le figure in maschera e il paesaggio veneziano. La sua stesura pittorica vibrante e luminosa, caratterizzata da colori vivaci, è di particolare suggestione e identificativa del pittore .

    Diverse mostre sono state dedicate a Carlo Cherubini: nel 2012 si è tenuta la mostra "Carlo Cherubini. Un pittore veneziano a Parigi" alla Galleria Nuova Arcadia di Padova, e nel 2015, a Scorzè, Villa Orsini, si è svolta un'altra mostra omonima. Nel 2011 è stato pubblicato un catalogo delle sue opere, a cura di Guido Moro e Michele Rovoletto.

    Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui la Pinacoteca di Ascoli Piceno e la Galleria d'Arte Moderna Marangoni di Udine .

    Carlo Cherubini morì a Venezia nel 1978.



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    Lotto 37  

    Pentole in rame 1960

    Donato Frisia Donato Frisia
    Merate (LC) 1883-1953
    Olio su tela cm 62x102 firmato in basso a dx Frisia

    Donato Frisia è stato un pittore italiano nato a Merate il 30 agosto 1883 e morto nella stessa località il 13 dicembre 1953. La sua opera si colloca nel Novecento lombardo come una delle voci più autonome del rinnovato naturalismo, fondata su una costruzione solida della forma e su una tavolozza volutamente sobria.
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    Cresciuto in una famiglia agiata, figlio di un costruttore e decoratore, ricevette le prime nozioni di disegno a Merate e nel 1905 entrò all’Accademia di Brera a Milano, dove seguì contemporaneamente i corsi di scultura, pittura e architettura, conseguendo le licenze in scultura nel 1908 e in pittura nel 1910. Questa formazione ampia gli lasciò un’attenzione costante alla struttura plastica dell’immagine, riconoscibile anche nei dipinti di paesaggio.

    L’esordio pubblico avvenne nel 1910 e attirò subito l’attenzione di artisti già affermati dell’ambiente milanese. Determinante fu l’incontro, nello stesso anno, con Emilio Gola, che gli aprì una prospettiva più europea rispetto al realismo rigoroso della sua prima educazione. Frisia mantenne però sempre una posizione indipendente, restando estraneo tanto al divisionismo e al futurismo quanto all’adesione formale al Novecento italiano.

    A partire dal 1914 fu presente con regolarità alla Biennale di Venezia, dove nel 1942 ottenne una sala personale, e partecipò alle principali rassegne nazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti tra gli anni Venti e Quaranta. Dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale intraprese lunghi viaggi, soprattutto a Parigi e, negli anni Trenta, nel Nord Africa, esperienze che si riflettono in una progressiva chiarificazione della luce.

    La sua pittura matura si caratterizza per un impasto asciutto, costruito con biacca e terre naturali, e per una resa del paesaggio lombardo e alpino priva di compiacimenti descrittivi, in cui il dato naturale è ricondotto a volumi netti e a rapporti tonali misurati. Accanto al paesaggio praticò con continuità la natura morta e il ritratto.

    Nel secondo dopoguerra organizzò annuali raduni di studio del paesaggio in alta quota, ai quali parteciparono diversi pittori lombardi, mantenendo fino all’ultimo un ruolo di riferimento per le generazioni più giovani. Morì a Merate nel 1953.



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    Donato Frisia Donato Frisia
    Merate (LC) 1883-1953
    Pastello su carta cm 38,5x48,5 firmato in basso a dx D.Frisia

    Donato Frisia è stato un pittore italiano nato a Merate il 30 agosto 1883 e morto nella stessa località il 13 dicembre 1953. La sua opera si colloca nel Novecento lombardo come una delle voci più autonome del rinnovato naturalismo, fondata su una costruzione solida della forma e su una tavolozza volutamente sobria.
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    Cresciuto in una famiglia agiata, figlio di un costruttore e decoratore, ricevette le prime nozioni di disegno a Merate e nel 1905 entrò all’Accademia di Brera a Milano, dove seguì contemporaneamente i corsi di scultura, pittura e architettura, conseguendo le licenze in scultura nel 1908 e in pittura nel 1910. Questa formazione ampia gli lasciò un’attenzione costante alla struttura plastica dell’immagine, riconoscibile anche nei dipinti di paesaggio.

    L’esordio pubblico avvenne nel 1910 e attirò subito l’attenzione di artisti già affermati dell’ambiente milanese. Determinante fu l’incontro, nello stesso anno, con Emilio Gola, che gli aprì una prospettiva più europea rispetto al realismo rigoroso della sua prima educazione. Frisia mantenne però sempre una posizione indipendente, restando estraneo tanto al divisionismo e al futurismo quanto all’adesione formale al Novecento italiano.

    A partire dal 1914 fu presente con regolarità alla Biennale di Venezia, dove nel 1942 ottenne una sala personale, e partecipò alle principali rassegne nazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti tra gli anni Venti e Quaranta. Dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale intraprese lunghi viaggi, soprattutto a Parigi e, negli anni Trenta, nel Nord Africa, esperienze che si riflettono in una progressiva chiarificazione della luce.

    La sua pittura matura si caratterizza per un impasto asciutto, costruito con biacca e terre naturali, e per una resa del paesaggio lombardo e alpino priva di compiacimenti descrittivi, in cui il dato naturale è ricondotto a volumi netti e a rapporti tonali misurati. Accanto al paesaggio praticò con continuità la natura morta e il ritratto.

    Nel secondo dopoguerra organizzò annuali raduni di studio del paesaggio in alta quota, ai quali parteciparono diversi pittori lombardi, mantenendo fino all’ultimo un ruolo di riferimento per le generazioni più giovani. Morì a Merate nel 1953.



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    Francesco Domeneghini Francesco Domeneghini
    Breno ( BS ) 1860 - Bergamo 1950
    Olio su tavola diametro cm 50 firmato in basso a sx F.Domeneghini

    Francesco Domeneghini è stato un pittore e decoratore italiano nato a Breno, in Valle Camonica, il 5 ottobre 1860 e morto a Bergamo il 10 maggio 1950. La sua opera si divide tra la decorazione d’interni e la pittura da cavalletto, tra la Lombardia e il Sud America.
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    Si formò nella bottega del pittore Giuseppe Rota, attivo nella decorazione di dimore aristocratiche, e proseguì gli studi a Roma, dove frequentò la Scuola del costume per lo studio dal vero della figura.

    Nel 1888 si trasferì in Sud America, dove svolse un’intensa attività di decoratore. Le commissioni di questo periodo sono documentate da un diario conservato dagli eredi, anche se la maggior parte delle opere è andata perduta.

    Rientrato in Italia, si stabilì a Bergamo, dove insegnò per molti anni all’Istituto Andrea Fantoni, contribuendo alla formazione di numerosi giovani decoratori e artigiani. Parallelamente realizzò un’ampia produzione di dipinti da cavalletto, dedicati al paesaggio, alla veduta urbana e al ritratto.

    Morì a Bergamo nel 1950, lasciando in eredità al paese natale la sua collezione di opere di artisti bergamaschi dal Cinquecento al Settecento.



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    Lotto 40  

    Parigi a Montmartre

    Riccardo Galli Riccardo Galli
    Milano 1869 - Barzio (LC) 1944
    Olio su tela cm 35x43,5 firmato in basso a dx Riccardo Galli

    Riccardo Galli è stato un pittore, illustratore e cartellonista italiano nato a Milano nel 1869, da una famiglia di origine piemontese, e morto a Barzio nel 1944. La sua opera attraversa la cultura figurativa milanese tra Otto e Novecento, unendo il ritratto, il paesaggio e la grafica pubblicitaria.
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    Si formò all’Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini. Giovanissimo, lavorò accanto a pittori già affermati come Filippo Carcano, Gaetano Previati, Luigi Conconi ed Emilio Longoni alla realizzazione di una grande tela panoramica destinata all’Esposizione universale di Chicago, esperienza che lo inserì presto nell’ambiente artistico cittadino.

    Nel 1896 presentò alla Biennale di Brera un grande ritratto a pastello della moglie, che gli valse a soli ventisette anni la nomina a socio onorario dell’Accademia; l’opera è oggi conservata nella quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Da allora fu invitato con regolarità alle principali esposizioni italiane e straniere, tra cui quelle di Milano e di Venezia e la Quadriennale di Torino del 1928.

    Fu tra i fondatori dell’Associazione Acquarellisti Lombardi insieme a Paolo Sala e Filippo Carcano. Parallelamente si affermò come cartellonista, realizzando manifesti pubblicitari anche per le Officine Ricordi, e come illustratore per periodici come Il Giornalino della Domenica, L’Illustrazione Italiana e Novissima, con un segno personale che risente del gusto liberty.

    Eclettico nelle tecniche, alternò olio, pastello e acquerello, dedicandosi alla figura e al ritratto ma anche al paesaggio di montagna e alle vedute delle capitali europee. Negli ultimi anni la sua pittura si allontanò dalle formule ottocentesche verso un realismo moderno e misurato. Morì a Barzio, in Valsassina, nel 1944.



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    Lotto 41  

    Traghetto a Bergen

    Riccardo Galli Riccardo Galli
    Milano 1869 - Barzio (LC) 1944
    Olio su tavola cm 43x36 firmato in basso a sx Riccardo Galli

    Riccardo Galli è stato un pittore, illustratore e cartellonista italiano nato a Milano nel 1869, da una famiglia di origine piemontese, e morto a Barzio nel 1944. La sua opera attraversa la cultura figurativa milanese tra Otto e Novecento, unendo il ritratto, il paesaggio e la grafica pubblicitaria.
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    Si formò all’Accademia di Brera sotto la guida di Giuseppe Bertini. Giovanissimo, lavorò accanto a pittori già affermati come Filippo Carcano, Gaetano Previati, Luigi Conconi ed Emilio Longoni alla realizzazione di una grande tela panoramica destinata all’Esposizione universale di Chicago, esperienza che lo inserì presto nell’ambiente artistico cittadino.

    Nel 1896 presentò alla Biennale di Brera un grande ritratto a pastello della moglie, che gli valse a soli ventisette anni la nomina a socio onorario dell’Accademia; l’opera è oggi conservata nella quadreria dell’Ospedale Maggiore di Milano. Da allora fu invitato con regolarità alle principali esposizioni italiane e straniere, tra cui quelle di Milano e di Venezia e la Quadriennale di Torino del 1928.

    Fu tra i fondatori dell’Associazione Acquarellisti Lombardi insieme a Paolo Sala e Filippo Carcano. Parallelamente si affermò come cartellonista, realizzando manifesti pubblicitari anche per le Officine Ricordi, e come illustratore per periodici come Il Giornalino della Domenica, L’Illustrazione Italiana e Novissima, con un segno personale che risente del gusto liberty.

    Eclettico nelle tecniche, alternò olio, pastello e acquerello, dedicandosi alla figura e al ritratto ma anche al paesaggio di montagna e alle vedute delle capitali europee. Negli ultimi anni la sua pittura si allontanò dalle formule ottocentesche verso un realismo moderno e misurato. Morì a Barzio, in Valsassina, nel 1944.



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    Lotto 42  

    Il raccolto

    Antonio Pasinetti Antonio Pasinetti
    Montichiari 1863 - Milano 1940
    Olio su tela cm 33x48 firmato in basso a sx A.Pasinetti

    Antonio Pasinetti è stato un pittore italiano nato a Montichiari, in provincia di Brescia, il 2 agosto 1863 e morto a Milano il 13 maggio 1940. La sua opera si colloca nella pittura lombarda tra Otto e Novecento, in un percorso che dal naturalismo attraversa il simbolismo e il divisionismo fino al clima del Novecento.
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    Figlio di commercianti di seta e filati, ricevette le prime nozioni dal pittore Faustino Zanini a Montichiari e frequentò poi a Brescia lo studio di Luigi Campini e la scuola civica di disegno. Nel 1880 entrò all’Accademia di Brera come allievo di Vespasiano Bignami e tra il 1882 e il 1883 studiò a Verona con Napoleone Nani. Tornato a Montichiari, fondò una scuola di arti e mestieri e insegnò disegno a Salò.

    Esordì a Brera nel 1884 con una Veduta del Garda che attirò l’attenzione della critica. Nel 1889 si stabilì definitivamente a Milano, dividendo inizialmente lo studio con lo scultore Paolo Troubetzkoy, e strinse amicizia con Mosè Bianchi, Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Leonardo Bistolfi e Antonio Mancini, frequentando la Famiglia Artistica.

    Espose alle Triennali di Brera, alla Permanente, a Torino, Brescia, San Pietroburgo, San Francisco, alla Biennale di Venezia del 1926, a Roma e a Firenze. Fu soprattutto un ritrattista molto richiesto dalla borghesia lombarda, autore tra gli altri dei ritratti di Giuseppe Zanardelli, Ruggero Leoncavallo e Giosuè Carducci. Accanto al ritratto si dedicò al paesaggio, dai laghi lombardi alle Alpi e alla Val Seriana, alle vedute di Venezia, dove soggiornò quasi ogni anno, e al Trittico di Caprera del 1915, oggi alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.

    Negli anni Venti, attraverso l’amicizia con Margherita Sarfatti, Gian Emilio Malerba e Arturo Tosi, si avvicinò al Novecento, acquisendo una maggiore solidità dei volumi. Morì improvvisamente nel suo studio milanese nel 1940, mentre lavorava a Il Bacio. Dal 2007 la Pinacoteca civica Antonio e Laura Pasinetti di Montichiari conserva circa cinquecento sue opere insieme ai materiali dello studio.



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    Giovanni Salviati / Ferdinando Silvani Giovanni Salviati / Ferdinando Silvani
    Venezia 1881 – 1950
    Olio su tavola cm 23,5x38 firmato in basso a sx F.Silvani

    è stato un pittore vedutista italiano, particolarmente celebre per i suoi paesaggi e noto sul mercato dell'arte anche per aver firmato gran parte della sua produzione con lo pseudonimo F. Silvani (e, più raramente, S. Giovannini). Nato e cresciuto in un ambiente culturale ricchissimo, si formò all'Accademia di Belle Arti di Venezia sotto la guida del grande maestro Guglielmo Ciardi, dal quale ereditò una straordinaria sensibilità per lo studio della luce e per la resa atmosferica della natura. Dietro la scelta del suo celebre pseudonimo si cela una singolare curiosità biografica: Salviati scelse di firmarsi "Silvani" a causa dei forti e costanti conflitti con la moglie; l'espediente del nome d'arte nacque dal preciso intento di nascondere i propri guadagni ed evitare così di doverle versare parte delle rendite derivanti dalla vendita dei dipinti.


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    Lotto 44  

    L'ora della frutta

    Pompilio Seveso Pompilio Seveso
    Milano 1877 - 1949
    Olio su tela cm 77x58,5 firmato in basso a sx P.Seveso

    Pompilio Seveso è stato un pittore italiano nato a Milano nel 1877 e morto nella stessa città il 3 settembre 1949. La sua opera si inserisce nella pittura lombarda di paesaggio tra Otto e Novecento, in un percorso che dal divisionismo conduce a un naturalismo di matrice post-scapigliata.
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    Nato in una famiglia modesta, iniziò a dipingere giovanissimo e frequentò l’Accademia di Brera tra il 1893 e il 1895, seguendo poi la scuola del nudo dal 1904 al 1909 e di nuovo tra il 1915 e il 1916. Per il resto si formò da autodidatta, studiando l’opera di Leonardo Bazzaro, Emilio Longoni e Filippo Carcano, con i quali strinse rapporti di amicizia.

    Determinante fu in particolare il legame con Longoni, con il quale dipinse spesso in montagna. Nei primi anni del Novecento adottò per un lungo periodo la tecnica divisionista, in sintonia con la cerchia di Angelo Morbelli e di Sallustio Fornara; a questa fase appartengono opere come I pastorelli, Sottobosco, In Valtellina e Primo sole, considerato il suo capolavoro.

    In seguito la sua pittura assunse un carattere più vicino alla tradizione post-scapigliata, accostandosi ai modi di Bazzaro e di Eugenio Gignous. Tutte le sue opere nascono dall’osservazione diretta della natura, soprattutto nei luoghi dei suoi soggiorni a Feriolo sul Lago Maggiore, in Valmalenco e in Valtellina.

    Espose tra l’altro alla Mostra di Belle Arti di Milano del 1924. Morì a Milano nel 1949; la sua stagione divisionista è stata riscoperta nella mostra La luce nel colore, tenuta a Brescia nel 2006.



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    Lotto 45  

    Maternita' rurale

    Mario Menin Mario Menin
    Padova 1896 - 1962
    Olio su tela cm 70x100 firmato in basso a dx M.Menin

    Mario Menin è stato un pittore italiano nato a Padova il 9 dicembre 1896 e morto a Lissone il 12 dicembre 1961. È ricordato soprattutto per la pittura di battaglia legata al futurismo, ma la sua produzione attraversa fasi molto diverse.
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    Figlio di Luigi Menin e Pasqua Rinaldi, studiò all’istituto d’arte di Padova, dove poi insegnò dopo il diploma conseguito a Venezia. Le prime opere, come un Compianto sul Cristo morto, mostrano toni arcaizzanti e un realismo magico vicino a Felice Casorati. Chiamato alle armi nel 1915, l’anno successivo conobbe Filippo Tommaso Marinetti, che acquistò un suo disegno.

    Nel 1935 partì volontario per l’Africa orientale, dove ritrovò Marinetti, avviando un sodalizio che durò fino alla morte di quest’ultimo. Su suggerimento di Marinetti dipinse dal vero grandi scene di battaglia dai colori accesi, costruite su linee di forza dinamiche, accanto a paesaggi etiopici e scene di vita militare. Alla Biennale di Venezia del 1936 espose nel padiglione futurista, dove il suo Combattimento Debrambà fu acquistato da Mussolini; Autocarrette nel Tembien è oggi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

    Negli anni successivi partecipò alle mostre di aeropittura futurista, alle Biennali del 1938 e del 1942, alle Quadriennali romane del 1939 e del 1943 e alla Triennale delle Terre italiane d’oltremare di Napoli. Nel 1939 lavorò con A. G. Ambrosi al restauro delle lunette del chiostro di Sant’Andrea delle Fratte a Roma, eseguendo poi gli affreschi dell’abside.

    Nel dopoguerra abbandonò lo stile futurista e i soggetti bellici, lavorando in modo appartato a scene sacre, nature morte e scene di genere, con forme semplificate e richiami a Gauguin. Trascorse gli ultimi anni a Lissone, dove espose alla Famiglia Artistica Lissonese, e dove morì nel 1961.



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