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Fin dagli inizi mostrò un talento naturale per il disegno e la pittura, che lo condussero a dedicarsi soprattutto al paesaggio e alle scene rurali. I soggetti più ricorrenti nelle sue opere sono le rive dei fiumi, i mulini, le case contadine, gli argini immersi nella nebbia o nella luce dorata del tramonto. Vittori fu un osservatore attento del mondo che lo circondava: nelle sue tele la natura non è sfondo, ma protagonista, animata dalla presenza discreta di figure umane o animali che si integrano armoniosamente nell’ambiente.
La sua pittura si distingue per un realismo poetico, lontano da ogni artificio accademico. Nei suoi quadri la luce si diffonde morbida, il colore è caldo e modulato, la pennellata rapida ma controllata restituisce la vibrazione dell’aria e delle stagioni. Vittori non inseguì le avanguardie del suo tempo, preferendo rimanere fedele a un linguaggio intimo e personale, in cui il paesaggio diventa anche metafora dell’animo umano: solitudine, fatica, serenità e malinconia convivono in equilibrio.
Artista schivo e riservato, lavorò perlopiù lontano dai centri artistici maggiori, trovando nella provincia lombarda la sua ispirazione più autentica. I suoi dipinti, pur non appartenendo ai grandi movimenti dell’epoca, sono stati spesso accostati a quelli dei pittori veristi e postmacchiaioli per l’attenzione al vero e per la profondità emotiva con cui riesce a trasmettere il senso del tempo e della natura.