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RICERCA LOTTI

Asta 70 - Dipinti selezionati XIX e XX secolo

dettaglio asta
  • Lotto 1  

    Natura morta 1856

    Francesco Malacrea Francesco Malacrea
    Trieste 1812 - Trieste 1886
    Olio su tela cm 55x46 firmato in basso a sx F.Malacrea

    Francesco Malacrea è stato un pittore italiano nato a Trieste nel 1812 e morto nella stessa città il 10 settembre 1886. È considerato il maggiore interprete della natura morta triestina dell’Ottocento, con una produzione quasi interamente dedicata alla rappresentazione di frutta, fiori, pesci e oggetti della vita domestica.
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    La sua formazione si svolse in una Trieste che, principale porto dell’Impero austro-ungarico, era allora un centro cosmopolita e commercialmente vivace, aperto agli scambi con l’area mitteleuropea e con il Veneto. In questo contesto Malacrea sviluppò un linguaggio pittorico fondato sull’osservazione diretta e su una notevole perizia tecnica nella resa delle superfici, dei riflessi e delle materie.

    Fin dagli anni giovanili si orientò verso la natura morta, genere allora poco frequentato in ambito locale, facendone il campo pressoché esclusivo della propria ricerca. Le sue composizioni si distinguono per l’uso ravvicinato del primo piano, che avvicina gli oggetti a chi guarda ed esalta la capacità imitativa del pittore, e per una illuminazione decisa che comprime lo spazio e conferisce alle immagini un tono inatteso, in alcuni casi quasi drammatico.

    Nei dipinti con pesci, tra i suoi soggetti più riconoscibili, la resa degli occhi e delle bocche spalancate assume una qualità quasi espressiva, che la critica novecentesca ha letto come una vena ironica affiorante sotto la superficie descrittiva. Nelle nature morte di frutta e fiori prevale invece una costruzione più equilibrata, con canestri e composizioni disposti su piani semplici e restituiti con una tavolozza calda e satura.

    La sua attività si svolse principalmente in area triestina e friulana, dove trovò una committenza borghese interessata a questo tipo di pittura. Pur restando ai margini dei grandi circuiti espositivi nazionali, Malacrea godette di una solida reputazione locale, che ne ha garantito la presenza nelle principali raccolte pubbliche della sua città.

    Continuò a dipingere fino agli ultimi anni, rimanendo fedele a un genere che aveva scelto quasi in solitudine e che seppe portare a un livello di qualità raramente raggiunto in ambito regionale. Morì a Trieste nel 1886.

    STIMA:
    min € 1000 - max € 1200
    Base Asta:
    € 400

  • Lotto 2  

    Vaso di rose

    Luigi Scrosati Luigi Scrosati
    Milano 1815 - Milano 1869
    olio su pergamena cm 35x21 firmato in basso a sx L.Scrosati

    Luigi Scrosati è stato un pittore e decoratore italiano nato a Milano il 21 giugno 1815 e morto nella stessa città nel 1869. La sua figura si colloca al centro della cultura figurativa milanese di metà Ottocento, in un percorso che unisce la pittura di fiori e la grande decorazione d’interni.
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    Si formò all’Accademia di Brera tra il 1835 e il 1838, dove seguì l’insegnamento di Ferdinando Albertolli, Carlo Amati e Giuseppe Sogni, acquisendo una preparazione che univa il disegno di ornato alla pratica pittorica. Un soggiorno in Francia negli anni giovanili lo mise inoltre in contatto con la pittura d’oltralpe, esperienza che contribuì ad allargare il suo repertorio decorativo.

    Fin dai primi anni di attività lavorò in stretto rapporto con architetti e altri artisti, inserendosi in quel sistema di cantieri decorativi che caratterizzò la Milano aristocratica e alto-borghese del periodo. In questo ambito realizzò cicli e apparati per palazzi e ville lombarde, collaborando tra gli altri con Giuseppe Bertini e partecipando all’allestimento di ambienti di gusto neomedievale, tra cui il celebre gabinetto realizzato per il collezionista Gian Giacomo Poldi Pezzoli tra il 1853 e il 1855.

    Parallelamente coltivò la pittura di fiori, genere nel quale raggiunse i risultati più personali. Le sue composizioni si distinguono per la ricchezza cromatica, per la disposizione elaborata dei mazzi e per una resa attenta della materia vegetale, spesso accompagnata da vasi, libri e oggetti che introducono un elemento narrativo nella scena.

    Una malattia che nel 1857 colpì gli arti inferiori limitò progressivamente la sua attività di decoratore, spingendolo a concentrarsi sulla pittura da cavalletto. Nel 1862 gli fu affidata a Brera la direzione di un nuovo corso di disegno ornamentale, orientato alla pittura di fiori e alle sue applicazioni industriali, incarico che ne conferma il ruolo di riferimento nel rinnovamento delle arti applicate lombarde.

    Morì a Milano nel 1869, lasciando una produzione che tenne insieme, con singolare coerenza, la dimensione decorativa e quella pittorica.

    STIMA:
    min € 1000 - max € 1200
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 3  

    Vaso di fiori

    Luigi Scrosati Luigi Scrosati
    Milano 1815 - Milano 1869
    olio su pergamena cm 35x21 firmato in basso a sx L.Scrosati

    Luigi Scrosati è stato un pittore e decoratore italiano nato a Milano il 21 giugno 1815 e morto nella stessa città nel 1869. La sua figura si colloca al centro della cultura figurativa milanese di metà Ottocento, in un percorso che unisce la pittura di fiori e la grande decorazione d’interni.
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    Si formò all’Accademia di Brera tra il 1835 e il 1838, dove seguì l’insegnamento di Ferdinando Albertolli, Carlo Amati e Giuseppe Sogni, acquisendo una preparazione che univa il disegno di ornato alla pratica pittorica. Un soggiorno in Francia negli anni giovanili lo mise inoltre in contatto con la pittura d’oltralpe, esperienza che contribuì ad allargare il suo repertorio decorativo.

    Fin dai primi anni di attività lavorò in stretto rapporto con architetti e altri artisti, inserendosi in quel sistema di cantieri decorativi che caratterizzò la Milano aristocratica e alto-borghese del periodo. In questo ambito realizzò cicli e apparati per palazzi e ville lombarde, collaborando tra gli altri con Giuseppe Bertini e partecipando all’allestimento di ambienti di gusto neomedievale, tra cui il celebre gabinetto realizzato per il collezionista Gian Giacomo Poldi Pezzoli tra il 1853 e il 1855.

    Parallelamente coltivò la pittura di fiori, genere nel quale raggiunse i risultati più personali. Le sue composizioni si distinguono per la ricchezza cromatica, per la disposizione elaborata dei mazzi e per una resa attenta della materia vegetale, spesso accompagnata da vasi, libri e oggetti che introducono un elemento narrativo nella scena.

    Una malattia che nel 1857 colpì gli arti inferiori limitò progressivamente la sua attività di decoratore, spingendolo a concentrarsi sulla pittura da cavalletto. Nel 1862 gli fu affidata a Brera la direzione di un nuovo corso di disegno ornamentale, orientato alla pittura di fiori e alle sue applicazioni industriali, incarico che ne conferma il ruolo di riferimento nel rinnovamento delle arti applicate lombarde.

    Morì a Milano nel 1869, lasciando una produzione che tenne insieme, con singolare coerenza, la dimensione decorativa e quella pittorica.

    STIMA:
    min € 1000 - max € 1200
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 4  

    Fiori

    Cesare Calchi Novati Cesare Calchi Novati
    Milano 1858 - 1884
    Olio su cartone cm 35x49 firmato in basso a dx C.Novati

    Cesare Calchi Novati nacque a Milano il 19 gennaio 1858 e morì nella stessa città l’8 gennaio 1939. La sua formazione artistica si svolse nell’ambiente dell’Accademia di Brera, dove fu allievo di Giuseppe Bertini ed Enrico Butti, entrando così in contatto con la solida tradizione figurativa lombarda della seconda metà dell’Ottocento.
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    La sua attività espositiva ebbe inizio negli anni Ottanta dell’Ottocento e si sviluppò soprattutto nell’ambito della vita artistica milanese. A partire dal 1881 partecipò con continuità alle esposizioni braidensi, presentando opere appartenenti a generi differenti. La sua produzione si caratterizzò infatti per una certa varietà di soggetti: si dedicò alla figura, al ritratto, al paesaggio, alle marine e alla natura morta, trovando tuttavia nella rappresentazione dei fiori il tema più congeniale e distintivo della propria pittura.

    Tra le prime opere ricordate figura Gioventù e vecchiaia, presentata a Venezia, mentre negli anni successivi l’artista rivolse un'attenzione sempre maggiore alle composizioni floreali. Particolarmente significativa fu la partecipazione alla Mostra dell’Ottocento Lombardo del 1900, a Milano, dove espose una composizione intitolata Rose. Il motivo floreale sarebbe rimasto una costante della sua produzione, tanto da diventare l’aspetto per il quale Calchi Novati venne maggiormente apprezzato.

    Le sue composizioni di fiori, tuttavia, non esauriscono l’interesse della sua produzione. Calchi Novati si dedicò con continuità anche al paesaggio, rappresentando scorci naturali, vedute lacustri e marine. Tra i dipinti ricordati figurano Meriggio, Strada a mare, Sulla spiaggia e Ponte delle Seghe in Valseriana. La sua pittura di paesaggio testimonia un'attenzione particolare per la natura e per gli effetti atmosferici, inserendosi nella tradizione lombarda della pittura di paesaggio tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

    Un'altra parte della sua attività fu dedicata al ritratto. Sono documentati diversi ritratti di benefattori e, tra questi, il Ritratto di Giannino Luppis de Rammer, realizzato a pastello. L'interesse per la figura mostra come l'artista non fosse vincolato a un unico genere, ma possedesse una formazione sufficientemente ampia da affrontare soggetti e tecniche differenti.

    Nel corso della sua carriera Calchi Novati partecipò inoltre a diverse esposizioni artistiche milanesi. La sua presenza è documentata anche alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906 e alle esposizioni della Famiglia Artistica Milanese. Nel 1898 prese parte inoltre a una mostra organizzata a Milano insieme ad artisti destinati ad assumere un ruolo importante nella pittura lombarda dell'epoca, tra cui Emilio Longoni, Angelo Morbelli e Gaetano Previati. La sua attività si inserì dunque nel vivace ambiente artistico milanese di quegli anni, caratterizzato dal confronto tra la tradizione accademica e le nuove tendenze della pittura italiana.

    Calchi Novati fu inoltre un appassionato collezionista d'arte. Alla sua attività di pittore affiancò infatti quella di raccoglitore, dedicandosi con particolare interesse alle opere dei suoi contemporanei e degli artisti dell'Ottocento. La sua collezione comprendeva dipinti e bozzetti di numerosi protagonisti della scena artistica italiana, rivelando una conoscenza attenta e partecipe dell'ambiente culturale nel quale viveva.

    La sua attività e la sua rete di rapporti con altri artisti sono testimoniate anche dalla presenza di opere a lui dedicate. Nel 2025 è stato infatti nuovamente documentato un busto bronzeo raffigurante Calchi Novati, realizzato dallo scultore Giulio Branca e accompagnato da una dedica che lo definisce «amico carissimo». Tale testimonianza contribuisce a restituire l'immagine di un artista inserito nel circuito culturale e artistico milanese del suo tempo, in rapporti diretti con pittori e scultori contemporanei.

    La pittura di Cesare Calchi Novati rimase sostanzialmente legata alla tradizione figurativa lombarda, senza abbandonare i generi classici della pittura di cavalletto. La sua sensibilità si espresse soprattutto attraverso l'osservazione della natura e la ricerca di una resa accurata e piacevole del soggetto. Nei fiori, nei paesaggi e nelle nature morte trovò gli ambiti nei quali poter coniugare l'attenzione naturalistica con una più evidente componente decorativa.

    Artista attivo per oltre mezzo secolo, Calchi Novati attraversò quindi una fase particolarmente importante della storia dell'arte italiana, dagli ultimi decenni dell'Ottocento fino alla prima metà del Novecento. Pur rimanendo distante dalle correnti più radicalmente innovative delle avanguardie, partecipò alla vita artistica del proprio tempo e costruì una produzione riconoscibile, nella quale la pittura floreale occupa un posto centrale, affiancata da paesaggi, marine, nature morte e ritratti.

    STIMA:
    min € 500 - max € 600
    Base Asta:
    € 100

  • Achille Tominetti Achille Tominetti
    Milano 1848 - Miazzina 1917
    Olio su tavola cm 27,5x48,5 firmato in basso a sx A.Tominetti

    Achille Tominetti nacque a Milano nel 1848, in una famiglia che aveva origini a Miazzina, un villaggio sulle alture del Lago Maggiore. Verso il 1866 si iscrisse all’Accademia di Brera, frequentando la “Scuola del Paesaggio” sotto la direzione del paesaggista Luigi Riccardi.
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    In quegli anni conobbe artisti come Eugenio Gignous, con il quale instaurò rapporti di amicizia e condivisione artistica. Nel 1871 espose per la prima volta a Brera e nel 1872, a causa di difficoltà economiche e della malattia del padre, fece ritorno con la famiglia a Miazzina. Qui iniziò a dedicarsi anche all’agricoltura, ma senza mai rinunciare all’amore per la pittura.

    Nonostante il lavoro nei campi, Tominetti continuò a dipingere e a inviare regolarmente le sue opere a importanti mostre: nelle città di Milano, Torino, Genova e in altri centri italiani. La sua produzione iniziale apparteneva al naturalismo lombardo, con paesaggi e scene rurali legate alla montagna e alla vita agreste, spesso ambientate nei territori attorno al Lago Maggiore.

    Negli anni Ottanta dell’Ottocento la sua carriera artistica subì una svolta decisiva grazie ai contatti con la famiglia aristocratica dei Troubetzkoy. Invitato come maestro di disegno e pittura per il figlio Pietro presso la loro villa di Ghiffa, entrò in contatto con ambienti aristocratici e altoborghesi, e conobbe il mercante e promotore d’arte Vittore Grubicy de Dragon. Questi incontri lo avvicinarono alle istanze del divisionismo, influenzando profondamente la sua tecnica e il suo approccio alla luce e all’atmosfera.

    Dal tardo XIX secolo in poi Tominetti divenne un interprete originale di scene di campagna, pascoli alpini, lavori agricoli e ambienti montani. Molti dei suoi dipinti trasmettono un sentimento di pathos e contemplazione, rendendo omaggio alla vita rurale e ai ritmi naturali. Tra i suoi temi ricorrenti figurano l’aratura, il pascolo, la raccolta, la fatica e la quiete della natura. Con l’uso del colore, della luce e dell’attenzione al dettaglio atmosferico, seppe evocare paesaggi lirici e realistici al tempo stesso.

    Grazie al sostegno della galleria dei Grubicy ottenne stabilità economica e visibilità internazionale: partecipò a esposizioni in Italia e all’estero, e le sue tele furono apprezzate da critici e collezionisti. Alcune sue opere furono tra le più significative del panorama paesaggistico lombardo e alpino della fine dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento.

    Nella parte finale della sua vita visse stabilmente a Miazzina, continuando a dipingere paesaggi montani e agresti e talvolta utilizzando strumenti fotografici per fissare il reale e restituirne le atmosfere in tela. Morì nel 1917 nella sua casa di Miazzina.

    STIMA:
    min € 1000 - max € 1200
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 6  

    Baite montane

    Achille Tominetti Achille Tominetti
    Milano 1848 - Miazzina 1917
    Olio su tela cm 31x51 firmato in basso a sx A.Tominetti

    Achille Tominetti nacque a Milano nel 1848, in una famiglia che aveva origini a Miazzina, un villaggio sulle alture del Lago Maggiore. Verso il 1866 si iscrisse all’Accademia di Brera, frequentando la “Scuola del Paesaggio” sotto la direzione del paesaggista Luigi Riccardi.
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    In quegli anni conobbe artisti come Eugenio Gignous, con il quale instaurò rapporti di amicizia e condivisione artistica. Nel 1871 espose per la prima volta a Brera e nel 1872, a causa di difficoltà economiche e della malattia del padre, fece ritorno con la famiglia a Miazzina. Qui iniziò a dedicarsi anche all’agricoltura, ma senza mai rinunciare all’amore per la pittura.

    Nonostante il lavoro nei campi, Tominetti continuò a dipingere e a inviare regolarmente le sue opere a importanti mostre: nelle città di Milano, Torino, Genova e in altri centri italiani. La sua produzione iniziale apparteneva al naturalismo lombardo, con paesaggi e scene rurali legate alla montagna e alla vita agreste, spesso ambientate nei territori attorno al Lago Maggiore.

    Negli anni Ottanta dell’Ottocento la sua carriera artistica subì una svolta decisiva grazie ai contatti con la famiglia aristocratica dei Troubetzkoy. Invitato come maestro di disegno e pittura per il figlio Pietro presso la loro villa di Ghiffa, entrò in contatto con ambienti aristocratici e altoborghesi, e conobbe il mercante e promotore d’arte Vittore Grubicy de Dragon. Questi incontri lo avvicinarono alle istanze del divisionismo, influenzando profondamente la sua tecnica e il suo approccio alla luce e all’atmosfera.

    Dal tardo XIX secolo in poi Tominetti divenne un interprete originale di scene di campagna, pascoli alpini, lavori agricoli e ambienti montani. Molti dei suoi dipinti trasmettono un sentimento di pathos e contemplazione, rendendo omaggio alla vita rurale e ai ritmi naturali. Tra i suoi temi ricorrenti figurano l’aratura, il pascolo, la raccolta, la fatica e la quiete della natura. Con l’uso del colore, della luce e dell’attenzione al dettaglio atmosferico, seppe evocare paesaggi lirici e realistici al tempo stesso.

    Grazie al sostegno della galleria dei Grubicy ottenne stabilità economica e visibilità internazionale: partecipò a esposizioni in Italia e all’estero, e le sue tele furono apprezzate da critici e collezionisti. Alcune sue opere furono tra le più significative del panorama paesaggistico lombardo e alpino della fine dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento.

    Nella parte finale della sua vita visse stabilmente a Miazzina, continuando a dipingere paesaggi montani e agresti e talvolta utilizzando strumenti fotografici per fissare il reale e restituirne le atmosfere in tela. Morì nel 1917 nella sua casa di Miazzina.

    STIMA:
    min € 1000 - max € 1200
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 7  

    Via di paese 1947

    Donato Frisia Donato Frisia
    Merate (LC) 1883-1953
    Olio su tela cm 60x44,5 firmato in basso a dx D.Frisia

    Donato Frisia è stato un pittore italiano nato a Merate il 30 agosto 1883 e morto nella stessa località il 13 dicembre 1953. La sua opera si colloca nel Novecento lombardo come una delle voci più autonome del rinnovato naturalismo, fondata su una costruzione solida della forma e su una tavolozza volutamente sobria.
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    Cresciuto in una famiglia agiata, figlio di un costruttore e decoratore, ricevette le prime nozioni di disegno a Merate e nel 1905 entrò all’Accademia di Brera a Milano, dove seguì contemporaneamente i corsi di scultura, pittura e architettura, conseguendo le licenze in scultura nel 1908 e in pittura nel 1910. Questa formazione ampia gli lasciò un’attenzione costante alla struttura plastica dell’immagine, riconoscibile anche nei dipinti di paesaggio.

    L’esordio pubblico avvenne nel 1910 e attirò subito l’attenzione di artisti già affermati dell’ambiente milanese. Determinante fu l’incontro, nello stesso anno, con Emilio Gola, che gli aprì una prospettiva più europea rispetto al realismo rigoroso della sua prima educazione. Frisia mantenne però sempre una posizione indipendente, restando estraneo tanto al divisionismo e al futurismo quanto all’adesione formale al Novecento italiano.

    A partire dal 1914 fu presente con regolarità alla Biennale di Venezia, dove nel 1942 ottenne una sala personale, e partecipò alle principali rassegne nazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti tra gli anni Venti e Quaranta. Dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale intraprese lunghi viaggi, soprattutto a Parigi e, negli anni Trenta, nel Nord Africa, esperienze che si riflettono in una progressiva chiarificazione della luce.

    La sua pittura matura si caratterizza per un impasto asciutto, costruito con biacca e terre naturali, e per una resa del paesaggio lombardo e alpino priva di compiacimenti descrittivi, in cui il dato naturale è ricondotto a volumi netti e a rapporti tonali misurati. Accanto al paesaggio praticò con continuità la natura morta e il ritratto.

    Nel secondo dopoguerra organizzò annuali raduni di studio del paesaggio in alta quota, ai quali parteciparono diversi pittori lombardi, mantenendo fino all’ultimo un ruolo di riferimento per le generazioni più giovani. Morì a Merate nel 1953.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 150

  • Donato Frisia Donato Frisia
    Merate (LC) 1883-1953
    Olio su tela cm 42x53 firmato in basso a sx D.Frisia

    Donato Frisia è stato un pittore italiano nato a Merate il 30 agosto 1883 e morto nella stessa località il 13 dicembre 1953. La sua opera si colloca nel Novecento lombardo come una delle voci più autonome del rinnovato naturalismo, fondata su una costruzione solida della forma e su una tavolozza volutamente sobria.
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    Cresciuto in una famiglia agiata, figlio di un costruttore e decoratore, ricevette le prime nozioni di disegno a Merate e nel 1905 entrò all’Accademia di Brera a Milano, dove seguì contemporaneamente i corsi di scultura, pittura e architettura, conseguendo le licenze in scultura nel 1908 e in pittura nel 1910. Questa formazione ampia gli lasciò un’attenzione costante alla struttura plastica dell’immagine, riconoscibile anche nei dipinti di paesaggio.

    L’esordio pubblico avvenne nel 1910 e attirò subito l’attenzione di artisti già affermati dell’ambiente milanese. Determinante fu l’incontro, nello stesso anno, con Emilio Gola, che gli aprì una prospettiva più europea rispetto al realismo rigoroso della sua prima educazione. Frisia mantenne però sempre una posizione indipendente, restando estraneo tanto al divisionismo e al futurismo quanto all’adesione formale al Novecento italiano.

    A partire dal 1914 fu presente con regolarità alla Biennale di Venezia, dove nel 1942 ottenne una sala personale, e partecipò alle principali rassegne nazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti tra gli anni Venti e Quaranta. Dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale intraprese lunghi viaggi, soprattutto a Parigi e, negli anni Trenta, nel Nord Africa, esperienze che si riflettono in una progressiva chiarificazione della luce.

    La sua pittura matura si caratterizza per un impasto asciutto, costruito con biacca e terre naturali, e per una resa del paesaggio lombardo e alpino priva di compiacimenti descrittivi, in cui il dato naturale è ricondotto a volumi netti e a rapporti tonali misurati. Accanto al paesaggio praticò con continuità la natura morta e il ritratto.

    Nel secondo dopoguerra organizzò annuali raduni di studio del paesaggio in alta quota, ai quali parteciparono diversi pittori lombardi, mantenendo fino all’ultimo un ruolo di riferimento per le generazioni più giovani. Morì a Merate nel 1953.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 150

  • Lotto 9  

    Teatro S.Carlo Napoli

    Felice Giordano Felice Giordano
    Napoli 1880 - Capri 1964
    Olio su tela cm 49,5x69 firmato in basso a dx Giordano

    Felice Giordano è stato un pittore italiano nato a Napoli il 9 gennaio 1880 e morto a Capri il 25 agosto 1964. La sua opera si inserisce nella tradizione della pittura napoletana tra Otto e Novecento, con una produzione dedicata soprattutto al paesaggio costiero, alle vedute urbane e alle nature morte marine.
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    Si formò all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ma la guida decisiva del suo percorso fu Antonino Leto, del quale fu allievo prediletto e attraverso il quale assorbì indirettamente l’esperienza della Scuola di Resina e la lezione macchiaiola. L’influenza del maestro si riconosce nei primi dipinti in una materia densa e smaltata, costruita con luci brillanti stese in pasta.

    Superata la fase iniziale, Giordano elaborò un linguaggio autonomo, guardando alle vedute napoletane e capresi di Attilio Pratella e Rubens Santoro e sviluppando una particolare sensibilità per gli effetti della luce sull’acqua. Il trasferimento a Capri, dove stabilì il proprio studio, segnò la scelta definitiva del soggetto che accompagnò tutta la sua ricerca.

    Viaggiò con continuità, soggiornando a Venezia, dove risentì della lezione della pittura di genere lagunare, e a Parigi, esperienze che contribuirono ad alleggerire la sua pennellata e ad ampliare la gamma cromatica. Accanto agli scorci di Napoli, Capri, Venezia e della capitale francese, si dedicò a nature morte con pesci e crostacei e a notturni di forte intensità atmosferica.

    Espose fin dai primi anni del secolo alle Promotrici napoletane e partecipò poi con regolarità alle rassegne nazionali, tra cui la prima Biennale d’arte di Napoli nel 1921. La consacrazione presso il pubblico settentrionale arrivò con una mostra personale a Milano, che ne diffuse il nome oltre l’ambito campano.

    Rimase a Capri fino alla fine, continuando a dipingere e mantenendo uno studio molto frequentato. Morì sull’isola nel 1964, e l’anno successivo una mostra postuma ne confermò il ruolo all’interno della pittura meridionale del Novecento.

    STIMA:
    min € 1200 - max € 1400
    Base Asta:
    € 500

  • Lotto 10  

    Lungo il torrente

    Gino Federici Gino Federici
    Milano 1888-1973
    Olio su tela cm 45x68,5 firmato in basso a dx G.Federici

    Gino Federici è stato un pittore italiano nato a Milano nel 1888 e morto nella stessa città nel 1973, attivo lungo tutta la prima metà del Novecento nell’ambito della pittura di paesaggio lombarda.

    La sua figura è oggi poco documentata nelle fonti storico-critiche, e le notizie sulla sua formazione e sul suo percorso espositivo restano frammentarie.
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    Il corpus delle opere note permette tuttavia di ricostruire un’attività continuativa e riconoscibile, svolta prevalentemente in ambito milanese e nelle valli alpine e prealpine.

    Federici si specializzò nella veduta di montagna, spesso animata da figure di pastori e da armenti al pascolo, secondo una formula che univa la descrizione attenta dell’ambiente naturale a una componente narrativa di gusto tradizionale. La sua pittura si caratterizza per una costruzione semplice dello spazio, per una tavolozza chiara e per una particolare attenzione alla resa della luce sui prati e sulle cime.

    La sua opera si colloca in quella linea di continuità figurativa che, nella Lombardia del Novecento, mantenne vivo il rapporto diretto con il paesaggio, al di fuori dei percorsi delle avanguardie. Gino Federici morì a Milano nel 1973.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 150

  • Lotto 11  

    ritorno all'ovile

    Gino Federici Gino Federici
    Milano 1888-1973
    Olio su tela cm 45x55 firmato in basso a sx G.Federici

    Gino Federici è stato un pittore italiano nato a Milano nel 1888 e morto nella stessa città nel 1973, attivo lungo tutta la prima metà del Novecento nell’ambito della pittura di paesaggio lombarda.

    La sua figura è oggi poco documentata nelle fonti storico-critiche, e le notizie sulla sua formazione e sul suo percorso espositivo restano frammentarie.
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    Il corpus delle opere note permette tuttavia di ricostruire un’attività continuativa e riconoscibile, svolta prevalentemente in ambito milanese e nelle valli alpine e prealpine.

    Federici si specializzò nella veduta di montagna, spesso animata da figure di pastori e da armenti al pascolo, secondo una formula che univa la descrizione attenta dell’ambiente naturale a una componente narrativa di gusto tradizionale. La sua pittura si caratterizza per una costruzione semplice dello spazio, per una tavolozza chiara e per una particolare attenzione alla resa della luce sui prati e sulle cime.

    La sua opera si colloca in quella linea di continuità figurativa che, nella Lombardia del Novecento, mantenne vivo il rapporto diretto con il paesaggio, al di fuori dei percorsi delle avanguardie. Gino Federici morì a Milano nel 1973.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 150

  • Oreste Albertini Oreste Albertini
    Torre del Mangano (PV) 1887 - Besano (VA) 1953
    Olio su tavola cm 29x38,5 firmato in basso a dx O.Albertini

    Oreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese.
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    La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a BesanoOreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a Besano.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

    1 offerte pre-asta
  • Giacinto Trussardi Giacinto Trussardi
    Clusone 1881 - Varese 1947
    pastelli su carta cm 50x74,5 firmato in basso a sx G.Trussardi

    Giacinto Trussardi è stato un pittore italiano nato a Clusone nel 1881 e morto a Varese nel 1947, attivo tra i primi decenni del Novecento e il secondo dopoguerra nell’ambito della pittura di paesaggio lombarda.

    Originario della val Seriana, in provincia di Bergamo, si formò in un contesto in cui la pittura dal vero costituiva la pratica dominante e trovò nel paesaggio prealpino il proprio soggetto d’elezione.
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    Nel corso della carriera si spostò progressivamente verso l’area lombarda occidentale, stabilendosi infine nel Varesotto, dove trascorse gli ultimi anni.

    La sua produzione è dedicata soprattutto alle vedute di montagna e di lago, con una attenzione costante ai profili delle cime, agli effetti stagionali e alla resa atmosferica delle distanze. Accanto al paesaggio praticò anche il ritratto, affrontato con un’impostazione sobria e attenta alla somiglianza.

    Pur non essendo tra i nomi più noti della sua generazione, Trussardi rappresenta una figura significativa della pittura regionale lombarda del Novecento, espressione di quella tradizione figurativa che continuò a misurarsi con l’osservazione diretta del vero. Morì a Varese nel 1947.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 150

  • Felice Vellan Felice Vellan
    Torino 1889-1976
    Olio su tavola cm 48x58 firmato in basso a sx F.Vellan

    Felice Vellan è stato un pittore italiano nato a Torino l’11 gennaio 1889 e morto nella stessa città nel 1976. È considerato uno degli interpreti più costanti del paesaggio piemontese del Novecento, con una produzione dedicata soprattutto alla montagna e ai borghi rurali.
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    Si formò all’Accademia Albertina di Torino e completò poi la propria preparazione nella bottega di Giovanni Guarlotti, dal quale ereditò la predilezione per il genere paesaggistico e un approccio fondato sulla pittura dal vero. Questa doppia formazione, accademica e di studio, gli garantì una solida base tecnica unita a una notevole libertà esecutiva.

    La sua attività non si limitò alla pittura da cavalletto. Vellan lavorò anche come decoratore murale e come illustratore, realizzando vignette e caricature per periodici umoristici e per la stampa quotidiana torinese, un’esperienza che affinò la sua capacità di sintesi e la sua attenzione alla figura.

    A partire dagli anni Venti partecipò con regolarità alle principali rassegne italiane, tra cui la Biennale di Venezia, le Quadriennali romane, la Permanente di Milano e le Promotrici di Torino e Genova, consolidando una reputazione soprattutto in ambito piemontese e ligure.

    Alternò la vita torinese a lunghi soggiorni fuori città, in particolare nel Canavese, che divenne uno dei soggetti ricorrenti delle sue composizioni. Viaggiò inoltre in Europa, in America, in India e in Africa, portando da questi spostamenti una gamma di motivi che affiancò senza sostituirli ai temi alpini della Valle d’Aosta e del Piemonte.

    Fu figura attiva nella vita associativa artistica della sua città, dove ricoprì cariche direttive nel Circolo degli Artisti e promosse una scuola serale di disegno dal vero. Morì a Torino nel 1976.

    STIMA:
    min € 800 - max € 900
    Base Asta:
    € 300

    1 offerte pre-asta
  • Lotto 15  

    Folgaria 13.08.1940

    Aldo Raimondi Aldo Raimondi
    Roma 1902 - Milano 1997
    Acquarello su carta cm 70x49,5 firmato in basso a sx A.Raimondi

    Aldo Raimondi (Roma, 1902 – Milano, 1997) è stato un pittore italiano noto soprattutto come uno dei maggiori acquerellisti del Novecento, autore di una lunghissima carriera che attraversa quasi per intero il secolo.

    Compì i primi studi artistici a Roma nello studio di Giuseppe Signorini, completando poi la propria formazione in ambito accademico.
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    Tra il 1925 e il 1926 si trovò a Milano per il servizio militare e vi eseguì i primi lavori di rilievo, tra cui interventi ad affresco e opere di restauro in edifici storici della città.

    Nel 1926 si stabilì a Parma, dove insegnò all’Istituto d’Arte e realizzò una lunga serie di acquerelli dedicati ai quartieri antichi della città, avviando quell’attività vedutistica che avrebbe poi proseguito in numerosi altri centri italiani. La prima mostra personale, nel 1930, segnò l’inizio di un riconoscimento pubblico destinato a consolidarsi rapidamente.

    L’acquerello divenne il suo mezzo espressivo principale, praticato con una tecnica di grande sicurezza, capace di trattenere la trasparenza propria del mezzo senza rinunciare alla solidità del disegno. Nel 1939 ottenne per questa tecnica una cattedra all’Accademia di Brera, incarico che mantenne fino al dopoguerra.

    Accanto alle vedute si dedicò al paesaggio, alla figura, agli animali e ai fiori, e soprattutto al ritratto, genere nel quale ottenne commissioni di grande prestigio, tra cui quelle di alcuni pontefici. Si occupò inoltre di arte sacra, realizzando vetrate per chiese milanesi e brianzole, e di illustrazione, subentrando alla fine degli anni Trenta ad Achille Beltrame nelle tavole di una delle più diffuse testate illustrate italiane.

    Continuò a dipingere fino a tarda età, mantenendo una coerenza stilistica notevole e una fedeltà quasi assoluta alla tecnica che aveva scelto. Morì a Milano nel 1997.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 150

  • Lotto 16  

    La vita dei campi

    Giuseppe Buscaglione Giuseppe Buscaglione
    Ariano Irpino (AV) 1868 - Rivoli (TO)1928
    Olio su tavola cm 30,5x44 firmato in basso a sx G.Buscaglione

    Giuseppe Buscaglione nacque il 17 ottobre 1868 ad Ariano di Puglia, in una famiglia originaria di Biella, e si trasferì giovanissimo in Piemonte per seguire la sua vocazione artistica. Qui frequentò l’Accademia Albertina di Torino, dove fu allievo di Lorenzo Delleani, uno dei maggiori paesaggisti italiani dell’Ottocento, e sviluppò una passione profonda per il paesaggio, destinato a diventare il tema centrale della sua produzione.
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    La pittura di Buscaglione si distingue per l’attenzione alla luce, all’atmosfera e alla resa poetica della natura, con opere realizzate spesso dal vero e annotate sul retro con la località, la data e persino l’ora e le condizioni meteorologiche. Esplorò i paesaggi della Liguria, della Riviera di Ponente, delle campagne e delle montagne piemontesi, catturandone colori, stagioni e suggestioni con una sensibilità unica.

    Buscaglione partecipò regolarmente alle principali esposizioni italiane, tra cui la Promotrice di Torino, le mostre di Milano, Genova, Roma e Firenze e la Biennale di Venezia, consolidando la sua reputazione di interprete attento e originale della pittura di paesaggio. Pur inizialmente considerato un continuatore della lezione di Delleani, oggi è riconosciuto per la sua capacità di fondere osservazione realistica e sensibilità poetica, lasciando opere presenti in collezioni private di Piemonte, Liguria e Lombardia.

    Morì il 30 marzo 1928 a Rivoli TorineseGiuseppe Buscaglione nacque il 17 ottobre 1868 ad Ariano di Puglia, in una famiglia originaria di Biella, e si trasferì giovanissimo in Piemonte per seguire la sua vocazione artistica. Qui frequentò l’Accademia Albertina di Torino, dove fu allievo di Lorenzo Delleani, uno dei maggiori paesaggisti italiani dell’Ottocento, e sviluppò una passione profonda per il paesaggio, destinato a diventare il tema centrale della sua produzione.

    La pittura di Buscaglione si distingue per l’attenzione alla luce, all’atmosfera e alla resa poetica della natura, con opere realizzate spesso dal vero e annotate sul retro con la località, la data e persino l’ora e le condizioni meteorologiche. Esplorò i paesaggi della Liguria, della Riviera di Ponente, delle campagne e delle montagne piemontesi, catturandone colori, stagioni e suggestioni con una sensibilità unica.

    Buscaglione partecipò regolarmente alle principali esposizioni italiane, tra cui la Promotrice di Torino, le mostre di Milano, Genova, Roma e Firenze e la Biennale di Venezia, consolidando la sua reputazione di interprete attento e originale della pittura di paesaggio. Pur inizialmente considerato un continuatore della lezione di Delleani, oggi è riconosciuto per la sua capacità di fondere osservazione realistica e sensibilità poetica, lasciando opere presenti in collezioni private di Piemonte, Liguria e Lombardia.

    Morì il 30 marzo 1928 a Rivoli Torinese.

    STIMA:
    min € 800 - max € 900
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 17  

    Luci e ombre

    Carlo Vittori Carlo Vittori
    Cremona 1881 - 1943
    Olio su tavola cm 45x34 firmato in basso a dx C.Vittori

    Carlo Vittori nacque a Cremona nel 1881 e vi morì nel 1943. La sua vita e la sua opera restano legate in modo profondo alla terra lombarda, ai paesaggi del Po e alla vita silenziosa della campagna padana, che rappresentò con sensibilità e fedeltà poetica.
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    Fin dagli inizi mostrò un talento naturale per il disegno e la pittura, che lo condussero a dedicarsi soprattutto al paesaggio e alle scene rurali. I soggetti più ricorrenti nelle sue opere sono le rive dei fiumi, i mulini, le case contadine, gli argini immersi nella nebbia o nella luce dorata del tramonto. Vittori fu un osservatore attento del mondo che lo circondava: nelle sue tele la natura non è sfondo, ma protagonista, animata dalla presenza discreta di figure umane o animali che si integrano armoniosamente nell’ambiente.

    La sua pittura si distingue per un realismo poetico, lontano da ogni artificio accademico. Nei suoi quadri la luce si diffonde morbida, il colore è caldo e modulato, la pennellata rapida ma controllata restituisce la vibrazione dell’aria e delle stagioni. Vittori non inseguì le avanguardie del suo tempo, preferendo rimanere fedele a un linguaggio intimo e personale, in cui il paesaggio diventa anche metafora dell’animo umano: solitudine, fatica, serenità e malinconia convivono in equilibrio.

    Artista schivo e riservato, lavorò perlopiù lontano dai centri artistici maggiori, trovando nella provincia lombarda la sua ispirazione più autentica. I suoi dipinti, pur non appartenendo ai grandi movimenti dell’epoca, sono stati spesso accostati a quelli dei pittori veristi e postmacchiaioli per l’attenzione al vero e per la profondità emotiva con cui riesce a trasmettere il senso del tempo e della natura.

    STIMA:
    min € 800 - max € 900
    Base Asta:
    € 250

  • Lotto 18  

    Verso il pascolo

    Cesare Gheduzzi Cesare Gheduzzi
    Crespellano BO 1894 - Torino 1944
    Olio su tavola cm 30,5x48 firmato in basso a dx C.Gheduzzi

    Cesare Gheduzzi è stato un pittore italiano nato a Crespellano, nel Bolognese, il 1º maggio 1894 e morto a Torino nel 1944. La sua produzione, quasi interamente dedicata al paesaggio, si colloca nell’ambito della pittura piemontese della prima metà del Novecento.
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    Proveniva da una famiglia di artisti: il padre Ugo era scenografo e il fratello Giuseppe pittore, e fu proprio nel confronto quotidiano con loro che si avviò alla pittura, in una prima fase da autodidatta. Nel 1900 la famiglia si trasferì a Torino, dove il padre lavorava alle scenografie del Teatro Regio, e la città divenne il centro stabile della sua attività.

    Determinante per la sua maturazione fu l’incontro con Carlo Follini, del quale divenne allievo e dal quale assorbì l’impostazione del paesaggio dal vero, l’attenzione ai valori atmosferici e una condotta della pennellata sciolta ma controllata. Da questo insegnamento derivò l’impianto della sua pittura, che rimase sostanzialmente coerente nel tempo.

    I suoi soggetti prediletti furono i paesaggi montani e collinari del Piemonte, le vedute lacustri e le marine, restituiti con fedeltà descrittiva e con una eleganza formale che ne costituisce il tratto più riconoscibile. La sua tavolozza, chiara e ben modulata, privilegia le variazioni di luce sulle nevi, sulle acque e sui cieli.

    Espose fin dal 1917 alle rassegne della Società Promotrice delle Belle Arti e del Circolo degli Artisti di Torino, e proseguì con regolarità la propria attività espositiva nei decenni successivi, con presenze nelle principali sedi cittadine fino ai primi anni Quaranta.

    Morì a Torino nel 1944, e negli anni immediatamente successivi la sua opera fu oggetto di diverse mostre postume, soprattutto tra Torino e Milano.

    STIMA:
    min € 800 - max € 900
    Base Asta:
    € 250

  • Lotto 19  

    In altura

    Michele Riccardi Michele Riccardi
    Milano 1864 - 1939
    Olio su tela cm 39,5x52 firmato in basso a dx M.Riccardi

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 20  

    Il trabocco

    Giuseppe Palanti Giuseppe Palanti
    Milano 1881 - 1946
    Olio su tavola cm 33,5x53 firmato in alto a dx G.Palanti

    Giuseppe Palanti è stato un pittore, decoratore e scenografo italiano nato a Milano il 30 luglio 1881 e morto nella stessa città il 23 aprile 1946. La sua figura riassume in modo esemplare la varietà di ruoli che un artista poteva ricoprire nella Milano tra Belle Époque e primo dopoguerra, tra pittura, teatro, arti applicate e progettazione.
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    Di origini modeste, figlio di un ebanista e di una sarta, si formò frequentando corsi serali presso la Scuola d’arte applicata al Castello Sforzesco e la Scuola degli artefici di Brera, per poi iscriversi nel 1898 ai corsi di pittura dell’Accademia, dove ebbe come maestri Cesare Tallone e Giuseppe Mentessi. Nel 1900 la vittoria di un premio accademico gli valse un viaggio di studio a Parigi.

    Ottenuto il diploma nel 1901, iniziò quasi subito a insegnare, prima alla Scuola d’arte applicata e poi a Brera, dove fu assistente nella scuola di decorazione dal 1907 e titolare della cattedra di pittura decorativa dal 1923. L’attività didattica accompagnò per tutta la vita quella artistica.

    Tra il 1902 e il 1916 lavorò con continuità per il Teatro alla Scala, realizzando bozzetti di costumi e manifesti per alcune delle produzioni più celebri del periodo. Nello stesso arco di anni si affermò nel campo del cartellonismo e dell’illustrazione commerciale, collaborando con grandi magazzini e imprese e contribuendo alla definizione del linguaggio pubblicitario italiano di primo Novecento.

    A partire dal 1910 si dedicò a un progetto di natura urbanistica, ideando sulla costa romagnola una località balneare di nuova fondazione, di cui completò l’impianto nel 1912 e per la quale curò anche la promozione e la vita mondana. È l’impresa che ne ha legato più durevolmente il nome oltre l’ambito lombardo.

    Nel primo dopoguerra la sua attività si concentrò sul ritratto, genere nel quale divenne uno degli interpreti preferiti della borghesia milanese e nel quale ricevette commissioni ufficiali di grande visibilità, raffigurando alte personalità civili e religiose. Ricoprì inoltre incarichi istituzionali nel campo dell’istruzione artistica.

    Morì a Milano nel 1946.

    STIMA:
    min € 800 - max € 900
    Base Asta:
    € 200

  • Arturo Verni Arturo Verni
    Brescia 1891-1960
    Olio su tavola cm 28,5x38 firmato in basso a sx A.Verni

    Arturo Verni è stato un pittore italiano nato a Brescia nel 1891 e morto nella stessa città nel 1960, attivo nella prima metà del Novecento nell’ambito della pittura figurativa lombarda.

    La sua formazione e i primi anni di attività restano poco documentati nelle fonti storico-critiche, ma le opere note permettono di ricostruire un percorso coerente, svolto quasi interamente tra Brescia e la sponda occidentale del lago di Garda, area alla quale il suo nome è rimasto legato e che è stata oggetto di studi dedicati ai pittori che vi operarono.
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    La sua produzione comprende paesaggi lacustri e vedute di borghi rivieraschi, nature morte con frutta e fiori e composizioni con figure inserite in contesti architettonici. Il linguaggio pittorico si caratterizza per una costruzione ordinata dello spazio, per un uso equilibrato del colore e per una attenzione costante alla luce, elementi che collocano la sua opera nella tradizione figurativa novecentesca lontana dalle sperimentazioni d’avanguardia.

    Verni rappresenta una figura significativa del panorama artistico bresciano del suo tempo, espressione di quella pittura di ambito regionale che mantenne saldo il rapporto con il paesaggio e con la rappresentazione del vero. Morì a Brescia nel 1960.

    STIMA:
    min € 800 - max € 900
    Base Asta:
    € 400

  • Lotto 22  

    Castello di Sirmione

    Giovanni Salviati Giovanni Salviati
    Venezia 1881-1950
    ocar cm 25,5x37 firmato in basso a dx G.Salviati

    Giovanni Salviati è stato un pittore italiano nato a Venezia nel 1881 e morto nel 1950, attivo nella prima metà del Novecento nell’ambito della tradizione vedutistica lagunare.

    La sua figura è oggi scarsamente documentata nelle fonti storico-critiche, e le notizie relative alla formazione e alla carriera espositiva restano incerte.
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    Il corpus delle opere a lui riferite consente tuttavia di delineare un’attività dedicata quasi esclusivamente alla rappresentazione di Venezia e del suo ambiente.

    I suoi dipinti raffigurano canali, rii minori, scorci di calli e vedute della laguna, affrontati con un linguaggio diretto e con una particolare attenzione ai riflessi dell’acqua e alle variazioni della luce. La costruzione dell’immagine resta semplice e descrittiva, in continuità con quella vasta produzione vedutistica veneziana che, tra Otto e Novecento, trovò un pubblico stabile tra i visitatori della città.

    Salviati appartiene a quella schiera di pittori che, pur senza una fortuna critica strutturata, contribuirono a mantenere viva la tradizione figurativa veneziana nel corso del Novecento. Morì nel 1950.

    STIMA:
    min € 1000 - max € 1200
    Base Asta:
    € 500

  • Ferdinando Silvani Ferdinando Silvani
    Venezia 1881-1950
    ocar cm 22,5x31 firmato in basso a dx F.Silvani

    STIMA:
    min € 800 - max € 900
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 24  

    Alto lago di Garda

    William Thornley William Thornley
    Francia 1857 - 1935
    Acquarello su carta cm 34x48 firmato in basso a dx W.Thornley

    William Thornley è stato un pittore, acquerellista e litografo francese nato a Thiais, nei dintorni di Parigi, il 2 maggio 1857 e morto a Pontoise il 31 agosto 1935. La sua opera si colloca nell’orbita dell’impressionismo e del post-impressionismo, in un percorso che unisce la pratica della pittura di paesaggio a una intensa attività grafica.
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    Figlio di un pittore paesaggista di origine britannica, fu avviato all’acquerello dal padre e proseguì poi la formazione presso alcuni specialisti del paesaggio e della litografia, tra cui Eugène Cicéri, Edmond Yon e Achille Sirouy, ai quali si aggiunse l’insegnamento di Pierre Puvis de Chavannes. Questa doppia educazione, pittorica e incisoria, ne segnò l’intera carriera.

    La litografia costituì il primo ambito nel quale si affermò. Thornley realizzò una vasta serie di traduzioni grafiche di opere dei maestri contemporanei, tra cui Corot, Degas, Pissarro e Monet, lavori che gli valsero riconoscimenti ufficiali e che lo posero in rapporto diretto con i protagonisti della pittura del suo tempo.

    Come pittore si dedicò soprattutto alle marine della Normandia e della Bretagna e ai paesaggi della costa mediterranea francese e italiana, affrontati con una pennellata larga e con impasti densi, attenti agli effetti della luce sull’acqua e alla variazione delle condizioni atmosferiche. Iniziò a esporre nel 1878 e ottenne nel corso degli anni Ottanta le prime distinzioni ufficiali.

    Nel 1895 si stabilì a Osny, nella valle dell’Oise, dove trovò nei paesaggi locali una fonte di ispirazione costante, alternando la residenza in questa zona a frequenti soggiorni di lavoro in Francia e in Europa. Nel 1928 fu tra i promotori e primo presidente di una società artistica sulla Costa Azzurra, della quale organizzò le rassegne annuali.

    Continuò a dipingere e a esporre fino agli ultimi anni della sua vita. Morì a Pontoise nel 1935.

    STIMA:
    min € 600 - max € 700
    Base Asta:
    € 100

  • Giuseppe Menato Giuseppe Menato
    Bovolone VE 1874 - Verona 1962
    Olio su tavola cm 35,5x30 firmato in basso a dx G.Menato

    Giuseppe Menato è stato un pittore italiano nato a Bovolone, nel Veronese, nel 1874 e morto a Verona nel 1962. La sua produzione è dedicata soprattutto al paesaggio veneto, con una predilezione costante per le rive dell’Adige e per gli scorci della città di Verona.
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    Si avvicinò alla pittura da autodidatta, dopo essersi formato una solida cultura generale e letteraria, e sviluppò il proprio linguaggio attraverso la pratica diretta del dipingere dal vero. Questa formazione irregolare non gli impedì di raggiungere presto una notevole padronanza tecnica, particolarmente evidente nell’acquerello, che trattò con spontaneità e sicurezza.

    L’esordio pubblico avvenne intorno ai ventiquattro anni alla Permanente di Milano con opere di paesaggio. Negli anni immediatamente successivi partecipò alla Biennale di Venezia e a rassegne internazionali, per poi figurare quasi ininterrottamente nelle principali mostre nazionali, con presenze a Napoli, Roma, Torino, Genova e Milano.

    Considerato dalla critica del tempo un buon colorista e un interprete di gusto impressionista, Menato costruì la propria pittura attorno agli effetti della luce sull’acqua e sulle architetture, con una tavolozza chiara e una pennellata mossa. Accanto al paesaggio praticò il ritratto e il quadro di genere, mantenendo però sempre nel motivo naturale il centro della propria ricerca.

    I soggetti ricorrenti restano quelli del suo territorio: le anse dell’Adige, le vie e i ponti di Verona, gli scorci veneziani e le località del Veneto, ripresi in tutte le stagioni e in diverse condizioni di luce.

    Continuò a dipingere fino a età avanzata, rimanendo fedele a una visione della pittura legata all’osservazione diretta. Morì a Verona nel 1962.

    STIMA:
    min € 800 - max € 900
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 26  

    Nubi

    Pietro Fragiacomo Pietro Fragiacomo
    Trieste 1856 - Venezia 1922
    Olio su cartone cm 32x46 firmato in basso a dx P.Fragiacomo

    Pietro Fragiacomo, nato a Trieste nel 1856, si trasferì a Venezia da giovane e iniziò a lavorare presso la Società Veneta di Costruzioni Meccaniche. Dopo aver abbandonato gli studi all'Accademia di Belle Arti, continuò a dipingere sotto l'influenza di artisti come Giacomo Favretto ed Ettore Tito.
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    Nel 1880, espose alla mostra nazionale di Torino e successivamente partecipò a varie esposizioni nazionali e internazionali.

    La sua pittura si concentrò sul paesaggio dell'entroterra lagunare veneziano, privilegiando vedute meno convenzionali e popolari rispetto ai suoi contemporanei. Nei suoi dipinti, la veduta diventava un mezzo per esprimere il suo stato d'animo, come evidenziato nei titoli come "Pace" e "Riposo". Nel 1893, ottenne riconoscimento con "La campana della sera", un dipinto che rappresenta un suggestivo scorcio veneziano al tramonto.

    Negli anni Novanta, Fragiacomo cambiò il suo stile, adottando una pittura più materica e sperimentando l'uso della tempera con sovrapposizioni di velature a olio. Nel 1895, entrò nel comitato organizzatore della Biennale di Venezia, esponendo regolarmente alla manifestazione. Nel corso del Novecento, esplorò influenze dell'Art Nouveau e partecipò a esposizioni nazionali e internazionali.

    La sua vasta produzione, stimata in circa 500 opere, è oggi dispersa tra collezioni private e pubbliche. Pietro Fragiacomo morì a Venezia nel 1922. Anche sua sorella, Antonietta, fu una pittrice di paesaggi, partecipando attivamente alla Biennale di Venezia e continuando la sua carriera fino a data di morte sconosciuta.

    STIMA:
    min € 800 - max € 900
    Base Asta:
    € 300

  • Lotto 27  

    Roma 1935

    Salvino Labo Salvino Labo
    Milano 1899 - 1976
    Olio su tavola cm 41,5x27 firmato in basso a sx S.Labo

    Savino Labò è stato un pittore e scenografo italiano nato a Milano il 9 febbraio 1899 e morto nella stessa città l’8 maggio 1976. La sua attività si divide tra la pittura da cavalletto e un lungo impegno nel campo della scenografia teatrale, ambiti che seppe tenere insieme per oltre quarant’anni.
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    Figlio di uno scultore di origine piacentina, ricevette dal padre i primi insegnamenti e completò poi la propria formazione alla Scuola di alto artigianato del Castello Sforzesco e all’Accademia di Brera, dove fu allievo di Ambrogio Alciati. Da questa educazione derivò una solida impostazione della figura, riconoscibile in tutta la sua produzione successiva.

    Esordì nel 1921 a una mostra autunnale in ambito lombardo e nel corso degli anni Venti e Trenta mise a punto un linguaggio che innesta sulla base postimpressionista alcuni caratteri novecentisti e inflessioni chiariste, con una progressiva schiaritura della tavolozza e una costruzione della forma sempre attenta ai rapporti tonali. Nel 1938 ottenne un premio significativo a una delle principali rassegne milanesi.

    Dal 1933 iniziò una collaborazione intensa e continuativa con il Teatro alla Scala di Milano, per il quale realizzò scenografie e bozzetti per un ampio repertorio operistico. Questa esperienza incise anche sulla sua pittura, portandovi un senso dello spazio e una capacità di sintesi compositiva di matrice teatrale. L’ultimo incarico in questo campo risale ai primi anni Cinquanta.

    Affiancò all’attività artistica quella didattica, insegnando composizione presso la scuola del Castello Sforzesco nella seconda metà degli anni Quaranta e poi disegno al liceo artistico fino a pochi anni prima della morte.

    Negli anni Settanta tornò a esporre in ambito milanese con nuove personali. Morì a Milano nel 1976.

    STIMA:
    min € 700 - max € 800
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 28  

    Veduta di Napoli

    Anonimo Anonimo
    Scuola meridionale XIX secolo
    Olio su tela cm 25,5x36

    STIMA:
    min € 400 - max € 500
    Base Asta:
    € 150

  • Lotto 29  

    Il viale

    Aurelio Catti Aurelio Catti
    Palermo 1895 - 1966
    Acquarello su carta cm 50x34,5 firmato in basso a sx A.Catti

    Aurelio Catti fu un pittore palermitano vissuto tra Ottocento e Novecento (1895-1966). Figlio del maestro Michele Catti, si distinse per aver seguito le orme artistiche del padre, mentre i suoi fratelli intrapresero altre strade.
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    Dopo aver studiato architettura presso l’Accademia di Brera a Milano, visse a Trieste e a Londra, dove perfezionò la sua tecnica e ampliò il suo orizzonte artistico. Tornato a Palermo, si dedicò con passione alla pittura, specializzandosi in scorci cittadini caratterizzati da atmosfere autunnali e giornate uggiose. Le sue opere, capaci di catturare l’essenza della vita cittadina, sono state esposte in numerose mostre personali e continuano a essere apprezzate e ricercate dai collezionisti.

    STIMA:
    min € 500 - max € 700
    Base Asta:
    € 100

  • Lotto 30  

    La chiesa 1947

    Emilio Sommariva Emilio Sommariva
    Lodi 1883 - Milano 1956
    Olio su tavola cm 29,5x23,5 firmato in basso a dx E.Sommariva

    Emilio Sommariva è stato un fotografo e pittore italiano nato a Lodi l’8 dicembre 1883 e morto a Milano il 12 settembre 1956. È noto soprattutto come uno dei più importanti fotografi ritrattisti italiani della prima metà del Novecento, ma affiancò a questa attività una produzione pittorica continuativa, dedicata in particolare al paesaggio alpino.
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    Figlio di un pittore e fotografo dilettante, si trasferì da bambino a Milano con la famiglia e a quattordici anni entrò alla scuola di decorazione dell’Accademia di Brera, che dovette però abbandonare nel 1899 per difficoltà economiche. Iniziò allora a lavorare come fotografo, prima presso un’impresa industriale e poi in uno studio professionale, apprendendo il mestiere sul campo.

    Nel 1902 aprì un proprio studio a Milano, che divenne in pochi anni uno dei più frequentati della città. Si affermò come ritrattista e come documentatore del lavoro di altri artisti, fotografando le opere di numerosi protagonisti della scena milanese, e si specializzò inoltre nella fotografia industriale, architettonica e di paesaggio, ottenendo riconoscimenti internazionali.

    A partire dagli anni Venti iniziò a presentarsi anche come pittore, partecipando alle rassegne di Brera e alla Biennale di Venezia. La sua pittura si concentra sul paesaggio di montagna, affrontato con una sensibilità attenta alla luce e alla struttura del rilievo, in cui si riconosce l’occhio educato dal lavoro fotografico.

    Nel 1938 gli fu ritirata la licenza professionale per aver rifiutato l’iscrizione al partito, e la sua attività subì una battuta d’arresto; durante i bombardamenti del 1943 la sua abitazione fu danneggiata, ma la parte più consistente del suo archivio si salvò. Nel dopoguerra riprese a esporre come pittore, con una retrospettiva milanese nel 1950.

    Morì a Milano nel 1956, lasciando un archivio di eccezionale ampiezza, oggi riconosciuto come una delle fonti più importanti per la storia visiva della Milano del primo Novecento.

    STIMA:
    min € 500 - max € 600
    Base Asta:
    € 200

  • Emilio Sommariva Emilio Sommariva
    Lodi 1883 - Milano 1956
    olio cm 23,5x30 firmato in basso a dx E.Sommariva

    Emilio Sommariva è stato un fotografo e pittore italiano nato a Lodi l’8 dicembre 1883 e morto a Milano il 12 settembre 1956. È noto soprattutto come uno dei più importanti fotografi ritrattisti italiani della prima metà del Novecento, ma affiancò a questa attività una produzione pittorica continuativa, dedicata in particolare al paesaggio alpino.
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    Figlio di un pittore e fotografo dilettante, si trasferì da bambino a Milano con la famiglia e a quattordici anni entrò alla scuola di decorazione dell’Accademia di Brera, che dovette però abbandonare nel 1899 per difficoltà economiche. Iniziò allora a lavorare come fotografo, prima presso un’impresa industriale e poi in uno studio professionale, apprendendo il mestiere sul campo.

    Nel 1902 aprì un proprio studio a Milano, che divenne in pochi anni uno dei più frequentati della città. Si affermò come ritrattista e come documentatore del lavoro di altri artisti, fotografando le opere di numerosi protagonisti della scena milanese, e si specializzò inoltre nella fotografia industriale, architettonica e di paesaggio, ottenendo riconoscimenti internazionali.

    A partire dagli anni Venti iniziò a presentarsi anche come pittore, partecipando alle rassegne di Brera e alla Biennale di Venezia. La sua pittura si concentra sul paesaggio di montagna, affrontato con una sensibilità attenta alla luce e alla struttura del rilievo, in cui si riconosce l’occhio educato dal lavoro fotografico.

    Nel 1938 gli fu ritirata la licenza professionale per aver rifiutato l’iscrizione al partito, e la sua attività subì una battuta d’arresto; durante i bombardamenti del 1943 la sua abitazione fu danneggiata, ma la parte più consistente del suo archivio si salvò. Nel dopoguerra riprese a esporre come pittore, con una retrospettiva milanese nel 1950.

    Morì a Milano nel 1956, lasciando un archivio di eccezionale ampiezza, oggi riconosciuto come una delle fonti più importanti per la storia visiva della Milano del primo Novecento.

    STIMA:
    min € 500 - max € 600
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 32  

    All'imbrunire

    Alfredo Beisone Alfredo Beisone
    Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
    Olio su tavola cm 23x34 firmato in basso a sx A.Beisone

    Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione.
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    Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.

    Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.

    Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.

    Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.

    La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana.

    STIMA:
    min € 500 - max € 600
    Base Asta:
    € 100

  • Lotto 33  

    Canale a Venezia

    Giovanni Colombo Da Busnago Giovanni Colombo Da Busnago
    Busnago 1908 - Gaggiano 1972
    Olio su tela cm 60x50 firmato in basso a dx Busnago

    Giovanni Colombo, noto come Colombo da Busnago, è stato un pittore italiano nato a Busnago nel 1908 e morto a Gaggiano nel 1972. La sua produzione è dedicata quasi interamente alla veduta urbana, genere nel quale si specializzò fin dagli esordi e che praticò con continuità per tutta la carriera.
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    Autodidatta, si formò senza passare attraverso i corsi accademici, costruendo la propria preparazione sull’esercizio diretto e sull’osservazione della città. Iniziò a esporre negli anni Trenta con alcune mostre personali a Roma, ottenendo una prima affermazione al di fuori dell’ambito lombardo.

    Si stabilì poi a Milano, che divenne il centro della sua attività e il soggetto prediletto della sua pittura. Qui entrò in contatto con l’ambiente artistico locale, frequentando in particolare i chiaristi e i pittori che gravitavano attorno al gruppo di Bagutta, dai quali assorbì una schiaritura della tavolozza e una condotta della pennellata più libera.

    Le sue vedute raffigurano scorci di Milano, spesso legati alla città storica e ai suoi angoli più caratteristici, ai quali affiancò soggetti veneziani e parigini. La sua pittura si distingue per la vivacità della resa, per un colore chiaro e per la capacità di restituire l’animazione della strada senza indulgere al dettaglio descrittivo.

    Continuò a dipingere fino agli ultimi anni, mantenendo una produzione coerente e riconoscibile, apprezzata soprattutto dal collezionismo milanese. Morì a Gaggiano nel 1972.

    STIMA:
    min € 400 - max € 500
    Base Asta:
    € 150

  • Lotto 34  

    Palazzo ducale Venezia

    Giovanni Colombo Da Busnago Giovanni Colombo Da Busnago
    Busnago 1908 - Gaggiano 1972
    Olio su tela cm 50x60 firmato in basso a dx Busnago

    Giovanni Colombo, noto come Colombo da Busnago, è stato un pittore italiano nato a Busnago nel 1908 e morto a Gaggiano nel 1972. La sua produzione è dedicata quasi interamente alla veduta urbana, genere nel quale si specializzò fin dagli esordi e che praticò con continuità per tutta la carriera.
    Clicca per espandere



    Autodidatta, si formò senza passare attraverso i corsi accademici, costruendo la propria preparazione sull’esercizio diretto e sull’osservazione della città. Iniziò a esporre negli anni Trenta con alcune mostre personali a Roma, ottenendo una prima affermazione al di fuori dell’ambito lombardo.

    Si stabilì poi a Milano, che divenne il centro della sua attività e il soggetto prediletto della sua pittura. Qui entrò in contatto con l’ambiente artistico locale, frequentando in particolare i chiaristi e i pittori che gravitavano attorno al gruppo di Bagutta, dai quali assorbì una schiaritura della tavolozza e una condotta della pennellata più libera.

    Le sue vedute raffigurano scorci di Milano, spesso legati alla città storica e ai suoi angoli più caratteristici, ai quali affiancò soggetti veneziani e parigini. La sua pittura si distingue per la vivacità della resa, per un colore chiaro e per la capacità di restituire l’animazione della strada senza indulgere al dettaglio descrittivo.

    Continuò a dipingere fino agli ultimi anni, mantenendo una produzione coerente e riconoscibile, apprezzata soprattutto dal collezionismo milanese. Morì a Gaggiano nel 1972.

    STIMA:
    min € 500 - max € 600
    Base Asta:
    € 150

  • Lotto 35  

    Marina

    Carlo Costantino Tagliabue Carlo Costantino Tagliabue
    Bresso (MI) 1880 - Milano 1960
    Olio su tela cm 50x80 firmato in basso a sx C.Tagliabue

    Il pittore Carlo Costantino Tagliabue e' nato ad Affori (Milano) nel 1880 e morto a Milano nel 1960. Appreso il disegno nelle Scuole di decorazione di Milano, fu dapprima decoratore, poi copista nelle varie pinacoteche e gallerie studiando e riproducendo prevalentemente i maestri dell'antichita'.
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    Dopo queste esperienze, si dedico' soltanto al paesaggio ed alle marine. Esordi' alla Permanente milanese, nel 1905; poi partecipo' frequentemente alle Biennali di Brera e ad altre esposizioni nazionali. Predilige il paesaggio di montagna, che rende con tendenza segantiniana, e due lavori di questo genere sono stati acquistati dalla Banca Commerciale Italiana; alcune marine, fra le quali "La mareggiata" furono acquistate dal Re. Altri dipinti sono conservati in Italia ed all'estero, presso enti e privati. Citansi di lui anche "Sotto le nubi", e parecchi affreschi di carattere religioso. Alla Galleria d'Arte Moderna di Milano esistono: "Notturno" e "Plenilunio a Venezia".

    Note biografiche tratte dal Dizionario Illustrato dei Pittori, Disegnatori ed Incisori Italiani A. M. Comanducci.

    STIMA:
    min € 800 - max € 900
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 36  

    Pomeriggio di sole

    Luigi Olivetti Luigi Olivetti
    Revere 1856 - Roma 1941
    Olio su cartone cm 27,5x42,5 firmato in basso a dx L.Olivetti

    Luigi Olivetti è stato un pittore e incisore italiano nato a Revere, nel Mantovano, nel novembre 1856 e morto a Tivoli il 28 gennaio 1941. La sua attività si svolse quasi interamente a Roma, dove si trasferì da giovane e dove costruì una carriera fondata sulla pittura di genere, sul ritratto e sull’acquerello.
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    Ricevette una prima formazione in ambito mantovano sotto la guida di Angelo Gilioli, per poi perfezionarsi a Roma con Roberto Bompiani, esponente di una tradizione accademica di derivazione neoclassica. Da questa educazione derivò una impostazione rigorosa del disegno, che rimase il fondamento della sua opera anche nelle prove più libere.

    L’affermazione non fu immediata, ma nel corso degli anni Ottanta dell’Ottocento cominciò a ottenere riconoscimenti significativi. Espose a Roma nel 1883 e all’Esposizione Nazionale di Torino del 1884, per poi partecipare a rassegne internazionali, dove nel 1886 ricevette un premio a Londra.

    La sua produzione comprende scene di genere e soggetti storici, ritratti e paesaggi, affrontati sia a olio sia ad acquerello. Proprio nell’acquerello trovò uno dei mezzi più congeniali, praticato con leggerezza e precisione, e vi affiancò una consistente attività di incisore, con acqueforti presentate in più occasioni nelle mostre romane del primo Novecento.

    I soggetti femminili ambientati nella campagna laziale e negli scorci di Tivoli costituiscono uno dei filoni più riconoscibili del suo lavoro, in cui la figura è inserita in un paesaggio descritto con attenzione ma mai preponderante rispetto al personaggio.

    Rimase attivo fino alla vecchiaia, tornando a esporre in ambito mantovano ancora alla fine degli anni Trenta con un nucleo consistente di opere. Trasferitosi tardivamente a Tivoli, vi morì nel 1941.

    STIMA:
    min € 800 - max € 900
    Base Asta:
    € 200

  • Lotto 37  

    Riviera ligure

    Giuseppe Arigliano Giuseppe Arigliano
    Genova 1917 - La Spezia 1999
    Olio su tela cm 41x51 firmato in basso a dx G.Arigliano

    Giuseppe Arigliano è stato un pittore italiano nato a Genova il 14 febbraio 1917 e morto nel 1999. La sua opera è dedicata quasi interamente al mare, tema che affrontò con costanza per oltre cinquant’anni, tanto da valergli la definizione di pittore delle trasparenze marine.
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    Si formò in ambito ligure e avviò l’attività professionale nel 1946, nel clima di ripresa del secondo dopoguerra, orientandosi fin da subito verso il paesaggio costiero e la marina. La sua ricerca si concentrò sulla resa dell’acqua osservata da vicino, sulla profondità dei fondali e sul gioco di luce e ombra che attraversa la superficie.

    Il tratto più caratteristico della sua pittura è la capacità di restituire la trasparenza del mare, con alghe, sabbia e scogli affioranti letti attraverso lo spessore dell’acqua. Per ottenere questo effetto lavorò prevalentemente a spatola, costruendo la materia per strati sovrapposti e affidando al colore la resa della profondità.

    Accanto alle vedute della riviera ligure realizzò composizioni di taglio più contemplativo, in cui la scena è ridotta a pochi elementi e il soggetto reale diventa il silenzio della superficie marina. La critica ne ha sottolineato il carattere lirico, riconoscendogli una posizione autonoma all’interno della pittura ligure del Novecento.

    La sua attività fu celebrata a Genova con una mostra antologica in occasione dei cinquant’anni di carriera, e la sua opera è stata successivamente oggetto di rassegne dedicate al rapporto tra pittura e mare. Continuò a dipingere fino agli ultimi anni. Morì nel 1999.

    STIMA:
    min € 500 - max € 600
    Base Asta:
    € 150

  • Lotto 38  

    Il segreto

    Alberto Cecconi Alberto Cecconi
    Firenze 1897 - 1971
    Olio su tela cm 80x60 firmato in basso a dx Cecconi

    Alberto Cecconi nacque a Firenze il 21 febbraio 1897. Studiò pittura presso l’Accademia d’Arte della sua città natale e frequentò anche la scuola libera del nudo a Roma, affinando una formazione seria e classica.
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    Il suo debutto espositivo risale al 1921, quando presentò a Firenze il dipinto «Giorno di festa», con il quale ottenne un’importante premialità.

    Negli anni Venti partì per l’America del Sud, dove visse e lavorò a lungo: soggiornò in paesi come Brasile, Argentina, Uruguay, Cile e Perù. In quelle terre tenne diverse mostre personali e guadagnò riconoscimenti, imponendosi come artista apprezzato anche oltre i confini europei. Al ritorno in Italia, verso la fine del decennio, riprese ad esporre con regolarità: le sue opere vennero presentate in mostre a Roma, Firenze, Milano, Torino e altre città, riscuotendo consenso fra critica e collezionisti.

    La sua produzione spazia su temi molteplici. Dipinse paesaggi, marine, scene rurali, scorci toscani e liguri, ma anche interni, figure, scene di genere e ritratti. Vi si riconosce una particolare sensibilità per la luce e per l’atmosfera: i paesaggi emanano quiete, i luoghi evocano memorie e la tecnica traduce con delicatezza le variazioni tonali. Fra le sue opere di rilievo c’è «Il paesetto di Manarola» del 1932, conservato nella Galleria d’Arte Moderna di Genova.

    Cecconi attraversò anche decenni turbolenti, tra guerre e mutamenti sociali, ma seppe mantenere coerenza stilistica e qualità espressiva. Continuò a dipingere per tutta la vita, evolvendo con sensibilità e senza aderire a mode passeggere: il suo tratto rimase figurativo, osservatore del reale e attento all’animo dei luoghi. Morì a Firenze nel 1971Alberto Cecconi nacque a Firenze il 21 febbraio 1897. Studiò pittura presso l’Accademia d’Arte della sua città natale e frequentò anche la scuola libera del nudo a Roma, affinando una formazione seria e classica. Il suo debutto espositivo risale al 1921, quando presentò a Firenze il dipinto «Giorno di festa», con il quale ottenne un’importante premialità.

    Negli anni Venti partì per l’America del Sud, dove visse e lavorò a lungo: soggiornò in paesi come Brasile, Argentina, Uruguay, Cile e Perù. In quelle terre tenne diverse mostre personali e guadagnò riconoscimenti, imponendosi come artista apprezzato anche oltre i confini europei. Al ritorno in Italia, verso la fine del decennio, riprese ad esporre con regolarità: le sue opere vennero presentate in mostre a Roma, Firenze, Milano, Torino e altre città, riscuotendo consenso fra critica e collezionisti.

    La sua produzione spazia su temi molteplici. Dipinse paesaggi, marine, scene rurali, scorci toscani e liguri, ma anche interni, figure, scene di genere e ritratti. Vi si riconosce una particolare sensibilità per la luce e per l’atmosfera: i paesaggi emanano quiete, i luoghi evocano memorie e la tecnica traduce con delicatezza le variazioni tonali. Fra le sue opere di rilievo c’è «Il paesetto di Manarola» del 1932, conservato nella Galleria d’Arte Moderna di Genova.

    Cecconi attraversò anche decenni turbolenti, tra guerre e mutamenti sociali, ma seppe mantenere coerenza stilistica e qualità espressiva. Continuò a dipingere per tutta la vita, evolvendo con sensibilità e senza aderire a mode passeggere: il suo tratto rimase figurativo, osservatore del reale e attento all’animo dei luoghi. Morì a Firenze nel 1971.

    STIMA:
    min € 500 - max € 600
    Base Asta:
    € 200

  • Carlo Moiraghi Carlo Moiraghi
    Binasco 1880 - Milano 1943
    ocar cm 24x35,5 firmato in basso a sx C.Moiraghi

    STIMA:
    min € 300 - max € 400
    Base Asta:
    € 150

  • Lotto 40  

    Paesaggio

    Giovanni Melarangelo Giovanni Melarangelo
    Teramo 1903 - Teramo 1978
    Olio su tavola cm 46,5x38,5 firmato in basso a sx Melarangelo

    Giovanni Melarangelo nacque a Teramo nel 1903 e si affermò come uno dei protagonisti della pittura abruzzese del Novecento. Fin da giovane si avvicinò all’arte come disegnatore e caricaturista, collaborando con giornali e riviste satiriche, e già negli anni Venti partecipava a mostre locali, sviluppando una formazione solida e una sensibilità particolare per la figura umana e la vita quotidiana.
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    Negli anni successivi Melarangelo approfondì il suo linguaggio pittorico, combinando la tradizione figurativa italiana con aperture verso sperimentazioni stilistiche e influenze del verismo umanitario e della modernità europea. La sua produzione abbracciò ritratti, scene di vita rurale, paesaggi e, con grande attenzione ai dettagli e alla psicologia dei soggetti, il mondo del circo e del teatro di strada, che seppe raccontare con empatia e vitalità.

    Parallelamente all’attività artistica, Melarangelo dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento, lavorando presso l’Istituto d’Arte di Lanciano e il Liceo Artistico di Pescara, contribuendo alla formazione di giovani artisti e mantenendo stretti legami con gli ambienti culturali abruzzesi. Negli anni Cinquanta partecipò regolarmente a premi e mostre nazionali, mentre negli anni Sessanta fondò a Teramo la galleria Il Polittico, spazio di promozione culturale e di dialogo tra artisti, che testimoniò la sua attenzione alla comunità artistica e alla diffusione dell’arte contemporanea.

    Malgrado i problemi di salute degli ultimi anni, Melarangelo continuò a esporre e a essere celebrato nella sua città, dove morì nel 1978.

    STIMA:
    min € 400 - max € 500
    Base Asta:
    € 100

  • STIMA min € 1000 - max € 1200

    Lotto 1  

    Natura morta 1856

    Francesco Malacrea Francesco Malacrea
    Trieste 1812 - Trieste 1886
    Olio su tela cm 55x46 firmato in basso a sx F.Malacrea

    Francesco Malacrea è stato un pittore italiano nato a Trieste nel 1812 e morto nella stessa città il 10 settembre 1886. È considerato il maggiore interprete della natura morta triestina dell’Ottocento, con una produzione quasi interamente dedicata alla rappresentazione di frutta, fiori, pesci e oggetti della vita domestica.
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    La sua formazione si svolse in una Trieste che, principale porto dell’Impero austro-ungarico, era allora un centro cosmopolita e commercialmente vivace, aperto agli scambi con l’area mitteleuropea e con il Veneto. In questo contesto Malacrea sviluppò un linguaggio pittorico fondato sull’osservazione diretta e su una notevole perizia tecnica nella resa delle superfici, dei riflessi e delle materie.

    Fin dagli anni giovanili si orientò verso la natura morta, genere allora poco frequentato in ambito locale, facendone il campo pressoché esclusivo della propria ricerca. Le sue composizioni si distinguono per l’uso ravvicinato del primo piano, che avvicina gli oggetti a chi guarda ed esalta la capacità imitativa del pittore, e per una illuminazione decisa che comprime lo spazio e conferisce alle immagini un tono inatteso, in alcuni casi quasi drammatico.

    Nei dipinti con pesci, tra i suoi soggetti più riconoscibili, la resa degli occhi e delle bocche spalancate assume una qualità quasi espressiva, che la critica novecentesca ha letto come una vena ironica affiorante sotto la superficie descrittiva. Nelle nature morte di frutta e fiori prevale invece una costruzione più equilibrata, con canestri e composizioni disposti su piani semplici e restituiti con una tavolozza calda e satura.

    La sua attività si svolse principalmente in area triestina e friulana, dove trovò una committenza borghese interessata a questo tipo di pittura. Pur restando ai margini dei grandi circuiti espositivi nazionali, Malacrea godette di una solida reputazione locale, che ne ha garantito la presenza nelle principali raccolte pubbliche della sua città.

    Continuò a dipingere fino agli ultimi anni, rimanendo fedele a un genere che aveva scelto quasi in solitudine e che seppe portare a un livello di qualità raramente raggiunto in ambito regionale. Morì a Trieste nel 1886.



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    Lotto 2  

    Vaso di rose

    Luigi Scrosati Luigi Scrosati
    Milano 1815 - Milano 1869
    olio su pergamena cm 35x21 firmato in basso a sx L.Scrosati

    Luigi Scrosati è stato un pittore e decoratore italiano nato a Milano il 21 giugno 1815 e morto nella stessa città nel 1869. La sua figura si colloca al centro della cultura figurativa milanese di metà Ottocento, in un percorso che unisce la pittura di fiori e la grande decorazione d’interni.
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    Si formò all’Accademia di Brera tra il 1835 e il 1838, dove seguì l’insegnamento di Ferdinando Albertolli, Carlo Amati e Giuseppe Sogni, acquisendo una preparazione che univa il disegno di ornato alla pratica pittorica. Un soggiorno in Francia negli anni giovanili lo mise inoltre in contatto con la pittura d’oltralpe, esperienza che contribuì ad allargare il suo repertorio decorativo.

    Fin dai primi anni di attività lavorò in stretto rapporto con architetti e altri artisti, inserendosi in quel sistema di cantieri decorativi che caratterizzò la Milano aristocratica e alto-borghese del periodo. In questo ambito realizzò cicli e apparati per palazzi e ville lombarde, collaborando tra gli altri con Giuseppe Bertini e partecipando all’allestimento di ambienti di gusto neomedievale, tra cui il celebre gabinetto realizzato per il collezionista Gian Giacomo Poldi Pezzoli tra il 1853 e il 1855.

    Parallelamente coltivò la pittura di fiori, genere nel quale raggiunse i risultati più personali. Le sue composizioni si distinguono per la ricchezza cromatica, per la disposizione elaborata dei mazzi e per una resa attenta della materia vegetale, spesso accompagnata da vasi, libri e oggetti che introducono un elemento narrativo nella scena.

    Una malattia che nel 1857 colpì gli arti inferiori limitò progressivamente la sua attività di decoratore, spingendolo a concentrarsi sulla pittura da cavalletto. Nel 1862 gli fu affidata a Brera la direzione di un nuovo corso di disegno ornamentale, orientato alla pittura di fiori e alle sue applicazioni industriali, incarico che ne conferma il ruolo di riferimento nel rinnovamento delle arti applicate lombarde.

    Morì a Milano nel 1869, lasciando una produzione che tenne insieme, con singolare coerenza, la dimensione decorativa e quella pittorica.



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    Lotto 3  

    Vaso di fiori

    Luigi Scrosati Luigi Scrosati
    Milano 1815 - Milano 1869
    olio su pergamena cm 35x21 firmato in basso a sx L.Scrosati

    Luigi Scrosati è stato un pittore e decoratore italiano nato a Milano il 21 giugno 1815 e morto nella stessa città nel 1869. La sua figura si colloca al centro della cultura figurativa milanese di metà Ottocento, in un percorso che unisce la pittura di fiori e la grande decorazione d’interni.
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    Si formò all’Accademia di Brera tra il 1835 e il 1838, dove seguì l’insegnamento di Ferdinando Albertolli, Carlo Amati e Giuseppe Sogni, acquisendo una preparazione che univa il disegno di ornato alla pratica pittorica. Un soggiorno in Francia negli anni giovanili lo mise inoltre in contatto con la pittura d’oltralpe, esperienza che contribuì ad allargare il suo repertorio decorativo.

    Fin dai primi anni di attività lavorò in stretto rapporto con architetti e altri artisti, inserendosi in quel sistema di cantieri decorativi che caratterizzò la Milano aristocratica e alto-borghese del periodo. In questo ambito realizzò cicli e apparati per palazzi e ville lombarde, collaborando tra gli altri con Giuseppe Bertini e partecipando all’allestimento di ambienti di gusto neomedievale, tra cui il celebre gabinetto realizzato per il collezionista Gian Giacomo Poldi Pezzoli tra il 1853 e il 1855.

    Parallelamente coltivò la pittura di fiori, genere nel quale raggiunse i risultati più personali. Le sue composizioni si distinguono per la ricchezza cromatica, per la disposizione elaborata dei mazzi e per una resa attenta della materia vegetale, spesso accompagnata da vasi, libri e oggetti che introducono un elemento narrativo nella scena.

    Una malattia che nel 1857 colpì gli arti inferiori limitò progressivamente la sua attività di decoratore, spingendolo a concentrarsi sulla pittura da cavalletto. Nel 1862 gli fu affidata a Brera la direzione di un nuovo corso di disegno ornamentale, orientato alla pittura di fiori e alle sue applicazioni industriali, incarico che ne conferma il ruolo di riferimento nel rinnovamento delle arti applicate lombarde.

    Morì a Milano nel 1869, lasciando una produzione che tenne insieme, con singolare coerenza, la dimensione decorativa e quella pittorica.



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    Lotto 4  

    Fiori

    Cesare Calchi Novati Cesare Calchi Novati
    Milano 1858 - 1884
    Olio su cartone cm 35x49 firmato in basso a dx C.Novati

    Cesare Calchi Novati nacque a Milano il 19 gennaio 1858 e morì nella stessa città l’8 gennaio 1939. La sua formazione artistica si svolse nell’ambiente dell’Accademia di Brera, dove fu allievo di Giuseppe Bertini ed Enrico Butti, entrando così in contatto con la solida tradizione figurativa lombarda della seconda metà dell’Ottocento.
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    La sua attività espositiva ebbe inizio negli anni Ottanta dell’Ottocento e si sviluppò soprattutto nell’ambito della vita artistica milanese. A partire dal 1881 partecipò con continuità alle esposizioni braidensi, presentando opere appartenenti a generi differenti. La sua produzione si caratterizzò infatti per una certa varietà di soggetti: si dedicò alla figura, al ritratto, al paesaggio, alle marine e alla natura morta, trovando tuttavia nella rappresentazione dei fiori il tema più congeniale e distintivo della propria pittura.

    Tra le prime opere ricordate figura Gioventù e vecchiaia, presentata a Venezia, mentre negli anni successivi l’artista rivolse un'attenzione sempre maggiore alle composizioni floreali. Particolarmente significativa fu la partecipazione alla Mostra dell’Ottocento Lombardo del 1900, a Milano, dove espose una composizione intitolata Rose. Il motivo floreale sarebbe rimasto una costante della sua produzione, tanto da diventare l’aspetto per il quale Calchi Novati venne maggiormente apprezzato.

    Le sue composizioni di fiori, tuttavia, non esauriscono l’interesse della sua produzione. Calchi Novati si dedicò con continuità anche al paesaggio, rappresentando scorci naturali, vedute lacustri e marine. Tra i dipinti ricordati figurano Meriggio, Strada a mare, Sulla spiaggia e Ponte delle Seghe in Valseriana. La sua pittura di paesaggio testimonia un'attenzione particolare per la natura e per gli effetti atmosferici, inserendosi nella tradizione lombarda della pittura di paesaggio tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento.

    Un'altra parte della sua attività fu dedicata al ritratto. Sono documentati diversi ritratti di benefattori e, tra questi, il Ritratto di Giannino Luppis de Rammer, realizzato a pastello. L'interesse per la figura mostra come l'artista non fosse vincolato a un unico genere, ma possedesse una formazione sufficientemente ampia da affrontare soggetti e tecniche differenti.

    Nel corso della sua carriera Calchi Novati partecipò inoltre a diverse esposizioni artistiche milanesi. La sua presenza è documentata anche alla Mostra Nazionale di Belle Arti di Milano del 1906 e alle esposizioni della Famiglia Artistica Milanese. Nel 1898 prese parte inoltre a una mostra organizzata a Milano insieme ad artisti destinati ad assumere un ruolo importante nella pittura lombarda dell'epoca, tra cui Emilio Longoni, Angelo Morbelli e Gaetano Previati. La sua attività si inserì dunque nel vivace ambiente artistico milanese di quegli anni, caratterizzato dal confronto tra la tradizione accademica e le nuove tendenze della pittura italiana.

    Calchi Novati fu inoltre un appassionato collezionista d'arte. Alla sua attività di pittore affiancò infatti quella di raccoglitore, dedicandosi con particolare interesse alle opere dei suoi contemporanei e degli artisti dell'Ottocento. La sua collezione comprendeva dipinti e bozzetti di numerosi protagonisti della scena artistica italiana, rivelando una conoscenza attenta e partecipe dell'ambiente culturale nel quale viveva.

    La sua attività e la sua rete di rapporti con altri artisti sono testimoniate anche dalla presenza di opere a lui dedicate. Nel 2025 è stato infatti nuovamente documentato un busto bronzeo raffigurante Calchi Novati, realizzato dallo scultore Giulio Branca e accompagnato da una dedica che lo definisce «amico carissimo». Tale testimonianza contribuisce a restituire l'immagine di un artista inserito nel circuito culturale e artistico milanese del suo tempo, in rapporti diretti con pittori e scultori contemporanei.

    La pittura di Cesare Calchi Novati rimase sostanzialmente legata alla tradizione figurativa lombarda, senza abbandonare i generi classici della pittura di cavalletto. La sua sensibilità si espresse soprattutto attraverso l'osservazione della natura e la ricerca di una resa accurata e piacevole del soggetto. Nei fiori, nei paesaggi e nelle nature morte trovò gli ambiti nei quali poter coniugare l'attenzione naturalistica con una più evidente componente decorativa.

    Artista attivo per oltre mezzo secolo, Calchi Novati attraversò quindi una fase particolarmente importante della storia dell'arte italiana, dagli ultimi decenni dell'Ottocento fino alla prima metà del Novecento. Pur rimanendo distante dalle correnti più radicalmente innovative delle avanguardie, partecipò alla vita artistica del proprio tempo e costruì una produzione riconoscibile, nella quale la pittura floreale occupa un posto centrale, affiancata da paesaggi, marine, nature morte e ritratti.



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    Achille Tominetti Achille Tominetti
    Milano 1848 - Miazzina 1917
    Olio su tavola cm 27,5x48,5 firmato in basso a sx A.Tominetti

    Achille Tominetti nacque a Milano nel 1848, in una famiglia che aveva origini a Miazzina, un villaggio sulle alture del Lago Maggiore. Verso il 1866 si iscrisse all’Accademia di Brera, frequentando la “Scuola del Paesaggio” sotto la direzione del paesaggista Luigi Riccardi.
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    In quegli anni conobbe artisti come Eugenio Gignous, con il quale instaurò rapporti di amicizia e condivisione artistica. Nel 1871 espose per la prima volta a Brera e nel 1872, a causa di difficoltà economiche e della malattia del padre, fece ritorno con la famiglia a Miazzina. Qui iniziò a dedicarsi anche all’agricoltura, ma senza mai rinunciare all’amore per la pittura.

    Nonostante il lavoro nei campi, Tominetti continuò a dipingere e a inviare regolarmente le sue opere a importanti mostre: nelle città di Milano, Torino, Genova e in altri centri italiani. La sua produzione iniziale apparteneva al naturalismo lombardo, con paesaggi e scene rurali legate alla montagna e alla vita agreste, spesso ambientate nei territori attorno al Lago Maggiore.

    Negli anni Ottanta dell’Ottocento la sua carriera artistica subì una svolta decisiva grazie ai contatti con la famiglia aristocratica dei Troubetzkoy. Invitato come maestro di disegno e pittura per il figlio Pietro presso la loro villa di Ghiffa, entrò in contatto con ambienti aristocratici e altoborghesi, e conobbe il mercante e promotore d’arte Vittore Grubicy de Dragon. Questi incontri lo avvicinarono alle istanze del divisionismo, influenzando profondamente la sua tecnica e il suo approccio alla luce e all’atmosfera.

    Dal tardo XIX secolo in poi Tominetti divenne un interprete originale di scene di campagna, pascoli alpini, lavori agricoli e ambienti montani. Molti dei suoi dipinti trasmettono un sentimento di pathos e contemplazione, rendendo omaggio alla vita rurale e ai ritmi naturali. Tra i suoi temi ricorrenti figurano l’aratura, il pascolo, la raccolta, la fatica e la quiete della natura. Con l’uso del colore, della luce e dell’attenzione al dettaglio atmosferico, seppe evocare paesaggi lirici e realistici al tempo stesso.

    Grazie al sostegno della galleria dei Grubicy ottenne stabilità economica e visibilità internazionale: partecipò a esposizioni in Italia e all’estero, e le sue tele furono apprezzate da critici e collezionisti. Alcune sue opere furono tra le più significative del panorama paesaggistico lombardo e alpino della fine dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento.

    Nella parte finale della sua vita visse stabilmente a Miazzina, continuando a dipingere paesaggi montani e agresti e talvolta utilizzando strumenti fotografici per fissare il reale e restituirne le atmosfere in tela. Morì nel 1917 nella sua casa di Miazzina.



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    Lotto 6  

    Baite montane

    Achille Tominetti Achille Tominetti
    Milano 1848 - Miazzina 1917
    Olio su tela cm 31x51 firmato in basso a sx A.Tominetti

    Achille Tominetti nacque a Milano nel 1848, in una famiglia che aveva origini a Miazzina, un villaggio sulle alture del Lago Maggiore. Verso il 1866 si iscrisse all’Accademia di Brera, frequentando la “Scuola del Paesaggio” sotto la direzione del paesaggista Luigi Riccardi.
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    In quegli anni conobbe artisti come Eugenio Gignous, con il quale instaurò rapporti di amicizia e condivisione artistica. Nel 1871 espose per la prima volta a Brera e nel 1872, a causa di difficoltà economiche e della malattia del padre, fece ritorno con la famiglia a Miazzina. Qui iniziò a dedicarsi anche all’agricoltura, ma senza mai rinunciare all’amore per la pittura.

    Nonostante il lavoro nei campi, Tominetti continuò a dipingere e a inviare regolarmente le sue opere a importanti mostre: nelle città di Milano, Torino, Genova e in altri centri italiani. La sua produzione iniziale apparteneva al naturalismo lombardo, con paesaggi e scene rurali legate alla montagna e alla vita agreste, spesso ambientate nei territori attorno al Lago Maggiore.

    Negli anni Ottanta dell’Ottocento la sua carriera artistica subì una svolta decisiva grazie ai contatti con la famiglia aristocratica dei Troubetzkoy. Invitato come maestro di disegno e pittura per il figlio Pietro presso la loro villa di Ghiffa, entrò in contatto con ambienti aristocratici e altoborghesi, e conobbe il mercante e promotore d’arte Vittore Grubicy de Dragon. Questi incontri lo avvicinarono alle istanze del divisionismo, influenzando profondamente la sua tecnica e il suo approccio alla luce e all’atmosfera.

    Dal tardo XIX secolo in poi Tominetti divenne un interprete originale di scene di campagna, pascoli alpini, lavori agricoli e ambienti montani. Molti dei suoi dipinti trasmettono un sentimento di pathos e contemplazione, rendendo omaggio alla vita rurale e ai ritmi naturali. Tra i suoi temi ricorrenti figurano l’aratura, il pascolo, la raccolta, la fatica e la quiete della natura. Con l’uso del colore, della luce e dell’attenzione al dettaglio atmosferico, seppe evocare paesaggi lirici e realistici al tempo stesso.

    Grazie al sostegno della galleria dei Grubicy ottenne stabilità economica e visibilità internazionale: partecipò a esposizioni in Italia e all’estero, e le sue tele furono apprezzate da critici e collezionisti. Alcune sue opere furono tra le più significative del panorama paesaggistico lombardo e alpino della fine dell’Ottocento e dei primi anni del Novecento.

    Nella parte finale della sua vita visse stabilmente a Miazzina, continuando a dipingere paesaggi montani e agresti e talvolta utilizzando strumenti fotografici per fissare il reale e restituirne le atmosfere in tela. Morì nel 1917 nella sua casa di Miazzina.



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    Lotto 7  

    Via di paese 1947

    Donato Frisia Donato Frisia
    Merate (LC) 1883-1953
    Olio su tela cm 60x44,5 firmato in basso a dx D.Frisia

    Donato Frisia è stato un pittore italiano nato a Merate il 30 agosto 1883 e morto nella stessa località il 13 dicembre 1953. La sua opera si colloca nel Novecento lombardo come una delle voci più autonome del rinnovato naturalismo, fondata su una costruzione solida della forma e su una tavolozza volutamente sobria.
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    Cresciuto in una famiglia agiata, figlio di un costruttore e decoratore, ricevette le prime nozioni di disegno a Merate e nel 1905 entrò all’Accademia di Brera a Milano, dove seguì contemporaneamente i corsi di scultura, pittura e architettura, conseguendo le licenze in scultura nel 1908 e in pittura nel 1910. Questa formazione ampia gli lasciò un’attenzione costante alla struttura plastica dell’immagine, riconoscibile anche nei dipinti di paesaggio.

    L’esordio pubblico avvenne nel 1910 e attirò subito l’attenzione di artisti già affermati dell’ambiente milanese. Determinante fu l’incontro, nello stesso anno, con Emilio Gola, che gli aprì una prospettiva più europea rispetto al realismo rigoroso della sua prima educazione. Frisia mantenne però sempre una posizione indipendente, restando estraneo tanto al divisionismo e al futurismo quanto all’adesione formale al Novecento italiano.

    A partire dal 1914 fu presente con regolarità alla Biennale di Venezia, dove nel 1942 ottenne una sala personale, e partecipò alle principali rassegne nazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti tra gli anni Venti e Quaranta. Dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale intraprese lunghi viaggi, soprattutto a Parigi e, negli anni Trenta, nel Nord Africa, esperienze che si riflettono in una progressiva chiarificazione della luce.

    La sua pittura matura si caratterizza per un impasto asciutto, costruito con biacca e terre naturali, e per una resa del paesaggio lombardo e alpino priva di compiacimenti descrittivi, in cui il dato naturale è ricondotto a volumi netti e a rapporti tonali misurati. Accanto al paesaggio praticò con continuità la natura morta e il ritratto.

    Nel secondo dopoguerra organizzò annuali raduni di studio del paesaggio in alta quota, ai quali parteciparono diversi pittori lombardi, mantenendo fino all’ultimo un ruolo di riferimento per le generazioni più giovani. Morì a Merate nel 1953.



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    Donato Frisia Donato Frisia
    Merate (LC) 1883-1953
    Olio su tela cm 42x53 firmato in basso a sx D.Frisia

    Donato Frisia è stato un pittore italiano nato a Merate il 30 agosto 1883 e morto nella stessa località il 13 dicembre 1953. La sua opera si colloca nel Novecento lombardo come una delle voci più autonome del rinnovato naturalismo, fondata su una costruzione solida della forma e su una tavolozza volutamente sobria.
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    Cresciuto in una famiglia agiata, figlio di un costruttore e decoratore, ricevette le prime nozioni di disegno a Merate e nel 1905 entrò all’Accademia di Brera a Milano, dove seguì contemporaneamente i corsi di scultura, pittura e architettura, conseguendo le licenze in scultura nel 1908 e in pittura nel 1910. Questa formazione ampia gli lasciò un’attenzione costante alla struttura plastica dell’immagine, riconoscibile anche nei dipinti di paesaggio.

    L’esordio pubblico avvenne nel 1910 e attirò subito l’attenzione di artisti già affermati dell’ambiente milanese. Determinante fu l’incontro, nello stesso anno, con Emilio Gola, che gli aprì una prospettiva più europea rispetto al realismo rigoroso della sua prima educazione. Frisia mantenne però sempre una posizione indipendente, restando estraneo tanto al divisionismo e al futurismo quanto all’adesione formale al Novecento italiano.

    A partire dal 1914 fu presente con regolarità alla Biennale di Venezia, dove nel 1942 ottenne una sala personale, e partecipò alle principali rassegne nazionali, ricevendo numerosi riconoscimenti tra gli anni Venti e Quaranta. Dopo l’esperienza della Prima guerra mondiale intraprese lunghi viaggi, soprattutto a Parigi e, negli anni Trenta, nel Nord Africa, esperienze che si riflettono in una progressiva chiarificazione della luce.

    La sua pittura matura si caratterizza per un impasto asciutto, costruito con biacca e terre naturali, e per una resa del paesaggio lombardo e alpino priva di compiacimenti descrittivi, in cui il dato naturale è ricondotto a volumi netti e a rapporti tonali misurati. Accanto al paesaggio praticò con continuità la natura morta e il ritratto.

    Nel secondo dopoguerra organizzò annuali raduni di studio del paesaggio in alta quota, ai quali parteciparono diversi pittori lombardi, mantenendo fino all’ultimo un ruolo di riferimento per le generazioni più giovani. Morì a Merate nel 1953.



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    Lotto 9  

    Teatro S.Carlo Napoli

    Felice Giordano Felice Giordano
    Napoli 1880 - Capri 1964
    Olio su tela cm 49,5x69 firmato in basso a dx Giordano

    Felice Giordano è stato un pittore italiano nato a Napoli il 9 gennaio 1880 e morto a Capri il 25 agosto 1964. La sua opera si inserisce nella tradizione della pittura napoletana tra Otto e Novecento, con una produzione dedicata soprattutto al paesaggio costiero, alle vedute urbane e alle nature morte marine.
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    Si formò all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ma la guida decisiva del suo percorso fu Antonino Leto, del quale fu allievo prediletto e attraverso il quale assorbì indirettamente l’esperienza della Scuola di Resina e la lezione macchiaiola. L’influenza del maestro si riconosce nei primi dipinti in una materia densa e smaltata, costruita con luci brillanti stese in pasta.

    Superata la fase iniziale, Giordano elaborò un linguaggio autonomo, guardando alle vedute napoletane e capresi di Attilio Pratella e Rubens Santoro e sviluppando una particolare sensibilità per gli effetti della luce sull’acqua. Il trasferimento a Capri, dove stabilì il proprio studio, segnò la scelta definitiva del soggetto che accompagnò tutta la sua ricerca.

    Viaggiò con continuità, soggiornando a Venezia, dove risentì della lezione della pittura di genere lagunare, e a Parigi, esperienze che contribuirono ad alleggerire la sua pennellata e ad ampliare la gamma cromatica. Accanto agli scorci di Napoli, Capri, Venezia e della capitale francese, si dedicò a nature morte con pesci e crostacei e a notturni di forte intensità atmosferica.

    Espose fin dai primi anni del secolo alle Promotrici napoletane e partecipò poi con regolarità alle rassegne nazionali, tra cui la prima Biennale d’arte di Napoli nel 1921. La consacrazione presso il pubblico settentrionale arrivò con una mostra personale a Milano, che ne diffuse il nome oltre l’ambito campano.

    Rimase a Capri fino alla fine, continuando a dipingere e mantenendo uno studio molto frequentato. Morì sull’isola nel 1964, e l’anno successivo una mostra postuma ne confermò il ruolo all’interno della pittura meridionale del Novecento.



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    Lotto 10  

    Lungo il torrente

    Gino Federici Gino Federici
    Milano 1888-1973
    Olio su tela cm 45x68,5 firmato in basso a dx G.Federici

    Gino Federici è stato un pittore italiano nato a Milano nel 1888 e morto nella stessa città nel 1973, attivo lungo tutta la prima metà del Novecento nell’ambito della pittura di paesaggio lombarda.

    La sua figura è oggi poco documentata nelle fonti storico-critiche, e le notizie sulla sua formazione e sul suo percorso espositivo restano frammentarie.
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    Il corpus delle opere note permette tuttavia di ricostruire un’attività continuativa e riconoscibile, svolta prevalentemente in ambito milanese e nelle valli alpine e prealpine.

    Federici si specializzò nella veduta di montagna, spesso animata da figure di pastori e da armenti al pascolo, secondo una formula che univa la descrizione attenta dell’ambiente naturale a una componente narrativa di gusto tradizionale. La sua pittura si caratterizza per una costruzione semplice dello spazio, per una tavolozza chiara e per una particolare attenzione alla resa della luce sui prati e sulle cime.

    La sua opera si colloca in quella linea di continuità figurativa che, nella Lombardia del Novecento, mantenne vivo il rapporto diretto con il paesaggio, al di fuori dei percorsi delle avanguardie. Gino Federici morì a Milano nel 1973.



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    Lotto 11  

    ritorno all'ovile

    Gino Federici Gino Federici
    Milano 1888-1973
    Olio su tela cm 45x55 firmato in basso a sx G.Federici

    Gino Federici è stato un pittore italiano nato a Milano nel 1888 e morto nella stessa città nel 1973, attivo lungo tutta la prima metà del Novecento nell’ambito della pittura di paesaggio lombarda.

    La sua figura è oggi poco documentata nelle fonti storico-critiche, e le notizie sulla sua formazione e sul suo percorso espositivo restano frammentarie.
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    Il corpus delle opere note permette tuttavia di ricostruire un’attività continuativa e riconoscibile, svolta prevalentemente in ambito milanese e nelle valli alpine e prealpine.

    Federici si specializzò nella veduta di montagna, spesso animata da figure di pastori e da armenti al pascolo, secondo una formula che univa la descrizione attenta dell’ambiente naturale a una componente narrativa di gusto tradizionale. La sua pittura si caratterizza per una costruzione semplice dello spazio, per una tavolozza chiara e per una particolare attenzione alla resa della luce sui prati e sulle cime.

    La sua opera si colloca in quella linea di continuità figurativa che, nella Lombardia del Novecento, mantenne vivo il rapporto diretto con il paesaggio, al di fuori dei percorsi delle avanguardie. Gino Federici morì a Milano nel 1973.



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    Oreste Albertini Oreste Albertini
    Torre del Mangano (PV) 1887 - Besano (VA) 1953
    Olio su tavola cm 29x38,5 firmato in basso a dx O.Albertini

    Oreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese.
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    La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a BesanoOreste Albertini nacque il 28 marzo 1887 a Torre del Mangano, un piccolo comune in provincia di Pavia. Fin da giovane, dimostrò un forte interesse per l'arte e, all'età di tredici anni, divenne apprendista dell'affreschista Cesare Maroni, collaborando alla realizzazione di affreschi nella chiesa di Besano, in provincia di Varese. La sua formazione continuò presso la Scuola Civica di Pittura di Pavia, dove affinò le sue competenze artistiche.

    Nel 1910 si trasferì a Milano per proseguire i suoi studi. Si iscrisse alla Scuola di Decorazione dell'Umanitaria e frequentò l'Accademia di Brera. Durante questi anni, Albertini si avvicinò all'ambiente artistico milanese, partecipando alle esposizioni della Permanente e iniziando a fare esperienza nel campo della pittura decorativa e del lavoro come operaio meccanico.

    Nel 1921, Albertini si stabilì a Besano, dove trascorse il resto della sua vita. Nonostante la sua residenza in provincia, continuò a frequentare Milano, dove allestì un atelier e partecipò attivamente alle esposizioni. La sua pittura, inizialmente influenzata dal divisionismo, si concentrò principalmente su paesaggi, specialmente sulle Dolomiti e sulle campagne del Varesotto, tra cui Besano e Viconago.

    Le opere di Albertini sono note per la loro tecnica raffinata e la capacità di catturare l'essenza dei luoghi rappresentati. La sua sensibilità artistica gli permise di trasmettere la bellezza naturale dei paesaggi, con un'attenzione particolare alla luce e ai dettagli. Alcuni dei suoi lavori sono conservati in importanti collezioni pubbliche, tra cui i musei civici di Pavia e la Galleria d'Arte Moderna di Milano.

    Oreste Albertini morì il 7 luglio 1953 a Besano.



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    Giacinto Trussardi Giacinto Trussardi
    Clusone 1881 - Varese 1947
    pastelli su carta cm 50x74,5 firmato in basso a sx G.Trussardi

    Giacinto Trussardi è stato un pittore italiano nato a Clusone nel 1881 e morto a Varese nel 1947, attivo tra i primi decenni del Novecento e il secondo dopoguerra nell’ambito della pittura di paesaggio lombarda.

    Originario della val Seriana, in provincia di Bergamo, si formò in un contesto in cui la pittura dal vero costituiva la pratica dominante e trovò nel paesaggio prealpino il proprio soggetto d’elezione.
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    Nel corso della carriera si spostò progressivamente verso l’area lombarda occidentale, stabilendosi infine nel Varesotto, dove trascorse gli ultimi anni.

    La sua produzione è dedicata soprattutto alle vedute di montagna e di lago, con una attenzione costante ai profili delle cime, agli effetti stagionali e alla resa atmosferica delle distanze. Accanto al paesaggio praticò anche il ritratto, affrontato con un’impostazione sobria e attenta alla somiglianza.

    Pur non essendo tra i nomi più noti della sua generazione, Trussardi rappresenta una figura significativa della pittura regionale lombarda del Novecento, espressione di quella tradizione figurativa che continuò a misurarsi con l’osservazione diretta del vero. Morì a Varese nel 1947.



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    Felice Vellan Felice Vellan
    Torino 1889-1976
    Olio su tavola cm 48x58 firmato in basso a sx F.Vellan

    Felice Vellan è stato un pittore italiano nato a Torino l’11 gennaio 1889 e morto nella stessa città nel 1976. È considerato uno degli interpreti più costanti del paesaggio piemontese del Novecento, con una produzione dedicata soprattutto alla montagna e ai borghi rurali.
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    Si formò all’Accademia Albertina di Torino e completò poi la propria preparazione nella bottega di Giovanni Guarlotti, dal quale ereditò la predilezione per il genere paesaggistico e un approccio fondato sulla pittura dal vero. Questa doppia formazione, accademica e di studio, gli garantì una solida base tecnica unita a una notevole libertà esecutiva.

    La sua attività non si limitò alla pittura da cavalletto. Vellan lavorò anche come decoratore murale e come illustratore, realizzando vignette e caricature per periodici umoristici e per la stampa quotidiana torinese, un’esperienza che affinò la sua capacità di sintesi e la sua attenzione alla figura.

    A partire dagli anni Venti partecipò con regolarità alle principali rassegne italiane, tra cui la Biennale di Venezia, le Quadriennali romane, la Permanente di Milano e le Promotrici di Torino e Genova, consolidando una reputazione soprattutto in ambito piemontese e ligure.

    Alternò la vita torinese a lunghi soggiorni fuori città, in particolare nel Canavese, che divenne uno dei soggetti ricorrenti delle sue composizioni. Viaggiò inoltre in Europa, in America, in India e in Africa, portando da questi spostamenti una gamma di motivi che affiancò senza sostituirli ai temi alpini della Valle d’Aosta e del Piemonte.

    Fu figura attiva nella vita associativa artistica della sua città, dove ricoprì cariche direttive nel Circolo degli Artisti e promosse una scuola serale di disegno dal vero. Morì a Torino nel 1976.



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    Lotto 15  

    Folgaria 13.08.1940

    Aldo Raimondi Aldo Raimondi
    Roma 1902 - Milano 1997
    Acquarello su carta cm 70x49,5 firmato in basso a sx A.Raimondi

    Aldo Raimondi (Roma, 1902 – Milano, 1997) è stato un pittore italiano noto soprattutto come uno dei maggiori acquerellisti del Novecento, autore di una lunghissima carriera che attraversa quasi per intero il secolo.

    Compì i primi studi artistici a Roma nello studio di Giuseppe Signorini, completando poi la propria formazione in ambito accademico.
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    Tra il 1925 e il 1926 si trovò a Milano per il servizio militare e vi eseguì i primi lavori di rilievo, tra cui interventi ad affresco e opere di restauro in edifici storici della città.

    Nel 1926 si stabilì a Parma, dove insegnò all’Istituto d’Arte e realizzò una lunga serie di acquerelli dedicati ai quartieri antichi della città, avviando quell’attività vedutistica che avrebbe poi proseguito in numerosi altri centri italiani. La prima mostra personale, nel 1930, segnò l’inizio di un riconoscimento pubblico destinato a consolidarsi rapidamente.

    L’acquerello divenne il suo mezzo espressivo principale, praticato con una tecnica di grande sicurezza, capace di trattenere la trasparenza propria del mezzo senza rinunciare alla solidità del disegno. Nel 1939 ottenne per questa tecnica una cattedra all’Accademia di Brera, incarico che mantenne fino al dopoguerra.

    Accanto alle vedute si dedicò al paesaggio, alla figura, agli animali e ai fiori, e soprattutto al ritratto, genere nel quale ottenne commissioni di grande prestigio, tra cui quelle di alcuni pontefici. Si occupò inoltre di arte sacra, realizzando vetrate per chiese milanesi e brianzole, e di illustrazione, subentrando alla fine degli anni Trenta ad Achille Beltrame nelle tavole di una delle più diffuse testate illustrate italiane.

    Continuò a dipingere fino a tarda età, mantenendo una coerenza stilistica notevole e una fedeltà quasi assoluta alla tecnica che aveva scelto. Morì a Milano nel 1997.



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    Lotto 16  

    La vita dei campi

    Giuseppe Buscaglione Giuseppe Buscaglione
    Ariano Irpino (AV) 1868 - Rivoli (TO)1928
    Olio su tavola cm 30,5x44 firmato in basso a sx G.Buscaglione

    Giuseppe Buscaglione nacque il 17 ottobre 1868 ad Ariano di Puglia, in una famiglia originaria di Biella, e si trasferì giovanissimo in Piemonte per seguire la sua vocazione artistica. Qui frequentò l’Accademia Albertina di Torino, dove fu allievo di Lorenzo Delleani, uno dei maggiori paesaggisti italiani dell’Ottocento, e sviluppò una passione profonda per il paesaggio, destinato a diventare il tema centrale della sua produzione.
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    La pittura di Buscaglione si distingue per l’attenzione alla luce, all’atmosfera e alla resa poetica della natura, con opere realizzate spesso dal vero e annotate sul retro con la località, la data e persino l’ora e le condizioni meteorologiche. Esplorò i paesaggi della Liguria, della Riviera di Ponente, delle campagne e delle montagne piemontesi, catturandone colori, stagioni e suggestioni con una sensibilità unica.

    Buscaglione partecipò regolarmente alle principali esposizioni italiane, tra cui la Promotrice di Torino, le mostre di Milano, Genova, Roma e Firenze e la Biennale di Venezia, consolidando la sua reputazione di interprete attento e originale della pittura di paesaggio. Pur inizialmente considerato un continuatore della lezione di Delleani, oggi è riconosciuto per la sua capacità di fondere osservazione realistica e sensibilità poetica, lasciando opere presenti in collezioni private di Piemonte, Liguria e Lombardia.

    Morì il 30 marzo 1928 a Rivoli TorineseGiuseppe Buscaglione nacque il 17 ottobre 1868 ad Ariano di Puglia, in una famiglia originaria di Biella, e si trasferì giovanissimo in Piemonte per seguire la sua vocazione artistica. Qui frequentò l’Accademia Albertina di Torino, dove fu allievo di Lorenzo Delleani, uno dei maggiori paesaggisti italiani dell’Ottocento, e sviluppò una passione profonda per il paesaggio, destinato a diventare il tema centrale della sua produzione.

    La pittura di Buscaglione si distingue per l’attenzione alla luce, all’atmosfera e alla resa poetica della natura, con opere realizzate spesso dal vero e annotate sul retro con la località, la data e persino l’ora e le condizioni meteorologiche. Esplorò i paesaggi della Liguria, della Riviera di Ponente, delle campagne e delle montagne piemontesi, catturandone colori, stagioni e suggestioni con una sensibilità unica.

    Buscaglione partecipò regolarmente alle principali esposizioni italiane, tra cui la Promotrice di Torino, le mostre di Milano, Genova, Roma e Firenze e la Biennale di Venezia, consolidando la sua reputazione di interprete attento e originale della pittura di paesaggio. Pur inizialmente considerato un continuatore della lezione di Delleani, oggi è riconosciuto per la sua capacità di fondere osservazione realistica e sensibilità poetica, lasciando opere presenti in collezioni private di Piemonte, Liguria e Lombardia.

    Morì il 30 marzo 1928 a Rivoli Torinese.



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    Lotto 17  

    Luci e ombre

    Carlo Vittori Carlo Vittori
    Cremona 1881 - 1943
    Olio su tavola cm 45x34 firmato in basso a dx C.Vittori

    Carlo Vittori nacque a Cremona nel 1881 e vi morì nel 1943. La sua vita e la sua opera restano legate in modo profondo alla terra lombarda, ai paesaggi del Po e alla vita silenziosa della campagna padana, che rappresentò con sensibilità e fedeltà poetica.
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    Fin dagli inizi mostrò un talento naturale per il disegno e la pittura, che lo condussero a dedicarsi soprattutto al paesaggio e alle scene rurali. I soggetti più ricorrenti nelle sue opere sono le rive dei fiumi, i mulini, le case contadine, gli argini immersi nella nebbia o nella luce dorata del tramonto. Vittori fu un osservatore attento del mondo che lo circondava: nelle sue tele la natura non è sfondo, ma protagonista, animata dalla presenza discreta di figure umane o animali che si integrano armoniosamente nell’ambiente.

    La sua pittura si distingue per un realismo poetico, lontano da ogni artificio accademico. Nei suoi quadri la luce si diffonde morbida, il colore è caldo e modulato, la pennellata rapida ma controllata restituisce la vibrazione dell’aria e delle stagioni. Vittori non inseguì le avanguardie del suo tempo, preferendo rimanere fedele a un linguaggio intimo e personale, in cui il paesaggio diventa anche metafora dell’animo umano: solitudine, fatica, serenità e malinconia convivono in equilibrio.

    Artista schivo e riservato, lavorò perlopiù lontano dai centri artistici maggiori, trovando nella provincia lombarda la sua ispirazione più autentica. I suoi dipinti, pur non appartenendo ai grandi movimenti dell’epoca, sono stati spesso accostati a quelli dei pittori veristi e postmacchiaioli per l’attenzione al vero e per la profondità emotiva con cui riesce a trasmettere il senso del tempo e della natura.



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    Lotto 18  

    Verso il pascolo

    Cesare Gheduzzi Cesare Gheduzzi
    Crespellano BO 1894 - Torino 1944
    Olio su tavola cm 30,5x48 firmato in basso a dx C.Gheduzzi

    Cesare Gheduzzi è stato un pittore italiano nato a Crespellano, nel Bolognese, il 1º maggio 1894 e morto a Torino nel 1944. La sua produzione, quasi interamente dedicata al paesaggio, si colloca nell’ambito della pittura piemontese della prima metà del Novecento.
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    Proveniva da una famiglia di artisti: il padre Ugo era scenografo e il fratello Giuseppe pittore, e fu proprio nel confronto quotidiano con loro che si avviò alla pittura, in una prima fase da autodidatta. Nel 1900 la famiglia si trasferì a Torino, dove il padre lavorava alle scenografie del Teatro Regio, e la città divenne il centro stabile della sua attività.

    Determinante per la sua maturazione fu l’incontro con Carlo Follini, del quale divenne allievo e dal quale assorbì l’impostazione del paesaggio dal vero, l’attenzione ai valori atmosferici e una condotta della pennellata sciolta ma controllata. Da questo insegnamento derivò l’impianto della sua pittura, che rimase sostanzialmente coerente nel tempo.

    I suoi soggetti prediletti furono i paesaggi montani e collinari del Piemonte, le vedute lacustri e le marine, restituiti con fedeltà descrittiva e con una eleganza formale che ne costituisce il tratto più riconoscibile. La sua tavolozza, chiara e ben modulata, privilegia le variazioni di luce sulle nevi, sulle acque e sui cieli.

    Espose fin dal 1917 alle rassegne della Società Promotrice delle Belle Arti e del Circolo degli Artisti di Torino, e proseguì con regolarità la propria attività espositiva nei decenni successivi, con presenze nelle principali sedi cittadine fino ai primi anni Quaranta.

    Morì a Torino nel 1944, e negli anni immediatamente successivi la sua opera fu oggetto di diverse mostre postume, soprattutto tra Torino e Milano.



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    Lotto 19  

    In altura

    Michele Riccardi Michele Riccardi
    Milano 1864 - 1939
    Olio su tela cm 39,5x52 firmato in basso a dx M.Riccardi



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    Lotto 20  

    Il trabocco

    Giuseppe Palanti Giuseppe Palanti
    Milano 1881 - 1946
    Olio su tavola cm 33,5x53 firmato in alto a dx G.Palanti

    Giuseppe Palanti è stato un pittore, decoratore e scenografo italiano nato a Milano il 30 luglio 1881 e morto nella stessa città il 23 aprile 1946. La sua figura riassume in modo esemplare la varietà di ruoli che un artista poteva ricoprire nella Milano tra Belle Époque e primo dopoguerra, tra pittura, teatro, arti applicate e progettazione.
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    Di origini modeste, figlio di un ebanista e di una sarta, si formò frequentando corsi serali presso la Scuola d’arte applicata al Castello Sforzesco e la Scuola degli artefici di Brera, per poi iscriversi nel 1898 ai corsi di pittura dell’Accademia, dove ebbe come maestri Cesare Tallone e Giuseppe Mentessi. Nel 1900 la vittoria di un premio accademico gli valse un viaggio di studio a Parigi.

    Ottenuto il diploma nel 1901, iniziò quasi subito a insegnare, prima alla Scuola d’arte applicata e poi a Brera, dove fu assistente nella scuola di decorazione dal 1907 e titolare della cattedra di pittura decorativa dal 1923. L’attività didattica accompagnò per tutta la vita quella artistica.

    Tra il 1902 e il 1916 lavorò con continuità per il Teatro alla Scala, realizzando bozzetti di costumi e manifesti per alcune delle produzioni più celebri del periodo. Nello stesso arco di anni si affermò nel campo del cartellonismo e dell’illustrazione commerciale, collaborando con grandi magazzini e imprese e contribuendo alla definizione del linguaggio pubblicitario italiano di primo Novecento.

    A partire dal 1910 si dedicò a un progetto di natura urbanistica, ideando sulla costa romagnola una località balneare di nuova fondazione, di cui completò l’impianto nel 1912 e per la quale curò anche la promozione e la vita mondana. È l’impresa che ne ha legato più durevolmente il nome oltre l’ambito lombardo.

    Nel primo dopoguerra la sua attività si concentrò sul ritratto, genere nel quale divenne uno degli interpreti preferiti della borghesia milanese e nel quale ricevette commissioni ufficiali di grande visibilità, raffigurando alte personalità civili e religiose. Ricoprì inoltre incarichi istituzionali nel campo dell’istruzione artistica.

    Morì a Milano nel 1946.



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    Arturo Verni Arturo Verni
    Brescia 1891-1960
    Olio su tavola cm 28,5x38 firmato in basso a sx A.Verni

    Arturo Verni è stato un pittore italiano nato a Brescia nel 1891 e morto nella stessa città nel 1960, attivo nella prima metà del Novecento nell’ambito della pittura figurativa lombarda.

    La sua formazione e i primi anni di attività restano poco documentati nelle fonti storico-critiche, ma le opere note permettono di ricostruire un percorso coerente, svolto quasi interamente tra Brescia e la sponda occidentale del lago di Garda, area alla quale il suo nome è rimasto legato e che è stata oggetto di studi dedicati ai pittori che vi operarono.
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    La sua produzione comprende paesaggi lacustri e vedute di borghi rivieraschi, nature morte con frutta e fiori e composizioni con figure inserite in contesti architettonici. Il linguaggio pittorico si caratterizza per una costruzione ordinata dello spazio, per un uso equilibrato del colore e per una attenzione costante alla luce, elementi che collocano la sua opera nella tradizione figurativa novecentesca lontana dalle sperimentazioni d’avanguardia.

    Verni rappresenta una figura significativa del panorama artistico bresciano del suo tempo, espressione di quella pittura di ambito regionale che mantenne saldo il rapporto con il paesaggio e con la rappresentazione del vero. Morì a Brescia nel 1960.



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    Lotto 22  

    Castello di Sirmione

    Giovanni Salviati Giovanni Salviati
    Venezia 1881-1950
    ocar cm 25,5x37 firmato in basso a dx G.Salviati

    Giovanni Salviati è stato un pittore italiano nato a Venezia nel 1881 e morto nel 1950, attivo nella prima metà del Novecento nell’ambito della tradizione vedutistica lagunare.

    La sua figura è oggi scarsamente documentata nelle fonti storico-critiche, e le notizie relative alla formazione e alla carriera espositiva restano incerte.
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    Il corpus delle opere a lui riferite consente tuttavia di delineare un’attività dedicata quasi esclusivamente alla rappresentazione di Venezia e del suo ambiente.

    I suoi dipinti raffigurano canali, rii minori, scorci di calli e vedute della laguna, affrontati con un linguaggio diretto e con una particolare attenzione ai riflessi dell’acqua e alle variazioni della luce. La costruzione dell’immagine resta semplice e descrittiva, in continuità con quella vasta produzione vedutistica veneziana che, tra Otto e Novecento, trovò un pubblico stabile tra i visitatori della città.

    Salviati appartiene a quella schiera di pittori che, pur senza una fortuna critica strutturata, contribuirono a mantenere viva la tradizione figurativa veneziana nel corso del Novecento. Morì nel 1950.



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    Ferdinando Silvani Ferdinando Silvani
    Venezia 1881-1950
    ocar cm 22,5x31 firmato in basso a dx F.Silvani



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    Lotto 24  

    Alto lago di Garda

    William Thornley William Thornley
    Francia 1857 - 1935
    Acquarello su carta cm 34x48 firmato in basso a dx W.Thornley

    William Thornley è stato un pittore, acquerellista e litografo francese nato a Thiais, nei dintorni di Parigi, il 2 maggio 1857 e morto a Pontoise il 31 agosto 1935. La sua opera si colloca nell’orbita dell’impressionismo e del post-impressionismo, in un percorso che unisce la pratica della pittura di paesaggio a una intensa attività grafica.
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    Figlio di un pittore paesaggista di origine britannica, fu avviato all’acquerello dal padre e proseguì poi la formazione presso alcuni specialisti del paesaggio e della litografia, tra cui Eugène Cicéri, Edmond Yon e Achille Sirouy, ai quali si aggiunse l’insegnamento di Pierre Puvis de Chavannes. Questa doppia educazione, pittorica e incisoria, ne segnò l’intera carriera.

    La litografia costituì il primo ambito nel quale si affermò. Thornley realizzò una vasta serie di traduzioni grafiche di opere dei maestri contemporanei, tra cui Corot, Degas, Pissarro e Monet, lavori che gli valsero riconoscimenti ufficiali e che lo posero in rapporto diretto con i protagonisti della pittura del suo tempo.

    Come pittore si dedicò soprattutto alle marine della Normandia e della Bretagna e ai paesaggi della costa mediterranea francese e italiana, affrontati con una pennellata larga e con impasti densi, attenti agli effetti della luce sull’acqua e alla variazione delle condizioni atmosferiche. Iniziò a esporre nel 1878 e ottenne nel corso degli anni Ottanta le prime distinzioni ufficiali.

    Nel 1895 si stabilì a Osny, nella valle dell’Oise, dove trovò nei paesaggi locali una fonte di ispirazione costante, alternando la residenza in questa zona a frequenti soggiorni di lavoro in Francia e in Europa. Nel 1928 fu tra i promotori e primo presidente di una società artistica sulla Costa Azzurra, della quale organizzò le rassegne annuali.

    Continuò a dipingere e a esporre fino agli ultimi anni della sua vita. Morì a Pontoise nel 1935.



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    Giuseppe Menato Giuseppe Menato
    Bovolone VE 1874 - Verona 1962
    Olio su tavola cm 35,5x30 firmato in basso a dx G.Menato

    Giuseppe Menato è stato un pittore italiano nato a Bovolone, nel Veronese, nel 1874 e morto a Verona nel 1962. La sua produzione è dedicata soprattutto al paesaggio veneto, con una predilezione costante per le rive dell’Adige e per gli scorci della città di Verona.
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    Si avvicinò alla pittura da autodidatta, dopo essersi formato una solida cultura generale e letteraria, e sviluppò il proprio linguaggio attraverso la pratica diretta del dipingere dal vero. Questa formazione irregolare non gli impedì di raggiungere presto una notevole padronanza tecnica, particolarmente evidente nell’acquerello, che trattò con spontaneità e sicurezza.

    L’esordio pubblico avvenne intorno ai ventiquattro anni alla Permanente di Milano con opere di paesaggio. Negli anni immediatamente successivi partecipò alla Biennale di Venezia e a rassegne internazionali, per poi figurare quasi ininterrottamente nelle principali mostre nazionali, con presenze a Napoli, Roma, Torino, Genova e Milano.

    Considerato dalla critica del tempo un buon colorista e un interprete di gusto impressionista, Menato costruì la propria pittura attorno agli effetti della luce sull’acqua e sulle architetture, con una tavolozza chiara e una pennellata mossa. Accanto al paesaggio praticò il ritratto e il quadro di genere, mantenendo però sempre nel motivo naturale il centro della propria ricerca.

    I soggetti ricorrenti restano quelli del suo territorio: le anse dell’Adige, le vie e i ponti di Verona, gli scorci veneziani e le località del Veneto, ripresi in tutte le stagioni e in diverse condizioni di luce.

    Continuò a dipingere fino a età avanzata, rimanendo fedele a una visione della pittura legata all’osservazione diretta. Morì a Verona nel 1962.



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    Lotto 26  

    Nubi

    Pietro Fragiacomo Pietro Fragiacomo
    Trieste 1856 - Venezia 1922
    Olio su cartone cm 32x46 firmato in basso a dx P.Fragiacomo

    Pietro Fragiacomo, nato a Trieste nel 1856, si trasferì a Venezia da giovane e iniziò a lavorare presso la Società Veneta di Costruzioni Meccaniche. Dopo aver abbandonato gli studi all'Accademia di Belle Arti, continuò a dipingere sotto l'influenza di artisti come Giacomo Favretto ed Ettore Tito.
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    Nel 1880, espose alla mostra nazionale di Torino e successivamente partecipò a varie esposizioni nazionali e internazionali.

    La sua pittura si concentrò sul paesaggio dell'entroterra lagunare veneziano, privilegiando vedute meno convenzionali e popolari rispetto ai suoi contemporanei. Nei suoi dipinti, la veduta diventava un mezzo per esprimere il suo stato d'animo, come evidenziato nei titoli come "Pace" e "Riposo". Nel 1893, ottenne riconoscimento con "La campana della sera", un dipinto che rappresenta un suggestivo scorcio veneziano al tramonto.

    Negli anni Novanta, Fragiacomo cambiò il suo stile, adottando una pittura più materica e sperimentando l'uso della tempera con sovrapposizioni di velature a olio. Nel 1895, entrò nel comitato organizzatore della Biennale di Venezia, esponendo regolarmente alla manifestazione. Nel corso del Novecento, esplorò influenze dell'Art Nouveau e partecipò a esposizioni nazionali e internazionali.

    La sua vasta produzione, stimata in circa 500 opere, è oggi dispersa tra collezioni private e pubbliche. Pietro Fragiacomo morì a Venezia nel 1922. Anche sua sorella, Antonietta, fu una pittrice di paesaggi, partecipando attivamente alla Biennale di Venezia e continuando la sua carriera fino a data di morte sconosciuta.



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    Lotto 27  

    Roma 1935

    Salvino Labo Salvino Labo
    Milano 1899 - 1976
    Olio su tavola cm 41,5x27 firmato in basso a sx S.Labo

    Savino Labò è stato un pittore e scenografo italiano nato a Milano il 9 febbraio 1899 e morto nella stessa città l’8 maggio 1976. La sua attività si divide tra la pittura da cavalletto e un lungo impegno nel campo della scenografia teatrale, ambiti che seppe tenere insieme per oltre quarant’anni.
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    Figlio di uno scultore di origine piacentina, ricevette dal padre i primi insegnamenti e completò poi la propria formazione alla Scuola di alto artigianato del Castello Sforzesco e all’Accademia di Brera, dove fu allievo di Ambrogio Alciati. Da questa educazione derivò una solida impostazione della figura, riconoscibile in tutta la sua produzione successiva.

    Esordì nel 1921 a una mostra autunnale in ambito lombardo e nel corso degli anni Venti e Trenta mise a punto un linguaggio che innesta sulla base postimpressionista alcuni caratteri novecentisti e inflessioni chiariste, con una progressiva schiaritura della tavolozza e una costruzione della forma sempre attenta ai rapporti tonali. Nel 1938 ottenne un premio significativo a una delle principali rassegne milanesi.

    Dal 1933 iniziò una collaborazione intensa e continuativa con il Teatro alla Scala di Milano, per il quale realizzò scenografie e bozzetti per un ampio repertorio operistico. Questa esperienza incise anche sulla sua pittura, portandovi un senso dello spazio e una capacità di sintesi compositiva di matrice teatrale. L’ultimo incarico in questo campo risale ai primi anni Cinquanta.

    Affiancò all’attività artistica quella didattica, insegnando composizione presso la scuola del Castello Sforzesco nella seconda metà degli anni Quaranta e poi disegno al liceo artistico fino a pochi anni prima della morte.

    Negli anni Settanta tornò a esporre in ambito milanese con nuove personali. Morì a Milano nel 1976.



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    Lotto 28  

    Veduta di Napoli

    Anonimo Anonimo
    Scuola meridionale XIX secolo
    Olio su tela cm 25,5x36



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    Lotto 29  

    Il viale

    Aurelio Catti Aurelio Catti
    Palermo 1895 - 1966
    Acquarello su carta cm 50x34,5 firmato in basso a sx A.Catti

    Aurelio Catti fu un pittore palermitano vissuto tra Ottocento e Novecento (1895-1966). Figlio del maestro Michele Catti, si distinse per aver seguito le orme artistiche del padre, mentre i suoi fratelli intrapresero altre strade.
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    Dopo aver studiato architettura presso l’Accademia di Brera a Milano, visse a Trieste e a Londra, dove perfezionò la sua tecnica e ampliò il suo orizzonte artistico. Tornato a Palermo, si dedicò con passione alla pittura, specializzandosi in scorci cittadini caratterizzati da atmosfere autunnali e giornate uggiose. Le sue opere, capaci di catturare l’essenza della vita cittadina, sono state esposte in numerose mostre personali e continuano a essere apprezzate e ricercate dai collezionisti.



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    Lotto 30  

    La chiesa 1947

    Emilio Sommariva Emilio Sommariva
    Lodi 1883 - Milano 1956
    Olio su tavola cm 29,5x23,5 firmato in basso a dx E.Sommariva

    Emilio Sommariva è stato un fotografo e pittore italiano nato a Lodi l’8 dicembre 1883 e morto a Milano il 12 settembre 1956. È noto soprattutto come uno dei più importanti fotografi ritrattisti italiani della prima metà del Novecento, ma affiancò a questa attività una produzione pittorica continuativa, dedicata in particolare al paesaggio alpino.
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    Figlio di un pittore e fotografo dilettante, si trasferì da bambino a Milano con la famiglia e a quattordici anni entrò alla scuola di decorazione dell’Accademia di Brera, che dovette però abbandonare nel 1899 per difficoltà economiche. Iniziò allora a lavorare come fotografo, prima presso un’impresa industriale e poi in uno studio professionale, apprendendo il mestiere sul campo.

    Nel 1902 aprì un proprio studio a Milano, che divenne in pochi anni uno dei più frequentati della città. Si affermò come ritrattista e come documentatore del lavoro di altri artisti, fotografando le opere di numerosi protagonisti della scena milanese, e si specializzò inoltre nella fotografia industriale, architettonica e di paesaggio, ottenendo riconoscimenti internazionali.

    A partire dagli anni Venti iniziò a presentarsi anche come pittore, partecipando alle rassegne di Brera e alla Biennale di Venezia. La sua pittura si concentra sul paesaggio di montagna, affrontato con una sensibilità attenta alla luce e alla struttura del rilievo, in cui si riconosce l’occhio educato dal lavoro fotografico.

    Nel 1938 gli fu ritirata la licenza professionale per aver rifiutato l’iscrizione al partito, e la sua attività subì una battuta d’arresto; durante i bombardamenti del 1943 la sua abitazione fu danneggiata, ma la parte più consistente del suo archivio si salvò. Nel dopoguerra riprese a esporre come pittore, con una retrospettiva milanese nel 1950.

    Morì a Milano nel 1956, lasciando un archivio di eccezionale ampiezza, oggi riconosciuto come una delle fonti più importanti per la storia visiva della Milano del primo Novecento.



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    Emilio Sommariva Emilio Sommariva
    Lodi 1883 - Milano 1956
    olio cm 23,5x30 firmato in basso a dx E.Sommariva

    Emilio Sommariva è stato un fotografo e pittore italiano nato a Lodi l’8 dicembre 1883 e morto a Milano il 12 settembre 1956. È noto soprattutto come uno dei più importanti fotografi ritrattisti italiani della prima metà del Novecento, ma affiancò a questa attività una produzione pittorica continuativa, dedicata in particolare al paesaggio alpino.
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    Figlio di un pittore e fotografo dilettante, si trasferì da bambino a Milano con la famiglia e a quattordici anni entrò alla scuola di decorazione dell’Accademia di Brera, che dovette però abbandonare nel 1899 per difficoltà economiche. Iniziò allora a lavorare come fotografo, prima presso un’impresa industriale e poi in uno studio professionale, apprendendo il mestiere sul campo.

    Nel 1902 aprì un proprio studio a Milano, che divenne in pochi anni uno dei più frequentati della città. Si affermò come ritrattista e come documentatore del lavoro di altri artisti, fotografando le opere di numerosi protagonisti della scena milanese, e si specializzò inoltre nella fotografia industriale, architettonica e di paesaggio, ottenendo riconoscimenti internazionali.

    A partire dagli anni Venti iniziò a presentarsi anche come pittore, partecipando alle rassegne di Brera e alla Biennale di Venezia. La sua pittura si concentra sul paesaggio di montagna, affrontato con una sensibilità attenta alla luce e alla struttura del rilievo, in cui si riconosce l’occhio educato dal lavoro fotografico.

    Nel 1938 gli fu ritirata la licenza professionale per aver rifiutato l’iscrizione al partito, e la sua attività subì una battuta d’arresto; durante i bombardamenti del 1943 la sua abitazione fu danneggiata, ma la parte più consistente del suo archivio si salvò. Nel dopoguerra riprese a esporre come pittore, con una retrospettiva milanese nel 1950.

    Morì a Milano nel 1956, lasciando un archivio di eccezionale ampiezza, oggi riconosciuto come una delle fonti più importanti per la storia visiva della Milano del primo Novecento.



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    Lotto 32  

    All'imbrunire

    Alfredo Beisone Alfredo Beisone
    Pinerolo (TO) 1882 - Torino 1957
    Olio su tavola cm 23x34 firmato in basso a sx A.Beisone

    Alfredo Beisone è stato un pittore italiano del Novecento, la cui vita e carriera riflettono un profondo legame tra arte e territorio. Nato a Pinerolo il 17 ottobre 1882 e scomparso a Torino il 12 gennaio 1957, fin da giovane scelse la pittura, abbandonando gli studi di Farmacia per dedicarsi alla sua vera passione.
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    Durante la sua formazione incontrò Lorenzo Delleani e divenne allievo del maestro Andrea Tavernier, esperienza che lo avvicinò al divisionismo e lo portò a esplorare nuovi linguaggi espressivi.

    Il suo esordio avvenne nel 1913, con l’opera "Armonie invernali" presentata alla Società Promotrice di Torino, segnando l’inizio di una carriera costellata da numerose esposizioni in città come Torino, Genova e Roma. Tra le tappe fondamentali della sua attività espositiva si annoverano la Quadriennale di Torino e la Mostra Nazionale di Trieste, con la sua prima mostra personale a Pinerolo nel 1932 che vide l’esposizione di 41 opere.

    Oltre alla carriera artistica, Beisone si distinse anche per il suo impegno civile. Durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario alpino, distinguendosi per il coraggio dimostrato e ricevendo medaglie al valore militare. Negli anni Trenta, oltre a portare avanti la sua attività pittorica, assunse un ruolo attivo nella vita pubblica del Comune di Pinerolo, venendo insignito della Croce di Cavaliere della Corona nel 1931.

    Artisticamente, Beisone si distinse come un autentico paesaggista. Le sue opere, spesso realizzate all’aperto, catturano con delicatezza e intensità la bellezza della natura: dalle case e i campanili dei piccoli borghi alle ampie distese di colline, montagne e prati illuminate dalla luce del sole. Con un linguaggio pittorico personale, il pittore ha saputo trasmettere emozioni e sensazioni, creando immagini che rimangono impresse nella memoria di chi le osserva.

    La storia di Alfredo Beisone testimonia il percorso di un artista che ha saputo unire tecnica, passione e impegno civile, lasciando un’eredità preziosa che continua a illuminare il panorama dell’arte italiana.



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    Lotto 33  

    Canale a Venezia

    Giovanni Colombo Da Busnago Giovanni Colombo Da Busnago
    Busnago 1908 - Gaggiano 1972
    Olio su tela cm 60x50 firmato in basso a dx Busnago

    Giovanni Colombo, noto come Colombo da Busnago, è stato un pittore italiano nato a Busnago nel 1908 e morto a Gaggiano nel 1972. La sua produzione è dedicata quasi interamente alla veduta urbana, genere nel quale si specializzò fin dagli esordi e che praticò con continuità per tutta la carriera.
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    Autodidatta, si formò senza passare attraverso i corsi accademici, costruendo la propria preparazione sull’esercizio diretto e sull’osservazione della città. Iniziò a esporre negli anni Trenta con alcune mostre personali a Roma, ottenendo una prima affermazione al di fuori dell’ambito lombardo.

    Si stabilì poi a Milano, che divenne il centro della sua attività e il soggetto prediletto della sua pittura. Qui entrò in contatto con l’ambiente artistico locale, frequentando in particolare i chiaristi e i pittori che gravitavano attorno al gruppo di Bagutta, dai quali assorbì una schiaritura della tavolozza e una condotta della pennellata più libera.

    Le sue vedute raffigurano scorci di Milano, spesso legati alla città storica e ai suoi angoli più caratteristici, ai quali affiancò soggetti veneziani e parigini. La sua pittura si distingue per la vivacità della resa, per un colore chiaro e per la capacità di restituire l’animazione della strada senza indulgere al dettaglio descrittivo.

    Continuò a dipingere fino agli ultimi anni, mantenendo una produzione coerente e riconoscibile, apprezzata soprattutto dal collezionismo milanese. Morì a Gaggiano nel 1972.



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    Lotto 34  

    Palazzo ducale Venezia

    Giovanni Colombo Da Busnago Giovanni Colombo Da Busnago
    Busnago 1908 - Gaggiano 1972
    Olio su tela cm 50x60 firmato in basso a dx Busnago

    Giovanni Colombo, noto come Colombo da Busnago, è stato un pittore italiano nato a Busnago nel 1908 e morto a Gaggiano nel 1972. La sua produzione è dedicata quasi interamente alla veduta urbana, genere nel quale si specializzò fin dagli esordi e che praticò con continuità per tutta la carriera.
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    Autodidatta, si formò senza passare attraverso i corsi accademici, costruendo la propria preparazione sull’esercizio diretto e sull’osservazione della città. Iniziò a esporre negli anni Trenta con alcune mostre personali a Roma, ottenendo una prima affermazione al di fuori dell’ambito lombardo.

    Si stabilì poi a Milano, che divenne il centro della sua attività e il soggetto prediletto della sua pittura. Qui entrò in contatto con l’ambiente artistico locale, frequentando in particolare i chiaristi e i pittori che gravitavano attorno al gruppo di Bagutta, dai quali assorbì una schiaritura della tavolozza e una condotta della pennellata più libera.

    Le sue vedute raffigurano scorci di Milano, spesso legati alla città storica e ai suoi angoli più caratteristici, ai quali affiancò soggetti veneziani e parigini. La sua pittura si distingue per la vivacità della resa, per un colore chiaro e per la capacità di restituire l’animazione della strada senza indulgere al dettaglio descrittivo.

    Continuò a dipingere fino agli ultimi anni, mantenendo una produzione coerente e riconoscibile, apprezzata soprattutto dal collezionismo milanese. Morì a Gaggiano nel 1972.



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    Lotto 35  

    Marina

    Carlo Costantino Tagliabue Carlo Costantino Tagliabue
    Bresso (MI) 1880 - Milano 1960
    Olio su tela cm 50x80 firmato in basso a sx C.Tagliabue

    Il pittore Carlo Costantino Tagliabue e' nato ad Affori (Milano) nel 1880 e morto a Milano nel 1960. Appreso il disegno nelle Scuole di decorazione di Milano, fu dapprima decoratore, poi copista nelle varie pinacoteche e gallerie studiando e riproducendo prevalentemente i maestri dell'antichita'.
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    Dopo queste esperienze, si dedico' soltanto al paesaggio ed alle marine. Esordi' alla Permanente milanese, nel 1905; poi partecipo' frequentemente alle Biennali di Brera e ad altre esposizioni nazionali. Predilige il paesaggio di montagna, che rende con tendenza segantiniana, e due lavori di questo genere sono stati acquistati dalla Banca Commerciale Italiana; alcune marine, fra le quali "La mareggiata" furono acquistate dal Re. Altri dipinti sono conservati in Italia ed all'estero, presso enti e privati. Citansi di lui anche "Sotto le nubi", e parecchi affreschi di carattere religioso. Alla Galleria d'Arte Moderna di Milano esistono: "Notturno" e "Plenilunio a Venezia".

    Note biografiche tratte dal Dizionario Illustrato dei Pittori, Disegnatori ed Incisori Italiani A. M. Comanducci.



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    Lotto 36  

    Pomeriggio di sole

    Luigi Olivetti Luigi Olivetti
    Revere 1856 - Roma 1941
    Olio su cartone cm 27,5x42,5 firmato in basso a dx L.Olivetti

    Luigi Olivetti è stato un pittore e incisore italiano nato a Revere, nel Mantovano, nel novembre 1856 e morto a Tivoli il 28 gennaio 1941. La sua attività si svolse quasi interamente a Roma, dove si trasferì da giovane e dove costruì una carriera fondata sulla pittura di genere, sul ritratto e sull’acquerello.
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    Ricevette una prima formazione in ambito mantovano sotto la guida di Angelo Gilioli, per poi perfezionarsi a Roma con Roberto Bompiani, esponente di una tradizione accademica di derivazione neoclassica. Da questa educazione derivò una impostazione rigorosa del disegno, che rimase il fondamento della sua opera anche nelle prove più libere.

    L’affermazione non fu immediata, ma nel corso degli anni Ottanta dell’Ottocento cominciò a ottenere riconoscimenti significativi. Espose a Roma nel 1883 e all’Esposizione Nazionale di Torino del 1884, per poi partecipare a rassegne internazionali, dove nel 1886 ricevette un premio a Londra.

    La sua produzione comprende scene di genere e soggetti storici, ritratti e paesaggi, affrontati sia a olio sia ad acquerello. Proprio nell’acquerello trovò uno dei mezzi più congeniali, praticato con leggerezza e precisione, e vi affiancò una consistente attività di incisore, con acqueforti presentate in più occasioni nelle mostre romane del primo Novecento.

    I soggetti femminili ambientati nella campagna laziale e negli scorci di Tivoli costituiscono uno dei filoni più riconoscibili del suo lavoro, in cui la figura è inserita in un paesaggio descritto con attenzione ma mai preponderante rispetto al personaggio.

    Rimase attivo fino alla vecchiaia, tornando a esporre in ambito mantovano ancora alla fine degli anni Trenta con un nucleo consistente di opere. Trasferitosi tardivamente a Tivoli, vi morì nel 1941.



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    Lotto 37  

    Riviera ligure

    Giuseppe Arigliano Giuseppe Arigliano
    Genova 1917 - La Spezia 1999
    Olio su tela cm 41x51 firmato in basso a dx G.Arigliano

    Giuseppe Arigliano è stato un pittore italiano nato a Genova il 14 febbraio 1917 e morto nel 1999. La sua opera è dedicata quasi interamente al mare, tema che affrontò con costanza per oltre cinquant’anni, tanto da valergli la definizione di pittore delle trasparenze marine.
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    Si formò in ambito ligure e avviò l’attività professionale nel 1946, nel clima di ripresa del secondo dopoguerra, orientandosi fin da subito verso il paesaggio costiero e la marina. La sua ricerca si concentrò sulla resa dell’acqua osservata da vicino, sulla profondità dei fondali e sul gioco di luce e ombra che attraversa la superficie.

    Il tratto più caratteristico della sua pittura è la capacità di restituire la trasparenza del mare, con alghe, sabbia e scogli affioranti letti attraverso lo spessore dell’acqua. Per ottenere questo effetto lavorò prevalentemente a spatola, costruendo la materia per strati sovrapposti e affidando al colore la resa della profondità.

    Accanto alle vedute della riviera ligure realizzò composizioni di taglio più contemplativo, in cui la scena è ridotta a pochi elementi e il soggetto reale diventa il silenzio della superficie marina. La critica ne ha sottolineato il carattere lirico, riconoscendogli una posizione autonoma all’interno della pittura ligure del Novecento.

    La sua attività fu celebrata a Genova con una mostra antologica in occasione dei cinquant’anni di carriera, e la sua opera è stata successivamente oggetto di rassegne dedicate al rapporto tra pittura e mare. Continuò a dipingere fino agli ultimi anni. Morì nel 1999.



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    Lotto 38  

    Il segreto

    Alberto Cecconi Alberto Cecconi
    Firenze 1897 - 1971
    Olio su tela cm 80x60 firmato in basso a dx Cecconi

    Alberto Cecconi nacque a Firenze il 21 febbraio 1897. Studiò pittura presso l’Accademia d’Arte della sua città natale e frequentò anche la scuola libera del nudo a Roma, affinando una formazione seria e classica.
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    Il suo debutto espositivo risale al 1921, quando presentò a Firenze il dipinto «Giorno di festa», con il quale ottenne un’importante premialità.

    Negli anni Venti partì per l’America del Sud, dove visse e lavorò a lungo: soggiornò in paesi come Brasile, Argentina, Uruguay, Cile e Perù. In quelle terre tenne diverse mostre personali e guadagnò riconoscimenti, imponendosi come artista apprezzato anche oltre i confini europei. Al ritorno in Italia, verso la fine del decennio, riprese ad esporre con regolarità: le sue opere vennero presentate in mostre a Roma, Firenze, Milano, Torino e altre città, riscuotendo consenso fra critica e collezionisti.

    La sua produzione spazia su temi molteplici. Dipinse paesaggi, marine, scene rurali, scorci toscani e liguri, ma anche interni, figure, scene di genere e ritratti. Vi si riconosce una particolare sensibilità per la luce e per l’atmosfera: i paesaggi emanano quiete, i luoghi evocano memorie e la tecnica traduce con delicatezza le variazioni tonali. Fra le sue opere di rilievo c’è «Il paesetto di Manarola» del 1932, conservato nella Galleria d’Arte Moderna di Genova.

    Cecconi attraversò anche decenni turbolenti, tra guerre e mutamenti sociali, ma seppe mantenere coerenza stilistica e qualità espressiva. Continuò a dipingere per tutta la vita, evolvendo con sensibilità e senza aderire a mode passeggere: il suo tratto rimase figurativo, osservatore del reale e attento all’animo dei luoghi. Morì a Firenze nel 1971Alberto Cecconi nacque a Firenze il 21 febbraio 1897. Studiò pittura presso l’Accademia d’Arte della sua città natale e frequentò anche la scuola libera del nudo a Roma, affinando una formazione seria e classica. Il suo debutto espositivo risale al 1921, quando presentò a Firenze il dipinto «Giorno di festa», con il quale ottenne un’importante premialità.

    Negli anni Venti partì per l’America del Sud, dove visse e lavorò a lungo: soggiornò in paesi come Brasile, Argentina, Uruguay, Cile e Perù. In quelle terre tenne diverse mostre personali e guadagnò riconoscimenti, imponendosi come artista apprezzato anche oltre i confini europei. Al ritorno in Italia, verso la fine del decennio, riprese ad esporre con regolarità: le sue opere vennero presentate in mostre a Roma, Firenze, Milano, Torino e altre città, riscuotendo consenso fra critica e collezionisti.

    La sua produzione spazia su temi molteplici. Dipinse paesaggi, marine, scene rurali, scorci toscani e liguri, ma anche interni, figure, scene di genere e ritratti. Vi si riconosce una particolare sensibilità per la luce e per l’atmosfera: i paesaggi emanano quiete, i luoghi evocano memorie e la tecnica traduce con delicatezza le variazioni tonali. Fra le sue opere di rilievo c’è «Il paesetto di Manarola» del 1932, conservato nella Galleria d’Arte Moderna di Genova.

    Cecconi attraversò anche decenni turbolenti, tra guerre e mutamenti sociali, ma seppe mantenere coerenza stilistica e qualità espressiva. Continuò a dipingere per tutta la vita, evolvendo con sensibilità e senza aderire a mode passeggere: il suo tratto rimase figurativo, osservatore del reale e attento all’animo dei luoghi. Morì a Firenze nel 1971.



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    Carlo Moiraghi Carlo Moiraghi
    Binasco 1880 - Milano 1943
    ocar cm 24x35,5 firmato in basso a sx C.Moiraghi



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    Lotto 40  

    Paesaggio

    Giovanni Melarangelo Giovanni Melarangelo
    Teramo 1903 - Teramo 1978
    Olio su tavola cm 46,5x38,5 firmato in basso a sx Melarangelo

    Giovanni Melarangelo nacque a Teramo nel 1903 e si affermò come uno dei protagonisti della pittura abruzzese del Novecento. Fin da giovane si avvicinò all’arte come disegnatore e caricaturista, collaborando con giornali e riviste satiriche, e già negli anni Venti partecipava a mostre locali, sviluppando una formazione solida e una sensibilità particolare per la figura umana e la vita quotidiana.
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    Negli anni successivi Melarangelo approfondì il suo linguaggio pittorico, combinando la tradizione figurativa italiana con aperture verso sperimentazioni stilistiche e influenze del verismo umanitario e della modernità europea. La sua produzione abbracciò ritratti, scene di vita rurale, paesaggi e, con grande attenzione ai dettagli e alla psicologia dei soggetti, il mondo del circo e del teatro di strada, che seppe raccontare con empatia e vitalità.

    Parallelamente all’attività artistica, Melarangelo dedicò gran parte della sua vita all’insegnamento, lavorando presso l’Istituto d’Arte di Lanciano e il Liceo Artistico di Pescara, contribuendo alla formazione di giovani artisti e mantenendo stretti legami con gli ambienti culturali abruzzesi. Negli anni Cinquanta partecipò regolarmente a premi e mostre nazionali, mentre negli anni Sessanta fondò a Teramo la galleria Il Polittico, spazio di promozione culturale e di dialogo tra artisti, che testimoniò la sua attenzione alla comunità artistica e alla diffusione dell’arte contemporanea.

    Malgrado i problemi di salute degli ultimi anni, Melarangelo continuò a esporre e a essere celebrato nella sua città, dove morì nel 1978.



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